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SYMPHONY X + NEVERMORE + PSYCHOTIC WALTZ + MERCENARY - Viper Club, Firenze, 05/03/2011
08/03/2011 (4133 letture)
PREMESSA: DI AMARI E ALTRE DISAVVENTURE
Questo report non s’aveva da fare, ormai è chiaro. Avete presente la pubblicità di quel famoso amaro nella quale un simpatico frescone ci annuncia di essersi presentato tutto bello, vestito a festa, puntuale al minuto, sbagliando però il giorno? Ecco: è con sommo gaudio che in questo caso il frescone pare proprio essere il Vostro recensore che, convintissimo che il 5 marzo cadesse di venerdì, si è organizzato la vita per essere puntuale alle cinque all’apertura delle porte del Viper Theatre. Sbagliando giorno. Dato che la sorte è ria, succede così che oggi, Sabato 5 marzo 2011, il sottoscritto sia riuscito ad arrivare in tale locazione solo alle 18.30 perdendo l’intero concerto di apertura dei Thaurorod. Doverose scuse a tutti e passiamo così ai danesi Mercenary.

MERCENARY
Non starò a raccontarvi la rava e la fava: non li conoscevo minimamente e scopro ora che esistono dal 1991 ed hanno già pubblicato cinque album, mentre il sesto Metalmorphosis è fresco di uscita. I ragazzi si rivelano in realtà molto simpatici e il cantante/bassista René Pedersen si lancia spesso in una fitta conversazione col pubblico, ringraziando più volte i presenti ed incitandoli. Il loro death melodico piuttosto complesso, venato di power e persino thrash, non fa una grande presa, però va benissimo per scaldare gli animi dei presenti che applaudono la band a più riprese, rivelando una piccola ma rumorosa colonia di fans. Ottima la prova del solista Martin Buus, molto melodico e veloce e del chitarrista ritmico, unico membro originario superstite Jakob Molbjerg. Dall’ultimo Metalmorphosis vengono presentate l’opener Through The Eyes of The Devil e la stoppatissima In a River of Madness, lunga e articolata, che evidenziano una radicale virata stilistica verso il metalcore da parte della band. D'altra parte il titolo Metalmorphosis sembra confermare ed annunciare proprio questa precisa intenzione. Le canzoni presentano quindi tutti gli stilemi tipici del genere, riletti attraverso la sensibilità della formazione, ed evidenziano la voce pulita di Pedersen, tutto sommato bella e piacevole, forse anche più del growl scarico usato normalmente dal cantante. Il gruppo non è male ma se dopo quasi vent’anni di carriera si trovano ancora ad aprire i concerti di altre band, forse sarebbe giusto chiedersi se il treno del successo è passato definitivamente e quanto questa svolta possa aiutarli. Comunque, buona prova, tecnicamente pregevole ed ottimo inizio di concerto. Bravi Mercenary.

PSYCHOTIC WALTZ
Grandiosi. Assistere ad un concerto degli Psychotic Waltz nel 2011 è una specie di sogno, un evento che ha del magico. Sembrerebbe quasi incredibile, non ci fosse la concretezza di Brian McAlpin di fronte a me, che armeggia alla chitarra per eliminare un fastidioso feedback durante il sound check. Sono incredibili l’energia e il carisma che traspaiono da quest’uomo. Il più defilato Dan Rock tiene tutto d’occhio: è la sua band, al ritorno dopo 15 anni dalla pubblicazione dell’ultimo album Bleeding.
Esistono band per le quali è tutto facile. Esistono altre band che lottano e ce la fanno. Esistono band che non hanno abbastanza talento o abbastanza fortuna per farcela. Poi ci sono le band che di talento ne hanno fin troppo e fanno di tutto per complicarsi la vita fino all’inverosimile. Ecco: gli Psychotic Waltz sono una di queste. Ci si aspetterebbe, dopo tutto questo tempo, che la band scegliesse un concerto e un repertorio quanto meno di impatto, stordente, entusiasmante. Invece, no. Troppo facile. Il gruppo ci chiede uno sforzo ulteriore e costruisce una scaletta in crescendo che prevede i brani più atmosferici ed ostici in apertura, per poi aumentare progressivamente di intensità e potenza, fino al devastante finale. Una scelta che solo pochi gruppi di pazzi, completamente convinti della propria musica farebbero. Ancora meno ne uscirebbero vincitori. Loro sì. Vincono. Alla grande. Un concerto da urlo, che ha il solo difetto di finire troppo presto, di troncarsi sul più bello, quando tutta la tensione accumulata cominciava a sfogarsi ed a trovare la giusta sublimazione. Il concerto si apre quindi con Ashes, stupenda e ammaliante, con un Devon Graves (al secolo Buddy Lackey, leader anche degli ottimi Deadsoul Tribe) già fantastico, assolutamente carismatico nella sua semplicità. La sua voce sembra in realtà molto migliorata col tempo e la dizione perfetta con cui presenta la band è assolutamente ipnotica. Segue un’imprevedibile Haze One con il duo Rock/McAlpin assolutamente strabiliante: questi due musicisti interagiscono come fossero un unico corpo, completandosi a vicenda come raramente si vede fare, con uno stile unico. E’ la volta di Into The Overflow e ancora il gruppo ci chiede di attendere, di farci trasportare in una dimensione altra, di pazientare e sognare. Qualche problema ai livelli della chitarra di Dan Rock non sempre intellegibile e alla voce di Graves non riescono a guastare l’atmosfera creata dalla band. Devon finalmente annuncia che il gruppo sta per rilasciare un nuovo album e da Morbid in poi il concerto comincia a cambiare di dinamica. Halo of Thorns e Nothing ricordano a tutti perché gli Psychotic Waltz sono di una classe superiore, rimarcandone ancora una volta l’alterità rispetto a qualunque altra prog metal band. Chiude la devastante I of The Storm lasciando come una sensazione di fame ancora insoddisfatta. Il pubblico reagisce al mutare delle atmosfere, dapprima quasi spaventato e incerto sul giudizio per una band che evidentemente in molti non conoscono; una diffidenza che cala mentre il concerto procede e si trasforma infine in piena vittoria per il gruppo che chiude in mezzo agli applausi sentiti di tutti. A presto ragazzi. Per ora resta un sogno tramutato in realtà: rivediamoci ad un auspicabile tour da headliner, a completamento del ritorno discografico.

SETLIST
1. Ashes
2. Haze One
3. Into The Overflow
4. Morbid
5. Halo of Thorns
6. Nothing
7. I of The Storm


NEVERMORE
Cambio palco velocissimo ed estremamente professionale (un applauso ai ragazzi del Viper), ed ecco che il pubblico comincia a rumoreggiare furiosamente per il gruppo che, evidentemente, tutti stanno aspettando. Il locale è strapieno in ogni ordine e grado e la temperatura è a livelli estivi. Il nome Nevermore risuona ovunque e quando le luci cadono, il Viper esplode come un’entità viva. Parte a razzo Inside Four Walls e la band è sul palco: Warrel Dane appare smagrito e in formissima, con tanto di cappello militare, mentre Jeff Loomis, al solito, si accartoccia sulla sua chitarra disegnando le tipiche ragnatele sulla tastiera. Il suono è ottimo, potente, senza pietà. Questa sarà almeno l’ottava volta che vedo il gruppo di Seattle e so cosa aspettarmi ma è davvero fantastico il coinvolgimento della gente. Evidente che i Nevermore hanno ormai vinto la loro sfida con la Storia ed anche se gli ultimi lavori in studio denotano più di qualche segno di stanchezza, parlano attraverso più generazioni, con una penetrazione da grande band. Sono gli estratti da The Obsidian Conspiracy a tenere banco e il pubblico sembra gradire molto, urlando il noto Rise! Rise! di Your Poison Throne e tutti i ritornelli a squarciagola. Dane a dire il vero ridacchia un po’ troppo scompostamente tra pezzo e pezzo e fa sorgere il dubbio di non essere proprio lucidissimo. Comunque canta e canta bene, senza sbavature e senza cali di voce, facendosi il palco avanti e indietro e scherzando con la security (molto zelante a dire il vero… Fin troppo!!), mentre invita il pubblico a fare casino ed a divertirsi, d’altra parte siamo ad un fottuto concerto metal!! Ma certo Warrel, ci mancherebbe. E allora, vai di Born con tanto di pogo furioso. Il resto lo vedete scritto sotto e penso non ci sia da segnalare altro, se non l’ottima versione di This Godless Endeavor e la sempre trascinante The River Dragon Has Come. Strepitosa, al solito, la prestazione di Van Williams, un musicista veramente sopra la media, che incorre in un problema tecnico al pedale proprio prima della chiusura, costringendo Warrel scambiare due chiacchiere in più con la folla. Ottimo anche Loomis, pulitissimo e micidiale come da tradizione. Molto simpatico e bravo il ritmico Attola Voros che se la ride per tutto il tempo. Infine, un paio di parole meritate per la nuova entrata Dagna Barrera al basso: brava e carina. Davvero. Gran bel sorriso, che viene donato lungo tutto il concerto, l’aria divertita di chi vive un’esperienza inaspettata ed entusiasmante. Gli occhi puntati di tutti addosso, ma la ragazza non si scompone: non credo abbia suonato altro che la corda del Mi per tutto il concerto, dando sempre l’impressione di sapere cosa sta facendo, ma questo non dipende da lei evidentemente. Per presenza scenica e capacità tecniche, caro Jim, non ci sei mancato. Dane ci fa sapere che l’operazione di Sheppard è andata a buon fine e lui sta benissimo. Bella notizia, ci stava tutta. Chiude Enemies of Reality con una partecipazione canora ancora una volta straordinaria. Grande concerto, grande band. Il neo sta forse nella scaletta troppo centrata sull’ultimo disco, che esclude completamente i lavori precedenti a Dead Heart In a Dead World, ma insomma, per il momento prendiamo quel che viene. Non ce altro da aggiungere, sperando che ci facciano un bel discone e lascino perdere troppi progetti che minano l’evoluzione artistica della band.

SETLIST
1. Inside Four Walls
2. Moonrise (Through Mirrors of Death)
3. The Termination Proclamation
4. Your Poison Throne
5. Born
6. The Heart Collector
7. The River Dragon Has Come
8. Emptiness Unobstructed
9. This Godless Endeavor
10. Enemies of Reality


SYMPHONY X
Sapete cosa vi dico? Secondo me il tour con i Nevermore e la responsabilità di chiudere le serate, stanno facendo un gran bene ai Symphony X. A parte l’ormai imbarazzante stazza di Michael Romeo e Russell Allen, il gruppo statunitense stasera ci regala una prestazione strepitosa, con un tiro da far spavento a tante power/thrash band. Non sto scherzando ragazzi e non è un eufemismo. Hanno sverniciato le pareti e poi tirato giù i muri. Lo ammetto senza pudori: non ero un fan dei Symphony X. Affatto. Ma stasera mi hanno dimostrato che mi sbagliavo, e di brutto. Non fraintendetemi: non è la loro tecnica ad avermi impressionato. Quella la conoscevo già e non aveva fatto la differenza finora, come non l’ha fatta oggi. Non sono gli intrecci chitarra/tastiera da manuale del bravo pipparolo progmetallaro. Non è neanche la bellissima voce di Allen (oddio, quella un pochino sì, diciamo la verità). No, ad averla vinta sono state la qualità assoluta delle composizioni, il tiro pauroso della band e il fatto che abbiano aggredito il palco come belve affamate, conquistando dopo trenta secondi un intero pubblico che fino a cinque minuti prima aveva portato i Nevermore in trionfo. Ci vuole un grandissimo gruppo per fare qualcosa del genere: non è da tutti, credetemi. La scaletta proposta è evidentemente scelta proprio a questo scopo e privilegia brani dall’impatto devastante ed, in particolare, l’ultimo Paradise Lost, sacrificando del tutto il classico Twilight In Olympus. Brani come Domination, Serpent’s Kiss ed Inferno (Unleash The Fire) vengono letteralmente scagliati sul pubblico e non c’è veramente salvezza per nessuno. Allen è un demonio scatenato e nonostante la pinguedine ormai inarrestabile si conferma frontman fantastico, energico, carismatico, simpatico. Dotato di una voce strepitosa -nella sola Smoke And Mirrors si lascia un po’ andare-, mantiene sempre sotto controllo la situazione col piglio del fuoriclasse, che ogni tanto si concede la giocata di mestiere ma sprizza talento da ogni poro. Nel corso della serata vengono presentate anche due nuove composizioni che andranno ad arricchire l’annunciato Iconoclast: si tratta di End of Innocence e Dehumanize. Entrambe molto ritmate presentano però una evoluzione differente: mentre la prima è tutto sommato riconducibile al sound della band, la seconda si regge su un riffone spesso come una traversina di metallo, che rimanda direttamente alla tradizione power/thrash. Momento di gloria per il trascurato Pinella nell’introduzione della splendida Paradise Lost, ma subito Allen torna protagonista facendo cantare il pubblico a più riprese. Simpatico siparietto verso la fine quando il cantante chiede che ore sono, rivelando che da lì a poco (allo scattare della mezzanotte), sarà il compleanno di Michael Romeo: il pubblico non se lo fa ripetere ed intona un sentito Happy Birthday al chitarrista. Ma ancora una volta è Allen ad essere su di giri: esce dal palco e ritorna con una bottiglia (iniziata, a dire il vero) di Jack Daniel’s invitando il chitarrista a scolarsela e poi bevendone generosamente egli stesso. Ma la serata non finisce qui, perché appena risaliti sul palco è la volta di Dagna Barrera, con tanto di cappello da strega, che torna sul palco con un misterioso cocktail per il chitarrista, il quale è costretto a berlo alla goccia. Un gesto che scatena l’invidia di Allen il quale, ripreso il whisky, fa bere ancora il povero Romeo che, evidentemente al limite, fa segno al cantante di darsi una calmata!!! Parte Sea of Lies e alla fine i saluti sembrano scontati ma… Evidentemente colpiti dalla grandissima risposta, i Symphony X decidono di regalare un ulteriore brano –che non ho riconosciuto, chiedo venia ancora una volta- al pubblico italiano, finendo in tripudio una serata memorabile.

SETLIST
1. Of Sins And Shadows
2. Domination
3. Serpent’s Kiss
4. End of Innocence
5. Paradise Lost
6. Inferno (Unleash The Fire)
7. Smoke And Mirrors
8. Dehumanize
9. Set The World On Fire (The Lie of Lies)

--- Encore ---

10. Sea of Lies
11. Unknown


CHIUSURA: IL POTERE DELLA MUSICA
Pubblico fantastico stasera, lo dico con entusiasmo. Il Viper era strapieno di una folla eterogenea e multicolore, intergenerazionale, che ha accolto le band con un calore che non riscontravo da tempo. Poco da dire, serate come questa lasciano solo sensazioni piacevoli ed appagamento, restituendo energie positive quando più ce n’è bisogno. Certo 38€ non sono pochi, ma il valore delle band in scaletta oggi non si discute, come non si discute che lo spettacolo sia stato di livello superiore. Eventi del genere ci vorrebbero decisamente più spesso. Grazie a tutti i presenti ed alle band per aver dato il proprio meglio.



Vittorio
Mercoledì 9 Marzo 2011, 14.43.44
8
Ok salutamelo!
Lizard
Mercoledì 9 Marzo 2011, 13.22.04
7
Ma certo
Vittorio
Mercoledì 9 Marzo 2011, 11.56.54
6
Splendido concerto anche a Milano!!! PS: Lizard, ma sei parente di Orso?
Drummer Furio
Mercoledì 9 Marzo 2011, 11.04.41
5
Ero in prima fila proprio sotto Loomis prima e Romeo poi...che dire un conceeto devastante e meraviglioso, il poter vedere due delle kmie band preferite in assoluto in un unico concerto l'ha reso ancora più magico. La prestazione delle band è stata incredibile ed il calore del pubblico gli ha dato quella giusta dose di carica in più per rendere il tutto memorabile. Spero che questo tour verrà ripetuto in futuro. Non esagero a definirlo uno dei più bei concerti ai quali abbia mai assistito. Grandi.
metal4ever
Martedì 8 Marzo 2011, 16.24.46
4
Cazzo che concertone dev'essere stato!!!!! i SX li devo vedere!!!
war
Martedì 8 Marzo 2011, 14.27.52
3
secondo setlist.fm l'ultimo brano in scaletta all'encore è Eve of Seduction...
Khaine
Martedì 8 Marzo 2011, 14.04.02
2
Io rule? No no, tu rule, fidati!
Lizard
Martedì 8 Marzo 2011, 13.56.48
1
Visto che, al solito, ho scritto poco, aggiungo una postilla: grazie a Khaine per aver selezionato e caricato le foto a tempo di record!!! You Rule!!!
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