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MEGADETH - Marty Friedman, la biografia
13/02/2011 (6350 letture)
Dieci anni nei leggendari Megadeth, dischi come l’irraggiungibile Rust In Peace all’attivo, un confronto epocale con un altro guru della sei corde come il dispotico Dave Mustaine: il curriculum di Marty Adam Friedman, nativo di Washington DC (1962), è sintetizzabile (superficialmente) in un paio di righe, capaci da sole di far sbalordire gli appassionati di thrash che, ahiloro, non hanno mai avuto la fortuna di ammirare il letale combo californiano con l’ascia di Friedman pronta a sfavillare al fianco di quella di Mustaine. Eppure, la carriera del riccioluto e filiforme axeman americano è ben più ricca di quanto quegli scarni appunti posti in incipit possano freddamente descrivere, perché la vita e la carriera di Friedman hanno tanto da raccontare, prima e dopo la gloriosa ‘parentesi’ (se così si può chiamarla) nei Megadeth. Una personalità complessa e di difficile decifrazione, capace di passare dal tranquillo e pacato all’egocentrico nel giro di poche interviste: da tempo Friedman trova grande aiuto ed ispirazione in testi religiosi orientali e nelle filosofie zen, causa e conseguenza di un cordone ombelicale indistruttibile con la terra dei Samurai, come vedremo in seguito. Eppure le radici affondano in America, si spostano sulle assolate isole Hawaai e quindi nelle grandi metropoli della California, San francisco prima e Los Angeles dopo. Una scintilla aveva acceso le magiche dita di quel ragazzino, fin dalla sua infanzia. Essa scocca da Ace Frehley: è l’ascia dei Kiss la prima fonte d’ispirazione del giovane Marty Friedman, che nel suo background annovera anche artisti come Brian May, Tony Iommi, Ritchie Blackmore e Joey Ramone (per limitarsi ai più celebri): Deuce e Vixen sono i nomi dei primissimi gruppi nei quali suona il giovane riccioluto, che si dimostra un virtuoso fin dalla prima ora e, in seguito al suo trasferimento da Washington alle Hawaii (1982), infarcisce di influenze locali la sua musica, cambiando il monile dei Vixen proprio in Hawaii. La band, attiva dal 1982, debutta nel 1983 con One Nation Underground disco dalla copertina ‘vulcanica’ e registrato con l’ausilio di Gary St. Pierre (voce e basso) e Jeff Graves (batteria) Con gli Hawaai Friedman pubblica due album (anche se nel secondo The Native Are Restless la line-up è quasi completamente rivoluzionata), ma la vera svolta arriva con un nuovo cambio di residenza. San Francisco, la Bay Area. Ma non è ancora un thrash classico quello che sta per accogliere il destino di Friedman, che incontra un giovane chitarrista di poca esperienza ma dalla classe considerevole, Jason Becker, col quale fonda i Cacophony; valorizzati dalla Sharpnel Record, i Cacophony incidono Speed Metal Symphony, disco di neoclassical heavy metal contaminato da musica classica, hawaiana e giapponese.

Il doppio filo col Paese del Sol Levante tornerà potentemente in ballo negli anni a venire per Friedman, che nel disco mette in luce assoli all’unisono tecnici e veloci. Il sequel, Go Off!, non convince, così la band si scioglie e il ragazzo intraprende la carriera solista dando alle stampe un disco squisito di shred come Dragon’s kiss, meno rapido ma più curato nelle armonie e nelle melodie. La definitiva consacrazione arriva quando Dimebag Darrell rifiuta la proposta di trasferirsi a Los Angeles per entrare nei Megadeth: la scelta di Dave Mustaine verte dunque su Friedman, che incide nella storia il suo chitarrismo fluido, torrenziale, bollente nel galattico Rust In Peace, quarto album della band e masterpiece assoluto del technical thrash intricato e complesso. La coppia d’asce costituita da Friedman e Mustaine è qualcosa di assolutamente stellare e spettacolare, un connubio irripetibile di tecnica, melodia, velocità esecutiva, per un thrash curato, pulito, straripante, elegante, praticamente perfetto. Già nei due dischi precedenti, la formazione losangelina si era addentrata in territori più melodici e stratificati tecnicamente rispetto al grezzo e frenetico thrash metal seminale del debut Killing Is My Business And The Business Is Good, divenendo rapidamente uno dei quattro pilastri del thrash a stelle e strisce; ma con l’ingresso in line-up di Friedman, il chitarrismo della band si fa torrenziale e squillante, un flusso caldo di emozioni, potenza, rabbia e melodie. E’, in tutto e per tutto, un momento chiave nella vita e nella carriera di Friedman, che per sue stesse parole ammetterà di aver fatto un passo molto importante, col trasferimento a Los Angeles: Forse quando vivevo alle Hawaii, o a San Francisco, mi rendevo conto di sprecare il mio tempo. E di desiderare una situazione più eccitante. Ma la routine di tutti i giorni ti fa perdere le occasioni più importanti. Avrei dovuto trasferirmi a Los Angeles molto tempo prima, invece ci sono arrivato soltanto nel 1989. Se avessi preso prima la decisione di lasciare le Hawaii forse avrei commesso qualche errore di troppo, ma a parte un paio di copertine dei miei dischi non ho rimpianti. Mi rimane qualche dubbio: se mi fossi comportato diversamente, dove sarei oggi? Come sarebbero andate le cose?

Gli anni ’90 non proseguiranno, però, sulla stessa scia: il combo californiano si discosterà dal classico sound thrash fast’n’furious, appiattendosi su un heavy sempre più mainstream e sfociando addirittura nel pop rock di Risk (per il quale Mustaine accusò proprio Friedman); la carriera solista dell’axemen toccherà sfumature blues e progrock. Pur essendo un eclettico, Friedman ha sempre prediletto battere sentieri più armonici, e ciò si è riscontrato sempre maggiormente nel progredire della sua carriera: il diverbio con Mustaine, che lo accusa di eccessivo ammorbidimento, lo porta fuori dalla band. Friedman è l’ennesima testa che salta alla corte di Mustaine, l’ennesimo musicista coi fiocchi sacrificato sull’altare della tradizione: sarà despota quanto si vuole, Mustaine, ma il nome e la storia dei Megadeth stavano prendendo un andazzo ormai troppo dissimile da quanto iscritto nel dna sacro di questa band leggendaria. Non si poteva farne una cavia: così Friedman si ritrova libero di dedicarsi solo ed esclusivamente alla sua carriera solista. Che nel 2003, con Music For Speeding inizia a imbeversi di complementi elettronici e j-pop, la musica pop giapponese. Il guitar hero si trasferisce proprio in Giappone e diventa un idolo della scena locale, pubblicando una serie di album di buon successo in cui accosta le sue radici hard’n’heavy con l’elettronica e il j-pop. Ed è proprio questo, il presente di Friedman: un presente fatto di apparizioni TV e dischi di successo, fans deliranti e progetti solisti, tra Tokyo e dintorni: La musica è qualcosa che arriva con naturalezza, quasi un messaggio che entra direttamente nel mio animo. Quando mangio, quando cammino, quando sono in giro per le strade, la mia mente gira intorno alla musica. La mia vita è la musica. Perciò sono continuamente ispirato dalla realtà nella quale sono immerso e sono felice se riesco a trasportare sulla chitarra ciò che vivo. Ha sempre cercato di fare ciò che più gli piaceva, Friedman, ciò che più lo soddisfava e lo realizzava come musicista, prendendo la sua carriera come una vera e propria sfida: più le dimensioni della sua fama e del suo valore tecnico aumentano, più aumentano i termini di paragone, e la competizione rende la sfida più eccitante, album dopo album. E gli album sono ormai tanti: a tutto il 2010, Friedman può vantarne dieci da solista, uno con i Vixen, due (più un LP) con gli Hawaai e altrettanti con i Cacophony, oltre ai sei con i Megadeth. Un musicista molto attivo, prolifico e dalla personalità spiccata, che non ha avuto problemi ad abbandonare l’olimpo dell’heavy metal per mettere radici nel colorato universo del J-pop, diventando un idolo anche dei kids con gli occhi a mandorla e donando alla sua frangia di ascoltatori una gamma di suoni, melodie e virtuosismi vastissima, poliedrica e sempre all’avanguardia sui tempi.



dantes
Mercoledì 28 Settembre 2011, 15.47.23
11
...Quoto in toto @Lizard. Da che mondo è mondo nei Megadeth il timone è sempre stato nelle mani di Mustaine, legittimamente aggiungo, in quanto è per me un grande ... : ma proprio un Flop (quello di Risk) deve essere l'eccezione!? No, il buon Marty avrà avuto le sue opinioni ed avrà dato anche i suoi suggerimenti, ma alla fine il "cercare di tenere" i Megadeth al passo con i tempi solo Dave, come la storia insegna poteva deciderlo ... Aldilà di questa dietrologia ed opinione personale, Marty Friedman è un musicista immenso, ben oltre lo stereotipo del guitar-hero, la differenza la fa secondo me il rispetto, la devozione ed il gusto unico nei confronti della melodia: tecnica da vendere e mai scontata, ma certe linee musicali vanno oltre e sono davvero meravigliose . La cartina tornasole per me sono proprio i dischi new-age oriented dei primi anni '90 "Scenes" e "Introduction" : valore aggiunto di enorme spessore secondo me alle pagine superlative che è stato capace di scrivere in chiave "metal", dai Cacophony con l'inarrivabile e sfortunato Jason Becker, alla migliore Line-Up che i Megadeth abbiano mai avuto ... e @Lord of All ..., con tutto il rispetto, ti garantisco che Rust in Peace senza i suoi assoli sarebbe risultato sicuramente inferiore, per quanto grande potesse comunque essere ... L'assolo di Tornado of Souls è quel marchio a fuoco che parla e parlerà nel tempo. Un saluto a tutti.
Moro
Lunedì 14 Febbraio 2011, 23.51.26
10
io ascolto solo i suoi due ultimi album. Sono un po' pallosi perchè sono strumentali; ma lo apprezzo molto dal vivo con Nanase Aikawa.
Vez
Lunedì 14 Febbraio 2011, 23.34.42
9
Marty Friedman è un chitarrista completo sotto tutti gli aspetti! Senza dubbio è il mio chitarrista preferito in quanto sa mischiare perfettamente virtuosismo e melodia! Le sue canzoni mi trasmettono emozioni, sono molto profonde e anche quando era nei Megadeth dava una spinta non indifferente! I suoi soli erano assolutamente perfetti!
Michele
Lunedì 14 Febbraio 2011, 15.21.37
8
Grandissimo chitarrista,l'assolo di Tornado of Souls è uno dei più belli che abbia mai sentito,ed ho detto tutto.
Razor
Lunedì 14 Febbraio 2011, 14.56.54
7
Chitarrista eccelso, gusto melodico pazzesco. Senza di lui Rust In Peace non sarebbe stato lo stesso.
kvmetternich
Lunedì 14 Febbraio 2011, 14.47.33
6
Come dichiarato da Friedman, lui sperava che i Megadeth si potessero evolvere su un metal "alla Youthanasia". Così non è stato. Per il resto, il mio chitarrista preferito. E' divertente anche vederlo in mezzo a quei giappo!
Lizard
Domenica 13 Febbraio 2011, 17.10.20
5
Ovviamente questo nulla ha a che vedere con valore di Friedman come chitarrista.... Trovo che "Visions" e "Dragon's Kiss", ad esempio, siano due album splendidi e anche "Go Off!" dei Cacophony mi è sempre piaciuto moltissimo. Marty è chitarrista decisamente sopra la media, quello che può mancargli forse è una personalità decisa, che scelga una via netta e abbia "le palle" di perseguirla fino in fondo. Se trovasse un progetto degno del suo talento, avrebbe ancora moltissimo da dare.
Lizard
Domenica 13 Febbraio 2011, 17.07.21
4
Io invece ho un'altra opinione e senza voler alimentare alcuna dietrologia, visto che è solo una opinione personale, ritengo che Mustaine volesse a tutti i costi la svolta melodica per reggere il passo con i Metaliica e che abbia chiesto una mano a Friedman. Questi, da par suo, ha fornito riff su riff facendo il suo lavoro più che degnamente. Quando poi Dave si è reso conto che la svolta era un disastro perchè le vendite sono crollate e la reputazione compromessa, ha addossato a Marty tutte le colpe e l'ha sacrificato in nome della "credibilità" dei Megadeth. Ma era stato lui a metterla a rischio! Ripeto... Opinione mia.
metal4ever
Domenica 13 Febbraio 2011, 15.06.42
3
Poco da dire, un chitarrista straordinario provvisto di una genialità che possiedono in pochi.
Lord_of_all_fevers
Domenica 13 Febbraio 2011, 14.59.59
2
secondo me, se si vuole giudicare il suo operato nei megadeth, bisognerebbe iniziare da "countdown.." visto che in "rust in peace" ha scritto solo gli assoli, bellissimi assoli, ma non fondamentali nel giudicare il disco nel complesso, non penso che con qualche altro chitarrista in formazione il valore dell'album sarebbe lo stesso
Hook in Mouth
Domenica 13 Febbraio 2011, 13.09.29
1
Friedman è un genio e un grande musicista, ma Dave ha capito che con lui i Megadeth stavano sfumando e ha fatto bene ad allontanarlo. Rust In Peace è irripetibile proprio perché è il frutto dell'immediato impatto tra i due axemen, rappresenta il momento in cui le due menti geniali erano in equilibrio perfetto. Dopo poco tempo Dave si è fatto trascinare troppo da Marty sperando di avere più successo, ma come sappiamo tutti se non comanda Dave, i Megadeth non funzionano, triste ma vero.
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