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DREDG - Circolo degli Artisti, Roma, 21/06/2011
26/06/2011 (1881 letture)
I Dredg, una di quelle band infilate a sproposito nel calderone nu ai tempi che furono, in realtà un ensemble fautore di un alternative metal venato di sperimentazioni prog, hanno toccato Milano e Roma nel tour mondiale di supporto al nuovo album, Chuckles & Mr. Squeezy. Il palco prescelto per la data capitolina è quello del Circolo degli Artisti, e cominciamo proprio con l'analisi del fattore location.

IL LOCALE
Come ben sapranno i romani, il Circolo degli Artisti è un vero e proprio punto di riferimento per la gioventù alternativa romana, soprattutto quella politicamente schierata su tonalità di rosso acceso, ma passiamo oltre. Quello che importa ai fini di serate come questa è la solidissima reputazione del comparto musicale, fortunatamente confermata dalla prova dei fatti. L'assoluta professionalità dello staff si riflette infatti in una perfetta gestione degli ingressi, in qualche servizio che appare miracoloso (l'acqua gratis è la ciliegina sulla torta, ma anche l'aria condizionata all'interno non è da sottovalutare) e soprattutto in un sound spettacolare. Non era facile assicurare una tale qualità della resa sonora, considerando le caratteristiche della band, sì estremamente melodica ma forte anche di una durezza dei suoni assolutamente invidiabile. Sono felice dunque di avere solo buone parole da spendere per una realtà che -ripeto, coloriture politiche a parte- è un esempio invidiabile.

IL PUBBLICO
Abbondante, nonostante la contemporaneità con la data dei Modena City Ramblers alla manifestazione RomaVintage (e, parrà strano, ma il pubblico delle due band è più omogeneo di quanto non si possa pensare), molto variegato e caldo. Particolarmente apprezzabile sia la grande educazione dei presenti (mai darla per scontata) sia la varietà di "tipi umani" presenti, accomunati non dal look ma dalla passione per la musica. Per quanto riguarda tutti gli aspetti di contorno, che molto influiscono sulla godibilità di una serata, un dieci tondo, ed è una piacevolissima sorpresa.

DREDG
C'è solo, a dire il vero, un lieve ritardo rispetto all'orario indicato (mezz'ora, nulla di assolutamente traumatico, anzi), ma quando i quattro californiani salgono sul palco lo spettacolo può cominciare davvero. Dalla nostra postazione (sul lato destro guardando il palco, ben vicini alla band) il primo a spiccare è il poderosissimo Dino Campanella, che mette i suoi muscoli a disposizione sia di una malcapitata batteria -pestata letteralmente a sangue per tutta la durata dello show- sia di una delle due tastiere presenti sul palco: notevole la versatilità di questo musicista, che suda e sbuffa ma non perde un colpo. Poi c'è la sezione di asce, che ha visto Ben Flanagan (The Trophy Fire, per inciso ottima band) supportare i membri effettivi Mark Engles e Drew Roulette per buona parte della scaletta. Infine, sappiamo che il vocalist Gavin Hayes non fa dell'estrema mobilità sul palco il suo principale punto di forza, ma, al di là di qualche minima difficoltà iniziale, anche la sua prestazione è stata più che buona, considerando anche la difficoltà di alcuni passaggi e problemi agli auricolari che l'hanno infastidito nel corso del concerto. La scaletta è risultata particolarmente equilibrata: solo dal disco d'esordio, Leitmotif è stato tratto un solo brano (la conclusiva Movement V: 90 Hours Sleep); per il resto, quattro pezzi per ogni album, in modo da non scontentare nessuno. Ha ovviamente fatto la sua notevole figura Ode to the Sun, scritta assieme all'ex Queensryche Chris DeGarmo nel 2005, ma in generale tutto il materiale è risultato solido e adattissimo alla resa live. Il pubblico non ha mancato di accompagnare le melodie più note, mentre forse è mancato un po' di supporto ritmico, ma nulla di scandaloso. Piuttosto bizzarra, invece, la scelta di suonare tutto il set in un'unica tornata, senza encores, ma non ci sentiamo di discutere, soprattutto dopo aver vinto sul campo una bacchetta della batteria di Campanella, martoriata dal drumming assolutamente selvaggio dell'italoamericano. Per riassumere quanto scritto finora, serata pressoché perfetta, in cui ogni ingranaggio ha funzionato a dovere per regalare un gran concerto a un ottimo pubblico.

SETLIST DREDG
Another Tribe
Upon Returning
Not That Simple
Bug Eyes
Information
Whoa Is Me
Movement V: 90 Hour Sleep
Lightswitch
Ode to the Sun
Planting Seeds
Down Without a Fight
Pariah
Of The Room
The Thought of Losing You
Hung over on a Tuesday
The Canyon Behind Her
Down to the Cellar



Harris95
Venerdì 1 Luglio 2011, 23.14.05
9
report sonisphere?
Sbiriguda
Martedì 28 Giugno 2011, 17.26.35
8
Bene dai, spero che altri si tolgano il dubbio leggendo questi commenti...
Zarathustra
Martedì 28 Giugno 2011, 17.24.27
7
no, è che a molti il Circolo sta antipatico per l'eccessivo proselitismo che fanno, e quindi lo giudicano male a prescindere, tutto qui. Anzi, l'organizzazione ha confermato le mie aspettative: non avevo dubbi su di loro.
Sbiriguda
Martedì 28 Giugno 2011, 17.22.11
6
Che si parlasse del locale piuttosto che della band è evidente, io mi riferivo in particolare a questo passaggio: "Sono felice dunque di avere solo buone parole da spendere per una realtà che -ripeto, coloriture politiche a parte- è un esempio invidiabile.", come se a priori si reputasse quanto meno insolito che una struttura con determinate connotazioni politiche potesse rivelarsi curata e professionale. Sarà una mia errata interpretazione, ma quella frase suona tanto come "L'organizzazione ha superato tutte le aspettative, nonostante fosse quasi solo formata da maledetti comunistacci!", ahahah...
Zarathustra
Martedì 28 Giugno 2011, 17.01.26
5
@Sbiriguda: ho detto l'esatto opposto ho detto che a prescindere dalle coloriture politiche sbandierate, il Circolo è un punto di riferimento...e ne ho parlato a proposito del locale, non certo della band!
Sbiriguda
Martedì 28 Giugno 2011, 16.35.46
4
Ottimo report, solo non capisco quale valore analitico possano aggiungere le ripetute perplessità di carattere politico ad un contesto puramente musicale.
Zarathustra
Lunedì 27 Giugno 2011, 11.28.37
3
"Chuckles..." è un ulteriore passo nel percorso cominciato con "Pariah", ed è un disco molto diverso dai classici della band. Sinceramente non l'ho trovato brutto - certo, non è un capolavoro, ma è un disco da sei e mezzo, sette meno. Oltretutto i pezzi proposti dal vivo sono stati suonati in modo più omogeneo a livello di sound rispetto a quelli vecchi, quindi vengono meno eventuali perplessità sulla "commercializzazione" (perplessità che comunque non faccio mie, visto che i problemi di Chuckles... non dipendono dal suo essere più morbido ma dall'avere meno belle canzoni rispetto a Pariah).
Marco
Lunedì 27 Giugno 2011, 10.36.41
2
io li ho mollati col penultimo lavoro,noiosi alla lunga. Quindi l'ultimo album conferma quanto detto?
Davide
Lunedì 27 Giugno 2011, 6.54.16
1
sempre desiderato vederli. Non è il momento adatto per parlarne ma siccome recensioni dell'ultimo album qui non le ho viste mi chiedo come non abbia potuto avere peso sulla qualità generale la presenza di diversi brani d uno dei peggiori lavori della storia della musica (e mi ritengo buono nel giudizio).
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Lo scatto che fa da locandina al tour dei Dredg
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