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LEGENDS OF ROCK - # 20 - Pink Floyd, seconda parte
19/09/2011 (5369 letture)
(continua da qui)

Le capacità compositive dei Pink Floyd post-Barrett furono testate definitivamente con l’album Atom Heart Mother, uscito il 10 ottobre 1970; il particolare titolo fu ispirato dalla lettura di un articolo apparso sull’Evening Standard che parlava di una donna gravida con un pacemaker a energia atomica. Rammenta Gilmour riferendosi alla celeberrima omonima suite:

Il tema principale venne fuori da una piccola sequenza di accordi che avevo scritto e battezzato Tema per un western immaginario. Per me, suonava come I magnifici sette. Ci mettemmo a giocare con il pezzo, lo rigirammo un poco, aggiungendo alcune parti ed eliminandone altre, lo rimaneggiammo per un tempo interminabile, finché non riuscimmo a dargli una qualche forma.

Atom Heart Mother, con il titolo di The Amazing Pudding, fu eseguita le prima volte a Parigi il 18 ed il 23 gennaio 1970; la versione definitiva si ottenne con la preziosa collaborazione del compositore Ron Geesin con tanto di cori e sovra incisioni di fanfare d’ottoni. La lunga e variegata suite, l’eccellente qualità dei rimanenti brani ed una cover tanto semplice quanto efficace (suggerita dalla carta da parati con le mucche di Andy Warhol, venne immortala in una foto la frisona Lulubelle III di proprietà di Arthur Chalke) costituiscono gli ingredienti essenziali posti alla base dell’enorme popolarità del disco che traghettò definitivamente il combo inglese dal rock spaziale e psichedelico al progressive. Nel maggio 1971 viene pubblicato Relics che contiene singoli mai apparsi su disco risalenti al periodo-Barrett e alcuni pezzi di Waters tra cui l’acustica Julia Dream. Sull’onda del successo i Pink Floyd sfornarono il 5 novembre 1971 Meddle, che include pezzi storici come l’iniziale One Of These Days, dominata dal basso di Waters e utilizzata come sigla della trasmissione sportiva Dribbling e la suite conclusiva Echoes. Il grafico Storm Thorgenson definisce la cover di questo lavoro come la meno riuscita tra i lavori della Hipgnosis: in effetti, l’immagine di un orecchio sommerso non venne di certo bene! L’anno seguente i Pink Floyd si occuparono di una nuova colonna sonora per il film La Vallée dell’amico Barbet Schroeder. Nacque così Obscured By Clouds, un lavoro secondario e non molto considerato, ma che contiene alcune song gradevoli quali Free Four di Waters e Childhood’s End composta da Gilmour. Sempre nel 1972 venne realizzato anche un film-concerto nella suggestiva e solenne cornice dell’anfiteatro di Pompei con la regia di Adrian Mabey dal titolo Pink Floyd At Pompei, oggi facilmente reperibile in formato DVD. La fama del gruppo era già notevole, tuttavia mancava un tassello imprescindibile: occorreva realizzare un capolavoro assoluto, una pietra miliare nella storia del rock... e così fecero! Registrato negli Abbey Road Studios, il 24 marzo 1973 uscì il curatissimo concept album The Dark Side Of The Moon, incentrato sul tema della vita dell’uomo occidentale con tutte le sue contraddizioni, paure e follie. Il mese precedente per la prima volta venne suonato il nuovo materiale al Rainbow Theatre di Londra con il sottotitolo aggiuntivo A Piece For Assorted Lunatics. Tutte le composizioni sono superbe con apici in Time, The Great Gig In The Sky, Money ed Us & Them anche grazie al meticoloso lavoro svolto da Alan Parsons nel riprodurre i numerosi effetti sonori (chi non ha ascoltato almeno una volta nella vita il ticchettio dell’orologio di Time o le due coppie di registratori di cassa di Money?).

MONEY


Waters ebbe anche il felice intuito di intervistare alcuni personaggi gravitanti attorno allo studio di registrazione, tipo il portinaio Jerry O’Driscoll e un roadie soprannominato Roger “The Hat”, e mettere il tutto sul disco. Geniale! Se Meddle disponeva di una cover bruttina il prisma triangolare che rifrange un raggio di luce su uno sfondo nero è uno degli artwork più conosciuti di tutti i tempi. Una volta il compianto Wright confidò:

Penso che ogni album fosse una passo verso The Dark Side Of The Moon, in un certo senso. Continuavamo a imparare: le tecniche d’incisione ed anche le nostre capacità di scrivere miglioravano.

Il gruppo rivisitò tre vecchi pezzi: Breathe, Brian Damage (risalente alle sessioni di Meddle) e Us And Them (scartata perché troppo triste dalla colonna sonora di Zabriskie Point). In The Great Gig In The Sky si avvalsero della collaborazione della cantante gospel Clare Torry che impreziosì il brano senza pronunciare una sola parola e limitandosi ad un lamento inebriante.

THE GREAT GIG IN THE SKY


Terzo album più venduto di tutti i tempi, per un totale di 45.000.000 milioni di copie, The Dark Side Of The Moon rimase la bellezza di settecentotrentasei settimane nella classifica di Billboard. Questo è il pensiero in merito di Mason:

E’ una varietà di fattori che è accaduto s’unissero bene ad un sacco di fortuna. Il messaggio che le storie, le idee, contenevano si è mantenuto assai bene, una sorta di messaggio dagli anni Sessanta.

Ripetersi non sarebbe stato facile e questo la band lo sapeva bene. In un primo momento si pensò di realizzare un lavoro sperimentale basato sul suono di oggetti comuni (il titolo avrebbe dovuto essere Household Objects), ma poi fu accantonata l’idea. Nel gennaio 1975 iniziarono a lavorare su un secondo concept album partendo da una base di tre composizioni (Raving And Drooling, Gotta Be Crazy e Shine On You Crazy Diamond) già scritte l’anno precedente. Dopo varie e lunghe discussioni si decise di inserire all’inizio ed alla fine la lunga suite Shine On You Crazy Diamond, espressamente dedicata a Barrett, con in mezzo le nuove Welcome To The Machine, Have A Cigar (esprime il disprezzo contro l’industria musicale -la voce è di Roy Harper-) e Wish You Were Here che dà anche il titolo al platter uscito il 15 settembre 1975. Il risultato complessivo è a dir poco sontuoso e ben equilibrato tra la cupezza di Waters e le sempre più ricercate alchimie sonore del duo Gilmour/Wright.

HAVE A CIGAR


La tematica principale è fondamentalmente quella dell’assenza. Durante le ultime fasi di mixaggio di Shine On You Crazy Diamond entrò improvvisamente negli Abbey Road Studios un uomo obeso, capelli e sopracciglia rasate, vestito di bianco con in mano una borsa di plastica anche questa bianca. In un primo momento nessuno lo riconobbe… Era proprio lui, Syd! Dapprima ripeté: Ho acquistato un grande frigorifero in cucina, e ultimamente sto mangiando molta carne di maiale (riferito al fatto di essere sovrappeso); poi i suoi vecchi compagni gli fecero ascoltare i pezzi del disco e lui laconicamente prima di volatilizzarsi si limitò a dire: Mi sembra un po’ datato, che ne dite? All’interno del gruppo iniziarono ad esserci contrasti sempre più netti tra Gilmour e Waters. Il bassista imponeva quasi dittatorialmente le sue idee e la situazione stava degenerando a poco a poco. Il successivo Animals, registrato al Britannia Row il loro nuovo studio a 24 piste costruito in una chiesa riadattata, pubblicato il 23 gennaio 1977, è ancora un concept e si traduce in un’aspra critica al sistema sociopolitico anglosassone dell’epoca. Fu realizzato utilizzando il materiale scartato risalente al precedente lavoro (Raving And Drooling e Gotta Be Crazy diventarono così Sheep e Dogs) e si presenta in tinte watersiane oscure, ma parimenti affascinante rispetto ai suoi illustri predecessori.

SHEEP LIVE IN BOSTON 1977


La cover, molto evocativa, ritrae la spettrale centrale elettrica londinese Battersea Power Station con un maiale in volo. L’umanità viene divisa in tre categorie: cani (cinici e arrivisti), maiali (moralisti, tiranni e patetici) e pecore (coloro che vengono abusati dai cani e dai maiali). Un quadro idilliaco non credete? Il gruppo iniziò da Dortmund una faraonica lunga tournée mondiale di sei mesi denominata Pink Floyd: In The Flesh e passata alla storia per i suoi manichini gonfiabili tra cui spicca l’enorme maiale volante definito da Waters il simbolo della speranza: durante l’esecuzione di Pigs emetteva uno spaventoso grugnito appena usciva da dietro il palco tra il fumo denso. Il gruppo continuava ad essere sempre più in secondo piano rispetto alle monumentali inebrianti coreografie e sembrava sempre più distante come se i componenti della band stessero suonando dietro un muro… Un muro che si materializzerà di li a poco. Nel 1978 il gruppo ebbe forti perdite economiche a causa di azzardate operazioni finanziari affidate ad un tale di nome Andrew Warburg e problemi fiscali per cui i musicisti dovettero temporaneamente lasciare l’Inghilterra. Durante il tour Pink Floyd: In The Flesh (non è un caso che In The Flesh? sia il titolo del pezzo che apre l’arcinoto The Wall) avvenne che alcuni scalmanati fecero adirare a tal punto Waters che lui finì con lo sputare addosso ad un suo fan. Questo fatto deprecabile portò ad un ulteriore distacco dei Pink Floyd (ormai personificazione assoluta della volontà introversa e dittatoriale di Waters) dal proprio pubblico; un isolamento che è alla base del doppio concept The Wall, pubblicato il 30 novembre 1979 con la preziosa collaborazione di Bob Ezrin ed arrivato al primo posto nelle classifiche di vendita statunitensi. Waters aveva già composto due serie di canzoni una sotto il nome The Wall e l’altra come The Pros And Cons Of Hitch Hiking; fece ascoltare il tutto ai suoi compagni che prescelsero alla fine le musiche di The Wall. Il materiale di The Pros And Cons Of Hitch Hiking verrà utilizzato successivamente per un album solista di Waters. Il ruolo dei membri dei Pink Floyd nella realizzazione di questo lavoro è sin troppo marginale, al punto che Wright, pur comparendo ancora nella line up, di fatto era stato già cacciato dalla band, accusato di non impegnarsi più di tanto e di essere un cocainomane. L’album contiene ventisei canzoni alcune di straordinaria fattura quali Comfortably Numb, Run Like Hell a la notissima Another Brick In The Wall (part 2).

RUN LIKE HELL


The Wall è un’opera rock alla stregua di Tommy che narra le vicende della rockstar Pink e tratta tematiche care a Waters quali la solitudine e la sempre più crescente difficoltà a comunicare con il prossimo; le persone sono divise da un muro che, in una ventata di insperato ottimismo, alla fine cadrà. Il tour che seguì la pubblicazione del full lenght fu l’ultimo con Waters e disponeva di una scenografia incredibile con enormi pupazzi (tra cui un maiale nero con il logo dei martelli incrociati dipinto sul fianco), bombardieri, elicotteri, pianti infantili, rumori scolastici, trilli di telefoni, dialoghi subliminali: uno spettacolo pazzesco! Sul palco veniva eretto un muro di mattoni di cartapesta largo più di cinquanta metri e alto dieci che veniva fatto crollare alla conclusione di The Trial. Quando iniziava lo show con In The Flesh? i Pink Floyd rimanevano dietro il palco e al loro posto c’era un gruppo composto da Andy Brown al basso, Snowy White alla chitarra, Willie Wilson alla batteria e Peter Wood alla tastiere che indossavano una maschera con la faccia del Pink Floyd di riferimento. Durante l’esecuzione di Goodbye Cruel World Roger scompariva dietro l’ultima apertura del muro e vi inseriva significativamente l’ultimo mattone. Venne realizzato anche il film Pink Floyd The Wall che uscì il 6 agosto 1982, diretto da Alan Parker, con scenografie a cura di Gerald Scarfe e con l’irlandese Bob Geldolf dei Boomtown Rats nel ruolo di Pink che fu anche presentato fuori concorso al 35º Festival di Cannes. Per aspettare un nuovo album del combo inglese occorrerà attendere il 1983 con The Final Cut. Il titolo si ispira all’ultima coltellata inflitta da Bruto a Cesare, quella più impietosa di tutte, e fa esplicito riferimento all’insana guerra del 1983 tra l’Argentina e l’Inghilterra per il possesso delle isole Falkland. Waters era rimasto colpito da quest’evento che riverberava il ricordo drammatico della morte del padre avvenuta durante il secondo conflitto mondiale. Utilizzando anche scarti di The Wall che avrebbero dovuto essere inclusi in un LP da intitolarsi Spare Bricks (Mattoni Avanzati), The Final Cut è un urlo rabbioso contro i potenti che mandano a morire inutilmente dei giovani ragazzi. Registrato in otto studi britannici diversi, Waters utilizzò una nuova tecnica chiamata olofonia per simulare la quadrifonia su un semplice impianto stereo al fine di dare più presenza agli immancabili effetti sonori. Ad esempio durante Get Your Filthy Hands Off My Desert si sente un missile che pare sia partito da davanti all’ascoltatore per poi passare sopra la sua testa ed esplodere dietro. In definitiva è un album discreto -The Gunners Dream e The Post-War Dream sono pezzi abbastanza validi- e le vendite non furono eccezionali; più ragionevolmente avrebbe dovuto essere accreditato al solo Waters visto l’apporto modesto di Gilmour e Mason e non per loro colpa (sul retro della cover c’è riportato tristemente by Roger Waters, performed by Pink Floyd). Il chitarrista ebbe amaramente a dire: Con The Final Cut si arrivò al punto che Roger non ne voleva nemmeno sapere del materiale presentato da qualcun altro. Siamo ormai alle battute finali di questa lunga affascinante storia: nel dicembre 1985 Waters lascia i Pink Floyd con un comunicato scritto alla EMI e la CBS e Gilmour prende le redini della band. Ci sarà anche spazio per una lunga battaglia legale intentata e persa da Waters presso l’Alta Corte di Giustizia al fine di demolire la Pink Floyd Music Ltd che dal 1973 si occupava delle questioni finanziarie. La motivazione su cui si basava l’assunto verteva sul fatto che i Pink Floyd erano finiti e che utilizzare il monicker per altri dischi peraltro senza di lui avrebbe inficiato la reputazione stessa della storica formazione. Ciò che resta della band (Gilmour e Mason con Wright utilizzato solo come esterno) rilasciano il 7 settembre 1987 l’ottimo A Momentary Lapse Of Reason prodotto da Ezrin e dallo stesso Gilmour con belle composizioni tra cui spicca Learning To Fly. Alle registrazioni parteciparono numerosi musicisti tra cui Tony Levin al basso e Carmine Appice alla batteria. La realizzazione della famosa cover con i letti fu affidata al fido Thorgerson. Nello stesso periodo uscì l’album solista di Waters, Radio K.A.O.S., e la sfida fu stravinta da Gilmour e Mason. L’astio era ormai totale, al punto che Mason una volta ebbe a dire che il suo incubo peggiore era il ritorno di Waters nei Pink Floyd. Seguì un tour di grande successo che durò due anni e nel 1988 venne rilasciato il secondo album live della loro storia intitolato Delicate Sound Of Thunder frutto della registrazione di un concerto tenuto al Nassau Coliseum di Long Island (line up: Gilmour - chitarra e voce, Wright - tastiere e voce, Mason - batteria, Guy Pratt - basso e Garry Wallis - percussioni). Da menzionare, in particolare, l’affascinante concerto tenuto a Venezia il 15 luglio 1989 di fronte a 200.000 spettatori. L’ultimo album in studio fu The Division Bell risalente al 1994 con ancora magnifici brani quali Marooned e High Hopes.

HIGH HOPES


Si tratta di un lavoro senza dubbio superiore per qualità ai due predecessori. Segue ancora un grande tour immortalato nel nuovo live P•U•L•S•E reperibile anche in DVD. Nel 2000 venne pubblicato un disco dal vivo registrato durante il tour di The Wall intitolato Is There Anybody Out There? The Wall Live 1980-1981. L’acredine tra Waters e Gilmour iniziò a stemperarsi e il 2 luglio 2005 al Live 8, una manifestazione musicale organizzata da Bob Geldolf a supporto dell’Africa, nella quale i Pink Floyd si riunirono come ai vecchi tempi per un’ultima volta. La morte di Wright avvenuta il 15 settembre 2008 per un carcinoma pone di fatto la parola fine alla fantastica avventura del gruppo. Il fondatore, il folle Barrett, era già morto due anni prima il 7 luglio 2006, all’età di sessant'anni, sempre per un tumore. Difficile pensare ad una possibile reunion anche perché troppo diverse le personalità di Waters e Gilmour, ma forse è meglio così e ricordarli com’erano nel periodo d’oro a metà degli anni settanta. Concludo questa mia lunga cavalcata con una reminiscenza personale: ero presente al concerto romano tenutosi a Roma a Cinecittà quel lontano 20 settembre 1994 durante il tour a supporto di The Division Bell: provai un’emozione intensa quando un basso travolgente diede inizio a One These Days, un pezzo che agognavo ascoltare dal vivo dai tempi del liceo quando trascorrevo i pomeriggi ad inebriarmi della musica di uno dei gruppi da me più amati: i Pink Floyd!

ONE THESE DAYS


DISCOGRAFIA
1967 - The Piper at the Gates of Dawn
1968 - A Saucerful of Secrets
1969 - More
1969 - Ummagumma
(doppio vinile - un disco live e uno in studio)
1970 - Atom Heart Mother
1971 - Meddle
1971 - Relics
(antologia)
1972 - Obscured by Clouds
1973 - The Dark Side of the Moon
1973 - A Nice Pair
(doppio vinile contenente The Piper at the Gates of Dawn ed A Saucerful of Secrets)
1974 - Masters Of Rock (antologia)
1975 - Wish You Were Here
1977 - Animals
1979 - The Wall
1981 - Collection Of Great Dance Song
(antologia)
1983 - The Final Cut
1983 - Works (antologia)
1987 - A Momentary Lapse of Reason
1988 - Delicate Sound of Thunder
(live)
1992 - Shine On
(box-set antologico)
1994 - The Division Bell
1995 - P•U•L•S•E
(live)
1997 - 1967: The First Three Singles
(antologia)
2000 - Is There Anybody Out There?: The Wall Live 1980-1981
(live)
2001 - Echoes: The Best of Pink Floyd
(antologia)
2007 - Oh, by the Way (box-set antologico)



D.P.
Domenica 9 Giugno 2013, 18.10.27
23
Dopo la obbligata e assai sofferta decisione di emarginare dal progetto il loro co-fondatore Barrett per i noti problemi di salute il gruppo fu' ad una svolta decisiva : continuare o sciogliersi ? Fortunatamente l'amicizia di vecchia data con Gilmour gioco' a loro (e suo) favore. La forte personalita' di Gilmour e Waters fece da bilancere nell' equilibrio strutturale del gruppo fino a quando agli inizi degli anni 80 subito dopo la realizzazione del monumetale The Wall purtroppo per le classiche "divergenze musicali" collasso'. Waters abbandono' improvvisamente tutto e Gilmour prese il timone di comando cambiando radicalmente l'impronta musicale del gruppo a tal punto da associare indissolubilmente il suo nome ai Pink Floyd. Una curiosita' su The Wall : Bob Ezrin produttore nello stesso periodo di Pink Floyd e Kiss a causa della allora non perfetta salute dovuta all'alcool di Mason chiamo' per la session di registrazione del disco il batterista Peter Criss e il turnista Simon Philips con quest'ultimo che suona nel brano Mother. Entrambi pero' per contratto non dovevano apparire nei credits ufficiali.
carla63
Giovedì 2 Agosto 2012, 10.08.49
22
I Pink Floyd sono da sempre una delle mie piu' grandi passioni...raccontati cosi' sono ancora piu' ''interessanti''...Grazie Fabio!..Grande lavoro, come sempre!
arkanoid
Giovedì 17 Novembre 2011, 22.17.42
21
Una band immortale che ci ha lasciato capolavori immensi!
SNEITNAM
Venerdì 23 Settembre 2011, 19.07.49
20
Una grande band che seppure non avessero degli obbiettivi idealistici hanno fatto veramente dei grandi album. I miei preferiti sono sicuramente tutta la discografia che va dal primo a The Wall escluso More e Obscured che non mi coinvolgono come gli altri. C'è una cosa riguardo a The Dark Side of the Moon che mi ha molto colpito. Waters ha definito quell'album come un messaggio politico, filosofico e umanitario che doveva essere testimoniato. Una sorta di mettere in croce ciò che non va in noi e come mandiamo avanti questo sistema a dirla in maniera semplice. Quando hanno registrato la bellissima The Great Gig in the Sky Wright ha chiesto a Clare Torry di pensare a cose macabre come la Morte per interpretare con la sua voce la canzone. Stavo assistendo poco tempo fa al documentario sull'11 Settembre e mentre scorrevano le immagini che tutti noi conosciamo sotto era stata messa per l'appunto quella canzone come se a 28 anni di distanza inconsciamente avesse preannunciato non proprio quello che si potrebbe definire un concerto ma forse una sinfonia di Morte che alla fine è sopraggiunta sotto forma di aerei per colpa sempre e solo della nostra schifosa bramosia di potere e denaro. In quel massacro chissà quali facce di politici americani che ci sono coinvolti. Comunque oltre a Nostradamus sembrava come se fosse arrivato il preannuncio di Morte anche con quella canzone a sancire che in questo mondo ci stiamo comportando come dei veri pezzi di merda che non hanno alcuna considerazione e rispetto e che siamo accecati solo dal potere annientando la vera essenza della vita, l'amore
fabio II
Venerdì 23 Settembre 2011, 10.34.09
19
Dei Pink Floyd ho sempre amato il fatto 'd'immaginare musica' e che questa sia composta da suoni che 'prendono forma'; se noi colleghiamo i primi Lights-Show dell'Ufo Club sino al dvd live 'Pulse' capiamo che, appunto, avevano già immaginato tutto! Come stile preferisco i primi ( il debutto è il mio must ); ma anche la rilettura che fanno del rock sinfonico con 'Atom' o i deliri psych/hard di 'Ummagamma'. Disco più 'sopravvalutato' 'Wish you were here', visto che il feeling è stato riproposto senza problemi anche in albums già 'fuori epoca Floydiana' con 'A Momentary' e 'Division Bell', finendo per essere un trade mark; mentre sino a 'The Dark side' erano come certi biscotti; non uno uguale all'altro
Alex78
Venerdì 23 Settembre 2011, 10.02.51
18
Bellissimo articolo pieno di dettagli l'ho letto con vero piacere.
Lizard
Venerdì 23 Settembre 2011, 9.52.42
17
Miii... Dura arrampicarsi sugli specchi eh JD's? Eppure c'è sempre chi ci prova...
JD's
Venerdì 23 Settembre 2011, 9.42.25
16
wish you WHERE here scritto più volte, " uno dei gruppi da me più amati: i Pink Floyd"... ah, sì sì...
Anthony
Mercoledì 21 Settembre 2011, 11.34.53
15
Una band straordinaria che ha avuto un ruolo di primaria importanza nello sviluppo e nell’evoluzione della musica rock. Personalmente ho apprezzato molto i primi albums (in particolare, “Atom Heart Mother”), poi credo che abbiano perso qualcosa (in naturalezza, coraggio, ecc.) … ad esempio, non vado pazzo per la perfezione formale di “The Dark Side Of The Moon”! Ho l’impressione che molti li conoscano e li apprezzino soprattutto per le cose fatte dal ’73 in poi… mi piacerebbe sapere da altri utenti se è così (o se è una tendenza che riguarda più che altro il grande pubblico).
Enzo
Martedì 20 Settembre 2011, 11.34.30
14
Gran bel articolo,ogni volta che sento parlare dei Pink Floyd improvvisamente il mio cervello comincia a pensare a la loro magnifica musica che purtroppo non avremo piu' l'occasione di risentire....pero' ci è rimasto un ricordo indelebile che ha marcato le nostre menti e non le lascerà mai piu'...
MeLoMitru
Martedì 20 Settembre 2011, 11.28.00
13
Articolo perfetto. Grande Fabio e grande 'zine, la migliore nel settore.
Electric Warrior
Martedì 20 Settembre 2011, 11.08.25
12
Articolo corposo ma fenomenale. Grande Fabio! Per quanto riguarda il gruppo, uno dei più sopravvalutati in ambito progressive.
Radamanthis
Martedì 20 Settembre 2011, 9.41.03
11
Ho letto con piacere anche il post di JTG (ieri non c'avevo fatto caso ai post se non a quello di Billo per salutarlo x il suo come back). Complimenti, post molto interessante (come sempre d'altronde, non è una novità questa...)
Metal4ever90
Martedì 20 Settembre 2011, 0.25.13
10
Seconda parte fantastica! Azz Fabio non dovevi dirmi di quel concerto fatto a Roma del 1994, Mo dovrò bachettare mio padre perchè non mi ci ha portato! XD Comunque onore ai Floyd!
jek
Lunedì 19 Settembre 2011, 20.43.42
9
Bravo Fabio, un'ottima cronostoria di un gruppo leggendario. Posseggo e conservo come reliquie TDSOTM WYWH Animals e naturalmente The Wall che è uno dei miei primi vinili acquistati. @ JTG sempre interessantissimi i tuoi interventi
ThreePieces
Lunedì 19 Settembre 2011, 19.55.28
8
Storia. complimenti vivissimi a fabio!
BILLOROCK fci.
Lunedì 19 Settembre 2011, 19.51.29
7
hello Radamanthis: rieccoci.... siamo rientrati alla base !! siamo pronti e carichi per una nuova stagione rock n roll !!
hm is the law
Lunedì 19 Settembre 2011, 19.37.15
6
Nuovo video per Sheep
Radamanthis
Lunedì 19 Settembre 2011, 19.00.29
5
Wella Billo, sei tornato!!! Welcome to the dark side of the moon!
BILLOROCK fci.
Lunedì 19 Settembre 2011, 18.25.10
4
please stand up.... ci sono i Pink floyd !! la storia !!
Jimi The Ghost
Lunedì 19 Settembre 2011, 18.18.31
3
Dietro ad un grande storia narrata strepitosamente da Cabio, Ci può essere ancora una storia che può essere vissuta attraverso il caldo legno di una chitarra. Ma la storia ci viene narrata nei solchi del legno di un manico rosewood (palissandro) che molti definiscono saper "tenere maggiormante i tocchi delle note sulle corde". Era il 9 aprile del 1970 quando nella West 48ht di Manhattan, la Manny's Music, che Gilmour lasciò la sua Telecaster per comprare ed imbracciare la prima black stratocaster. Le specifiche del 1970 della "the Black", anche se esistono opinioni contrastanti, sul suo reale cambio di guitar dovrebbe essere tra il 68 e il 69 (in realtà gli fù consegnata a David un anno dopo dalla liuteria...). Ha un corpo in Ontano, pregiato del '60 trattato con il polimero UAC Alphatic Uretahane, che originalmente era una fiammatura sunbust e poi verniciata Black, porta impresso il serial number 266939 (che indica proprio il periodo del legno del 1969..ma le cavità dei pick-up sono forati e arrotondati gli angoli come nel 1970...). Pick up Single coil con select su tre posizioni, switch control e sicronizzazione del tremolo. Il manico originale è largo, 21 tasti, con un truss rod inserito frontalmente (69) tendenzialmente il primo fu in palissandro..poi in acero...Ogni album presenta una strat modificata che lui definiva il mio personale "Work guitar", tra le principali io ricordo la modifica "XLR socket", con inclusione del noise reduction direttamente sul circuito di split....e via discorrendo passanto al '72 con la nuova black strat con truss rod bullet, split in parallelo (inventerà un circuito humbuker su due single messi in parallelo..) nella quale psichedelizzerà il suono in the dark side of the moon. Dietro di lui vi è una pedaliera "Cornish" che controlla vari pedali fra cui ricordo rapidamente : un "Cornisch soft sustain", "Sovtek Big Muff II", "B.K.Butler Tube drive", tre equalizzatori "Boss Ge-7", "Ibanez Cp-9", compressor/limiter Boss Cs2" "Compressor/sustainer Pro-co Rat". Ulteriori processori rack tra cui un "lexicon Pcm 70" e "Dynachord leslie Cls2222", amplificatori da tre "Hiwatt Custom 100 head" e cabinet "Marshall 4x12" e "Wen 4 x 12" ecc...ecc.....Insomma ogni album è una straordinaria innovazione che Gilmour non porta solo con la sua sapienza e geniale capacità compositiva, ma smonta e rimonta continuamente la sua Fender Stratocaster, per ottenere nuovi e personali suoni, fino ai confini dell'impossibile. Meravigliosamente Pink, meravigliosamente Gilmour. Grazie Fabio per lo spazio. Jimi TG
Radamanthis
Lunedì 19 Settembre 2011, 16.55.19
2
Questa è una band leggendaria che è entrata nella storia della musica rock e HM is the law le ha dato con questo bell'articolo un giusto e doveroso tributo. In alto i calici al redattore ed alla band!
Celtic Warrior
Lunedì 19 Settembre 2011, 14.48.37
1
Altro meraviglioso articolo dei grandissimi Pink Floyd , letto tutto e sentite tutte (tranne sheep che è bloccata) .
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