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DELIRIUM X TREMENS - Gli echi passati di una collina ancora splendente
16/11/2011 (2642 letture)
Vengono dalle gelide montagne Dolomitiche, e di esse ne narrano leggende e storie: loro sono i Delirium X Tremens, portatori fieri del verbo death metal italico. Li abbiamo contattati per approfondire le tematiche dell'ultimo e recentissimo Belo Dunum, Echoes From The Past. Un disco che, ce lo auguriamo, potrà lasciare un segno nella storia della band: a voi la lettura!

Khaine: Ciao ragazzi, grazie del tempo che ci dedicate e bentornati su Metallized.it
Ciardo: Ciao Nicola e Metallized! Qui Ciardo, grazie a voi per ospitarci!

Khaine: Andiamo dritti al punto: il vostro nuovo disco, Belo Dunum, è uscito sul mercato il 24 ottobre. Trattandosi di un concept album, ci fate sapere di cosa tratta il disco?
Ciardo: Il nostro nuovo disco è un diario, il diario polveroso di un Alpino morto durante la prima guerra mondiale nelle trincee delle Dolomiti. Il concept è basato sulla nostra città, infatti il titolo Belo Dunum, echoes from the past deriva dall'antico nome della città di Belluno (Belo Dunum, letteralmente "collina splendente"), basato su storie e leggende e fatti realmente accaduti delle nostre amate Dolomiti. Troverete storie di demoni, giganti e streghe, una canzone che tratta della guerra combattuta dai nostri Alpini, un'altra che tratta della presunta uccisione di Papa Luciani nel 1978 (Papa nato tra le nostre Dolomiti, a Canale d'Agordo nel Bellunese) e una trilogia dedicata alla memoria della tragedia del Vajont, pagina nera e ferita mai rimarginata dei nostri luoghi. Come avrete capito dunque è tutto incentrato sulla nostra città, sulla magia delle nostre montagne, dei nostri boschi, che conservano ricordi e memorie di gente vissuta prima di noi, basta saper ascoltare la voce del passato trasportata dal vento delle Dolomiti.

Khaine: L’anno scorso mi parlavate dell’esistenza di una voce narrante. Approfitto dell’occasione per chiedervi di parlarci di questa persona e come mai vi è venuto in testa di usare proprio lui anziché un altro personaggio di fantasia…
Ciardo: L'Alpino che "racconta" le storie contenute in Belo Dunum è uno dei tanti Alpini che sono caduti sulle nostre montagne, mandati loro malgrado a combattere. La prima guerra mondiale è stata una guerra tremenda qui da noi per chi l'ha combattuta, pensate alle trincee scavate nelle rocce a più di 2.000 metri di altitudine, dove la temperatura arrivava a -25 gradi e più. Perchè abbiamo scelto di fare raccontare il disco ad un Alpino? Perchè, chi meglio di un Alpino rappresenta la montagna?

Khaine: Musicalmente come avete tradotto la narrazione delle leggende Dolomitiche? Avete usato delle tonalità particolari, o magari degli strumenti insoliti?
Ciardo: A livello di tonalità e armonizzazioni ci siamo avvalsi sempre del nostro stile, che già ben si adattava al concept, facendo attenzione di comporre degli arrangiamenti questa volta un pò più malinconici. Rispetto al passato abbiamo abbandonato l'utilizzo del guitar synth, che poco si adeguava alle nuove argomentazioni, e l'abbiamo sostituito inserendo parti di strumenti classici quali flauti, fisarmoniche, cori Alpini, violini, contrabbasso, chitarre acustiche, dosandone la quantità in maniera che non risultassero troppo invasive e che meglio si allineassero all'atmosfera che volevamo creare nel disco. Possiamo dire che abbiamo ritoccato la nostra matrice death metal per metterla al servizio del concept! Per valorizzare ancora di più l'intera opera, abbiamo avuto l'onore di collaborare artisticamente con il famoso scrittore, scultore e uomo di montagna Mauro Corona, il quale ha scritto una serie di versi dedicati appunto alla montagna metaforicamente rapportata alla vita reale! Questa poesia la troverete all'interno del booklet!

Khaine: Nel disco usate tre lingue: l’Italiano, l’Inglese e il dialetto. Anche questa scelta si riflette, chiaramente, nella necessità di dare un senso profondo al concept. Tuttavia, non temete che la presenza di lingue diverse dall’Inglese possa costituire un problema per i vostri fan stranieri?
Ciardo: C'è una canzone interamente in Italiano (Artiglieria Alpina) e qualche pezzo qua e la, la parte in dialetto bellunese nella trilogia dedicata al Vajont era d'obbligo. Tutto il resto è in Inglese, ma in ogni caso nel booklet ci sono tutte le traduzioni in Italiano dei testi. Comunque è un problema che sinceramente non mi pongo. Nessuno si fa problemi se una band canta in tedesco o in norvegese, qual'è allora il problema di cantare in Italiano?

Khaine: Ascoltando l’album ho avuto la nettissima impressione che le canzoni siano state registrate tutte esclusivamente in via analogica, alla “vecchia maniera” (Pro Tools a parte, ovviamente). Visto che oggi sono moltissime le band che usano effettistica digitale (soprattutto parlando di suoni di batteria e di chitarra) non temete di risultare anacronistici?
Ciardo: Credo che il tipo di produzione che abbiamo scelto, cruda e ruvida, sia stata una scelta spontanea e ovvia per questo disco. Le chitarre hanno un suono diverso rispetto ai nostri precedenti lavori, sono più grezze e dure, il basso crea un tappeto che amalgama il tutto e questa volta gli abbiamo dato un bel pò di distorsione al fine di inruvidire ancora di più la produzione. La batteria è stata registrata tutta naturale, senza campionamenti o aggiustamenti particolari, questo per dare un suono più avvolgente possibile! Anche la voce è stata prodotta in maniera tale da amalgamarsi con tutto il resto, e cercando di interpretare al meglio tutte le parti per trasmettere il senso di ogni pezzo! Non ci piacciono e non ci si addicono le nuove produzioni troppo "patinate". Temere di essere anacronistici? Il nostro disco proviene dal passato, è ovvio che sia anacronistico, non appartiene a questo tempo!

Khaine: Ok… in fondo un pochino ci conosciamo, lo so che non temete nulla. Ma… Non temete che aver inserito una piccolissima strofa cantata clean possa far storcere il naso a qualche purista? Sapete, la nostra “scena” è piena di professoroni…
Ciardo: Questo è un altro problema che non ci siamo mai posti. Si, in effetti ho visto che questa tendenza ad essere "true" o purista che dir si voglia va molto di moda oggi, bah, che vuoi che ti dica?! Le mode non fanno per noi!

Khaine: Il mio pezzo preferito dell’album è Vajont: trovo che abbiate fatto un lavoro micidiale, a livello musicale, specialmente da quando inizia la narrazione in Italiano (alla fine della traccia 8, per intendersi) e fino a quando inizia la successiva parte in growling (traccia 9). Ci spiegate come leggere, come interpretare i passaggi musicali più importanti di questo brano?
Ciardo: Ti ringrazio, mi fa piacere che hai apprezzato questo pezzo! Il primo brano della trilogia, intitolato Life Before Nothing inizia con una parte di fisarmonica, strumento tipico dei tempi andati, per poi aprirsi in un mid-tempo molto cadenzato e roccioso e dove si inizia il racconto su cosa era la Sade (costruttrice della diga del Vajont). La fisarmonica torna presente all'interno del pezzo mescolandosi con il nostro sound, creando un ambiente che ci proietta nel passato di quella povera gente che ancora non immaginava la catastrofe che sarebbe accaduta. L'inizio della canzone successiva, Scream of 2.000 Screams, è un connubio tra un arpeggio carico di malinconia che sfrutta anche il suono del flauto, una batteria in blast che simboleggia la catastrofe e il tuono di quella tremenda notte, con la voce parlata in dialetto Bellunese che dipinge lo scenario apocalittico della tragedia - la voce inizia con la prima frase che mia nonna mi dice sempre di aver sentito alla radio il giorno dopo il disastro: "Longarone non c'è più...". Il tutto sfocia in una canzone nel nostro classico stile death metal, che disegna perfettamente la distruzione causata dalla valanga d'acqua. Si giunge alla chiusura con la terza canzone, The Memory, pezzo acustico tra il sognante e il malinconico, in memoria delle 2.000 vittime innocenti (abitanti di Longarone, Erto e zone limitrofe) della tragedia del Vajont. Tragedia causata dall'avidità dell'uomo.

Khaine: Come mai avete deciso di inserire una ghost track?
Ciardo: Quale ghost track?! Ahahah!

Khaine: Cosa rappresentano i costumi di scena che avete deciso di indossare in questo Belo Dunum? Li userete anche in sede live?
Ciardo: Sono semplicemente i vestiti usati all'epoca da contadini, boscaioli, montanari! Certo, il nostro "nuovo" look lo porteremo anche sul palco!

Khaine: Proprio a proposito di live, come imbastirete i concerti in supporto al disco? Suonerete tutto l’album? Adornerete il palco di qualche oggettistica o sceneggiatura che fa pensare alle leggende dolomitiche narrate in Belo Dunum?
Ciardo: Come ti dicevo prima saremo abbigliati in stile d'epoca, e dove ce ne sarà la possibilità suoneremo tutto il disco proponendolo nella sua completezza anche per quel che riguarda strumenti classici, cori etc! Stiamo pensando anche a qualcosa di scenografico, vedremo cosa riusciremo a fare!

Khaine: Bene, ho finito di massacrarvi di domande su Belo Dunum. Ora parliamo di altro: quando ritorna il Belluno Detonation Meeting? Ricordo (oltre al resto) di aver bevuto dell’eccellente grappa durante l’ultima edizione
Ciardo: Il Belluno Detonation Meeting, che organizzavamo io ed il nostro bassista Pondro, era davvero una bella situazione. Purtroppo non siamo più riusciti ad organizzarlo perchè eravamo davvero troppo impegnati con il disco nuovo, e anche perchè il locale dove lo organizzavamo sfortunatamente ha chiuso, e qui a Belluno come locali siamo messi male -a grappe invece siamo i migliori, eheheh! Magari più avanti ci riproveremo, si vedrà!

Khaine: Ora che, dopo anni, avete concretizzato questo grosso progetto, che cosa avete intenzione di fare? Avete già delle idee su come muovere il prossimo futuro discografico della band?
Ciardo: Per il momento cercheremo di promuovere al meglio Belo Dunum, Echoes From The Past. Abbiamo già del nuovo materiale su cui lavorare, ma lo faremo a suo tempo, e credo che il concept intrapreso continuerà... le Dolomiti hanno ancora tante leggende da raccontare !

Khaine: Bene ragazzi, a questo punto terminerei qui le domande. Vi ringrazio ancora per la vostra disponibilità e vi invito ad usare lo spazio che segue per salutare i nostri lettori.
Ciardo: Grazie a te Nicola e Metallized! Non esitate ad ordinare il nostro nuovo disco Belo Dunum, Echoes From The Past semplicemente mandandoci una mail a info@deliriumxtremens.com ... il vento gelido delle montagne vi avvolgerà!



DIMMONIU73
Giovedì 17 Novembre 2011, 13.24.20
3
....non vedo l'ora di ascoltarlo, già Cre-hated from No-thing era ben più che interessante, confesso che son molto curioso, nel frattempo...corna al cielo per i Delirium X Tremens!!!
Morte
Mercoledì 16 Novembre 2011, 18.54.52
2
Impressione giusta,i Delirium sono sempre stati in gamba e con il nuovo album hanno fatto un altro passo in avanti.approfondisci e sarai soddisfatto. Valar Dohaeris...
Valar Morghulis
Mercoledì 16 Novembre 2011, 15.18.56
1
Molto, molto, molto interessante. Il nome mi e' assolutamente nuovo, ma questa intervista ha proprio stuzzicato la mia curiosità.. Tra l'altro, i luoghi di cui narrano mi sono familiari.. Di certo ascolterò quest'album.
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Frammento dell'artwork di 'Belo Dunum, Echoes From The Past'
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