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KINGCROW - Quattro chiacchiere prima del mini-tour coi Redemption
01/10/2011 (2205 letture)
Tra pochi giorni avremo l'opportunità di vederli live in supporto dei progsters statunitensi Redemption: loro sono i Kingcrow, ed attraverso la penna del chitarrista e mani songwriter Diego Cafolla ci parlano dei momenti di gloria che la band sta attraversando.

Khaine: Ciao ragazzi, bentornati sulle pagine di Metallized e grazie in anticipo per il tempo che ci dedicate.
Diego: Ciao Nicola, è un piacere.

Khaine: La presente intervista viene organizzata in relazione all’ormai imminente mini-tour europeo con i Redemption. Mi risulta che si tratti “solamente” di sei date, ma ragazzi… parliamo dei Redemption. Come vi siete preparati/vi state preparando ad affrontare un tour di questo calibro? Immagino la pressione dovuta a reggere il confronto con una band effettivamente così imponente.
Diego: Si, si tratta di un mini-tour europeo di sei date che toccheranno rispettivamente Inghilterra, Olanda, Germania, Danimarca, Svizzera e fortunatamente anche l’Italia. Stiamo ovviamente lavorando sodo in sala prove per perfezionare la setlist, oltre chiaramente all’organizzazione di tipo logistico.
Quando abbiamo saputo che i Redemption hanno chiesto espressamente noi per l’apertura del loro tour europeo ne siamo stati onorati. Ci scrisse Nick dicendoci che aveva apprezzato tantissimo Phlegethon e che non vedeva l’ora di dividere il palco con noi, figurati. Puoi immaginare quanto piacere ci abbia fatto la cosa, i Redemption sono una band molto importante per il panorama prog metal mondiale e ci teniamo sicuramente ad essere all’altezza della situazione. Poi penso che sia un pacchetto interessante per gli appassionati di progressive, con i Redemption più vicini al prog metal tradizionale, e noi che proponiamo un sound più contaminato.

Khaine: I Redemption, dicevamo, sono sicuramente una band di un certo calibro, anche se di nicchia, ma anche voi state crescendo molto bene, soprattutto agli occhi degli appassionati (anche voi siete di nicchia :-)). Come state vivendo questa vostra consacrazione, nella vita di tutti i giorni? Cosa sta cambiando in voi come band?
Diego: Sicuramente siamo cresciuti di popolarità all’interno della scena e non, considerando che il nostro pubblico è molto eterogeneo e non è fatto di soli appassionati di prog. C’è comunque ancora parecchio lavoro da fare e non abbiamo raggiunto tutti i nostri obbiettivi. Per quanto riguarda cosa cambia nel momento in cui inizi ad essere più “visibile”, è il livello di professionalità richiesto, le pressioni esterne, le aspettative del pubblico e quindi la mole di lavoro a cui si deve far fronte. L’unico modo è rimboccarsi le maniche e lavorare al meglio, cercando sempre di non dimenticare l’elemento divertimento che a questo livello è ancora la condicio sine qua non.
Per il resto non è cambiato nulla, d’altronde non stiamo parlando di milioni di copie vendute, facciamo musica animati da una grande passione, come abbiamo sempre fatto.

Khaine: Quest’anno parteciperete all’autorevolissimo ProgPower Fest, credo che sarete uno dei pochissimi gruppi italiani ad aver avuto quest’opportunità. Fate vostro lo spazio che segue per togliervi qualche sassolino dalla scarpa e lanciare un messaggio a chi non ha mai creduto in voi!
Diego: Il discorso è che noi siamo sempre stati una band atipica nel panorama italiano, prendi il primo album ad esempio. Siamo usciti con un disco che era un ibrido tra metal classico e prog anni ’70, con un cantante di estrazione lirica, il tutto in pieno boom power metal! Eravamo veramente degli outsider all’epoca. Tu ci avresti creduto? Probabilmente saresti stato tra quelle persone che ci guardava con diffidenza… :-)
Quindi persone che non “credevano” in noi erano diverse, come probabilmente ce ne sono ancora ma insomma, fa tutto parte del gioco. Oggi fortunatamente è anche aumentato il numero di persone a cui piace ascoltare musica un pochino più “sofisticata”, se mi passi il termine. Ed è anche aumentata l’apertura mentale del pubblico, sempre più trasversale e capace di spaziare su generi diversi. Dal canto nostro, abbiamo semplicemente creduto in quello che facevamo durante questi anni e, anche se oggi il genere che proponiamo è sostanzialmente diverso da quello di allora, è stato tutto il frutto di un percorso artistico sincero e forse anche un po’ anomalo. Siamo molto contenti di dove è arrivata la band e siamo orgogliosi del fatto che il tutto sia frutto del lavoro di questi anni e di tutte quelle persone che hanno fatto parte dei Kingcrow e che hanno, nel bene e nel male, contribuito alla causa. Anche i cosiddetti “detrattori”. Ma insomma , non siamo e non ci sentiamo assolutamente “arrivati”.

Khaine: Scherzi a parte, dal basso della mia inesperienza credo che uno dei problemi più concreti del music business italiano sia (a parte la mancanza di coraggio, o spirito d’iniziativa che dir si voglia), la completa inabilità a dar fiducia alle band che potrebbero dare molto, e non parlo solo delle label ma soprattutto di chi organizza concerti (anche a livelli medio/alti ed alti). Vi va di dirci cosa ne pensate?
Diego: Che ti devo dire? Noi in passato abbiamo avuto l’onore di suonare in contesti molto importanti in Italia, come il Gods Of Metal, l’Evolution, il Midsummer fest ecc… quindi siamo tra i pochi fortunati ad aver goduto di quel tipo di visibilità. In Italia è evidente che esiste una carenza importante di eventi di qualità che coinvolgano le nostre band meritevoli. Conosciamo tutti la triste realtà, il fatto che i locali campano facendo esibire nell’80% dei casi gruppi cover, nel 15% pseudo-contest con votazione del pubblico (chiaramente portato dalle band partecipanti)… e il restante 5% rimangono i gruppi originali, che accettano condizioni assurde pur di suonare su un palco. Detto questo, il problema di fondo è sempre il pubblico. E’ chiaro che un gestore di un locale non è un filantropo e che campa sugli incassi della serata. Nel 90% dei casi chiamare a suonare una band emergente con repertorio originale è un suicidio economico. Il pubblico non c’è, e quel poco che c’è è interessato ad andare a vedere l’ennesima cover band di turno piuttosto che scoprire qualcosa di nuovo. Poi se si parla di progressive e dintorni i numeri diventano ancora più esigui. E’ sempre il pubblico a determinare cosa “tira” a livello di mercato e quindi dove poi gli organizzatori investiranno. Quindi iniziamo a supportare le band con repertorio originale andando ai concerti, piuttosto che vedere l’ennesima cover band di turno. Se il numero di persone aumenta, automaticamente aumenteranno gli eventi, le band avranno più visibilità e si creerà così un circolo virtuoso che aiuterà tutta la scena a crescere.

Khaine: Che ne dite di anticiparci qualcosa dalla serie di brani che porterete in concerto? Si può già sapere qualcosa?
Diego: Allora, la setlist sarà incentrata chiaramente su Phlegethon e sarà una selezione di quella più estesa che abbiamo portato nelle date italiane. Quindi, se vi è piaciuto il disco, potrete apprezzarne buona parte dal vivo. Avremmo voluto portare qualche brano nuovo da presentare in anteprima ma purtroppo non c’è stato il tempo materiale. Considera anche che la nostra set-list avrà una durata di 40 minuti circa.

Khaine: Qual’è la cosa che i Kingcrow in passato hanno fatto ma non avrebbero dovuto fare?
Diego: Sono solito pensare che è estremamente difficile determinare gli effetti di scelte fatte in passato in modo lineare, sia in positivo che in negativo. Tutto quello che abbiamo fatto ha contribuito a creare la situazione attuale, situazione che al momento considero piuttosto positiva per la band. Comunque sicuramente in passato abbiamo lasciato gestire determinate cose a persone non qualificate e/o motivate. Senza entrare nel dettaglio, penso che questo sia stato l’errore più grande e che ha in un certo senso rallentato notevolmente l’attività della band. Poi forse non abbiamo colto al volo delle opportunità che ci sono state date, ma questo per nostra inesperienza.

Khaine: Quali sono le mosse giuste per una band che abbia seriamente intenzione di farsi notare nell’ambiente del progressive metal?
Diego: Mah, alla fine credo che mosse giuste ed universali non ne esistano. Penso che i pochi consigli che posso dare sono quelli dettati dalla mia esperienza personale e che valgono per qualsiasi cosa si voglia realizzare, che sia farsi notare nel progressive metal oppure diventare astronauti o architetti…quindi essere determinati, essere il più professionali possibile, lavorare sodo e credere in quello che si fa. Poi certo, fortuna e un pizzico di talento faranno la differenza, soprattutto in questo campo ;-)

Khaine: Tra i brani che avete scritto ce n’è qualcuno che quando lo suonate pensate “Mannaggia, quella volta potevo farlo meno difficile”? E’ una domanda che mi pongo ogni volta che ascolto canzoni tecnicamente complesse (non parlo solo di virtuosismi ma anche di intricatezze ritmiche). Alle volte mi chiedo se voi progsters abbiate tendenze sadomaso :-D
Diego: Sicuramente ci sono dei brani più impegnativi di altri. Penso che la nostra musica non sia estremamente complessa dal punto di vista virtuosistico ma lo è dal punto di vista degli arrangiamenti, della produzione e dall’interazione tra i vari strumenti. Mi piace l’idea di un sound complesso piuttosto che una musica complessa da suonare. Sicuramente alcuni brani sono difficili da riprodurre live ed ognuno di noi ha comunque la sua “bestia nera” da domare, ossia quel determinato passaggio che richiede sempre il meglio di te stesso. In generale penso che Numb rappresenti il brano più complesso da far suonare live. Ha molti suoni, un interplay piuttosto elaborato, grandi dinamiche e anche strutturalmente non è una passeggiata. Per gli stessi motivi è anche uno dei più gratificanti da riproporre on stage. Comunque generalmente il difficile è riproporre atmosfere e dinamiche molto elaborate e non tanto l’approccio prettamente tecnico–virtuosistico, che tra l’altro non è assolutamente il fulcro del nostro sound. Noi cerchiamo sempre di rendere di facile ascolto le cose complicate, facciamo un gran lavoro in questo senso, mentre molte progressive band fanno l’esatto contrario. Un esempio è l’uso dei tempi composti, che usiamo in abbondanza ma in un modo che spesso l’ascoltatore non se ne rende neanche conto.

Khaine: Parliamo del futuro: immagino che ora vi starete concentrando al massimo sul tour con i Redemption, ma credo che abbiate già qualche idea a proposito del successore di Phlegethon. Vi va di anticiparci qualcosa?
Diego: Si, ora le nostre attenzioni sono focalizzate sul tour e ad altre novità che ci riguardano, di cui però non ti posso ancora parlare. Per quanto riguarda il nuovo disco, ti posso dire che c’è del materiale pronto e che, salvo complicazioni, dovremmo pubblicare il disco nel 2012. La mia percezione al momento è che sarà abbastanza diverso da Phlegethon, ma avrà comunque anche qualche elemento di continuità. Forse è un po’ più elaborato come sound complessivo…. Comunque prima di avere un’idea precisa del sound ci vorrà ancora un po’ di tempo. Si tratta sempre di un disco concettuale, anche se stavolta non sarà una storia narrata dall’inizio alla fine ma i brani sono legati dal punto di vista tematico ad un argomento principale.

Khaine: Molto bene ragazzi, direi che possiamo chiudere l’intervista qui. Se vi va di lasciare un messaggio rivolto ai nostri lettori lo potrete fare adesso!
Diego: Ciao a tutti, spero di incontrarvi il più numerosi possibile il 5 Ottobre nella data italiana del tour europeo! Grazie di cuore a tutti quelli che ci hanno supportato.



Lizard
Sabato 1 Ottobre 2011, 13.54.35
2
Grande band! Ancora una volta, dimostrano di essere persone umili e molto concentrate sulla propria musica, da cui cercano le proprie gratificazioni in prima istanza. Credo che basti concedere loro una possibilità per capire che ci troviamo di fronte ad un gruppo davvero valido, a qualunque livello.
Metal4ever90
Sabato 1 Ottobre 2011, 13.08.55
1
Grandissimi!!! Sono molto contento per loro, in più ho avuto il piacere di conoscere il tastierista Cristian, e il batterista Manuel "Thundra" : bravissime presone e soppratutto umili. Considerando loro i DGM (che faranno da supporto ai Symphony X), e i promettenti Nomeuno direi che si sta creando una bella scena prog capitolina.
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