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ANGRA + KATTAH - Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI), 13/02/2011
20/02/2011 (3519 letture)
Siete fantastici. Stasera giocano l’Inter e la Juventus e voi siete qui.

Già.
Sono più o meno le 23.00 quando Edu Falaschi estrae dal cilindro questo “simpatico” siparietto.
Il Live Club di Trezzo d’Adda applaude il suo idolo. Io vorrei strozzarlo…
La partita è finita da una manciata di minuti, me la sono persa e –cosa più importante– “abbiamo perso” (sono un cuore nerazzurro), e lui mi ringrazia di essere lì…
Frustrazione totale.
Andiamo avanti. Anzi, indietro.

Il Live si sta dimostrando un locale di primissimo livello. Band importanti, serate altrettanto apprezzabili, un ottimo confort sonoro, una capienza notevole, un parcheggio ampio e comodo. Va ammesso: ha tutte le carte in regola per concentrare su di sé eventi di media/alta caratura che non possono prescindere da un passaggio dalla più “mitteleuropea” delle città italiane. Oggi tocca agli Angra, supportati dai conterranei Kattah, movimentare la domenica sera milanese (ma non ci sarebbe già Juventus-Inter?).

I Kattah.
Non li avevo mai sentiti nominare e senza l’occasione di cui vi racconto avrei probabilmente continuato a disconoscerli. Scopro (ex post) che gli odierni supporter hanno debuttato pochi mesi fa con il cd Eyes Of Sand, che nei propri testi trattano tematiche legate alla mitologia arabica e che nelle fila dei guest-musician della recording session del full (sorry… ehm… scusate per l’inutile filotto anglofono) compaiono membri degli Shaman e –chi l’avrebbe mai detto– degli Angra (Confessori, Bittencourt). Scopro poi (sempre ex-post) che provengono da Curitiba, città del Paranà che ho più volte visitato e che annovera tra i suoi cittadini alcuni parenti e amici (se mi leggete, un grande saluto dall’Italia) e che sono stati scoperti da Falaschi e successivamente prodotti da Fernando Quesada (sempre degli Shaman).
Và che la vita è curiosa talvolta.
Detto questo, ci tengo a dedicare ai Kattah qualche riga, visto che la loro prestazione al Live è stata piuttosto piacevole. Ciò che mi ha gradevolmente colpito è stata la grande autorità dimostrata dal leader Roni Sauaf sul palco, a tratti anche esagerata, ma comunque innegabilmente pregna di personalità e voglia di sfondare. Frontman dalle impressionanti capacità vocali, Roni ha letteralmente accompagnato i colleghi –decisamente legnosi– lungo l’ora piena ad essi dedicata. Fautori di un power molto appoggiato all’heavy metal, dimostrano qualche difficoltà di penetrazione nei confronti di un pubblico che non pare inizialmente disposto ad alcun atto di fede. I brani di Eyes Of Sand sono però molto orecchiabili –qualcuno ai limiti del deja vu– e colmi di stilemi che un qualunque fan degli Angra dovrebbe comunque apprezzare. E così è, infatti.
La musica dei Kattah è scevra di elementi prog, nonché limitatamente originale, tuttavia i numerosi assoli ed il cantato pericolosamente dikinsoniano (Roni pare avere ingoiato l’Eddie maideniano) rivelano buone capacità individuali ed un approccio canoro/chitarristico molto fresco e divertente.
Roni, in più di un momento, pare un marziano!
Si muove, salta, corre sul palco milanese. Non si lascia scalfire da un malfunzionamento del microfono utilizzando abilmente le aste settate per i cori da parte della band. Alterna tecniche, usa l’estensione in modo divino.
Mi ha impressionato, nonostante la sua evidente (e citata) derivabilità e qualche atteggiamento sfacciato un po’ troppo “costruito”: inutile e tediosa l’ostentazione della sua (dubbia) abilità percussiva quando, verso la fine, prende il posto di Cristian Alex dietro alle pelli nell’esecuzione di un noiosissimo pezzo strumentale (Maracatu).
In definitiva un’apertura più che sufficiente che ha scaldato, non poco, gli animi dei presenti. Molto bello (soprattutto per l’atmosfera) vedere decine di paganti applaudire il gruppo di supporto. Molto bello sapere che la prima ora di spettacolo non è stata riservata a qualche insulso raccomandato o ad una squallida soluzione a buon mercato.
Bravi Kattah.

E bravi Angra. Ma…
Inutile cercare troppa suspance: i paulisti sono una band dalle capacità indiscutibili, arricchite da dischi di ottimo livello da cui estrarre setilist di rispetto. Diciamocelo, tutto lascerebbe pensare ad una performance adatta anche ai palati più raffinati. Ma…
L’esposizione verso il pubblico è quella di una formazione consapevole dei propri mezzi, senza alcun timore e senza alcun bisogno di aumentare un proselitismo che è già ai massimi livelli. Falaschi è magnetico, Loureiro concentratissimo, Bittencourt scatenato, Andreoli ed il rientrante Confessori arroccati nella loro continua ricerca del groove. Non sono solo gli assoli di Kiko, gli scambi melodici con Rafael, i super-giri di Andreoli a fare di questo concerto degli Angra uno spettacolo di primissima categoria, ma anche e soprattutto l’evidente compenetrazione con il pubblico, vero motore dell’ora e mezza riservata allo spettacolo. E qui però si staglia il primo “ma”: non sono un fan degli Angra e nemmeno posso dire di conoscerli così bene da essere in grado di valutare perfettamente i delta tra l’esibizione live e le produzioni discografiche, però sono abbastanza “vaccinato” per scovare qua e là alcune inesattezze malcelate nella performance di Falaschi che lo mostrano un po’ sottotono. Dopo l’overture dedicata al recente Aqua, i cinque brasiliani si buttano subito su Angels Cry, ma la relativa semplicità canora della stessa non evidenzia grandissime differenze tra lui e il proprio predecessore (Matos, mica “lambrusco e popcorn”).
Con queste premesse, una buona indicazione la fornisce la scaletta della serata.
Date uno sguardo ai brani presentati.

01 Arising Thunder
02 Angels Cry
03 The Course Of Nature
04 Awake From Darkness
05 Lisbon
06 The Voice Commanding You
07 Drum Solo
08 Spread Your Fire
09 Waiting Silence
10 Lease Of Life
11 Guitar Solo
12 Heroes Of Sand
13 The Rage Of The Waters
14 Rebirth
15 Nothing To Say

--- Encore ---

16 Carry On/Nova Era
17 Cover Medley


I nostri non tralasciano nessuno dei sette album rilasciati, suonando almeno una traccia da ognuno di essi, tuttavia, ciò con cui si viene a contatto, sono gli Angra seconda era, ossia quelli del dopo Andrè Matos. Scelta assolutamente lecita e comprensibile, anche se un po’ limitante per chi come il sottoscritto li ammira per la prima volta: senza voler essere sospettosi o inutilmente supponenti, qualche motivo –non solo “strategico”– deve pur esserci per snobbare una manciata di super-successi che non trovano posto nella serie di concerti europei intrapresi. Di questa stregua, si alternano con discrezione gli episodi di Aqua (quatttro), miscelati con The Course Of Nature e The Voice Comanding You dal controverso Aurora Consurgens e la doppietta Spread Your Fire/Waiting Silence da Temple Of Shadows. E poi l’eccezionale Rebirth ed il filotto da brividi Carry On/Nova Era recuperato in extremis negli encore. Molto intenso il momento dedicato a Lease Of Life, lentone del nuovo album; altrettanto non posso dire dei due momenti solisti di Confessori e Loureiro che mi provocano sbadigli a ripetizione.

E non sono l’unico a subire attacchi di sonno durante questa prestazione. Essendo in posizione defilata noto che il Live Club è spezzato in due tronconi: le prime file che si scatenano in un frenetico canto corale e la zona arretrata che è invece molto fredda e distaccata. La stessa perde via via unità, facendomi realizzare che qualcuno, nel mentre dell’esibizione, ha pure abbandonato il locale. Una certa ripetitività nei brani favorisce effettivamente un atteggiamento annoiato che però non giustifica un giudizio negativo: gli Angra sono gli Angra ed una certa costanza di stile fa parte proprio del loro trademark…
Ribadisco comunque di percepire per tutto il corso della performance una certa sensazione di impaccio nel comportamento vocale di Falaschi, aumentata nel momento in cui, scambiati gli strumenti per il goliardico medley finale, è Rafael a prendere il microfono. Il chitarrista, sulle note di Heaven And Hell (e prima ancora di The Voice Commanding You) regala vocalizzi che un qualunque cantante bramerebbe: non solo un chitarrista completo, capace di dare sostanza all’ensemble (molto più di un Loureiro sempre “schizzinoso") e di supportare Kiko negli scambi sui solos, ma anche un ottimo sostituto di Edu (pensateci…). Artista a 360° che mi ha davvero colpito.

La serata si conclude nella goliardia più totale con Andreoli alla batteria (mica male), Edu e Ricardo alle chitarre (lasciamo perdere), Kiko al basso e, appunto, Rafael alla voce. Altro siparietto (più simpatico –per il sottoscritto– di quello di cui vi ho fatto nota in apertura) che diverte e ricama una serata che non posso considerare perfetta, ma neanche devo “timbrare” come insufficiente: e mi sento pure in imbarazzo a negare i pieni voti ad un gruppo storico come gli Angra, ma davvero qualcosa è mancato.
Sarò io a non apprezzarli appieno. Ma…

ANGRA CURRENT LINE-UP
Eduardo Falaschi - Vocals
Kiko Loureiro - Guitars, Backing Vocals
Rafael Bittencourt - Guitars, Backing Vocals
Felipe Andreoli - Bass, Backing Vocals
Ricardo Confessori - Drums



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ARTICOLI
20/02/2011
Live Report
ANGRA + KATTAH
Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI), 13/02/2011
 
 
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