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NECRODEATH + KISS OF DEATH + DISEASE - Alpheus, Roma, 10/10/2004
30/10/2004 (4611 letture)
All’arrivo, presso i cancelli del locale, (l’Alpheus) si erano già formati alcuni capannelli di metalheads che discorrevano dei massimi sistemi. Nonostante mancassero più di venti minuti all’apertura ci saranno state più di trenta persone all’esterno. La sottile ironia che vena queste parole, non può che sottolineare come Roma sia una piazza difficile e controversa. Ricolma, quasi strabordante di gruppi come ogni grande città ma davvero attenta solo in minima parte a quelli che dovrebbero essere eventi, non storici, ma quantomeno importanti. I Necrodeath vengono a Roma, la storia del metal italiano, un gruppo che ha influenzato il modo di fare musica di band, che se venissero a Roma oggi farebbero il tutto esaurito, in ogni locale. Per quanto a fine serata le presenze avrebbero superato le duecento unità, questo non modifica le cose: tanti gruppi vogliono farsi un nome, pochi vogliono farsi il culo, ancora meno hanno l’umiltà di voler imparare o conoscere. Sebbene, “farsi il culo”, non rientri nel vocabolario dei miei scritti, non riesco a trovare una definizione che definisca in maniera esauriente sotto ogni aspetto, fuorché quello della forma, l’idea che ho in mente mentre scrivo. La prestazione della band è stata impeccabile. Una vera scuola di comportamento per chiunque voglia salire su di un palco ed evitare la figura dell’incompetente. Eppure a Roma le band sono così tante ed i Necrodeath potrebbero insegnare ad un numero così vasto di ascoltatori/suonatori come ci si comporta…dai blackster ai deathster e a tutte le categorie e sottocategorie che questi due generi portano in seno. Ci sono i soliti, quelli non mancano mai ed è un bene, ma forse solo in parte. E’un bene che la base sia sempre presente, ma è un male che a fianco della base ruotino sempre i soliti. C’era Cristiano Borchi e dopo poco è apparso Carmelo Orlando, ce ne erano tanti altri di volti noti e meno noti.
Ma per chi frequenta l’ambiente i volti erano tutti noti.
Ho notato con piacere che alcuni ragazzini, dotati delle loro magliette dei Cradle Of Filth erano sotto al palco a scuotere le loro teste crinite di milioni di adolescenziali capelli ma a parte loro, erano ben poche le novità rispetto al solito copione. Ma alla fine con chi me la sto prendendo? Non con la Kick, perfetta organizzatrice dell’evento che lo ha supportato in modo impeccabile, con infinite newsletter, onnipresenti banner, flyer e qualunque altro termine anglofono che spieghi quale impegno ci hanno messo per far sapere a tutti, ma proprio tutti che in questa santa domenica, dieci di un ancor tiepido ottobre, del duemilaquattro i Necrodeath, affiancati dai validissimi Kiss Of Death e dai poco ascoltati Disease, suonavano all’Alpheus. Non me la sto prendendo con i soliti fedelissimi che ci sono sempre. Non me la sto prendendo con le già citate “celebrità” di prima, che mi permetto di virglolettare. Me la sto prendendo con me stesso innanzitutto, che sfruttando il privilegio (concesso forse anche a troppi ultimamente) di scrivere per una così frequentata webzine hanno modo di far sapere le loro (anche le mie, già) inutili opinioni e i molteplici malumori sul mondo (del metal). Comunque sia oltre a me stesso, me la prendo con i gruppi emergenti della scena metal romana che lì non c’erano. Me la prendo con chi pietisce, o con più dignità ma molta meno umiltà, richiede, o ancora meglio (peggio, forse), pretende contratti discografici, distribuzioni e quant’altro, in virtù dell’apprezzamento da parte di pochi amici. Ma nella lista bisogna metterci anche chi è convinto, profondamente, di saperne di metal, così tanto da non dover imparare più nulla. Roma è una piazza sulla quale si affacciano una miriade di torri d’avorio, di gente che non scende dal suo castello in aria, per conoscere la realtà. Se ci fossero state al concerto, la metà delle persone che per un motivo o per l’altro ho conosciuto e mi hanno parlato dei loro “realistici ideali”, e scusate l’ossimoro (…) ma quando ci vuole ci vuole, si doveva trasferire il concerto allo stadio Olimpico. In ogni caso, i gruppi presenti hanno onorato la presenza con una prestazione di tutto rispetto, ad iniziare proprio dai Disease; la sala era mezza vuota, circa la metà del mezzo vuoto finale, e quella metà della metà delle persone era intenta a fare altro, mentre in pochi seguivano lo show della band. Io pure in verità, ancora impegnato nelle classiche formalità del pre-concerto ho perso buona parte dell’esibizione; vista la presenza di Flavio, chitarra dei romani Sudden Death, in questa occasione nella doppia veste di chitarrista e cantante, la curiosità mi ha portato più volte a cercare di seguirne l’esibizione, purtroppo per troppo poco tempo per poterne dare un giudizio meritevole di tale nome. Nei pochi brani che ho avuto modo di ascoltare per intero, la prestazione però mi è sembrata del tutto soddisfacente, buona anche la presenza scenica. A loro seguono i Kiss Of Death, formazione leccese, che presentava in questa occasione il primo disco. Ed è proprio l’opener del cd che apre anche il concerto. Il suond iniziale è quello classico del death melodico, che unisce un riff catchy ad una ritmica serrata e molto potente. Il tutto è condito con sconfinamenti, o meglio ritorni, nel thrash sul quale il gruppo si fonda, ed evidenti richiami al crossover, ricordando in più di una occasione sonorità oscure ma di certo accessibili ad un largo pubblico, come quelle dei Korn. Certo è un po’ azzardato tirare in ballo i Korn per un gruppo così e non vuole essere di certo una critica alla band che porta un suond abbastanza personale, però la sensazione di trovarsi di fronte a pezzi thrash e death interpretati in una chiave contemporanea e, quindi, di sicuro non old-school rimane per tutta la durata dell’esibizione. In ogni caso il gruppo sprigiona una grande energia, riuscendo a coinvolgere anche i meno coinvolti. Ottima prestazione la loro. Dopo un breve riassetto del palco, finalmente salgono attesi da tutti i Necrodeath. Sarà l’emozione di vederli così in grande forma, ma le canzoni sembrano davvero uscire da sole e filare via con grande semplicità. Flegias e Peso, gli “anziani” del gruppo, sono in grande spolvero, John non ha bisogno di confermare il suo valore ed Andy, che forse questo bisogno lo ha, essendo il sostituto, in questa serata, del cuore di questa band, chitarrista e co-fondatore del gruppo Claudio, dimostra tutte le sue capacità ed un certo impaccio, dando prova di tecnica e bravura senza però lasciare mai spazio al lato più estetico dell’intrattenimento. Ma a dare spettacolo c’è già l’esperienza, il carisma e la magnetica voce di Flegias che tiene in pugno un pubblico già di per se catturato dai pezzi della storica formazione. Prima di chiudere con l’ultima impressione, sulla ricca scaletta portata dalla band e sui pezzi che maggiormente mi hanno colpito, è doveroso citare la cover/reinterpretazione di un bellissimo ed intonatissimo, con la piovosa serata romana, brano dei Black Sabbath, l’omonima appunto, “Black Sabbath”. Fra tutti i brani proposti, senza dubbio le più belle sono state Mater Tenebrarum, Process Of Violation e la magistrale, unica, dedicata con affetto e populistica enfasi al Vaticano, Church’s Black Book. Il concerto si conclude, con alcuni brani del decisamente interessante, Ton(e)s Of Hate.
Non posso che compatire chi, a Roma, ha avuto il coraggio di perdersi questo concerto; i Necrodeath hanno aperto gli occhi al metal underground durante gli anni ’80 su come si dovesse suonare e quanto potesse essere estremo chi era all’estremità più dura del metal. La band sarà in tour ancora molti mesi. Se non li avete ancora visti fatelo, senza perdere altro tempo e ricordate di portarvi una blocchetto ed una penna, prima prendete appunti, poi vi fate fare gli autografi, ed il mondo sarà un posto migliore.



angriffzeit
Mercoledì 3 Novembre 2004, 3.51.13
3
ah quasi quasi dimenticavo, ma lo davo per scontato ...... dawnofablacksun rulez!!!!! grande super eug ....
angriffzeit
Mercoledì 3 Novembre 2004, 3.27.43
2
i Necrodeath,insieme ad un altro microscopico numero di gruppi, furono,sono e spero saranno l'orgoglio del metal italiano ..... concordo pienamente con la rece del conc. chi c'era può solo che confermare quanto detto... flames of malignaaaaaant!!!!!
Matteo
Martedì 2 Novembre 2004, 17.44.06
1
Complimenti hai detto quello che anche io penso da anni,sono un band che ha da insegnare a chiunque o quasi, ma l'ignoranza dlla gente non lo capisce!Gente povera di umiltà, ma troppo piena di sè, senza motivo di esserlo. Complimenti,ottima recensione.
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Necrodeath
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Helvete + Flegias dei Necrodeath
ARTICOLI
30/10/2004
Live Report
NECRODEATH + KISS OF DEATH + DISEASE
Alpheus, Roma, 10/10/2004
 
 
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