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La copertina dell'immortale Close to the Edge
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Anderson, Bruford, Wakeman, Howe: ABWH
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Il famosissimo logo della band in una delle sue incarnazioni
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LEGENDS OF ROCK - # 16 - Yes, seconda parte
12/06/2011 (3518 letture)
(continua da qui)

L’escalation è ormai inarrestabile: il 13 settembre 1972 esce Close To The Edge, considerato dalla maggior parte della critica e dei fan come il miglior album del gruppo inglese. L’omonima suite divisa in quattro parti ed inclusa nel lato A del disco è ispirata al romanzo Siddharta di Hermann Hesse, oltre diciotto minuti di musica che definire sublime è mero eufemismo.

CLOSE TO THE EDGE

Bill Bruford era cosciente che gli Yes non potevano migliorarsi ulteriormente, ed anche per questo motivo decise improvvisamente di lasciare la band per entrare nei King Crimson. A tal riguardo è giusto argomentare tale scelta considerato che le inclinazioni jazz del batterista si attagliavano maggiormente allo stile della band di Fripp. Il suo posto alle pelli venne occupato dal validissimo Alan White, già batterista della Plastic Ono Band di John Lennon, che imparò a suonare immediatamente e alla perfezione tutti i pezzi più noti della band anche perché dopo pochissimi giorni era già in programma un concerto. Nel maggio 1973 esce il monumentale triplo vinile Yessong, contenente tutti i classici della band ed in cui troviamo ancora Bruford nelle tracce Perpetual Change e Long Distance Runaround/The Fish (Schindleria Praematurus). Nello stesso anno gli Yes dominano le classifiche annuali stilate dal prestigioso settimanale di musica Melody Maker: sono il miglior gruppo inglese ed internazionale, Wakeman è il miglior tastierista, Squire occupa la piazza d'onore tra i bassisti, Anderson ed Howe arrivano al terzo posto nelle rispettive classifiche. Wakeman, peraltro, fa uscire un disco strumentale solista di straordinaria bellezza intitolato The Six Wives Of Henry VIII (un estratto è anche contenuto nel già citato Yessong). Nel corso del tour in Giappone per promuovere Close To The Edge, Anderson rimane affascinato dal libro Autobiografia di uno Yogi di Paramahansa Yogananda, dal quale parte l’idea per uno degli album più pretenziosi di tutti i tempi, il controverso doppio vinile Tales From Topographic Oceans che uscì alla fine del 1973. La lussuosa cover disegnata da Dean è spettacolare, tra le più belle mai realizzate nella storia del rock. Composto da quattro suite, una per ciascun lato, il mistico Tales From Topographic Oceans risulta all’ascolto ostico, troppo dispersivo e a tratti anche noioso. Forse le seguenti riflessioni di Wakeman fanno luce sul motivo di quello che a tutti gli effetti va considerato un passo falso:

Se allora fosse uscito in CD, avremmo avuto materiale sufficiente per fare un buon disco di cinquanta minuti. Invece avevamo troppa musica per un LP da trentasei minuti, ma non abbastanza per un album doppio. Così l’abbiamo gonfiato senza pietà. E la cosa non mi piacque affatto

Rick detestava dal più profondo questo lavoro che di contro Anderson osannava: ciò che ne conseguì fu l’ennesimo cambio nella formazione. Lo svizzero Patrick Moraz rimpiazzò Wakeman, e con lui gli Yes registrarono Relayer, ispirato a Guerra e Pace di Lev Tolstoj, un lavoro gradevole che ricalca il formato di Close To The Edge, nel quale si riscontrano influenze jazz rock che forse sarebbero state gradite a Bruford. Ciascun membro si occupò in seguito di lavori solisti e per un nuovo full lenght in studio occorrerà attendere il 1977. A Moraz, chiamato affettuosamente il barboncino svizzero per via della sua capigliatura, viene dato il benservito e chi chiamare come suo sostituto? Naturalmente Wakeman! Con la line up classica venne registrato in Svizzera Going For The One, prodotto senza il prezioso ausilio di Offord; le composizioni, tra cui spicca la splendida Wonderous Stories, sono strutturalmente più lineari, tranne la conclusiva suite Awaken giudicata da Anderson addirittura come la migliore canzone degli Yes.

WONDEROUS STORIES


La copertina del disco venne realizzata dalla Hipgnosis nota per aver curato l’artwork di The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd. La scena musicale, intanto, stava cambiando: il punk imperversava ed il progressive rock iniziò a declinare. Tormato del 1978 rappresenta in pieno lo stato di confusione in cui versavano gli Yes in quel periodo: si tratta un platter modesto, che palesa pienamente l’incertezza sulla direttrice musicale da seguire. Nessuno poteva immaginare, però, il cataclisma che si sarebbe verificato nel 1980. Il manager di allora Brian Lane si stava occupando dei Buggles, composti dal cantante Trevor Horn e dal tastierista Geoffrey Downes, che stavano riscuotendo grande successo con il tormentone radiofonico Video Killed The Radio Star. Il bello è che agli Yes mancavano proprio quei due ruoli, dato che sia Anderson che Wakeman avevano deciso di lasciare la band: i rimpiazzi erano, quindi, già belli e pronti! Drama, uscito nel mesi di agosto di quell’anno, è un lavoro spiazzante, orientato al pop ed alla new wave, dimostrazione palese di quanto gli interessi economici surclassino quelli artistici. Non basta essersi avvalsi nuovamente del talento di Dean e della bravura di Offord; inoltre Horn non reggeva minimamente il confronto con Anderson (Drama fu l’unico disco registrato senza di lui). Fortunatamente il 1980 vede la pubblicazione del doppio vinile Yesshows, splendida raccolta di brani dal vivo registrati nel corso dei tour del 1976 e 1978 (alle tastiere Moraz suona in The Gates Of Delirium e Ritual). Un nuova rivoluzione accadde nel 1983 quando il gruppo si ripresentò con una formazione diversa: Jon Anderson – voce; Chris Squire – basso; Trevor Rabin – chitarra (Howe, nel frattempo, era entrato a far parte del supergruppo Asia insieme a Downes); Tony Kaye (a volte ritornano) – tastiere; Alan White – batteria. Trevor Horn da cantante diventa il produttore di uno dei platter di maggior successo degli Yes: stiamo parlando di 90125 e dell’hit single Owner Of A Lonely Heart, che raggiunse il primo posto nelle classifiche statunitensi.

OWNER OF A LONELY HEART


Il titolo dell’album, pubblicato dalla Atco Records (sussidiaria della Atlantic Records), non è altro che il numero di catalogo dell'edizione originale ed avrebbe dovuto essere attribuito ad una nuova formazione, i Cinema per la precisazione; per evitare beghe legali trattandosi di un monicker già utilizzato da altre band e soprattutto per guadagnare più soldi possibile (che tristezza), si preferì attribuirlo agli Yes, sebbene la tipologia di musica proposta fosse distante anni luce dal progressive. Siamo al cospetto, infatti, di un sound orecchiabile ed incline alla disco music proposto, sia ben chiaro, in modo assolutamente sopraffino. La stessa formazione, considerato l’enorme acclamazione di 90125, tentò nel 1987 di bissare il successo con Big Generator, con risultati di gran lunga inferiori. Il problema è che le divergenze musicali tra il chitarrista Rabin e Anderson erano ormai troppe: il primo voleva proseguire sulla falsa riga del predecessore, mentre il secondo era più orientato a un ritorno alle origini. I contrasti portarono ad un nuovo abbandono della band da parte di Anderson, che volle sfidare ciò che rimaneva degli Yes con un nuovo gruppo, gli Anderson Bruford Wakeman Howe (abbreviati ABWH -avevano pensato di chiamarsi No!). Nel 1989 i big four, coadiuvati da Tony Levin al basso, realizzarono un apprezzabile album che affonda le sue radici nel progressive, scelta che fu premiata con 750.000 copie vendute. A questo punto della storia avvenne un fatto singolare; di fatto c’erano due gruppi che erano come rami appartenenti allo stesso albero, gli ABWH e gli Yes (soprannominati all’epoca Yeswest) -Chris Squire, Alan White, Trevor Rabin e Tony Kaye-; perché, dunque, non fare un bel minestrone e propinare ai fan un nuovo disco? Così nel 1991 uscì il deprimente Union per la Arista, un guazzabuglio sonoro, nonché una vera e propria presa per i fondelli per i fan. Questo il pensiero di Howe:

Fu uno stupido spreco di soldi, veramente stupido, e non è neanche stato divertente farlo.

Rabin è sulla stessa linea:

Il disco fu fatto per metà dagli ABWH e per l’altra metà dagli Yes, di cui facevo parte. Quando misero tutto insieme, era un tale pasticcio che lo giudicai terrificante

Il tour susseguente fu, comunque, un successo e per contenere tutti i musicisti fu allestito un enorme palco girevole. Rabin e Howe, nella fattispecie, non si sopportavano ed evitavano accuratamente di parlarsi: questo la dice lunga sull’aria pesante che si respirava. Nel 1994 fu la volta di Talk (formazione Anderson, Squire, White, Rabin e Kaye) un lavoro mediocre che passò praticamente inosservato, spazzato via dal fenomeno del grunge. Con la line up più famosa, quella di Close To The Edge, gli Yes pubblicarono tra il 1996 ed il 1997 due live con inediti in studio interessanti (Key To Ascension e Keys To Ascension 2). Nel 1997 è la volta di Open Your Eyes con alle tastiere Billy Sherwood (anche se in tre brani suona il russo Igor Khoroshev), che riscosse alcuni consensi. Gli ultimi due album in studio pubblicati dagli Yes sono il confortante The Ladder (1999) -con Billy Sherwood stavolta secondo chitarrista e Khoroshev alle tastiere- e l’ottimo Magnification (2001), realizzato senza tastierista e con l’ausilio di un’orchestra sinfonica, che ottenne l’acclamazione della critica per il gradito ritorno alle sonorità degli anni ’70 e per i superbi arrangiamenti. Un’ultima curiosità: anche Alan (nel 1998) e Oliver (nel 2008), i figli di Rick Wakeman, hanno suonato dal vivo con gli Yes. Non resta che attendere l’uscita dell’annunciato Fly From Here, ben dieci anni dopo Magnification. Sinceramente non mi aspetto nulla di positivo vista la nuova line up che dovrebbe essere la seguente: Benoît David – voce (cantante canadese dei Close To The Edge, nota cover band degli Yes, cha ha già sostituito Anderson nel tour del 2008 per gravi problemi di salute), Chris Squire – basso (l’unico, quindi, ad essere stato sempre presente nella band), Steve Howe – chitarra, Alan White – batteria e Geoff Downes – tastiere. E’stato già preannunciato un tour mondiale che toccherà anche l’Italia con Oliver Wakeman alle tastiere (24 novembre 2011, Milano, Teatro Smeraldo e 25 novembre 2011, Trieste, Palazzetto di Chiarbola). Siamo giunti al termine del nostro lunghissimo viaggio; gli Yes meritavano la vostra cortese attenzione perché hanno scritto pagine indelebili nella storia del progressive rock. Solo il tempo potrà dire se sono diventati una parodia di loro stessi o se risorgeranno ancora come l’araba fenice.

ALBUM IN STUDIO
Yes (1969)
Time And A Word (1970)
The Yes Album (1971)
Fragile (1971)
Close To The Edge (1972)
Tales from Topographic Oceans (1973)
Relayer (1974)
Going For The One (1977)
Tormato (1978)
Drama (1980)
90125 (1983)
Big Generator (1987)
Union (1991)
Talk (1994)
Keys To Ascension (1996) -contiene anche tracce registrate dal vivo-
Keys To Ascension 2 (1997) -contiene anche tracce registrate dal vivo-
Open Your Eyes (1997)
The Ladder (1999)
Magnification (2001)
Fly From Here (2011) –verrà pubblicato nel prossimo mese di luglio-


ALBUM DAL VIVO
Yessongs (1973)
Yesshows (1980)
9012Live: The Solos (1985)
Something's Coming: The BBC Recordings 1969-1970 (1997)
House of Yes: Live From House Of Blues (2000)
The Word Is Live (2005)
Greatest Hits Live (2006)


RACCOLTE
Yesterdays (1975)
Classic Yes (1981)
Yesyears (1991)
Yesstory (1992)
Symphonic Music Of Yes (1993)
Highlights: The Very Best Of Yes (1993)
Yes, Friends And Relatives (1998)
Astral Traveller (1999)
The Best Of Yes (2000)
Keystudio (2001)
In A Word: Yes (1969 - ) (2002)
The Ultimate Yes: 35th Anniversary Collection (2003)
Essentially Yes (2006)
Live & Solo: The Yes Collection (2006)


REMIX
Yes Remixes (2003)

DISCOGRAFIA ANDERSON BRUFORD WAKEMAN HOWE (ABWH)
Anderson Bruford Wakeman Howe (1989)
An Evening Of Yes Music Plus –live-(1993)



hm is the law
Lunedì 13 Giugno 2011, 17.37.37
7
Grazie dei complimenti!
Mitra65
Lunedì 13 Giugno 2011, 12.05.12
6
Un gruppo favoloso! Alcuni loro dischi sono immortali!
Luigi
Lunedì 13 Giugno 2011, 9.07.43
5
Articoli semplicemente splendidi
Jandekser
Lunedì 13 Giugno 2011, 8.18.15
4
Gruppo incredibile: Fragile, Close To The Edge e Relayer i miei preferiti; anche l'album omonimo degli ABWH è veramente bello. Complimenti a Fabio per le due parti dell'articolo, veramente ben fatte.
MetalHawk
Domenica 12 Giugno 2011, 23.34.16
3
I miei complimenti, articoli davvero ottimi per una band eccezionale.
Lizard
Domenica 12 Giugno 2011, 22.31.06
2
Ho letteralmente consumato dagli ascolti "Fragile", "Close To The Edge" (disco da portare sulla proverbiale isola deserta) e perfino "Tales From..."... Un gruppo veramente fantastico, fucina di talenti ed al tempo stesso capaci compositori. Meritano tutta la fama che si sono guadagnati negli anni!
Electric Warrior
Domenica 12 Giugno 2011, 16.55.35
1
Bravo Fabio, due articoli veramente ottimi, belli corposi e descrittivi di una carriera favolosa tra altissimi e qualche bassino. Un gruppo fenomenale! Attendiamo con ansia il disco in uscita a luglio. Domani esce il primo singolo estratto da Fly From Here. Lunga vita a Metallized!
IMMAGINI
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Drama, ovvero gli Yes senza Anderson
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Going for the One, del 1977
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Le splendide immagini all'interno di Close to the Edge
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Magnification, ultimo album in studio degli Yes in attesa del ritorno
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Open Your Eyes, del 1997
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Patrick Moraz e la sua folta chioma
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L'artwork di Relayer
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La copertina di Tales from Topographic Oceans
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