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AMON AMARTH + AS I LAY DYING + SEPTICFLESH - New Age, Roncade (TV), 08/11/2011
13/11/2011 (3122 letture)
Come ogni anno, non poteva mancare una tappa italiana nel tour europeo degli Amon Amarth, in questo momento on the road per promuovere la recente uscita di Surtur Rising. A condividere il palco con loro i greci Septicflesh ed i californiani As I Lay Dying, coppia che assieme agli svedesi da vita ad un bill decisamente inusuale.

Dopo aver letto questa notizia non avevo più dubbi su quale sarebbe stato il mio programma serale per l'8 novembre. Lo dico senza mezzi termini: la curiosità di vedere se dal vivo i greci sarebbero stati all'altezza di riproporre un lavoro ambizioso come The Great Mass, unitamente alla voglia di presenziare all’esibizione di una band di giganti del death come gli Amon Amarth, era davvero molta. Dunque, dopo essere giunto puntuale al New Age Club alle 20:30, faccio il solito giro alla ricerca di merchandise tra i banchetti, sperando di incontrare qualche musicista delle band disposto ad accontentare i sostenitori. Purtroppo la caccia si rivela infruttuosa, ma poco importa, è giunta l'ora di aprire le danze per gli ellenici.

SEPTICFLESH
Il palco è già stato allestito e troneggiano ai lati due giganteschi stendardi , ciascuno con l'effigie di un Cristo in croce. Su quello di sinistra si legge l'epitaffio The Architect, a destra invece si trova l'appellativo The Destroyer. Si abbassano le luci, lasciando solamente una penombra violacea ad illuminare il teatro sinistro dell'esibizione, mentre si ode in un soffuso crescendo il canto del soprano presente in The Vampire From Nazareth che attira gli spettatori verso lo stage, comprimendoli a ridosso delle transenne.
Finalmente i greci approdano sul palco e scaldano la folla con l'opener del recente The Great Mass.
Immediatamente Spiros Antoniou si dimostra una figura carismatica in grado di trascinare l'audience al ritmo del death sinfonico proposto dai suoi Septicflesh, tenendo il basso in verticale quasi come se fosse una croce eretta per essere ammirata dagli spettatori. Figura altrettanto presto l'assenza del chitarrista Sotiris, in quest'occasione sostituito da un session-man alla sette corde, e dalle basi nel cantanto clean. Il più grosso, e lecito, dubbio sull'esibizione dal vivo della band riguardava proprio la riproposizione degli inserimenti orchestrali che invece si dimostra adeguata e precisa, scandita dalle percussioni tritaossa del drummer Fotis Benardo.
Una scena memorabile mi si figura davanti agli occhi durante A Great Mass Of Death quando Spiros orchestra il pubblico durante l'intermezzo invitandolo ad accompagnare il crescendo d'archi di wagneriana memoria.
L'unica vera pecca dello show è il suono poco definito del quartetto, non nitido come meriterebbe per rendere giustizia alla riproposizione del disco, probabilmente a causa del poco tempo a disposizione per il soundcheck. Un'altra possibile causa di ciò è la scarsa presenza del suono del basso, sia per ragioni di volume che per la volontà di dedicarsi soprattutto all'esibizione ed al cantanto growl da parte del teatrale frontman. La setlist si incentra sulle ultime pubblicazioni degli ateniesi, ripescando un paio di brani anche da Communion, risultando piacevole anche se molto breve. Sulle note di Five-Pointed Star infatti si conclude il tempo a disposizione della band, lasciando il pubblico con il marziale finale sinfonico del brano. A nulla serve il coro del pubblico, ancora affamato, che chiede altri brani: l'esibizione dei Septicflesh è terminata.
Qual'è dunque il bilancio per gli opener? Positivo ma con qualche riserva; la presenza scenica e il contesto per la riproposizione dei brani fittano perfettamente la proposta musicale che, tuttavia, potrebbe essere ulteriormente migliorata liberando (almeno in sede live) Spiros Antoniou dal ruolo di bassista e lavorando più minuziosamente sui suoni.

SETLIST SEPTICFLESH
01. The Vampire From Nazareth
02. We, The Gods
03. Pyramid God
04. A Great Mass Of Death
05. Anubis
06. Five-Pointed Star


AS I LAY DYING
Cambia completamente il contesto quando salgono sul palco gli americani As I Lay Dying: in tutta sincerità non nutrivo eccessive aspettative nei confronti di questi, qualche ascolto e l'immagine della band non lasciavano molti dubbi sulla natura della proposta musicale. Metalcore crudo e puro.
Deciso a non lasciarmi traviare dai pregiudizi mi dedico all'ascolto, scoprendo a posteriori di aver fatto una buona scelta. Pur sottolineando di non apprezzare particolarmente il genere in questione, devo dire che l'esibizione è stata una reale sorpresa: una band lanciata e tecnicamente impeccabile che, nei tre quarti d'ora a propria disposizione, ha scatenato i propri fan riuscendo a trasferire loro una carica incredibile.
Si comincia con la doppietta Within Destruction/The Sound Of Truth tratta da An Ocean Between Us e la band di San Diego non sembra avere difficoltà a riproporre il proprio repertorio dal vivo, in particolare il cantante Tim Lambesis, oltre ad essere un colosso e non il classico ragazzino scheletrico con il ciuffo, propone scream e growl all'altezza della situazione, accompagnandoli con una gestualità tipica del mondo HC.
La platea risponde immediatamente alla musica incalzata dal “tupa-tupa” sfrenato della batteria, scattano presto pogo e mosh selvaggi, tanto che chi desidera tranquillità è costretto a qualche passo indietro per non essere risucchiato dall'ammucchiata. Il suono complessivamente è più nitido rispetto agli opener e si riescono a distinguere abbastanza bene le sei corde, oltre al famigerato basso che troppo spesso non emerge su disco. Anche lo stridulo cantato clean del bassista Josh Gilbert è ben inserito nei brani, pur facendo capolino quasi sempre nei ritornelli, riproponendo la classica struttura core fatta di strofa sanguinolenta e ritornello ultra melodico.
Sale un po' la tensione quando un fanboy arrapato riesce a salire sul palco e strappare un microfono per urlare qualche banalità, prontamente acciuffato dalla security il malcapitato viene sbattuto fuori e lo show riprende, intensificandosi nel finale. La musica degli As I Lay Dying viene recepita talmente bene che i fan, su esortazione del vocalist, per la conclusiva 94 Hours si dividono ai lati del palco in due grossi blocchi. Il primo pensiero è stato “Non saranno mica così folli da voler fare un wall of death qui dentro?”, dato che, per chi non lo conoscesse, il club è adatto a tenere concerti e ospitare qualche centinaia di persone, tuttavia non ha una platea enorme da consentire gesti di questo tipo. Ebbene, dopo il sopraggiungere dei soliti ragazzini masochisti al centro, i lati della folla si sono schiantati concludendo nella violenza il concerto dei metalcorer.
Il giudizio è decisamente positivo. Non conoscendo a fondo la discografia dei Nostri, questo è stato un battesimo del fuoco; la band comunque mi è parsa all'altezza della fama che ha conquistato. Pur non entusiasmando il sottoscritto con la propria proposta, bisogna dire che questi giovani ci sanno fare e dal vivo sono godibili.

SETLIST AS I LAY DYING
01. Within Destruction
02. The Sound Of Truth
03. Upside Down Kingdom
04. Through Struggle
05. An Ocean Between Us
06. Anodyne Sea
07. Nothing Left
08. Confined
09. 94 Hours


AMON AMARTH
Giunge finalmente il momento per cui la maggior parte delle persone si sono radunate al New Age Club: la tanto attesa prova degli Amon Amarth. Dopo una breve intro il five-piece approda sul palco scatenando il clamore dei fan e le danze hanno inizio con War Of The Gods, pescata del recente Surtur Rising. Terminata l'opener, il frontman Johan Hegg conquista il pubblico italiano con un

Buonasera Treviso! Come state? Tutto bene?

e la folla risponde con un grande entusiasmo, tuttavia nemmeno paragonabile allo strepito che si realizza quando il vocalist dimostra di conoscere anche altre parole della nostra lingua, pronunciando la classica bestemmia da concerto.
Glissando su questo episodio, la performance degli svedesi prosegue con la struggente Runes To My Memory, per poi tornare alla violenza iniziale, focalizzandosi soprattutto su brani estratti da Surtur Rising. Su tutte, Live Without Regrets si dimostra molto efficace dal vivo, come peraltro su disco, con la sua linea melodica perfettamente abbinata ad un suono old school. Il brano incalza la folla che risponde canticchiando il riff iniziale.
Un ulteriore passo indietro per la band di Tumba, quando gli axemen Olavi Mikkonen e Johan Söderberg si ergono su due rialzi e cominciano a plettrare la ritmica di The Pursuit Of Vikings. Tra queste due granitiche colonne si inserisce la figura mastodontica di Johan Hegg che, nella ripresa dopo il bridge, invita il pubblico a cantare a squarciagola il ritornello:

Oden! Guide our ships
Our axes, spears and swords
Guide us through storms that whip
And in brutal war


tenendo come sottofondo il solo basso e la batteria. Dopo qualche maldestro tentativo di karaoke le ugole popolari si fanno finalmente sentire ed il frontman sorride soddisfatto, portando a conclusione l'unico brano proposto da Fate Of Norns.
L'esibizione prosegue e gli Amon Amarth non sembrano mai essere in difficoltà: costantemente sugli scudi la prova di Frederik Andersson che martella con furia il proprio drumkit scandendo la marcia di guerra dei vichinghi; ineccepibile la prova strumentale degli altri membri che accompagnano l'esecuzione con headbanging e sono visibilmente a proprio agio sul palco, specialmente per quanto riguarda il cantante che sorprende mostrandosi sorridente in più di un'occasione.
La parte finale della scaletta rallenta per un momento il ritmo, lasciando spazio a brani caratterizzati da una forte epicità come Embrace Of The Endless Ocean e Free Will Sacrifice. Il pubblico si stringe nel cantare a squarciagola, ma presto i ranghi si serrano nuovamente: i cinque scandinavi chiudono in bellezza con Asator ed il cavallo di battaglia Death In Fire, lasciando alla gente il desiderio di udire ancora qualche brano.
Come di consueto attaccano i cori che invocano il ritorno dei cinque norsemen, che puntualmente avviene dopo qualche minuto. Il boato della folla esplode sulle note della titletrack di Twilight Of The Thunder God, che con la sua alta velocità riaccende il pogo ancora una volta.
Questa volta lo show arriva realmente a conclusione con Guardians Of Asgaard e i ringraziamenti al pubblico di Johan Hegg, una volta ancora in lingua italica.
Amon Amarth dunque ampiamente promossi, nonostante l'assenza di elementi come il fuoco o scenografie particolari (chi ricorda lo show al Wacken 2009?), vista l'ottima performance, la presenza scenica davvero molto buona e l'entusiasmo che sono riusciti a trasmettere. Averli visti nuovamente sul palco conferma l'idea che gli Amon Amarth riescano a dare il meglio di sé proprio in questa condizione, piuttosto che su disco; infatti, pur avendo composto platter di buon livello, solo in sede live riesce a veicolare l'energia ed il calore che non possono essere inclusi in una semplice registrazione.

SETLIST AMON AMARTH
01. War Of The Gods
02. Runes To My Memory
03. Destroyer Of The Universe
04. Live Without Regrets
05. The Pursuit Of Vikings
06. For Victory Or Death
07. Varyags Of Miklagaard
08. Slaves Of Fear
09. Ride For Vengeance
10. A Beast I Am
11. Embrace Of The Endless Ocean
12. Free Will Sacrifice
13. Asator
14. Death In Fire

Encore:
15. Twilight Of The Thunder God
16. Guardians Of Asgaard


Non sempre gli abbinamenti inconsueti finiscono per dare origine a dei miscugli senza capo né coda, lo prova il bill di questa serata. Apparentemente tre band che non hanno nulla a che vedere l'una con l'altra, eppure in grado di catalizzare i fan presenti durante tutte le esibizioni con delle ottime performance; tre proposte molto eterogenee eppure in grado di accontentare tutti i palati, dagli amanti delle sonorità più classiche ai fan della scuola americana, senza dimenticare chi ricerca costruzioni più raffinate. Il New Age Club, ancora una volta, ospita una serata di buona musica, accogliendo gli ascoltatori con un personale preparato ed attento alle esigenze del pubblico.
Un ringraziamento in particolare al lavoro della security, di cui troppo spesso ci si dimentica, che per tutta la serata ha garantito lo svolgersi pacifico dei concerti tenendo a freno le diverse teste calde e garantendo l'incolumità di chi desiderava solo godersi del sano heavy metal.

Tutte le foto a cura di Sarah Corami "Scontrosa Velenosa"



nocturnal pulse
Lunedì 14 Novembre 2011, 20.39.04
16
grazie della spiegazione! In ogni caso è un gruppo che adoro perché uno dei pochi capace di creare quella che io amo definire "atmosfera alla Silent Hill"
GioMasteR
Lunedì 14 Novembre 2011, 9.04.36
15
Nocturnal pules, a quanto pare abbiamo avuto esattamente la stessa impressione! Credo sia in parte imputabile all'assenza di Sotiris che, almeno nei live greci, si occupava solo del cantato e si dedicava molto alla presenza scenica, liberando Seth da quest'incombenza. Personalmente stimo molto i Septicflesh quindi spezzo una lancia in loro favore dicendo che rendere dal vivo e con adeguata scenografia quel tipo di musica non è affatto semplice e meriterebbe tempo e spazio più adeguati per fornire una buona prestazione. Va comunque tenuto in considerazione che dal vivo sono migliorati molto, vedendo i live di qualche anno fa..
Khaine
Domenica 13 Novembre 2011, 23.49.54
14
@ Dave: quello che dici è vero. UNo che suona da 10 anni non è più "giovane"!
nocturnal pulse
Domenica 13 Novembre 2011, 23.43.16
13
Visti a Bologna. Amon Amarth immensi, ormai una garanzia. I Septic Flesh molto interessanti, soprattutto dal punto di vista scenico, unico neo il cantante bassista che a mio parere o canta o suona il basso, perché ha evidenti difficoltà nel fare entrambe le cose. Gli As I Lay Dying sono molto abili tecnicamente ma per carità basta con quel coretto iper melodico nei ritornelli!!!
Dave Insane
Domenica 13 Novembre 2011, 19.30.50
12
@giomaster: infatti johan hegg ne ha 38 (però c'ha una panza che sembra addirittura mio padre )
Dave Insane
Domenica 13 Novembre 2011, 19.16.10
11
@Khaine: abbiamo la stessa età! ma a me sai cosa mi impressiona, che anche ai miei occhi gruppi che suonano da + di 10 anni sembrano ancora dei "giovani", ma in fondo nn è così perchè uno che lavora da 10 anni nella stessa azienda non è più un giovane (nel senso di nuovo, rookie)
Greatest_Tiz
Domenica 13 Novembre 2011, 18.00.42
10
E fù così che persi l'occasione di vedere i Septicflesh! è_é
alzailcorno93
Domenica 13 Novembre 2011, 15.57.17
9
eh lo sò ma intanto finchè posso lo dico (e lo ridico) e faccio il rompi balle!!!
Khaine
Domenica 13 Novembre 2011, 14.54.18
8
hahahah tanto ci arriverai anche tu caro mio DDD
alzailcorno93
Domenica 13 Novembre 2011, 14.49.17
7
@Khaine: bè dai iniziamo già a dire "diversamente giovane"
GioMasteR
Domenica 13 Novembre 2011, 14.21.19
6
Chiaramente non intendevo sminuire AILD, (ad essere onesto non ho nemmeno controllato la loro età anagrafica) ma a vederli sono chiaramente più giovani degli Amon Amarth o sei Septicflesh. E la gioventù è tale finchè si è giovani dentro, l'età anagrafica è sempre relativa!
Khaine
Domenica 13 Novembre 2011, 14.13.11
5
LOL no no per carità volevo solo scherzare sulla mia età che avanza allontanandosi dai twenties (verosimilmente anche Giò intendeva la stessa cosa).... e comunque a 31 anni sei ancora giovane
alzailcorno93
Domenica 13 Novembre 2011, 13.54.49
4
@Khaine: meglio si che l'hai detto perchè magari uno non conoscendoti poteva pensar male e penso che gli infiniti post con cagate varie non li vuole nessuno...o no?
Khaine
Domenica 13 Novembre 2011, 13.46.06
3
ovviamente era uno scherzo, non volevo offendere nessuno
Khaine
Domenica 13 Novembre 2011, 13.07.42
2
Ho dave, ma vaffanculo io ho 29 anni e sono giovanissimo, ok?
Dave Insane
Domenica 13 Novembre 2011, 12.45.10
1
scusa, hai scritto che "questi giovani ci sanno fare e dal vivo". tim lambesis ha 31 anni, non è mica + tanto giovane... ad ogni modo io li ho visti la sera dopo a bologna, e pur non conoscendo la loro discografia mi sono davvero piaciuti live (in barba a tutti i miei pregiudizi sul metalcore)
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