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INDUSTRIAL [r]EVOLUTION - La recensione
20/12/2011 (3717 letture)
L'uscita del volume Industrial [r]Evolution, a firma di Giovanni Rossi, ci fornisce una buona scusa per ripercorrere la storia del genere e tracciare un profilo dei sottogeneri più prolifici (con una particolare attezione verso il "nostro" industrial metal).
Prima di tutto però due parole sul libro, uscito per i tipi della Tsunami Edizioni. Si tratta di un tomo imponente, forse troppo per un'edizione con copertina morbida (448 pagine per ben 26cm, provate a leggerlo a letto o portarvelo in giro!), ricchissimo di dati e immagini (purtroppo solo in bianco e nero, e colpevolmente prive di didascalie), che ripercorre tutta la storia di questo genere controverso e sotterraneo ricostruendola attraverso oltre 200 interviste e con l'intervento diretto di Lustmord, mentre Adi Newton dei Clock DVA, Z'EV e Maurizio Bianchi si occupano di stilare altrettante postfazioni ed appendici.
Alla trattazione principale, che segue un criterio più o meno cronologico, si affiancano paragrafi con presentazioni delle band citate, utilissimi per i neofiti alla ricerca di nuovi gruppi da scoprire, e piccoli box (poche righe ognuno) sui brani più rappresentativi che costruiscono una sorta di compilation virtuale. In questo modo si rischia un po' di "scomporre" troppo il discorso principale, interrotto e ripreso per presentare gruppi e sottogeneri, ma si ottiene in cambio il valore aggiunto di una "enciclopedia" delle band significative incontrate man mano. Ovviamente non c'è spazio per tutti, ma è impossibile trattare un argomento così ampio in modo esaustivo e sistematico, e il percorso storico-evolutivo viene (giustamente) tenuto in primo piano rispetto all'analisi puntigliosa di ogni singola sotto-scena con tutti i propri seguaci.
Per gli approfondimenti ci sarà comunque ampio spazio, ma ne parleremo alla fine.

I: UNA [NON] DEFINIZIONE: INDUSTRIAL MUSIC FOR INDUSTRIAL PEOPLE
L'industrial, dai, lo sappiamo tutti cos'è.
Davvero? A me non sembra così semplice definire un genere sfuggente e pieno di sfumature come quello in oggetto, che va ben al di là di quello che trattiamo di solito sulle pagine di Metallized (cioè al limite l'industrial-metal, etichetta vaghissima che appiccichiamo un po' su tutto quello che ha una componente elettronica degna di nota).
L'industrial infatti non è nè un genere musicale in senso stretto nè una corrente, ma un insieme di influenze che permeano stili di musica diversi e lontanissimi fra loro, da certo black metal all'elettronica pura al drone, dal neofolk all'ambient e fino, secondo alcuni, alla cosidetta IDM (intelligent dance music). Con grande intelligenza, il libro Industrial [r]Evolution si apre quindi con una semplice descrizione di cos'è l'industrial, o che cos'era alle sue origini (cosa ben diversa), senza scadere in definizioni troppo ristrette (che rischiano sempre di escludere qualcuno) nè troppo blande (che non vogliono dire niente).
Il termine "Industrial" risale addirittura ai capostipiti del genere, gli inglesi Throbbing Gristle, la cui opera fu definita appunto Industrial music for industrial people, piacendo così tanto alla band che decise di battezzare la propria etichetta discografica con il nome di Industrial Records.
Ma... Throbbing Gristle? Chi?

II: LA NASCITA DI UN [NON] GENERE
Siamo nella stessa Inghilterra e negli stessi anni '70 che stanno partorendo l'heavy metal, quando il duo di performer artists Coum Transmission, composto dall'istrionico Genesis P-Orridge e dalla pornoattrice Cosey Fanni Tutte, stretti nel mondo delle gallerie e degli happening della controcultura, decide di trasformarsi in una band musicale. Le performance del duo, basate su sesso esplicito, tortura, automutilazioni e ammenicoli del genere, tanto esplicite da essere, a volte, interrotte dall'intervento della polizia, si travasano nella visione musicale del gruppo, che comincia a sperimentare con suoni elettronici, spoken words, drum machines, semplice rumorismo ed effettistica varia (nessuno dei membri aveva alcuna esperienza o sapeva suonare uno strumento), producendo act disturbanti in cui la parte visuale aveva la stessa importanza rispetto al sottofondo musicale. Il primo album della band, intitolato The Second Annual Report (1976) è considerato il punto d'origine, il primo vagito della scena industrial. E mentre i Black Sabbath scalavano le classifiche e riempivano i palazzetti, la neonata "scena" industrial si rifugiava nei pochi locali che permettevano di mettere in scena spettacoli al limite della denuncia, mischiando distorsioni e campionamenti a volumi assurdi, scene pornografiche e immagini tratte dai lager nazisti. Attorno ai Throbbing Gristle (termine gergale traducibile come "erezione fulmimante") non nacque una vera e propria "scena", ma diversi artisti un po' in tutto il mondo (musicisti, ma anche artisti visuali che usavano la musica come base per le loro performance) raccolsero indipendentemente il testimone condividendo, più che affinità musicali o compositive, l'obiettivo dichiarato della loro arte: scioccare il più possibile il pubblico. I membri di questa prima ondata avevano quindi pochissimi (o nessuno) punti in comune dal punto di vista musicale, ma erano accomunati dalla voglia di spingersi oltre, di sperimentare con quelle che allora erano le nuove tecnologie (musica elettronica, rumorismo, tape cut) e un'attitudine post-punk: vale almeno la pena di citare l'americano Monte Cazazza (l'inventore del motto Industrial music for industrial people), più quotato però nel circuito delle performance che come musicista, i Cabaret Voltaire, che presero il nome dal locale di Zurigo considerato la culla del dadaismo, e i seminali Einsturzende Neubauten, dediti in questo periodo a disturbanti esperimenti percussivi (utilizzando fra l'altro martelli, lamiere e bidoni di metallo). I Throbbing Gristle si sciolsero dichiarando conclusa la loro missione già nel 1981: le fondamenta, ormai, erano state posate.
Il pregio (e difetto) principale di Industrial [r]Evolution sta nel narrare questa parte della storia attraverso la voce di chi l'ha vissuta, portando avanti il discorso attraverso brani di interviste, citazioni ed aneddoti, mentre l'autore si ritaglia giusto lo spazio per collegare e rendere organica questa "raccolta di fonti". Un procedimento che da una parte permette ai protagonisti di raccontarsi il prima persona, dall'altra però fa mancare la sintesi e l'oggettivazione che sarebbero necessari nella metodologia storica (ogni musicista definisce se stesso come unico, originale ed irripetibile, ma anche la più banale delle band fotocopia lo farebbe).
Ma come si passa dal rumorismo totale e dagli oggetti metallici usati come percussioni all'attuale industrial di stampo elettronico (quando, ai primordi, suonare in 4/4 seguendo la tradizionale forma-canzone era vista come un'eresia)?

III: [r]EVOLUZIONE E NUOVI [NON] GENERI
Nella prima metà degli anni '80 dalle varie forme di interpretazione del credo industriale nascono i primi sottogeneri: i Coil (fondati da Sleazy dopo lo scioglimento dei Throbbing Gristle) debuttano con quello che viene definito "industrial gothic" (l'antenato dell'attuale dark-electro), l'italiano Maurizio Bianchi con Symphony For A Genocide (1981) è acclamato come padrino del noise (genere d'insospettabile successo nel Sol Levante, con una scena fertilissima ribattezzata japanoise di cui vale la pena di citare almeno i Merzbow), mentre la proposta degli sloveni Laibach, elettronica costruita su ritmiche marizali e militaresche ed esaltazione visiva e lirica dei totalitarismi (dal nazismo al comunismo di Stalin), viene definita "martial industrial". Contemporaneamente Lustmord getta le basi del dark ambient, genere che si identificherà quasi in toto con la proposta dell'etichetta Cold Meat Industry (fondata da membri di Brighter Death Now ed In Slaughter Natives).
Oltre al rumorismo e alle campionature, l'industrial old school ha sempre sottolineato l'importanza dei pattern ritmici, fra beats elettronici e percussioni metalliche. Da questa componente, oltre che dall'influenza della new wave e di band "esterne" come i Kraftwerk, deriva direttamente l'EBM, tenuto a battesimo da formazioni come i D.A.F. e i Front 242, che si evolverà avvicinandosi sempre di più al dancefloor e generando a sua volta diversi sotto-sottogeneri (harsh-EBM, aggrotech).
Solo in parte legati al movimento industrial sono il neofolk e l'apocalyptic folk, tenuti a battesimo dai seminali Death In June. Nel frattempo dall'altra parte dell'Oceano...

IV: INDUSTRIAL METAL: [NON] INDUSTRIAL?
Nel 1982 debuttano gli Skinny Puppy, band canadese a dir poco fondamentale dedita ad un EBM efferato e distorto, che influenzerà pesantemente tale signor Al Jourgensen. A quest'ultimo si deve l'inserimento massiccio di chitarre di matrice metal all'interno dei suoi Ministry che, dopo il debutto EBM Twitch, produssero il seminale The Land Of Rape And Honey (1988): nasce l'Industrial Metal.
Nello stesso anno un ragazzo dell'Ohio, Michael Trent Reznor, fonda i Nine Inch Nails, figli diretti del sound elaborato dai Ministry, che debuteranno live come band di supporto degli Skinny Puppy e già nel 1989 daranno alle stampe il debutto Pretty Hate Machine. Attorno a questa "triade" si forma quindi una vera e propria scena statunitense grazie a personaggi di spicco come Martin Atkins, batterista dei Ministry che collabora anche con gli Skinny Puppy e partecipa a Broken dei NIN, per poi fondare il supergruppo Pigface (a cui prenderanno parte, in una line-up sempre variabile, quasi tutti i grandi nomi della scena). La strada sembra finalmente in discesa, e Reznor comincia a godere di un buon successo anche commerciale, che raggiunge il suo apice con The Downward Spiral (1994). Già da metà anni '80 erano attivi anche gli White Zombie, con performance decisamente amatoriali che verranno raffinate e limate per il debutto ufficiale nell'arco di qualche anno. Nel vecchio continente debuttano invece i Godflesh, con Streetcleaner (1990), presentati come la risposta europea ai Ministry, e gli Scorn, frutto dello sperimentalismo di Mick Harris dei Napalm Death.
Con i NIN collabora anche il bassista Jeordie Osborne White (meglio noto come Twiggy Ramirez), che presenta a Reznor l'amico e compagno Marilyn Manson. La scalata al successo è veloce e (per il momento) inarrestabile, e Manson diventa un'icona non solo nel mondo underground, scalando classifiche e vedendo centinaia di migliaia di copie ad ogni uscita.
I puristi dell'industrial old school, già indisposti dal successo commerciale e dai compromessi stilistici dei NIN, cominciano a storcere il naso in modo deciso. Il "loro" movimento nato dalla controcultura europea degli anni '70 approda nelle tv e nei salotti americani, ma si tratta ormai di qualcosa di molto diverso (solo una pallida ombra secondo alcuni, un semplice scimmiottamento secondo i più duri e puri) dalle performance da denuncia di Throbbing Gristle o Monte Cazazza. La provocazione e l'eccesso diventano più di maniera, e gradualmente l'armamentario dell'iconoclastia industrial diventa sempre più standardizzato perdendo parte della propria potenza visionaria. Inoltre l'industrial perde il suo trademark di arte a tutto tondo (visuale, concettuale, di performance), e diventa "semplicemente" un genere musicale come gli altri. Le etichette discografiche ovviamente ci mettono del loro, chiedendo a gran voce canzoni dalla struttura più tradizionale da passare alle radio e alle nascenti tv musicali e non semplici "sottofondi musicali" per performance principalmente visive. I più intransigenti cominciano già a piangere la morte dell'industrial "vero", che non avrebbe senso di esistere al di fuori dell'underground (e qui sembra proprio di sentir parlare certi metallari!).
In Germania intanto gli Oomph!, dopo un debutto EBM e assorbendo la lezione di Die Krupps e KMFDM, con il loro secondo album Sperm (1992) danno il via alla cosidetta Neue Deutsche Harte ("nuova durezza tedesca"), promuovendo un nuovo modo di fondere drum machine e sintetizzatori con chitarre di matrice metallica. Fra le band che seguiranno queste orme meritano una menzione almeno gli Eisbrecher, gli Unheilig (che, lo ricordiamo, hanno prodotto l'album tedesco più venduto in Germania di tutti i tempi!) e ovviamente i Rammstein, forse gli unici capaci di sfondare a livello commerciale anche al di fuori della madrepatria.
Tornando alle Americhe, indubbiamente diverse formazioni d'ispirazione industrial metal beneficiano dell'esplosione del nu-metal per uscire dall'underground, come (oltre allo stesso Manson) Fear Factory, Static X, Powerman 5000 (con alla voce il fratello di Rob Zombie) e i già citati Rammstein (che debutteranno negli Stati Uniti aprendo i concerti dei Korn). Proprio in questi anni i "padri fondatori" Skinny Puppy e Ministry vivono una fase decisamente calante a causa dell'abuso di eroina, mentre il diffondersi dell'informatica e la digitalizzazione dei suoni forniscono nuove affilatissime armi ai manipolatori di rumore di ogni latitudine.

V: UNA [NON] CONCLUSIONE Sarebbe inutile e noioso continuare qui l'infinito elenco di band che, ognuna nel suo piccolo, ha contribuito a traghettare l'industrial nel nuovo millennio (ammesso di non considerarlo morto negli anni '80) e ora nel nuovo decennio: il libro di Rossi arriva praticamente fino al 2010 (includendo act come i Combichrist, gli Hocico, i Gothminister o i nostrani Dope Stars Inc.), e ad esso rimando chi volesse approfondire la questione. Necessità editoriali e di spazio rendono anche il libro ovviamente incompleto, ma lo spirito industrial, ormai lo sappiamo, è multimediale, e Industrial [r]Evolution supera la mera carta stampata travasandosi in un blog (http://industrialrevolution-gr.blogspot.com) che permette (e promette) approfondimenti e aggiornamenti potenzialmente illimitati. Presentazioni di band, news musicali ed editoriali, recensioni, video estratti da youtube e articoli vari (con una fastidiosa schizofrenia linguistica fra l'italiano e l'inglese) con un aggiornamento frequente lo rendono per ora uno strumento utilissimo, anche se gestire il tutto, per un uomo solo, mi sembra un'impresa titanica sul lungo periodo.
Il libro si chiude, come d'ordinanza, con un elenco di artisti e brani. Gli ascolti consigliati, per ogni sottogenere, si concludono con una serie di righe vuote: ognuno può inserire ciò che preferisce o che considera essenziale!
Anche questo in fondo fa parte dello spirito industrial!

::: [R]iferimenti :::
Autore:
Rossi, Giovanni
Titolo: Industrial (r)evolution : storia ed evoluzione della musica industriale
Editore: Milano, Tsunami, 2011
Dettagli: 448 p., 26 cm
Collana: Le tempeste - Tsunami
Prezzo: 25,00€



patrik
Giovedì 24 Dicembre 2020, 17.52.33
40
l 'immaginario industrial è una cosa '' ovvero i killing joke hanno stillato le coordinate per l'industrial metal '' e gli artisti come i clock dva e i D.F.A hanno esplorato le prime cose insieme dell ebm e i controlled bleedind con I NON e i coil Il Power Noise e la parte rumorosa ( insieme al maurizio bianchi e a loro volta si rifacevano ai trobblin gristle ).......la seconda ondata con ministry e skinny puppy e i vari personaggi die warzau incominciano a creare la parte che stimolera Marilin Manson e N. I . N , certo vanno considerate le band tedesche e europee che non hanno mai mollato il colpo specialmente la parte electro , goth e Ebm .........gli altri sono figli di questa musica , dove nulla è inventato ......immaginario dark e cyberpunk da vampiro du tutti , bel genere lo seguo da tanto
Shock
Lunedì 21 Dicembre 2020, 20.27.41
39
Articolo di quasi dieci anni fa ...comunque: industrial (metal), genere che negli anni novanta rivoluzionò il metal, con artisti che tiravano fuori capolavori indelebili, ma oggi cosa rimane? Poco o niente. I Ministry sono anni che non fanno dischi grandiosi. I NIN, non li definirei più così da eoni, i White Zombie defunti, idem i Treponem Pal, i Die Krupps dopo anni tornati solo con un disco solo discreto, ho scoperto da un paio d'anni gli Eisbrecher che sono gli unici che mi danno qualche emozione oggi, il resto poco o niente (i Rammstein non li definirei solo industrial). Peccato.....
Galilee
Lunedì 21 Dicembre 2020, 17.05.27
38
Il genere mi piace e nonostante conosca un bel pò di nomi, c'è sicuramente ancora un universo da scoprire. Lo leggerò sicuramente.
Black Me Out
Domenica 20 Dicembre 2020, 17.15.41
37
@Tubifex Non è solo un tuo pensiero, è la realtà e non lo è nemmeno solo musicalmente. Mi sento di risponderti perché Russolo e la musica futurista - e il futurismo "artistico" in generale - sono alcuni dei miei interessi più grandi, sui quali ho speso tanti anni di studio e continuo tuttora. Lo stesso Russolo, nei suoi concerti con gli Intonarumori (tra i più belli quello di Modena del 2 giugno 1913) non era attento solo alle sonorità e alla disposizione degli strumenti - una lezione appresa poi da Edgard Varèse - ma anche alla resa scenica e visuale dei concerti, dove i rumori urbani dovevano essere percepibili non solo all'orecchio, ma anche alla vista. Anche per questo motivo le risse che insorgevano alla fine e durante le manifestazioni artistiche futuriste venivano vissute come facenti parte delle opere stesse e come rappresentazione estrema dell'arte nel momento in cui essa stessa viene creata e prende vita. Il tuo pensiero quindi non è assolutamente lontano dalla verità, anzi. Si trovano tra l'altro alcuni articoli ed interviste dove lo stesso Genesis P-Orridge rivela il debito che la scena industrial ha fin dalla sua nascita proprio con i precetti esposti da Russolo ne "L'arte dei rumori".
TubifeX
Domenica 20 Dicembre 2020, 12.44.52
36
Una cosa che vedo sempre poco citata è l'aspetto performativo delle origini del genere. Non è solo musica: è filosofia, rumori, politica, performance, videoarte... Non solo note musicali. Forse gli ultimi legati alla vecchia guardia sono stati gli Skinny Puppy con Dwayne Goettel, musicista preparatissimo. I loro concerti erano un misto di luci, proiezioni, suoni, teatro, politica. Spesso penso che le vere origini del genere (musicalmente parlando) siano nei futuristi e in Luigi Russolo.
Diego75
Lunedì 3 Giugno 2019, 9.14.49
35
Avete dimenticato di menzionare band del periodo 1993 1995 come per esempio i cubanate
fabio II
Mercoledì 9 Maggio 2012, 17.15.17
34
Assolutamente Rivoluzione Industriale, i FF sono comunque prettamente metal, non certo i NIN; ma un pò in tutti i generi è così, si va dai puristi alla periferia. In questo caso i puristi sono i NIN, i FF la periferia. Poi anch'io come il Vichingo ( complimenti per lo scudo!) sono per abbattere le etichette. Per rispondere a Fondazione dico che rimango, in qualche misura, metallaro; perchè è il genere che mi ha fatto innamorare della musica e la vita è fatta unicamente di principi, ma visto che ne stiamo discutendo, se non vogliamo che il rock muoia, ti dico che a prendere il sole sulla spiaggia, magari vicino ad un cocktail bar, con i Thievery Corporation in sottofondo mi diverto uguale e fa bene allo spirito ( rock nel mio caso, appunto )
BILLOROCK fci.
Mercoledì 9 Maggio 2012, 17.14.11
33
INDUSTRIAL = RAMMSTEIN ... oh yeahhhhh
Rivoluzione Industriale
Mercoledì 9 Maggio 2012, 16.29.15
32
beh però ammetterete tutti che i FF sono un po' diversi da gruppi tipo ministry, rammstein, NIN ecc. ecc., sono più tendenti al metal. però detto questo avete ragione voi, alla fine sono tutte sottigliezze che se non esistessero sarebbe anche meglio... ah dimenticavo, fondazione...: mai vai a ca**re va!!!
il vichingo
Mercoledì 9 Maggio 2012, 16.17.49
31
@Rivoluzione Industriale: io i Fear Factory li classificherei benissimo come Industrial senza pensarci due volte. Ho sempre disprezzato tutti questi sotto-sottogeneri che si sono creati nel metal, li trovo a dir poco inutile. Fosse per me i sotto-generi sarebbero 6, al massimo 7, ma questa è un'altra storia
Rivoluzione Industriale
Mercoledì 9 Maggio 2012, 16.16.09
30
fondazione ecc. ecc., sei il prototipo dello zarro. vai te a prenderlo... il sole e ustionati pure. e fatti pure una lampada già che ci sei, fighetto dei miei maroni.
il vichingo
Mercoledì 9 Maggio 2012, 16.15.09
29
@Fondazione: grazie al tuo commento da fenomeno ho scoperto la verità. Io vado matto per i Manowar (soprattutto per Fighting the World e Hail to England) ed ora mi sono illuminato: ho capito che vivo negli escrementi. Eh già, hai ragione da vendere. Comunque è bene cominciare a prendere a calci il luogo comune che il metallaro (tra l'altro io manco sono metallaro ) ascolta solo heavy metal. Io ad esempio vado matto per il folk/medieval; adoro il rap, il pop e non disdegno un po' di musica classica e jazz. Ah, e comunque qui ci sono tante persone (non tutti, ma la maggior parte) che sono tutto fuorchè scemi ed ingnoranti. Grazie per avermi regalato una risata. Ora puoi tornare a spararti i "segoni" mentre ti ascolti la colonna sonora di American Pie.
enry
Mercoledì 9 Maggio 2012, 15.58.11
28
Fondazione bla bla: pensa un po' che io insieme a tutti gli 'escrementi metal' ascolto anche le bands da te citate, e vai a sapere che magari gli Esplendor Geomètrico (appena preso il nuovo disco) li ho conosciuti anche prima di te. Davvero pensavi di conoscerli solo te certe bands e certi registi? Meno spocchia, non tutti quelli che ascoltano metal si limitano a Manowar (che a me neanche piacciono) , Iron Maiden e Metallica. Rivoluzione Industriale: Skinny Puppy e Front Line Assembly sono assolutamente fondamentali, più che altro in ambito electro/industrial, primi lavori soprattutto.
NeuRath
Mercoledì 9 Maggio 2012, 15.11.40
27
Wow che boom di commenti per un articolo ormai vecchiotto... comunque... @Rivoluzione: il cyber è un sottogenere dell'industrial, per i gruppi numetal ti rimando all'articolo (ovviamente parere mio). @Fondazione: mmm... stavo pensando a qualcosa di intelligente da dirti, ma no... dai... no.
Rivoluzione Industriale
Mercoledì 9 Maggio 2012, 14.03.05
26
io i fear factory più che industrial li definirei "cyber metal", mentre invece gruppi come static-x e powerman 5000 secondo me sono più che altro gruppi nu metal "industrializzati". grandi rammstein, ministry e white zombie, i nine inch nails non mi fanno impazzire e di manson salvo solo il primo periodo. degli skinny puppy sebbene sappia che sono importantissimi per questo genere non conosco nemmeno una canzone.
fabio II
Mercoledì 9 Maggio 2012, 12.30.44
25
Eppoi cari Raven e Er Trucido, sta storia che i metallari siano scemi sta cominciando a rompere le balle. E dire che le catene allo schiavo le abbiamo anche mostrate, in segno di disprezzo al perbenismo. Se si ragiona così si avalla Fegiz & C.
Raven
Mercoledì 9 Maggio 2012, 12.24.28
24
Per chi invece fosse interessato ad apprendere i fondamentali minimi dell'educazione ed il modo di comportarsi quando si interagisce con i proprio simili, non si rivolga alla Fondazione Bevilacqua la Masa, la quale evidentemente vive di stereotipi e null'altro.
Er Trucido
Mercoledì 9 Maggio 2012, 12.03.16
23
Un po' esagerato parlare di cuccio pieno di escrementi, no? Ma d'altra parte capisco, è più facile delegittimare che rispettare le opinioni ed i gusti degli altri (in fondo lo fanno anche i metallari a volte)
Fondazione Bevilacqua la Masa
Mercoledì 9 Maggio 2012, 11.54.36
22
Per chi fosse interessato a mettere il muso fuori dal cuccio metal pieno di escrementi in cui è rintanato e uscire a prendere il sole consiglio: Esplendor Geométrico, SPK, De Fabrik, L'ultimo album a nome Carter Tutti Void Psychic TV, Missing Foundation, Prurient, Farsi un giro al codalunga di vittorio veneto per il three days of struggle, Tutti i film di gaspar noè soprattutto quelli porno, Martin Dupont, Manapsara "queer" a soundtrack for william s burroughs, Qualsiasi uscita di Sub Rosa, un qualsiasi romanzo di Vollman, l'abecedario di deleuze, Fukte, farsi nuemrose seghe a testa in giù, trovare una migliore destinazione per la collezione di dischi dei manowar che vi asscuro sono ottimi come sottobicchieri. Marco.
Il Divesro
Venerdì 2 Marzo 2012, 15.15.05
21
Mentre leggevo l'articolo ho pensato le stesse cose di Whaldeim. Mi trovi pienamente d'accordo
Cuordipietra
Giovedì 22 Dicembre 2011, 11.55.38
20
Provai ad ascoltarli senza pregiudizi, tempo fa, sia i Nine Inch Nails che i Ministry, da quel che ho capito i fondatori dell'Industrial Metal. Ora non insultatemi, ma mi fecero abbondantemente schifo. Secondo me queste sonorità sono come il vino e il succo di limone, non vanno mischiate altrimenti vien fuori una schifezza
NeuRath
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 18.08.30
19
Come d'altronde nel mondo metal, anche nell'industrial ci sono un sacco di porcate e il panorama è pieno di band trascurabili, però ci sono anche dei gioielli secondo me splendidi... @enry: sì il libro prende in considerazione l'industrial nel suo insieme, per cui secondo me è ben fatto proprio in virtù dell'impresa gravosa che si prefigge (ma ben lungi da me il definirmi un "esperto", per cui possono benissimo avere ragione i tuoi amici)... ovvio poi, visto l'argomento, che l'elettronica pura abbia il sopravvento sul metal (d'altronde una certa preponderanza del dark si può scusare all'autore, che scrive su Ritual e quindi ha una prospettiva diversa rispetto alla "nostra" di metallari)
enry
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 17.22.19
18
Non ho letto il libro ma alcune persone che per l'Industrial ci vivono me ne hanno parlato così così...Troppo spazio a certa elettronica che con l'industrial non centra molto e alcune assenze ingiustificabili come i primi lavori dei Current 93, almeno così mi dicono. Prima o poi lo leggerò comunque. Certo che parlare di Industrial a tutto tondo è davvero impresa ardua, ci sono davvero tanti sottogeneri diversissimi fra loro...Per quanto mi riguarda i soliti noti dell'industrial metal, il catalogo CMI, l'eletcro industrial di Front Line Assembly (a proposito, almeno loro ci sono??) e similari, e più in generale la Grey Area. Molte difficoltà in più con l'estremismo sonoro di certo power noise...insomma, oltre un certo livello mi arrendo XD
Undercover
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 17.02.09
17
Non sono un grandissimo conoscitore del settore ma roba come Fear Factory i primi, Ministry, Trent Reznor, la Cold Meat e un bel po' di electro, ebm etc etc me la pappo volentieri di tanto in tanto mi serve a diversificare gli ascolti e come qualità ci sono progetti veramente splendidi, bell'articolo.
AdemaFilth
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 16.50.24
16
25 euro?! Meno male che è natale va...
Finntrollfan
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 16.14.40
15
Eh eh eh LIKE A RAINBOW IN THE DARK!!!! Questa canzone vale per me più di tutta la discografia di Manson
Flag Of Hate
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 16.03.47
14
Holy Diver ora e sempre!!!
Finntrollfan
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 16.00.24
13
@ Flag of Hate: Ritorna ad ascoltare con me RJ Dio! Ti assicuro che non ti perdi niente!
Flag Of Hate
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 15.55.09
12
I Rammstein li ho "scoperti" relativamente da poco, saranno passati tre mesi dal giorno che un mio amico mi passò "Mutter" dicendomi "smettila di tirartela con il tuo Ronnie James Dio e ascoltati questi". Mi piacciono, anche se quello che citavo prima è l'unico loro disco che ascolto dall'inizio alla fine, negli altri ci sono sempre quei 2-3 filler che non mi piacciono... Apprezzo anche i Fear Factory, soprattutto per le loro forti influenze Thrash... e basta, questo macrogenere non è fatto per me. Sarà che lo conosco molto poco, ma i primi approcci con quelli che vengono reputati i "maestri" del genere mi hanno sempre deluso, e non mi hanno trasmesso quella gran voglia di approfondire... alla fine vivo anche senza Per esempio a me i NIN hanno sempre annoiato da morire...
Finntrollfan
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 15.33.27
11
Quoto anch'io Xxx, escludendo qualche (poche) canzone di Manson e dei Rammstein il genere non mi dice niente (dei Fear Feactory ne ho sentito parlare ma devo ancora ascoltare una canzone....
BILLOROCK fci.
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 12.40.46
10
xXx: quoto il tuo post, anzi faccio anche fatica a definire Industrial il genere di Manson !!
xXx
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 12.22.29
9
A parte i Rammstein, qualcosa del reverendo Manson (e in parte i Fear Factory) il genere non mi piace per nulla.
NeuRath
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 11.55.05
8
Dimenticavo... dicendo "non sono strettamente industrial" mi riferisco alla produzione degli anni '80...
NeuRath
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 11.52.24
7
@waldheim: Eh, come si diceva, industrial è un'accezione molto vaga, comunque il peso specifico dei KJ è innegabile e il libro ne parla davvero in molte occasioni (la loro influenza sul genere non è trascurabile di certo, come anche quella dei Kraftwerk)... sono contento di averti convinto, perchè secondo me è una lettura che merita!
waldheim
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 11.45.30
6
@NeuRath: capisco, ovviamente! lo spazio è tiranno. Non condivido però sul fatto che i Killing Joke non siano un gruppo industrial...i Ministry, i Nine Inch Nails, i Prong (grandissimi), i Big Black, non suonano altro che come aggiornamenti e divagazioni del suono inventato dai KJ. In questo senso, se per industriale intendiamo musica indecifrabile (ricordate 'Unspeakable') ma algidamente meccanica e allo stesso tempo innovativa, direi che l'etichetta spetta più ai KJ che (per dirne uno) ai Nine Inch Nails. E agli Skinny Puppy, che per quanto importanti non hanno imho il peso specifico dei KJ nell'aver plasmato il suono ibrido industrial-metal. Detto questo, l'articolo mi ha convinto a comprare il libro
NeuRath
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 10.57.12
5
@waldheim: eh... evidentemente non ho detto a sufficienza che non c'era spazio per tutti... comunque il libro ne parla, io qui ho dovuto fare un estremo riassunto... non ho citato i KJ perchè non sono un gruppo industrial, e parlare anche delle influenze esterne andrebbe ben oltre questo piccolo articolo... dovrei scrivere un libro anch'io!!! PS: Grazie a tutti gli altri!
Mascella Romagnola
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 10.48.03
4
Bell'analisi....che pazienza
waldheim
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 10.39.23
3
beh,nessun riferimento ai più influenti di tutto sto marasma di nomi...i Killing Joke? e i chrome? per il resto bellissima analisi. Complimenti.
BILLOROCK fci.
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 10.29.14
2
Rammstein for ever....
MetalHawk
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 0.26.38
1
Gran bell'articolo, per un genere molto interessante! Quasi quasi, mi sa che mi faccio un regalo per questo Natale e mi compro questo libro.
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20/12/2011
Articolo
INDUSTRIAL [r]EVOLUTION
La recensione
 
 
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