Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Nero di Marte
Immoto
Demo

Ira Green
7
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

20/02/20
POSTVORTA
Porrima

20/02/20
SKYFOREST
A New Dawn

20/02/20
POSTVORTA
Porrima

21/02/20
DEMONS & WIZARDS
III

21/02/20
PRIMEVAL MASS
Nine Altars

21/02/20
HEATHEN FORAY
Weltenwandel

21/02/20
FRACTURED INSANITY
Massive Human Failure

21/02/20
VINNIE MOORE
Soul Shifter

21/02/20
VERIKALPA
Tuoppitanssi

21/02/20
H.E.A.T
H.E.A.T

CONCERTI

18/02/20
MONSTER MAGNET
LIVE MUSIC CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

19/02/20
TENACIOUS D + WINCHESTER
LORENZINI DISTRICT - MILANO

20/02/20
LORDI + TARCHON FIST + FLESH ROXON
DRUSO - RANICA (BG)

20/02/20
PAPA ROACH + GUESTS
ALCATRAZ - MILANO

20/02/20
NANOWAR OF STEEL
PADIGLIONE 14 - COLLEGNO (TO)

20/02/20
DEWFALL + GUESTS
EQUINOX CLUB - VEROLI (FR)

21/02/20
LORDI + TARCHON FIST + FLESH ROXON
REVOLVER - SAN DONA' DI PIAVE (VE)

21/02/20
NANOWAR OF STEEL
VOX CLUB - NONANTOLA (MO)

21/02/20
ASPHODELIA + GUESTS
EXTREME FOVEA ATTACK - FOGGIA

21/02/20
WICKED ASYLUM + VIOLAFUEL
DEDOLOR MUSIC HEADQUARTER - ROVELLASCA (CO)

TESTAMENT - La biografia
07/08/2011 (6743 letture)
I giorni eroici, le cantine della Bay Area, la fratellanza delle band: i primi vagiti del thrash pulsavano bollenti nella fiorente zona di San Francisco, trainati dai leader maximi della rivoluzione, gli intoccabili Metallica; nella vasta schiera di ragazzi che imbracciarono borchie e chitarre emersero i Legacy, fondati dal chitarrista Eric Peterson col desiderio di suonare più duro e più veloce di chiunque altro: il bassista Greg Christian, il batterista Louie Clemente, il cantante Steve ‘Zetro’ Souza e l’altro chitarrista Derrick Ramirez (solista e cugino di Peterson) non erano certo dei virtuosi, quanto più dei metal fan con tanta voglia di divertirsi e suonare le cover dei maggiori gruppi “classici” provenienti dalla cara e vecchia Inghilterra. La svolta coincise con l’ingresso in line-up di Alex Skolnick al posto di Ramirez: il nuovo guitarist era infatti dotato di una classe notevole e di un tocco più vario, peculiarità che faranno nettamente la differenza tra i futuri Testament e la miriade di band-clone che si limitavano a suonare in maniera rapida ma ignorante. Il quintetto registra un demo auto intitolato, che attira le attenzioni delle case discografiche, e decide di firmare per la Megaforce; nonostante promettessero molto bene, però, i Legacy perdono il singer Souza, che accetta l’offerta di sostituire Paul Baloff negli Exodus e consiglia agli ormai ex compagni un cantante dal fisico possente, che aveva militato fino a quel momento in alcune piccole band del nord della California: Chuck Billy, ventiquattrenne nativo americano appartenente al popolo Pomo, fieramente impegnato nella difesa della causa dei pellerossa. L’innesto di Chuck Billy, affiancato all’arrivo di Skolnick, fa definitivamente decollare la band, che deve mutare il nome in Testament per un caso di omonimia (Legacy era il moniker di una band jazz) e registra finalmente il debut album, chiamato proprio The Legacy (1987), incidendo ufficialmente un pugno di canzoni che, a livello underground, avevano già reso rispettato e ammirato lo status della band. Il disco suona potentissimo, veloce come la luce, ma innervato da una dose di tecnica e melodia non indifferente, conferita dal chitarrismo virtuoso di Skolnick, un musicista che ha radici nel jazz e nel blues: la voce acuta e roca di Chuck Billy, più dura rispetto a quella di Souza, genera refrain esaltanti e trascinanti, e la miscellanea di tutte questi elementi caratterizza un thrash complesso e a perfetta metà tra la violenza degli Slayer e la melodia dei Metallica. Pezzi come Alone In The Dark, Burnt Offerings, Over the Wall e Apocalyptic City diventano in breve tempo dei classici del thrash, anche se il fatto di aver trovato il contratto con la Megaforce soltanto a metà anni ’80 pregiudica alla band un posto conclamato tra i cosiddetti “Big Four”. Proprio i Metallica rappresentano l’inevitabile termine di paragone per un quintetto energico e rabbioso, che nel frattempo fa esperienze importanti attraverso dei tour lusinghieri al fianco di Anthrax ed Overkill: la data al Dynamo Festival di quell’anno, immortalata nel Live At Eindhoven, è un chiaro esempio della grande carica sprigionata dal vivo dal five pieces californiano, che stava contribuendo pesantemente alla definizione di tutto quanto oggi chiamiamo comunemente “thrash metal”. Con ancor più lungimiranza e spessore, i Testament si ripetono nel 1988 rilasciando l’altrettanto leggendario The New Order, ancora impostato su canoni di velocità serrati, garanzia di hedbanging: trascinante e terremotante, il platter acquisisce maggior spessore tecnico e melodico, oltre a definire in maniera ormai inconfondibile i tratti-base del tipico Testament-sound, scalfiti nell’acciaio attraverso bordate ritmiche da far tremare i pavimenti. Se Trial by Fire fu il primo video registrato, pezzi quali Eerie Inhabitants, The Preacher, la titletrack e la devastante Into the Pit -un inno al moshpit- portano ai massimi livelli l’attenzione degli headbangers sui cinque di Frisco, ormai saliti sull’Olimpo della musica heavy –con i loro temi gotici e occulti- e chiamati a supportare in tour diverse band importanti come Megadeth e Judas Priest. Nel nuovo album spicca ancora la capacità sorprendente, da parte di Skolnick, di abbinare assoli melodici suadenti e avvolgenti a partiture più oltranziste, cucendo a meraviglia sfuriate martellanti iper-veloci a sezioni ragionate e dolcemente musicali.

Dopo la “prima volta” al celebre Monsters Of Rock di Castle Donington (Inghilterra), la band sforna nel 1989 il suo terzo full length, il più tecnico Pratice What You Preach, che sancisce un distacco stilistico dal thrash irruente dei primi due Lp: si perde in violenza e si guadagna in melodia, e qualche fan old school non ne è prorio felice, anche se indubbiamente il disco è un altro capolavoro imprescindibile del thrash. Il new deal dell’act americano riguarda anche le tematiche, poiché vengono scritte liriche che trattano di politica e corruzione: sulla stessa scia tematico-sonora arriva nel 1990 Souls of Black, di fatto la conferma della compiuta evoluzione personale della band, che pertanto si stava discostando dal sound similare agli altri epigoni del thrash californiano per assestarsi su una dimensione più curata, raffinata, ancora costituita da riff letali e grande energia ma strutturata in brani più ragionati, non per forza velocissimi, dall’architettura e dalla melodia superiori. Il disco viene registrato in sole dieci settimane, per volere della casa discografica che, altrimenti, avrebbe impedito alla band di esibirsi al Clash of the Titans, un monumentale festival thrash con Megadeth, Slayer e Suicidal Tendencies, che invece si tenne regolarmente, con esiti spettacolari. Questa tournèe segnò la fine della prima parte di carriera per i Testament, che nel corso degli anni novanta affronteranno con qualche intoppo la crisi del thrash, cercando di cambiare pelle: prima con il discreto The Ritual, album di heavy melodico più commerciale, che cercò di emulare il successo planetario del Black Album ammorbidendo e ripulendo lo stile dell’act californiano (sia musicalmente che vocalmente), poi tornando su sentieri più duri che mai con il controverso Low, giunto dopo le gravi dipartite di Skolnick (attratto dal jazz e stanco del metal) e Clemente, rimpiazzati prima da Glen Alvelais e Paul Bostaph (artefici dell’EP Return To The Apocalyptic City), quindi da James Murphy e John Tempesta: per quanto fosse più aggressivo del predecessore, Low era qualitativamente inferiore, e non rappresentava un ritorno al vecchio thrash quanto più un tentativo di assimilare le correnti groove di quel periodo, anche attraverso vocals più grezze interpretate da Chuck Billy. Le turbolenze non erano finite: ben presto Tempesta lascia il drumkit a Chris Kontos, che fu a sua volta rilevato da John Dette nel tour di Low; insoddisfatta della promozione scarsa perpetuata dall’Atlantic, la band rescisse il contratto e si accasò alla Burnt Offerings, mentre la sua ex label pubblicava una raccolta -The Best Of Testament- giusto per raschiare il fondo.

Nonostante l’uscita del Live At Fillmore e di una cover priestiana (Rapid Fire) registrata per una compilation tributo, i Testament si ritrovarono improvvisamente sciolti quando Christian, Dette e Murphy lasciarono da soli Billy e Peterson: leccandosi le ferite, la corazzata statunitense ripartì nel 1996, riassoldando nelle proprie fila Glen Alvelais, il primo chitarrista Ramirez (riciclato come bassista) e soprattutto Gene Hoglan, poderoso drummer fresco di prodigi con i Death: con questa line-up viene inciso Demonic, una poderosa sterzata verso il death metal, con tanto di vocalizzi growl. Evidentemente, però, la giostra non era destinata a fermarsi: dopo un’altra esibizione al Dynamo Open Air festival in Olanda, la formazione riabbraccia Murphy, assolda il fenomenale Steve Di Giorgio (un altro ex Death) al basso e ingaggia alla batteria la leggenda Dave Lombardo, giusto per le studio session dalle quali nasce il disco della definitiva rinascita, The Gathering (1999), violentissimo ed impattante ritorno al thrash metal ma senza perdere contatto con la potenza più moderna acquisita negli ultimi Lp. Eppure il peggio doveva ancora venire: dopo l’uscita del disco, James Murphy, il chitarrista, si vede diagnosticare un tumore al cervello, che fortunatamente supererà anche grazie a diverse raccolte fondi; una sorte simile tocca al gigantesco Chuck Billy, che si ammala di tumore al cuore e ai polmoni: il mondo del metal si ferma e si unisce, anche in favore del leader dei Death, l’indimenticato Chuck Schuldiner (altra vittima di un tumore al cervello); vengono organizzati concerti di beneficienza per raccogliere denaro destinato alle cure mediche, come il Thrash of the Titans, nel quale Steve Souza, Alex Skolnick e Greg Christian diedero vita alla reunion dei Legacy per un’occasione davvero particolare. L’attività della band, che si era interrotta bruscamente –escluse le registrazioni dell’Ep First Strike Still Deadly, che conteneva versioni ri-registrate di brani selezionati dai primi due dischi e che segnò proprio il riavvicinamento di Skolnick- poté lentamente riprendere dopo il successo delle cure a Chuck Billy, rimessosi definitivamente nel 2003: diversi cambi di formazione movimentarono ancora la carriera di questo moniker senza pace, che nel 2005, con la line-up storica dei primi due album, si inoltrò nel 10 Days in May Tour, con l’alternanza alla batteria di Clemente e Tempesta; per il nuovo album, uscito nel 2007, invece, dietro le pelli tornò ancora una volta Paul Bostaph. The Formation Of Damnation fu un consolidamento, duro, veloce, compatto e devastante come la tradizione ci ha ormai abituato, attingendo da tutti gli stili abbracciati nel corso dei lustri. Tra infortuni, impegni e imprevisti vari capitati ora a Peterson, ora a Skolnick (impegnato con la Trans-Siberian Orchestra) e Bostaph, i Testament non hanno mai smesso di turnare musicisti con una frequenza sorprendente, fino all’annuncio di un nuovo disco, The Dark Roots Of Earth, previsto per la fine del 2011: proprio alcuni problemi fisici occorsi a Bostaph renderanno il drummer di nuovo disponibile solo per il tour del disco, mentre in studio sarà sostituito dal rientrante Hoglan. Non è mai finito, questo tourbillon di musicisti, tutti impegnati per portare avanti un nome importante, un moniker leggendario, che ha fatto la storia del thrash e dell’heavy metal nella sua accezione più ampia: contro tutte le sventure, i momenti di declino e le malattie che li hanno colpiti, i Testament sono andati avanti e sono ancora qui, pronti a ribadire alle nuove generazioni come si suona la musica dura.



AL
Martedì 16 Agosto 2011, 12.51.40
9
ottimo articolo e album killer! grandiosi testament! sempre bravi dal vivo e secondo me hanno avuto meno di quello che meritano!
the Thrasher
Lunedì 8 Agosto 2011, 12.58.17
8
Grazie per tutti i complimenti all'articolo ragazzi!
Radamanthis
Lunedì 8 Agosto 2011, 12.46.00
7
Innanzitutto mi complimento per l'ennesimo articolo strutturato benissimo. Band eccelsa, non c'è che dire!
Jandekser
Lunedì 8 Agosto 2011, 10.00.34
6
Li adoro, c'è poco da fare. Complimenti per l'articolo.
hm is the law
Domenica 7 Agosto 2011, 22.43.12
5
Visti dal vivo quattro volte di cui la prima durante il tour di Soul Of Black. Gruppo seminale nella storia del thrash!
kvmetternich
Domenica 7 Agosto 2011, 21.14.13
4
Come ho sempre sostenuto, i testament dovevano proseguire sulla strada di the Gathering continuando ad assoldare musicisti facenti parte della scena del thrash tecnico/death metal. Ho sempre visto il ritorno di alex skolnick un fallimento nell'evoluzione della band. E low è una grandissimo disco, molto sottovalutato. tutto a pare personalissimo e modestissimo eh! ^^
Sorath
Domenica 7 Agosto 2011, 18.25.51
3
Fantastica formazione non ho altro da aggiungere... a si solo una TESTAMENT DO IT BETTER!!!
MAIDEN 65
Domenica 7 Agosto 2011, 18.22.33
2
Album ottimo x il resto sto nel mezzo .
Lizard
Domenica 7 Agosto 2011, 11.54.08
1
"The Legacy" è ormai famoso come uno dei debutti meglio riusciti in campo metal ed è davvero un gran disco. Fino a "Souls of Black" hanno fatto davvero dei grandissimi album, mentre dopo i continui cambi di formazione ne hanno minato lo sviluppo e nonostante la grande professionalità e gli spettacolari show dal vivo, a mio avviso hanno perso molto.
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Frammento dell'artwork di 'The Legacy'
RECENSIONI
80
71
70
77
80
82
65
84
85
65
83
77
80
95
ARTICOLI
09/12/2017
Live Report
TESTAMENT + ANNIHILATOR + DEATH ANGEL
Live Club, Trezzo sull'Adda (MI), 1/12/2017
03/08/2016
Live Report
TESTAMENT + GUESTS
Circolo Magnolia, Milano (MI), 30/07/2016
21/03/2013
Live Report
TESTAMENT + DEW-SCENTED + BLEED FROM WITHIN
Tempo Rock, Gualtieri (RE), 16/03/2013
27/10/2012
Articolo
TESTAMENT VS OVERKILL
A colpi di Thrash!!!
17/06/2012
Intervista
TESTAMENT
Radici oscure per una carriera brillante
07/08/2011
Articolo
TESTAMENT
La biografia
14/06/2005
Live Report
TESTAMENT
Rolling Stone, Milano, 11/05/2005
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]