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ROTTEN SOUND + TRAP THEM + GAZA + THE KANDIDATE + HAUST - Init Club, Roma, 09/04/2011
14/04/2011 (2786 letture)
Oggi la parte più estrema del metal è padrona della serata romana, un genere supportato ed ascoltato da una ristrettissima cerchia di ascoltatori e che pertanto non riscuoterà un grande successo, né ora né mai: ebbene sì, sto parlando proprio del grindcore e della sua diramazione più “melodica” definita death/grind. Fortunatamente Roma -in questi mesi- ha dato il meglio di sé portando quelli che sono i maestri attuali del genere, ossia Dying Fetus, Misery Index (nella data con Grave, Arsis, The Last Felony e The Rotted il 14 novembre al Blackout Rock Club) e anche quest’oggi, 9 aprile, il pacchetto che si presenta è uno dei più appetitosi e imponenti -almeno per chi supporta questo tipo di musica come me- di una scena sempre più in via d’espansione. Cursed To Tour 2011, cosi è denominato il tour che comprende gli storici Rotten Sound come headliner (nonostante l'episodio che leggerete più avanti), i simpaticissimi ed estremamente promettenti Trap Them, i micidiali e particolari Gaza, il classico gruppo che c’entra poco ovvero i The Kandidate ed i pietosi Haust, tutto all’Init Club della Capitale. A voi la lettura di questo altalenante evento...

Non poteva capitare un giorno migliore per il Cursed To Tour 2011: proprio oggi ho saltato scuola per via dell’assemblea d’istituto, ergo mi son riposato per bene e preparato al meglio per questa lunga serata. A causa delle restrizioni d’orario imposte dall’Init Club (chiusura dei concerti alle 23.30 per dar spazio alla discoteca techno), l’orario di apertura porte è alle 18.00 quindi mi accingo a prendere l’autobus alle 16.30, così da arrivare in tempo per godermi gli ottimi Haust, che avevo apprezzato molto su disco. Raggiunti i soliti "compagni di viaggio”, puntualissimi siamo già a destinazione con il timbro sulle mani, tanto per farvi capire quanto attendiamo questo concerto. Fuori dalla location vediamo tutti gli acts scherzare e mangiare insieme i piatti cucinati dall’immancabile Davide Celli sui tavolini, già quasi tutti ubriachi: la scena è indimenticabile e la tentazione di farsi una foto con tutti è incredibile ma, giustamente, non abbiamo disturbato. Andiamo a mangiare ad una pizzeria al taglio vicino e si ritorna poco prima che gli opener comincino, giusto il tempo di comprare una maglia dei Trap Them e dei Rotten Sound. Ma ora basta con le ciancie: è il tempo di parlarvi dei cinque concerti cui abbiamo assistito, a partire dagli Haust...

HAUST
Gli Haust sono un gruppo classificato come black metal/hardcore, nato in Norvegia e che ha all’attivo tre dischi: tutto sommato i loro album sono anche piacevoli ed ascoltabili, ma la loro esibizione è tutt’altro che positiva.
Un atteggiamento a dir poco ridicolo da parte del piazzato cantante Vebjørn Guttormsgaard, artefice non solo di una prova indecente ma anche di un guasto tecnico provocato dall’acqua da lui gettata sia sul palco sia sotto il palco, area popolata da circa 10 persone durante il loro concerto, e manifestatosi durante la performance dei Trap Them provocando un cortocircuito. Sembrava di assistere a un teatrino di comiche, con le movenze esagerate del bassista Pål Bredrup, che impattava con cantante che a sua volta lo ringraziava con uno spintone. Alla fine, di tutta questa prova negativa si salva solo il batterista, che nonostante tutto ha fatto il suo sporco lavoro, ma che purtroppo non mi porta a dare una valutazione positiva all'esibizione.

THE KANDIDATE
Nel giro di quindici minuti salgono sul palco i The Kandidate, altra nota dolente della serata. Ammetto di partire prevenuto su di loro, dal momento che musicalmente proprio non mi piacciono ma, come per gli Haust, anche con loro c’è un rovescio della medaglia: parziale, ma c’è. Il gruppo formatosi nel 2009 in Danimarca ha grinta da vendere sul palco, si mostrano subito socievoli e simpatici con svariate imprecazioni e apprezzamenti sull’organo genitale (tutto rigorosamente in italiano) del ‘’gentil sesso’’ provocando ilarità e applausi da parte della folla che man mano aumenta. La prova risulta grintosa, coinvolgente ed apprezzabile nonostante non la loro musica di per se non mi piaccia. Il cantante Jacob Bredahl è veramente in vena, dando vita ad una prova positiva riuscendo a coinvolgere da subito i pochi presenti che apprezzano i loro trenta minuti a disposizione, che scorrono via a colpi di groove. I The Kandidate dunque portano a casa una buona performance ed agli amanti del genere non può far altro che piacere, dato che è un gruppo attivo da circa due anni e che in futuro potrebbe ottenere veramente dei buoni risultati.

GAZA
I Gaza sono indefinibili, un insieme di grindcore, noise, death metal stile Incantation, Portal et similia coeso al punto giusto ed in grado di creare un muro sonoro incomprensibilmente pauroso ed opprimente. I nostri si son formati nel 2004 in America ed hanno all’attivo tre full-lenght, tra i quali devo dire che He is Never Coming Back mi aveva particolarmente appassionato, e non vedevo l’ora di ascoltarli in area concertistica. Ho un solo aggettivo in mente per descrivere ciò che ho potuto ammirare: devastanti! Si parte con Windowless House e si comincia a distruggere il palco: il cantante Mike non si ferma un attimo, spreme la sua dote vocale al limite estremo ed attira gli astanti con le sue movenze sprizzanti odio. Siamo travolti, le ritmiche ci assalgono con una potenza inimmaginabile e iniziamo a fare un headbanging frenetico, ne sentiamo il bisogno. I pensieri esterni sono annichiliti, psicosi e precisione sono le uniche cose che riusciamo a dire e Bishop, pezzo seguente, non fa che confermarlo. The Kicking Legs, il mio pezzo preferito, fa la sua comparsa e mi soddisfa pienamente, i Gaza stanno metaforicamente uccidendo ogni singolo sintomo di vita della mia coscienza e continuo a spezzarmi il collo senza badare alle conseguenze che subirò domani. Si prosegue con Millsap -tratta dal prossimo CD- e devo dire che mi è piaciuta molto, dato che è stata seguita coerentemente la proposta intrapresa. He is Never Coming Back e Canine Disposal Unit sono le ultime canzoni proposte ad essere estratte dall’ultimo album e –da I Don’t Care When I Go When I Die- si pesca l’ottima Slutmaker, concludendo con la lunga ed atmosferica Hospital Fat Bags, ove il cantante vomiterà in faccia ai presenti giù dal palco. Senza parole.

TRAP THEM
L’essenza dell’adrenalina, la maledizione per il mio collo, signori ora tocca ai Trap Them. Come avrete dedotto dal dettaglio circa il mio acquisto della t-shirt della band, sono in trepidante attesa di questi giovani ragazzi americani, formatisi nel 2001 ma concretamente attivi dal 2007, con tre album pubblicati -l’ultimo è stato per me una reale meraviglia ed è uscito quest’anno, ossia Darker Handcraft. Grindcore, death metal, hardcore e crust, questi son gli ingredienti per creare tale potenza da capogiro (nel vero senso della parola!) e non si può che godere mentalmente con tutto questo marciume che ci verrà sparato nelle orecchie. Si parte, Fucking Viva dà inizio alle danze, Ryan inizia a urlare odio sul microfono e a muoversi come un pazzo da una parte all’altra dal palco senza fare alcun prigioniero; Brian crea riff su riff e la rabbia è trasmessa a quel poco pubblico che ricambia partecipando e dimostrando il proprio affetto. Vengono sciorinate canzoni su canzoni, ma proprio nel vivo del concerto ecco presentarsi un maledettissimo cortocircuito... E da questo momento arrivano le risate più disparate; la band -in particolare il batterista Chris- prende nel modo migliore il fatto accaduto ed iniziano a divertire con alcuni sketch, di cui vorrei ricordare quello della scherma fatta con le bacchette della batteria, il classico lancio della bacchetta ed il momento in cui cantante, fingendosi elettricista, si attacca a una luce per cercare di risolvere il problema quando d’un tratto si sente un'esplosione, con conseguente spavento di Ryan! Insomma, un atteggiamento che ho apprezzato moltissimo, a dimostrazione del fatto che i Trap Them non vogliono deludere in alcun modo i propri fan. Dopo l’intervento del Cinghio con la crew della New Rome Disorder (che ringrazio per il concerto organizzato) ecco che si riprende ad uccidere ogni sentimento, e dopo aver ascoltato Evictionaries, Slumcult and Gather, Damage Prose e la mia canzone preferita del momento -The Facts- posso dire con convinzione che voglio a tutti costi rivederli live! Umili e paurosi!

ROTTEN SOUND
Eccoci arrivare alla fine di questo ottimo sabato, ormai mancano solo i degni eredi dei mostruosi Nasum. I Rotten Sound si formarono nel lontano 1993 in Finlandia, e oggi han dimostrato tutta la propria esperienza con circa trenta minuti di pura velocità e precisione. Purtroppo, penalizzati proprio dalla restrizione d’orario e della situazione creatasi in precedenza, i Rotten Sound costretti a tagliare la setlist ma, vista la durata delle canzoni (che si aggira attorno a un minuto per ciascun brano), sono comunque riusciti a suonare almeno una quindicina di pezzi senza mai fermarsi. Si parte con The Effects e Praise The Lord e il pogo inizia a scatenarsi con violenza, tutta l’esperienza sul palco viene riversata contro un pubblico voglioso del più feroce death/grind di tutti i tempi. Ogni pezzo è suonato perfettamente: Sami Latva pesta alla batteria ancor di più che su disco ed è talmente impeccabile che sminuisce addirittura il termine di perfezione, Keijo Niinimaa si dimostra un’ottima persona e un animale da palco che trasuda del peggior veleno con la sua alternanza tra growl e scream, che riesce a conquistare qualsiasi amante del grindcore; Mika Aalto e Kristian Toivainen suonano i propri strumenti con pura brutalità al massimo della correttezza senza mai dar sintomi di stanchezza, nonostant le giornate precedenti del tour. Non abbiamo neanche il tempo di girarci e commentare la prestazione che ecco Choose e Self -tratte da Cursed- stravolgerci completamente senza darci alcuna tregua. Ci sarà mai un armistizio? No, la guerra durerà fino alle 23.35 e sino a che non arriva quel minuto il nostro spirito non si dovrà arrendere a tale potenza. Insects, Void e Targets -da Murderworks- ci stordiscono e ci fanno render conto di quanto siamo strani nell’emozionarci con un gruppo che è tutto tranne che emozionante. Sta per finire tutto: Slay e Decay sono le meraviglie -pescate da Exit- ed arrivato l’annuncio dell’ultima canzone, ovvero VSA, si cerca di far riferimento alle ultime forze che ci rimangono in corpo per dimostrare l’attaccamento al gruppo, e concludere in bellezza l’unico concerto con un headliner con un minutaggio minore (25 minuti circa) di tutti gli altri, ma che ha eguagliato ogni prestazione antecedente. Sto(r)ici.

Live report di Haust e The Kandidate a cura di Simone Ferri "Blackout".
Live report di Gaza, Trap Them e Rotten Sound a cura di Alessandro Pellicola "Gnezz".



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La locandina del 'Cursed To Tour 2011'
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