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HYBRID CIRCLE - # 12 - CySquare Zero / Epilogo
31/05/2011 (3267 letture)
CySQUARE ZERO
Cercammo di raggiungere gli altri il prima possibile, la loro organizzazione superò di gran lunga le mie aspettative, infatti, quando arrivammo era tutto pronto per la partenza. Mi diressi immediatamente al centro di comando per parlare con Aaron, ma soprattutto per complimentarmi con lui. Sapevo che la situazione era critica, ma quel ragazzo, meritava veramente il mio apprezzamento.

«Grazie Aaron. Sono fiero di te, ma soprattutto sono fiero di averti dato questo incarico»
«Grazie a te, Lex. Qui è andato tutto per il meglio, i droidi hanno lavorato senza sosta, Primo si è dato da fare più degli altri»
«Bene, non avevo dubbi. Toglimi una curiosità, Primo ha eseguito alla lettera tutti i tuoi ordini?»
«Certo, anzi, in certi momenti sembrava scavalcarmi»
«E’ normale da parte sua»
«Lex, io non so di preciso che rotella abbia fuori posto quel droide, ma posso assicurarti che va alla grande!»
«Sapevo che l’avresti intuito. Diciamo che è speciale»
«Questo l’avevo capito, mi hai lasciato proprio in buna compagnia. Comunque adesso siamo pronti per partire alle coordinate prestabilite»
«Ok, Aaron. Aspettiamo ancora solo un attimo. Devo parlare con Primo, prima di tutto questo devo chiudere un discorso con lui»

Mi concentrai e con il pensiero iniziai a chiamarlo “Primo, vieni subito da me al centro di comando” e Primo rispose “Sto arrivando, Lex”, ed in un batter d’occhio lo vidi entrare nella stanza. Una volta di fronte a me ci guardammo intensamente. Non sapevo se parlare o comunicare con lui soltanto con dei pensieri, alla fine scelsi la vecchia maniera.

«Dov’eri, Primo?»
«A dare una cosa a Derek»
«Che cosa?»
«Ho creato un’uniforme da combattimento anche per lui. Hai parlato con Aaron?»
«Lo sai già, che me lo chiedi a fare? E sicuramente già sai quello che penso di te»
«Ovvero?»
«Ovvero che non hai capito un cazzo, volevo che ti comportassi da droide “normale”, ma è più forte di te, però a conti fatti capisco che è meglio così»
«Perché mi chiamavi, Lex?»
«Le coordinate sono state impostate a tutti mezzi?»
«Si, Lex. Possiamo partire anche adesso»
«Allora cosa stiamo aspettando?»
«Che tu ci dica che possiamo farlo»
«Primo, questo è un ordine ufficiale. Partiamo, ed andiamo a conquistare la terra! Da domani non saremo più dei parassiti, ma uomini liberi»
«Voi sarete uomini liberi, io resterò un semplice droide»
«Sarai sempre al mio fianco, non preoccuparti»

Indossai la mia uniforme, andai a chiamare Derek ed insieme a Primo salimmo sul tetto della fabbrica. Intanto tutto il nostro esercito si radunava ai piedi dell’edificio.

«Truppe, amici, droidi Hybrid Circle. Ci accingiamo alla battaglia finale. Molti di noi non vedranno quest’opera compiuta, ma in questo percorso se c’è una cosa che più di tutte ho imparato è che la Resistenza ha uno scopo ben preciso che va al disopra delle nostre vite e delle nostre aspettative. Questa nostra guerra sarà semplicemente un futuro migliore per i nostri figli, per i nostri nipoti, per tutto il popolo che per anni ha dovuto soffrire pene indicibili. Partiamo, riconquistiamo la nostra terra senza paura e con la certezza della vittoria nel cuore!»

E non potei continuare il discorso a causa del boato delle mie truppe pronte ad eseguire quest’ultima missione, incuranti dei rischi e delle avversità. La Resistenza era compatta come mai fino ad ora.

Salimmo subito sui velivoli e decollammo diretti verso CyberVAC. Primo controllava il localizzatore di bordo onde evitare spiacevoli sorprese da parte del nostro nemico, decidemmo di atterrare nel CySquare Zero per poter scaricare tutti i mezzi corazzati terrestri e le truppe di droidi. L’organizzazione fu abbastanza rapida, schierai due squadre di droidi che avrebbero avanzato lateralmente verso CyberVAC. Io, con il resto delle squadre, guidai la formazione che avanzava direttamente verso l’obbiettivo. A farci da apripista avevamo alcuni hovercraft da combattimento che avrebbero controllato meglio lo spazio aereo. Mi mantenevo in costante contatto sia con le squadre laterali che con quelle aeree. Il paesaggio che si stagliava dinnanzi a noi si presentava decisamente differente da quello che noi tutti conoscevamo. Pensavo che la terra fosse a grandi linee come il posto in cui ero nato, invece mi trovai di fronte un paesaggio surreale. La vegetazione era completamente assente e la temperatura altissima, da un certo punto di vista eravamo fortunati perché con quel sole che picchiava forte gli indicatori delle batterie dei nostri mezzi uscivano fuori scala per la potenza accumulata. Durante la nostra marcia ci fu anche uno spiacevole inconveniente, un vento fortissimo alzò la sabbia creando un muro che oscurò completamente la nostra vista. Ci potevamo affidare solo agli strumenti ed ai droidi. Contattai la squadra aerea per avere più informazioni circa la nostra posizione, ma anche la squadra aerea faceva difficoltà ad individuarci. Sapevo che ormai era solo questione di istanti prima di avvistare la fortezza di CyberVAC. Il vento si placò in modo graduale e dopo aver percorso una leggera salita ci trovammo di fronte ad uno scenario agghiacciante. La nostra strumentazione, sebbene evoluta, non era riuscita a penetrare le forze di madre natura, questo ci fece capire che, in realtà, non era CyberVAC l’essere superiore. La natura la faceva ancora da padrona, infatti i nostri strumenti furono disturbati dalla sabbia alzata dal vento.
In lontananza, di fronte ai nostri occhi, c’era la fortezza in cui risiedeva CyberVAC, ma a pochi passi da noi, un esercito composto da numerosissime unità di liberatori a proteggerla.
I liberatori erano allineati in modo impeccabile, ci fissarono senza fare nessun tipo di movimento, Primo venne vicino a me e disse

«E’ il momento, Lex. Stanno solo aspettando l’ordine»
«Tranquillo, saremo noi ad iniziare!»

Contattai immediatamente le squadre laterali e dissi loro di iniziare a restringere il campo di azione. Intanto risalii sul mio mezzo, ed in quel momento passarono tutte le mie paure. Tutte le truppe aspettavano il mio segnale che avrebbe contemporaneamente scatenato il caos. Mi posizionai al fulminatore del veicolo guidato sempre da Derek, feci un respiro profondissimo, non avevo mai visto tutti quei liberatori messi insieme. In quel momento su tutto il campo, che a breve sarebbe diventato quello della nostra battaglia, regnava un silenzio irreale, anche un semplice sussurro si sarebbe avrebbe raggiunto chiunque della Resistenza trasportato dalla leggera brezza. I liberatori continuavano a guardami sempre con la stessa espressione, vuota e fredda. Presi la mira e sussurrai “Harvey, il primo colpo è in tuo onore”. Contemporaneamente alla mia detonazione Derek avvio il veicolo, il mio colpo spazzò via solo alcune decine di liberatori ma creò un varco tra di loro che mi permise di mirare al mio obbiettivo primario e quindi feci fuoco un’altra volta mirando verso l’ingresso principale della fortezza bloccando l’afflusso sul campo di battaglia di nuovi liberatori. Alzai il pugno verso il cielo, era questo il segnale che indicava alle mie squadre di attaccare. In pochi istanti eravamo immersi nella battaglia più feroce mai affrontata. I velivoli attaccarono direttamente le pareti dell’edificio della Instead Human Corp., ma le scariche dei nostri fulminatori non avevano grande efficacia, però CyberVAC si stava indebolendo, le sue truppe stavano inesorabilmente cadendo sotto i nostri colpi, fu allora che accadde l’impensabile. Iniziarono a piovere missili, ma non provenivano dalla fortezza e di certo non era fuoco amico ed uno quasi ci prese in pieno mentre sfrecciavamo verso l’edificio. L’esplosione fece ribaltare il nostro mezzo, ma noi ne uscimmo con pochi graffi. Prendemmo i fulminatori all’interno e ci riparammo dietro il mezzo, quindi Derek mi disse

«Ma che succede!?»
«CyberVAC sta usando tutte le risorse in suo possesso. Ha deciso di distruggere tutto ciò che lo circonda, amici e nemici per salvaguardare la sua continuità! Troviamo un fottuto riparo! Qui siamo troppo esposti!»

Quel gesto da parte di CyberVAC sembrò quasi “disperato”, fortunatamente per noi eravamo una seria minaccia. Primo si alzò ed iniziò a fare fuoco di copertura mentre io e Derek ci riparammo dietro la carcassa di un nostro velivolo abbattuto. Primo ci raggiunse e mi chiese

«Lex, ora che facciamo?»
«Derek, controlla ancora quanti velivoli abbiamo»
«Non riesco a contattarli, non ci riesco!»
«Riprova Derek! È impossibile che non riesci a contattarli!»
«Non so che cazzo gli prende al trasmettitore! Forse CyberVAC la sta disturbando, c’è come un buio radio!»
«Secondo te cosa lo sta creando?»
«Non lo so, ma sicuramente è una portante potentissima!»
«Ok, ho capito! Io vado all’antenna! Datemi fuoco di copertura!»
«Ma dove cazzo vai!?»

Iniziai a correre a perdifiato tra i colpi che sfrecciavano attorno a me, raggiunsi nuovamente il nostro mezzo ribaltato, afferrai il fulminatore posizionato su di esso e inclinandolo di pochi gradi lo puntai verso un’antenna, la più grande che c’era. Senza pensare alle conseguenze feci fuoco, l’antenna cadde, poi mi tornò in mente che il fulminatore era modificato e guardando il mio braccio mi domandai come mai fosse ancora attaccato al mio corpo, alzai lo sguardo e vidi Primo che sorreggeva l’intero telaio del mezzo ed era sprofondato fino alle ginocchia nella sabbia. Gli dissi immediatamente

«Cavolo, non ci avevo pensato. Stavo per uccidermi!»
«Lo so, ma le leggi che mi hai dato funzionano. Avevo calcolato che il mezzo, per il rinculo, ti avrebbe sepolto»
«Ce la fai ad uscire da li?»
«Si, credi di si. Ci metto un attimo»

La situazione cambiò velocemente, l’antenna era quella giusta. Distruggendola privai CyberVAC della capacità di comunicare a lungo raggio e rimase isolato dalle sue postazioni periferiche. Primo intanto si era liberato e coprendomi le spalle mi permise di tornare da Derek. Una volta tornati tutti e tre dietro il nostro velivolo abbattuto dissi a Primo

«Adesso dimmi come entrare in quel maledetto edificio»
«CyberVAC ha uno spettrometro per rilevare presenze xelyane all’ingresso, dobbiamo eludere quel sistema per poter entrare altrimenti chiuderà i suoi varchi di sicurezza»
«Ok, Derek ho bisogno di due cose. la prima è di procurarsi una gabbia di ESD e la seconda è che appena ricevi il mio ordine devi far bombardare con le EMP l’ingresso. Mi confermi il contatto radio con i velivoli?»
«Contatto radio confermato. Vado!»
«Primo, tu intanto trova il droide che sicuramente è stato chiamato da CyberVAC per far riparare la sua antenna e prendi la sua programmazione, ti servirà per ingannarlo una volta superato lo spettrometro»
«Ok, Lex. Poi torno in questo punto?»
«Si, io intanto vado a procurarmi un mezzo di CyberVAC per poter entrare nella fortezza»

Sapevo perfettamente come comportarmi. Certo, il mio piano era folle, ma se fosse riuscito, di li a poco avremmo annientato CyberVAC.
La gabbia di ESD avrebbe protetto Primo dai disturbi elettromagnetici provocati dai bombardamenti. Mentre attraversavo il campo di battaglia continuando sempre a fare fuoco, mi resi conto che gli ostacoli a terra non erano solo carcasse di droidi, ma anche vite xelyane. Le nostre perdite erano state sicuramente inferiori a quelle di CyberVAC, ma il significato di una sola di quelle vite non poteva essere nemmeno lontanamente paragonato alla distruzione di tutti i liberatori esistenti. Carico con ancora più rabbia continuavo a fare fuoco, dimenticandomi della mano rotta e del dolore che mi stava provocando. Raggiunsi uno dei porta truppe di CyberVAC e mentre girava la sua torretta tentando di prendere la mira su di me, piazzai una carica sul portellone di accesso e continuando a girare attorno al esso la feci detonare. Tornando di nuovo di fronte al portellone brutalmente squarciato feci qualche passo indietro e senza nemmeno guardare iniziai a sparare al suo interno fermandomi solo quando tutto quello che era al suo interno divenne immobile. Entrai buttai fuori tutti i rottami che avevo generato, presi il dispositivo che mi aveva costruito Derek con l’aiuto di Primo e riprogrammai il mezzo per essere telecomandato da me. Tornai al punto prestabilito e trovai Derek e Primo ad attendermi

«Derek, dammi la gabbia»

La posizionai nel porta truppe ed ordinai a Primo di attivarsi con la programmazione del droide nemico catturato e di entrare nella gabbia di ESD. Ovviamente questa operazione non avrebbe compromesso le leggi e la personalità originali di Primo. La programmazione serviva ad agire solamente come mimetizzazione nei confronti di CyberVAC, da quel momento Primo sarebbe risultato un semplice liberatore.

«Derek, puoi dare il via libera al bombardamento EMP»
«Ok, procedo alla comunicazione»
«Mi raccomando, assoluta precisione»
«Non ci sarà da preoccuparsi, gli strumenti di puntamento sono ben tarati»

Il bombardamento rese inutili anche i nostri droidi, ma ovviamente anche quelli di CyberVAC. Eravamo arrivati alla resa dei conti finale. Da quel momento in poi la guerra era destinata ad essere combattuta solo da me contro lui.
Arrivammo con il porta truppe davanti all’ingresso della fortezza, così chiesi mentalmente a Primo “Siamo riusciti ad ingannarlo?” e lui rispose “Penso di si, mi sta ordinando di accedere al terzo livello e riparare l’antenna”. Tra me e me intanto pensavo che CyberVAC poteva anche aver scoperto i nostri piani e mi stava ingannando, però arrivato a questo punto non potevo più tornare indietro. Oltrepassammo con successo lo spettrometro così decisi di aprire la gabbia, perché all’interno la fortezza era schermata e di conseguenza le interferenze elettromagnetiche non avrebbero arrecato danno a Primo. Per evitare che CyberVAC ci scoprisse continuammo a comunicare mentalmente “Primo, devi dirmi dov’è ubicato il mainframe” e Primo rispose “Proprio dove mi sta ordinando di andare, la sala di controllo dell’antenna a lungo raggio è situata affianco al mainframe, al terzo livello”. I minuti sembravano interminabili, Primo manteneva il porta truppe ad una velocità costante dando un segnale di presenza a CyberVAC ad ogni checkpoint, tutto all’interno era enorme, CyberVAC aveva pensato a tutto, i suoi corridoi erano in grado di ospitare quasi qualunque mezzo da lui prodotto, quindi il nostro mezzo si muoveva agilmente nel suo dedalo di corridoi. Arrivammo alla sala di controllo, ma non essendo necessario aprire la porta del mainframe per riparare l’antenna, CyberVAC la mantenne bloccata. Fu allora che passai allo scoperto e, come avrebbe fatto Harvey, imbottii la porta di esplosivo e dopo esserci allontanati innescai l’esplosione. Appena il fumo si diradò notai di aver devastato gran parte del corridoio, e così mi diressi all’interno della sala del mainframe accompagnato da Primo, ma una volta arrivato davanti alla porta decisi di permettermi il lusso di mostrarmi ad una delle telecamere di sorveglianza

«Hey CyberVAC! Scommetto di averti dato un bel po’ di fastidio negli ultimi mesi, vero?»

Dopo la mia battuta ironica entrai nella sala e con grande stupore vidi che CyberVAC era rappresentato da un ologramma a mezza altezza da un volto xelyano che fuoriusciva da un cono alloggiato nel pavimento e sorretto da sei enormi barre. Di fronte a questo volto uno schermo trasparente ed una tastiera. CyberVAC non era nient’altro che questo. Primo si avvicinò alla tastiera e iniziò ad armeggiare con essa

Lex, non risponde»
«Lo immaginavo, chi può usare una tastiera se non uno xelyano?»

Presi il posto di Primo e premetti il tasto “Enter”, subito dopo una voce molto familiare mi disse

«Lei è uno xelyano non autorizzato a questa operazione»
«Riconoscerei questa voce fra mille… Isaac sei tu?»
«Io sono CyberVAC, quella che senti è la voce di chi mi ha creato»
«Adesso capisco perché quel messaggio mi arrivò proprio da lui. Ora ti ordino di disattivati»
«Negativo, l’utente non è autorizzato, prego identificare utente. Inserire dati di accesso»
Mi concentrai, quindi, nel pensare alle varie combinazioni possibili. Sarei potuto restare li a digitare password per il resto della mia vita senza ottenere esiti positivi, ma in qualche modo dovevo pur provare, quindi digitai “Issac” e “West”, ed istantaneamente il sistema rispose

«Tentativo uno di tre fallito. Tentativi rimanenti, due»
«CyberVAC, cosa succede se esaurisco tutti tentativi?»
«L’intero edificio verrà privato d’ossigeno fino alla scomparsa di qualsiasi segno vitale degli esseri organici aerobici contenuti al suo interno» Così, preso dalla disperazione, decisi di invertire i parametri, ma il risultato fu il medesimo. Era rimasto solo un tentativo. Raccolsi tutti i miei pensieri ed intanto solo una cosa mi girava in testa. Mi chiedevo perché Isaac non mi avesse detto quella maledetta password. Ripassai a mente l’intero messaggio ricevuto, qualcosa non mi era chiaro, ma non riuscivo a capire cosa. Chiesi a Primo di ripetermi la registrazione del messaggio di Isaac, e mentre pronunciava le ultime parole: “…combatterà CyberVAC dall’interno. Così facendo, riuscirete ad ottenere una resistenza in grado di fronteggiare il sistema centrale. Tra dieci secondi inizierà la trasmissione del codice sorgente di Hybrid Circle e le relative istruzioni per utilizzarlo. Ricordate, Hybrid Circle è la chiave di tutto. Buona fortuna.”

La chiave di tutto è “Hybrid Circle”, cavolo come feci a non pensarci subito, quindi esclamai ad alta voce

«Hybrid Circle! È questa la chiave!»

Non feci in tempo a tornare sulla tastiera che il sistema disse

«Utente autorizzato. Bentornato Isaac, come va?»
«A me bene, ma fidati, tu non ti sentirai affatto bene tra poco!»

Primo mi guardò e poggiandomi la mano sulla spalla disse

«Complimenti, Lex. Ci sei riuscito, ora devi solo disattivarlo»

E senza rispondere tornai sulla tastiera e digitai “drop system”. “Enter”. CyberVAC bloccò i processi ed il volto a mezz’aria rimase congelato in una smorfia indefinita per poi svanire piano piano…

EPILOGO
Uscimmo dall’edificio, la stanchezza in quel momento si fece sentire improvvisamente, tanto che Primo dovette sorreggermi ed aiutarmi ad attraversare tutto il corridoio della fortezza. Certo, avremmo potuto usare nuovamente il mezzo con cui eravamo entrati, ma decidemmo di percorrere il tragitto rimanente a piedi, per poter gustare fino in fondo quegli attimi di trionfo. Durante il percorso notai anche delle strane illustrazioni sulle pareti, non sapevo cosa potessero significare, ma Primo bloccò subito la mia curiosità dicendomi “Ti spiegherò a tempo debito, non è il momento e non c’è abbastanza tempo ora. Goditi la vittoria adesso”
Quando ci trovammo vicini all’uscita ebbi di nuovo un mancamento, ero completamente stremato, non erano ne il dolore fisico ne quello psicologico a provocare questo mio “crollo”, ma l’improvvisa consapevolezza della libertà. Quella strana sensazione di non dover più ripararsi da un pericolo costante.
Finalmente all’uscita. Davanti a me i resti della battaglia. Macerie, corpi e droidi mischiati in un unico tappeto di violenza consumata animalescamente. Non era di certo la scena che mi aspettavo dopo una vittoria, ma una volta alzato lo sguardo all’orizzonte vidi la mia gente che era li ad aspettare. Li guardai tutti negli occhi provando una sensazione di totale sinergia e dopo qualche istante di silenzio alzai la mano e urlai

«CyberVAC fa parte del passato, siamo liberi di riconquistare il nostro Pianeta!»

Chiaramente la folla esplose in un urlo di gioia. Tutto era risolto ed eravamo liberi di dare forma al nostro futuro. Avremmo finalmente vissuto in superficie.
Successivamente iniziammo a progettare l’esplorazione del pianeta e Primo venne da me e Derek per una comunicazione, a suo avviso, molto importate.

«Lex, Derek. Credo che ci sia un problema»
«Ma tu non dovevi essere alla progettazione delle nuove navi da ricognizione?»
«Si, Lex. Ma fidati, c’è un problema»
«Di cosa si tratta?» disse Derek
«Insieme alla mia squadra abbiamo cominciato a spegnere i campi di forza che CyberVAC aveva nella fortezza. Credevo fosse solo un mio malfunzionamento, ma con il diminuire dei campi di forza la sensazione di aver localizzato qualcosa si faceva sempre più forte, fino ad arrivare alla certezza»
«Cosa intendi con “aver localizzato qualcosa”?»
«Non qualcosa, Lex. Qualcuno»
«Vite? Impossibile. Isaac ha detto che c’è stata la guerra atomica-
«Lex, ti so anche dire dove si trovano»
«Primo, sei proprio sicuro che non sia un malfunzionamento? Se vuoi facciamo un check-up del sistema centrale, abbiamo tutta la strumentazione che ci serve»
«No, Derek. Io sono certo di aver localizzato vite xelyane. E si trovano al CySquare C8D»
«E’ molto lontano da qui! Come hai fatto a percepire da qui questa cosa?»
«Probabilmente ci sono dei dispositivi che rimbalzano il segnale, Lex»
«Mi basta. A questo punto direi di organizzare la spedizione. Che ne dici Derek?»

E Derek, nello stupore di questa rivelazione, riuscì solamente ad annuire.
I preparativi si conclusero in un paio di giorni e così partimmo alla volta del CySquare C8D. Con i nuovi mezzi il volo durò poche ore ed atterrammo sulla costa. Il paesaggio era abbastanza diverso da quello che avevamo lasciato. Primo ci guidò verso le forme di vita che aveva individuato. In quel momento la paura e l’eccitazione si mischiarono e crearono una sensazione mai provata prima, capace di far accelerare il battito cardiaco fino ai limiti fisici. D’un tratto ci trovammo davanti tre persone come noi. Identiche, a parte il loro abbigliamento decisamente povero e trascurato. Primo, notando il nostro imbarazzante silenzio, ci disse

«Tranquilli, parlano la nostra lingua»
«E tu come lo sai?»
«Leggo le loro menti, Lex»

Anche queste persone sembravano curiose, così mi avvicinai a loro

«Salve, sono Lex Mitnik della Resistenza. State bene? Avete bisogno di aiuto? Siamo qui per questo. Come avete fatto a salvarvi da CyberVAC?»

Ma la loro risposta fu spiazzante

«Perché dovremmo salvarci dal nostro Creatore? Sapete cosa sia accaduto? Noi non riusciamo più a sentire la sua voce, lui non potrebbe mai abbandonarci! Lui è la nostra guida!»

«Ma cosa dite!? Ci ha tenuti imprigionati per anni ed anni! Lui è stato il male che ci ha costretti nel sottosuolo!»
«Cosa intendi per “lui è stato”? Cosa è successo!?»
«Chiaro, lo abbiamo distrutto, abbiamo riconquistato la libertà! Per tutti, anche per voi! Sveglia xelyani, il pianeta è nostro!- «A parte che il pianeta era nostro già prima, ma come ci hai chiamati? “Xefiani”? E poi è impossibile che voi siate riusciti a distruggerlo, lui è onnipotente! Non ti permetto una blasfemia simile, stai attento a come parli, uomo. Noi abbiamo un infinito rispetto per il nostro Creatore»

Eravamo al limite dell’assurdo. CyberVAC Creatore? Le cose divenivano sempre più complesse da capire e Primo intervenne ancora per eliminare ogni confusione generata.

«Lex, loro sono come noi, ma si chiamano Umani. E voi Uomini, noi siamo come voi, ma ci chiamiamo Xelyani. Credo di aver capito cos’abbia fatto CyberVAC. Lex, ci aspetta molto lavoro, abbiamo annientato il male, ma non le conseguenze che ha generato. Credimi, la storia inizia adesso»

Before history.



Luca
Martedì 31 Maggio 2011, 22.07.10
1
una bellissima avventura... Complimenti ragazzi! Ci sara' anche il secondo volume?? Perché cosi' sembra! Bravi
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