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NARGAROTH - Le folli guerre della mente
23/03/2011 (3756 letture)
In occasione dell’ormai prossima uscita di Spectral Vision of Mental Warfare (aprile 2011), abbiamo fatto due chiacchiere con Ash che, ombra creatrice del progetto Nargaroth, non ha mancato di condividere con noi il tormentato flusso dei suoi pensieri.

Blackout: Innanzitutto benvenuto su Metallized.it e grazie per il tempo dedicatoci. L’evoluzione musicale del percorso “senza compromessi” tracciato dai Nargaroth è prossimo alla pubblicazione di un nuovo full-lenght. Come stai vivendo le ultime fasi di questo lavoro e cosa dobbiamo aspettarci da Spectral Vision of Mental Warfare?
Ash: Quest’album parla delle difficili ed a volte cruente battaglie emotive, gli sforzi Faustiani e l’antagonismo mentale di lotte contraddittorie della natura umana all’incrocio con la follia, quando, come un cancro arrugginito, la consapevolezza delle eterne spirali di fallimenti nel raggiungere un destino migliore, la qual cosa noi abbiamo ritenuto di dover ottenere in tempi difficili, si alimenta nei labirinti della nostra anima. In particolare, le canzoni affrontano il tema dei tentativi disperati di avvicinarsi alle nostre intime verità ed alle contraddizioni e descrivono i meandri mentali che offuscano le capacità introspettive di ricercare le cause della nostra genesi. Queste cose si incarnano in perpetui dubbi, rassegnazione stagnante, depressione e comportamenti auto-mutilanti, ed il loro ghigno sdegnato fa capolino nei nostri sogni anche in tempi sereni, e, alla stregua di fantasmi del passato, ci tormentano nei labirinti delle nostre anime, dove alcuni di noi restano intrappolati in eterno. Ho concepito questo album e tutte le canzoni che vi sono incluse con spirito di fedeltà verso i valori e gli ideali del Black Metal, insieme con il desiderio di onorarne le tradizioni alle quali mi sento devoto da ormai quindici anni! Onorare il suo retaggio, commemorarlo e ricordarlo agli altri è il mio intento musicale. Le parti di sintetizzatore sono state suonate a mano e non sono state generate, come si è soliti fare oggi, attraverso programmi computerizzati che danno vita a tutti quei mondi sonori privi di anima. Suoni sintetici come quelli presenti su quest’album sono stati, fin dal principio, elementi strutturali del Black Metal al servizio dell’aspetto sacrale e trascendentale. Come antipodi di un certo orientamento triviale delle chitarre, essi – non soltanto nell’accezione mistico-spirituale di una realtà assoluta – completano il quadro sonoro che rende il Black Metal unico tra i vari generi musicali.

Blackout: Le innovazioni riscontrabili sia dal punto di vista tematico che musicale nel precedente Jahreszeiten sono state da più parti accolte in maniera a dir poco controversa. Prevedi una simile rottura anche per questo settimo album e, se sì, quanto la divisione di pubblico e critica risulta per te stimolante da un punto di vista artistico?
Ash: Come sempre molti lo adoreranno, per altri sarà la peggiore stronzata. Sarà come sempre per ogni uscita dei Nargaroth. Esattamente così.

Blackout: Quanto e come sono cambiati i Nargaroth nel corso del tempo e quanto e come Ash è cambiato in relazione all’originario progetto Nargaroth?
Ash: E’ ancora il modo che ho per comunicare con me stesso. Che non è mai mutato. Ma, ovviamente, le tematiche dei testi sono cambiate. Non parlo più di riflessioni adolescenziali. Ho fatto molta strada negli ultimi ventun anni. Durante il mio corso per diventare psicoanalista, ho affrontato cinque anni di psicoanalisi che hanno cambiato il mio approccio verso me stesso e l’arte, completamente. Non ho mai percepito e composto Black Metal con tanta onesta intensità come ora.

Blackout: Sappiamo che è imminente la ripubblicazione in un unico cd dei due EP Rasluka Part I (2004) e Rasluka Part II (2002). In che modo la figura di R.S., particolarmente legata proprio a queste due release, ha ispirato l’essenza profonda del tuo cammino musicale?
Ash: La serie Rasluka presenta il tentativo di interpretare una delle esperienze più difficili della mia vita, nello specifico, la perdita dell’unica persona che, fino ad oggi, io abbia potuto definire amica. Può e sarà solo un tentativo, così come percepito al momento di scrivere queste parole; il materiale tradotto in musica ancora non ha assunto la sua forma definitiva ed io non mi aspetto alcun sollievo spirituale per colui che è deceduto, perché le mie esperienze con lui non possono essere messe in relazione con alcun lavoro dei Nargaroth pubblicato fino ad ora. Inoltre, la serie contiene considerazioni fatte dal mio punto di vista circa la vita e la morte di uno degli ultimi veri ribelli, uno che ha ricoperto un ruolo fondamentale per la mia gioventù e per quello che sono diventato oggi, senza aver mai perso la minima intensità. Rasluka è la morfologia fonetica dell’espressione russa “strade che si separano”. Il materiale pubblicato sotto questo nome dovrebbe, a ben vedere, essere inteso in questo senso. Non appena ricevetti il messaggio della sua morte, la sera del 9 settembre 1995, conseguentemente ad un accesso di dolore, “rimodellai”, per così dire, il posto in cui vivevo, ma non potevo sospettare quanto a lungo questo evento mi avrebbe influenzato. Cominciai a reprimere l’accaduto e cercai di dimenticare, tuttavia, direttamente dall’oscuro impero della repressione, giunse una sostanza in grado, in maniera estremamente manipolativa, di influenzare il mio spirito al punto tale da farmi ammettere che la mia inadeguatezza sociale e di coesistenza sia da attribuirsi direttamente ad una mancanza di energie nata in una mite sera di settembre. Poche ore prima della tragedia, R.S. venne da me per chiedermi se poteva lasciare a casa mia alcuni componenti del suo HiFi, in quanto un ufficiale giudiziario stava per fargli visita e lui non si sentiva pronto a sbarazzarsene. Andatosene, fui preso dalla curiosità di sapere quali componenti giacessero in cantina, ma non mi andava, a sua insaputa, di violare la proprietà che mi aveva affidato. Tempo dopo –deve essere stato qualche settimana dopo il suo suicidio –Charoon era con me e stavamo parlando dell’accaduto, così come facciamo spesso. Mi ricordai, a quel punto, dei pacchi che erano ancora in casa mia. Decidemmo quindi di portarli su e di aprirli, ma, persino risalendo dalla cantina, sentivo che c’era qualcosa di sbagliato. Infatti, mentre Charoon riusciva a portare il suo scatolone con una sola mano, il peso del mio continuava a darmi dei problemi. Una volta aperti, trovammo in un pacco alcune t-shirt e felpe di R. e nell’altro la sua intera collezione musicale, dai CD alle cassette e ai videotape. Non posso ricordare quanto questo momento e la successiva realizzazione di esso mi abbia distrutto. Ancora oggi mi domando se mai avessi potuto prevenire questa tragedia semplicemente ignorando il mio pudore ed aprendo gli scatoloni il giorno stesso che R. me li portò.

Blackout: Richiamando alla memoria lo spirito sotteso tanto al demo Fuck off Nowadays Black Metal (2000) quanto all’album Black Metal Ist Krieg (2001), cosa pensi di poter dichiarare rispetto all’attuale stato della scena? Intravedi band, il cui messaggio musicale, non di rado sospeso tra tradizione e innovazione, è da ritenersi ancora in linea con i principi ispiratori del genere?
AshAsh: Ho risposto a questa domanda troppe volte negli ultimi dodici anni, perciò una riproposizione della mia risposta non aggiungerebbe nulla di nuovo. La mia visione negativa sullo sviluppo virtuale e degenerato che ha avuto la scena è conosciuta in tutto il mondo.

Blackout: Quali sono le sensazioni che maggiormente hanno scavato dentro di te un segno indelebile in quegli anni che furono cruciali per la storia del black?
Ash: La mia esperienza in Vietnam, mentre trascorrevo del tempo da solo nella giungla vietnamita, vicino al confine col Laos. Io, infatti, ho trascorso molto tempo nella giungla nei pressi del vecchio sentiero di Ho Chi Minh, vicino al confine col Laos. Andavo in esplorazione durante il giorno, facendomi strada col machete. E di notte davo la caccia a rane ed iguana per mangiare ed asciugavo al fuoco la mia uniforme da combattimento dell’esercito americano, mentre mi riposavo su un’amaca, ascoltando i suoni della giungla. È stato il periodo migliore della mia vita. Finalmente ero giunto dove per tanti anni avevo sognato di essere. Me ne stavo sdraiato di notte nella mia amaca ed ammiravo le stelle in cielo attraverso le aperture della tettoia. Di fatto, quel tempo trascorso nella giungla ha cambiato qualcosa in me. Ho lasciato parte dei miei demoni “sotto la corteccia di antichi alberi” e la volontà di combattere e resistere agli ostacoli della vita è tornata in me.

Blackout: Al di là di un discorso prettamente legato al black, quali altri generi focalizzano maggiormente la tua attenzione?
Ash: Il vecchio Country.

Blackout: Spaziando con la mente e pensando soprattutto ad altre forme artistiche, da cosa trai principalmente ispirazione in fase di songwriting?
Ash: Niente, solo il mio desiderio di creare. Non ci sono altre influenze musicali (almeno, nessuna di cui io mi accorga).

Blackout: Qual è la tua visione della guerra e quanto questa ha influito sulla musica dei Nargaroth?
Ash: Ho prestato servizio nell’esercito. Sono molto legato al destino dei miei soldati e sono un membro dell’associazione tedesca per la cura e la salvaguardia dei memoriali di guerra. Che cosa penso della guerra? Che è facile scrivere a riguardo se non l’hai mai vissuta. Non prendo mai seriamente i fan del Black che ne scrivono, e che non hanno mai prestato servizio nell’esercito. Amico, non hai prestato servizio, non meriti alcun onore! Ricevo un sacco di responsi positivi dai soldati in tutto il mondo per la mia attività nell’onorare i caduti ed i militari in servizio. Anche voi italiani avete sofferto per le Morti in questa guerra! Mantengo anche dei contatti con loro e, pure in questo caso, vedo che i soldati hanno bisogno di sapere che la loro nazione li supporti, così come le loro famiglie necessitano di elaborare la sofferenza per andare avanti; apprezzo i sacrifici di coloro i quali, nell’adempimento dei loro doveri, hanno dato la vita. Il destino di questi ultimi dovrebbe toccarci nel profondo, noi che siamo la loro nazione!

Blackout: Nel 2009 la Germania ha celebrato il ventennale della caduta del muro di Berlino. Tralasciando le questioni politiche, quali sono i tuoi ricordi legati a quegli anni e quanto ritieni che quest’evento sia stato significativo da un punto di vista sociale e, perché no, musicale?
Ash: Ho perso la mia “Patria” quel giorno.

Blackout: È prossima la data dei Nargaroth in Italia –16/04/2011, Blogos Club, Casalecchio di Reno (BO)– Cosa fondamentalmente ti aspetti da una performance live e quanto è importante per te il rapporto con il pubblico?
Ash: Il pubblico italiano, in Europa, è il più speciale per me. A nessun altro concerto in giro per l’Europa, riesco ad incontrare così tanti vecchi amici e compagni. Resto sempre meravigliato dal fatto che, quando lancio un’occhiata fra il pubblico, vedo tutta una serie di persone che conosco da tantissimo tempo. A parte questo, l’Italia è il mio paese preferito in Europa ed a Sorrento fanno la migliore Pizza del mondo.

Blackout: L’interrogatorio si chiude qui, ma, prima di lasciarti andare, concedici un’ultima vezzosa curiosità. Tanto umanamente quanto musicalmente, dov’è che oggi Ash sceglie di vivere: nel sogno (o incubo, se preferisci), nella realtà o al confine tra entrambi?
Ash: Hmm… direi al confine fra le due cose. Forse non tutti condividono le mie opinioni, le mie idee e il mio punto di vista sul Black Metal. E, per questa ragione, alcune persone sembrano scegliere di stare dalla cosiddetta parte del “nemico”. Ma tutti professiamo lo stesso culto, la stessa follia, la stessa pazzia –il Black Metal. E questo ci rende, in maniera inequivocabile, fratelli, nel bene e nel male.



zakyzar
Sabato 23 Gennaio 2016, 17.52.32
9
non e' un clown e' un bravissimo musicista a volte geniale nel comporre ,e' uno che ha capito come si fa black il suo punto debole e ' la sua vita extramusicale criticabile daltronde come vikernes ,mayhem e molti altri in poche parole qsto e' il BLACK
raabjorn91
Lunedì 22 Agosto 2011, 23.47.41
8
Mi è piaciuta l'intervista! Certo che Ash compone un Black Metal diverso rispetto agli altri gruppi...molto introspettivo...molti lo considerani un pagliaccio..per me invece è parecchio profondo!!!
Uno qualsiasi
Mercoledì 30 Marzo 2011, 14.26.53
7
Bella intervista! @Bloody Karma: Si vocifera che nell'episodio che hai citato tu Ash sia stato morso da uno scorpione, e che siano solo visioni. Mi sa tanto che ciò che successe non lo sapremo mai. @Corpse: vero eheheheheh
Corpse
Sabato 26 Marzo 2011, 13.33.44
6
Fa tanto il duro ma è un orsetto coccolone. Un orsetto coccolone davvero brutto D:
il leccese
Sabato 26 Marzo 2011, 12.38.19
5
ma per la prima domanda non gli bastava rispondere "siamo molto emozionati e stanchi"?
Blackster
Giovedì 24 Marzo 2011, 16.39.13
4
A me è stato utile nell'avvicinarmi al black con il suo inno "black metal ist krieg" (inno, non canzone), poi dopo aver ascoltato altre sue opere ho potuto constatare quanto fosse scarso e l'ho felicemente accantonato, diciamo che è stato utile a livello di formazione.
Davide
Giovedì 24 Marzo 2011, 10.24.44
3
Maquant'è pagliaccio sto tizio?Poi musicalmente ha fatto solo un album di valore cioè Geliebte des Regens, il resto è pura merda...
Alex Ve
Giovedì 24 Marzo 2011, 9.49.22
2
Simone: complimenti per le domande che hai fatto, hai reso questa intervista molto più interessante di tante altre. Bravo!
Bloody Karma
Giovedì 24 Marzo 2011, 9.20.48
1
rispetto per il musicista, ma come personaggio mi è sempre sembra (e continua tuttora) ad essere un clown...la storia che viveva nella giungla a caccia di rane mi mancava...pacchiano...
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