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SODOM - La biografia
13/09/2011 (6691 letture)
Rabbia plasmata in un'area di stenti, furia intrisa in un'infanzia consumata tra panoramiche minerarie e fumi industriali, ira che diventa musica e proietta un ragazzo come tanti nel Pantheon metallico internazionale, a forza di sudore, tanto sudore, voglia di evasione, desiderio di emergere, in un desolante scenario nel quale pietre e cunicoli minerari azzeravano le personalità, affogandole nel buio di un'esistenza mesta, polverosa, sprecata senza possibilità d'appello in un'incessante opera di scavo, perforando la roccia e ferendo l'anima. E originando l’alba di una corazzata che scriverà pagine importanti nella storia del thrash metal: i Sodom. Tutto inizia quasi per caso, a Francoforte, nel 1981: il fan club locale dei Venom organizza un mini-festival dopo l’incontro della storica band inglese con i propri fans, e sul palco salgono tre giovani band dallo stile approssimativo e grossolano, ispirate proprio dal plotoncino capitanato da Cronos: Destruction, Tankard e Sodom. Sono proprio questi ultimi ad impressionare curiosamente Manfred Schutz, boss della neonata SPV, che decise di metterli sotto contratto nonostante avessero suonato ubriachi fradici: lo show del trio proveniente da Gelsenkirchen fu disastroso –era il loro esordio dal vivo- ma Schutz non esitò a dare una possibilità a quei ragazzi, cresciuti nella polvere e gli stenti della Ruhr, enorme bacino minerario tempestato di fabbriche e miniere, nel quale il cantante e bassista Tomas Such sbarcava il lunario come fabbro in miniera; era quello l’unico modo per sopravvivere, e del resto anche il padre e il nonno del ragazzo avevano vissuto di quel mestiere tanto faticoso e privo di soddisfazioni. Such aveva ottenuto un diploma professionale, ma sognava di fuggire da quel postaccio, e di farlo grazie alla musica, la sua grande passione: l’aria sulfurea delle miniere attecchirà indissolubilmente nel suono della creatura che il giovane stava per mettere in piedi. Era stata la sorella maggiore a tramandargli la passione per il rock dei Kiss, dei The Sweet, e per il glam rock settantiano: camminando con le sue gambe, Such si avvicinò alla NWOBHM e imbracciò il basso per emulare Lemmy Kilminster. Fu da queste scintille primigenie che nacquero i Sodom: Such assunse lo pseudonimo di Tom Angelripper e compose la prima line-up assieme a Frank “Aggressor” Testegen (chitarrista) e Chris “Witchhunter” Dudek (batterista), coi quali registrò presto due demos molto grezzi -Witching Metal e Victim of Death, ispirati nello stile dal thrash black ruvidissimo dei Venom- attirando le attenzioni delle fanzine: la scena underground, condivisa con i Tormentor, i Living Death e i Violent Force, era in forte ascesa, e il tentativo di emulare in chiave più estrema il thrash californiano stava generando un suono brutale e caratteristico.

Poco prima dell’esordio live in quel di Francoforte, la band perse però Aggressor, e Angelripper tentò di sostituirlo con Mille Petrozza dei Tormentor: l’italo-tedesco declinò e indicò un’altra ascia molto valida, Peppi “Grave Violator” Dominic, che pertanto entra in formazione portando molta fortuna: il contratto discografico piovve quasi dal cielo, e praticamente subito. Ancora inesperti, i tre ragazzi entrarono in studio per registrare il debut Sign of Evil, ma l’incapacità cronica di mantenere i ritmi costrinse la SPV a sospendere le registrazioni dopo sole cinque tracce e rilasciare il nastro come EP. Grave Violator fu sostituito da Michael “Destructor” Wulf e la band iniziò a progredire: è il 1986, e viene inciso Obsessed by Cruelty, album d’esordio intriso d’un malsano olezzo di marcio. Brutale, scarno, primordiale e velocissimo, l’LP andrà a influenzare persino il death americano, anche se la SPV non è ancora soddisfatta e chiede la registrazione di una seconda edizione, dopo la quale Wulf lascia a sua volta: viene rimpiazzato da Uwe “Assator” Christopher (ex-Darkness) nel corso del primo tour fuori dalla Germania, che tocca Belgio e Olanda, quindi da Frank “Blackfire” Gosdzik per le registrazioni dell’EP Expurse of Sodomy; l’ingresso di Blackfire permette alla band di fare il definitivo salto di qualità, tangibile nell’epocale Persecution Mania (1987), il secondo studio album ufficiale: abbandonando le adolescenziali tematiche sataniche degli esordi a favore di un più concreto realismo bellico, i Sodom mettono a punto un thrash ancora devastante ma più maturo, proprio perché reso letale non tanto dalla veemenza fine a sé stessa quanto più da una perfetta organizzazione di distruzione. L’impatto scenico dei tre ragazzi è spettacolare, così bardati di borchie, pantaloni in pelle, catene e cinturoni di proiettili. Il platter, sulla cui cover fa capolino la nuova mascotte Knarrenheinz (un soldato senza volto), segna una svolta sia dal punto di vista sonoro, divenendo un classico immancabile nella produzione thrash internazionale, che da quello lirico, con l’adozione di testi che denunciano le crudezze immonde di ogni conflitto. La band si imbarca nel suo primo vero tour europeo, al fianco degli americani Whiplash e, sfruttando la crescente popolarità che il thrash metal stava vivendo in quel periodo, pubblica il live Mortal Way of Life, con tanto di copertina “orgiastica” che viene fatta vittima di censura. A minare la libertà d’espressione dell’act teutonico, in realtà, saranno soprattutto i bigotti che attribuiscono ingiustamente ai tre metallers la fama di guerrafondai: un’accusa infondata che non ha mai placato la voglia di ribellione che muoveva l’armata tedesca. Forti della line-up più amata di sempre dai propri fans, i Sodom danno vita nel 1988 al loro masterpiece assoluto, Agent Orange: il vocalism grezzo di Angelripper affianca ritmiche serrate e si innesta in sfuriate thrash a rotta di collo, in un’atmosfera tesa e impattante. Autentica mazzata nei denti, priva di fronzoli e orpelli, il disco imprime il proprio segno indelebile nella storia del thrash internazionale: la violenza messa in musica e la velocità bruciante intrise nei solchi del platter confermarono i Sodom tra gli esponenti più efferati della scena estrema. Come racconta Angelripper, con questo disco si definì completamente un nuovo approccio lirico, che dunque non aveva più niente a che fare con il satanismo adolescenziale degli esordi ma si spostava su coordinate più mature e di critica sociale: Ai tempi dei primi due lavori, soprattutto di Obsessed by Cruelty, mi ero molto interessato agli scritti dell’occultista Aleister Crowley, leggevo tantissimo su questo argomento, ma poi mi sono stancato perché ho iniziato a ritenere molto più interessante quello che trovavo nella vita di tutti i giorni, che vedevo in televisione o leggevo nei libri di storia. Non siamo mai stati una band politica e non credo che cantare in una band di thrash metal possa cambiare le cose che non vanno nel mondo, ma lo trovo comunque una cosa interessante.

Tuttavia, due settimane prima del prestigioso tour con i brasiliani Sepultura, l’ascia Blackfire lasciò a sorpresa la band per disaccordi con Witchunter: fu rimpiazzato momentaneamente da Uwe Baltrusch, “prestato” dai tecnici progressive-thrashers Mekong Delta, capace di imparare tutto il materiale in appena tre settimane; il tour fu un successo, entusiasmò soprattutto i fans in Polonia e Bulgaria e permise, finalmente, ad Angelripper di abbandonare il lavoro in miniera. Il posto da chitarrista fu dunque assegnato a Michael Hoffman degli Assassin, un vecchio amico che esordì davanti al pubblico febbricitante di Città del Messico. Con lui viene registrato il buonissimo Better Off Dead, disco ancora duro e veloce che precedette le prime esibizioni in Giappone. Gli anni ’90 vedranno i Nostri alle prese con sonorità ancor più estreme, coincidenti con l’ingresso in line-up di un nuovo chitarrista –il giovanissimo Andy Brings- che rinfrescò lo stile dell’act tedesco con una nuova bordata delle proporzioni di Tapping the Vein (1992), una martellata tra le più violente sferrate dalla truppa di Angelripper. Nel 1992 i tre thrashers mitteleuropei debuttano sui palchi italici, ma vanno contemporaneamente incontro a problemi insanabili con il drummer Witchhunter: pomo della discordia fu la ragazza del batterista, testimone di Geova, la quale non tollerava che il suo uomo suonasse la “musica del diavolo”, e lo costringeva a saltare le prove, le sessioni in studio, persino qualche concerto, e –per disperazione- lo portò a sfogarsi nell’alcool. Non fu facile per Angelripper, ma alla fine dovette prendere la decisione più dolorosa e doverosa: il licenziamento dello storico compagno. Per sostituirlo, fu scelto Guido “Atomic Steif” Richfer dei connazionali Living Death, che si rivelò ancor più devastante dell’illustre predecessore: Get What You Deserve (1994) è un disco violento che propende ad una sorta di thrash-death metal, con una novità lirica che prevedeva –accanto alle solite tematiche guerresche e sociali- spruzzate di humour nero e tematiche sessuali. Dopo la pubblicazione, nello stesso anno, del secondo live album (Marooned Live), la band tornò nel 1995 con un disco controverso ma ancora spietato: Masquerade In Blood, contraddistinto da feroci venature hardcore. A seguito di questa release, però, la band andò nuovamente incontro a reimpastamenti e cambi di line-up e, di fatto, clamorosamente, si trovarono sciolti: Angelripper si ritrovò praticamente solo, e decise di prendere una strada solista, dedicandosi ad un progetto a suo nome per il quale registrò versioni thrash di tipiche drinking songs tedesche, pezzi pop nazionali, filastrocche per bambini e canzoni natalizie. I quattro dischi rilasciati ebbero notevole successo, ma naturalmente la storia dei Sodom non poteva considerarsi chiusa in maniera così ingloriosa, così il cantante rimise in piedi lo storico moniker assieme al batterista Bobby Schottkowki. Provarono per un certo periodo in due, poi Schottkowki consigliò il suo amico Bern Kost, col quale venne inciso il disco del ritorno, ’Till Death Do Us Unite (1997), caratterizzato da un thrash con violenti spunti punk ed una certa venatura melodica, al quale seguì un tour importante assieme a calibri del livello di Kreator, Exodus ed In Flames: il come-back fu un successo e permise alla band di esibirsi per la prima volta in Sudamerica, dove i kids impazzivano letteralmente di fronte alla storia del thrash tedesco, ben rappresentata dalle due corazzate presenti. Ormai ritrovatisi e tornati in pista, i Sodom rilasciarono nel 1999 l’ancor più tosto Code Red, che li riportava sulle consuete coordinate di thrash duro introducendo anche corposi sprazzi rallentati, e nel 2001 tornarono all’ovile della SPV, l’etichetta che li aveva lanciati, per la quale pubblicarono uno dei loro dischi migliori in assoluto, M-16, un concept sulla guerra nel Vietnam: un disco devastante che recuperava tutta la veemenza e la forza d'urto tipica della corazzata teutonica.

Seguirono date in Giappone, nel Sud-Est Asiatico ed in Indonesia, e furono registrati il live One Night in Bangok (2003) e il dvd Lords of Depravity part I: per un nuovo album bisognava aspettare il 2006, anno di pubblicazione dell’omonimo Sodom, lavoro più nella media e con qualche mid-tempos di troppo. I fans ebbero però modo di eccitarsi per un temporaneo ritorno della line-up storica con Witchhunter alla batteria e Grave Violator alla chitarra, un evento shock pensato apposta per ultimare le registrazioni di quello che avrebbe dovuto essere l’album d’esordio ma restò un semplice EP per insufficienze tecniche: The Final Sign of Evil fu la chiusura di un cerchio lasciato aperto che entusiasmò il popolo adepto, ma non va considerato una vera e propria reunion. La salute di Witchhunter era ormai precaria a causa dell’abuso di alcool, e -nonostante dimenticasse costantemente le parti da registrare in studio- era talmente determinato ad ultimare il lavoro che, alla fine, l’album può essere considerato il suo vero e proprio testamento ai fans: morirà nel 2008 per un maledetto tumore al fegato. Storico fu il concerto, datato 2007, sul palco del Wacken open Air, che vide l’avvicendarsi sul palco di tutte le varie line-up storiche. L’ultimo colpo, per ora, sferrato dai ragazzi di Angelripper è In War And Pieces, classicamente in linea con la tradizione da headbaning dell’act tedesco, peraltro facente seguito al nuovo dvd Lords of Depravity part II: la violenza, la velocità e l’efferatezza inconfondibili non vengono mai meno e la band si dimostra assai in forma ancora oggi, a tanti anni dal periodo d’oro: non è facile abbattere chi si è fatto le ossa nelle miniere della Ruhr!



jek
Domenica 1 Maggio 2016, 20.03.37
9
Dal 2011 quando avevo postato il commento ho quasi completato la discografia e grazie anche a loro che mi sono innamorato del thrash crucco.
rik bay area thrash
Domenica 1 Maggio 2016, 18.40.04
8
Articolo redatto con passione, sentimento e diciamolo pure con rispetto. Rispetto per un grandissimo gruppo di thrash metal (imho ). Con i loro dischi hanno onorato nel modo migliore quello che è il vero thrash. Belle ritmiche, velocità e stop ang go ad arte, riff degni di essere definiti tali, si decisamente grandi. Come sopra descritto dagli inizi un pò 'traballanti' e di assestamento, poi la realizzazione di persecution e da lì la gloria. Orange, better, code red, M16, album che sono storia (imho ). Per molti altri utenti ci saranno altri titoli ovviamente, bene così, in quanto fanno contenti un numero di persone maggiore. A me piace anche the final sign of evil, in quanto ritengo che angelripper abbia voluto come dire grazie a quanto fatto agli inizi di carriera sia a witchhunter e grave violator. Mi piace pensarla così ......
The Thrasher
Martedì 26 Febbraio 2013, 21.08.03
7
grazie Blackster! era proprio quello che volevo ottenere!
Blackster
Martedì 26 Febbraio 2013, 21.01.46
6
Complimenti, tutte le recensioni dovrebbero essere scritte con così tanto entusiasmo. Hai fatto rivivere alla perfezione il trio della Ruhr!
LAMBRUSCORE
Mercoledì 14 Settembre 2011, 9.14.57
5
persecution, agent, better, i loro capolavori. il resto molto valido comunque.
jek
Martedì 13 Settembre 2011, 20.41.48
4
Gran gruppo, conosco bene solo Agent Orange, ma quanto basta. Certo che seguire i vari cambi di formazione sembra una telenovela di quelle toste.
Undercover
Martedì 13 Settembre 2011, 17.30.15
3
Tranne quella merda di "Masquerade In Blood" e l'ultimo "War And Pieces" deludente ma sempre meglio di quanto fatto da 'Tallica e 'Deth messi insieme negli ultimi ventanni, una band praticamente da incorniciare.
Nightblast
Martedì 13 Settembre 2011, 16.30.12
2
Rispetto totale per questa macchina da guerra chiamata Sodom...Agent Orange, M-16 e Persecution Mania andrebbero insegnati nelle scuole.
Flag Of Hate
Martedì 13 Settembre 2011, 15.32.31
1
Una dei miei gruppi preferiti di sempre. "Persecution Mania", "Agent Orange" e "M-16" sono da antologia, hanno attitudine e passione da vendere e dal vivo triturano le ossa. Massima stima per loro. \m/
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