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CHUCK SCHULDINER - # 3 - La voce dell'anima
01/12/2011 (7305 letture)
L'immensità e l'immortalità di un settore culturale come l'heavy metal non stanno soltanto nella maestosità e nella intricatezza musicale, nell'ampissima gamma di generi e sonorità che lo compongono e nell'agguerrito seguito di fans fedeli che lo popolano ma, anche, nella caratura rilevante delle liriche innescate nelle canzoni. La storia ha accolto nel suo firmamento una stella lucente come quella di Chuck Schuldiner, accompagnato dalla sfavillante brillantezza dei suoi Death, profeti di un sound feroce, ingegneri di progetti tecnici labirintici ed arcangeli di forti verità: occuparsi di un tributo a trecentossessanta gradi sul leader di questo moniker seminale senza soffermarsi sulle liriche all'avanguardia é praticamente impossibile, perché questo é uno dei casi in cui il binomio musica-parole si é consegnato ai posteri in maniera indissolubile. Eppure c'era stato un principio nel quale il giovane Chuck non aveva ancora affinato quella sua tecnica toccante e pungente di calarsi in tematiche vicine ad ognuno di noi, capaci di cogliere le emozioni più profonde, i problemi più delicati della società ed i risvolti più impensabili del nostro inconscio. Rispecchiando fieramente la voglia di shockare e provocare che pulsa nel sangue di un adolescente bruciato troppo presto dalle ostilità della vita, il seminale e primigenio disco d'esordio, Scream Bloody Gore, era caratterizzato infatti da liriche fortemente splatter, inzuppate nel sangue ed ispirate da diversi film horror del tempo. Un concentrato impressionante di budella, lame squartatrici, violenza gratuita, immagine perfetta per riflettere la musica caotica e veemente del disco che dà i natali al death metal. L'opener Infernal Death tratta, senza alcun giro di parole, di corpi umani che marcisono all'inferno, in un rivoltante odore di marcio attraverso il quale le pelli si anneriscono e avvizziscono; l'esistenza sta svanendo in ceneri, canta il giovane Schuldiner, che nella traccia successiva si spinge ad un livello ancor più efferato: la celebre Zombie Ritual, brano trainante del platter, parla di alcuni zombie che riemergono dalle proprie tombe per infliggere rituali di sesso e violenza ai mortali. I cadaveri in cerca di vendetta marciano armati di ascia, per distruggere carcasse e infliggere rituali spietati nei confronti dei vivi, che vengono stuprati e fottuti da puttane zombie, mentre le larve infestano i loro crani. Ambientazioni da film splatter sono tangibili anche in Regurgitated Guts, ispirata al film The Gates of Hell, la quale parla della storia di un prete infedele che si suicida e torna dagli inferi, scagliando una maledizione su un individuo, costretto dunque ad aggirarsi tra le tombe sotto forma di cadavere fino a quando l’anima del prete non si nutrirà delle sue interiora. Tra i testi più controversi spicca Baptized in Blood, resoconto di un rituale satanico nel quale dei neonati vengono battezzati nel sangue: Chuck Schuldiner, dichiaratamente non credente, attribuiva i pochi testi pseudo-satanici degli esordi al primo cantante e batterista Kam Lee. La trascinante ed incalzante Torn To Piece, violentissima, affonda le proprie radici nel film Make Them Die Slowly e tratta una storia di cannibalismo, nella quale cervelli ed organi genitali vengono strappati dai corpi e diventano carne da banchetto. Il premio di testo più gore del lotto spetta naturalmente alla titletrack Scream Bloody Gore, nella quale si parla di una testa decapitata che ti lecca la figa, succhiando tutto il sangue, di budella che si dimenano per conto loro, di un cadavere lobotomizzato che straccia le carni di un vivente, lasciato morire in un macello sanguinolento, e di liquidi dagli odori rancidi che fuoriescono dalla sua bocca. Denial Of Life é molto più realista, narrando della disperazione di un individuo che, fiaccato da un dolore insopportabile, decide di togliersi la vita, di fatto convincendosi che il rifiuto dell’esistenza è il miglior antidoto al dolore. Nel verso Rifiuto di vita, creato dalla tua mente per prendere il controllo della tua vita emerge il primo riferimento a disamine più sottili riguardanti la sofferenza umana e l'impossibilità di controllare gli avvenimenti della nostra vita. Per Evil Dead, il pezzo da cui verrà tratto il suo nickname, Chuck scrive un testo brevissimo ma eloquente, facendo emergere come il ‘morto malvagio’ altro non sia che l’individuo che, sentendosi fuori luogo in mezzo a tanta merda (Intrappolato in una vita che non è tua, spiriti dentro che causano terrore paura e oscurità), viene così additato dalla massa stereotipata. Forse, però, i testi più significativi provengono da tracce veementi e brutali come Sacrifical e Mutilation, nelle quali Schuldiner si scaglia per la prima volta contro la falsità delle persone; in Mutilation prevale la pura violenza, cruda e implacabile, nei confronti di una persona non meglio specificata, la quale viene impiccata e massacrata a morte, per la quale viene ripetuto allo sfinimento il verso devi morire soffrendo: particolarmente colorito il passo in cui Chuck canta che guardando in faccia la tua testa segata celebro la morte di un coglione. Più indicativo ed incisivo é, invece, il testo di Sacrifical, esplicitamente rivolto ad una persona che fa delle menzogne il suo pane quotidiano, come si capisce nel verso in cui il giovane chitarrista afferma che con una motosega in mano esigo la tua morte, affondando attraverso il tuo grasso il mio atteso e sanguinoso attacco: manipolare menzogne é il tuo modo di vivere. Nel ritornello emerge tutto il disprezzo nei confronti di questo idiota da sacrificare, un mucchio di carne nel quale il Nostro affonda l'ascia del suo odio. Non mancano altri elementi assai pittoreschi: mentre tossisci sul tuo sangue io cago sulle tue budella é l'affronto massimo nei confronti di un corpo che ansima e sanguina fino alla morte, una manifestazione di rabbia e disprezzo senza nessun pudore.

Il successivo Leprosy mostrava un suono ancora brutale -ma più curato nella produzione- ed anche testi globalmente più concreti e narranti fatti attinenti alla vita reale, come appunto la titletrack, incentrata sulla sofferenza dei malati di lebbra e sulla loro condizione di estraniati dalla gente comune: cacciati e costretti alla deformazione dei corpi, questi malati marciscono lentamente, prima un braccio e poi una gamba, mentre il morbo prende possesso delle loro carni e ne rende l'aspetto orribile, troppo per sopportarne la vista; crudamente, vengono descritte l'arrivo inevitabile della tubercolosi, la decomposizione dei nervi, il marcire delle ossa e la perdita delle sensazioni, senza alcuna possibilità di salvezza, perché nessuno conosce l'origine di questa orrenda malattia. Non é ben specificato il 'nato morto' di cui tratta Born Dead, visto che potrebbe essere sia un individuo che lascia scorrere la sua esistenza senza viverla pienamente che un soggetto venuto alla luce già segnato da una malattia, dalla povertà e dalla miseria (Nato morto in questo mondo, per morire di fame e marcire nell'agonia), anche se si potrebbero trovare persino connessioni con l'allora recente catastrofe di Chernobyl (La malattia si propaga veloce attraverso il mondo morente: dovranno costruire molti cimiteri, mentre il processo andrà avanti per anni, ed un deserto umano sarà stato creato quando saranno finiti), possibilità peraltro confutabile nell'intervista in cui Schuldiner afferma di aver tratto ispirazione per i novi testi da alcuni articoli di giornale. Forgotten Past potrebbe essere la storia di un individuo che, dopo essersi macchiato di diversi omicidi, li rimuove dalla propria mente e viene accidentalmente a conoscenza del suo passato (per la tua sorpresa scoprirai tutti i cadaveri che ti sei lasciato dietro), anche se il tutto potrebbe essere metafora di quegli errori e quei rimpianti e rimorsi che inficiano il passato di ognuno di noi, e che cerchiamo di dimenticare; Left To Die, invece, pare soffermarsi su un tema tanto caro a diverse thrash metal bands, la guerra (metti la tua vita nelle loro mani, muori per qualcun altro: adesso sei nel vero mondo, dove si percepisce morte e dolore), che poi é la causa primaria del dolore disumano a cui é sottoposto il protagonista di Pull The Plug, uno dei pezzi forti del platter: come fatto in One dai Metallica, e quasi contemporaneamente, i Death si incamminano nel sentiero delicato dell'eutanasia, dando voce alle preghiere di un soldato a cui non sono rimasti che i ricordi e l'attesa della morte; liberami da questo mondo solitario, non c'è alcuna speranza, staccate la spina, permettetemi di morire, non voglio vivere così sono i disperati scongiuri di questo individuo, che afferma di soffrire la scelta di vita che altri hanno compiuto per lui. E, con tono raggelante, afferma di aver paura di restare così e che una volta avevo pieno controllo della mia vita, adesso scorgo una macchina che decide il mio destino. Un argomento molto complicato, nel quale la coscienza di ognuno cerca una risposta ardua da trovare su ciò che é giusto o meno. Open Casket é una riflessione su ciò che la vita diventa: una bara aperta, con tutta la gente pronta ad osservare quasi morbosamente il cadavere del defunto; per Chuck la vita é strana, imprevedibile, ed in questi versi sono nascosti riferimenti al ricordo del fratello Frank, morto in un incidente quando il Nostro era ancora un bambino, coricato nella bara aperta ed esposto agli ossequi dei propri cari. Sembra parlare ancora di cannibalismo Primitive Ways, anche se é facile -col senno di poi- cercare sempre un significato metaforico nelle parole del chitarrista floridiano, che potrebbe anche parlare della barbarica "legge del più forte" (massacra per sopravvivere, i tuoi bisogni sono soddisfatti). I testi di questo disco appaiono dunque molto crudi e diretti, intrisi ancora di sangue ed immagini rivoltanti, ma applicate alla realtà e non al puro splatter: é anche il caso dei Choke On It, che vagamente tratta di una prigionia dolorosa o di un'esecuzione, ma che potrebbe tranquillamente riferirsi alla deportazione degli ebrei nei campi di concentramento nazista (il verso vivrai per vedere il giorno, mentre il calore si intensifica: inizi a soffocare, le tue interiora friggono sembra citare esplicitamente le torture dei lager, triste istantanea di quanto avenuto durante la seconda guerra mondiale).

Il disco della svolta vera e propria fu però Spiritual Healing, del 1990: con le sue trame più complesse e melodiche ed i testi spiccatamente spirituali e sociali, esso segnava il punto di confine tra vecchi e nuovi Death. L'opener Living Monstrosity é un manifesto contro la droga, che crea solo dolore: in particolare viene denunciato l'abuso di stupefacenti da parte di donne incinte, un reato grave che non dovrebbe essere perdonato. In un colpo solo, questo testo abbatte i cliché sul metallaro "fattone" e pone l'obiettivo sull'attenzione che il leader dei Death ripone nei confronti dei nascituri, rimarcata anche nella successiva Altering The Future, una chiara presa di posizione contro l'aborto, fenomeno sempre più diffuso tra le giovani coppie americane, con Chuck pronto ad invocare leggi severe e quasi anacronistiche per punire chi utilizza questa scappatoia: colui che ha un figlio lo ha per sua scelta, la vita e la morte sono prese troppo facilmente, afferma il giovane chitarrista, che si dimostra ragionevole ma deciso al tempo stesso (Aborto, quando serve; esecuzione, per coloro che se la meritano), anche se non evita di chiedersi se sia meglio vivere o morire, in un mondo retto dall'ingiustizia. E, rivolgendosi ad un ipotetico bambino mai nato, afferma che sei stato salvato da un’inutile vita dove il crimine è l'unico modo di sopravvivere, esistere in questo mondo potrebbe essere un errore. Una dichiarazione pesante e che lasciava immediatamente comprendere la visione pessimistica della realtà intrisa nel cuore di Chuck, il quale sostiene anche che dichiararsi pazzi è la via per la libertà, ovvero che il buon senso ed i valori morali vengono spesso elusi attraverso scorciatoie assurde ma a cui la gente è abbastanza stupida da credere. La devastante Defensive Personalities affronta tematiche riguardanti i ‘punti oscuri’ della mente umana, sprazzi bui che portano l’individuo a serbare diverse personalità nella propria anima, elemento questo che porta ognuno di noi ad essere Un minuto violenti, calmi quello dopo, ovvero capaci di cambiare stato d’animo e modo di relazionarci a seconda del momento e dell’interlocutore, con disarmante rapidità. Whitin the Mind contiene un messaggio molto forte e positivo, un incoraggiamento a superare le proprie paure, vedere oltre il buio e usare la vostra energia per affrontare i dolori e gli ostacoli, un potere che é dentro la mente per guardare attraverso il falso per ciò che è reale, vivere per il futuro e non il passato: parole molto sagge, da parte di un giovane ragazzo che mostrava già grandi segni di maturità. La titletrack si scaglia contro il mondo bigotto dei predicatori religiosi (molto diffusi negli States), che predicano bene e razzolano male, succhiando soldi come sanguisughe ai poveri credenti che si affidano alla preghiera per mantenersi in piedi: cura spirituale, sei accecato dal modo contorto in cui vivi: uccidi per la religione, il Signore perdonerà? La domanda resterà senza risposta, almeno per chi preferisce ragionare seguendo il gregge. L'astio incontenibile per le persone false, le quali sprecano aria che altri potrebbero respirare, emerge con veemenza in Low Life: ogni parola proferita da questi soggetti é menzogna, e la sentenza di Schuldiner é inderogabile, Malviventi é tutto ciò che siete, menzogne in atto sono tutto ciò a cui assomigliate. L'attacco alla falsità umana é diretto e profondo: vi nascondete dietro valori materiali che aiutano a mascherare la vostra debolezza, non cambierete mai, cercherete sempre una facile scappatoia dalla vita, una patetica scusa per un'esistenza umana, canta furioso Schuldiner, senza esitare nemmeno un secondo ad esprimere il proprio rigetto per questi individui subdoli (mi indigna la vostra esistenza sulla Terra) in uno dei testi più battaglieri e furibondi da lui composti. Del tutto particolare e lungimirante é la serratissima Genetic Recostruction, che va a sfiorare i temi di sperimentazione sull’essere umano, come in seguito avverrà sempre più frequentemente con la clonazione o l’inseminazione artificiale: nei versi di questa traccia è possibile scorgere la preoccupazione per l'imminente sostituzione tecnologica di ciò che é vero e naturale, oltre che per il controllo della popolazione, selezione di coloro che si accoppieranno, uno specifico tipo di forma scelto per i bambini ancora non nati, una mente senza emozioni. Parole quasi profetiche, se si pensa che furono scritte agli albori degli anni Novanta. Più consueto il filo conduttore di Killing Spree, vicenda di un uomo apparentemente normale che si trasforma improvvisamente e senza preavviso in un serial killer: si stava annoiando della sua vita, l'ha messa a posto con un coltello. Il musicista americano fu molto fiero del risultato, e ritenne la svolta concettuale come essenziale per riscuotere maggiori consensi presso un pubblico di intenditori. Ora i Death godevano di un rispetto considerevole anche al di fuori dei confini settoriali di un genere spesso considerato ignorante e liricamente statico.

Tecnicamente mostruoso, intricato e devastante, Human rappresentò, nel 1991, il culmine del primo processo evolutivo dei Death: per molti, un apice creativo inarrivabile che consegnò la band alla leggenda, prima che gli album successivi portassero la perfezione a livelli ancor più netti. E dal punto di vista lirico c'é spazio per una nuova crescita, un nuovo cammino attraverso argomenti spinosi ed attuali, affascinanti, cerebrali, come nel caso della tambureggiante opener Flattening Of Emotions. ‘Appiattimento delle emozioni’ è ciò che avviene negli uomini quando essi perdono la loro fanciullezza e si ritrovano ad affrontare la durezza della vita, quando scoprono quanto essa sia infame. L'uomo appiattisce le proprie emozioni, per scelta o per costrizione: per scelta, quando si rivela essere una persona falsa, malvagia, ed intraprende la via del tradimento, della disonestà, estirpando dalla sua anima i sentimenti più nobili e genuini; per costrizione, quando la viscida sporcizia dell'individuo umano, la realtà di una società allo sbando e di una vita addensata di ostacoli struggenti lo portano ad appiattire i propri sentimenti, per evitare che essi vengano calpestati, stuprati, umiliati, in un mondo in cui la bontà sembra essere una vergogna: cos'è successo di brutto alla loro immagine di una vita perfetta? Ovvero: dove é finito il bambino innocente che era in noi, perché si é tramutato in un sensibile solitario vittima ed artefice di infiniti tradimenti? La trascinante Suicide Machine, uno dei calibri massimi dell'intera discografia della band, riprende il concetto tematico dell'eutanasia trattato a suo tempo in Pull The Plug, collegandosi alla "pazza idea" di uno scienziato americano che sosteneva la causa di una ipotetica "macchina del suicidio" attraverso la quale porre fine al dolore di tante persone ridotte ad un'esistenza insopportabile dalla malattia, dalla vecchiaia, da qualche catastrofe; portando l'esempio degli animali, che vengono abbattuti quando considerati inguaribili e vittime di una sofferenza insopportabile, la canzone critica il potere di coloro che possono decidere o meno della fine di un martirio (quando si tratta di volersene andare, stanno li a prolungare il dolore), sostenendo che coloro che soffrono non hanno voce e chiedendo almeno una morte dignitosa; com'è facile negare il dolore della sofferenza altrui, constata amareggiato Schuldiner, che dedica ancora attenzione a queste vittime della vita (Derubati delle abilità naturali, adesso nella morte cercano tranquillità). La criptica Together As One ci porta nell'universo pericoloso degli "errori di natura", in questo caso due gemelli siamesi (due menti, due cuori, un'anima, separazione mentale: come uno solo vivranno e moriranno, è iniziato un inferno vivente): creature sfortunate verso le quali il musicista dichiarava di provare una forte vicinanza e che vengono esiliate dalla massa come un incubo grottesco, criticato attraverso le parole e gli occhi. Ancora una volta a favore dei deboli, degli esclusi, degli emarginati, Schuldiner ribadiva la sua forte sensibilità e l'attenzione per ogni tipo di disagio umano, prima di tornare a scagliarsi contro l'odiata falsità umana nella splendida Secret Face. Secondo l'eclettico shredder americano c'é una maschera che copre le vere intenzioni delle persone, una copertura da rimuovere per poter davvero analizzare gli schemi di ragionamento di ogni nostro interlocutore; non tutto é ciò che sembra, recita il testo, affermando che la vita altro non é che un contorto labirinto di ostacoli, presentato dalle persone con una faccia segreta. Quando i nodi vengono al pettine, però, le persone si mostrano per ciò che realmente sono, fanno prevalere i propri interessi, e questo Chuck lo ha provato sulla propria pelle, più volte pugnalato alle spalle dai musicisti che credeva essere i suoi migliori amici. Proprio a loro é "dedicata" questa canzone, che può essere però estesa alle esperienze di vita di ognuno di noi: istanti di pace con un travestimento acquisito per ottenere le cose che vogliono tramite l'angoscia di qualcun altro. la diffidenza del musicista nei confronti della corrotta razza umana si fa evidente in frasi forti come vivo con cautela quello che io sento e bandisco il falso, che sottolineano una volta di più la sua grande statura morale. Lack Of Comprehension, brano strepitoso, é un inno di vendetta, di appartenenza e giustizia nei confronti dell'intero mondo heavy metal, troppo spesso additato come colpevole dei tanti omicidi e suicidi giovanili che hanno portato alla censura ed alle critiche del bigotto mondo dei perbenisti. In particolare il testo si pone a sostegno di quelle band, come i Judas Priest, trascinate addirittura in tribunale soltanto perché é facile trovare una scusa per nascondere le debolezze tra le menzogne, assegnando le vostre colpe e il vostro dolore a gente che non è coinvolta nella formazione di una vita, che crea la sua distruzione: ed é importante soffermarsi su questa sequela di parole illuminate. La società, inizialmente nella forma del PMRC, ha sempre utilizzato la musica estrema come capro espiatorio, ma é lapalissiano che i musicisti sono del tutto estranei alla formazione di una vita, cosa che invece compete ai genitori delle vittime. Leggasi: se questi giovani hanno finito per suicidarsi, drogarsi o compiere qualche reato, la colpa non é attribuibile ad una canzone ma alla situazione di disagio, inadeguatezza sociale e degradazione collettiva nella quale le loro famiglie li avevano fatti crescere. E' tanto facile credersi dei bravi genitori e nascondersi dietro le menzogne, un riflesso degli errori che fino alla fine negherai, affibbiando la colpa a dei capelloni borchiati, incolpando l'eterna paura con un patetico tentativo di giustificare la fine di una vita. Già, l'eterna paura, il tanto temuto heavy metal, la summa delle cose che loro non possono capire. Di fatto, dunque, il pezzo é una vera e propria dichiarazione di orgoglio e militanza per un ‘defenders of the faith’ dichiarato e convinto. Con un velo di malinconia, See Trough Dreams parla dei sogni e lancia qualche spiraglio di speranza, incitando alla rilessione ed alla contemplazione delle nostre fortune: chiudi gli occhi e immagina di essere senza ciò che riteniamo sia assicurato ogni volta che li riapriamo. La conclusiva Vacant Planets, che sembra parlare dei mondi sconosciuti ed affascinanti del nostro misterioso Universo, paragona, tra le righe, la nostra esistenza a pianeti vacui, che ripetono la loro traiettoria in un silente universo sommerso, senza scelta, inesorabilmente costretti ad adattarsi ad un mondo sotterraneo, fatto di imposizioni e conformismi.

L'intricatezza melodica, la progressione labirintica e la connessione tra veemenza e perfezione artistica tocca vertici incredibili in Individual Thought Patterns, altra opera interessantissima tanto sotto il profilo musicale che sotto quello lirico. L'opener Overactive Imaginations é l'ennesima frecciatina agli impostori che nel corso degli anni hanno tradito Schuldiner, diffamandolo con menzogne infondate frutto della loro immaginazione iperattiva: quando fu colpito dalla depressione e rifiutò di volare in Europa per il tour, infatti, essi diffusero notizie surreali, come quella secondo la quale il chitarrista avrebbe voluto passare al glam metal. Chuck paragona ad una recita l'esistenza di queste persone -e, per estensione, di tutti quegli individui che vivono delle loro menzogne- una performance nel quale essi recitano il ruolo di protagonisti, dirigendo e premeditando ogni mossa, controllando l'arte dell'inganno che aumenta la tua schifosa dipendenza. La menzogna come una dipendenza: quando ci si abitua a muoversi nell'ombra della falsità si entra in un circolo vizioso dal quale é difficile uscire. Eppure in coda é presente un messaggio positivo: le persone di cui fidarsi sono sempre meno, come una piaga le tue bugie si diffondono nel mondo, la tua recita presto verrà a corto di idee, presto la storia finirà da sola. Insomma, le bugie hanno le gambe corte e riveleranno che non c'é nulla dietro a quei gusci vuoti, quelle persone immorali. L'analisi della pesante In Human Form è ostica: a tratti sembra parlare di qualche forma di vita aliena, ma in certi passaggi appare quasi una fotografia ironica e strafottente della nostra razza, percepita come nociva, una creatura in forma umana fuori controllo da Schuldiner, il quale chiama i servizi degli scienziati di tutto il mondo; la sua penna risulta qui affilata come un rasoio e si diletta nell'inquadrare l'uomo come una forma di vita pericolosa e ributtante, essa è qua in forma umana, un'atrocità stretta nell'avarizia, riempita di intenzioni maligne, pronta all'attacco. Ancora una volta, un'esortazione a fuggire dalla falsità (lo sguardo può ingannare, guarda oltre il guscio, la carne e gli occhi non significano niente) ed il primo riferimento tangibile ai piranha del music business, pronti a lucrare sui destini delle giovani band scritturate. Questa tesi é avvalorata da un gioco di parole che non passa inosservato: in human form, che significa appunto in forma umana, infatti, viene pronunciata in maniera identica all'espressione inhuman form, ovvero forma disumana. L'enorme risentimento nei confronti dei detrattori traspare anche in Jealousy (Ciò che vuoi non è tuo, vuoi ciò che non puoi avere, gelosia), nella quale Chuck si chiede cosa voglia ancora da lui certa gente, sostenendo che dietro gli occhi c'è un posto che nessuno sarà mai capace di toccare, che contiene pensieri che non possono essere portati via o rimpiazzati: in un'intervista del tempo, inoltre, affermò di comportarsi in modo amichevole con chi si ponesse a lui in maniera corretta e trasparente. Si definiva una persona sincera e che aveva commesso degli errori, ma che suonava quella musica solo per passione, perché se avesse veramente voluto arricchirsi avrebbe cambiato genere; quasi come un'ossessione, il tema della falsità faceva capolino anche in Trapped In A Corner, nella quale Chuck si rivolgeva all'impostore di turno col desiderio di vederlo annegare nelle sue stesse menzogne, al termine di una mascherata che lo ha falsificato fino nella tua mente e nella tua apparenza. Eppure esso cadrà, intrappolato in un angolo, vittima delle bugie da egli stesso perpetuate, prima che i sogni vengano distrutti. Intrappolato in un angolo: ti prometto, amico mio, che non dimenticherai queste quattro parole. Poesia e filosofia si intrecciano nell'annichilente Nothing Is Everything: tutto ciò che accade, tutto ciò che vediamo è connaturato alle vibrazioni dell’anima e a quello che succede nei luoghi più reconditi e mistici dei nostri cuori, che a loro volta influenzano profondamente il nostro modo di pensare e di vedere le cose; infatti l’immaginazione e il sentimento distorcono la realtà e tutto diventa ‘soggettivo’, come le imprevedibili variazioni del comportamento, che possiedono la chiave per la porta della mente, dove niente è tutto, e tutto è niente. La tracklist si rivela un viaggio travolgente nel subconscio umano e prosegue con l'inquietante Mentally Blind, fotografia di una persona superficiale che vivacchia sul sarcasmo, denigrando il prossimo per sentirsi più forte, crocifiggendolo con la sua conoscenza presunta ed esprimendosi a suon di clichè; vedi la tua visione e nessun altro, in quanto persona senza rispetto e capace di sputare soltanto veleno. Il testo é particolarmente attuale e riscontrabile nell'esperienza di ogni giorno, ricca di individui che mascherano la loro pochezza morale sotto le menzogne ed un approccio contorto alla vita (Cosa vuoi fare con la tua concezione limitata di approccio alla vita, che riflette la tua mancanza di abilità?). Nella titletrack, Chuck condanna i seguaci dei leader della corruzione ipnotica di massa che vivono le loro vite solo per criticare, ovvero quelle persone che non ragionano e preferiscono stereotiparsi, seguendo la massa: il chitarrista si domanda dove sia la linea invisibile che dobbiamo tracciare per creare disegni di pensiero individuale ed esorta i prigionieri dell'inganno mentale ad essere liberi nel giudizio singolare. Il viaggio nelle lande più mistiche del nostro ego continua con Destiny, passaggio in cui il musicista si pone diverse domande, afferma di essere consapevole dell'inevitabilità della sofferenza e lascia trasparire uno dei pochi accenni lirici ad un'ipotetica figura femminile, la cosiddetta anima gemella (non c’è modo di evitare il dolore che dobbiamo attraversare, per trovare l’altra metà che è vera), forse riferendosi ad una storia che poteva essere importante ma è finita male (desiderando che io possa tornare indietro in tempo, così noi potremmo unirci alle nostre anime’). C'é anche spazio per delle considerazioni sull'ineluttabilità del tempo e del fato (l’inaspettato lo temo, a volte, quando sento che non c’è nessuna scusa per ciò che succede), quella serie di coincidenze imprevedibili sempre pronte a mandare a monte sogni e progetti più o meno impegnativi. Se Out Of Touch, uno dei testi più duri da decifrare, sembra denunciare l'intoccabilità delle caste politiche (propagandare questa cosíddetta forza che ispira il loro appello), la conclusiva The Philosopher é un elegante e tagliente schiaffo in faccia a quei saccenti che presumono di poter mettere il dito nelle emozioni, nelle sensazioni e nei pensieri di un altro individuo: questo ipotetico "filosofo", secondo Schuldiner, sa così tanto sul niente perchè non vivi la mia vita o condividi il respiro che respiro io. In altre parole, quando ci sono di mezzo il cuore, le emozioni e le pulsazioni dell'anima, nessuno può costruire teorie esplicative e predicare sul come dovremo comportarci, perché oggettivamente nessuno può vivere esattamente le stesse sensazioni provate da un altro individuo. Duro il monito scoccato dall'inchiostro del chitarrista: c'é una linea che devi tracciare tra il tuo mondo dei sogni e la realtà. Ovvero: le emozioni sono irrazionali, e a nulla servono le spiegazioni scientifiche e filosofiche di chi crede di sapere di fronte ai casi reali della vita.

Il disco dalla venatura progressive più armonica ed onirica, Symbolic, avrebbe presentato un altro passo avanti, ed ancora una volta musica e liriche avanzavano di pari passo. A fronte di un'armonia musicale ora più raffinata e arrotondata (che prevedeva ancora scariche terremotanti, sia chiaro), Chuck Schuldiner affianca testi più personali e rilassati, nella quale emergono più riflessioni che sfoghi rabbiosi. Nella titletrack, dunque, il musicista si volge al passato, guardando con nostalgia la sua infanzia perduta e definendola come periodo dell'innocenza, che troppo spesso tendiamo a gettare via nell'attesa di diventare grandi ma che invece andrebbe gustato con più attenzione; nell'infanzia non ci si é ancora imbattuti con le schifose realtà della vita e, pur senza lasciarsi vincere da queste considerazioni, il musicista afferma che non intendo fermarmi ma non posso farci nulla: quando sento il fremito e gusto un ricordo di un tempo nella vita, quando gli anni sembravano essersi fermati, chiudo i miei occhi e scivolo con me stesso, rivivendo il dono di preziose memorie. Il passaggio dall'infanzia alla maturità é sempre impercettibile, ma le ferite aperte dimostrano l'importanza della nostra ingenuità, un valore che non potrà mai essere comprato o venduto: l'esortazione, stavolta, é quella di assaporare appieno ogni cosa, perchè le cose che possono non sembrare importanti adesso, potrebbero esserlo domani. In diverse interviste, Schuldiner dichiarò di aver passato molti momenti brutti nella propria vita, pensando più volte di aver toccato il fondo; eppure ogni volta ha cercato di imparare da queste esperienze, utilizzandole per quella crescita personale, professionale e musicale che ha sempre considerato imprescindibile nel proprio cammino. Massiccia e di difficile interpretazione, Zero Tolerance parla probabilmente della tendenza a punire come eretico (metaforicamente parlando) chi osa discostarsi dal pensiero generale della massa (tolleranza zero verrà applicata per il creatore di intenzioni santificate), mentre la celebre Empty Words tratta il tema delle promesse non mantenute, siano esse in amore o in amicizia: i venti del tempo cacciano via fiumi di parole vuote e, di fronte a tale scempio, é difficile reagire, perché ci si trova imprigionati in un mondo di ricordi di fronte al quale servono a poco le esperienze di chi cerca di confortarci ('la risposta non può essere trovata negli scritti di altre persone o nelle parole di una mente allenata'). Inevitabilmente, il pensiero continuerà a correre a quelle promesse, che sono potenziali dolori, aspettative che brillavano nel dubbio che presto si sarebbe trasformato nel prezzo di ciò che varrà una parola. In Sacred Serenity viaggiamo all'interno dell'anima, per comprendere l'importanza di quell'utopia chiamata serenità (Sacro è il dono che loro hanno senza saperlo: serenità significa sapere che si è al sicuro dalla distruzione del tempo), con una previsione profetica: il tempo è poco, la distanza è sconosciuta, come a dire che é meglio darsi da fare e lottare per ciò in cui si crede, perché la fine del cammino potrebbe essere ovunque, molto più vicina di quanto ci si possa immaginare. Proprio come avvenuto al povero Chuck, che intanto affrontava anche tematiche più materialiste: é il caso di 1,000 Eyes, in cui condanna l'uso sistematico di telecamere e schedature varie ed assortite tese ad annullare la nostra privacy (la privacy e l'intimità come le conosciamo saranno solo un ricordo), o di Without Judgement, nella quale si domanda cosa saremmo senza il libero arbitrio e senza le leggi che ci impediscono di sopravaricare il prossimo con i nostri interessi (senza il giudizio saremmo costretti a guardarci, emersi in un tempo perduto, ipotizzando cosa potrebbe essere); in Crystal Mountain il musicista ritorna a criticare la religione vista come appiglio facile per fuggire ai mali del mondo: la montagna di cristallo a cui si fa riferimento altro non é il mondo apparentemente perfetto nel quale si richiudevano i vicini di casa del musicista, fanatici religiosi convinti di vivere una vita perfetta, senza vedere (volutamente) le difficoltà che tutti incontrano nella vita di ogni giorno (gira una pagina per poterla giustificare, girando i tuoi occhi per percepire tutto ciò che vuoi). Misanthrope é la traccia più veloce, potente e violenta dell'intera tracklist, e racconta di come, di fronte all'inesorabile miserabilità dell'animo umano, la solitudine e il disprezzo per chiunque altro siano l'unica via di salvezza possibile concessa a chi sa ragionare con la propria mente ed il proprio cuore (misantropo, colui che odia l'intera razza umana: qua c'è un pò di speranza per coloro che possiedono la propria mente), ovvero a chi é di conseguenza più incline a sentimenti e valori di grande profondità emotiva; questi individui, però, vengono immediatamente individuati ed emarginati dalla "massa", in particolare da chi non ha alcuna intenzione di aprire gli occhi ed abbandonare il proprio mondo di cartone, e che pertanto punta il dito contro il misantropo di turno (é proprio quello che accade con l'heavy metal, che tratta argomenti scomodi e che la gente non vuole ascoltare nelle televisioni e nei salottini per bene), ritenuto a dir poco pericoloso (Loro vennero, videro e lo riconobbero; la loro opinione fu: è pericoloso). Il pezzo finale, Perennial Quest, é più rilassato e sognatore: in esso, il musicista si pone le domande basilari di ogni esistenza, ed afferma che il cammino inizia con la curiosità ed evolve in enigmi radicati nell'anima, sulle pietre sopra le quali camminiamo e scegliamo di percorrere il nostro sentiero, a volte senza mai sapere, altre volte sapendo troppo. L'indagine perenne é inevitabile per scavare nel buio e recuperare la luce, per comprendere il progetto sul quale stiamo muovendo i nostri passi. Finalmente, dopo tantissime sofferenze immani, Schuldiner aveva trovato una propria stabilità ed una serenità mai conosciuta prima, che ci lascia toccare con mano in versi fortemente poetici e commoventi (Da fiumi di dolore a oceani colmi di speranza: Io li ho attraversati. Ora, non c'è modo di tornare. Il limite, il cielo) che portano a termine il disco attraverso un'atmosfera mai così dolce e frizzante. Eppure nuovi venti soffieranno sul destino del Nostro, che verrà presto deluso dagli sciacalli del music business, pronti a puntare tutto sul nu metal a discapito della tradizione.

Dopo un breve periodo di pausa, i Death tornano col disco definitivo, The Sound Of Perseverance, che sintetizza la potenza intricata e la melodia progressiva dei due predecessori più recenti e si immerge in un'atmosfera cupa, oscura, nella quale la rabbia dei primi cinque dischi e l'approccio positivo dell'ultimo lasciano terreno ad una condizione quasi rassegnata, abbandonata alla contemplazione di una realtà insormontabile e circondata da scenari apocalittici. Ne é l'emblema la titanica opener Scavenger Of Human Sorrow, maestosa, devastante ed ipertecnica negli arrangiamenti, annichilente nelle tematiche, che parlano di come tante persone siano dei veri e propri sciacalli capaci di cibarsi del dolore altrui (banchetta, cibati del dolore, assaggia il dolore fatto carne dolce, cavalieri del male che giungono avvolti da un'aurea infernale eppur dotati di grandi parole ma piccola mente: tra questi sciacalli, certamente Schuldiner includeva i giornalisti e tutte quelle persone pronte a costruire delle "notizie" sui drammi delle persone, sbattendo le loro vicende personali sulle prime pagine e nei talk show televisivi); ma se lo sciacallo si aggira nel buio, il musicista si tiene sulle difensive ed é pronto a non lasciarsi sbranare (vivi come vuoi basta che non ti nutra di me). Lo stesso Schuldiner affermerà in un'intervista che il pezzo, da subito scelto come opener, riguarda le persone che sembrano prosperare dei problemi e delle cadute altrui, ma anche di come i media sembrino preoccupati del lato oscuro della vita, ossessionati da fare soldi a discapito della miseria umana. Bite The Pain riprende il concetto di reazione, secondo il quale Chuck incitava a non farsi sopraffare dal dolore e si dichiarava pronto a morderlo lui stesso, e per primo: io non sazierò il tuo appetito, invece mordo il dolore. Non guardando indietro, ma avanti: continuo a morsicare duramente, cerco di nascondere il segno della falsità ed i pugnali messi al mondo dalla tua anima; ancora riferimenti al male infierito dalla falsità umana, dunque, ed una metafora stupenda attraverso la quale far capire che le menzogne possono far male molto più di qualsiasi ferita corporale, per quanto non scoprano le carni ed il sangue (cerca sul tuo corpo, potresti non trovare tracce di ferite tranne che nell’occhio, l’occhio dell’osservatore che non può fingere: non una goccia di sangue è versata, ma sai come sanguina). Ancora una volta, emerge il disgusto e la diffidenza nei confronti dell'uomo: attento alla forma aguzza dell’arma chiamata essere umano. Altro pezzo da novanta é Spirit Crusher, un lancinante urlo nel buio che racconta di un immaginario frantumatore di spiriti che viene dalle profondità di un posto sconosciuto a chi possiede dei sogni, ancora una volta incarnazione dell'umana bassezza morale e della naturale inclinazione alla distruzione intrisa nell'animo di questo essere, umano alla vista, mostro nel cuore, una bestia che potrebbe squarciarti da parte a parte e, se potesse, potrebbe rubare il sole e la luna dal cielo: ancora una volta, Schuldiner incita a tenere duro, mentre continua ad aggredire verbalmente la bieca specie alla quale egli stesso appartiene (l’immorale genere che distrugge e uccide), il cui unico piacere é assaggiare il sangue che versa. Nella più riflessiva Story To Tell, il chitarrista apre il proprio libro dei ricordi (oscuri cieli mi abbattevano con ombre di inganno che tagliano la fede fino a farla sanguinare per sempre) e, saggiamente, esorta l'ascoltatore a vedere la realtà come una storia da raccontare, dalla quale altre persone sono passate prima di lui; quando ci sembra di vivere una situazione disperata ed irrimediabile, spesso siamo coinvolti in maniera troppo emotiva per affrontarla razionalmente, finendo per farla apparire molto più drammatica di quanto realmente non sia; ma, prestando un’altra lettura attenta alla scrittura della tristezza incisa nel libro, guardando cioè il tutto con occhi più distaccati, ci si potrebbe accorgere di come ogni momento, per quanto brutto, é ciclicamente destinato a passare e lasciare campo ad una nuova serenità. Superlativa e maestosa dal punto di vista architettonico e melodico, The Flesh And The Power It Hold si aggrappa ad un testo di ardua interpretazione, che forse parla della passione carnale, che rapisce e affascina fino a diventare una dipendenza (quando tu vivi la carne è l’inizio della fine: ti prenderà, ti sputerà fuori. La passione è un veleno striato di un piacere amaramente dolce); quando si è giovani, si tende a vedere il sesso come massima realizzazione dei sensi, eppure l’ammonimento di Chuck sembra essere quello di non lasciarsi ‘comandare’ dal piacere, perché verrà un giorno in cui la passione corporale lascerà inevitabilmente campo a ben altri valori e forme di soddisfazione, poiché è un godimento che dura soltanto finché l’organismo lo consente (come un vento sulla faccia, non puoi vederlo ma sai che è li, quando la bellezza mostra la sua orrenda faccia, semplicemente sii preparato. La passione brucia come fuoco portato dal vento: la fine di un tempo, un tempo per iniziare, ti mette su una via e ti spinge giù). Si parla di perdono in To Forgive Is To Suffer, un pezzo che mette in risalto quel sentimento intenso che ci porta a perdonare una persona cara nonostante gli attriti abbiano lasciato segni dolorosi (per accettare un altro giorno noi scegliamo di dar via un altro pezzo di vita: una volta o due è gentilezza, tre o quattro è cecità). Certo, da solo potresti trovare finalmente la serenità, canta Schuldiner navigando sempre a mezza via tra la voglia di non fidarsi più di nessuno e la sua innata bontà di spirito, che lo porta ad esprimere sentimenti valorosi di cui tanti altri si vergognerebbero; l'amore, la compassione, la malinconia, il bisogno di persone care da tenere vicino al cuore. Come testimoniato da lui stesso, la conclusiva A Moment Of Clarity racconta di come a volte sia necessario passare attraverso momenti difficili e tempeste prima di poter vedere le cose chiaramente; è una canzone molto positiva, se si sceglie di imparare dalle proprie esperienze, che sono gli unici elementi a cui aggrapparsi per cercare di trovare qualche risposta (la confusione scorre, è nelle tue mani, ti giri per chiedere perché la vita è un mistero, con molti indizi, ma con poche risposte per dirci cosa c’è che noi possiamo fare per cercare), in una vita che viene definita come un’oscurità invisibile, gettando un’ombra, un nero accecante.

Chuck Schuldiner era un poeta: i suoi versi narravano la verità e la realtà, ed ognuno di noi può riflettersi in essi, imparare da essi. Anche nel disco firmato con i Control Denied egli ha inciso versi profondi e commoventi, fotografia struggente del suo cammino di vita, dei suoi valori elevatissimi e delle difficoltà affrontate via via; in Believe, per esempio, sosteneva che se fossi stato pagato per ogni delusione, sarei un uomo ricco, aggiungendo che la magia vive nella sincerità, nella verità, nei pensieri che ho scelto di seguire, in attesa di una scoperta. Si parla di dolore e libertà ormai finita in Consumed, pezzo in cui il chitarrista diceva di sentirsi in trappola e scriveva frasi raggelanti, se lette oggi da quei fans che hanno la sensazione tangibile di sentirlo ancora vivo, tra noi, grazie alla sua musica (quando mi vedi e pensi che io sia lì saprai che è solo un sogno); da brividi sono anche certi passaggi di Expect The Unexpected, nei quali si tratta l'argomento dell'imprevedibilità della vita, sempre pronta ad offrire colpi di scena e sorprese, non necessariamente positive: un tumore al cervello, per esempio. La vita viene definita un gioco in cui siamo costretti a giocare in Cut Down, eppure i suoi ostacoli aiutano a guadagnare saggezza, come affermato nella titletrack, The Fragile Art Of Existence, ennesimo tentativo di spronare ad autospronarsi a combattere, per non restare inerte di fronte all'inesorabile: non c'è tempo per l'autocommiserazione, non c'è tempo per soffermarsi su quello che doveva essere. Dieci anni sono passati dalla scomparsa di questo musicista virtuoso, paroliere acuto ed illuminato, ragazzo sensibile e semplice. Dieci anni in cui i suoi dischi e le sue parole non hanno mai smesso di vivere e confortare le esistenze di tante persone che, proprio in quegli scritti, hanno trovato uno stimolo, un appoggio, uno spunto per ripartire. E pensare a tutta quella gente che riempie la propria bocca d'ignoranza, associando il metal a pura barbarie sonora, priva di intelligenza e spessore! La verità é che cent'anni di canzonette non varranno mai neppure mezza parola messa in musica da Chuck Schuldiner, un ragazzo intelligente ed emotivo che, di fronte all'ennesimo tentativo di sminuire il fenomeno dell'heavy metal, avrebbe fatto spallucce ed abbozzato un sorriso: forse una volta si sarebbe incazzato, ma già quando era giunto al suo prematuro tramonto aveva la coscienza di come ciò che é profondo é quello che non appare in superficie. E la sua musica, la sua lezione ed i suoi testi sono gemme conservate negli abissi più profondi, quelli dei cuori di tanti appassionati che continueranno a perpetuarne la leggenda.



lisablack
Domenica 1 Luglio 2018, 19.01.05
27
Che dispiacere..il più grande dolore che ho avuto diciamo riguardo il mondo della musica, parlo da fan ovviamente. Nella vita privata ne ho avuti altri( lasciamo stare va')..immortale come la sua musica, per me, una lezione di vita.
MetallaroNero
Domenica 1 Luglio 2018, 18.50.44
26
Chuck rimarrà immortale il suo contributo al Death metal e al metal in generale è un dato di fatto, è un peccato che una malattia maligna come il cancro se lo sia portato via cosi giovane.
gianmetal
Domenica 16 Aprile 2017, 1.01.38
25
ci sono artisti che ti sconvolgono l'esistenza,per me Chuck è uno di quelli.Non finiro mai di ringraziarti
Delirious Nomad
Domenica 6 Ottobre 2013, 23.12.29
24
La poesia e la verità riunite, questi sono i testi di Chuck. Dall'ultima canzone dei Death ho tratto la massima che mi accompagnerà: "My dreams / I own / No price / For You". Grazie Chuck, genio, maestro di vita e semplice persona.
the Thrasher
Mercoledì 20 Giugno 2012, 21.05.34
23
@Mary Thrasher: quoto e condivido ogni virgola, chuck è la mia costante fonte di ispirazione e punto di riferimento, lo considero un fratello maggiore.
Il Suono Della Perseveranza
Mercoledì 20 Giugno 2012, 17.21.55
22
un grande musicista e cantante, morto troppo presto per una mallattia del cavolo... perchè sono sempre i migliori quelli che se ne vanno? ringrazierò per sempre lui e la sua band per aver dato alle stampe quello che è senza dubbio l'album più tecnico e meglio suonato della mia collezione... roba per palati fini.
Mary Thrasher
Mercoledì 20 Giugno 2012, 16.06.45
21
Scrivi davvero bene, sei uno che ha saputo rendere al meglio la maestosità, la fragilità ma allo stesso tempo la virilità emotiva del grande Chuck. Lui ha saputo tirarmi su in ogni momento, mi ha fatto sempre andare avanti perchè la sua musica trasmette puri sentimenti cari ad ogni essere umano.
Khaine
Domenica 4 Dicembre 2011, 14.39.27
20
@ Samantha: molte grazie, ho sistemato le imprecisioni. Scrivi pure se vuoi, qui nessuno si offende!
Samantha Schuldiner
Domenica 4 Dicembre 2011, 14.22.41
19
The Thrasher, questo articolo è fantastico, minuzioso, pieno di sentimento. Complimenti, davvero. Non mi soffermo ulteriormente nel farti altri complimenti perchè gli utenti precedenti hanno gia' detto tutto Chuck continuerà a vivere finchè ci saranno delle persone che faranno qualcosa per ricordarlo. Ci sono migliaia di cose che vorrei dire riguardo Chuck e la sua musica, ma...forse è meglio che taccia, altrimenti rischierei di scrivere un papiro immenso Ps. ci terrei a segnalare 2 piccole imprecisioni di quest'articolo: - nella sezione dedicata a Symbolic, c'è un titolo sbagliato: la canzone che segue "1000 eyes" è "Without Judgement", e non "Whitin the Mind" ; - sempre nella stessa sezione, il titolo della penultima traccia è "Misanthrope" e non " The Mysanthrope". Perdona la mia puntigliosità, ma...quando si tratta di Chuck sono molto, MOLTO maniacale
letypaxxa
Sabato 3 Dicembre 2011, 17.30.54
18
nulla da aggiungere ai precedenti commenti.... chuck davvero grande e unico nelle sue convinzioni, mi insegna sempre qualcosa. ovviamente grandissimo the thrasher, recensioni accurate e profonde.
Khaine
Sabato 3 Dicembre 2011, 13.08.24
17
@ asasd: grazie della segnalazione, ho provveduto a correggere!
Armando
Sabato 3 Dicembre 2011, 10.46.26
16
Fantastica recensione...finalmente ho letto qualcosa di fantastico! sei stato grandissimo!
the Thrasher
Venerdì 2 Dicembre 2011, 20.50.22
15
Che dire, ragazzi, non ho parole per ringraziarvi dei vostri bellissimi complimenti. Sono felice che il mio articolo vi sia piaciuto, che possa essere cosi enciclopedico e minuzioso ma al tempo stesso, come avete sottolineato voi stessi, 'di fruibile lettura'. è bello quando il lavoro e la passione vengono apprezzati in questo modo, grazie a tutti!
Edoardo ( EdgarAllanCrow
Venerdì 2 Dicembre 2011, 20.37.13
14
Questo che leggo rappresenta per certo uno degli articoli più belli, genuini e sentiti che mi siano capitati tra le mani, in ambito musicale e non. Giorno per giorno i testi e le parole di questo ragazzo mi spingono a trovare un motivo per continuare a lottare, a portare avanti quel dubbio perenne che altro non è che la possibilità, magari, di scacciare giorno per giorno ignoranza, menzogna e impossibilità dell'uomo di redimersi rispetto alla sua condizione di malvagità. Credo che vite come quella di Chuck non siano scandite dal tempo, sempre e comunque troppo poco e troppo imprevedibile per ognuno di noi, ma che in questo poco spazio temporale ci sia un lascito del quale persone come lui ci spingono a trovare il giusto, e nel proprio piccolo, con umiltà ed in virtù di amici e persone care, a migliorare. Tutto ciò possiamo farlo non arrendendoci, non dandola vinta a noi stessi, al nostro dolore, che spesso ci rende imparziali ed emotivamente instabili, ma soltanto guardando un po' più a fondo dentro di noi. Oltre agli inevitabili e meritati complimenti, questo è ciò che in parte ho potuto trarre da questi splendidi passaggi, The Thrasher.
Radamanthis
Venerdì 2 Dicembre 2011, 16.31.20
13
Me lo sono stampato e me lo leggerò, comodamente, sul divano stasera con un buon bicchiere di passito dopocena. Grande Rino, come sempre!
Maiden1976
Venerdì 2 Dicembre 2011, 16.23.39
12
un lavoro davvero enciclopedico, ma davvero di fruibile lettura. complimenti.
Metal4ever90
Venerdì 2 Dicembre 2011, 15.56.06
11
Testi crudi e diretti, il mitico Chuck aveva ragione da vendere su qesto mondo... Complimenti per tutti e 3 gli articoli.
MrFreddy
Venerdì 2 Dicembre 2011, 15.26.32
10
Un lavoro unico. Strabiliante notare, attraverso la minuziosa ricostruzione ed analisi di the Thrasher, come il Nostro sia cresciuto e maturato in poco tempo. Davvero una persona straordinaria (quest'ultima frase riferita sia a Schuldiner sia a the thrasher, logicamente)
asasd
Venerdì 2 Dicembre 2011, 14.29.20
9
mi sa che la prima foto di chuck in studio sia una foto di masvidal eh (:
xutij
Venerdì 2 Dicembre 2011, 14.19.54
8
mio caro Thrasher hai fatto un lavoro grandioso a dir poco. complimenti vivissimi
Royal
Venerdì 2 Dicembre 2011, 13.54.48
7
Articolo bellissimo complimenti vivissimi a Rino Gissi!
DIMMONIU73
Venerdì 2 Dicembre 2011, 10.17.44
6
Grande the Thrasher, un articolo fenomenale su una persona fenomenale...Chuck sarai sempre nel mio cuore!!!
fabio II
Venerdì 2 Dicembre 2011, 10.12.22
5
E così il buon Rino chiude ( ? ) la trilogia del signore del metal. Ottimo articolo Rino, come i testi intelligenti di una band superiore in tutto
the Thrasher
Giovedì 1 Dicembre 2011, 23.52.25
4
ahaha si esatto! del resto sento sulla pelle questa band e questi testi
Barry
Giovedì 1 Dicembre 2011, 23.49.57
3
Restando in tema, si può dire sia la tua Voice of the Soul
the Thrasher
Giovedì 1 Dicembre 2011, 23.42.05
2
Grazie Barry, ci ho dato l'anima e ne sono fiero!
Barry
Giovedì 1 Dicembre 2011, 23.40.07
1
Complimenti vivissimi, un articolo fantastico per un musicista indimenticabile
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