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HYBRID CIRCLE - # 8 - Il PIano Di CyberVac
02/04/2011 (1711 letture)
IL PIANO DI CYBERVAC
Tornammo con due liberatori ed il giorno dopo tornammo con quattro, poi sedici e così via. Nel giro di pochi giorni contavamo più di duecento unità. Gran parte della manodopera xelyana venne sostituita dalle macchine ed Harvey aveva preso la strana abitudine di andare a disegnare una H e una C sul petto di ogni droide che catturavamo. Lui diceva che serviva a distinguerli dai nemici, anche se secondo me bastava vedere chi ci sparava e chi no. Mettendo le macchine al posto dello xelyano cominciammo ad avere la possibilità di produrre un numero maggiore di armi e di poterci permettere il lusso di cominciare a disporre dei primi “mezzi corazzati” della Resistenza. Lo spazio nella Tana cominciò a diventare poco e così, gradualmente, tornammo in superficie e ci spostammo verso la Città vecchia. Potemmo cominciare a vivere in superficie con sicurezza grazie alle ronde di sorveglianza effettuate dai droidi, anzi, quando avveniva qualche attacco ne eravamo molto felici perché significava avere più droidi, infatti i nostri droidi riuscivano ad infettare tutti i liberatori che entravano nel raggio di dieci chilometri dalla Città e, paradossalmente, ogni attacco di CyberVAC ingrandiva il nostro esercito. Gli attacchi avvenivano molto di frequente, anche due volte al giorno, ma la tranquillità era padrona perché il nostro livello tecnologico aumentava sempre di più. Avevamo dei VWC ricognitori che ci avvisavano di tutti i pericoli e persino dei localizzatori, quindi ogni attacco, sia da terra che dal cielo era facilmente prevedibile. La nostra Città vecchia si era iniziata oramai a riempire di droidi e di nuove costruzioni nel quale veniva fabbricato tutto il necessario per la popolazione, qualcuno, ironicamente, la ribattezzò la “Città d’acciaio”. Finalmente Harvey potè andare a trovare suo figlio in tranquillità, e decise anche di donargli una vera tomba. Lo vidi più sereno, così decisi di riprendere il nostro chiarimento.

«Harvey, noi dobbiamo ancora finire quella discussione»

E lui mostrandomi i pugni scherzosamente rispose

«Vuoi assaggiare di nuovo i miei anelli?»
«No, veramente vorrei proseguire in modo pacifico, anche perché ho ancora le cicatrici dei tuoi anelli!»
«Senti Lex, tu tratti come un essere xelyano una macchina che ha ucciso mio figlio, questo lo capisci?»
«Primo non ha ucciso tuo figlio. Probabilmente il liberatore che ha ucciso tuo figlio è stato sostituito già da qualche altro liberatore. Tu non dovresti odiare i liberatori, ma chi ha in mano le sue corde, loro sono solo delle marionette. Adesso siamo noi la mano che li muove e se li impieghiamo per fare del bene loro fanno del bene, altrimenti no. È come una pistola, ne più e ne meno»
«Si, però tu non fraternizzi con una pistola!»
«Questo è vero, magari sto esagerando, però Primo mi sembra diverso dagli altri»
«Lex, è solo la tua mente che lo rende diverso dagli altri. Quel droide è solo un calcolatore»
«Ma grazie a quel droide tu hai la possibilità di fare visita a tuo figlio in tranquillità»
«Non grazie al droide, ma grazie a te. Quella volta ho esagerato, ma questo non significa che quel droide mi stia simpatico»
«Non ti chiedo di provare simpatia per Primo, ma solo di accettarlo nella Rivoluzione»
«Io l’ho accettato, questo non ancora lo capisci. Però le mie convinzioni nei suoi confronti non possono cambiare così facilmente. Ho passato una vita ad odiare queste macchine, non puoi pensare che io cambi il mio punto di vista da un giorno all’altro. Fatti bastare questo»
«Ok, lo capisco, però cerca di fidarti almeno di me»
«Non ho mai smesso di fidarmi di te. E non dire a nessuno che io mi fido di qualcuno, altrimenti perdo la mia reputazione di acido!»
«Mi fa piacere che tu sia sempre il solito vecchio rimbambito, direi che la nostra questione è chiarita, no?»
«Non hai nient’altro da fare? Vai a lavoro!»
«Comunque, se proprio lo vuoi sapere, una reputazione non l’hai ma avuta!»
«Taci, pivello!»
Fu così che io ed Harvey sistemammo le cose.
Da un giorno all’altro la situazione cambiò, gli attacchi cessarono.
«Harvey, le cose si stanno mettendo male, penso che CyberVAC stia tramando qualcosa. È impossibile che si sia arreso, ma l’unica cosa che non riesco a capire è cosa stia architettando»
«Facile, si è accorto che gli abbiamo sottratto molti droidi, tu che proponi Lex?»
«Io ho uno strano presentimento, proporrei di trasferire la popolazione nella Tana, chiama anche Derek e Primo»

Harvey, senza esitare, andò di corsa a cercarli. Mentre aspettavo il loro ritorno mi misi ad osservare il paesaggio, erano mesi ormai che eravamo riusciti a riprenderci un piccolo fazzoletto di superficie, ma quel panorama riusciva a stregarmi ogni volta. Nell’osservare pensai a come avremmo reagito tutti ad un eventuale ritorno nel sottosuolo, nessuno l’avrebbe accettato dopo aver assaporato la vita in superficie, a quel punto l’obbiettivo di tutti era la riconquista della nostra terra, eravamo pronti a pagare il più caro dei prezzi, la vita, e nessuno si sarebbe mai tirato indietro. Uno dei problemi che in quel momento mi tormentava era comunicare alla popolazione che, anche se momentaneamente, sarebbero dovuti tornare nel sottosuolo. Come capo della Resistenza mi sentii in dovere di applicare questa misura di sicurezza, così feci radunare tutti nella piazza della Città d’acciaio. Arrivarono tutti di corsa perché, ovviamente, diedi la massima priorità alla comunicazione che avrei effettuato, e non mi stupii nel vedere facce tese e preoccupate. Harvey mi raggiunse sul palco e mi disse in disparte di provare ad essere il più rassicurante possibile. Questa sua preoccupazione mi prese alla sprovvista, da un tipo come lui, che mira sempre alla concretezza delle cose, questa sensibilità fu inaspettata, immaginavo che fosse in collera con la popolazione che non l’aveva mai preso seriamente. Scese dal palco ed io, dopo aver fatto un grande respiro, iniziai il mio discorso.

«Popolo della Resistenza, molto è stato fatto in questo ultimo periodo e come vi avevamo promesso abbiamo riconquistato una piccola parte della superficie. In questi ultimi giorni, avrete tutti notato l’anomala assenza di attacchi da parte di CyberVAC, noi riteniamo che questa sia una tattica del nemico. Supponiamo che si stia organizzando per fronteggiarci in maniera diversa da come abbia fatto fino ad ora. Probabilmente ha compreso che la tattica da lui usata è inconcludente, quindi, in misura del tutto precauzionale, vi chiedo di tornare temporaneamente nella Tana, perché ne come e ne quando CyberVAC attaccherà. Siamo certi di avere abbastanza risorse per fronteggiarlo, infatti resteremo solo in pochi umani a gestire il nostro esercito di droidi, vi chiedo questo per evitare una qualsiasi possibile perdita accidentali di qualcuno di voi. Questo è quanto, grazie. Non preoccupatevi perché noi siamo la Resistenza e non ci arrenderemo di fronte a nulla. Combatteremo fino al nostro ultimo respiro, quindi, così come accaduto nella Tana, vi chiedo di fidarvi ancora una volta di me. Vi restituirò la superficie in modo definitivo! Una squadra di droidi vi scorterà fino alla Tana e resterà con voi per proteggervi. A presto»

Nessuno replicò al mio discorso, così tornai nella mia stanza, ma dalla finestra vidi che la gente iniziò a mormorare, e pochi minuti dopo Derek entrò.
«Lex, il popolo intero ha deciso di mandare nella Tana solo donne e bambini. Gli altri sono andati tutti alle fabbriche di armi ed hanno chiesto ad Harvey di insegnargli tutto quello che sa sul loro utilizzo»
«Non va bene, cazzo! Potremmo morire tutti e nella Tana resterebbero solo persone indifese! Cosa ne sappiamo di quello che ci aspetta? Per quello che ne so anche i droidi potrebbero non essere sufficienti»
«Non c’è stato verso di fargli cambiare idea, ci ho provato in tutti i modi e quando sono andati da Harvey ci ha provato anche lui, e fidati, lo ha fatto in tutti i modi in cui è capace di comunicare, ma loro ci hanno risposto che non è solo la nostra guerra, ma la guerra di tutti»
«Davvero nemmeno Harvey ci è riuscito?»
«Credimi, gli mancava solo di sparare per mandarli via!»
«A questo punto non possiamo ignorare la loro volontà. Armateli come si deve, spiegategli tutto e dite loro di tenersi pronti. L’adunanza organizzativa è tra due ore in piazza»
«Ho un’ultima cosa, Lex. Primo mi ha chiesto di darti questa valigia, non so cosa contenga, so solo che pesa tantissimo!»
«Grazie, Derek. Ora raggiungi gli altri e prepara l’adunanza»

Derek uscì dalla stanza ed io rimasi da solo. Poggiai la valigia sul tavolo e l’aprii immediatamente. Quello che vidi era più di un semplice equipaggiamento da battaglia, Primo aveva pensato a tutto, mi aveva costruito delle armi ed una vera e propria armatura, c’era persino un foglio di istruzioni per indossarla. Iniziai ad estrarre tutti i componenti e li sistemai sul tavolo. Sotto ad essi, nella valigia, c’erano due fulminatori di dimensioni diverse, bombe EMP , un paio di anfibi, una pettorina in titanio, guanti in pelle, pantaloni, ma soprattutto, una maglia identica alla sua. Avevo ragione nel dire ad Harvey che Primo era diverso. Non sapevo che i robot potessero avere un senso di riconoscenza, comunque la vista di tutte quelle cose mi rese fiero e sconcertato allo stesso tempo. Decisi di andare a cercare Primo, per ringraziarlo, ma soprattutto per porgli nuove domande alle quali non riuscivo a dare risposta.
Andai verso la fabbrica delle armi e lo trovai insieme ad Harvey mentre davano istruzioni agli uomini della Resistenza.

«Scusa Harvey, ho bisogno di Primo. Posso rubartelo per un po’?»
«Ma si, portatelo via. Ormai il più è fatto, anzi, il più l’ho ha fatto lui. Avrò detto si e no dieci parole in due ore, e per far zittire me ce ne vuole!» «Come va l’addestramento sommario?»
«Bene, a parte Primo che mi precede in tutto»
«Se non l’hai allontanato significa che spiegava bene, no?»
«Ha imparato da me! Anzi, ti dirò, inizia anche a parlare come me»
«Spero che il tuo sia umorismo. Non riuscirei a sopportare due Harvey in questa vita!»
«Primo, vieni con me»

Ci allontanammo dalla fabbrica e ci dirigemmo nel mio appartamento, ed appena varcata la porta, Primo disse

«Non preoccuparti Lex, non sto diventando come Harvey»
«Io non ti ho dato l’ordine di parlare»
«Lo so, però so anche che con te posso farlo»
«Primo, dimmi una cosa. Perché mi hai fatto dare quella valigia?»
«Semplicemente perché volevo farlo»
«Forse, a causa della seconda legge, sentivi il dovere di farlo!?»
«No, volevo semplicemente farlo. Per obbedire alla seconda legge mi basta proteggerti durante la battaglia. Tu ora non sei in pericolo»
«Quindi tu mi stai dicendo che hai voluto farlo? È stata una tua decisione? Perché l’hai fatto?»
«Per riconoscenza»
«Riconoscenza? La riconoscenza non è un calcolo matematico, è un sentimento xelyano!»
«So che ti sembrerà strano, ma credo di provarlo»
«Ma come fai ad affermare una cosa del genere? Ti ho già spiegato che i sentimenti non sono semplici e non possono finire in un’equazione, non vorrei che tu abbia frainteso quello che ti ho detto»
«Assolutamente no, è da un po’ di tempo che volevo parlartene»
«Cosa!? Riesci ad avere anche dei dubbi!?»
«Non ti arrabbiare, so che avrei dovuto dirtelo prima»
«Aspetta Primo, devo sedermi un attimo»

Primo aveva qualcosa che non andava e se in quel momento ci fosse stato Harvey ad ascoltare, e così pensai a cosa avrebbe potuto dire, ed in quel preciso momento sentii la voce di Harvey uscire dalla bocca di Primo.

«Allontanati pivello, ci penso io a fulminarlo!»

Poi tornando a parlare con la sua voce metallica, continuò

«Ecco, questo avrebbe detto Harvey»
«Qua le cose non vanno affatto bene! Scusa, spiegami come hai fatto a sapere quello che pensavo!?»
«Vedi, questa è la seconda parte del problema, Lex. Io, quando mi concentro, riesco a sentire quello che pensate»

Qualcosa mi trattenne dallo scappare via terrorizzato. Questo episodio aveva senz’altro superato qualsiasi tipo di aspettativa nei confronti della capacità dei robot, così pensai che forse le nostre conoscenze nei confronti dei liberatori erano molto limitate, allora chiesi subito a Primo

«Anche gli altri liberatori sono in grado di fare questo?»
«Assolutamente no, ne i liberatori ne i nostri droidi»
«E allora tu come fai a riuscirci?»
«Non lo so di preciso»
«Ti è accaduto qualcosa di strano ultimamente?»
«Beh, Lex. Converrai con me che mi sono accadute molte cose strane»
«Adesso anche l’ironia ti esce, tra l’altro simile a quella di Harvey. Sto impazzendo di sicuro»
«Aspetta, impazzisci più tardi. Credo che mi sia tornato in mente un episodio che non ti raccontai. Mentre ero alla fabbrica un fucile mi colpì per errore, ma non era completamente carico, quindi la scarica non causò nessuno spegnimento e nessun danno, persino la mia scansione delle funzioni non diede nessun esito negativo. Però è da allora che ho iniziato a notare dei cambiamenti»
«Credi che questo possa pregiudicare la tua capacità di giudizio? Questo cambiamento rischia di sopraffare le tue leggi?»
«Non preoccuparti. Semplicemente riesco a capivi di più»
«Molto di più, direi. Comunque non dire niente a nessuno fino a quando non riusciremo a capirci qualcosa. Ora parliamo di cose serie»
«CyberVAC?»
«Se già sai quello che voglio chiederti, parla e basta»
«Scusa, tenterò di non usare questa mia capacità, quindi preferisco tu mi faccia le domande»
«Ah, preferisci pure. Scusa, ricapitoliamo i tuoi progressi. Hai la volontà, il senso di riconoscimento, l’ironia, il dubbio e anche le preferenze, senza dimenticare il fatto che scorrazzi liberamente nella mente xelyana!»
«Procedi con le domande. Abbiamo una guerra da vincere»
«Ok. Riusciresti a comunicare con CyberVAC?»
«Si, ma le leggi me lo vietano. Rivelerei la nostra posizione e vi metterei in pericolo. Devi sapere che nella comunicazione la geoposizione è inclusa e non si può modificare»
«Tanto CyberVAC già sa dove ci troviamo»
«E’ vero, non ci stavo pensando»
«Non sei un robot. Comunque, secondo te CyberVAC che cosa ha in mente?»
«So come ragiona CyberVAC, in questo momento starà sicuramente allestendo un nuovo esercito immune al nostro raffreddore»
«Cosa consigli di fare?»
«Cominciare a produrre altri droidi, visto che non potremmo più convertirli, conosco anche il posto adatto, ma bisogna conquistarlo. Non molto lontano da qui c’è il posto dove sono nato io. Comunque ti consiglierei di muoverci prima che arrivi un nuovo attacco»
«Quanto tempo credi che abbiamo ancora a disposizione?»

Ma ad un tratto la nostra conversazione venne interrotta.

_________________________ NOTE _________________________
(1) Bombe EMP: bombe ad impulsi elettromagnetici.



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