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CHOOSING DEATH - L'improbabile storia del death metal - la recensione
08/05/2011 (3792 letture)
Sono sempre stato un appassionato di biografie di gruppi rock e metal ed è per questo che oltre alla consueta spesa per cd, ogni tanto aggiungo qualche libro riguardante l'argomento. Recentemente poi ne è uscito uno che ha attirato il mio interesse e spinto alla ricerca (infruttuosa sino a questo momento) di esso mi sono imbattuto in un altro volume che ha destato la mia curiosità: Choosing Death - L'improbabile storia del Death Metal e del Grindcore. Scritto da Albert Mudrian (direttore responsabile del periodico Decibel Magazine), tradotto da Enrico Schettino ed edito da Tsunami, il libro è in realtà uscito più di un anno fa (e l'edizione in lingua originale è del 2004), ma vuoi per le forniture a volte scarse delle librerie italiane, vuoi per un occhio a volte distratto del sottoscritto, Choosing Death è capitato tra le mie mani solo ora. Dunque perchè trattare l'argomento adesso?
Anzitutto per evitare che qualcuno faccia il mio errore e rimanga all'oscuro dell'esistenza di questo libro, poi perchè la storia del death Metal e del grindcore non è un argomento molto dibattuto dall'editoria musicale italiana, che oltre ai soliti noti (Metallica, Pink Floyd, AC/DC, The Beatles eccetera) raramente ha dedicato pagine stampate ai generi estremi.

TAPE TRADING, IL PASSAPAROLA DEGLI ANNI 80
Prima di internet, del file sharing, dei flyer fatti col computer e della condivisione di qualsiasi cosa tramite il web, c'era chi si arrangiava e riusciva ad influenzare (ed essere influenzato) persone lontane migliaia di chilometri, con culture differenti ma un unico obiettivo: suonare il più veloce e brutale possibile.
Ed è proprio qui che l'autore piazza il punto focale del suo racconto all'inizio: tre scene diverse che si scambiano nastri per posta, crescendo autonomamente e spingendo gli altri ad oltrepassare i limiti. E' difficile trovare una band iniziatrice del movimento, l'unico indizio che abbiamo ci viene dato da Mudrian e riguarda la nascita del primo nucleo dei Napalm Death nel 1981, di cui fa parte il giovane Nik Bullen, che però almeno all'inizio (e nelle intenzioni) fanno solo punk-hardcore ispirato da Crass e Discharge ed iniziano una fitta corrispondenza che li porta a scambiare nastri con altre persone come loro ed a venire in contatto con il materiale dei DRI e dei Siege, scoprendo la vera attitudine da raggiungere.

Questo è solo uno degli inizi raccontati, con denominatori comuni e simili negli Stati Uniti ed in Svezia, narrati soprattutto nei primi capitoli. La cosa che appassiona è il continuo cambio di scena effettuato dall'autore, che segue la sequenza cronologica degli eventi, spostandosi con il racconto da una parte all'altra dell'oceano. Questo modo di narrare i fatti può dare l'impressione di saltare di palo in frasca, ma è fondamentale per capire la nascita, l'evoluzione, il successo e la caduta del genere durante i dieci capitoli, i cui titoli richiamano brani storici delle compagini protagoniste (Terrorizer, Napalm Death, Death ed altri).
A far da contorno a tutto ciò abbiamo un'altra testimonianza dell'amatorialità delle scene: stralci di foto, di flyer di concerti e di fanzine decorano tutto il libro, ritagliati e messi insieme tra di loro in diversi collage che nulla hanno di patinato.

PERSONAGGI VERAMENTE IMPROBABILI
Digby Pearson, John Peel, Mick Harris, Chuck Schuldiner, Glen Benton... questi e molti altri sono i personaggi che incontriamo durante la narrazione, ognuno di essi con una storia personale interessante da raccontare: dal Dj John Peel che passa You Suffer dei Napalm Death sei volte consecutive in radio, a Digby Pearson, promoter inglese che fonda la Earache per evitare di dover andare a ritirare l'assegno del sussidio (avendo messo su un'impresa lo riceveva direttamente a casa) sino ad arrivare a Chuck Schuldiner che gira (con il sostegno dei genitori) per gli Stati Uniti alla ricerca di musicisti con cui condividere il suo progetto musicale.
Un altro punto su cui Mudrian cerca di focalizzare l'attenzione sono le etichette indipendenti che nascono in quel periodo mettendo sotto contratto nuove band interessanti, talent scout che scoprono dei veri talenti. E' in quest'ottica che Earache, Roadrunner, Peaceville, Nuclear Blast, Relapse, Century Media fanno parte del racconto, lodandole per le scelte azzeccate, ma anche dandogli le giuste colpe per aver inflazionato il mercato.

Una storia improbabile, fatta da personaggi improbabili che sono anche e soprattutto musicisti che, udite udite, si sostengono anche a vicenda. Non ci sono altre spiegazioni altrimenti per lo "scippo" di Pete Sandoval subito dai Terrorizer ed incoraggiato dallo stesso Jesse Pintado, chitarrista della band, oppure per le date dei Morbid Angel organizzate a New York con l'aiuto degli Immolation.
Un'altra cosa che fa riflettere è la marea di ottime band che comunque nascevano nonostante gli abbandoni od i litigi, moltiplicando un sottobosco già ricco, come i Massacre e gli Autopsy nati grazie ad ex-membri dei Death, i Dismember sorti dalle ceneri dei Carnage o gli Unleashed fondati da Johnny Hedlund dopo la sua esclusione dai nuovi Entombed (ex-Nihilist).

CI SONO ANCHE DEI DIFETTI...
Anche se finora ne ho parlato in maniera entusiasta, non ho potuto fare a meno di notare alcune pecche, che mi sembra doveroso segnalarvi. Anzitutto in molte occasioni la storia è Earache-centrica, dando parecchio spazio alle band lanciate dall'etichetta inglese (ed in particolar modo i Napalm Death). Ciò non sarebbe necessariamente un male se poi venisse data rilevanza anche a gruppi come Suffocation, Immolation, Hypocrisy ed Incantation, giusto per fare alcuni nomi.
La cosa che mi ha lasciato veramente spiazzato però è la quasi totale assenza dei rappresentanti del technical death, dato che vengono a malapena citati i Cynic, gli Atheist, i Pestilence ed i Nocturnus. Un'assenza parecchio importante a mio parere.
Anche a riguardo dei Death mi è rimasto un po' l'amaro in bocca, dato che vengono raccontati in maniera impeccabile gli esordi dei demo tape con i relativi spostamenti e tentativi di metter su una line-up stabile di Schuldiner, salvo poi lasciare in disparte la band forse più grande (almeno nel cuore dei fans) del genere.
Infine il capitolo conclusivo del libro (intitolato Altering The Future) dovrebbe portarci ai giorni nostri, ma (un po' perchè è stato originariamente pubblicato nel 2004, un po' perchè viene affrontata la questione in maniera a mio avviso leggermente superficiale) sembra che sia stato scritto solo per onore di cronaca.

In conclusione che dire, nonostante i piccoli difetti riscontrati, Choosing Death è un bel libro la cui lettura è scorrevole e notevole è stato il lavoro di ricostruzione fatto dall'autore, che ha intervistato i diretti interessati per avere più informazioni possibili sugli inizi delle loro band ed andando a rispolverare nomi dimenticati anche dell'hardcore come Deep Wound, Siege, Repulsion (quando si chiamavano Genocide e prima ancora Ultraviolence) ed i troppo spesso snobbati Master.
Il volume si prefigge l'obiettivo di fare luce sulla nascita del death metal e del grindcore e da questo punto di vista la missione è compiuta. In appendice trovo molto azzeccata la scelta di mettere all'inizio ed alla fine due capitoli con la lista dei protagonisti, in modo tale da spiegare in maniera breve e sintetica chi sono, cosa hanno fatto e cosa fanno. Utile anche la discografia consigliata divisa per anni, anche se credo che qualunque appassionato del genere possegga già la maggior parte dei dischi citati.

Per chiudere vi lascio una frase di Alex Webster, bassista dei Cannibal Corpse, che a mio parere incarna perfettamente lo spirito del death metal:

Il death metal raggiunse solo un numero limitato di persone. Non credo che, nel momento in cui venisse ascoltato da tutti, si tratterebbe ancora di vero death metal. Mi piacerebbe tanto che fosse così... adorerei il fatto di suonare musica brutale e guadagnare milioni per questo. Chiunque dica che non vuole diventare ricco facendo musica che ama davvero è un bugiardo. Il fatto è che questo non succederà al death metal: se lo suoni è perchè lo ami, altrimenti finisci per abbandonarlo quando non è più la moda del momento. Queste cose succedono molto spesso: un sacco di gruppi suonavano death metal all'inizio degli anni 90, perchè di colpo era musica più popolare. Che cosa fanno adesso? Alcuni hanno smesso, altri hanno cambiato drasticamente il loro stile.

::: RIFERIMENTI :::
Titolo: Choosing Death - L'Improbabile Storia Del Death Metal E Del Grindcore
Anno di pubblicazione: 2009
Autore: Albert Mudrian
Editore: Tsunami Edizioni
Prezzo di vendita: 20,00 €



MrFreddy
Lunedì 17 Ottobre 2011, 21.18.37
26
Purtroppo ragazzi va considerato anche che non tutti hanno la possibilità di parlare e confrontarsi con altri appassionati se non via internet... io vivo in un paese che è un buco, nessuno si interessa al metal, e la mia grandissima passione musicale dove la condivido? Solo in rete, e questo è davvero molto, molto frustrante. Io poi non ho una vasta conoscenza del genere e questo libro mi aiuta ad espanderla, senza contare che è ricco di immagini poco note e aneddoti interessanti
Undercover
Lunedì 17 Ottobre 2011, 21.03.10
25
@Er Trucido qualsiasi confronto in questi termini non può che essere un bene per chi legge, il problema delle nuove generazione è la quasi totale assenza di questo punto che fa scaturarire poi la voglia di andare incontro agli altri chiamati in causa. Comunque si mi auguro che qualcuno si calcoli finalmente anche loro che se lo meritano.
Er Trucido
Lunedì 17 Ottobre 2011, 20.45.09
24
Tranquillo Undercover, avevo capito (piuttosto spero che la mia risposta non sia sembrata piccata). Da un certo punto di vista concordo con te nel senso che sono molte le storie riguardanti questo genere che andrebbero raccontate, certo questo libro ha i suoi difetti ma lo vedo come un primo passo verso la conoscenza del genere. Hai ragione quando dici che bisogna parlare, confrontarsi e comprare i dischi, libri come questo devono essere solo uno spunto per vivere la musica (e non solo un elenco per scaricare centinaia di dischi senza capirne l'anima). Sai io sono un appassionato delle storie e degli aneddoti del rock e del metal per questo compro questi libri (finchè lo stipendio lo permette) oltre ai dischi. Comunque la nostra discussione dovrebbe essere servita per lo meno a mettere in luce i Deceased (che ho colpevolmente tralasciato nell'articolo) agli occhi dei lettori
Undercover
Lunedì 17 Ottobre 2011, 19.51.50
23
E chiedo scusa anche per il mio solito italiano alla cavolo dovuto alla fretta...
Undercover
Lunedì 17 Ottobre 2011, 19.50.44
22
@Er Trucido premetteo che la parte dell'ignoranza ehm dove sono più acceso non era diretta nei tuoi confronti ma nel fatto che sta band che è stata ed è ancora una delle realtà valide del panorama death metal, una di quelle che non si è mai svenduta e che ha un leader carismatico come pochi che la tiene in piedi da ormai oltre 25 anni non abbia mai un cazzo di riconoscimento, non è possibile trattare gente con 6 album e non so quanti ep e split all'attivo come gli ultimi arrivati del carrozzone, è il fatto che proprio King non abbia avuto parole gentili sulla Relapse glissando quasi a voler evitare l'argomento mi ha fatto pensare. I Master a confronto han prodotto due dischi veramente belli, i primi e sono conosciuti più per il fatto che Paul insegnò a suonare la chitarra a Chuck Schuldiner (solo che il secondo capì realmente come si doveva usare, il primo rimase l'Hammett in versione francamente gradevole d'ascoltare del death metal) e intanto la gente li onora manco avessero scritto chissà quanti capolavori... bah.
Er Trucido
Lunedì 17 Ottobre 2011, 19.41.11
21
Mmmh Undercover, mi metti in difficoltà. è vero che non li ho citati (dimenticanza, sinceramente mi sono ricordato di un sacco di band a pezzo su, alla fine ho preferito citare qualcosa per non fare un freddo elenco) ora ho un vuoto di memoria e non ricordo se i Deceased erano stati citati nel libro o no. Va detto che della Relapse non si parla tantissimo (anche se in termini lusighieri) e come già riscontrato il libro parla molto di più dei gruppi earache e roadrunner. Ho citato il lato technical perchè è stato a malapena citato nel corso del libro però poi i suoi gruppi messi nella lista dei dischi da avere, una incongruenza a mio parere. Sull'utilità del libro, beh come abbiamo già avuto modo dire in quello sul thrash dipende chiaramente dal grado di conoscenza del genere, la cosa che sposta secondo me l'ago della bilancia verso l'acquisto sono le testimonianze e gli aneddoti raccontati. Comunque ora mi hai messo la pulce nell'orecchio e controllerò quella cosa
Undercover
Lunedì 17 Ottobre 2011, 19.25.44
20
Bah, devo dire che per chi conosce il genere è assolutamente inutile o quasi, per chi si avvicina è un buonissimo bignami del death metal. Dico solo però che dopo una chiaccherata via mail con un signore che si chiama King Foley nome che purtroppo a molti giovincelli non dice nulla... (ahimè), rimango sempre convinto che queste operazioni siano solo un fottere soldi a un ristretto gruppo di appassionati e sperare di attirare chi "folgorato" in quel momento. La cultura death metal o metal in genere te la fai (e per me continua essere così anche se non c'è più la tape ma l'mp3) ascoltando, parlando, confrontati, ricercando ma soprattutto comprando DISCHI. Fra parentesi anche l'articolo parla di Death metal e oltre proprio il lato tecnico perché non si menzionano mai i Deceased che sono stati la prima band sotto Relapse, la prima ad avere un sound particolarmente devoto all'hardcore di cui lo stesso King è un fan da sempre, si parla di dimenticanze? Bene quando non si citano personaggi di questo calibro si denota l'ignoranza in materia. Non ho letto il libro ma se mancasse una band simile sarebbe ben più grave dell'assenza del filone tecnico.
Undercover
Lunedì 17 Ottobre 2011, 19.25.44
19
Bah, devo dire che per chi conosce il genere è assolutamente inutile o quasi, per chi si avvicina è un buonissimo bignami del death metal. Dico solo però che dopo una chiaccherata via mail con un signore che si chiama King Foley nome che purtroppo a molti giovincelli non dice nulla... (ahimè), rimango sempre convinto che queste operazioni siano solo un fottere soldi a un ristretto gruppo di appassionati e sperare di attirare chi "folgorato" in quel momento. La cultura death metal o metal in genere te la fai (e per me continua essere così anche se non c'è più la tape ma l'mp3) ascoltando, parlando, confrontati, ricercando ma soprattutto comprando DISCHI. Fra parentesi anche l'articolo parla di Death metal e oltre proprio il lato tecnico perché non si menzionano mai i Deceased che sono stati la prima band sotto Relapse, la prima ad avere un sound particolarmente devoto all'hardcore di cui lo stesso King è un fan da sempre, si parla di dimenticanze? Bene quando non si citano personaggi di questo calibro si denota l'ignoranza in materia. Non ho letto il libro ma se mancasse una band simile sarebbe ben più grave dell'assenza del filone tecnico.
MrFreddy
Lunedì 17 Ottobre 2011, 17.08.33
18
Neanche a farlo apposta l'ho preso a breve spinto dalla passione per il genere, ne ho leggiucchiato un pezzo e sono davvero entusiasta
BILLOROCK fci.
Mercoledì 10 Agosto 2011, 18.22.22
17
la cosa che fa girare le pall..... è che quando guardi al busta paga1/3 dello stipendio svolazza via in tasse , irpef, addiz. regionale e per il porco.. di e di là ! Se lasciassero un pò di quel terzo ogni mese, vedete voi quanti cd, libri e cene in più farei..... tse tse
fabriziomagno
Mercoledì 10 Agosto 2011, 18.14.27
16
rimanendo sul filo dell'OT, 20 euro per la cultura sono tanti. Death metal o Pascoli (oggi è il 10 agosto...) non fa differenza: i prezzi andrebbero abbassati, iva ridotta al 3% ecc per permettere alle persone - tanto più in un momento schifoso come questo - di comprare libri (cultura).
Raven
Mercoledì 10 Agosto 2011, 18.05.18
15
per carità, non intendevo incitare ad evadere le tasse, solo pensavo ad un rimodulazione per certi prodotti. In generale comunque 20 euro per un libro sono, o possono essere, accettabili.
Khaine
Mercoledì 10 Agosto 2011, 17.57.06
14
No, non parliamone, anche perchè le tasse le dobbiamo pagare tutti (e comunque andiamo off topic). Io dico che 20 €per un libro non sono una cifra impossibile, all'università ne spendevo molti di più (e con molto meno piacere) e tutt'oggi mi ritrovo a buttare il frutto del mio sudore in cose che non fanno altro che scomparire (come i 40 € di birra del fosch fest ). Un libro invece ti resta... 20 € è accettabile, chiaramente a fronte di un contenuto.
Raven
Mercoledì 10 Agosto 2011, 17.33.46
13
Vogliamo parlare dell'IVA?
fabriziomagno
Mercoledì 10 Agosto 2011, 17.31.20
12
sì, 20 euro è il "prezzo standard" di tante cose...ma libri e cd dovrebbero costare molto meno. Nonostante ritenga i prezzi della tsunami alti ho lo stesso comprato alcuni libri e altri ne comprerò, essendo gli unici a pubblicare certe cose...
Khaine
Mercoledì 10 Agosto 2011, 17.24.19
11
Eh vabbè, d'altra parte 20 € è il prezzo di un CD, è il prezzo di una cena, è il prezzo di tante cose...
fabriziomagno
Mercoledì 10 Agosto 2011, 16.01.30
10
@khaine: il fatto è che il prezzo delle pubblicazioni tsunami è quasi sempre di 20 euro...vabbè che la carta usata è buona e le immagini sono belle, ma, traduttore incluso, sono sempre 20 euro...
Khaine
Mercoledì 10 Agosto 2011, 15.22.12
9
@ fabrizio: a "discolpa" di Tsunami credo che bisogna considerare che bisogna anche pagare il traduttore per questi testi...
fabriziomagno
Mercoledì 10 Agosto 2011, 15.19.40
8
sarà mio a breve, peccato che i libri della tsunami siano piuttosto cari...
MIB
Martedì 10 Maggio 2011, 11.16.36
7
Preso in lingua originale appena uscito qualche anno fa.. Gran bel libro! E la foto di Trey Azagthoth che scapoccia ad un concerto della prima band di Karl Sanders vale da sola il prezzo del libro
Moro
Lunedì 9 Maggio 2011, 12.57.02
6
gran bel libro. Mi piace un sacco. Molto meglio del Lords of Chaos perchè quest'ultimo si perde negli ultimi 5-6 capitoli.
Lizard
Domenica 8 Maggio 2011, 19.06.20
5
Ps. John Peel è un idolo!!!!!
Er Trucido
Domenica 8 Maggio 2011, 19.04.19
4
@Denak: grazie! anche io ho notato la mancanza dei Macabre, non l'ho scritto sul momento però è vero, hai fatto bene a segnalarlo
Er Trucido
Domenica 8 Maggio 2011, 19.01.42
3
Grazie Saverio! Dei Morrisound si parla, anche se si fa più il nome di Scott Burns in quanto produttore death per eccellenza, il cui ruolo però è diventato via via più marginale perchè tutti volevano andare lì con lui ed avere un disco che suonasse come i gruppi death più importanti. Alla fine lo stesso Burns si è trovato con l'inflazionata fama di produttore di solo death. Comunque i Morrisound sono uno dei templi del Death Metal ed il buon Jim Morris ne ha il merito. Sul discorso Earache può darsi che sia come dici te, anche se credo che abbia parlato di proposito di più dei Napalm Death (io sono un loro fan e la cosa non mi dispiace ). In ogni caso è molto interessante come libro e lo consiglio agli amanti del genere.
Denak
Domenica 8 Maggio 2011, 18.55.54
2
il libro mi è piaciuto molto, lo trovo veramente ben fatto, ed ho apprezzato molto l'importanza data a band come siege e deep wound. complimenti anche al recensore per l'aver evidenziato alcuni "difetti" della pubblicazione, trovo infatti strano che certi gruppi non vengano nemmono nominati, uno tra tutti i Macabre...cmq, a parte questo lettura altamente educativa, mi piacerebbe molto farla leggere a qualcuno di mente aperta che non conosce minimamente il genere...
Lizard
Domenica 8 Maggio 2011, 16.30.45
1
Bravo Diego!!! In effetti, è raro trovare pubblicazioni di buon livello su generi così estremi e sinceramente era l'ora che ci si occupasse del Death metal in maniera più sistematica, rimettendo insieme i pezzi del puzzle. Per quanto riguarda la Earache-cemtricità, può anche essere che l'autore abbia trovato più materiale al riguardo o persone più disponibili a parlare!! Una curiosità: si parla di Jim Morris e dei Morrisound Studios?
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ARTICOLI
08/05/2011
Articolo
CHOOSING DEATH
L'improbabile storia del death metal - la recensione
 
 
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