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ABORYM - # 2 – L’ispirazione non si ingabbia
09/11/2011 (4018 letture)
Dopo aver parlato dell’ultimo album, Faust e altro, Fabban e Persephone virano su altri succulenti argomenti per spiegare la ventennale carriera dell’artista nostrano e per chiarire la posizione odierna del progetto Aborym. A voi la seconda parte dell’intervista.

Persephone: Dopo tante chiacchiere sui tuoi progetti passiamo ora ad un piccolo esame di coscienza (paura, eh? ndr). Alla vigilia del ventennale di Aborym, sei soddisfatto di questa nuova dimensione della tua creatura o c’è qualcosa del passato che rimpiangi e, se potessi, torneresti indietro a riprenderti?
Fabban: Se potessi riprendermi una cosa che avevo in passato e che, ormai, ho dato via è il mio Mesa Boogie per basso (risate a go go e sorso di birra, ndr)! Per il resto, non credo di poter trovare amici, in primis, e musicisti, poi, migliori di quelli che ci sono ora in questo gruppo. L'anno prossimo, nel 2012 quindi, uscirà un nuovo disco di Aborym. Ci saranno diverse cose interessanti oltre al disco, qualcosa con cui vogliamo ringraziare tutti coloro ci seguono dal 1991 ad oggi.

Persephone: Che mi dici, invece, della questione live? Aborym è ormai diventata una studio-band, a quanto pare…
Fabban: Aborym è qualcosa di veramente troppo complicato da riprodurre live e, per come siamo fatti noi, le cose o si fanno bene o non si fanno proprio. Quindi per il momento ci stiamo concentrando sulla scrittura del nuovo disco. Io detesto, ad esempio, le reunion di gruppi che sono stati leggendari in passato e che si riformano per suonare trenta, trentacinque date, il cui unico scopo è quello di fare i soldi. A noi questa filosofia non interessa e, in ogni caso, seppure rifare dal vivo qualcosa come Psychogrotesque, sarebbe senza dubbio una scelta di grande effetto, la complessità del lavoro che si richiede lo rende impossibile, senza dimenticare peraltro che, come sai, il nostro batterista vive ad Oslo. Ci vorrebbero mesi e mesi di prove, in altre parole dovresti dedicare veramente la tua vita a fare solo quello Inoltre ho iniziato a capire da un po’ di anni a questa parte che stare lontano da tutto ciò che è la gente, le dicerie, le cazzate che vengono dette e i modi di fare molto arroganti a me non può fare che bene, anzi io più sto lontano da tutto questo e meglio sto. Preferisco fare musica in studio e confrontarmi con i miei compagni, se voglio vedermi un concerto pago venti, trenta euro e mi vado a vedere un concerto, però me lo gusto da spettatore e so che nessuno mi romperà il cazzo in quel contesto, perché purtroppo la gente negli anni si è presa sempre più spazio e io, di natura, detesto le persone invadenti. Io rispetto tutti ed esigo essere rispettato, ma nel momento in cui tu ti metti in gioco in un modo quasi fisico, ovverosia ti proponi ad un concerto, questo implica sempre dei contatti con qualcosa che, sinceramente, a me non interessa. Mi ricordo, ad esempio, alcuni concerti di Malfeitor: finito il live, dopo si sta un po’ con la gente e si parla; io, invece, ho sempre aspettato che la gente andasse via, sono un po’ orso da questo punto di vista, ho un carattere così, non riesco a stare lì a spararmi le pose, le fotografie e via dicendo, perché alla fine chi cazzo vuoi fotografare, nel senso, ti piace la musica e ok, però le persone, soprattutto in Italia – questo è importante dirlo, perché all’estero non è così –, vedono il musicista come una sorta di idolo… per me non esiste Dio, figuriamoci se può esistere un mito impersonificato nella figura di un musicista. Trovo tutto questo noioso e non riesco, per carattere, a farne parte e tutto questo perché fondamentalmente la gente si è sempre allargata troppo: tu dai loro qualcosa e poi, loro vogliono sempre di più e questo non fa che irritarmi. Io faccio musica, quello che posso dare è la mia musica, se, poi, tu vuoi altro, allora hai sbagliato persona. Non amo suonare live proprio perché per me farlo è un po’ come fare parte di questo gioco perverso. Ma chiudo dicendoti che c’è tanta tanta gente che vorrebbe rivedere Aborym dal vivo ed è per questa gente che potrei anche decidere di ingoiare tutte le mie posizioni, le mie turbe e le fissazioni di cui sopra e pensare seriamente di suonare di nuovo per loro. Lo farei solo per queste persone. E sono tante. Vedremo. Ora siamo a lavoro sul dopo-Psychogrotesque.

Persephone: A me, però, a questo proposito, viene in mente un motto di saggezza tipicamente romano: ma chisselincula!
Fabban: Sì lo so, e hai ragione. Io ne ho fatti di live, ma fondamentalmente mi sono sentito sempre fuori dal mondo in quel contesto, nel senso che, per me, finito il concerto finito il party, in altre parole, quando suono l’ultima nota sul palco, per me la storia è chiusa, non mi va di parlare con nessuno né di sentirmi qualcuno che magari mi dice: “Ah, quel pezzo da paura, hai veramente spaccato il culo”, non m’interessa un cazzo, quando smetto di suonare voglio solo andare in albergo e bere in pace. Mi ricordo che, all’epoca in cui suonavamo in giro, gli altri si fermavano sempre a chiacchierare, io non ci riesco e, poi, detesto gli ambienti chiusi… Purtroppo qui in Italia ho visto più di un concerto in cui le band di turno vengono appositamente prese per il culo: gente che sta lì ad aspettare che questo o quell’altro gruppo faccia una cazzata oppure sbagli una nota per il solo piacere di andarlo poi a sputtanare sui forum. Non c’è rispetto da questo punto di vista, in Italia è così, le band non si spalleggiano tra loro e non ci sono persone che le vanno a supportare. Neanche una settimana fa, sono stato poco fuori Roma con un gruppo che si chiama Boicotta Cesare – persone meravigliose e grandissimi musicisti – con cui, nonostante ci conosciamo da poco, si è creata una bella amicizia e ti dico questo semplicemente per farti capire cos’è per me la scena, l’unione d’intenti... Pur non essendoci mai beccati, ci eravamo sentiti via mail, finché l’altra notte, non riuscendo a dormire, ho mandato un messaggio ad Alessandro il chitarrista cantante, e gli ho scritto: “Giovedì vengo a vedervi e facciamo una cover degli Slayer” Lui mi ha riposto: “Sì cazzo!”. Sono andato due ore prima del concerto in questo pub molto piccolo, abbiamo provato il pezzo, tutto è andato bene e abbiamo fatto Raining Blood: questo per me è fare gruppo, è fare scena. Qui non è così, quindi vai a suonare per che cosa? Attiri certo tutta la gente che ti compra i dischi e che ti segue, però, alla fine, che cazzo ti rimane? A questo punto, preferisco molto di più ricevere una mail tipo quella chilometrica che un tizio mi ha mandato un mesetto fa: lui si è cimentato in una minuziosa analisi di Psychogrotesque dal primo pezzo all’ultima nota della ghost-track di coda. Ed è quando ricevo cose di questo genere che mi dico: continua a suonare per te, cazzo, perché sei un grande, sei entrato in quello che in cui vorrei che la gente entrasse. E dal vivo spesso non è così. E poi ormai ho trentaquattro anni e sono vecchio (risate, birra, sigarette e prese per il culo a go go, ndr)! Ma, ripeto, mai dire mai. Siamo gente imprevedibile noi.

Persephone: Ripensando, invece, ai grandi live fatti in passato con Aborym, che cosa ti ricordi, ad esempio, dell’esperienza del 2004 all’Inferno?
Fabban: Siamo stati forse l’unico gruppo italiano a suonare all’Inferno Festival ad Oslo. Dell’Inferno mi ricordo fondamentalmente due cose. La prima è l’emozione che avevo prima di salire lì sopra, una cosa che non potrò mai dimenticare, perché è stata una delle emozioni più forti che ho provato da quando suono ad oggi: trovarsi di fronte a quell’ammasso infinito di gente che sta lì per ascoltarti è qualcosa che difficilmente si può spiegare. La seconda è che, quando siamo scesi giù dal palco, ci aspettavano due ragazze bellissime con asciugamani puliti e una bottiglia di Jack Daniel’s (sguardo tra l’ancora incredulo e il divertito, ndr). Inoltre, quella sera abbiamo avuto come fonico il chitarrista dei Limbonic Art: lui si è improvvisato fonico lì per lì ed io neanche lo conoscevo. Noi, infatti, abbiamo dovuto fare il line-check diretto e non abbiamo avuto la possibilità di provare prima, perché l’Inferno è fatto così: a parte i gruppi principali che fanno il check lungo, noi avevamo un quarto d’ora di cambio palco in cui fare un line-check veloce a porte chiuse. Mi ricordo, quindi, questo enorme ragazzo biondo che ci faceva da fonico e, tra l’altro, essendo stati i Limbonic Art un gruppo per noi molto importante a livello d’influenza, questa storia è stata proprio il massimo che ti può capitare nella vita: vai a suonare ad Oslo all’Inferno Festival e hai uno dei tuoi miti che ti fa da fonico!

Persephone: E il pubblico dell’Inferno come credi che abbia reagito ad Aborym live?
Fabban: Bene. Ci sono state un paio di chiamate di pronto soccorso dalle prime file (risate e sigarette a go go, ndr)…

Persephone: E serate a Roma ne avete mai organizzate?
Fabban: No, mai. E, tra l’altro, sono contentissimo di non averci mai suonato. Non mi piace qui come funziona. Io sono nato a Taranto, ho fatto vita da strada per tanti anni e per me la scena è quando i gruppi si spalleggiano tra di loro, si rispettano e, se c’è uno che va a suonare live, tutti gli altri vanno a seguirlo. Per me la scena è questa, mentre qui è esattamente il contrario: qui, se suoni, deve mettere in conto che ci sarà gente venuta solo ad aspettare un tuo errore o a rovinarti la serata. Questa non è scena, quindi non ho nessun motivo di suonare a Roma e anche in passato l’ho sempre pensata così.

Persephone: E, per il resto, cosa mi racconti della tua esperienza live? Ricordi qualche data in particolare?
Fabban: Tra i concerti più belli che abbiamo fatto con Aborym, ce n’è uno in particolare che ho tenuto fortemente ad organizzare, perché l’abbiamo fatto a pochi chilometri da dove sono nato, a Massafra, vicino Taranto. Quella sera c’erano circa ottocento persone, il locale era pieno di gente, ho rivisto amici con cui non m’incontravo da dieci anni e per me è stata veramente una serata bellissima, prima, durante e dopo. Con Malfeitor, invece, abbiamo fatto parecchi concerti in giro, ma si tratta di un’altra storia, tutto un altro tipo di musica. Malfeitor l’inquadro in quelli che sono stati gli anni più neri, bui e colmi di sofferenza della mia vita, a causa di vicende private, dalle quali, ripeto, sono assolutamente uscito e nelle quali non ho nessuna intenzione di rifiondarmi né a livello musicale, perché credo di non essere più in grado di suonare black metal in quel modo, né a livello personale. Per me ora c’è solo Aborym e sono contento così. In anteprima, però, voglio dirti che, nel giro di forse un anno, non so come, non so quando e non so neanche il perché (risate e sbalordimento generale, ndr), uscirà un progetto di hard rock /punk completamente folle e fuori di testa. È un hard rock molto anni ’80 - ’90, molto crudo, misto a punk e anche ad un minimo di heavy metal. Naturalmente il tutto verrà fatto parallelamente ad Aborym, anche perché adesso noi abbiamo da poco firmato per Agonia e siamo vincolati ad una dead-line abbastanza categorica. Entro il 2012, infatti, uscirà il nuovo disco di Aborym, qualcosa di veramente molto particolare con cui celebreremo i 20 anni di questa band. Sono già disponibili le nuove magliette e ci saranno, poi, un altro paio di cose inaspettate che presto verranno fuori: si tratta, anche in questo caso, di iniziative volte alla scopo di ringraziare veramente di cuore tutti. Vale davvero la pena di suonare per persone come queste! In particolare, sento di dover ringraziare tutta quella schiera di gente che ci segue dal Sud America, dalla Thailanda o da Haiti e da altri paesi disastrati. Si tratta di persone con problemi economici seri, gente che non riesce ad arrivare a fine mese e che magari ti scrive per chiederti di ricevere il disco gratis, non avendo veramente come fare per comprarlo. Dove possiamo arrivare arriveremo, però a loro va il nostro grazie più sentito!

Persephone: Invece, a quanto mi pare di capire, il progetto Malfeitor è ormai archiviato, almeno per il momento?
Fabban: Sì, ora io siamo concentratissimi su Aborym, anche per una questione di tempi e di dinamiche. D’altronde per fare un disco di Aborym è necessario un investimento di energie non indifferente: per realizzare l’ultimo Psychogrotesque, ad esempio, ci abbiamo messo circa quattro anni. D’altra parte, se anche ogni dieci anni uscisse un album del genere io sarei più che contento, perché quello che importa non è quando esce il disco e quanto ci hai messo a farlo, ma in che modo lo hai fatto. Se sapessi che mi servissero altri quattro anni per strutturare un disco dello stesso livello di Psychogrotesque, ok, sarei disposto a investirli.

Persephone: Parliamo di cinema. Alla fine del film Almost Famous (pellicola culto del regista Cameron Crow, ndr), il giovane giornalista William Miller inizia la sua intervista a Russel, leader della band americana Stillwater, con una domanda, la cui disarmante semplicità, mi ha sempre affascinato: “Cos’è che ami della musica?”. La risposta di Russel sarà: “Tanto per cominciare, tutto”. Ti ripropongo la medesima domanda.
Fabban: Bella domanda. Per me la risposta non è tutto, ma è il fatto di arrivare nella maniera più diretta e veloce lì dove tanti altri non riescono ad arrivare. Questo è per me la musica: è scatenare emozioni. Se tu ascolti un disco e quel disco non ti lascia niente, evidentemente si tratta di un flop, io la vedo così. Se invece un album ti lascia qualcosa, vuol dire che quella musica ha vinto, che ha un significato. Per me la musica è questo: è un modo molto veloce e diretto di scatenare qualcosa nella gente, sia in positivo che in negativo. C’è chi usa la musica in maniera, a mio avviso, sbagliata e c’è chi, come ad esempio i Pink Floyd, sfrutta la musica nel migliore dei modi possibili. La musica, alla fine, è un’opportunità che hai di dire qualcosa d’importante, di far arrivare un messaggio. È una sorta di privilegio: riesci ad arrivare all’anima della gente in maniera veloce e profonda. Ecco perché per me è importante non sprecare i colpi in canna che mi vengono offerti, perché fare un CD, ripeto, anche se tu vendi solo due copie, equivale pur sempre a fare qualcosa che viene fissata su un supporto e che, poi, qualcuno in un modo o nell’altro ascolterà. Non è possibile quindi sciupare questa possibilità sparando cazzate o facendo musica di merda o scrivendo testi del tipo: “viva la guerra, abbasso gli ebrei, a morte i negri”. Non puoi assolutamente permetterti un errore del genere, perché la vita è una e, finita quella, non ne hai altre. Devi sfruttare quella che è una dote, la capacità, cioè, di fare arrivare delle cose importanti alla gente. Ecco perché io considero il testo fondamentale: tra vent’anni rileggerai le cose che hai scritto e sarà lì che capirai se quello che hai detto era veramente valido. Opportunità del genere non si sprecano, anche se dovesse trattarsi di un semplice demo.

Persephone: Momenti di passaggio (intesi in senso musicale). Quelli in cui si compie una metamorfosi in seguito alla quale nulla è più come prima. Io ne ho avuto uno a nove anni, quando, sulle note di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin, iniziai a suonare il battipanni di mia madre e un altro a diciannove, quando, dopo aver visto la cover-art di Dawn Of The Black Hearts, pronunciai le fatidiche parole: “Non ascolterò mai black metal!” (risate a mandibola sganasciata, ndr). E tu?
Fabban: Quando ho sentito per la prima volta il primo disco di Bathory. Lì la mia vita ha preso una piega veramente brutta e, se potessi tornare indietro, non lo rifarei, perché anche se può sembrare tutto molto bello e figo – i dischi, il successo, etc. – la realtà è che comunque ho passato delle esperienze molto brutte e ho detto un sacco di cazzate. Purtroppo il black metal era e rimane un sistema ben definito: le idee sono tutte clonate e, nel momento in cui tu non hai una tua personalità e ne entri a far parte, diventi uno di loro e soltanto dopo capisci se quello che hai fatto è giusto o sbagliato. Quando ci sei dentro, non guardi un cazzo, sei un burattino mosso da fili che non ti appartengono, fai quello che fanno gli altri, ti trucchi e via dicendo… Senz’altro, musicalmente, sono stati diversi i gruppi che hanno lasciato in me un segno forte – all’epoca, ascoltavo i Metallica, i Tears for Fears, Duran Duran, Iron Maiden, Tankard, D.R.I., Sex Pistols e tanta roba glam-rock etc. -, ma quel primo album dei Bathory, quello con la copertina nera col capro, è stato la svolta: lì sono stato completamente assorbito da quel contesto e solo dopo sono venuti i vari Mayhem, Darkthrone, etc. Il primo Bathory fu per me il vero e proprio cambio radicale di traiettoria, di vita.

Persephone: Certo è che, però, tu, pur venendo dal black metal classico, senti ora, come è evidente, la necessità di un superamento di determinati canoni. Da dove nasce quest’esigenza?
Fabban: Dal fatto che esistono dei generi musicali che sono ingabbiati, che hanno delle regole e delle dinamiche che, se vuoi fare quel tipo di proposta, devi per forza seguire. Il black metal è, ahimè, un universo parecchio chiuso – parlo di black metal classico, ovviamente. Io, pur non volendo rinnegare nulla, non riesco, proprio come uomo, ad essere ingabbiato e ti parlo a trecentosessanta gradi, non solo della musica. Dove ci sono regole non ci sono io, è un fattore di DNA…Aborym è la mia vita da quando ero un ragazzino e, se questa cosa è così, è proprio perché me ne sono sempre fregato di quella che sarebbe dovuta essere l’attitudine del genere: non a caso, in vent’anni, abbiamo cambiato aspetto in un milione di modi, ci siamo autobeffeggiati, ci siamo presi per il culo da soli e abbiamo preso per il culo gli altri… proprio perché io non riesco a concepire alcuna regola né nella vita né tantomeno nella musica. In altre parole, se tu vuoi essere un vero musicista, lo sarai nel momento in cui tu stesso inventerai qualcosa e non certo se seguirai quello che già altri hanno fatto prima di te. Ecco perché io non definisco Aborym un gruppo black metal, anzi… Psychogrotesque è tutto, tranne che black metal, è un disco di pura avanguardia metal, una sorta di opera dove puoi trovare il sax come le parti elettroniche o gli strumenti anni ‘70, c’è di tutto, proprio perché io preferisco seguire l’istinto, nutrirmi dell’idea applicata alla musica, piuttosto che della musica stessa. Se segui le regole, invece, per forza di cose produrrai sempre creazioni ingabbiate in contesti specifici. Aborym non si possono ingabbiare, è come un animale pazzo che – argh! – dove va va, va bene (risate e sorsi di birra a go go, ndr)!

Persephone: E a proposito della tua evoluzione personale? Cosa ti sentiresti di dire di te oggi?
Fabban: Semplicemente rimango un sincero fan della musica metal che, però, suona in un gruppo che non ha nessun tipo di obiettivo e nessun tipo di regola. Se stasera torno a casa e ho in mente un giro valzer da fare con un pianoforte e con un sax, io lo faccio: questo è il bello della musica, almeno per come la vivo io… Quello che deve venir fuori è quello che hai dentro. Questo lo faccio da anni e non sono in grado di vivere la musica in un altro modo che non sia questo. Mi considero un open-minded ed è una delle poche cose di me che adoro.

Persephone: Quindi, al momento presente, ti riconosci ancora nel black metal o lo reputi un genere che, stante quanto mi hai appena detto, non rappresenta più in toto la tua modalità di espressione?
Fabban: La vita di una persona è fatta tanto di momenti bui quanto di momenti più luminosi… io detesto le persone che sacrificano la propria vita in nome di un’oscurità fine a se stessa…. vale la pena passare attraverso qualcosa di nero e di buio solo quando, poi, la luce che trovi alla fine è tre volte più luminosa di quella da cui sei partito… è una questione di come uno affronta le cose. C’è chi sceglie le strade più facili e c’è chi sceglie quelle più tortuose, il cui risultato, nella maggior parte dei casi, è una soddisfazione triplicata… Per me il black metal è questo, un tunnel che ho avuto bisogno di attraversare, passando veramente per la merda vera, prima di arrivare, una volta per tutte, alla fine. Ora sto vivendo un periodo in cui non riesco più a ragionare in quella maniera, di conseguenza non mi va di prendermi per il culo, perché, a dirla tutta, io potrei benissimo firmare subito un altro contratto per Malfeitor e fare altri due dischi, ma che senso avrebbe? Non sento l’esigenza di farlo. Quello che dovevo dire l’ho detto, su Incubus c’è scritto tutto quello che ho passato negli ultimi anni, a livello di studi, di esperienze e di spaccati di vita, i testi stampati nel disco parlano chiaro, e ora per me quel periodo è finito: non sono ipocrita e non mi va di prendermi per il culo. Non faccio qualcosa solo perché è quello che la gente si aspetta da me. Io suono fondamentalmente perché mi piace farlo e le cose che scrivo le scrivo perché in quel momento sento di doverlo fare, sarei un falso se oggi pensassi di potermi mettere ancora lì a parlare di Cabala e percorso della mano sinistra: so cosa sono quelle cose, ho imparato tanto, ho anche sofferto tanto e ora per me va bene così. Rock tutta la vita e Aborym (e anche se qui un brindisi ci sarebbe stato tutto, le nostre bottiglie di birra purtroppo piangono, ndr)!

Persephone: A partire da una citazione di A. Camus che, ormai, nel corso del tempo, è diventata un mio must – “There is no sun without shadow and it is essential to know the night” – che interpretazione daresti all’anima più profonda del black? Possiamo, secondo te, identificarla con la più pura espressione del lato oscuro presente in ognuno di noi?
Fabban: Assolutamente sì. Il fascino che un tempo aveva il black metal era emanato di tutta una serie di affinità con il punk: era ribellione, un modo violento e diretto di mandare affanculo tutto e tutti. Oggi ho fatto finalmente pace con me stesso e, sinceramente, non mi va più di mandare affanculo troppe persone o troppe cose, sto bene così… Il black metal non è poi così lontano da quello che è stato il grunge di Seattle dei vari Alice in Chains, Soundgarden e compagnia. Cambia lo stile, ma le fondamenta, quelle che sono le “interiora” sono molto molto simili. Sono importanti le idee e non i contenitori delle idee.

Persephone: L’influenza della musica elettronica in Aborym non è certo un mistero. Quali sono le tue preferenze da questo punto di vista?
Fabban: Direi Atari Teenage Riot, piuttosto che Einstürzende Neubauten o i vecchi Pankow, Ozric Tentacles, e soprattutto i Nine Inch Nails. Per quanto riguarda l’elettronica vengo da questa roba qui, sempre cercando, naturalmente, di essere molto personale. C’è stato un periodo in cui ero maggiormente orientato verso cose più noise-esoteric, roba tipo Cold Meat Industry, ma, alla fine dei conti, per me l’elettronica e l’industrial sono i diamanti partoriti da gente come Nine Inch Nails o Atari Teenage Riot. Spero tanto di riuscire a collaborare con loro un giorno, mi piacerebbe proprio tanto. Per me sarebbe un sogno. E spero che i Rammstein spariscano. Spero evaporino. Li detesto dal profondo.

Persephone: E, volendo escludere il panorama della musica estrema, quali sono i generi che maggiormente incontrano il tuo gusto in questo periodo?
Fabban: Hard rock, glam, thrash metal, grunge, death metal… ultimamente sto ascoltando anche parecchio jazz. Ho un’amica pazza che mi passa tutta una serie di cose assurde e strane, ma molto rilassanti. Il jazz, poi, è, forse, l’unico genere che riesco ad ascoltare quando scriviamo musica, l’unico che riesce a non influenzarmi più di tanto. E’ molto rilassante e distensivo e, d’altronde, visto il periodo, mi sa che ho proprio bisogno di roba di questo tipo… Ascolto veramente di tutto. Adoro il rock e le sue forme più psichedeliche e avantguardistiche, vedi Porcupine Tree, Blackfield e qualsiasi cosa sia stata toccata da Steven Wilson, così come roba indie o strani mix tra rock ed elettronica.. Ascolto veramente di tutto. Ultimamente anche tantissimo punk e hard-core...

Persephone: Forme artistiche al di là della musica. Da cosa trai maggiormente ispirazione?
Fabban: David Lynch! Per me lui è un grande. Lui e tutto quello che gli ruota attorno. Penso sia alla filmografia sia alle musiche di Angelo Badalamenti, che per me resta un mito irraggiungibile. Adoro quel modo visionario e sognante di fare cinema. Nessuno potrà mai dire qual è la trama di un film di Lynch: per me lui vince per questo, perché lascia che sia tu a sforzarti di capire che cazzo avrebbe voluto dire... Non riesco a vedere merdate splatter-snuff da nerd.. le trovo noiose ed infantili. Preferisco due ore e mezza di Inland Empire, senza dubbio. Purtroppo i periodi in cui sono più creativo sono in assoluto quelli in cui me la passo male.

Persephone: Un’altra piccola curiosità. Sono due anni che frequento Taranto per lavoro e conosco, purtroppo, molto bene quei tramonti post-apocalittici fatti di nero fumo, onde e gabbiani (il riferimento è alle acciaierie ILVA, ndr). Sono un paradosso che, alle volte, riesce persino a commuovermi. Richiamando alla mente questa visione, quanto ha lasciato dentro di te la tua città natale? E cosa ricordi del successivo passaggio alla Caput Mundi?
Fabban: Quello di cui parli è un altro fulgido esempio di ciò che penso. Rendiamoci conto di quanto è malata la gente: lì c’è un’industria che dà da mangiare forse al 70% della popolazione di Taranto, ma è un’industria che genera morte. Li c’è gente che è morta. Io ne ho conosciuti tanti, colleghi di mio padre – mio padre ha lavorato lì per trentacinque anni –, senza contare che ci sono persone che, a distanza di venticinque anni da quando hanno smesso di lavorare lì dentro e sono andati in pensione, sono costretti a fare continui controlli, perché quello che tu respiri lì, lo tiri fuori dal corpo solo dopo quindici, vent’anni… pensa quanto è folle l’essere umano! Pur di fare i soldi e di ottenere il potere – perché qui si parla di potere, non dimentichiamo che quell’industria è uno dei centri siderurgici più grossi d’Europa – tu sacrifichi vite umane, mettendo in secondo piano l’uomo solo per la smania di diventare il più grosso di tutti. E la storia di Psychogrotesque è proprio questa… la gente deve impararle queste cose, deve essere sensibilizzata a queste situazioni. Fino a quando tu non capisci a cosa dare peso nella vita, sarai sempre portato a fallire, sarai una merda, perché darai dei valori sbagliati a dei miti che non sono miti, ma delle vere e proprie cazzate… l’ILVA è l’esempio di quello che ti sto dicendo. In nome del denaro e del potere vengono sacrificate persone: c’è gente che è morta dentro gli altiforni a temperature infernali.. Questa è dunque l’assurdità dell’essere umano, la sua sterilità: mettere al primo posto cose che sono assolutamente inutili rispetto ad altre che dovrebbero essere valorizzate molto di più… penso allo spirito, a quanto ognuno di noi vale, a ciò che tu puoi dare in determinati ambiti… L’ILVA, da questo punto di vista, è l’esempio più calzante… Riguardo a Taranto, che dire? Io ci sono cresciuto in quella merda, anche se ho dei bellissimi ricordi, perché in quegli anni veramente sembrava una sorta di piccola Florida italiana. C’erano tanti gruppi, concerti organizzati con pochissimi mezzi e poi naturalmente è lì che sono nati gli Aborym. Lì ho iniziato anche con Funeral Oration, il gruppo con cui ho cominciato a suonare live e a fare i primi concerti. Avevamo preso in affitto una cantina di tre metri quadri per tre, con una cassa e due piatti, un timpano rotto, amplificatori improvvisati e mezzi di fortuna di ogni genere. Nonostante questo, era grandioso suonare così. Quello che ti guidava era la più pura delle passioni. Quando sono arrivato a Roma mi sono trovato davanti questa città bellissima... C’era un sacco di gente in giro e tanti gruppi ma la differenza era che noi a Taranto facevamo vita da strada, nel senso che al di fuori della musica, non avevamo nient’altro: lì, se non avevi un lavoretto, lo studio o magari la fidanzatina, eri condannato o a spacciare o ad accoltellare qualcuno su commissione o ad andare dentro per qualche cazzata. Quindi la musica rappresentava in qualche maniera una salvezza da tutto questo… lì c’era povertà totale, non avevi un cazzo, a meno che tu non facessi parte di un qualche circuito ben oleato, di quelli frequentati dai classici fighetti in giacca e cravatta che stanno lì in piazza a farsi l’aperitivo… A Taranto abbiamo vissuto per davvero. Ricordo ancora le risse e i famosi tempi in cui, come sai, c’erano i paninari contro i metallari. Ne ho prese di botte, ma ne ho anche date! Però quella era la vita reale, mentre, una volta arrivato qua a Roma, ho trovato una ricchezza incredibile, tanta gente che suonava, gente con quattro, cinque chitarre, quando io, a stento, ne avevo una, e pure distrutta. E per averla ho dovuto sbattermi a raccoglie i soldi per più di un anno… A Roma c’è chi ha qualsiasi cosa, gente con tre bassi e tre fidanzate (!, ndr), per non parlare delle sale prove… o non ne avevo mai vista una, eppure qua a Roma se qualcuno diceva: “Minchia, andiamo a fare una suonata” e tu rispondevi: “E dove andiamo?” quelli tranquillamente ribattevano: “Andiamo in sala prove!” Che cazzo è una sala prove? Andare lì, pagare e avere un posto pronto per suonare: queste cose giù da noi non esistevano, zero! Per me trasferirmi qua è stato il paradiso, ma sono comunque contento di essere cresciuto a Taranto, perché penso di aver sviluppato un po’ le palle e di aver imparato a dare il giusto peso alle cose che poi mi sono servite e tanto.

Persephone: Qual è il tuo rapporto con la natura? Ti ci rifugi mai alla ricerca di un luogo ideale dello spirito, privo, finalmente, di tutte quelle sovrastrutture che, da troppo tempo ormai, affliggono la nostra società?
Fabban: Sono da tre anni un attivista di Greenpeace e partecipo, quindi, a tutta una serie di iniziative. Adesso siamo appena usciti dal periodo del referendum, mi sono fatto il culo per diversi mesi con banchetti e attività varie… io sono un amante sfrenato della natura e degli animali e non sopporto nessuna forma di disprezzo in tal senso. Ecco perché detesto la gente che si presenta sui palchi con le teste delle mucche sgozzate o galline o che dir si voglia. Non tollero proprio certe bassezze... animals before humans. Fino a gennaio scorso vivevo in campagna fuori Roma e trascorrevo tantissimo tempo in mezzo al verde: facevo trekking, arrampicata e via dicendo. Per me la natura è una cosa sacra e va rispettata… e, ti dirò, sono molto poco simpatico nei confronti di chi non la pensa così…

Persephone: Se potessi usufruire, anche solo per un giorno, di un’arma dal potere supremo, contro che tipo di mostro, metaforicamente parlando (ma anche no! ndr), decideresti di utilizzarla?
Fabban: Silvio Berlusconi. Lo eliminerei fisicamente se potessi, perché sono convinto che se facessi una cosa del genere, passerei quindici, vent’anni in carcere, ma senza ombra di dubbio, sarei la persona più stimata e più famosa del mondo (risate amare)… Libererei l'Italia da un cancro, forse anche l'Europa..

Persephone: Ultimo libro letto, ultimo film visto, ultimo disco ascoltato.
Fabban: La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani: libro favoloso; Big Fish, che ho visto una settimana fa, poi ho trovato splendido Babel, davvero un gran film; musica: Welcome To My DNA di Blackfield.

Persephone: Per la gioia delle nostre gole riarse (le nostre bottiglie sono ormai – sigh! – tristemente vuote), non ho più domande da farti (era ora, poveri noi! ndr). Salutiamo i lettori di Metallized e perdiamoci, finalmente, in quel dei vicoli della notte trasteverina!
Fabban: Hey, bisogna recuperare birra ragazza! Ti ringrazio per la pazienza e per la disponibilità. Io non dimentico. Saluti a tutti quei poveri cristi che si sbattono per Metallized e saluti a tutti quelli che leggono Metallized. Ora si beve!



duke
Martedì 6 Marzo 2018, 22.52.07
33
fab come manuel fantoni(vedi film verdone)...ma ti sei imbarcato su di un cargo battente bandiera liberiana?e Jason?----non romanzare troppo....dai....stai gonfiando....
Sambalzalzal
Martedì 15 Novembre 2011, 13.50.30
32
@Dave ecco poi le solite cazzate da 15enni sessualmente complessati. mi dispiace non potertene dare prova perchè non mi piacciono gli uomini ma personalmente do prova di essere uomo con le donne. tu probabilmente hai "saggiato" i membri degli aborym sotto punti di vista che a me non interessano. Questa risposta te la sei andata a cercare.
Dave
Martedì 15 Novembre 2011, 13.07.35
31
Se Aborym sono una non-band, tu caro Sambalzalzal sei un non-uomo
Sambalzalzal
Martedì 15 Novembre 2011, 10.11.13
30
@-Rashomon soprattutto tutta quanta la faccenda delle aborym interviste con relativi contenuti mi pare oramai arrivata a regime di loop a rotella (o seghe a manetta se preferite) visto che anche a domande diverse risponde sempre con le solite (nel gruppo ho i musicisti/amici migliori, la scena italiana è patetica, ho attraversato periodi difficili). mantengo le posizioni che ho sempre avuto su questa "non" band.
Khaine
Venerdì 11 Novembre 2011, 19.39.26
29
Ti piacerebbe provare?
Rashomon
Venerdì 11 Novembre 2011, 19.20.10
28
@ Kaine: io mi ci attacco, ma tu lo pigli al culo... una bella differenza.
tino84
Venerdì 11 Novembre 2011, 17.02.47
27
beh,ma non vedo il motivo per cui non si possano commentare le sue dichiarazioni. Se l'intervistatrice ha ben pensato di fargliele e pubblicarle,avrà pensato che potevano suscitare interesse e discussione. Di conseguenza perchè bisogna essere tacciati di "rosicare" solo perchè si sostiene "secondo me su questo e questo ha detto una cazzata?". Di certo io non mi fermo al personaggio rispetto alla musica (altrimenti non dovrei ascoltare Mahyem, Bathory, Cradle of Filth, Dimmu Borgir, ecc ecc..) e gli Aborym non mi hanno mai colpito,se non per qualche spunto qui e la. L'unico punto per me poco chiaro è la dichiarazione su natura ed animali (dato che qui dice che "la natura e gli animali sono cose sacre e vanno rispettati,non sopportando il disprezzo in questo senso",ma in un altra intervista affermava che gli piace mangiare carne..),ma per il resto,le sue opinioni e le sue affermazioni possono solo essere fonte di discussione atta a creare un certo dialogo e confronto. Su Alice Landi,mi pare avesse solo scritto,ironicamente,che: "(che, con grande coraggio, non si è, neppure una volta, avvalso della facoltà di non rispondere!)" Inoltre,sarebbe anche bello che Fabban,nonostante non segua la scena e non gli interessi,si confrontasse su questo (o altri) forum,dato che a parte qualche sparuto commento ogni tanto,si può discutere pacatamente; sarebbe una maniera alternativa per supportare coloro che a suo dire,sono il motivo per cui suona (tutto secondo me eh )
Lucia
Venerdì 11 Novembre 2011, 14.58.28
26
L'ho conosciuto di persona e sinceramente l'ho trovato una persona veramente splendida e molto molto gentile. Bellissima intervista e i miei complimenti anche ad Alice per le domande.
Cuordipietra
Venerdì 11 Novembre 2011, 14.04.16
25
Non avevo molta stima del personaggio (come non ne ho per il tristissimo panorama Black in generale, tra l'altro, tutti galletti che si scannano per un pollaio minuscolo) ma con le ultime 4 risposte ha recuperato qualche punticino.
captainT
Venerdì 11 Novembre 2011, 10.35.19
24
bella intervista Fab
Giasse
Venerdì 11 Novembre 2011, 10.08.31
23
@Dave: io la vedo così. Se si parla degli Aborym, di Alice, di Metallized, significa che i tre componenti hanno prodotto una buona miscela (esplosiva? - anche). L'importante è non mistificare, come forse qualcuno ha erroneamente fatto qui sotto, e rimanere con i piedi ancorati alla situazione. Stiamo parlando di musica, non di gossip. Stiamo parlando di contenuti, non di forma. E mi pare che di spunti e contenuti Fabban ne abbia dati molti (ovviamente stimolato da Alice, nel modo che lei stessa ha scelto). Dunque... esperimento riuscito.
Dave
Venerdì 11 Novembre 2011, 9.54.56
22
Voi rappresentate il pubblico italiano. Siete tristissimi oltre che ridicoli.
Khaine
Venerdì 11 Novembre 2011, 8.42.46
21
Rashomon, lasciatelo dire, tu sei un quaqquaraqquà. Alice non ha fatto nessuna premessa particolare, è stata (come di sua abitudine) trasparente e diretta. Tu invece ti stai attaccando agli specchi. E mi sa che dovresti attaccarti anche a qualcos'altro...
Rashomon
Venerdì 11 Novembre 2011, 0.29.02
20
@ Kaine: non so che domande gli avrei fatto, perchè del personaggio in questione non mi frega nulla e non sono al corrente quante scemenze possa aver compiuto nel passato. Ho ascoltato qualcosa degli Aborym, ma poi è finita lì. Il mio appunto riguardava il modo in cui l'intervista è stata sviluppata e il fatto che non rispondesse ad alcune delle premesse che l'intervistatrice aveva fatto. Quindi si tratta di considerazioni che prescindono dall'intervistato in sé. Se la ragazza avesse premesso: "Chi vi scrive è una superfan degli Aborym e di Fabban" o cose del genere non avrei avuto niente da ridire.
Paolo
Venerdì 11 Novembre 2011, 0.03.40
19
Quoto Khaine Dove sta scritto che Fabban avrebb dovuto rispondere a domande "scomode"?
Khaine
Giovedì 10 Novembre 2011, 23.54.56
18
@ Hareth: ma chi è che ha parlato di domande scomode a parte te ora e Rashomon nei due post di qui sotto? E quali sarebbero poi le domande scomode, mi fai qualche esempio concreto? E perchè bisogna per forza fare domande scomode, chi l'ha detto, dove c'è scritto? Lo sai che questo è metallized e non repubblica o il corriere della sera? Lo sai che questo è un musicista e non un parlamentare, eh? Qui stiamo andando fuori di testa completamente.
Dave Insane
Giovedì 10 Novembre 2011, 23.43.07
17
comunque sempre meglio di Burzum che in una intervista recente dice che lui non suona Black Metal... o di Abbath che in un documentario dice che per lui è tutto Rock 'n' Roll. Provate a far sentire Battles in the North a un fan di Little Richard e vedete cosa vi risponderà...
Hareth
Giovedì 10 Novembre 2011, 23.41.21
16
Nulla da dire su Fabban (e anzi, apprezzo molto Aborym mentre ho da sempre trovato Melfeitor - il progetto - nulla di che). DELUSIONE TOTALE invece per quel che riguarda l'intervista. Mi unisco al coro: MA LE DOMANDE SCOMODE?? Qui ci sono domandine innoque oltretutto condite da sviolinate per farlo stare buono, su su... alla stessa persona ho letto decine di interviste molto più interessanti senza sbandierare ai quattro venti ste domande scomode, mah... Bocciatura totale.
Khaine
Giovedì 10 Novembre 2011, 23.32.53
15
Più che "rosiconi" direi che sono dei "geniacci". E mi pare molto strano che Rashomon (un utente che mi ricordo molto pacato) si comporti così. Rashomon, se ti stai riferendo all'incipit della prima intervista, beh... era OVVIO che si trattava di autoironia (cit.: "Fabban (che, con grande coraggio, non si è, neppure una volta, avvalso della facoltà di non rispondere!)"). Infine ti ricordo che gli intervistatori fanno tutte le domande che gli pare e piace di fare. Sta agli intervistati di rispondere. Tu che domande gli avresti fatto?
Beppe
Giovedì 10 Novembre 2011, 23.18.32
14
Ah rosiconi!!!!!!!!!!! fate ride!!!!
Er Trucido
Giovedì 10 Novembre 2011, 23.15.49
13
Veramente sei l'unico che non è entrato nel merito delle cose e fa accuse di leccaculismo, neanche tanto nascoste tra l'altro.
Rashomon
Giovedì 10 Novembre 2011, 22.29.00
12
No, no, scusate... cerchiamo di restare nel merito delle cose e di non svicolare. L'intervistatrice ha scritto che avrebbe sottoposto l'intervistato a domande anche insidiose. Qualcuno le ha lette? Non mi pare. E' un po' la stessa cosa che accade quando Raven intervista Pino Scotto: una sviolinata acritica dall'inizio alla fine. Ma almeno Raven lo scrive chiaro e tondo di essere un tifoso arrapato di Scotto. Non promette di fare domande difficili per poi non farle. Rispondiamo nel merito, per piacere.
Ulvolc
Giovedì 10 Novembre 2011, 18.58.35
11
"Io detesto, ad esempio, le reunion di gruppi che sono stati leggendari in passato e che si riformano per suonare trenta, trentacinque date, il cui unico scopo è quello di fare i soldi." Cerrto, perchè tu faresti i soldi suonando live? Tireresti su al massimo 50 persone a serata! 800 persone ad un concerto degli Aborym? ah ah ah ah
enry
Giovedì 10 Novembre 2011, 17.50.31
10
Sulla questione animali e natura lo quoto al 100%, è davvero intollerabile assistere a certi penosi (e patetici) spettacoli nel 2011.
BILLOROCK fci.
Giovedì 10 Novembre 2011, 12.18.51
9
anzi.. scusate, mi son confuso non charles Manson, bensì Anton lavey fondatore della chiesa di satana di cui fa parte Marilyn Manson !
Paolo
Giovedì 10 Novembre 2011, 10.03.47
8
Bellissima intervista. Fabban parla delle assurdità della "scena italiana". Non tardiamo a trovare conferma delle sue parole nei primi commenti qua sotto.
Dave
Giovedì 10 Novembre 2011, 9.26.30
7
Luca i forum alla fine servono proprio per far svogare sti tipi qui.E la cosa bella è che nessuno li conosce, tutti appicciati ai monitor a sparare sentenze e tutti rosiconi
Dave
Giovedì 10 Novembre 2011, 8.51.58
6
Signore e signori, ora spazio ai rosiconi...
BILLOROCK fci.
Giovedì 10 Novembre 2011, 7.54.48
5
Al primo impatto mi sembrava.. Charles Manson. oops..
Dave Insane
Giovedì 10 Novembre 2011, 3.56.50
4
ma come, prima dice che gli sta sul cazzo che la gente trovi i musicisti idoli o dei, poi dichiara che quello dei limbonic art e badalamenti sono suoi miti?! (il secondo addirittura "irraggiungibile") ...male male. però non ha del tutto torto per quanto riguardo la questione black metal
Rashomon
Giovedì 10 Novembre 2011, 0.38.02
3
Dai, ci mancava solo che come chiosa dell'articolo scrivesse: "Fabban, sei meglio teeeee!!!"
Khaine
Giovedì 10 Novembre 2011, 0.30.23
2
Ma meno male anche che noi non trattiamo di politica.
Rashomon
Giovedì 10 Novembre 2011, 0.27.59
1
Il rapporto tra l'intervistatrice e Fabban mi ricorda quello tra Minzolini e Berlusconi... e meno male che si dovevano fare domande scomode.
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