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LEGENDS OF ROCK - # 12 - Deep Purple, seconda parte
14/02/2011 (7690 letture)
(continua da qui)

Il mesto epilogo della Mark II è costituito dal disco Who Do We Think We Are, pubblicato nel febbraio 1973 e registrato tra Roma e Francoforte. In definitiva lo si può considerare più che buono, sebbene inferiore allo standard qualitativo a cui ci aveva abituato il gruppo. Sotto il profilo musicale palesava difetti, ma il vero problema è che il gruppo si stava sfaldando. Glover racconta amaramente:

Non correva buon sangue nel gruppo. Si sono comportati da ragazzini, Uno faceva una stupidaggine e l’altro diceva "Che testa di cazzo, adesso ne combino una anch’io, così impara". La tensione si ripercuoteva sulla band. Era raro che ci ritrovassimo tutti e cinque nella stessa stanza contemporaneamente. Prima suonava Ritchie con noi, e incidevamo una base senza che Ian desse pressoché alcun apporto. Poi Ritchie se ne andava e arrivava Ian e ascoltava la registrazione. Insieme ci davamo da fare per sviluppare la traccia strumentale fino ad ottenere il pezzo compiuto. Tutto è stato fatto in maniera frammentaria, non è il risultato di un lavoro di gruppo.

Woman From Tokyo rimane il pezzo migliore di questo crepuscolare lavoro. La volontà del despota Ritchie si affermò sugli altri ed ottenne l’allontanamento dell’odiato Gillan e, non contento, fece cacciare anche il bassista Glover senza una ragione logica. Forse l’unica spiegazione risiede nel fatto che aveva fatto parte con Ian degli Episode Six e, quindi, gli era troppo amico!
Insieme al paziente manager John Coletta furono scelti i sostituti: un promettente singer semisconosciuto di nome David Coverdale e, nel ruolo di bassista, il già noto Glenn Hughes proveniente dai Trapeze (va precisato che avrebbe voluto svolgere il doppio ruolo di cantante/bassista riducendo la formazione a quattro elementi, ma la sua idea fu scartata). Nasceva così la Mark III. Nel febbraio 1974 uscì Burn un album hard rock intriso di accattivanti sonorità soul e funky che riportò la band ai vecchi fasti, pregno di brani di livello come la dirompente title track e la stupefacente Mistreated.

MISTREATED


Da questo lavoro Blackmore (sempre lui) pretese che nei credits figurasse solo chi effettivamente aveva composto il brano. Le esibizioni live della nuova line up furono favorevolmente accolte. Coverdale, in particolare, riusciva a creare una buona empatia con il pubblico coinvolgendolo attivamente nei cori. Sulla falsa riga di quanto poi fecero i Led Zeppelin con il doppio Physical Graffiti anche i Deep Purple pensavano di realizzare un prodotto simile dove poter consentire ai singoli musicisti di mettersi maggiormente in evidenza, ma il progetto vernne accantonato. Fu pubblicato, invece, Stormbringer (il nome si riferisce alla spada incantata descritta nei romanzi fantasy di Michael Moorcock) in cui l’apporto di Ritchie fu ridotto ai minimi termini. Ascoltando il disco ci si rende conto che il suono della chitarra è sovrastato dagli altri strumenti. Il problema era che Blackmore non sopportava il ruolo di prima donna di Coverdale né il taglio sempre più funkeggiante del sound del gruppo amato, invece, da Hughes. La sua idea era quella di lasciare la formazione per dedicarsi ad un progetto solista insieme al cantante degli Elf, un gruppo che aveva più volte fatto da special guest ai Deep Purple: il suo nome era Ronald James Padavona, in arte Ronnie James Dio. La fine era ormai vicina ed il 21 giugno 1975 il magazine Sounds riportò la notizia dell’addio: Dopo settimane di voci di corridoio, accompagnate dalle indiscrezioni fatte circolare dalla stampa, è stato comunicato in questi giorni che Ritchie Blackmore sta per lasciare i Deep Purple. Sarà rimpiazzato da Tommy Bolin, ex musicista della James Gang. L’epitaffio della Mark III è costituito dal bellissimo live Made In Europe, contenente una versione di incredibile pathos di Mistreated e le dirompenti Burn e Stormbringer. Blackmore fonderà i Rainbow riscuotendo un grandissimo successo anche grazie alle straordinarie doti vocali di Dio.
La Mark IV, con il talentuoso Tommy Bolin alla sei corde, durò l’arco di un solo album, uscito nell’ottobre 1975 ed intitolato Come Taste The Band. Bolin aveva strabiliato Coverdale quando lo ascoltò nell’album fusion Spectrum del batterista Billy Cobham: era un personaggio stravagante (aveva i capelli colorati di verde, giallo e blu, abbelliti con alcune piume, e le corde della sua chitarra erano sporchissime perché non le cambiava) ed era dotato di una tecnica eccezionale. Dal vivo aveva una presenza scenica nettamente superiore a Blackmore, che sembrava a volte un corpo avulso dal resto della band permanendo ostinatamente nella parte sinistra del palco. Come Taste The Band all’epoca non fu apprezzato perché il sound risulta distante da quello che sinora aveva proposto il gruppo, miscelando all’hard rock altri generi quali il blues e l’immancabile funky. Le composizioni, invece, sono molto gradevoli ed il disco è stato successivamente rivalutato.

YOU KEEP ON MOVING


Purtroppo Bolin era un tossicodipendente, al punto che talvolta non riusciva nemmeno a suonare. La situazione precipitò e la Mark IV si sciolse come neve al sole: Tommy Bolin morirà il il 4 dicembre 1976 per overdose di eroina.
I componenti della band intrapresero altre strade con alterna fortuna, in particolare va segnalato il grande successo riscosso dai Whitesnake di David Coverdale, band nella quale militarono anche Jon Lord e Ian Paice. Dopo un goffo tentativo di Rod Evans (Mark I), che nel 1980 teneva concerti con il monicker dei Deep Purple (la questione finì per le vie legali), nel 1984 la tanta agognata reunion della Mark II divenne realtà. Blackmore si trovava in un periodo di crisi con i suoi Rainbow, mentre Gillan godeva di un momento positivo avendo inciso l’anno prima Born Again con i Black Sabbath. Perfect Strangers fu pubblicato nel novembre 1984, si tratta di un gran bel lavoro e ascoltandolo sembra quasi che la Mark II non si sia mai sciolta, tanta è la qualità delle canzoni. I concerti a supporto del disco ebbero notevole successo.

KNOCKING AT YOUR BACK DOOR


L’idilio durò poco e i vecchi contrasti riemersero quasi subito. L’album seguente, intitolato The House Of Blue Light (1986), si presentava in una veste dimessa, inferiore al predecessore, disomogeneo e povero di idee. Gillan racconta così quel periodo turbolento: Avevamo preparato un sacco di materiale, per poi scoprire che Ritchie non era interessato ad ascoltarlo. Durante le registrazioni le tensioni erano davvero troppe ed è in quest’ottica che vanno ricercati i motivi per un risultato così modesto. L’idiosincrasia tra il cantante ed il chitarrista era ormai insanabile al punto che non stavano mai insieme e sul palco si intravedeva la poca coesione del gruppo. Dopo la pubblicazione del modesto live Nobody’s Perfect nel 1988, Gillan ruppe clamorosamente con i compagni quando in un momento di frustrazione esplose con un fragoroso Non valete un cazzo. Fu la goccia che fece traboccare il vaso e Ian venne licenziato. I Deep Purple decisero di andare avanti comunque e reclutarono su suggerimento di Ritchie Joe Lynn Turner che aveva militato nei Rainbow (siamo, quindi, alla Mark V). Mai scelta fu così sbagliata perché il vocalism di Turner era completamente inadatto alla musica dei Deep Purple. L’album Slave & Master (1990), pur presentando un songwriting nettamente superiore a The House Of Blue Light, risulta poco incisivo; la timbrica vocale del nuovo cantante è troppo incline all’AOR e troppo distante dall’hard rock (non a caso l’album in America godette di vari passaggi radiofonici). La situazione venutasi a creare aveva del paradossale perché tutti erano convinti che con Gillan Slave & Master sarebbe stato un ottimo lavoro. Accadde l’incredibile, ecco il racconto di Lord: Nessuno voleva assumersi l’onere di comunicare a Joe che doveva andarsene, ma sapevamo che con lui non funzionava. Ritchie ha detto: “Va bene, ci troviamo un cantante che nessuno vuole. Venitemi incontro! So cosa gli passava per la testa. Non voleva fare di nuovo la parte del cattivo, di quello che ti mette alla porta. Avevo il cuore in gola, temendo che aggiungesse: “Richiamiamo Gillan... e così fu! The Battle Rages On del 1993 rappresenta, però, la fine di un’agonia interminabile; un full lenght privo di qualsiasi partecipazione emotiva con Gillan chiamato solo per incidere la propria voce su tracce che erano già belle e pronte. Nonostante ciò le vendite risultarono migliori rispetto a Slave & Master soprattutto in Europa grazie a brani come la title track e Anya che evidenziano ancora le enormi possibilità dei musicisti.

ANYA


Stavolta a staccare la spina al malato terminale fu Blackmore che lasciò la band sostituto da Joe Satriani, limitatamente per ultimare le date del tour in Giappone ed in Europa (siamo arrivati alla Mark VI!). La band, tuttavia, decise di andare avanti anche per dimostrare al mondo che si poteva tornare in auge anche senza l’umbratile Ritchie. L’ex guitar hero, nel frattempo, aveva fondato con la sua compagna Candice Night i Blackmore’s Night, un progetto di successo avulso da tutto quello che aveva proposto sinora nella sua carriera tra melodie rinascimentali, motivi classici e atmosfere mediorientali. Con il senno di poi possiamo affermare che almeno in parte Lord e compagni riuscirono nell’intento di rilanciare la band: il valido chitarrista americano Steve Morse (Mark VII) ebbe il grandissimo merito di portare finalmente tranquillità in seno ai Deep Purple. Il vario, orecchiabile Perpendicular (1996) ed il monolitico, ruvido Abandon (1998) sono due ottimi dischi con belle canzoni che vanno ascoltati, però, senza facili pregiudizi del tipo questi senza Blackmore non valgono niente!. Giova ricordare, peraltro, che Perpendicular arrivò anche in cima alla classifica dei dischi metal stilata dall’autorevole Kerrang!. Nel 2002 Jon Lord decise di abbandonare il gruppo per dedicarsi a progetti diversi e venne sostituito da Don Airey (Mark VIII). Fu una decisione sofferta, con rammarico Glover diede l’annuncio ufficiale: [...] La decisione di Jon ci addolora, ma rispettiamo il diritto di disporre della propria vita. Ho imparato tanto da lui, tutto quello che mi ha trasmetto è incalcolabile. Sarebbe riduttivo cercare di sintetizzarlo. Nel 2003 uscì Bananas (titolo orrendo, non credete? Deriva dall'espressione “gone bananas”, che significa “fuori di testa”) un lavoro tutto sommato discreto con confortanti brani come la struggente Haunted o la fragorosa title track. Due anni dopo è la volta di Rapture Of The Deep, che presenta ancora valide composizioni suonate splendidamente da un gruppo che sembra immortale. L’uscita del nuovo album è imminente, nessuno si aspetta stravolgimenti o innovazioni di sorta, ma solo del sano rock, che i Deep Purple ci propinano indefessamente -tra alti e bassi- da ormai più di quarant’anni!

DISCOGRAFIA

STUDIO ALBUM
1968 - Shades Of Deep Purple
1968 - The Book Of Taliesyn
1969 - Deep Purple
1970 - In Rock
1971 - Fireball
1972 - Machine Head
1973 - Who Do We Think We Are
1974 - Burn
1974 - Stormbringer
1975 - Come Taste The Band
1984 - Perfect Strangers
1986 - The House Of Blue Light
1990 - Slaves And Masters
1993 - The Battle Rages On
1996 - Purpendicular
1998 - Abandon
2003 - Bananas
2005 - Rapture Of The Deep

LIVE ALBUM
1968 - Inglewood
1969 - Concerto For Group And Orchestra
1969 - Live In Montreux 69
1970 - Deep Purple In Concert
1970 - Space Vol.1 e 2
1970 - Gemini Suite Live
1970 - Scandinavian Nights
1972 - Live In Denmark 1972
1972 - Made In Japan
1972 - Live In Japan
1974 - California Jamming
1974 - Live In London
1975 - Made In Europe
1975 - MK III: The Final Concerts
1975 - Live In Paris
1975 - Last Concert In Japan
1975 - This Time Around: Live In Tokyo
1976 - King Biscuit Flower Hour Presents: Deep Purple In Concert
1985 - In The Absence Of Pink. Knebworth '85
1987-88 - Nobody's Perfect
1993 - Come Hell Or High Water
1984-2000 - New, Live And Rare. The Bootleg Collection
1996 - Live At Olympia '96
1999 - Total Abandon-Live In Australia '99
1999 - Deep Purple in Concert With The London Symphony Orchestra. Live At The Royal Albert Hall
2000 - Live At The Rotterdam Ahoy
2001 - The Soundboard Series
2006 - They All Came Down To Montreux. Live At Montreux 2006



Italo
Domenica 6 Gennaio 2013, 13.02.42
16
il cambio di stile con la mark 3 e' stato un fatto a cui i DP non hanno potuto (o voluto) per ovvii motivi sottrarsi. Il grandissimo merito di DC e GH e' stato quello, essendo all'epoca giovanotti rampanti e vogliosi di mostrare finalmente a livello mondiale le loro capacita' artistiche dopo anni di "gavetta", di riuscire nuovamente a trasmettere immediatamente nuova linfa vitale energetica e compositiva ad un gruppo oramai logoro, svuotato e senza piu' ambizioni. Tralasciando i lavori seppur ottimi in studio (Burn-Storm) e' con Made In Europe (non me ne vogliate ma a mio avviso superiore al tanto blasonato In Japan) che tutto questo viene risaltato da una eccellente e impeccabile prova live. Peccato pero' sia durato poco, ma forse e' stato meglio cosi'.
Daniele
Mercoledì 16 Febbraio 2011, 23.12.35
15
sono i migliori ascolterei la loro musica per ore e ore
alessio
Martedì 15 Febbraio 2011, 1.20.29
14
mamma mia che ricordi !!! ho consumato i dischi dei deep purple, per me fondamentali ma penso per quasi tutti
hm is the law
Lunedì 14 Febbraio 2011, 22.54.53
13
Corretto tutto!
hm is the law
Lunedì 14 Febbraio 2011, 22.44.31
12
@ oldmetalheart61: si è Gillan faccio correggere dalla redazione!
oldmetalheart61
Lunedì 14 Febbraio 2011, 21.11.36
11
3' foto a scendere sulla sinistra tra hughes e airey: non è coverdale, mi sembra gillan
Frankiss
Lunedì 14 Febbraio 2011, 19.04.35
10
amo questi vecchiazzi del hard rock...da sempre!!!!
Luigi
Lunedì 14 Febbraio 2011, 17.36.27
9
Grandi DP!!!!!!!!
metal4ever
Lunedì 14 Febbraio 2011, 17.14.08
8
Splendida seconda parte!!!
ayreon
Lunedì 14 Febbraio 2011, 16.57.04
7
proprio ieri sera su rai5 c'era un documentario di 1 ora su vita e miracoli di Ian Gillan molto ben fatto,parlava anche del suo periodo con i Sabbath,di come Iommi e compagni gli hanno fatto saltare in aria la tenda dove dormiva,ma il capitolo più succoso sono state le continue liti con Blackmore e di come il resto della band ne pagasse le conseguenza.
oldmetalheart61
Lunedì 14 Febbraio 2011, 16.53.32
6
bell'articolo - quoto Blackout: Blackmore grande chitarrista ma anche grande testa di .azz,
Blackout
Lunedì 14 Febbraio 2011, 14.51.42
5
Ottima seconda parte Fabio. Ritchie sarà anche un grande chitarrista, ma mi è stato sempre sui coglions
MetalHawk
Lunedì 14 Febbraio 2011, 14.40.58
4
Articolo davvero stupendo, i miei complimenti! Insieme ad altre band immortali come loro, i Deep Purple sono la prova che il Rock non muore mai. Leggendari davvero. Sempre Deep Purple, eternamente Deep Purple!
ale75
Lunedì 14 Febbraio 2011, 14.29.05
3
articolo strepitoso!
hm is the law
Lunedì 14 Febbraio 2011, 14.14.26
2
..fatta con il cuore di un eterno fan!
Raven
Lunedì 14 Febbraio 2011, 13.12.12
1
Ricostruzione a tratti struggente ;-.)
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