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LEGENDS OF ROCK - # 11 - Deep Purple, prima parte
04/02/2011 (8767 letture)
Dalla metà degli anni sessanta in poi il panorama musicale britannico era in grandissimo fermento, influenzato dall’innovativo e irriverente rock’n’roll americano. In quel periodo nacquero numerose formazioni, alcune delle quali avrebbero scritto pagine indelebili nella storia del rock, ed i prodromi che diedero origine all'heavy metal vanno ricercati attraverso le composizioni di tre formidabili combo inglesi: i Led Zeppelin fecero da apripista con la pubblicazione, avvenuta il 12 gennaio 1969, del loro primo omonimo album, una sorta di micidiale, avveniristica mistura di rock e blues. Su quella nuova ed eccitante direttrice musicale disegnata da Page e compagni si gettarono, seppur con stili differenti, dapprima i Black Sabbath con il famoso disco d’esordio, uscito nel febbraio 1970 ed, infine, i Deep Purple con In Rock (quinto lavoro del gruppo), sfornato nel giugno dello stesso anno. Questi tre platter rappresentano dei cardini imprescindibili per comprendere pienamente l’evoluzione del metal.

La storia dei Deep Purple, unica tra le tre band ad essere ancora in attività, è molto frastagliata ed affascinante. La prima line up, convenzionalmente denominata dai fan Mark I, si formò nel 1968 ed era composta da musicisti cha avevano già un’ottima esperienza alle spalle: il bassista Nick Simper militava insieme al tastierista Jon Lord nei The Flower Pot Men; Rod Evans alla voce e Ian Paice alla batteria suonavano nei The Maze; il chitarrista Ritchie Blackmore si era fatto le ossa in varie formazioni quali i Satellites, Boz, Heinz And The Wild Boys, Mike Dee & The Jaywalkers, Savages, The Outlaws, Three Musketeers ed i Trips, poi The Trip una band italo-inglese dedita al progressive. Inizialmente il gruppo si chiamava Roundabout. Fu Blackmore a proporre Deep Purple, dal titolo di una canzone degli anni trenta, tra le preferite di sua nonna; giova precisare, tuttavia, che negli Stati Uniti tale locuzione gergale indicava un tipo di acido, all'epoca molto noto. Nel mese di maggio i Deep Purple entrarono nei Pye Studios di Marble Arch di Londra per incidere il primo album per le case discografiche Parlophone (UK) e Tetragrammaton (US). La band era oliata alla perfezione, al punto che quattro canzoni furono incise di sabato, tre di domenica e l’ultima di lunedì. Shades Of Deep Purple, pur essendo un lavoro abbastanza coeso, è acerbo e manca di originalità; si riscontrano evidenti influenze di altri artisti: Prelude riporta sin troppo ai Nice di Keith Emerson, And The Address ha troppi rimandi alla sigla della serie televisiva Thunderbirds e Mandrake Root richiama alla mente Foxy Lady di Jimi Hendrix.

MANDRAKE ROOT


Il primo singolo tratto da questo lavoro fu Hush, composto da Joe South, un pezzo commerciale che arrivò al quarto posto nelle classifiche di vendita americane, mentre il long playing toccò, invece, la posizione n. 24. In patria non andò allo stesso modo, ed in particolare Hush passò praticamente inosservata; le motivazioni di questo parziale insuccesso vanno ricercate nel sound proposto dalla band, in quel periodo troppo simile a quello degli statunitensi Vanilla Fudge, che all’epoca imperversavano con un rock piuttosto arcigno, intriso di psichedelia: i Deep Purple vennero addirittura etichettati come i Vanilla Fudge dei poveri. Nel mese di agosto dello stesso anno iniziarono le registrazioni del loro secondo lavoro in studio, intitolato The Book Of Taliesyn (dal nome di un bardo della corte di Camelot) che metteva in mostra un netto miglioramento sotto il profilo compositivo; la strumentale Wring That Neck, in particolare, diventerà uno dei primi cavalli di battaglia della band. L’atmosfera è cupa e le liriche si distaccano dai temi accattivanti di Shades Of Deep Purple, per abbracciare argomenti più impegnati e mistici. Il concerto che consentì loro il definitivo di qualità fu quello tenutosi il 18 ottobre come special guest dei Cream, ormai prossimi allo scioglimento. Live At The Forum, pubblicato trent’anni dopo, è la preziosa testimonianza di quel formidabile evento: fu uno show talmente elettrizzante da convincere gli organizzatori di estrometterli dal proseguire il tour con i Cream, per il timore che questi ultimi fossero sminuiti dai Purple! Nel 1969 la band tornò nuovamente in studio, ma la formazione si stava sfaldando perché Blackmore era rimasto talmente colpito dalla straordinarietà del disco appena uscito -Led Zeppelin- da decidere incontrovertibilmente che quello doveva essere il nuovo indirizzo musicale della sua band, abbandonando le velleità progressive: il problema era che il chitarrista riteneva Simper e Evans totalmente inadeguati per uno stile così deciso. In tale ottica va spiegato il flop di Deep Purple, un full length non del tutto soddisfacente, se escludiamo la conclusiva April e la bellissima cover, che ritrae un particolare del Trittico del Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch (il cosiddetto Inferno Musicale). Il flop fu acuito anche dal contestuale fallimento dell’etichetta statuinitense Tetragrammaton (l’album, come per The Book Of Taliesyn, venne pubblicato in Europa dalla Harvest Records).

La Mark II fu la line up più famosa dei Deep Purple: al basso venne reclutato Roger Glover e alla voce Ian Gillan, artisti che già godevano di una certa fama avendo entrambi militato negli Episode Six. Nel luglio del 1969 la nuova formazione pubblicò, a fini promozionali, il singolo Hallelujah, un pezzo energico che non ebbe molto successo, ma che colpì Malcom Jones della Harvest al punto di caldeggiare un vecchio pallino di Jon Lord: realizzare un connubio tra il rock e la musica classica. Si trattava di una scelta azzardata se non altro, perché avrebbe confuso ancora di più i fan visto il recente defenestramento di Simper ed Evans, unito al fatto che si rischiava di etichettare la band come progressive, quando le intenzioni di Ritchie erano ben altre. Tuttavia il progetto andò in porto, e la prima del Concerto For Group And Orchestra si tenne alla Royal Albert Hall il 24 settembre 1969. A tal proposito ricorda Lord:

Comporre le partiture del Concerto e assegnare le parti ai diversi strumenti è stato un lavoraccio… Tornavo alle due del mattino, riempivo una caffettiera e mi mettevo sotto: andavo avanti fino all’alba, perché il mostro management ci aveva comunicato che avevamo preso quell’impegno e che saremmo finiti nei guai!.

Lord realizzò le musiche da solo, mentre Gillan si occupò dei testi del secondo dei tre movimenti. Non mancarono problemi: durante le prove un violoncellista della Royal Philarmonic Orchestra ad un certo punto si alzò in piedi lamentandosi del fatto di dover suonare con dei Beatles di secondo ordine; alla prima Blackmore suonò un assolo secondo quando precedentemente stabilito, ma lo fece durare troppo a lungo infastidendo il direttore dell’orchestra Malcolm Arnold. Il disco di quella performance fu pubblicato nel gennaio 1970; un progetto pretenzioso, criticato, imperfetto ma indiscutibilmente di grande rilevanza storica e all’avanguardia per quei tempi. La versione ristampata in CD nel 2002 include anche Hush, Wright That Neck e l’inedita Child In Time, su cui ci soffermeremo tra poco, registrate durante lo stesso concerto. I precedenti primi tre lavori in studio della band erano stati prodotti da Derek Lawrence: per il nuovo album fu prescelto, invece, il regime dell’autoproduzione perché la band non voleva alcuna interferenza esterna, al fine di ottenere un suono potentissimo e grezzo. In Rock fu pubblicato nel giugno 1970, ed il titolo si riferisce sia al genere musicale che alla conosciutissima cover (ritrae scolpiti nella roccia i volti dei musicisti, imitando quelli dei presidenti americani raffigurati sul monte Rushmore nel South Dakota). La filosofia del full lenght che sancì la nascita dell’hard rock (in un primo tempo fu presentato come appartenente al genere progressive!) è tutta racchiusa nell’iniziale cacofonia sonora, talmente spiazzante da convincere la casa discografica americana EMI ad eliminare i primi novanta secondi del lato A. I brani hanno un incedere granitico ed una qualità stratosferica: tutti i componenti della formazione si espressero a livelli tecnici ineccepibili. L’apice è sicuramente l’immortale Child In Time, nella quale la prestazione di Ian Gillan è semplicemente sublime. Non essendo stato individuato un brano da far passare per radio come singolo, in sole tre ore fu composta Black Night, che non fu inserita nella setlist con un’astuta e proficua mossa commerciale. Il successo fu enorme e la canzone arrivò al secondo posto nelle classifiche di vendita inglesi, superando anche un colosso come Paranoid. Il riff si ispirava a Summertime, portato al successo da Ricky Nelson, e ricordava On The Road Again dei Canned Heat. Black Night venne poi inclusa nella ristampa in CD in occasione del 25° anniversario dell’uscita di In Rock. Queste le parole di Glover:

'In Rock' ha aperto un sacco di porte. Eravamo orgogliosi del fatto che fosse entrato in classifica, ma è con 'Black Night' che abbiamo sfondato; finivamo su tutte le pagine dei quotidiani, i concerti facevano il tutto esaurito, e il pubblico accorreva numeroso.

BLACK NIGHT


Il successo fu davvero considerevole e gli spettacoli dal vivo erano straordinari. Blackmore praticava l’arte dell'autodistruzione, distruggendo la sua chitarra mandando in visibilio gli astanti. Al fine di cavalcare l’onda della notorietà Jon Lord diede corpo alla sua seconda composizione classica, Gemini Suite, pubblicata il 17 settembre 1970 e commissionata dalla BBC. Il tastierista fu nuovamente affiancato dal direttore d’orchestra Malcolm Arnold: il connubio tra il rock e la musica classica risulta migliorato grazie anche alle ottime prove di Blackmore e Paice, ma l’interesse generale non fu alla stessa altezza del Concerto For Group And Orchestra. Nel frattempo -siamo nel 1971- era già tempo di dare in pasto ai fan un nuovo album: la band presentava però delle incrinature, a causa della rivalità sempre più accesa tra Ritchie e Ian, che ambivano al ruolo di leader. La situazione, inoltre, non era delle migliori sotto il profilo sanitario: Jon Lord aveva problemi alla schiena e Roger Glover soffriva di disturbi allo stomaco, dovuti al forte stress. La registrazione di Fireball fu molto complicata ed il risultato finale si presenta disomogeneo, con riferimenti al funky accettati malvolentieri da un Blackmore sempre più nervoso. Anyone’s Daughter, inoltre, è un country-western che desta sin troppe perplessità, tuttavia pezzi come Strange Kind Of Woman (inclusa nella versione giapponese), la psichedelica The Mule o la mirabile title track (caratterizzata dal basso distorto di Glover) rendono il disco nel suo complesso di elevata fattura, anche se palesemente inferiore all’illustre predecessore. Le vendite andarono bene, i concerti continuavano ad essere trionfanti, ma all’orizzonte si profilava la fine della Mark II, anche se non prima di aver sfornato altri tre album, di cui due assolutamente epici. Al fine di recuperare la compattezza che aveva caratterizzato In Rock e trovare i giusti stimoli per realizzare composizioni di spessore, i Deep Purple -con un Ian Gillan convalescente- si trasferirono il 3 dicembre 1971 a Montreaux, in Svizzera, per registrare il nuovo platter al Casino; si trattava di un’area sita al pianterreno di uno stabile che ospitava il casinò, teatri, bar e ristoranti. L’albergo dove si trovavano era l’Hotel Eden Du Lac. La sera dopo si esibiva Frank Zappa, che da poco aveva fatto uscire il suo primo film 200 Motels. Uno spettatore per divertimento si era portato una pistola segnaletica, e sparò contro il soffitto provocando l’incendio del locale. Le acque del lago di Ginevra si illuminarono creando uno scenario suggestivo: colpito da quest’immagine Roger Glover suggerì di intitolare uno dei pezzi che stavano provando Smoke On The Water, una delle song più conosciute nella storia della musica moderna, strutturata su di un riff tanto elementare quanto coinvolgente. Vista l’inagibilità del Casino il nuovo disco fu registrato al Grand Hotel, con il Rolling Stones Mobile Studios e sotto la direzione dell’abile fonico Martin Birch (già poprio lui! Collaborerà poi con gli Iron Maiden!), che aveva dato il suo prezioso ausilio anche nei lavori precedenti della Mark II: Machine Head uscì nel maggio 1972 per la neonata Purple Records. Molti fan lo ritengono il miglior lavoro prodotto in tutta la loro carriera dai Deep Purple: di certo esso include canzoni memorabili, che faranno la fortuna del gruppo, quali Highway Star, Lazy e la cavalcata psichedelica Space Truckin’, oltre naturalmente a Smoke On The Water. Ciononostante Blackmore continuava ad essere inquieto, e dichiarò al New Musical Express di essere fermamente convinto che il gruppo non era più capace di evolversi, perché si era spinto al massimo delle sue possibilità. Il 9 agosto 1972 iniziò una tournee in Giappone: si esibirono in modo incredibilmente energico ad Osaka il 15 e 16 agosto, e a Tokyo il giorno dopo. Era ormai giunta l’ora di pubblicare un live ufficiale, parimenti importante ai vari At Fillmore East dei The Allman Brothers Band, Wheels Of Fire dei Cream, Band Of Gypsys di Jimi Hendrix e Live At Leeds dei The Who: l’incendiario doppio LP Made In Japan (disco d'oro e di platino negli USA) finirà per diventare addirittura il live album più conosciuto della storia del rock! I brani proposti sono i classici inclusi nella magnifica triade In Rock/Fireball/Machine Head, in una versione ineguagliabile.

CHILD IN TIME



Emanuele
Mercoledì 9 Marzo 2011, 14.47.45
19
Child in time è meravigliosa!|
laly
Lunedì 21 Febbraio 2011, 22.39.37
18
invidio matocc perchè ha incontrato ian paice di persona: beato lui! è il mio sogno conoscere ian paice. adoro i deep purple ma per paice ho una vera passione!!!!!!!!! MITICO IAN PAICE !!!!!!!!!!!!!!
Painkiller
Lunedì 7 Febbraio 2011, 9.40.46
17
Complimenti Fabio, bell'articolo. I DP sono uno dei miei gruppi preferiti, la vera anima dell'hard rock.
arkanoid
Domenica 6 Febbraio 2011, 13.22.32
16
Uno dei gruppi preferiti, la storia del rock passa da qui
Luigi
Sabato 5 Febbraio 2011, 11.04.07
15
Grande articolo pieno di notizie interessanti!
hm is the law
Sabato 5 Febbraio 2011, 11.02.42
14
...cosa che poi ho fatto!!!!
Blackout
Sabato 5 Febbraio 2011, 10.50.00
13
Altro ottimo articolo Fabio. I Deep Purple, insieme ai Queen, sono stati i primi a farmi appassionare alla musica rock in generale; avevo, sì e no, 9 anni.
hm is the law
Sabato 5 Febbraio 2011, 9.18.41
12
.....il chitarrista Ritchie Blackmore si era fatto le ossa in varie formazioni quali i Satellites, Mike Dee & The Jaywalkers, Savages, The Outlaws e Three Musketeers.... non le ho citate tutte altrimenti avrei dovuto inserire oltrre ai Trip anche i Boz e i Heinz and the wild boys.
Matocc
Venerdì 4 Febbraio 2011, 22.25.01
11
da quando li ho scoperti non posso più farne a meno... per me rappresentano l' Hard Rock!!! quando ho incontrato Ian Paice in persona non sono quasi riuscito a spiccicar parola, troppa emozione. i DP sono leggenda
Stefano
Venerdì 4 Febbraio 2011, 20.00.52
10
Bellissimo!
Radamanthis
Venerdì 4 Febbraio 2011, 20.00.30
9
Gran bell'articolo per delle vere e proprie leggende viventi!
oldmetalheart61
Venerdì 4 Febbraio 2011, 16.44.58
8
bravo fabio, gran bell'articolo - i purple sono stati i miei iniziatori, senza di loro probabilmente non avrei mai scoperto questa musica che mi accompagna ormai da decenni (sic!)
metal4ever
Venerdì 4 Febbraio 2011, 16.36.53
7
Un grande articolo per una grande Band!
Mitrugno
Venerdì 4 Febbraio 2011, 16.35.49
6
Spettacolare articolo!!!
hm is the law
Venerdì 4 Febbraio 2011, 16.03.03
5
E' un rompiballe ha sempre discusso con tutti i cantanti sia dei DP che dei Rainbow. Grazie per i complimenti!!!!!!!
jek
Venerdì 4 Febbraio 2011, 15.19.23
4
Altro splendido articolo di Fabio, complimenti. N.B. certo che Blackmore ha la faccia del rompiballe ma lo è veramente anche se vista l'abilita gli si perdona tutto.
MetalHawk
Venerdì 4 Febbraio 2011, 15.10.05
3
Articolo S-T-U-P-E-N-D-O!!! Davvero Complimenti!!! A mio parere i Deep Purlpe rimangono tutt' ora dei veri geni dell' Hard Rock ed il loro album Made In Japan è il miglior live album della storia. Sono stati deigli innovatori incredibili, dando luce a molte idee riprese da molti in seguito (come il connubio Hard Rock-Musica Classica. Si, è vero che non furono i primi a suonare con un orchestra, ma nessuno prima di loro ebbe un risultato simile). I DEEP PURPLE sono davvero vere leggende del Rock.
pincheloco
Venerdì 4 Febbraio 2011, 15.02.31
2
Quoto Ares. I migliori in assoluto. La band che mi ha iniziato al rock, la band che mi ha iniziato alla musica, la band che mi ha ...iniziato.
Ares
Venerdì 4 Febbraio 2011, 14.21.01
1
Bellissimo articolo i DP sono una delle band migliori del rock!
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