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HYBRID CIRCLE - # 7 - Gioco di Squadra
18/03/2011 (1595 letture)
GIOCO DI SQUADRA
Avevamo raggiunto un obbiettivo mai nemmeno immaginato. La prima cosa fatta fu spostare tutta la nostra attrezzatura all’interno di “The Hole”, ormai divenuto il centro operativo della “Resistenza”. Questo fu il nome della nostra unione nel combattere CyberVAC, e anche i Saggi, infine, ci appoggiarono.

Non festeggiammo subito il nostro successo perché fummo subito impegnati nell’organizzazione delle varie squadre e dei loro relativi compiti. Per prima cosa rafforzammo la sorveglianza agli ingressi della Tana, CyberVAC avrebbe sicuramente fatto cominciare delle ricognizioni a causa dello smarrimento di un liberatore. Per le missioni esterne costituimmo varie squadre formate da personale abbastanza giovane che sarebbero state scortate, singolarmente, dal liberatore appena convertito. Così facendo la percentuale di successo delle missioni sarebbe aumentata notevolmente. L’obbiettivo principale di queste uscite in superficie era quello di riuscire a reperire quanto più materiale possibile per la costruzione di armi e difese. Naturalmente i partecipanti delle missioni non avevano l’esperienza necessaria per riconoscere il materiale utile, per questo Derek “istruì” il droide al fine di fargli selezionare il materiale raccolto. Essendo una macchina, potevamo fidarci ciecamente della sua memoria. Infatti, già dai primi giorni, il materiale recuperato era sufficiente per cominciare la costruzione di un discreto numero di armi. Il nostro obbiettivo era di raggiungere almeno tre armi per ogni abitante della Tana. Le squadre lavorarono per mesi con un ritmo incessante, e la stanchezza di questi uomini cominciava a farsi notare. Chiaramente non era una buona cosa prendersi gioco della sorte. Nonostante le squadre erano protette dal droide i rischi rimasero una costante, decidemmo quindi che al nostro liberatore serviva una squadra di suoi simili.
L’idea di catturare altri robot con lo stesso metodo del precedente ci sembrò abbastanza rischiosa, non che la prima volta non lo fosse stata, però allora potemmo iniziare a godere di certi benefici. Pensammo che anche in questa situazione il droide avrebbe potuto aiutarci, questa volta in modo fondamentale, e Derek ebbe un’dea geniale.

«Pivello, sei sicuro che possa funzionare?»
«Allora Harvey, vedila così. Possiamo fare come sto dicendo io, oppure tornare lassù e catturare i liberatori uno alla volta, con tutti i rischi annessi. Per una volta cerca di vedere obbiettivamente la situazione. Se il mio metodo non dovesse funzionare perderemmo questo liberatore e saremmo comunque costretti ad usare il vecchio metodo. Quindi provare non ci costa nulla, a meno che tu non ti sia affezionato a questo rottame!»
«Dai Harvey, Derek non ha proposto un’idea così assurda. Si può provare, no?»

Harvey si sedette esausto e assunse un’espressione di resa dicendo

«E va bene! Però spiegamelo di nuovo, e questa volta sii più chiaro!»
«Allora, caro Harvey, provo a dirtela così. Facciamo finta che io abbia il raffreddore e venga a starnutire vicino a te. Cosa succederebbe?»
«Ti beccheresti un bel calcio, pivello!»
«E perché mi daresti un calcio, vecchio?»
«Perché faresti ammalare anche me!»
«Bravo! Ci sei, ora immagina “Hybrid Circle” come il raffreddore del nostro liberatore, chiaro?»
«Quindi, il nostro liberatore si dovrebbe avvicinare agli altri liberatori, e starnutire?»
«Diciamo di si. Ma il suo modo di starnutire sarà diverso dal nostro, ma efficace ai fini dell’infezione come uno nostro»
Guardai Harvey e capii che ormai aveva accettato la proposta di Derek e gli dissi
«Comunque quando vorrai prendere un liberatore a fucilate solo per sfogarti ti accompagneremo di certo. Però adesso abbiamo bisogno di molti liberatori e come ben sai il tempo è sicuramente a nostro sfavore, visto che CyberVAC starà sicuramente architettando qualcosa»
Una delle cose molto positive era lo spirito di tutta la gente della Tana che comunque nella maggior parte dei casi era ignara dei problemi che nascevamo continuamente, ed uno di questi fu proprio la realizzazione delle armi perché la costruzione manuale effettuata dallo xelyano era troppo lenta ed imprecisa e questo non faceva altro che confermare la necessità di altri droidi. Io e Derek ci concentrammo unicamente alla progettazione del programma di trasmissione ribattezzato da Harvey “Programma raffreddore”. Questo programma avrebbe trasmesso, tramite il sistema di comunicazione del nostro liberatore, “Hybrid Circle”, quindi i liberatori in “ricezione” sarebbero stati contagiati e convertiti dal virus di Isaac. Il nostro liberatore ci informò che per comunicare con CyberVAC non avevano limiti di distanze, ma per comunicare tra di loro dovevano essere nel raggio di dieci chilometri circa.

Il liberatore ci spiegò tutte le componenti che riguardavano il suo apparato di comunicazione, e fu veramente un’esperienza unica. Il droide smontò dal suo petto la centralina di comunicazione, la aprì e cominciò ad elencarci e spiegarci tutte le sue parti. Posso affermare con certezza che la gran parte della realizzazione del “Programma raffreddore” fu opera del droide, noi ci limitammo solamente a convertire in codice macchina le sue istruzioni.
Ci fu un momento in cui il liberatore, ai nostri occhi, diventò quasi un maestro ed iniziammo a chiamarlo “Primo” in onore della sua posizione come robot nella Resistenza.
Una volta terminata la lavorazione sul sistema di comunicazione di Primo eravamo pronti a rilasciarlo in superficie ed eravamo sicuri del successo di questo metodo, anche se non avevamo avuto la possibilità di testarlo. Primo ci aveva garantito la riuscita del nostro piano, e mentre si stava rimontando la centralina di comunicazione restammo soli dentro “The Hole”.

«Primo, aspetta un attimo, ho un presente per te da parte della Resistenza»
«Di cosa si tratta, padrone?»
«Smettila di chiamarmi padrone, io ti considero uno di noi. Chiamami semplicemente Lex. Comunque io e Derek, mentre eri fuori con la squadra di turno, pensavamo a quanto tu ci abbia aiutato e a quanto tu ti sia ambientato con noi, così ti abbiamo fatto una t-shirt da indossare»
«Grazie, Lex»
«Non ti illudere, non è nulla di speciale, però noi ci siamo sentiti quasi in dovere di differenziarti dai tuoi simili, quindi fai sparire la mimetica sul busto ed indossa questa»
Primo osservò la t-shirt e prima di indossarla disse
«Credo di comprendere il suo significato, e credo anche di comprendere il valore che ha per voi»
«Quindi hai capito cosa ci ha spinto a farlo?»
«Si, Lex. Eravate in tre, ma ora siamo in quattro»

Gli diedi una pacca sulla spalla e mi resi conto che lo stavo trattando come un essere xelyano. Non avrei mai pensato di riuscire a provare un sentimento così intenso nei confronti di un robot. Prima di allora non li consideravo semplicemente nemici, ma anche un mucchio di ferro e fili. Ripetei nuovamente la pacca sulla sua spalla di metallo e come se fosse un amico gli dissi

«Sbrigati che voglio vedere come ti sta!»

Primo indossò la maglietta goffamente, chissà, forse era più vecchio di me, ma quella fu senz’altro la prima volta che indossò veramente qualcosa. In quel preciso istante ebbi la visione completa della Resistenza, mi trovai solo in una stanza con di fronte un robot che ormai consideravo uno xelyano, ma soprattutto che portava il simbolo della resistenza stampato sulla sua t-shirt.

«Lex, ho indossato correttamente la t-shirt?»
«Si, e non puoi immaginare quanto ti doni il logo “HC” sul petto. Ora sei ufficialmente pronto a divulgare “Hybrid Circle”»
«Grazie, Lex»
Derek irruppe nella stanza, sembrava essere arrivato con passo molto veloce, era molto concentrato e perso nei suoi pensieri con un’aria molto scoraggiata. Mi guardò senza parlare, ma io capii il problema.

«La produzione di armi non va avanti, giusto?»
«Proprio così, più ci ammazziamo di lavoro e più le cose ci riescono male»
«Manda tutti a riposo, Derek. Primo è pronto per diffondere il virus»
Derek non si accorse subito della presenza di Primo, ed appena voltò lo sguardo notò la t-shirt e per un attimo un sorriso solcò il suo volto.

«Padrone, anche lei trova che mi stia bene come sostiene Lex?»

Derek iniziò a farfugliare una risposta, si bloccò dopo pochi istanti e mi guardò, e mi disse

«Ho sentito bene?»
«Cosa, Derek?»
«Ti ha chiamato per nome?»
«Si, sono stato io a chiederglielo. Primo lavora con noi, noi abbiamo dei nomi e certamente converrai con me che il nostro nome non è “Padrone”, anche perché quando siamo di spalle e lui chiama uno di noi ci giriamo tutti e tre, di solito»
«Non mi convince molto la tua risposta, starai mica cominciando a considerarlo come un essere xelyano?»
«Secondo me ti ha fatto male frequentare così assiduamente Harvey, ti stai inacidendo come lui ed hai quarant’anni in meno.
«Invece, secondo me, a te ha fatto male stare troppo tempo insieme a questo robot. Ma non preoccuparti delle mie reazioni, pensa e preoccupati un po’ di più delle reazioni di Harvey quando saprà che il robot è un tuo “amico” »
«Comunque il robot ha un nome, glielo abbiamo dato insieme, ricordi?»
«Si si, continua a cambiare discorso»
Ma nel bel mezzo della discussione Primo si avvicinò a noi, una sorta di istinto, se così posso definirlo, lo chiamò in causa dicendo

«Padrone, credo che il motivo della vostra discussione sia stato il mio comportamento, eseguivo solo un ordine datomi da Lex. Tornando a comportarmi come prima, vi farà smettere di discutere?»

Non diedi a Derek il tempo di rispondere e dissi

«Non se ne parla proprio! Con me ti comporti così come ti ho detto. Voglio che mi chiami per nome, sei uno di noi! So che non lo sei al cento per cento per questioni biologiche, ma io ti considero ugualmente tale!»

A degenerare completamente la situazione ci pensò l’entrata di Harvey che da fuori aveva sentito tutto.
Si avvicinò diretto verso di me e mi punto l’indice a pochi centimetri dal viso dicendo

«Questa volta, pivello, hai davvero superato il limite! Ma come ti viene in mente di “fraternizzare” con un assassino? Se non fosse per lui e per quelli come lui, mio figlio sarebbe ancora vivo!»

Harvey si girò di scatto e si avviò verso l’uscita della stanza con un passo deciso, ma non potei trattenere la risposta a quella sua affermazione

«CyberVAC ha ucciso tuo figlio! Primo è solo una ex-pedina di quell’invenzione maledetta! Ficcatelo bene in testa vecchio!»

Harvey fece finta di non sentire la mia provocazione, continuò per la sua strada ed uscì dalla stanza. Questo mi ferì molto perché avrei voluto discute con lui. La sua reazione fu molto più dolorosa di qualsiasi altro litigio.
Derek dimenticò per un attimo tutta la situazione che si era creata e come uno xelyano caduto dalle nuvole mi disse

«Quale figlio?»
«Ricordi l’ologramma? Era suo figlio, ed uno dei liberatori glielo ha ammazzato. L’unica cosa che Harvey non capisce è che noi ora stiamo facendo la storia ed i liberatori non saranno più tutti della stessa razza. Comunque la bella notizia del giorno è che Primo è pronto, quindi concentriamoci su questo ed “andiamo” a convertire i primi liberatori»
«Ok, ma spiegami bene, com’è successo?»
«Un giorno, se Harvey avrà voglia, te lo spiegherà. Io non posso. Ora possiamo concentrarci, per favore, sulla prossima mossa della Resistenza?» «Quale Resistenza? Non vedi che stiamo solo discutendo? Non è stato certo bello il modo in cui vi siete appena salutati»
«Cazzo, vogliamo mandare Primo in superficie? Hai perso di vista l’obbiettivo per caso? Non abbiamo tempo per i battibecchi tra di noi!»
«Lex, devi darti una calmata. È vero che non abbiamo tempo, però l’unione è importante! E forse chi sta perdendo di vista l’obbiettivo sei proprio tu. Questo è un gioco di squadra, non dimenticarlo, è nato come tale e così deve rimanere, quindi ora vai da Harvey e sistema questa dannata situazione, altrimenti ti ritroverai da solo e a quel punto la Resistenza è fottuta. Comunque io vado a far riposare le squadre. Rifletti su quello che ti ho detto»

Rimasi ancora una volta da solo con Primo, mi sedetti, lo guardai e con aria afflitta gli dissi

«Lascia perdere, Primo. Non puoi capire»
«Lo so, e se posso permettermi la tua razza è molto complicata perché io possa capirla»
«Vedi, noi non siamo complicati. Noi siamo solo gestiti da due forze che sono la ragione ed il sentimento, ed il sentimento a volte prevale sulla ragione e ci fa assumere questi atteggiamenti. Anzi, se vuoi proprio saperlo, anche volendolo spiegare non ci riuscirei, il sentimento non si può spiegare»
«Quindi siete in un continuo conflitto?»
«Non proprio, molte volte ragione e sentimento coincidono e creano una forza inimmaginabile. Comunque mi scuso per loro se ti hanno offeso, sono sicuro che il loro comportamento in questa occasione era gestito totalmente dal sentimento»
«Lex, non preoccuparti. Sai benissimo che io ho solo la logica, l’offesa per me è inconcepibile»
«E sei fortunato, fidati, altrimenti ti saresti incazzato di brutto»

Dissi a Primo di lasciarmi solo. Avevo bisogno di riflettere, stavo perdendo la cognizione degli eventi, avevo appena discusso vivacemente con due miei amici e collaboratori per difendere una macchina. Pensai che quando spiegai a Primo la differenza tra ragione e sentimento lo feci anche per ricordarlo a me stesso. Derek aveva ragione, dovevo chiarire le cose con Harvey, da solo non avrei mai potuto continuare questa missione, Primo era senz’altro un grande collaboratore, ma avevo più bisogno di Harvey e Derek. Decisi così di uscire da “The Hole” e di andare a cercare Harvey. Dopo aver fatto un giro nella Tana provai ad andare in quella che era la casa di Harvey, ma trovai solo una porta sradicata e un rifugio vuoto. Intanto fuori calava la notte, tornai a “The Hole” e chiesi a Primo di seguirmi senza fare domande, avevo capito dove avrei trovato Harvey.
Mentre camminavamo verso l’uscita principale della Tana dissi a Primo

«Devi scortarmi, dobbiamo andare alla Città vecchia a recuperare un amico che molto probabilmente è in pericolo»

Mi misi a “cavallo” di Primo ed in poco tempo arrivammo alla Città vecchia, ma non sapevo dove si trovasse di preciso la tomba di Thomas così chiesi a Primo di localizzare Harvey. Dopo pochi istanti Primo mi condusse da lui. Vidi Harvey da lontano, era seduto vicino ad un grande albero che aveva scolpito su tronco il nome di suo figlio. Mi avvicinai lentamente e quando mi trovai a pochi metri da lui senza voltarsi mi disse

«Hai portato anche il droide?»
«Si, sei in pericolo qui. Sai benissimo che non conosciamo le potenzialità effettive di CyberVAC, per quanto ne sappiamo potremmo ritrovarci con un esercito di liberatori di fronte tra pochi istanti. Torna con noi, per favore»
«Tu nemmeno hai idea di quante volte sia venuto qui da solo, e non ho di certo bisogno di voi oggi»
«Per favore, adesso non si scherza più. La situazione è diventata molto più critica, non è più come prima e tra l’altro sei anche venuto senza nemmeno un VWC. Volevi suicidarti?»
«Che ne sai che sono senza VWC?»
«Me lo ha detto Primo, non li ha rilevati durante il percorso»
«Comunque, così come siete venuti, potete andare via»
«Harvey, non costringermi a prenderti con la forza»
«Puoi anche provarci, pivello»

Mi aveva irritato la sua testardaggine, sapeva benissimo di essere in pericolo, ma il suo orgoglio gli impediva persino di salvare se stesso. Mi avvicinai e gli poggiai la mano sulla spalla, ma appena lo feci Harvey si voltò di scatto e mi diede un pugno. Fu la prima volta che ne ricevetti uno vero e devo ammettere che il vecchio aveva un buon destro. Caddi all’indietro, mi portai le mani al volto e vidi il sangue uscire dal mio naso. In quel momento poco importava la nostra differenza di età. Mi rialzai e restituii la cortesia sul suo ventre, e mentre ci azzuffavamo, Primo, in men che non si dica, ci divise e ci tenne a debita distanza. Harvey blaterò diverse frasi senza senso. Fare a pugni fu un evento che forse nemmeno lui immaginava. Ma ad un tratto Primo ci lasciò immediatamente ed iniziò a camminare verso il buio del parco. Noi trovammo inspiegabile il suo comportamento e lo seguimmo, ovviamente con lo sguardo rimandammo ad un secondo momento la nostra discussione fisica. Dopo pochi metri Primo girò la testa verso di noi e disse

«Restate indietro. Come direste voi, vado a starnutire»

L’affermazione di Primo ci prese alla sprovvista per due motivi fondamentali: il primo fu quello che definì la trasmissione del virus così come Derek l’aveva spiegata ad Harvey, il secondo che non eravamo soli in quel parco. Ci fermammo li dove ci disse Primo, e non mi vergogno ad ammettere che morimmo di paura perché non sapevamo quanti liberatori ci fossero. Dopo alcuni minuti vedemmo Primo tornare indietro con al suo seguito un altro liberatore. Si avvicinarono ed io nella diffidenza chiesi a Primo

«Che cosa è successo?»
«È tutto ok, Lex, Non vi farà del male, lui ora è come me»

Harvey si avvicinò a me, mi poggiò la mano sulla spalla e con un ghigno ironico disse

«Ecco, adesso è arrivato anche Secondo»
«Harvey, ti sembra questo il momento di fare ironia?»
«Sai che c’è? Questo evento mi ha messo di buon umore, torniamo da Derek a fargli vedere la nostra nuova conquista!»
«Ah, adesso è nostra? Sei un vecchio furbo»
«Comunque la nostra discussione non è ancora finita, la rimandiamo a dopo che ci siamo ripresi quello che è nostro»
«Questo volevo farti capire, restiamo uniti e continuiamo sulla stessa strada»
«Comunque ti affezioni troppo»
«Non mi sono affezionato, ma Primo è uno di noi, questo lo devi ammettere. Senza di lui ora saremmo già concime»
«Sai cosa ti dico Lex? Ora più che mai voglio veder friggere quella dannata macchina»

Nonostante le discussioni il piano aveva funzionato. Potevamo dare il via alla conquista massiva dei liberatori.

Intanto tornammo a casa.



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