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SUNN O))) - Carceri Le Nuove, Torino, 29/09/2011
04/10/2011 (4327 letture)
Se recensire un disco dei Sunn O))) è già una sfida piuttosto ardua, figuratevi ragionare su una loro esibizione live…
Esattamente, di cosa stiamo parlando? Musica? Teatro? Altro?
Di una buffonata carnevalesca o di una vera e propria manifestazione d’arte contemporanea?
Difficile raccontare ciò che mi sono trovato davanti giovedì 29 settembre in quel delle carceri Le Nuove di Torino: lo show, nell’ambito della manifestazione ToSpiritualità, è stato organizzato all’interno di della “sala del silenzio”, ossia uno spazio comune dell’ex struttura penitenziaria che unisce vari settori della stessa. Al centro si scorge una scala a chiocciola che si inabissa nei sotterranei: mi raccontano che il passaggio porta a quello che fu il “braccio della morte”. Questa informazione mi provoca i primi brividi.
Alzando lo sguardo trovo 2 ordini di balconate (colme di spettatori) da cui partono le varie diramazioni di queste antiche (e dismesse) carceri. La volta, ottagonale come la pianta della sala, chiude ermeticamente questo vetusto silos di sofferenza umana: il clima piacevole e temperato che mi ha accompagnato durante il viaggio svanisce improvvisamente tra queste mura, abbandonandomi ai miei timori. A luci accese l’atmosfera è inquietante e sinistra a causa dell’austerità architettonica, ma è quando cala l’oscurità che il luogo mostra la sua vera, angosciante natura.
Bastano pochissimi istanti di buio per spegnere nel pubblico ogni facoltà mentale.

I nostri si presentano incappucciati come di consueto. A fare da supporto alla coppia O' Malley/Anderson, c'è un ignoto figuro al generatore di suoni. Un microfono, inizialmente vuoto, è posto al centro del palco. Solita coltre di mistero.
L'impatto alla prima nota (??) è tanto devastante da farmi temere per la stabilità della struttura. I volumi, altissimi, amplificano l'onda di risonanza in bassa frequenza generata dalla stola di casse montata ai confini del piccolo palco, a loro volta collegate alle due chitarre.
L'esperienza è chiara fin da subito: i Sunn O))) giocano a procurare, con gli strumenti, un ventaglio di conseguenze fisiche che travalicano l'ordinario ascolto. Se infatti le orecchie vengono totalmente saturate da un insopportabile getto di decibel, gestibile solo con un'invasiva profilassi (tappi o dita nei padiglioni, fa lo stesso), se agli occhi è impedita la normale funzione visiva, ostacolata dalla fittissima coltre di ghiaccio secco proveniente dalla quella discesa elicoidale che trasuda morte, è nel resto del corpo che è possibile percepire l'opera di questo folleggiante progetto: ogni vibrazione, ogni incombenza ritmica è difatti scandita da una differente reazione (passiva) del mio fisico. Ora tremano gli occhi, ora si sciolgono le gambe, ora l'addome si contrae… il tutto per resistere alla prepotente pugnalata di questi americani amanti della sperimentazione (fine a se stessa?).
Sono in totale balia dei Sunn O)))! Sono fisicamente infastidito, stuprato, tuttavia non ho nessuna intenzione di mollare la presa. Il dolore fisico (perché a volte di questo trattasi) mi intimorisce, ma sento di poter sopportare. Uno sguardo attorno per capire come reagiscono i miei compagni di avventura: chi pare shockato, chi – al contrario – non batte ciglio di fronte a questo assurdo esercizio di sadismo. Masochismo? Forse…

Il cronometro avanza e la tortura non sembra voler terminare. Inutile spiegare che nei precetti di questo show vengono totalmente bypassate tutte le regole del normale procedere on-stage: nessuna pausa, nessuna introduzione parlata, nessuna interazione con il pubblico, una staticità ragionata tendente all’immobilismo... diciamocelo… nessuna musica intesa in senso “tradizionale”. La materia stessa è difatti totalmente scevra dei canoni tecnico/esecutivi che tutti conosciamo, ma questo - se site qui a leggere - già lo sapete, dato che i Sunn O))) propongono da anni un drone puro ed integerrimo che si veste di temi fortemente "noise". O' Malley e Anderson violentano le loro asce lasciando all'effettistica il compito di corrompere definitivamente l'output. Approccio melodico pari allo zero, completamento armonico inesistente, nessuna percussione, nessuna forma-canzone, nessun “songwriting”: il procedere, praticamente improvvisato - anche se ai piedi degli artisti è ben visibile una specie di “scaletta” - è di fatto modulato sulle tonate provocate dalle corde. Un rumore consapevolmente concepito, insomma…

È tutto molto faticoso, non c'è che dire. Molti "colleghi" spettatori fuggono all'esterno dopo pochi istanti, rifugiandosi tra gli spettrali cortili di questo agghiacciante contesto. Intorno al quarantesimo minuto accade però qualcosa di importante: l’ambiente si decongestiona grazie ad un pesante ridimensionamento del sottofondo. Con fare lento e sornione entra un nuovo adepto, anch’esso di nero vestito ed opportunamente incappucciato. L’andatura luciferina ed i lineamenti, appena disponibili tra le vesti, non lasciano dubbi: trattasi di Attila Csihar.
Il vocalist ungherese (Mayhem) si produce in una mirabolante prestazione, sfoggiando diversi registri e permeando la propria interpretazione di una solennità davvero magnetica. A differenza della “recitazione” un po’ stantia dei colleghi di stage, Attila mostra un appeal da vero maestro del microfono e del palcoscenico. Per una ventina di minuti è lui l’unico protagonista, solo perifericamente coadiuvato dalla generazione di suoni: screaming, growling, litanie rese corali dall’effettistica che spesso utilizza chorus e delay dalla frequenza molto dilatata, sono il suo biglietto da visita. Questa porzione di spettacolo ricorda molto la cinematografia orrorifica di certe pellicole alla Omen, rappresentando uno dei momenti più ritualistici a cui abbia mai assistito di persona. Il dolore fisico lascia spazio – finalmente – ad un vero e proprio godimento dai contenuti compiutamente sonori. Via via la recitazione si fa però più soffocante fino a divenire un impasto incomprensibile.

È in questi istanti che rientrano gli “strumentisti”, pronti per l’assalto finale. Cresce nuovamente il sottofondo drone, ora addizionato delle deliranti metriche di Csihar. L’ascolto, o meglio l’esperienza, torna ad essere densa, difficile e molto impattante, soprattutto considerata la durata cronometrica - peraltro senza soluzione di continuità - a cui siamo inesorabilmente vincolati.
La mia concentrazione scema, com’anche la capacità di resistere a questo mare di inaudita depravazione. Ricominciano i dolori e la nausea si impadronisce del sottoscritto. L’ultima mezz’ora è vissuta come un inutile compendio alla bella parte centrale: osservo per lo più Attila che prosegue nella sua mastodontica prova, seppure anch’essa narcotizzata dalla preponderante massa sonora fornita dal drone-guitarism. Il ritmo e la saturazione montano fino all’improponibile, quando improvvisamente si percepisce una virata: i suoni vanno via via spegnendosi, lasciando presagire il termine dell’esibizione.
A strumenti spenti e luce accesa il boato del pubblico è fragoroso. Personalmente mi sento sollevato: è fatta!

Dare un senso compiuto a questa serata è compito piuttosto arduo.
Mettiamola così: se voi mi chiedeste di esprimermi freddamente con un “sì/no”… direi di “sì”, soprattutto considerata la location e l’aura di misticismo occulto che questa ha portato con sé. Se invece doveste incalzarmi con un “lo rifaresti?”… ci penserei un po’, dato che di realmente divertente c’è stata solo la parte centrale dedicata ad Attila.
Diciamocelo chiaro e tondo: il movente di questi spettacoli sembra essere l’“eccentricità” e la “singolarità” della proposta, più che la ricerca della “qualità” e del reale valore artistico, quantomeno discutibile.
Mai mi sarei aspettato un sold-out avvalorato da decine di persone che, al mio arrivo, reclamavano un ingresso. Mai mi sarei aspettato di dovermi districare tra il pubblico per raggiungere la prima fila ad un concerto drone-doom. E mai mi sarei aspettato di sentire definiti i Sunn O))) con aggettivi iperbolici ed assoluti, quasi ridicoli considerando il contesto stilistico in cui essi si muovono (“bravissimi” o “fenomenali” sono termini inadeguati a descrivere le potenziali virtù degli americani). Va da sé, e questo devo ammetterlo, che il coinvolgimento ed il compiacimento sensoriale (che peraltro ho provato anch’io in alcuni momenti dello spettacolo) è comunque affaire personale, molto intimo e dunque non criticabile in questa sede.
Ma rimaniamo in una dimensione concreta: “questa non è musica, ma il mondo è strano e spesso le cose girano al contrario”, mi ha fatto notare un amico musicista…
Per non dare adito a fraintendimenti, ed in senso lato avvalorare la sua tesi - certamente condizionata da un atteggiamento accademico che mal si sposa con il soggetto esaminando, ma comunque tecnicamente incontrovertibile -, voglio chiudere in modo secco ed inequivocabile.

A livello sonoro il concerto è stato una grande “presa in giro”! Realizzata e confezionata bene, ma pur sempre una “presa in giro”.
Per il resto, invece, dipende solo da quanto siete curiosi.
Ed incoscienti, chiaro…


UNA VOCE DA ROMA
Per fornirvi il massimo spettro informativo, sfruttando la nostra capillarità geografica, vi proponiamo anche una rapida vision del nostro inviato al concerto di Roma tenutosi al Circolo degli Artisti il 30 settembre. La parola, per una rapida carrellata, a Simone Ferri "Blackout".

Eravamo ben consci del tipo di concerto a cui saremmo andati.
Eravamo ben consci del tipo di genere musicale.
Eravamo ben consci degli effetti che avrebbe potuto avere su di noi.
Ma siamo andati lo stesso, vittime di una maniacale curiosità.
Entrati nel locale ci posizioniamo subito davanti alle transenne: dopo una lunga attesa, veniamo investiti da una coltre fitta di fumo, tanto che la visuale, in alcuni momenti, non va oltre il mezzo metro. I Sunn O))) danno sfogo ad un muro di distorsioni assurdo. Alcune persone vicine a noi raccontano che, in un’esibizione austriaca, le sedie del locale hanno iniziato a muoversi per le forti vibrazioni. Pazzesco.
Poco ci manca anche al Circolo degli Artisti.
Dopo una buona mezz’ora di drone, se non di più, il manifestarsi di Attila Csihar è accolto con scroscianti applausi e la sua incredibile voce va immediatamente a scuotere la nostra coscienza. Si prosegue fino al termine di questa fantastica esperienza, limitata solo dalla soglia massima di decibel raggiungibile, fissata a 95 dB.
Voglia di ripetere l’esperienza? Ovvio che sì.
Ah, dovendo riassumere il tutto in un’unica parola, direi: “allucinanti”.



panzer division jari
Lunedì 5 Dicembre 2011, 23.24.23
14
mia, se io mi sono devastato le orecchie a vedermi i Napalm Death live, Simone "Blackout" Ferri com'era preso quando e' tornato a casa da sto concerto???
brainfucker
Lunedì 17 Ottobre 2011, 21.35.20
13
a me piacciono i sunn o))) ma ho una domanda..quanto mai si prenderanno per suonare?
hell
Giovedì 6 Ottobre 2011, 11.51.37
12
Quoto il commento di flo questo report è una presa per i fondelli
Doom
Giovedì 6 Ottobre 2011, 11.13.01
11
purtroppo ero fuori Torino alcuni amici sono scappati dopo due minuti ,puro teatro sonoro il loro.
Radamanthis
Giovedì 6 Ottobre 2011, 0.00.30
10
Un plauso a giasse per il bel report invece! Non seguo questa band ma ero incuriosito dal report e devo dire che il buon Giasse ha reso l'idea!
Undercover
Mercoledì 5 Ottobre 2011, 22.32.10
9
Adoro questa roba, dev'essere stata un'esperienza più unica che rara.
Mimi
Mercoledì 5 Ottobre 2011, 20.55.11
8
Non fa per me.
sans
Mercoledì 5 Ottobre 2011, 20.53.52
7
toh, che strano, a me sembra eccellente...
fio
Mercoledì 5 Ottobre 2011, 19.10.18
6
una recensione penosa.
enry
Mercoledì 5 Ottobre 2011, 14.14.29
5
Non andrei a vedere un loro live ma su disco qualcosa riesco a digerire. L' ultimo lavoro (per me il loro migliore) dopo parecchi ascolti sono quasi riuscito a farmelo piacere.
Listick
Mercoledì 5 Ottobre 2011, 13.03.36
4
Dai pochi pezzi che conosco di loro, definirei il genere come un ambient profondamente inquietante però davvero interessanti (per lo meno originali)
Riccardo
Mercoledì 5 Ottobre 2011, 10.44.08
3
Peccato, ero all'estero per lavoro. Altrimenti avrei visto la data di Torino.
Riccardo
Mercoledì 5 Ottobre 2011, 10.44.04
2
Peccato, ero all'estero per lavoro. Altrimenti avrei visto la data di Torino.
Khaine
Martedì 4 Ottobre 2011, 23.59.39
1
Inquietante solo a vedersi.
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Sunn O))) - Immagine promozionale
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SUNN O)))
Carceri Le Nuove, Torino, 29/09/2011
 
 
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