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HATE ETERNAL + OBSCURA + BENEATH THE MASSACRE + DEFILED - Rock N' Roll Arena, Romagnano sesia (NO), 13/05/2011
19/05/2011 (2489 letture)
Questo report deve cominciare inevitabilmente con dei “ringraziamenti”. Il primo va alla società autostrade ed al suo meraviglioso sistema di deviazioni per i lavori in corso sul raccordo di Gravellona Toce, roba che se non stai attento ti ritrovi a Torino senza sapere come. Ringraziarli è doveroso vista la magnifica gita che in questo modo mi hanno concesso, tra Ghislarengo (nemmeno fantasticando per giorni avrei mai sospettato di un centro urbano con un nome del genere) e Gattinara sotto un acquazzone stile “ritorno al futuro”. Questo purtroppo mi ha impedito di assistere quasi all’intero set dei giapponesi Defiled, dei quali sono riuscito a presenziare solo agli ultimi quattro brani (di cui ignoro i titoli). Il secondo ringraziamento è sicuramente da concedere al tecnico del suono, è grazie a costui ed alla sua “enorme” esperienza che chi è andato per sentire della musica, si brutale ma pur sempre musica, oltre che vedere i propri beniamini, si è trovato nella situazione, a mio parere scandalosa, di non capire assolutamente nulla di ciò che veniva eseguito sul palco.

Ringraziamenti, veri, invece vanno alla crew del Rock’N’Roll Arena di Romagnano Sesia, sede dell’evento, disponibilissimi e veramente collaborativi con il sottoscritto, che cercava un modo di mettere insieme le setlist delle varie band, senza per altro riuscirci visto che queste suonavano prive di una scaletta e, come già detto, riconoscere i brani, tra quelli presentati con un dei growl quanto meno incomprensibili e quelli irriconoscibili vista la saturazione e i volumi, è diventata un’impresa quasi impossibile.

Ma veniamo al succo del concerto.

DEFILED
Quando arrivo, come da premessa, i quartetto giapponese è già sul palco da almeno un quarto d’ora. Onestamente non li conoscevo, se non di nome, e non ho avuto il tempo di farmi coinvolgere, però posso affermare senza alcun dubbio che l’impressione che mi hanno fatta è stata discreta. Buona presenza sul palco, considerata la “timidezza” dei loro conterranei, e ottima tecnica individuale. Il brutal death che però propongono, nonostante la loro ventennale carriera, è ancora poco personale, debitore a tutta la scuola di Tampa e di conseguenza canonico. Detto questo però i Defiled riescono a farsi apprezzare dall’ancor poco numeroso pubblico, proprio per la genuinità della proposta. L’aspetto negativo, che contraddistinguerà l’intera serata, rimangono i volumi ed i l’equalizzazione dal mixer. Infatti poco si riesce a comprendere di ciò che viene suonato, e se il giudizio deve essere dato in base a chi è in grado di fare più “baccano” a suon di decibel allora tanto vale andarsi a sentire in qualche acciaieria un bel concerto per fresa e orchestra.
Nota di merito per il bassista Haruhisa Takahata il quale macina pattern piuttosto tecnici a velocità invidiabili e con una precisione chirurgica.

BENEATH THE MASSACRE
Veloce, si fa per dire, avvicendamento sul palco ed ecco che dinanzi al pubblico, ora leggermente cresciuto di numero, si presentano i canadesi Beneath The Massacre. Il quartetto originario del Québec, terra che ha dato i natali alle più grandi death metal band canadesi, non si fa attendere e senza indugi carica gli astanti con bordate di brutal death dal taglio tecnico e complesso (quella cosa che commercialmente chiamano deathcore???). Le influenze Cryptopsy-iane sono ben evidenti, ma il quartetto non manca di farcire le proprie composizioni di break, stop’n’go e grevi rallentamenti, caratterizzati dai tanto abusati low tunes.
La prova dei canadesi è granitica, il drummer Justin Rousselle, in grandissima forma, è un martello pneumatico, i due Bradley, Chris alla sette corde e Dennis al basso, macinano note a non finire, mentre un Desgagnés assolutamente inferocito ruggisce in direzione d’un pubblico discretamente partecipe. I quattro tengono il palco come dei veterani, avendo diviso il set con diversi mostri sacri del genere in giro per il globo sanno il fatto loro e nemmeno dei problemi all’impianto elettrico, che interrompono brevemente il set, scalfiscono la prestazione dei nostri. Anche loro non escono indenni da un equalizzazione assolutamente priva di logica. I suoni di chitarra sono saturi, il rapporto volume/gain/distortion totalmente fuori luogo rispetto alle dimensioni del locale. Risultato: anche in questo set spesso sembra di essere dinanzi all’esecuzione dello stesso brano.
La scaletta, piuttosto varia, ha toccato quasi l’intera discografia della band, compreso l’ultimo EP Marée Noire. Grande impatto hanno avuto l’opener di quest’ultimo, The Casket You Sleep In, Harvest Of Hate ed il cavallo di battaglia Society’s Disposable Son.

OBSCURA
La serata si scalda quando tocca ai teutonici Obscura, lentamente la sala si riempie, a conferma di quanto la band di Kummerer fosse attesa e di quanto il loro nome usciti oramai tra i fan del genere un certo rispetto e aspettativa. Prima nota stonata: non sono un moralista sia chiaro, ma la bestemmia proferita gratuitamente, per fare il simpatico, durante il soundcheck mi è parsa quanto meno fuori luogo, soprattutto alla luce del fatto che non è assolutamente ciò che ci si aspetterebbe da persone che vorrebbero passare per musicalmente e intellettualmente di un certo calibro. Seconda nota stonata: il bassista olandese Jeroen Paul Thesseling è assente (probabilmente per via del tour con i Pestilence, ma ci sono voci e illazioni che darebbero quest’ultimo per fuoriuscito dalla line-up). Prendo atto, storco il naso e inizio a dubitare di assistere allo show che mi aspettavo. A sostituire l’assente troviamo Jacob Schmidt (bassista dei Defeated Sanity, già in tour con gli Obscura nel 2009), ottimo musicista, molto preparato, ma non è Thesseling e, a costo di passare per eccessivamente zelante, si sentirà. Il basso fretless è uno strumento raffinato e indomabile, non è per tutti e soprattutto diventa insuonabile se c’è da eseguire quel che Thesseling compone e suona. La sensibilità e il tocco non si possono riprodurre, e con tale strumento l’effetto è lo stesso di quello che avrebbe il cambio di vocalist.
Torniamo allo show.
Il set si apre con la splendida Septuangit e, francamente, il fatto che l’introduzione acustica di questa sia stata totalmente affidata ai sample non mi ha soddisfatto particolarmente. Il brano scorre poco comprensibile, le composizioni ricche di dettagli dei tedeschi arrivano svilite dall’ennesimo settaggio illogico (continuo a ripetermi che abbassare leggermente il gain e la distorsione avrebbe garantito una maggiore qualità sonora). Critico la scelta di cantare in scream le parti in pulito del brano (o non le metti su disco, o le fai dal vivo).
Segue Anticosmic Overload che scatena la parte di pubblico che staziona a ridosso del palco. Dopo una piccola parentesi in cui Kummerer ringrazia i partecipanti i quattro attaccano con Vortex Omnivium. Ben suonata, sempre deficitaria nei suoni, ma utile a confermare uno dei dubbi con la quale mi sono avvicinato all’evento: i brani di Omnivium mal si adattano alle esecuzioni dal vivo, salvo alcune eccezioni, e rispetto agli estratti da Cosmogenesis risentono di una maggiore complessità armonica, difficilmente riproponibile live. Il brano successivo è Incarnated, che con il suo incedere death-iano scatena nuovamente il pubblico.
Inizialmente pensavo fosse una semplice questione di assestamento dei suoni ma, dopo essermi posizionato proprio sotto la parte di palco occupata da Schmidt, mi rendo conto che il basso è “strategicamente” nascosto. Durante la succitata Incarnated mi accorgo (ahimè) delle numerose imprecisioni e dell’occultamento del breve soletto di basso a circa metà del brano.
Lo show prosegue con l’acclamatissima Oceans Gateways, il brano meno inficiato dai pessimi suoni, e si conclude con l’ottima Centric Flow. In summa quello che mi rimane da dire riguardo agli Obscura è che a questo giro hanno giocato male le loro carte. Prima di tutto per la scelta di aggregarsi ad una carovana di band brutal, che prediligono la “potenza” rispetto alla qualità ed alla comprensibilità di ciò che viene suonato, è stata quantomeno infelice. Ne escono con le ossa rotte per due motivi: il primo è che non sono in grado di sostenere il paragone a livello di “massa” sonora (nemmeno con i BTM, figuriamoci con gli Hate Eternal). Il secondo è che il tentativo, poco credibile vista l’aria da scolaretti del combo, di suonare “grossi” ha inficiato notevolmente la qualità sonora, rendendo pressoché fine a se stesso ogni orpello e virtuosismo (che i nostri non si sono risparmiati, riproponendo i soli chitarristici presenti su disco senza battere ciglio). Risparmio da questo giudizio di massima solo la prova dietro le pelli del sempre funambolico Hannes Grossmann e la performance vocale di Kummerer (incisiva sia sui growl che sullo screaming).

SETLIST
01 Septuangit
02 Anticosmic Overload
03 Vortex Omnivium
04 Incarnated
05 Oceans Gateways
06 Centric Flow

HATE ETERNAL
Nuovo avvicendamento. Una lunga preparazione e finalmente tocca ai protagonisti della serata, gli Hate Eternal di “Mr. Death Metal” Erik Rutan.
Il lungo crinito chitarrista porta con sé i suoi due nuovi ingaggi, Jade Simonetto alla batteria (ex-The Plasmarifle) e J.J. Hrubovcak, polistrumentista e cantante dei Monstrosity, al basso. Entrambi i musicisti già presenti sull’ultimo lavoro in studio della band, Phoenix Amongst The Ashes, da pochissimi giorni disponibile negli stores (al momento del concerto).
Il set è ovviamente incentrato sull’ultima opera della band di Rutan e una dietro l’altra vengono letteralmente sparate in faccia al pubblico Rebirth, The Eternal Ruler e Thorns Of Acacia. Erik è in forma eccezionale, interagisce continuamente con il pubblico, battendo più volte la mano ai fans che si accalcano sotto il palco, allungandosi oltre ogni limite per poterlo raggiungere. Breve salto nel passato per andare a ripescare Behold Judas e poi di nuovo un trittico di brani estratto dal disco da poco edito: Lake Ablaze, Haunting Abound e la titletrack Phoenix Amongst The Ashes sono alternate a classici recenti e meno recenti della band, ovvero Bringer Of Storms e Catacombs.
Il venerdì 13 incombe sul combo americano e prima il salto dell’impianto (il secondo della serata) e successivamente una dura “battaglia” tra Rutan e l’asta del suo microfono (che per a cronaca stravince per lunghi tratti, impedendo al frontman degli Hate Eternal di cantare per quasi due brani) inficiano un set fino a quel momento privo di sbavature vere e proprie.
Dopo la citata titletrack del nuovo album, la setlist inizia a viaggiare per la discretamente corposa discografia dei nostri. Vengono sciorinate una dietro l’altra Servants Of the Gods, I, Monarch, Powers That Be, Tombeau ed infine l’imprescindibile King Of All Kings, unica canzone degna di suggellare la fine di uno show che colpisce nel segno.
Il live della serata ci consegna una band tonica, sufficientemente affiatata, entusiasta di portare in giro le proprie nuove composizioni e orgogliosa del proprio retaggio. Alla fine dei conti Rutan ed i suoi Hate Eternal, quando e se giocano in “casa”, non conoscono rivali e cercare di “affrontarli” sul loro terreno, ovvero quello della violenza e della brutalità sonora, diventa un continuo tirarsi la zappa sui piedi (vero Obscura?). E nel loro caso nemmeno (l’ennesimo) e veramente poco fortunato durante tutto l’arco del live riesce a ridimensionarli, anzi, probabilmente quel livello di decibel ha solo contribuito ad esaltarne la prova.

SETLIST
01 Rebirth
02 The Eternal Ruler
03 Thorns Of Acacia
04 Behold Judas
05 Lake Ablaze
06 Bringer of Storms
07 Haunting Abound
08 Catacombs
09 Phoenix Amongst the Ashes
10 Servants of the Gods
11 Powers That Be
12 I, Monarch
13 Tombeau
14 King of All Kings


In calce, se mi consentite, ci tengo ad esprimere il mio dissenso verso una certa logica moderna che accompagna oramai la stragrande maggioranza degli eventi del mondo del death metal. Non sono considerazioni vere e proprie, ma domande.
È proprio necessario sparare i volumi a livelli immani, non consentendo il godimento dell’esperienza uditiva, oltre a quella visiva?
È corretto in fin dei conti premiare chi a questo genere di eventi va fondamentalmente solo per spaccarsi le orecchie e le ossa?
Meditiamo.

(PS: Il venerdì 13 non ha risparmiato il sottoscritto, digitale rotta e foto scattate con un mezzo di fortuna. Perdonerete la quantità e qualità limitate.)



daniel
Lunedì 22 Agosto 2011, 15.43.04
7
il bassista degli obscura che ha sostituito Thesseling non è Smith, bensì Linus Klausenitzer
NagasH
Venerdì 20 Maggio 2011, 17.28.24
6
In realtà si tende a premere proprio poco a sinistra rispetto alla seleltta (che blocca il braccio di vibrazione della corda) e se questa viene tolta si suonerà una nota leggermente bemolle, quindi calante!
rox68
Venerdì 20 Maggio 2011, 13.13.08
5
Grazie per la risposta nagash, solo una curiosità tecnica: il neofita del fretless -che probabilmente viene dal basso "tastato"- non dovrebbe commettere più spesso l'errore opposto, cioè di essere crescente perchè abituato a diteggiare le note al margine del tasto, nei pressi del "ferretto" che delimita i tasti e quindi nelle vicinanze del semitono superiore successivo?
Feanor
Venerdì 20 Maggio 2011, 11.35.33
4
E' un peccato leggere quello che scrivi qui sugli Obscura, perché su disco sono una band eccellente...peccato. Bel report, comunque =)
NagasH
Giovedì 19 Maggio 2011, 22.48.14
3
La faccina non era contemplata nelle mie intenzioni XD
NagasH
Giovedì 19 Maggio 2011, 22.47.21
2
No rox, 3 brani su 6 già li conosceva (è stato in tour con loro nel 2009) e su uno di questi (Incarnated) ha toppato proprio il soletto. Inoltre ti posso dire suonando io stesso il fretless da 8/9 anni quasi (ho avuto la fortuna di cominciarci con un fretless) che la sua impostazione era del tutto scorretta ed era spesso calante (e non si trattava di blue notes XD).
rox68
Giovedì 19 Maggio 2011, 22.26.48
1
Non potrebbe anche essere che il sostituto del bassista degli Obscura abbia avuto poco tempo per imparare i brani?
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La locandina della serata
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