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STEVE HACKETT - Teatro Tendastrisce, Roma, 13/05/2011
17/05/2011 (5393 letture)
Il 13 maggio 2011 al Teatro Tendastrisce ho assistito all’attesa esibizione capitolina di Steve Hackett con la sua Electric Band. Si trattava della terza data del tour italiano dello storico chitarrista dei Genesis (le precedenti si sono svolte l’11 maggio al Teatro Ciak di Milano ed il giorno seguente all’Estragon di Bologna) a supporto del recente album Live Rails. All’ingresso della location poco prima dell’inizio del concerto mi sono incontrato con il tastierista romano Marco Lo Muscio, grande estimatore dell’artista inglese, con il quale ho avuto il piacere di gustare seduto accanto al lui lo show. Piccola nota di delusione, l’unica di una serata praticamente perfetta: la location presentava ampi spazi vuoti, complice forse il costo del biglietto d’ingresso (l’ho pagato 36,50 euro compresi i diritti di prevendita che in questi tempi di vacche magre non sono di certo pochi); va anche detto, però, che Hackett ha recentemente suonato a Roma (il 15 marzo 2009 alla Stazione Birra ed il 28 luglio 2010 a Villa Ada). Peccato, comunque, per gli assenti perché si sono persi quasi due ore e mezza di progressive rock suonato divinamente, raggiungendo livelli sublimi al momento dell’esecuzione di alcuni intramontabili classici risalenti al periodo d’oro dei Genesis (1971-1977). L’Electric Band è composta da Roger King alle tastiere, da Gary O’Toole alla batteria e alla voce (discreta la sua prova, ma reggere il confronto con Gabriel è mera utopia), dall’istrionico Nick Beggs -si è presentato sul palco acconciato con due simpatiche treccine bionde- al basso (autore, peraltro, di un superbo assolo e maestro nella tecnica del tapping sullo stick), Rob Townsend ai fiati (al quale è stata tributata un’ovazione quando Hackett ha presentato la band verso la fine del concerto) e dall’incantevole Amanda Lehmann, sorella della compagna del musicista di Pimlico, alla chitarra elettrica ed alla voce; si tratta di musicisti di grande livello tecnico le cui doti sono state maggiormente esaltate da un’acustica praticamente perfetta. Il pubblico era composto per lo più da persone di mezza età (stavolta non ero il più anziano del lotto) per i quali sembra proprio che il tempo non sia mai passato, visto che i discorsi erano per lo più incentrati sui grandi gruppi del progressive rock degli anni ’70; i presenti all’evento, tra cui ho individuato Franz Di Cioccio della P.F.M., erano coloro che da ragazzi, come me d’altronde, portavano i capelli lunghi, avevano lo sguardo sognante (da sfigato come sostenevano i denigratori) e indossavano i pantaloni jeans a zampa d’elefante (magari qualcuno si preparava pure lo spinello sulla cover del doppio LP Ummagumma dei Pink Floyd)…tempi andati ormai!

Nulla da eccepire sui pezzi estratti dagli album solisti di Hackett (fra tutti l’imperiosa opener Valley Of The Kings, la disincantata Every Day, la marziale The Golden Age Of Steam, l’immancabile Ace Of Wands, la struggente Shadow Of The Hierophant -l’ugola di Amanda nel frangente ha davvero ammaliato tutti-, e la coinvolgente conclusiva Clocks -con incluso un superbo assolo di batteria eseguito di O’Toole-; l’apoteosi, tuttavia, si è raggiunta al momento in cui è stata azionata la macchina del tempo e dei ricordi: Watcher Of The Skies, Blood On The Rooftops, Fly On A Windshield e Los Endos sono state ascoltate in religioso silenzio. Il pathos ha raggiunto livelli stratosferici quando tutto il pubblico ha cantato l’intero testo di Carpet Crawlers e nel momento in cui Hackett (passano gli anni, ma lui è sempre in splendida forma) si è seduto con la chitarra acustica dando sfoggio della sua abilità eseguendo, tra l’altro, la straordinaria Horizons. Durante il canonico bis, oltre alla citata Clocks, è stata eseguita Firth Of Fifth, una delle gemme tratte da Selling England By The Puond: mentre partivano le celeberrime prime note di pianoforte che introducono il pezzo, tutti si sono alzati in piedi e si sono avvicinati al palco per assaporare più da vicino e fino all’ultima nota uno dei brani più belli mai composti dai Genesis. Lo spettacolo finisce e trasognati torniamo a casa ancora più consapevoli che soltanto la magia del progressive rock è in grado di catapultarti, seppure per una sola sera, in un universo parallelo splendidamente fantasmagorico, onirico e fiabesco.

Nel foyer della location, analogamente con quanto praticato alla Casa del Jazz in occasione del recente concerto de Le Orme, è stata esposta la mostra fotografica Progressivamente: Roma Rock ‘70 curata da Guido Bellachioma, una raccolta di 19 foto in bianco e nero che raccontano una parte degli anni d’oro del rock. Questi gli artisti ritratti:

1) Frank Zappa;
2) Jethro Tull: Ian Anderson;
3) Gentle Giant: Kerry Minnear;
4) Gentle Giant: Gary Green;
5) Soft Machine: Mike Ratledge;
6) Franco Battiato;
7) Le Orme: Michi Dei Rossi;
8) Banco del Mutuo Soccorso: Francesco Di Giacomo;
9) Premiata Forneria Marconi: Franco Mussida;
10) Premiata Forneria Marconi: Flavio Premoli;
11) Alan Sorrenti;
12) Ivano Fossati;
13) Ibis: Gianni Belleno;
14) Ibis: Nico Di Palo;
15) Tempest: Jon Hiseman;
16) Traffic: Steve Winwood;
17) Roxy Music: Eddie Jobson;
18) Genesis: Phil Collins;
19) Genesis: Peter Gabriel

SETLIST
Intro
Valley Of The Kings
Every Day
Emerald And Ash
The Golden Age Os Steam
Watcher Of The Skies
Carpet Crawlers
Fire On The Moon
Ace Of Wands
Shadow Of The Hierophant
Sierra Quiemada
Acoustic (with Horizons)
Blood On The Rooftops
Fly On A Windshield
Sleepers
Nick Beggs bass solo
Still Waters
Prairie/Los Endos
Encore:
Firth Of Fifth
Clocks



Giovanni "Travels" Viaggi
Mercoledì 8 Giugno 2011, 9.32.54
5
Concerto davvero emozionante....le emozioni non possono essere oggetto di mercanzia...da parte di tutti i musicisti trapela entusiasmo di suonare, Steve è sempre grandioso, ma allo stesso tempo mantiene un'alea di semplicità e di umiltà. Lo adoro, così come adoro il suo modo di essere e, dopo aver scambiato qualche battuta con lui, Jo e Amanda nel backstage, ho capito quanta armonia e passione per la musica riescono a condividere tutti insieme. Grazie Steve.
Tizi1970
Lunedì 23 Maggio 2011, 10.17.53
4
Il concerto valeva tutto il prezzo del biglietto. L'unica nota negativa è stata la disposizione dei posti. Le due file laterali praticamente non vedevano il palco!!! Fortunatamente, non c'era il pienone e ci siamo potuti spostare
hm is the law
Mercoledì 18 Maggio 2011, 13.52.36
3
@ Raven: Hackett valeva il prezzo del biglietto senza ombra di dubbio, ma ahimè non c'è stato il prevedibile sold out; più di un terzo del locale era tristemente vuoto.
Raven
Mercoledì 18 Maggio 2011, 11.30.56
2
Il biglietto non era certo economico, ma lasciare ampi spazi vuoti per hackett......
Mitra65
Mercoledì 18 Maggio 2011, 11.26.39
1
Grandisimo ed emozionante concerto!
IMMAGINI
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La locandina del concerto
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