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TAROT - Marco Hietala e l'incantesimo di ferro
02/05/2011 (3890 letture)
Il sei maggio uscirà per Nuclear Blast The Spell of Iron MMXI, il nuovo album dei finlandesi Tarot, che tornano sul luogo del delitto registrando in una nuova veste le canzoni dell'album di debutto, The Spell of Iron, uscito nell'ormai lontano 1986. Ai microfoni di Metallized c'è il cantante e bassista della band (e dei Nightwish) Marco Hietala.

Zarathustra: Ciao Marco, benvenuto su Metallized. La prima domanda che un fan dei Tarot potrebbe fare è: perché pubblicare una nuova versione del vostro disco d'esordio?
Marco: Ciao e grazie dello spazio. I motivi di questa release sono molti: tanto per cominciare come saprai è il venticinquesimo anniversario della pubblicazione originaria di The Spell of Iron. Già da un po' pensavamo di fare qualcosa per celebrare questo evento, ma all'inizio avevamo più che altro pensato a un tour speciale, con una scaletta dedicata. Poi ne abbiamo parlato tra di noi e, visto che comunque la lineup attuale è molto diversa e che in generale siamo cambiati come musicisti, abbiamo pensato che fosse una buona idea. Non ci siamo ovviamente limitati a risuonare i pezzi così com'erano, abbiamo aggiunto e modificato molti aspetti: tanto per cominciare ora abbiamo un tastierista, e dunque abbiamo inserito tutta una serie di linee che prima non c'erano. In molti casi abbiamo cambiato i ritmi, oppure addirittura i toni. In generale devo dire che è stato molto divertente, abbiamo passato un ottimo periodo in studio. Per certi versi, riarrangiare The Spell of Iron è stata un po' una sfida perché, permettirmi di dirlo, è considerato un vero classico della scena heavy finlandese, e siamo ancora molto fieri di quel disco.

Zarathustra: In alcuni casi il lavoro di riarrangiamento è più evidente - penso ad esempio a Love's not Made for My Kind, che risulta più lunga di oltre un minuto. In questi casi come avete lavorato?
Marco: Il brano di cui parli è stato modificato non solo nella struttura esteriore, ma proprio nell'anima, nell'atmosfera: abbiamo voluto dare un approccio più lento, quasi doom, per poi inserire un lungo crescendo. Ho la sensazione -spero che ce l'abbia anche chi ascolta- che diventi via via più forte e intenso. In generale, il fatto di avere un tastierista e due cantanti in un certo senso ci obbliga a inserire un maggior numero di soluzioni.

Zarathustra: La più grossa sorpresa si ha però ascoltando De Mortui Nisi Bene, completamente stravolta rispetto all'originale!
Marco: Sì, quello è stata la giornata più divertente degli ultimi anni, anzi, non ricordo una studio session così allegra. Eravamo in tre, io suonavo la chitarra ritmica (cosa che mi riesce piuttosto bene), è venuta fuori una rivisitazione divertita e divertente, se vuoi un po' ironica, ma c'è del lavoro musicale particolarmente serio alle spalle. Abbiamo lavorato a mente aperta, suonando in modo naturale e un po' bizzarro: il risultato ci è piaciuto molto, anche se esula totalmente dallo "stile Tarot".

Zarathustra: A proposito del tuo approccio invece come cantante, cos'è cambiato in venticinque anni?
Marco: Sicuramente molte cose, anzi, ho proprio un approccio completamente diverso. Devo dire che mi sento molto migliorato rispetto agli inizi: credo che la mia voce sia più forte, resistente, e penso di aver sviluppato una buona tecnica e di trasmettere un buon feeling. Quando registrammo The Spell of Iron eravamo molto giovani e ci mettevamo tutto l'entusiasmo e la passione del mondo, e li usavamo magari per sopperire ad alcune nostre mancanze, dando il 110% in ogni istante perché sentivamo di dover fare qualcosa di importante...ma senza dubbio eravamo musicisti peggiori di quanto non siamo ora.

Zarathustra: Ho letto che hai avuto esperienze non proprio felici con i maestri di canto, che all'epoca erano molto chiusi e non apprezzavano il tuo stile. Si tratta comunque di un'esperienza che consiglieresti a chi voglia diventare un singer a tutti gli effetti?
Marco: Devi considerare che ormai non ci sono più queste barriere, e che c'è un gran numero di cantanti molto preparati che insegnano gli stili rock e metal, quindi può senz'altro essere un buon viatico per migliorare. Il passaggio più importante però arriva prima, ed è uno scatto mentale: bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco ed essere sufficientemente rilassati, evitando di rimanere "contratti". Poi, il consiglio è quello di ascoltare cosa ci piace in un cantante, cercare di formare uno stile personale attraverso le proprie influenze, senza sentirsi ovviamente costretti a imitare qualcuno o a dover seguire un determinato stile.

Zarathustra: Un mio collega, bassista (Gianluca Leone, ndr), mi chiede il perché della tua predilezione per i bassi Warwick: ci sono motivi particolari, di natura tecnica, che ti hanno spinto a sceglierli e a continuare ad usarli in tutti questi anni?
Marco: In realtà non saprei spiegare perché li uso, o meglio: suono bassi Warwick perché mi piacciono, mi ci trovo bene. Tutto qui, davvero; riesco a dare il giusto crunch, la giusta distorsione, senza bisogno di pedali (che non possiedo, infatti). Si adattano al mio stile, in pratica.

Zarathustra: Parliamo invece della copertina: molto particolare l'idea di sostituire la carta dei tarocchi con una carta di credito. Chi l'ha avuta?
Marco: Quella è stata una mia idea, anche se era nata in modo un po' diversa. Non so se sai che la American Express offre una carta di credito speciale, nera, ai clienti che guadagnano un milione di dollari all'anno: ci sembrava un modo simpatico per esprimere quello che vorremmo fosse cambiato nella nostra vita...inutile dire che non guadagniamo un milione di dollari all'anno! È uno di quei sogni destinati a non realizzarsi, insomma. Il problema è che la American Express ci ha proibito di inserire la loro carta di credito, e capisci bene che non volevamo metterci a litigare con il loro esercito di avvocati! Allora abbiamo pensato che sarebbe stato ancora meglio ideare una carta di credito speciale, con il logo della band.

Zarathustra: Per quanto riguarda i live, so che suonerete molto in Finlandia, ma avete in programma qualche data nel resto d'Europa, se non un vero e proprio tour?
Marco: Per ora abbiamo fissato le date in Finlandia di cui parli e quella al festival inglese di Bloodstock. Stiamo cercando di organizzare date in Sud America, dove abbiamo un gran seguito, e anche un tour europeo, sperando di fare qualche data nel vostro paese, che ci accoglie sempre molto calorosamente. In ogni caso, si saprà di più tra un po', ora non ho notizie certe da darti.

Zarathustra: Una sola domanda, invece, per quanto riguarda i Nightwish: come sta Anette?
Marco: Anette è perfettamente recuperata e sta incidendo le sue parti vocali (questo al tempo dell'intervista, ormai sono state concluse, ndr); il suo ritorno in azione è andato esattamente come programmato con i medici, ora siamo pronti a proseguire -non che ce ne fossimo stati con le mani in mano, ovviamente. Semplicemente, ci siamo dedicati ad aspetti del disco che avremmo curato più avanti.

Zarathustra: Parlando di cantanti, sono stato piuttosto colpito dalla prestazione di Tommi Salmela, che ho trovato sensibilmente migliorato rispetto a Gravity of Light (in cui, ad essere sincero, avevo trovato la sua prestazione piuttosto debole). Avete lavorato in un modo particolare con lui?
Marco: Semplicemente abbiamo affrontato le canzoni insieme, esplorando soluzioni differenti da quelle che avevamo adottato senza di lui. Ci siamo anche ritrovati a scrivere nuove lyrics, per far sì che i brani rispecchiassero le nostre personalità attuali. Il lavoro con Tommi è stato, come quello con gli altri ragazzi, molto facile e rilassante, tranquillo e alla pari: abbiamo parlato di ogni cosa, tenendoci aperti a ogni suggerimento. Penso che il risultato finale rispecchi quest'atmosfera piacevole che si è creata in modo molto naturale.

Zarathustra: C'è questo numero, questo 25, che poi sono gli anni di attività dei Tarot, che rimbalza dall'inizio della nostra conversazione. Volevo chiederti che effetto fa festeggiare un quarto di secolo di carriera nel mondo della musica, e cosa è cambiato in questo arco di tempo nella scena finlandese, che da noi è vista come una sorta di terra promessa del metal.
Marco: Devo dire che è una sensazione molto bella, gratificante: mi fa proprio sentire bene, non sento il peso di questi anni, anzi, sono un motivo per andare avanti. Quanto alla scena finlandese, non è sempre stato così; anzi, negli anni ottanta non esisteva affatto. Sì, arrivavano i dischi delle band più importanti (Scorpions, Judas Priest, Iron Maiden...), ma finiva lì. Due anni prima di noi uscirono fuori gli Stone...

Zarathustra: Qualche anno prima anche i Sarcofagus, se non sbaglio.
Marco: Certamente, anche se loro avevano un suono meno moderno. Poi siamo arrivati noi, poi gli Stratovarius e con loro un'infinità di gruppi, ma davvero nel 1986 non avevamo idea che saremmo durati così tanto e che saremmo stati in un certo senso un punto di riferimento in Europa. Sapere di aver contribuito a tutto ciò è una sensazione magnifica, mi rende molto felice.

Zarathustra: Passiamo ai tuoi ascolti, cominciando con una domanda di rito: qual è l'ultimo disco che hai comprato?
Marco: Credo il Greatest Hits dei Foo Fighters, comprato su iTunes. Non amo tutta la loro musica, ma trovo che i singoli siano molto buoni, mi danno la giusta carica.

Zarathustra: Qual è invece la tua posizione sul download illegale?
Marco: Da musicista non posso assolutamente accettarlo: è come se mi stessero mangiando il cervello, capisci? Per darti una percezione esatta del fenomeno, ti posso dare le cifre che riguardano i Tarot: in media vendiamo ventimila copie di ogni album, mentre ne vengono scaricate illegalmente circa cinquantamila. Credo che molta gente non si renda conto della quantità di lavoro necessaria per produrre un disco, che sia di qualità o meno.

Zarathustra: Ascolti normalmente metal?
Marco: Sì, perché no. Diciamo che alla base resto un metal fan, anche se ovviamente da musicista apprezzo anche generi diversi, che sono comunque interessanti e ben suonati. Rispetto ad altri, non sento mai il bisogno di "scappare" dal metal: più lo suono e lo ascolto e più ho voglia di continuare, capisci. Certo, se ho fatto quattro concerti in quattro giorni di seguito probabilmente ascolterò qualcosa di più rilassante, ma normalmente posso passare senza problemi da Kate Bush ai Pantera, per dire.

Zarathustra: So che sei un appassionato di fantasy e fantascienza: hai scoperto qualche autore interessante di recente?
Marco: Certamente, sono sempre alla ricerca di nuovi autori e saghe. Allora, nell'ultimo periodo ho letto i romanzi di Alastair Reynolds, che negli ultimi dieci anni ha avuto un grande successo, secondo me meritatissimo, e una nuova saga, una trilogia, di Alan Campbell. Mi pare si chiami Deepgate Codex, in ogni caso l'ho trovata favolosa e la consiglio a tutti.

Zarathustra: Una domanda un po' particolare: da quando sei entrato nei Nightwish, ti senti un po' influenzato dal songwriting di Tuomas Huolopainen?
Marco: Penso che dal primo momento in cui ci siamo seduti in sala e abbiamo cominciato a suonare e a comporre ci siamo influenzati reciprocamente. Non è tanto un processo conscio, quanto piuttosto l'abitudine di completarsi a vicenda. Anzi, devo dire che, se per caso nel processo di scrittura di una canzone mi accorgo che suona troppo simile al suo stile, cerco di differenziarla quanto più possibile, perché voglio comunque tenere chiara la distinzione tra i Tarot e i Nightwish.

Zarathustra: Ci sono altri musicisti che hanno costituito un'influenza predominante sul suo songwriting?
Marco: Così su due piedi mi verrebbe da dire di no -non che io non abbia influenze o ispirazioni, ci mancherebbe, è che cerco piuttosto di amalgamarle in modo personale. Prendo tutto quello che mi piace e lo rendo migliore -beh, forse dovrei limitarmi a dire che lo trasformo, penso di non essere la persona più qualificata per giudicare i risultati!

Zarathustra: Benissimo, grazie della disponibilità e un grande in bocca al lupo per la carriera tua e della band... almeno altri venticinque anni, no?
Marco: Sicuro! Grazie e un saluto ai fan italiani, speriamo di venirvi a trovare presto!



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Bell'intervista e grande Marco. Però sul download quoto Dave Insane al 110%.
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Ah l'ho detto spesso e lo ripeto...Pecu Cinnari conciato con la bandana mi ricorda pericolosamente Vasco Rossi XD
Dave Insane
Martedì 3 Maggio 2011, 1.44.40
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sul download illegale: "Credo che molta gente non si renda conto della quantità di lavoro necessaria per produrre un disco, che sia di qualità o meno" credi che senza il download io sarei qui a leggere una intervista ai Tarot?!
Valkyria Celtica
Lunedì 2 Maggio 2011, 13.33.48
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che bella persona.... che grande artista!
Room 101
Lunedì 2 Maggio 2011, 10.59.43
1
Grande intervista!! Marco è sempre un grande a livello umano oltre che come musicista e grazie per aver inserito la domanda
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