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DAVID BOWIE - A New Carrier In A New Town
10/04/2011 (4622 letture)
Berlino ha la straordinaria capacità di farti concentrare solo sulle cose veramente importanti… tutto il resto non conta (David Bowie)

ZIGGY STARDUST DEVE MORIRE
Ich bin ein berliner. John F. Kennedy pronunciò questa farse, passata ormai alla storia, durante il discorso che tenne a Rudolph Wilde Platz, di fronte al Rathaus Schöneberg, il 26 giugno 1963. L’occasione gli fu offerta dalla visita ufficiale alla città di Berlino Ovest.
Io sono un Berlinese. Anche David Bowie pensò la stessa cosa, quando, nel 1977, dopo aver deciso di abbandonare definitivamente Los Angeles, ed il marciume che tutti gli sfarzi della città celava, approfondò nella decadente capitale della Repubblica Federale Tedesca.
L’ex Ziggy Stardust, l’ex Halloween Jack intendeva lasciarsi alle spalle una crisi in cocaina e magia nera l’avevano trascinato in una spirale di totale dissoluzione, inasprita da tempestosi rapporti con i manager e dalla fine del suo matrimonio con Angie Bowie.
L’artista era in quegli anni lo spettro di sé stesso, una silouhette più che un uomo, data l’eccessiva magrezza e il vampiresco pallore che andavano ad alimentare il suo perenne stato di insoddisfazione nei confronti di qualunque progetto intraprendesse.
La visita, in quel periodo, da parte di alcuni amici (tra cui John Lennon ed Elton John) non gli giovò affatto. I due riportarono in un secondo momento di essere stati estremamente preoccupati per lui e per la sua stessa vita.
Eppure, qualcosa di incredibile Bowie riuscì a farla comunque: l’uscita dell’ottimo Station To Station è infatti appartenente a quel periodo. Il disco ha una caratura che molti critici hanno definito rivoluzionaria; in esso l’artista inglese è riuscito a fondere sonorità rhythm and blues che aveva imparato a conoscere e successivamente ad amare ai suoni algidi e meccanici della kosmische musik di bands teutoniche come Kraftwerk, Neu! e del funambolico tastierista Klaus Schulze. Nella title track si possono effettivamente sentire parole rivelatrici: il cannone europeo è qui. Station To Station si prefigurò come il disco anticipatore della svolta artistica e personale a cui Bowie aspirava da tempo.
La morte di Ziggy Stardust e la nascita del Thin White Duke segnarono visivamente, scenograficamente e concettualmente questa evoluzione. Gli abiti scintillanti, ancora così glam rock lasciarono il posto a un completo nero, correlato di gilet e camicia bianca, che incorniciava la figura sottile, contraddistinta, ora, da capelli rosso chiaro pettinanti all’indietro (ricordo della sua carismatica interpretazione di Thomas Newton, protagonista de The Man Who Fell On Earth di Nicholas Roeg).

A NEW CARRIER IN A NEW TOWN
Nella metà degli anni Settanta David Bowie iniziò, a tutti gli effetti, la sua (a) new carrier in a new town, trasferendosi a Berlino.
La città aveva tutto ciò di cui il multiforme artista inglese aveva bisogno: un’atmsofera decadente e assai lontana dai fasti californiani unita ad una scena musicale senza uguali nel resto del mondo, sancita dalle sperimentazioni elettroniche dei Kraftwerk e dalla innovazione dei già citati Neu!.
Inoltre Bowie si dichiarò profondamente affascinato dal cinema espressionista e dalla nuova pittura tedesca, tanto da trarne spunto per le copertine di Low e di quella di The Idiot dell’amico Iggy Pop, defezionario dalla band The Stooges, che lo accompagnò non solo nell’esperienza berlinese, ma anche in una peregrinazione in giro per l’Europa, in particolare nell’ex U.R.S.S..
L’incontro con il geniale Brian Eno si pose come un ulteriore, imprescindibile tassello per comprendere il percorso di Bowie all’interno del periodo berlinese che la critica concorda nel definire “trilogia berlinese”, costituita dagli album Low, Heroes e Lodger. Sebbene registrati quasi contemporaneamente (1976-1977) gli album Low e Heroes sono per alcuni versi assai differenti.
La scelta del luogo dove registrare riccade innanzitutto sui rinomati studi Hansa by the Wall di Berlino. L’ensemble che qui si raccolse si rivelerà uno tra i più ispirati; accanto a Bowie, impegnato nelle linee vocali, nelle tastiere, nelle chitarre, nel sassofono e anche nel koto, comparvero infatti Brian Eno (reduce dalla pubblicazione dell’album sperimentale di Another Green World), Robert Fripp (chitarrista e leader dei King Crimson), Carlos Alomar, chitarrista ritmico già da tempo membro dell'entourage del Duca Bianco; Dennis Davis alle percussioni e George Murray al basso.
Low è un tuffo in un abisso, dove emerge un senso di disperazione e di desolazione, ben racchiuso in canzoni strumentali come Warsawa, Art Decade, Weeping Wall; in brani come Always Crashing In The Same Car, A New Career In A New Town Bowie dà il meglio di sé, offrendosi all’ascoltatore in modo genuino, limpido, lontano da manierismi di sorta.
Al contrario, Heroes è, sin dalle prime fasi di composizione, uno sguardo al futuro con i piedi ben piantati in un contesto d’adozione come quello di Berlino, contornato da visioni, sogni, allucinazioni: elementi, questi, resi ottimamente e persino semanticamente da sonorità ambient, sintetizzatori, vocoder.
Parallele risultano, al contrario, le strutture dei due album: una prima parte, che racchiude i brani cantati, è seguita da un momento strumentale, che dura dunque la restante metà del disco.
Identici gli sforzi tesi all’avanguardia, alla sperimentazione, persino, citando ad esempio Warsawa (Low) o Sense Of Doubt o Neue Köln (Heroes), nel tentativo di ricostruire musicalmente le atmosfere di una città, il cielo opprimente, la decadenza tangibile di centri urbani che si stavano rialzando dalle macerie lasciate da una guerra ancora vicina.
Se la voce di Bowie è tagliente, espressiva, disincantata, altrettanto lo sono le chitarre, supportate da suoni di synth avanguardistici per non dire quasi futuristici.
Fripp dà il meglio di sé nella creazione di riffs lancinanti, che affondano come lame nelle orecchie dell’ascoltatore, miscelati a dovere dalla molteplice esperienza (pop e sperimentale) di Eno.
Alcuni esempi ci vengono forniti fin dalla prima track, Beauty And The Beast, ma è in Joe The Lion che si concretizzano a tutti gli effetti preparando il terreno per l’esplosione di una hit senza tempo, Heroes.
Pare che il titolo sia stato preso in prestito da Bowie dalla canzone Hero dei Neu!, band che egli ammirava particolarmente.
Il contesto in cui si incastona non solo uno dei barni più belli scritti da Bowie, ma in assoluto una delle canzoni rock più amate e (anche più imitate, o almeno considerate fonte d’ispirazione) è Berlino, ed il suo Muro, che ostacola due amanti. Alla donna l’uomo chiede di non scegliere la via della fuga, ma di sopportare lo straziante momento del loro allontamento: possono essere eroi, anche se solo per un giorno.
L'anello di congiunzione con il successivo Lodger (1978) è, a ragione, The Secret Life Of Arabia: nella canzone le sonorità africane presenti fanno presagire l’ennesima svolta che Bowie compirà di lì a poco.
Lodger, capitolo conclusivo della trilogia, rappresenta un saluto elegante, ma affatto distaccato, alla città che lo ha ospitato “e curato”, come sostenuto dallo stesso artista inglese.
Le tracce, a primo impatto meno selezionate e presentate ad uno stadio più grezzo e diretto, spingono sia in direzione di sonorità post punk che new wave (Yassassin, Move On, Red Sails); in esse c’è un concreto nervosismo di fondo, una felice irrequitezza che mostrano un artista finalmente doddisfatti di essere stato capace di uscire da un periodo difficile (la strabiliante Look Back In Anger), ma ancora legato ad atmosfere elettroniche e di sapore squisitamente mitteleuropeo (Fantastic Voyage).
Tre passi. Tre album. Una sola cura, una medesima alienazione: questa è stata Berlino per David Bowie.



altomb
Mercoledì 13 Gennaio 2016, 20.27.51
11
RIP
AdemaFilth
Martedì 12 Aprile 2011, 21.43.06
10
Fondamentale.
Sangre
Lunedì 11 Aprile 2011, 13.23.50
9
@ Raven: e mio grande piacere, aggiungo
Raven
Lunedì 11 Aprile 2011, 13.01.18
8
Assolutamente obbligatorio inserire Bowie nel nostro data base.
Bloody Karma
Lunedì 11 Aprile 2011, 9.36.30
7
sono stato introdotto al culto di Bowie dalla mia compagna, inizialmente molto scettico, ma poi dopo aver ascoltato Space Oddity ne sono rimasto conquistato..."Hunky Dory", "Ziggy", "Low" ed Heroes"...veramente belli...anche nella componente più pop che ho ascoltato ci ho trovato cose interessanti...
Sangre
Lunedì 11 Aprile 2011, 9.21.48
6
La foto di Bowie con Iggy Pop era d'obbligo, Lambruscore Bisognerebbe controllare negli archivi. Comunque concordo con te circa gli Stooges.
LAMBRUSCORE
Lunedì 11 Aprile 2011, 8.10.14
5
beh, visto che avete messo una foto di iggy pop, mi aspetto parliate degli stooges, band VERAMENTE FONDAMENTALE per la musica che tutti noi amiamo, se esiste già un articolo su di loro scusate, non l'ho visto.
Sangre
Domenica 10 Aprile 2011, 21.19.15
4
Grazie Lizard! Cito da Bowie stesso una frase riportata nel libro di Thomas Seabrook: "Ho vissuto ovunque, me ne sono andato da ogni posto"
Lizard
Domenica 10 Aprile 2011, 20.56.39
3
Bellissimo articolo, veramente... Bowie è un eterno insoddisfatto ma per un lasso di tempo breve e ricchissimo, probabilmente aveva davvero trovato una casa.
Sangre
Domenica 10 Aprile 2011, 19.32.50
2
Grazie MV, Bowie è davvero un punto di riferimento per me.
MV
Domenica 10 Aprile 2011, 15.27.09
1
Recensione splendida, hai fatto rivivere un periodo forse ineguagliabile. Bowie è un artista la cui voce ancora oggi riesce a far venire la pelle d'oca.
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DAVID BOWIE
A New Carrier In A New Town
 
 
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