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La locandina del festival
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Le belle bariste (photocredits: Gabriele Gonzo)
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WE ROCK - Azienda Agricola Il Pigno, Zafferana Etnea (CT), 23/07/2011
31/07/2011 (2195 letture)
Come avrete certamente notato, ultimamente abbiamo seguito per voi un bel pò di manifestazioni di una certa importanza -il Metalcamp, il Big Four, l'Hell Fest e svariate altre. Tuttavia Metallized non si occupa solo di quelle grandi, di risonanza nazionale, ma anche -ove ne ricorrano le condizioni- di iniziative di più modesta dimensione, ma che presentano spunti di interesse musicale e di discussione per i nostri lettori. In questa ottica il sottoscritto è intervenuto al "Day 2" della seconda edizione del We Rock Fest in quel di Zafferana Etnea, (CT), evento dedicato alla memoria di Ronnie James Dio. Un festival che ha dato più di quel che pensavo.

LA LOCATION
Dopo aver lottato per oltre un'ora con i cittadini di Zafferana Etnea, i quali si sono o trincerati dietro un ostinato e siculissimo silenzio, o si sono industriati in ogni modo per indirizzarci quanto più lontano possibile dal luogo dell'evento, finalmente giunge l'indicazione giusta: "U cuncertu poppy-roccky? 'Nfunnu a ddu viottolo" (traduzione su richiesta). Onore al paesano non omertoso e così "poppy-roccky oriented", che ci fa arrivare in tempo utile per seguire tutta la manifestazione. La sede dell'evento è ricavata in uno spiazzo all'interno di un uliveto posto nelle pertinenze di un isolata azienda agricola alle pendici dell'Etna, con conseguente atmosfera bucolica e rilassata e temperatura inferiore a quella asfissiante che si respira al livello del mare. Arrivati sul posto notiamo una piccolissima mostra visiva (in realtà il contorno annunciato era molto più "polposo"), sulla destra l'area riservata al ristoro gestita da alcune belle ragazze, sulla sinistra uno stand per la vendita di t-shirts e Cd, ( aprezzi molto buoni), ed il palco; quest'ultimo adeguato alla manifestazione sia per dimensione che per mezzi tecnici. Si nota già una discreta partecipazione di pubblico nonostante non siano ancora le 18.00, ma di questo parleremo in chiusura del report.

LE BAND
HOT ROD
Ad aprire le ostilità sono chiamati gli Hot Rod, band dedita ad un glam metal anni '80 dal forte impatto a dispetto di un look molto colorato, con tanto di smalto e make up, che indurrebbe a pensare il contrario. Niente mielosità e sdolcinerie per ragazzine quattrodicenni/brufolose in calore, ma solido glam metal, vicino a quello dei primi Motley Crue, a forti tinte tipicamente metal, con soli spesso connotati dall'uso del tapping. L'orario assolutamente inadatto alla loro proposta ed il ruolo di opener non scoraggiano affatto la band, che capitanata dal singer Giacomo Pitrè, offre una prova decisa, divertente ed aggressiva, nonostante l'assenza della batterista titolare. La serata parte bene.

TREMORS
Devo ammettere che non conoscevo questa band, ma il loro thrash potente e quadrato, dal fortissimo impatto, privo di fronzoli e non scevro da influenze tipicamente metal, ha fatto salire il tasso metallico del pomeriggio. Se ho ben capito, il gruppo non si esibiva da un pò di tempo: in questo caso la loro esibizione è da valutare ancor più positivamente, perchè i quattro musicisti hanno mostrato una buona coesione, ma soprattutto mi hanno trasmesso una palese voglia di suonare, di esserci, di partecipare. Tutte attitudini che, se ben gestite come in questo caso, non possono che essere interpretate positivamente dal pubblico, che infatti ha risposto bene alla loro aggressività. Purtroppo anche i Tremors non sono stati aiutati dall'orario, dato che -immagino- se si fossero esibiti un pò più tardi la loro musica avrebbe scatenato un certo pogo, che invece è mancato. D'altro canto da qualche parte bisogna pur partire.
A questo punto -dopo aver registrato la defezione degli Aracne, spazio agli Unholy, cover band dei Savatage. Il gruppo è composto da validi musicisti del giro Catanese, che sul palco sono anche stati bravi, ma proprio in quanto cover band non rientrano nella linea editoriale di questa testata, che ha deciso di recensire solo chi si occupa di proporre (almeno principalmente) musica originale.

DISASTERHATE
I Disasterhate sono una band per 3/4 al femminile, ma non aspettatevi musica "carina" e/o falsamente metal, perchè è tutto il contrario. Il death/thrash da loro proposto è quadrato, violento, ben bilanciato tra le due voci femminili, non privo di qualche spunto tecnico e dannatamente pesante. L'esibizione -incentrata su alcuni dei vecchi pezzi e sulla presentazione di altri che finiranno su un full-lenght di prossima pubblicazione- è stata salutata dai primi accenni di pogo sotto palco, complice anche il calar della sera che ha reso ancor più mite la temperatura. La cosa non è dipesa solo dall'avvenenza dei suddetti 3/4 della line-up, ma dal fatto che i Disasterhate hanno offerto un set pesante e divertente e si sono meritati gli applausi raccolti. I nuovi pezzi, inoltre, mostrano una maggiore attenzione alla costruzione del brano ed alcuni spunti più lenti ed oscuri che dovrebbero arricchire il loro sound

RADIANCE
Spazio al set più raffinato della manifestazione, quello dei Radiance. Tralasciando il fatto che anche questa band può vantare 2/4 di line-up dalla grande avvenenza, il loro concerto si è dipanato basandosi sul consueto heavy a tinte goth, veicolate dalla peculiare voce tendente al sopranile di Karin Baldanza. Anche per loro un full-lenght è in fase di preparazione, ed i pezzi che hanno portato in anteprima live mostrano uno spostamento del sound verso lidi ancor più raffinati, con aperture atmosferiche ed oniriche sempre più in grado di sfruttare l'ugola di Karin, con un maggior utilizzo delle linee di basso, pur senza tralasciare affatto la solida base heavy che ha sempre marchiato la loro musica. Anche per loro buon successo di pubblico.

STEEL RAISER
Nome storico della scena heavy Sicula, che però non ero mai riuscito a vedere dal vivo. La band ha mostrato sicurezza, calcando il palco senza incertezze, sparando a raffica in sequenza alcuni dei loro brani migliori, basati sull'heavy più tradizionale e d'impatto, fondato su una sorta di crossover tra Judas Priest ed Iron Maiden -in particolare questi ultimi si sentono nelle armonizzazioni dei solos. Forse un po' troppo statici on stage, la loro è stata un'esibizione corposa e professionale, con più di uno spunto divertente, appena funestata da alcuni piccoli problemi di regolazione del basso, e che ha visto ancora il pubblico accennare al pogo. Anche per loro c'è un album in preparazione che dovrebbe vedere la luce il prossimo anno.

WARCRYER
Tocca ai Warcryer chiudere le danze. Anche per loro sonorità tipicamente heavy, ed anche per loro un album in preparazione. Musica tipicamente da live concert, begli assoli, sezione ritmica quadrata, e screaming a tutto spiano. Il loro set è stato adrenalinico e divertente, soprattutto per merito di un Giovanni Girone in vena di istrionismi e mobilissimo sul palco, il quale ha continuamente cercato di interagire con l'audience, tra l'altro invitando il pubblico ad urlare per il metal, ma ottenenendo una risposta decisamente più entusiastica quando ha chiesto un urlo per "l'unica cosa che amate più del metal. La f..a!!". Come dargli torto? L'accoppiata è decisamente indovinata. Finale di concerto in crescendo fino alle ultime note, col pubblico che dà la sensazione di essersi parecchio divertito.

QUALCHE CONSIDERAZIONE
Il report potrebbe anche terminare qui, ma voglio fare alcune considerazioni riguardanti l'organizzazione ed il responso di pubblico ottenuto da questo We Rock Fest, che ritengo importanti. Come alcune recenti iniziative dimostrano (e come spero non dimostrerà l'imminente Agglutination), organizzare eventi nel segno del metal qui al Sud, per di più puntando esclusivamente su nomi italiani, è una scommessa spesso persa in partenza, forse in particolare proprio in Sicilia. Ebbene, per quanto piccola possa essere questa manifestazione posta a confronto con altre che di norma seguiamo, serve però a dimostrare alcune cose ed a sfatare alcuni luoghi comuni. Partiamo dal primo e più interessante dato: secondo l'organizzazione, il numero di biglietti staccati per questa seconda serata del We Rock è stato superiore a 350, i quali, uniti agli altrettanti della prima serata, portano il totale dei presenti ad oltre 700 unità. Se consideriamo che la gran parte delle band presenti era di area locale, e che il resto è comunque Siciliano, a me pare un numero più che sufficiente per parlare di successo, specie -ripeto- considerando dove questo successo è stato ottenuto. Come si è giunti a questo risultato? Semplice: una location tranquilla ed isolata, ma poco distante dallo svincolo autostradale; un'atmosfera rilassata, giocosa; uno staff disponibile; un prezzo di ingresso più che onesto di tre euro per sette band, con consumazione compresa, (una birra da 33, quindi praticamente gratis); un punto di ristoro con prezzi onesti e roba buona, per di più gestito da ragazze tanto carine quanto sagge:

Mi fai un panino adatto a questa pancia?
Ho capito va... ci metto dentro tutto quello che c'è.


In conclusione: forse non è vero che qui non si può fare nulla; con la passione, la scelta oculata dei gruppi, il giusto grado di coinvolgimento dei ragazzi (anche da parte dei supporters delle varie band, accorsi a sostenere i loro amici), una corretta scelta della location ed una buona organizzazione, ci si può divertire ed i risultati possono arrivare, perchè più di 700 paganti su due serate, qui sono veramente, ma veramente tanti. Tutto perfetto? Quasi. Un piccolo appunto voglio muoverlo, ma non all'organizzazione, bensì agli spettatori. Fermo restando che la serata è stata un successo, e che tutti i gruppi che hanno proposto musica propria sono stati supportati, è altrettanto vero che i momenti di maggiore entusiasmo si sono registrati in occasione della proposizione di cover, anche di quelle poche inserite nei set dei gruppi originali, e questo non va bene. Capisco la voglia di divertirsi, ma la scena avrà un futuro solo quando la smetteremo di dare il massimo solo quando sentiamo la cover dei Judas Priest, dei Maiden o di chiunque altro, per riservare il massimo del feedback ai pezzi che sono il risultato dello sbattimento dei musicisti nelle cantine, sottraendo ore al lavoro, alla famiglia ed al resto, per produrre qualcosa di originale, buono o cattivo che sia. Solo così la scena potrà consolidarsi, e generare magari eventi fissi destinati a crescere. Per il prossimo anno mi aspetto un We Rock in grado di fare il salto di qualità, possibilmente senza cover band e con qualche nome di grido in più. Anche in Sicilia ne abbiamo, e l'aggravio di spesa -modestissimo- potrebbe essere coperto da un maggiore incasso. Forza ragazzi.

Foto: Carmelo Currò



Raven
Mercoledì 3 Agosto 2011, 8.53.56
5
Lo spazio lo concediamo alle iniziative che riteniamo possiedano determinate caratteristiche.
tropea giuseppe
Martedì 2 Agosto 2011, 13.23.28
4
bella serata raga,ci siamo divertiti tanto..........ringrazio metallized x questo spazio dato!!!!!!
BILLOROCK fci
Lunedì 1 Agosto 2011, 7.23.21
3
minghia... niente vidi, niente sentììì....!! bella iniziativa, avanti così !! rock n roll......
KARIN RADIANCE
Domenica 31 Luglio 2011, 13.08.09
2
COME SEMPRE IN GAMBA VOI DI METALLIZED CHE DATE TANTISSIMO SPAZIO ALLE BAND EMERGENTI.VOLEVO RINGRAZIARE IL VOSTRO STAFF NONCHè GLI ORGANIZZATORI DEL FESTIVAL ED IN APRTICOLARE LE DISASTERHATE,RICCARDO LIBERTI E VINCENZO RINALDI PER LA DISPONIBILITà ED OSPITALITà! E' STATO MOLTO BELLO CONDIVIDERE IL PALCO CON VECCHI E NUOVI AMICI.CREDO DI PARLARE A NOME DI TUTTA LA BAND DICENDO CIò. \m/.
Exar Kun
Domenica 31 Luglio 2011, 12.29.48
1
Buon bill, mi fa moltissimo piacere il successo ottenuto. Mi unisco all'in bocca al lupo all'organizzazione, che se lo merita.
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