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HEAVY METAL - Il trentesimo anniversario del film
27/02/2011 (4962 letture)
Heavy metal: due paroline che universalmente stanno ad indicare un genere musicale, ormai evolutosi ed articolatosi in diverse forme e sotto-generi. Per molto tempo, tuttavia, quest’espressione ha indicato qualcosa di più, rendendo l’idea di un particolare modo di pensare, di affrontare la vita, con tutta una serie di implicazioni e collegamenti ovviamente nella musica, nella letteratura, nei fumetti e anche nella cinematografia. Heavy Metal è, non a caso, anche il titolo di un film animato uscito nel 1981, di cui quest’anno ricorre dunque il trentesimo anniversario e che ci fa piacere ricordare perché ha rappresentato un apprezzabile tentativo di mettere insieme tutti questi aspetti: Heavy Metal, infatti, è riuscito a far convivere arte visiva, fumetti, musica, fantasy, fantascienza, horror, erotismo e tanto altro, segnando un’autentica rivoluzione nell’universo dei film d’animazione. Tra l’altro, un dato indicativo è il fatto che, se ancora all’epoca comunemente i cartoni animati erano considerati essenzialmente roba per bambini, Heavy Metal fu invece vietato ai minori di quindici anni.

La nascita del film è legata a doppio filo con quella di una leggendaria rivista americana, il cui nome era appunto Heavy Metal e qui c’è tutta una storia da raccontare. Questo magazine fu fondato da Leonard Mogel (un editore già di una certa importanza negli USA), in quanto era sua intenzione importare in America le storie tratte dalla rivista francese Métal Hurlant. Non si trattava di un passo di poco conto: negli anni ’70, infatti, in Francia veniva fondato un gruppo, chiamato Les Humanoïdes Associés, destinato a rivoluzionare totalmente il mondo dei fumetti. Nasceva a questo punto nel 1975 Métal Hurlant, autentica fucina di talenti e di innovatori delle arti figurative, che potrà annoverare tra i suoi protagonisti nomi del calibro di Druillet, Mœbius (al secolo Jean Giraud), Dionnet, Caza, Corben, Bilal, Jodorowsky e molti altri. Questo gruppo di artisti darà una svolta decisiva al mondo dei fumetti: i soggetti, perlopiù d’ispirazione fantastica, consentiranno agli autori di rompere qualsiasi schema, segnando importantissime novità a livello grafico e aprendo nuove possibilità in termini narrativi. Gli autori riescono infatti a creare nuovi universi, mondi fantastici dove nulla è impossibile, dove non ci sono limiti al di fuori di quelli legati all’immaginazione del disegnatore stesso. Viene sconvolta anche qualsiasi impostazione classica: la tavola diventa slegata da qualsiasi vincolo, lasciando l’autore libero di esprimersi come meglio ritiene opportuno, così come le storie non seguono necessariamente una sequenza cronologica degli avvenimenti: il lettore si trova così catapultato in un determinato contesto, in cui si trova parte attiva nel decifrare la storia e trovare le giuste chiavi di lettura. Lo scopo di Heavy Metal era dunque quello di far conoscere anche al pubblico americano questi capolavori: la rivista parte nel 1977 e si dedica inizialmente proprio ai maestri francesi. In seguito, man mano verrà dato spazio anche ad autori americani, nonché ad altri importanti autori europei, come il nostro Guido Crepax, del quale verrà riproposta la sua celebre Valentina.

Ebbene, Mogel ebbe la grande intuizione di andare oltre e pensò di realizzare anche un film. Dopo due accordi falliti con la Universal e con la 20th Century Fox, si pensò di guardare al Canada. Venne trovato un entusiasta sostenitore in Ivan Reitman, cecoslovacco di origine ma trasferitosi in Canada con la famiglia all’età di quattro anni, che era già un produttore e regista di successo, grazie a lavori come Animal House, Meatballs e Stripes (in seguito, lo ricordiamo, tra le altre cose, per i celebri film dei Ghostbusters). L’idea Reitman, appassionato conoscitore di fumetti, era quella di basare il film sulle storie di Métal Hurlant e per tale ragione aveva fatto approntare anche una sceneggiatura basata su Arzach di Mœbius. La rivista francese tuttavia rifiutò, poiché pure al di qua dell’oceano si meditava di realizzare un film (tuttavia, il progetto non sarà mai portato a termine), cosicché Reitman si concentrò su alcune storie pubblicate su Heavy Metal, più alcune altre nuove: ad esempio, come vedremo più avanti, Arzach sarà a quel punto sensibilmente modificato in Taarna. La storia fu dunque completamente riscritta ed affidata a Dan Goldberg e Len Blum. Dopo una lavorazione monumentale, che vide coinvolti oltre mille animatori, il film uscì nelle sale per la Columbia nell’estate del 1981. Per la colonna sonora vennero inserite parti orchestrali, oltre a canzoni interpretate da grossi nomi dell’epoca, per quanto alcuni siano ormai pressoché dimenticati, accanto ad altri gruppi tutto sommato ancora oggi di fama come i Black Sabbath o i Blue Oyster Cult.

La trama è suddivisa in episodi, collegati da una storia che funge da trait-union. In particolare, tutto ruota attorno al Loc-Nar, una misteriosa sfera verde che in pratica rappresenta l’essenza stessa del male e che ritroviamo in diverse epoche o pianeti, pronto a realizzare i suoi malvagi propositi. Ci soffermeremo dunque sui singoli episodi, accennando alla trama (che non raccontiamo per non togliere il gusto a chi non avesse visto il film), attenzionando in modo particolare le relative canzoni della colonna sonora.

SOFT LANDING
Un’astronave nello spazio sgancia un oggetto, che si vedrà poi essere un’automobile (una Corvette, per essere più precisi) guidata da un astronauta che atterra sulla Terra. Quest’introduzione è ispirata a un fumetto di Dan O’Bannon.


La colonna sonora prevede una canzone dei Riggs, Radar Rider.
I Riggs prendono il nome dal loro leader, Jerry Riggs. In realtà la band nasceva dalle ceneri di un altro gruppo, i Raggedy Ann, fondato da Don Train, un musicista di Philadelphia che si era trasferito ad Atlanta, dove aveva reclutato come chitarrista appunto Jerry Riggs, messosi in luce già con i Lynx. Quando nel 1980 Train decise di tornare nella sua città, Jerry prese il suo posto anche come front-man, ma cambiò il nome della band appunto in Riggs. Il gruppo fu coinvolto subito per collaborare alla colonna sonora, dando il proprio contributo con due brani, il primo dei quali è appunto Radar Rider: si tratta di una canzone tutto sommato abbastanza heavy per l’epoca e che riesce ad essere alquanto aggressiva ma orecchiabile allo stesso tempo.
Ecco il video della canzone:


GRIMALDI
L’astronauta giunge con la sua auto praticamente davanti a casa sua ed entra. Trova ad accoglierlo la figlioletta, alla quale dice di aver portato un regalo: si tratta del Loc-Nar, al quale abbiamo sopra fatto riferimento. Ignaro del suo potere, l'astronauta lo afferra, venendo disintegrato all’istante. Il misterioso globo verde poi levita in aria e parla alla bambina, dicendole di guardare cosa è stato in grado di fare in ogni tempo ed in ogni luogo. Il Loc-Nar mostra così la prima storia alla bambina e altrettanto farà tra un episodio e l’altro.

HARRY CANYON
Si tratta di una delle storie più gustose del film. Ambientata in una New York del futuro (e qui certi sfondi sono semplicemente geniali), ha per protagonista un taxista, Harry Canyon, un personaggio davvero ben costruito e con una grandissima personalità (ad esso, a quanto pare, s’ispirerà in parte Luc Besson per il ruolo affidato a Bruce Willis ne Il quinto elemento). Questi s’imbatte in una ragazza dalle curve prorompenti, figlia di un archeologo assassinato, poichè aveva trovato un oggetto molto ambito (il Loc-Nar, ovviamente), di cui però non si sapeva bene cosa fosse né a cosa servisse. Ad ogni modo, Harry la ospita a casa sua e, dopo essersela ritrovata tutta nuda nel letto e aver soddisfatto tutte le sue insaziabili bramosie, si convince ad aiutarla, così ne deriveranno una serie di avventure con tanto di finale un po’ a sorpresa.

La presenza musicale in quest’episodio è molto consistente.
Partiamo dai grandi Blue Oÿster Cult, che propongono il brano Veteran of Psychic Wars, il quale verrà incluso nell’album Fire of unknown origin, prodotto dal mitico Martin Birch. Si tratta di un brano non particolarmente heavy ma senz’altro dalle atmosfere assai suggestive, che peraltro vede menzionato tra gli autori anche lo scrittore Moorcock, maestro del fantasy ed autore, tra le tante opere, anche della celebre saga dell’albino Elric di Melniboné.
Di seguito il video della canzone:



Allo stesso episodio è ricollegata True Companion di Donald Fagen, uno dei fondatori degli storici Steely Dan, che proprio con questo brano intraprese la sua carriera solista. Si tratta di una canzone certamente distante dal metal, più accostabile semmai a sonorità fusion, nel quale il tastierista/cantante riesce ad incantare ed emozionare.
Dei Riggs abbiamo già accennato: il loro secondo brano, Heartbeat, è più un classico pezzo hard rock, destinato a diventare una delle loro canzoni più famose.
Con Blue Lamp assistiamo invece ad un altro importante debutto solista, quello di Stevie Nicks, storica voce dei Fleetwood Mac, che si rende autrice di una performance grintosa ed al contempo ammaliante, come forse poche cantanti sono in grado di fare.
Non essendovi video ufficiali, vi proponiamo uno slideshow di questa canzone, ringraziando l’utente di YouTube Dark0rne:



È la volta poi di un altro grandissimo gruppo storico, i Journey, i quali propongono una ballata, Open arms, da qualcuno considerata una delle più belle canzoni d’amore di sempre, che addirittura farà esplodere il loro successo: il brano verrà incluso nel loro album del 1981 Escape, (il primo con Jonathan Cain alle tastiere) da cui verranno tratte altre due grandissime hits, Who's Cryin' Now e Don't Stop Believin', dando inizio al periodo più felice della loro carriera.
Li vediamo qui in un video dal vivo del 1982:



DEN
Den è una storia fantasy ispirata al fumetto di Richard Corben, pubblicato su Heavy Metal sin dai primissimi numeri. Un ragazzino trova il Loc-Nar e non sapendo cosa fosse, lo usa per fare degli esperimenti sull’elettricità, ma a causa dell’intervento di un fulmine che va ad influenzare la sfera verde, si apre un varco spazio-temporale e si trova catapultato in un altro mondo, popolato da strane creature. Anche il suo aspetto è cambiato e dal ragazzino magrolino che era diventa forte e muscoloso: riesce a salvare così una bellissima ragazza (neanche a dirlo, dotata di curve mozzafiato), che stava per essere sacrificata e che poi scoprirà essere una terrestre pure lei. In lotta contro un crudele dittatore ed una splendida ma malvagia regina, si troverà ad affrontare una serie di avventure.

CAPTAIN STERNN
Con Captain Sternn si cambia decisamente genere: ispirato ad un personaggio creato da Bernie Wrightson, ha un taglio tendenzialmente più comico e vede come protagonista un anti-eroe per eccellenza, trattandosi di un tipo losco, millantatore e corrotto. Contro di lui si sta svolgendo un processo in un’aerostazione spaziale (tra i presenti si vedono alieni dalle forme più strane), ma le cose prenderanno una piega imprevista.

La colonna sonora vede la partecipazione dei Cheap Trick, con il brano Reach out. Si tratta di una canzone che strizza l’occhio al pop, scritta in un momento particolare per questa band fondata già negli anni ’70, perché da poco se n’era andato lo storico membro Tom Petersson, rimpiazzato per un brevissimo periodo da Pete Comita, il quale è co-autore di questa canzone.
Li vediamo in un video, realizzato proprio sulle immagini dell’episodio, dall’utente di Youtube Daemonpazuzu:



B-17 Il nome di quest’episodio, ispirato a quello di alcuni velivoli in uso durante la seconda guerra mondiale, è ambientato proprio in quel periodo: la storia, dall’inizio puramente bellico, diventerà praticamente horror, popolata com’è di zombie.



L’episodio è scandito dalle note di Heavy metal (takin’ a ride) di Don Felder, meglio noto come chitarrista degli Eagles, band che aveva lasciato proprio l’anno prima. Si tratta di un brano non molto veloce ma con un bel riff heavy.



SO BEAUTIFUL AND SO DANGEROUS Senz’altro l’episodio più divertente del film: tratto da un soggetto di Angus McKie, pubblicato su Heavy Metal a partire dal 1978, comincia con una riunione al Pentagono, indetta per cercare di dare spiegazione ad alcuni strani fenomeni. Un insigne scienziato nega nel modo più categorico che possano essere stati causati da extra-terrestri, come qualcuno invece ipotizzava, ma lo fa proprio mentre, paradossalmente, una gigantesca astronave si ferma sopra il Pentagono. Nel frattempo, lo scienziato, sotto l’influsso del Loc-nar, rimpicciolito nel ciondolo di un’ignara e prorompente stagista, le salta addosso ma i due vengono risucchiati dall’astronave. Facciamo conoscenza così con due piloti alieni che più strafatti non potrebbero essere e con un robottino saputello, programmato per soddisfare ogni piacere, che ci prova spudoratamente con la ragazza, dando vita ad una serie di gag, tra doppi sensi ed allusioni più o meno esplicite.
Di seguito proponiamo l’episodio: la qualità video non è eccezionale, ma rende in qualche modo l’idea:



Anche in quest’episodio la colonna sonora è consistente.
Si comincia con i mitici Grand Funk Railroad, presenti con Queen Bee, brano incluso nell’album del loro ritorno Grand Funk Lives, di certo lontano dai loro maggiori fasti, tanto da essere stato accolto all’epoca in maniera tiepida.
Nello stesso episodio ritroviamo anche un secondo brano dei Cheap Trick, I must be dreamin’, decisamente più grintosa rispetto alla precedente, presentando delle sonorità più heavy.
Crazy (A suitable case for treatment) è la canzone di un’altra band storica, gli scozzesi Nazareth, attivi sin dai primi anni ’70: guidati, come sempre, dal loro istrionico cantante Dan McCafferty, all’epoca del film erano probabilmente all’apice della loro carriera. Non a caso, il loro brano è uno tra i più belli ed interessanti.
Ritorna con un secondo brano Don Felder, All of you, decisamente più delicato ed atmosferico rispetto al primo, ma che sicuramente presenta pure il suo fascino.
Un altro grandissimo nome è quello di Sammy Hagar, all’epoca non ancora nei Van Halen, ma già protagonista di una convincente carriera solista. Heavy metal è il brano da lui proposto, incluso anche nell’album Standing Hampton, che con questo titolo non poteva che essere un esempio di genuino heavy metal ottantiano allo stato puro.
Infine, sono presenti anche i Trust con il brano Prefabricated: si tratta di una band francese ancora oggi in attività, nella quale per un periodo, in tempi diversi, suonarono anche Nicko McBrain e Clive Burr degli Iron Maiden. La canzone non è in effetti niente male, con le sue sonorità a cavallo tra la NWOBHM (nonostante fossero appunto francesi) e l’hard rock degli AC/DC. Forse una delle band oggi meno conosciute dalle nostre parti tra quelle presenti nella colonna sonora, che meriterebbe però senz’altro di essere riscoperta.

TAARNA Come abbiamo avuto modo di precisare in precedenza, Taarna fu ideata per sostituire Arzach: come il personaggio di Mœbius, anche lei appartiene ad una stirpe guerriera, vive in un mondo fantastico, non pronuncia una sola parola e ha per destriero una specie di mostro alato. Taarna, l’ultima discendente della sua stirpe, avrebbe dovuto difendere la città che aveva invocato il suo aiuto. Si assiste ad una lunga scena sulla sua iniziazione, che comincia con un bagno in una sacra piscina, nella quale si getta totalmente nuda, cosicché poi il film indugia sulla sua vestizione, approfittando per soffermarsi sulle sue generose forme. Essendo ormai tardi per difendere, visto che in città erano stati tutti sterminati dagli invasori, Taarna potrà soltanto partire per vendicare, affrontando tutti i suoi avversari con l’aiuto del suo ippodonte e ingaggiando anche la battaglia finale contro il Loc-Nar, per la salvezza dell’Universo intero.

In quest’episodio, il più lungo del film, la colonna sonora gioca uno dei suoi pezzi da novanta con The Mob Rules dei Black Sabbath, pubblicato (in una differente versione) anche nel loro album del 1981, che seguiva il loro splendido capolavoro Heaven and Hell dell’anno prima. Ovviamente in line-up in quel periodo oltre a Iommi e Butler c’erano Ronnie J. Dio alla voce e alla batteria Vinny Appice era subentrato a Ward. Ad ogni modo, si tratta di uno dei brani sicuramente più rappresentativi dei quella formazione e molto piacevole da ascoltare. Ce li vediamo in un video più recente, nel periodo in cui erano tornati come Heaven and Hell e, ovviamente, l’occasione ci è gradita per ricordare ancora una volta il grande Ronnie:



Nello stesso episodio troviamo poi anche due brani dei Devo, la cui presenza appare per la verità alquanto inspiegabile, visto che si tratta di un gruppo dedito ad un pop-punk molto commerciale. Certo, è pur vero che la band godeva di una certa fama per la sua irriverenza ed originalità e a quell’epoca aveva anche una certa influenza su molte band. In effetti, Working in the coal mine è un brano molto particolare ed interessante, mentre Through being cool, di fatto, non verrà poi inserita nella compilation relativa alla colonna sonora.

Si chiude così un film che (per quanto oggi possa apparire forse anche un po’ superato, visto che le tecniche odierne non sono neanche paragonabili a quelle di allora e che ormai gli attuali cartoni riescono ad essere graffianti e senza peli sulla lingua) ha segnato un’autentica svolta per il suo approccio artistico a 360° e per la sua capacità di essere trasgressivo, onirico e immaginifico. Verrà poi realizzato un sequel, Heavy metal 2000, con un‘unica storia non legata però ad alcuna del precedente. Un film per la verità non molto riuscito, che comunque non sarà in grado di competere minimamente con la genialità del primo. Va, infine, ricordato che Heavy Metal segnerà, già nell’immediato, un forte impulso al fantasy: poco dopo, non a caso, fioccheranno serie animate (ad esempio Blackstar o gli stessi Masters of the Universe), film d’animazione (tra cui citiamo il bellissimo Fire and Ice del 1983) o anche con attori in carne ed ossa (tra cui Willow, ad esempio); solo Heavy Metal, tuttavia, riuscì ad essere qualcosa di più di un semplice film d’animazione e questo è un merito non da poco, che ce ne fa ricordare ancora oggi l’importanza.

Chiudiamo, quasi doverosamente, con un video relativo a Heavy Metal di Sammy Hagar, associata ad immagini tratte dall’episodio di Taarna (con l’avvertenza che si tratta di un accostamento realizzato dall’autore del video, visto che questa canzone non era associata a quell’episodio):




Mickey
Domenica 27 Febbraio 2011, 22.41.33
5
Figata (in tutti i sensi lol) di film,per essere del è fatto straordinariamente bene
raven
Domenica 27 Febbraio 2011, 19.06.22
4
Che ci crediate o no ho l'album dei Devo dal quale è tratto il pezzo menzionato nell'articolo. Interessante nel suo genere, ma effettivamente fuori luogo qui.
zoso82
Domenica 27 Febbraio 2011, 16.08.55
3
cult degli anni'80 in asooluto! ma ancora di più la rivista da cui provengono capolavori composti da artisti assoluti, primo fra tutti moebius: autore dell'immenso garage ermetico, uno dei fumetti più bello di tutti i tempi (ho anche la fortuna di avere la versione originale di mio padre). a proposito, lo sapevate che moebius è un grande fun dei blue oyster cult? non a caso. comunque grandi voi di metallized che tirate fuori dal cilindor ottimi articoli.
hm is the law
Domenica 27 Febbraio 2011, 12.21.13
2
Lo vidi al cinema quando uscì e rimasi molto colpito; davvero un'ottima rscoperta.
Michele
Domenica 27 Febbraio 2011, 12.14.40
1
Mio zio se non sbaglio ha la colonna sonora in vinile.
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