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Iron Maiden, 1984 - 1990
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L'artwork di 'Powerslave'
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L'artwork di 'Somewhere In Time'
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L'artwork di 'Seventh Son of a Seventh Son'
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L'artwork di 'No Prayer for The Dying'
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Il disegno completo della copertina di 'Somewhere In Time'
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Iron Maiden, 1984-85
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Iron Maiden, 1988
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Iron Maiden, 1990
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Bruce Dickinson a metà anni '80
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Bruce Dikinson nel booklet di 'Powerslave'
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Steve Harris nel booklet di 'Powerslave'
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Adrian Smith nel booklet di 'Powerslave'
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Dave Murray nel booklet di 'Powerslave'
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Nicko McBrain nel booklet di 'Powerslave'
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L'artwork del singolo di 'Wasted Years'
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L'artwork del singolo di '2 Minutes To Midnight'
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L'artwork del singolo di 'Aces High'
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L'artwork del singolo di 'The Clairvoyant'
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L'artwork del singolo di 'Can I Play With Madness'
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L'artwork del singolo di 'Infinite Dreams'
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L'artwork del singolo di 'Holy Smoke'
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L'artwork del singolo di 'Bring Your Daughter To the Slaughter'
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IRON MAIDEN - The Voice Of The Beast, # 2
14/01/2012 (9121 letture)
Continua il nostro viaggio alla scoperta delle tematiche che si celano dietro le canzoni immortali degli Iron Maiden, una leggenda che non smette di stupire, anche dal punto di vista concettuale; questa volta analizzeremo i quattro album pubblicati tra il 1984 ed il 1990, un periodo fibrillante all'interno del quale la corazzata inglese confermò il suo status-quo di icona vivente dell'heavy metal stesso, sferrando ulteriori colpi di classe, eleganza, gusto musicale ed intelligenza tematica, ridicolizzando senza nemmeno sforzarsi tutti quei luogocomunisti, ben muniti di paraocchi, sempre pronti a denigrare i metallers, considerati dalla massa come degli sbandati, sporchi ed ignoranti. Sin dal principio, la Vergine di Ferro si era distinta su ogni altra comune metal-band, sfoggiando uno stile fresco e brillante del tutto innovativo, trascinante, potente e melodico allo stesso tempo: indubbiamente, lo scettro della NWOBHM non poteva trovarsi in mani migliori. Eppure il 1982 aveva segnato un'ulteriore balzo verso il cielo per i cinque britannici, che con il passaggio di microfono da Paul Di Anno a Bruce Dickinson aveva intrapreso una strada ancor più maestosa e degna di celebrazioni, coincisa con un masterpiece assoluto come The Number Of The Beast, da molti ritenuto il vertice massimo della parabola maideniana; la musica, cristallina, imponente, dai fraseggi di chitarra mozzafiato e dalle celebri galoppate di basso, é sempre andata di pari passo con l'importanza concettuale dei testi e delle tematiche trattate, un binomio inossidabile che andò confermandosi negli anni della consacrazione definitiva nel proscenio delle leggende, alimentati anche da tour planetari e spettacoli indimenticabili: scenografie stellari, un'attitudine live indescrivibile, effetti scenici e giochi di luce e colori che sposavano alla grande la travolgente resa live della band. Non che gli altri alfieri di questa musica siano deficitari dal punto di vista lirico, tutt'altro -esempi di testi bellissimi, profondi, attuali e intelligenti sono peculiarità assai diffusa all'interno di questo movimento- però l'ensemble di Steve Harris si é sempre distinto per l'attenzione particolare riservata alla storia, alla letteratura, al cinema ed alla mitologia, innalzando una cortina d'intelletto affascinante attorno alla figura del misterioso non-morto Eddie, da sempre mascotte della band. Chi cerca di sminuirli, accusandoli di satanismo ed idiozie del genere non fa che prendersi in giro da solo: che si leggano testi come Alexander the Great o Rime Of The Ancient Mariner prima di inquinare l'aria con le solite, banalissime, sentenze da bar. Bruce Dickinson, bilaureato, Steve Harris, Adrian Smith e compagni non sono solo musicisti spettacolari, ma anche acuti parolieri e uomini dai grandi valori, dal pensiero sottile e dalla spiccata sete di sapere: inforcate le cuffie, rispolverate i vecchi cd e saltate a bordo di questa sorta di macchina spazio-temporale, per lasciarvi trascinare a ritroso nel tempo e nella memoria, rigorosamente a ritmo di heavy metal!

1984, POWERSLAVE. Dopo essersi consacrati agli apici del movimento metal internazionale, gli Iron Maiden superano anche se stessi confezionando un ulteriore gioiello di melodia e potenza, Powerslave, per molti uno dei loro prodotti migliori per l'efficacia delle trame, la maestosistà messa in musica, la fluidità dei fraseggi di chitarra e l'affascinante apporto visivo, da sempre peculiarità centrale nell'universo della Vergine di Ferro e qui sublimato in un sontuoso scenario egiziano, tra coloratissime piramidi, sfingi, geroglifici, sarcofagi e rappresentazioni esotiche di grande impatto; anche musicalmente e concettualmente si toccano altissimi vertici creativi, grazie a composizioni imponenti ed elaborate, melodie fantastiche e testi colti, intrisi di significati e riferimenti di ogni sorta, ma sopratutto ispirati da tematiche storiche. Si fanno sentire, e non poco, le ricche conoscenze culturali di Bruce Dickinson, unitamente a quelle di Steve Harris, che già dai primi album aveva messo l'accento sull'importanza di testi intelligenti e fuori dal comune, in un certo senso. La prestazione collettiva della band, esaltata dalla prova ridondante del singer e dalle melodie straripanti delle tre asce, trova dunque un coronamento importante e particolareggiato anche dal punto di vista tematico, come del resto era stato anche sui dischi precedenti e come sarà su quelli immediatamente successivi. La roboante e travolgente Aces High, che diverrà opener tradizionale dei live-shows della band, inaugura il disco col suo riffato mitragliante, le sue scorribande intricate ad alta velocità e il suo chorus enfatico: un pezzo particolarmente energico e dinamico, che narra di un pilota della Royal Air Force inglese, impegnato a lottare sui cieli britannici contro la Luftwaffe (aereonautica militare) tedesca durante la battaglia d'Inghilterra (luglio-ottobre 1940); celebre il discorso iniziale, tenuto da Winston Churchill in quei giorni drammatici. Il testo si presenta come una sorta di strategia di battaglia e punta l'obiettivo sulle difficoltà tattiche di un combattimento aereo, ma è anche un triste indicatore di come la guerra diventi la vita stessa dei ragazzi coinvolti: girare, avvitarsi, scendere in picchiata, ritornarci sopra, corri, vivi per volare, vola per vivere, fare o morire; corri, vivi per volare, vola per vivere, gli Assi volano, avviciniamoci per sparare al grosso dei bombardieri, una sventagliata secca e poi giriamo sul fianco, viriamo e prendiamoli da dietro, dove non ci possono vedere, facciamo fuoco di nuovo. La voce di Dickinson tocca vette strepitose ed irraggiungibili, ponendo immediatamente l'accento sulle qualità del singer almeno tanto quanto sul cristallino tepore della sezione solista, come sarà in tutto il platter. 2 Minutes To Midnight é indubbiamente uno dei pezzi più celebri del combo londinese, vocalmente trascinante, dotata di un riffery magistrale e di uno splendido assolo melodico; liricamente parla delle atrocità della guerra, del fascino e dell'orrore di essa, questi due aspetti combinati e il fatto che, purtroppo, ne siamo sia affascinati che disgustati, come affermato da Bruce Dickinson in persona; con una prestazione stellare, il singer si muove tra versi ispirati dall'orologio dell'apocalisse, uno strumento convenzionale attraverso cui gli scienziati del Bulletin Of The Atomic Scientist -università di Chicago- compararono la mezzanotte alla fine del mondo, simboleggiata dalla guerra atomica: le lancette venivano spostate avanti o indietro a seconda del periodo storico e degli eventi politici. La mezzanotte meno due minuti fu toccata soltanto nel 1953, quando l'URSS testò la prima bomba all'idrogeno. Il testo é critico e denigra l'incapacità umana di mantenere l'ordine e la pace sul pianeta, ma é anche uno dei più cruenti e brutali mai scritti dagli Iron Maiden: mentre i motivi per la carneficina tagliano la carne e leccano il sugo, oliamo le fauci della macchina da guerra e le diamo in pasto ai nostri piccoli; le bare e gli stracci dei bimbi tagliati in due e il cervello gelatinoso di quelli che rimangono ad additarti, mentre i pazzi giocano con le parole e ci fanno danzare al loro ritmo, al ritmo dei milioni che muoiono di fame per creare un tipo migliore di arma da fuoco; di nuovo in guerra, il sangue è la macchia della libertà; non pregare più per la mia anima, due minuti a mezzanotte, le lancette minacciono distruzione. Un pezzo leggendario.

La marziale titletrack Powerslave, intrigo di riff pesanti e melodie avvolgenti, aleggiante in un'atmosfera misteriosa e solenne, è ovviamente localizzata tra le piramidi dell'antico Egitto, sotto il caldo sole del Nilo, e narra di un Faraone morente, il quale si lamenta dei limiti del proprio potere: si accorge, infatti, di essere uno schiavo della morte, e di non poter far niente di fronte alla fine imminente. Fioccano riferimenti e citazioni che contribuiscono a collocare il pezzo, storicamente, nell'età dei Faraoni: Cadrò nell'Abisso, l'occhio di Horus riflesso negli occhi della notte che mi guardano; è verde l'occhio del gatto che brilla in questo tempio. Ecco Osiride risorto, risorto di nuovo: perché sono stato soggiogato dal potere? non voglio morire, sono Dio! Perché non posso continuare a vivere? quando il Creatore muore, ovunque c'è distruzione, e alla fine della mia vita sono schiavo del Potere della Morte. E' risaputo che il Faraone veniva ritenuto un vero e proprio Dio in terra, capace durante il suo regno di governare incutendo timore ed ottenendo tutto ciò che desiderasse; ma quando la morte si avvicinava, non pochi sovrani si saranno posti il fatidico dubbio, chiedendosi perché il proprio destino é il medesimo di tutti gli altri mortali. Certo, c'era l'appiglio della mummificazione, capace di donare l'eternità al Figlio del Sole, ma quanti, in punto di morte, ne erano davvero convinti? Quando ingannavo, giocavo sulla paura: la gente mi adorava e cadeva, cadeva sulle ginocchia. Portami il sangue e il vino rosso per il mio successore, perché è un uomo e un dio e anche lui morirà. L'ultima speranza stava nella vita eterna, consegnata assieme a tesori e ricchezze varie ad un sarcofago avvolto dal mistero e dalle presunte maledizioni: Sono freddo ma un fantasma vive nelle mie vene: tace il terrore che regnava, marmo nella pietra, guscio di un uomo, Dio preservato migliaia e migliaia di anni. Ma apri i cancelli del mio inferno e colpirò dalla tomba. E' anche un riferimento celato alla "schiavitù" nei confronti dell'intensa vita on the road a cui é sottoposta la band: non una critica di ciò, ma una constatazione di uno stile di vita fuori dalla norma, sicuramente. Il testo più complesso e denso di interpretazioni é quello dell'imponente Rime Of The Ancient Mariner, brano solenne, progressivo, ricco di riff metallici e cambi di atmosfera, ispirato all'omonimo poema del romantico Samuel Taylor Coleridge (1797-98), pubblicato nella raccolta Lyrical Ballads With A Few Other Poems; il romanzo racconta le vicende di un marinaio che viaggia con un equipaggio di duecento persone e si trova ad uccidere un alabatro (uccello che é segno di buon auspicio) posatosi sulla nave; la nave viene dunque colpita da una maledizione, anche perché gli altri marinai non avevano condannato il gesto del protagonista: tutto l'equipaggio, vittima di spettri, navi fantasma e serpenti infernali, muore in lunga agonia, ad eccezione del marinaio, che sopravvive nel rimorso, costretto a raccontare la vicenda ad ogni persona che incontra. Le interpretazioni sono molteplici, perché Coleridge inserisce riferimenti filosofici, spirituali, mistici, reali e soprannaturali al fine di rendere l'opera un'allegoria della vita: la ciurma incarna l'intera umanità, l'alabatro il patto d'amore che dovrebbe unire tutte le Creature di Dio, la nave il microcosmo dove le azioni malvage di ognuno si ripercuotono sulla collettività. Potrebbe anche essere una parabola del poeta che, come il marinaio, perde il contatto con la natura e cerca disperatamente di ritrovarlo.

Harris scrive il testo in forma di riassunto e cita quattro versi originali, in un elaborato lunghissimo e dettagliato nel quale spiccano i momenti più cruenti, quelli dell'incontro col vascello fantasma (laggiù, urla il marinaio, laggiù una nave all'orizzonte: ma come può muoversi senza che il vento le riempa vele e senza la marea? guarda, viene verso di noi, si avvicina come se uscisse dal sole! Guarda, non c'è equipaggio, non c'è vita a bordo ma, aspetta, ci sono la Morte e la Morte in Vita, si giocano la ciurma a dadi: lei vince e il marinaio ora le appartiene, poi uno a uno i marinai cadono morti, 200 uomini; lei, la Morte in Vita, lascia vivere il prescelto), quelli in cui i marinai morti vengono posseduti da spiriti inquietanti (senti i gemiti dei marinai morti, guarda, si muovono e incominciano a risvegliarsi, corpi sollevati da spiriti benigni: nessuno di loro parla e hanno gli occhi spenti, ma la vendetta non è finita, la differenza ricomincia, cade in una trance e l'incubo continua) e quello finale, contentente la morale del racconto: il marinaio rimane solo, poi una barca gli viene incontro: una gioia incontenibile, la barca del timoniere, suo figlio e l'eremita. La sofferenza dell'esistenza ricadrà su di lui mentre la nave, come piombo, affonda nel mare; l'eremita assolve il marinaio dai peccati, il marinaio è costretto a raccontare la sua storia, a raccontarla ovunque vada per diffondere con il suo esempio la Parola: dobbiamo amare tutto ciò che Dio ha creato, e l'ospite è triste ma più saggio, e il racconto continua. Una composizione ambiziosa e complessa, che rappresente un piccolo grande gioiello all'interno di un disco grandioso. Superata la pregevole strumentale Losfer Words (il titolo deriva dall'abbreviazione gergale dell'espressione Lost For Words, cioè senza parole), consueta parata di melodie, galoppate e contorsioni torrenziali, si giunge al riff "ad incastro" dell'aspra Flesh Of The Blade, che cresce in un chorus più aperto e, ispirata dalla passione di Dickinson per la scherma, racconta le gesta di uno spadaccino che si allena per vendicare la morte della famiglia: Da bambino sfidavi i draghi con quella spada di legno così possente; eri San Giorgio o Davide e uccidevi sempre la bestia; le cose cambiano velocemente e hai dovuto crescere alla svelta, una casa di macerie fumanti e i corpi ai tuoi piedi. Morirai come hai vissuto, con il luccichio della lama, in un angolo dimenticato da nessuno; hai vissuto per toccare, per sentire l'acciaio: un uomo e il suo onore, l'odore del cuoio trattato, la maschera di ferro duro come l'acciaio, tagli e affondi e duelli al comando del maestro di spada. Ti ha insegnato tutto ciò che sapeva, di non aver paura di chi è mortale, e sai che compierai la tua vendetta nell'urlo di uomini malvagi. La passione per la spada ritorna anche in The Duellist, che é però tratta dall'omonimo film del 1977, a sua volta ispirato dal racconto The Duel (1908) di J. Conrad: narra dell'eterna sfida a colpi di spada tra degli uomini che, al tempo di Napoleone, si affrontano più volte nel corso della vita per difendere il proprio onore; in realtà, é un manifesto contro la stupidità di chi sceglie di "morire per onore", cosa che viene ritenuta sciocca se inquadrata nell'ottica di una serie di duelli dediti soltanto alla mera dimostrazione di orgoglio e superiorità: combattere per l'onore, combattere per lo splendore, combattere per il piacere, combattere per morire. Musicalmente complessa e dotata di una prolungata sezione strumentale, Back In The Village é il sequel della celebre The Prisoner, contenuta sul masterpiece The Number Of The Beast (sono tornato al villaggio, di nuovo), e racconta di come il protagonista, in realtà, sia prigioniero della sua stessa fantasia e di come non riesca a liberarsi di questo stato: il villaggio coincide con il luogo dei suoi sogni e dei suoi incubi (le domande sono un peso e le risposte sono una prigione per noi; cucine bombardate, i tavoli cominciano a bruciare, ma continuiamo a camminare nella valle; altri cercano di spegnere la fiamma interiore, ma bruciamo più vividamente di prima). Tra le strofe, viene sussurrato un provocatorio ed impercettibile six six six, mentre la frase non sono un numero, sono un nome é la citazione più chiara e diretta di The Prisoner, il brano in cui la vicenda trova le sue origini.

1986, SOMEWHERE IN TIME. Il 1986 vede una piccola svolta nel classico sound della vergine di ferro che, pur rimanendo intricato e fortemente melodico, incentrato sui duelli di chitarra e sull'epica tipica della band, acquisisce nuove sfumature grazie all'introduzione dei sintetizzatori. Per quanto capace di causare qualche discussione tra i fans tradizionalisti, il disco é un altro capolavoro, anche se lascia trasparire un senso di malinconia più spiccato rispetto al passato. L'evocativa opener Caught Somewhere In Time, una trascinante galoppata tra melodie tonanti e maestose, é un pezzo leggermente ironico, che parla di un individuo affascinato dall'idea di viaggiare nel tempo, per correggere i propri sbagli e far girare tutto a proprio favore; un giorno qualcuno gli offre questa favolosa opportunità, ma chiede in cambio la sua anima: Come un lupo nei panni di una pecora, tu cerchi di nascondere i tuoi peccati più profondi e tutte le cose sbagliate che hai fatto; io so dove sei, il tempo è sempre dalla mia parte. Ti faccio un offerta che non puoi rifiutare, hai solo la tua anima da perdere: per l'eternità, lasciati semplicemente andare. L'epica Wasted Years, basata su un riffing ed un chorus divenuti ormai celebri, é stata scritta da Adrian Smith ed é un suo personale invito a godersi il presente, senza rimpiangere il passato, gli "anni sprecati": anche qui c'é un flebile collegamento alla vita on the road, anche se nonostante la nostalgia insita nei viaggi planetari resta un brano positivo, perché questi sono gli anni d'oro, usali finché puoi. I versi sono molto toccanti ed introspettivi: Dalla costa d'oro, per i Sette Mari viaggio in lungo e in largo, ma adesso mi sembra di essere estraneo a me stesso e che non sia io a fare tutte le cose che a volte faccio, ma un altro. Chiudo gli occhi pensando a casa, un'altra città se ne va nella notte. Non è buffo? Non si sente la mancanza di certe cose finchè non le hai perse. E il mio cuore giace lì, e lì giacerà sino al giorno della mia morte. Allora, cerca di capire: non sprecare il tuo tempo rimpiangendo quegli anni perduti! Solleva il viso, e lotta, renditi conto di stare vivendo i tuoi anni migliori! Ho troppo poco tempo a disposizione, tu sei nei miei pensieri, non puoi calmare facilmente questo dolore, quando non riesci a trovare le parole per esprimerlo, e diventa dura resistere un giorno ancora. E questo mi fa venire voglia di piangere, e tendere le mani al cielo. L'assolo melodico é qualcosa di straordinario, commovente a dir poco. La potente Sea Of Madness, retta da una tosta sezione di basso, ha per protagonista un individuo che osserva la condizione di miseria e follia nella quale sguazza l'umanità e cerca di distaccarsene, oppure se ne avvicina lui stesso: Come l’aquila e la colomba, vola così, in alto sulle ali, quando tutto ciò che vedi ti può mettere soltanto tristezza. Come un fiume, scorreremo verso il mare, quando tutto ciò che fai ti può mettere soltanto tristezza, fuori, sul mare di follia! Ancora una volta é dominante la melodia, ma particolarmente struggente é la soffice sezione centrale, riflessiva e pacata, splendidamente adeguata al testo narrato da Bruce. L'ariosa Heaven Can Wait parla di qualcuno che, imemrso in un sonno profondo, sente il suo spirito elevarsi ed abbandonare il corpo, guardandolo dall'alto; osserva la luce bianca (tipicamente descritta da chi ha vissuto esperienze extracorporiali), ma si rifiuta di seguirla, manifesto della determinazione di vivere fino in fondo la propria vita: È questo il momento, è possibile che l’angelo della morte sia venuto per me? Non posso credere che la mia ora sia giunta per davvero! Non mi sento pronto, ci sono così tante cose che non ho fatto, si tratta della mia anima, e non la lascerò andare via! Il Paradiso può attendere, ho voglia della terra di sotto, e lo stesso Inferno è il mio unico nemico! Perchè non ho paura di morire: me ne andrò quando mi sentirò bene e pronto. L'intero disco poggia prevalentemente su tematiche di natura misteriosa, che nelle nostre domande perenni vengono spesso accostate ai percorsi dell'anima e alle pieghe di un destino forse già tracciato, come nel caso di Deja Vu, che parla della sensazione di quando ci sembra di affrontare una situazione conosciuta, rivivendo un luogo, un dialogo o un incontro conosciuto ma di cui abbiamo ricordi vaghi, forse perché visti solo in sogno: Hai mai avuto una conversazione che ti rendi conto di aver già avuto prima: non è strano? Hai mai parlato a qualcuno sentendo di sapere quel che succederà dopo; sembra sia prestabilito! Perché lo sai che lo hai sentito prima, e senti che questo frammento temporale è reale! Perché sai quando riconosci il deja-vu!

Il primo riferimento letterario del disco si ha con The Loneliness Of The Long Distance Runner, ispirata all'omonimo libro del 1959 di Alan Stillitoe (poi divenuto film, nel 1962, trasmesso in Italia col titolo Gioventù, Amore e Rabbia): un giovane ribelle, finito in riformatorio per una rapina, viene scelto per rappresentare l'istituto in una gara di corsa: in caso di vittoria, sarebbe stato liberato prima del dovuto. Il ragazzo si accorge di essere un "mezzo", usato dalle istituzioni in cerca di prestigio, e il testo ne rispecchia le riflessioni interiori: Devo continuare a percorre il mio cammino, devo continuare a correre e vincere a tutti i costi, devo continuare ad essere forte, devo essere determinato e spingere me stesso. Musicalmente il pezzo é ricco di svariati cambi di atmosfera e prolungate sezioni strumentali di stupenda melodia. La sinistra ed ancheggiante Stranger In A Strange Land prende il titolo dal romanzo omonimo fantascientifico di Robert A. Heinlein (1961), anche se i contenuti non ne rispecchiano fedelmente le tematiche: i versi maideniani, vergati dalla penna di Smith, si ispirano più che altro ad alcuni articoli di giornale, i quali raccontavano il ritrovamento del corpo di un vecchio marinaio morto, perfettamente conservato tra i ghiacci del polo; il testo é scritto dal punto di vista del protagnista e viene infuocato dall'ennesimo guitar solo avvolgente e trepidante: Straniero in terra straniera, terra di neve e ghiaccio. Sono intrappolato qui, una prigione, sperduto e lontano da casa! Cosa ne è stato degli uomini che iniziarono? Se ne sono andati via tutti, e le anime sono morte. Mi hanno lasciato qui, in questo posto, tutto solo... Sono trascorsi cento anni, e di nuovo gli uomini hanno percorso questa strada per trovare una risposta al mistero; hanno trovato il suo corpo, lì dove cadde quel giorno, preservato nel tempo, perché fosse visto da tutti. Capolavoro assoluto del platter è Alexander The Great, uno dei pezzi migliori mai scritti dagli Iron Maiden: uno spaccato di riff, arpeggi, fraseggi, melodie avvolgenti e atmosfere epiche che é un esempio superlativo del sound tipico e maestoso della vergine di Ferro, così come in passato lo erano stati brani come Hallowed Be Thy Name o Rime Of The Ancient Mariner: naturalmente, Alexander The Great narra della vita e delle imprese del grande conquistatore macedone Alessandro Magno, e lo fa con la solennità e l'imponenza regale che il personaggio merita, risultando assolutamente da brividi. Steve Harris stava leggendo la storia di questo mitico stratega e conquistatore e, trovandola fantastica per una canzone, ha voluto utilizzarla, sotto forma di un elenco cronologico dei fatti (pur con alcune semplificazioni) che gli ha portato via parecchie ore di lavoro: le sezioni strumentali centrali, dalle sfumature più disparate, le melodie eroiche e la prolungata, bollente sezione solista, sono da puro delirio. Con una prestazione coinvolgente e cavalleresca, Bruce Dickinson canta le gesta di Alessandro: Figlio mio, chiedi per te stesso un altro regno, perchè quello che ti lascio é troppo piccolo per te. Vicino all'est, in una zona dell'antica Grecia, in un'antica regione chiamata Macedonia nacque un figlio di Filippo di Macedonia; la leggenda diceva che il suo nome era Alessandro. All'età di diciannove anni divenne il re dei macedoni e giurò di liberare tutta l'Asia minore, a partire dal mar Egeo; nel 334 a.c. sconfisse totalmente gli eserciti della Persia: Alessandro il Grande, il suo nome incuteva paura nei cuori degli uomini, Alessandro il Grande, divenne leggenda tra gli uomini mortali. Re Dario il terzo, sconfitto, fuggì in Persia, gli Sciiti caddero al fiume Giaxarte, allora anche l'Egitto cadde in mano al re macedone e lui fondò una città chiamata Alessandria. Al fiume Tigri incontrò nuovamente re Dario e lo schiacciò ancora nella battaglia di Arbela, entrando a Babilonia, e a Susa trovò tesori; prese Persepoli, capitale della Persia; un re Frigio aveva legato un giogo del carro, Alessandro l'ha tagliato: la leggenda dice che colui che avesse sciolto il nodo sarebbe diventato il padrone dell'Asia. Diffuse l'ellenismo in lungo e in largo, la mente istruita macedone: la loro cultura era un modo di vivere occidentale, lui aprì la strada per il Cristianesimo, marciando sempre più. La faticosa battaglia marciando fianco a fianco: l'esercito di Alessandro linea dopo linea. Non vollero seguirlo in India, stanchi del combattimento, del dolore e della gloria: Alessandro il Grande, il suo nome incuteva paura nei cuori degli uomini; Alessandro il Grande, morì di febbre a Babilonia. Impossibile non sentire i brividi sulla propria pelle, ascoltando la musica e le parole di pezzi come questo, che -oltre a sottolineare l'essenza colta di una band, gli Iron Maiden, fortemente attiva sul versante della storia e del sapere- permettono di sviluppare anche tra i fans più giovani un interesse affascinante verso materie, soggetti ed opere storiche di questo livello.

1988, SEVENTH SON OF A SEVENTH SON. Nel 1988 la band di Steve Harris sforna un concept album dai contorni raffinati e progressivi, fortemente melodico e composto da pezzi sofisticati e particolari, bagnati da ispirazioni tratte dal prog rock. Il tema portante si muove tra il mistico confine tra bene e male, e ricalca la storia del settimo figlio di un settimogenito, il quale acquisisce poteri sovrannaturali e viene pertanto "conteso" tra il bene e il male; le fonti di ispirazione sono molteplici e mai esplicitamente dichiarate, anche se in molti associano questo disco all'opera Il Settimo Figlio (1987) dello scrittore statunitense contemporaneo Orson Scott Card. La nascita del protagonista viene annunciata in Moonchild, opener dai ripetuti cambi di tempo: Lucifero lo minaccia indirettamente, rivolgendosi alla madre, per controllarne i poteri. Dickinson, che interpreta il brano con tono aspro ed evocativo, utilizza nel testo anche elementi del rituale Liber Samekh di Aleister Crowley, e canta: Io sono colui che non ha nascita, l'angelo caduto che ti sorveglia; Babilonia, prostituta scarlatta, mi infiltrerò nella tua gratitudine. Non osare salvare tuo figlio, uccidilo subito e salva i più piccoli. Sarai madre di un bimbo nato strangolato, apparterrai al diavolo, Lucifero è il mio nome! Figlia della luna, ascolta l'urlo della mandragora, Figlia della luna apri il settimo sigillo, Figlia della luna presto sarai mia, Figlia della luna prendi la mia mano stanotte. La toccante Infinite Dreams é, al contempo, un pezzo che tratta di sogni inquietanti, domande sull'esistenza (tema ricorrente nei versi scritti da Harris) e del potagonista del concept che, venuto alla luce ed a conoscenza dei suoi poteri, ne resta affascinato e desidera avere delle risposte certe; parlano in prima persona sia il settimo figlio che Harris stesso: Sonno irrequieto, mente agitata, un incubo finisce ed un altro si feconda, mi assale, sono così impaurito di addormentarmi, ma ho paura di svegliarmi ora, perchè ci sono dentro; aAnche se ha raggiunto una nuova intensità, mi piace che la notte sia così agitata: mi viene da chiedere e mi fa pensare se ci sia altro, sono su un baratro. Non ho paura di cosa ci può essere, ma non so se saprei reagire; sono curioso, quasi lo desidero, ma mi piacerebbe davvero esserci dentro? Non può essere tutto una coincidenza, troppe cose sono evidenti. Mi dici che non credi; Spiritualista? Beh, non sono nè l'uno nè l'altro, ma mi piacerebbe sapere la verità, sapere cosa esiste per avere la prova e scoprire da che parte stai. Dove vorresti finire, in Paradiso o all'Inferno? La canzone cresce e si apre in un finale molto epico, collegandosi poi a Can I Play With Madness, un brano musicalmente discostante dall'andamento del disco, essendo quasi allegro e gioviale; nel testo, di difficile interpretazione, il settimo figlio si rivolge ad un profeta per avere risposte sul suo futuro, ma il profeta si rifiuta di rispondere, dicendo di non sapere nulla; esortato pesantemente dal giovane, gli rivela che la sua anima brucerà in un lago di fuoco. Posso giocare con la pazzia? Il profeta fissò la sua sfera di cristallo. Posso giocare con la pazzia? Non c'era nessuna visione li dentro. Posso giocare con la pazzia? Il profeta guardava e rideva di me. Posso giocare con la pazzia? Ha detto "Sei cieco, troppo cieco per vedere". Ho urlato al vecchio ad alta voce. Gli ho detto: "Non mentire, non dire che non sai"! Ho detto: "Tu pagherai per questo male, In questo o nel prossimo mondo". Lui mi ha bloccato con uno sguardo ghiacciato, e le fiamme dell'inferno sono divampate nei suoi occhi. Ha detto: "Vuoi conoscere la verità, figliolo"? "La tua anima brucerà nel lago di fuoco". E così cresce il coinvolgimento.

Il disco entra nel vivo con The Evil That Man Do, pezzo stupendo dai toni cupi e vibranti, che si rifà nel titolo ad una frase di Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare: su una robusta sezione di basso, Dickinson canta con toni enfatici la tentazione del protagonista, sedotto da una vergine -forse figlia di Satana- fino ad avere un rapporto con lei: L'amore è un rasoio e io ho percorso la linea, su questa lama d'argento; ho dormito nella polvere con sua figlia, i suoi occhi rossi con la carneficina dell'innocenza, ma pregherò per lei, chiamerò il suo nome ad alta voce, vorrei sanguinare per lei, se solo potessi vederla ora. Tuttavia, il protagonista acquisisce qui la consapevolezza del suo ruolo, e va incontro alla rinascita spirituale della titletrack, Seventh Son Of A Seventh Son, nella quale deve decidere se schierarsi dalla parte del bene o da quella del male: Ecco qui riuniti tutti i fratelli, tutti i figli, se separati, cadrebbero; qui si attende la nascita del figlio, il settimo, il divino, il prescelto. Ecco la nascita da una stirpe ininterrotta, nasce il guaritore, il settimo, è il suo momento; inconsapevolmente benedetto e mentre la sua vita avanza, lentamente si scopre il potere che possiede. Dunque essi osservano i progressi che compie, il Bene ed il Male, quale sentiero prenderà? Entrambi cercano di manipolare l’uso dei suoi poteri prima che sia troppo tardi. Oggi è nato il settimo, è figlio di donna, è il settimo figlio, ed egli è sua volta figlio di un settimo figlio; ha il potere di guarire, ha il dono della seconda vista, egli è il prescelto. Così sia scritto, così sia fatto. I toni del pezzo sono solenti e marziali, resi inquietanti da una parte centrale soffusa ed evocativa, prima della cavalcata finale, che conduce a The Prophecy: il protsgonista decide di utilizzare i propri poteri a fin di bene, così il male pianifica una catastrofe da scagliare contro il suo villaggio, sapendo che il settimo figlio saprà prevederla; esso avvisa la sua gente, ma gli uomini dubitano per loro natura del proprio prossimo e, addirittura, accusanoil protagonista di aver scagliato una maledizione sul villaggio, attraverso le sue false profezie. Il piano del Male pevedeva una reazione di dietrofront nel giovane, che di fronte all'avverarsi della catastrofe -che puntualmente si concretizza- avrebbe dovuto rivalutare la sua decisione. Dickinson canta con trasporto le ragioni del giovane: Ora che vedono che il disastro é compiuto, ora gettano tutte le colpe su di me, e pensano che io abbia portato una maledizione. Loro non sanno che il tormento rimane con me, sapendo che cammino da solo; io vedo attraverso gli occhi del futuro, loro non sanno nemmeno cosa sia la paura, non sanno che sono io quello che è maledetto. Gli incredibili poteri del protagonista si fortificano e aumentano nella celebre The Clairvoyant, forse il passaggio più noto del disco; aperto da un bel riff di basso e sorretto da melodie varie e l'epica malinconica che permea tra i solchi del full-length, il brano narra della paura che monta, nel cuore del giovane, il quale teme di non riuscire più a controllare se stesso ed i suoi poteri; egli si prepara tuttavia ad incontrare il Creatore, ma non riesce a prevedere la sua fine: Mi chiedo perché, mi chiedo come sia possibile che i poteri si rafforzino ogni giorno sempre più; sento una forza, un fuoco interiore, ma temo che non sarò più in grado di controllarlo; c’è un tempo per vivere e un tempo per morire, quando è il momento di conoscere il creatore; c’è un tempo per vivere, ma non è strano che non appena nasci, inizi a morire? Semplicemente guardandoti negli occhi potrebbe vedere il futuro penetrando dritto nella tua mente, vedere la verità e le tue menzogne; ma nonostante tutto il suo potere, non può prevedere la sua morte! La storia si conclude con Only The Good Die Young, altro pezzo da novanta del disco, contraddistinto anch'esso da un'epica struggente: una sorta di riflessione finale sull'ipocrisia umana concepita dal protagonista, che muore giovane, predicando a tutti un tragico destino: Alcuni innocenti pedine sono impegnate in un gioco senza fine. Che la la morte sia un'altra nascita? Un modo per dire addio ai tuoi sogni.Che i non morti vivano con noi? Che essi guardino attraverso i nostri occhi? Camminare sull'acqua é un miracolo a cui tutti voi potete credere. Misura la tua bara, sarà grande quanto la tua avidità? Credo che ti lascerò con i tuoi alfieri e i tuoi sensi di colpa, così fino alla prossima volta. Ti auguro un buon peccato, solo i buoni muoiono giovani, tutti i demoni sembrano vivere per sempre. Quasi una morale rassegnata, che dunque si esterna dal contesto del racconto e lo pone come allegoria della vita, nella quale le anime più nobili sono le prime a perire: un altro disco sopraffino, dunque, sia dal punto di vista musicale che da quello lirico, ma anche nell'ottica dei valori che esso riflette al suo interno.

1990, NO PRAYER FOR THE DYING. Dopo aver toccato i propri vertici qualitativi con una serie di dischi progressivi ed elaborati, gli Iron Maiden, orfani di Adrian Smith, si affacciano agli anni novanta scarnificando il loro stile e recuperando le proprie radici stradaiole, pubblicando un disco che é più hard-rock che metal, e scivola via abbastanza inosservato, poco ispirato e banalotto, nonostante qualche brano discreto. L'opener Tailgunner, che poggia prevalentemente su un buon chorus vocale, si rifà al mitragliatore di coda degli aerei impegnati nella II Guerra Mondiale, con annessi riferimenti a battaglie, personaggi e luoghi realmente esistiti (Dresda, Colonia, Francoforte); il titolo deriva, a detta di Dickinson, da un film porno sul sesso anale: il cantante trovò efficace il titolo ma, ritenendo di non poter scrivere un testo su un tale argomento, preferì utilizzarlo in chiave bellica: Arrampicati nel cielo,non chiederti mai perchè sei una mitragliatrice. Allegrotta e dotata di un buon ritmo rockegiante, Holy Smoke si scaglia contro i telepredicatori, tanto di moda nei paesi anglosassoni, e sugli scandali da essi destati nel corso degli anni ottanta: Dickinson li paragona a soldati nazisti, a causa della loro consuetudine di bruciare libri e dischi rock. Il Jimmy Reptile citato nel testo é in realtà Jimmy Swaggart, pastore americano fermamente attivo contro la musica rock e autore del libro Musica: La Nuova Pornografia, che ritraeva in copertina proprio Steve Harris. Una copia del libro finì sul comodino di Bruce, che scrisse un testo provocatorio e ironico su un personaggio disgustoso, capace di predicar bene e razzolare male, visti gli scandali in cui fu coinvolto, prostitute comprese: Jimmy Reptile e tutti i suoi amici dicono che, alla fine, saranno con te. A furia di bruciare cd, di bruciare libri sembrano dei santi soldati nazisti. Sorrisi di coccodrillo, aspetta un`attimo finchè la regina TV si toglie il trucco; io ho vissuto nella sporcizia, ho vissuto nel peccato ma continuo ad avere un odore più pulito della merda in cui voi siete immersi. Le parole sono pesanti, alleggerite da una musica leggera e semplice, ma il consiglio é perentorio: Dai retta a me, non spedire soldi. Nel video, casinaro e istrionico rispetto agli epici clip degli anni addietro, compaiono persino il padre di Steve (é il signore che guida il trattore) e, nel finale, una piccola Lauren Harris intenta a suonare il basso retto dal paparino. La titletrack No Prayer For The Dying é il pezzo migliore del lotto, ed anche il più maideniano della serie: si apre su melodie malinconiche e pulite, gode di alcuni sprazzi della cara vecchia epica ottantiana -quasi del tutto assente in questo disco- e sfocia in un finale più dinamico e rampante, come da tradizione. Nel testo, ci si pone domande sul senso della vita, con tanto di invocazione a Dio al fine di ottenere delle risposte: Dio, dammi le risposte alla mia vita, dammi le risposte ai miei sogni, alle mie preghiere, al mio essere. Con un gioco di parole, Public Enema Number One parla dei falsi ambientalisti ipocriti e dei politici che mentono per salvare la propria immagine, lasciandosi alle spalle la sofferenza della gente comune; la parola Enema, utilizzata al posto di Enemy (nemico) é infatti un ironico richiamo al clistere. Fates Warning é l'ennesimo quesito introspettivo: esiste un destino predestinato per l'uomO? E che senso ha porsi queste domande, sapendo che non troveranno mai risposte? Sono più fortunati coloro che vengono risparmiati per un altro giorno, oppure quelli che sono portati via? La band inglese si chiede anche quale siano i ruoli di Dio e del Diavolo relativamente alla morte e alle catastrofi: Un vulcano erutta e spazza via un paese, un uragano devasta le città che sono sulla sua strada; il dolore e la miseria per coloro che sono lasciati alle spalle. Il disco non brilla certo per originalità, sia dal punto di vista lirico che musicale: l'act inglese si cala nella testa di un sicario sadico e freddo, che non uccide per soldi ma per puro gusto personale, attraverso i versi di The Assassin, mentre recupera parte dei suoi riferimenti colti in Run Silent Run Deep, la quale si rifà al romanzo omonimo di Edward Beach Jr (1955), dal quale fu tratto anche un film nel 1958: il tema portante è la sofferenza e l'abnegazione dei soldati impegnati nei sottomarini della II Guerra Mondiale, un tema ricorrente nelle liriche della band; Hook In You é invece un testo ironico, congegnato da Bruce quando si recò a vedere con la moglie Paddy una casa in vendita, abitata da tre omosessuali: il cantante notò la presena di diverse travi con uncini, capendo che uno dei tre tizi praticava il sadomaso e, non potendo scrivere un pezzo sui tre gay, decise di immaginare la vicenda di una copia eterosessuale, con la moglie che -pensando di essere stata tradita- seppellì il marito nel cemento delle fondamenta della casa. Il doppio senso si coglie nella frase Tutti quegli uncini nel soffitto, quella sensazione di essere ben appesi, in quanto l'espressione Well huns indica anche, in slang inglese, dei genitali maschili di grosse dimensioni! In passato, il pezzo era stato ipotizzato come sequel della saga della prostituta Charlotte, a causa di riferimenti ad una donna e al numero 22, il numero civico dell'appartamento. Bring Your Daughter To the Slaughter, per quanto ancora sintonizzata su frequenze rock e pur essendo un brano molto controverso, è uno dei tre pezzi maggiormente degni di nota (assieme a Tailgunner ed alla titltrack) e pare essere fortemente ispirata, nell'interpretazione di Dickinson, al celebre film horror Nightmare. La solenne e conclusiva Mother Russia parla di un Paese, quello sovietico appunto, invaso e massacrato innumerevoli volte nel corso della storia, ed é uno speranzoso auspicio che lì si realizzino pace e libertà: Madre Russia come stai dormendo, i venti freddi di metà inverno soffiano, dagli alberi scivolano i fiocchi di neve, oscillando come fantasmi sulla neve; Madre Russia, maestosa poesia, raccontaci del tempo in cui c’era un grande impero: girandosi indietro il vecchio medita, ricordando un'epoca ormai passata. Madre Russia, la danza dello zar, tieni la testa in alto, sii orgogliosa di quello che sei; ora è finalmente arrivata libertà, cambiando il corso della storia e il tuo passato. Madre Russia, la danza dello zar, tieni in alto la testa, ricordati chi sei! Puoi liberare la rabbia, il dolore? Puoi essere felice? Ora la tua gente è libera. Musicalmente, si avvicina ai vecchi pezzi epici della band, pur essendo meno intricata e fluida, e conclude un disco spesso dimenticato nella ricca discografia della truppa britannica.



BILLOROCK fci.
Venerdì 20 Gennaio 2012, 18.01.13
22
Vichingo : si si speriamo che arrancate... eh eheheh nessuna pietà
il vichingo
Giovedì 19 Gennaio 2012, 17.21.03
21
@ Billorock: eh eh crepi il lupo! Sarà una bella sfida anche se purtroppo vedo che la Signora comincia già ad arrancare e siamo solo in Gennaio!! Sperem!
BILLOROCK fci.
Martedì 17 Gennaio 2012, 20.51.48
20
Vichingo: ci avrei scommesso che eri Gobbo, visto il nick name ; ) in bocca al lupo e inculo alla balena eheheheh
il vichingo
Martedì 17 Gennaio 2012, 16.44.13
19
Mettetevi l'anima in pace lo scudetto lo vince la mia Juventus.... sarebbe anche ora dopo 5 anni
BILLOROCK fci.
Martedì 17 Gennaio 2012, 16.30.36
18
The Thrasher e Nerchiopiteco : ah ah ah eeh eh eh
AL
Martedì 17 Gennaio 2012, 11.54.26
17
ottimo articolo con tante curiosità che non conoscevo! grande Rino e grandi Maiden!
Argo
Martedì 17 Gennaio 2012, 6.33.31
16
Somewhere in Time è una perla! Grandi Maiden, cantastorie senza pari!
nerchiopiteco
Martedì 17 Gennaio 2012, 0.08.45
15
e meno male che sono noiosi e ripetitivi!! Grazie e Complimenti per questi ultimi articoli che hanno reso onore ai Maiden senza banalità e stai tranquillo The Thrasher che quel minestraro di ranieri giusto il derby può vincere, vinciamo a spasso anche questo scudetto
The Thrasher
Lunedì 16 Gennaio 2012, 23.16.09
14
ehehe grazie Billorock, una delle cose più appaganti è risollevare antiche passioni per le band che amo tutt'ora! cmq la mia stima per te si vede diminuire a causa del tuo nuovo appellativo, essendo io un rossonero
BILLOROCK ( Vincitore del derby Milanese)
Lunedì 16 Gennaio 2012, 10.24.18
13
Grande articolo ancora una volta di The Thrasher, fossi un novellino dei Maiden dopo questi articoli correrei a comprare dei cd... oh yeah...
The Thrasher
Domenica 15 Gennaio 2012, 20.44.47
12
grazie ai consueti complimenti! @leonardo: ci sarà, ci sarà continua a seguirci!
leonardo
Domenica 15 Gennaio 2012, 12.07.11
11
curioso per l' articolo ( se ci sarà ) sull' era blaze! per ora Ottimo Lavoro!!!
Denny
Domenica 15 Gennaio 2012, 0.07.33
10
Complimenti per l'articolo... UP THE IRONS!!!
Screamforme77
Sabato 14 Gennaio 2012, 19.05.31
9
Beh che altro dire ? giù il cappello di fronte a quest straordinaria band !!!
maniac
Sabato 14 Gennaio 2012, 17.56.04
8
Maiden sempre e comunque, intervallati dai vecchi Metallica, e non aggiungo altro
il vichingo
Sabato 14 Gennaio 2012, 16.02.34
7
Si hai ragione queste persone che parlano per sentito dire, per pregiudizio, proprio non riesco a vederle. Come nel caso dei Lez Zeppelin, accusati dai moralisti-bigotti di mezzo mondo di esere satanici per una presunta scritta al contrario presente in Stairway to Heaven, cosa tra l'altro che è stata smentita da Jimmy Page in più di un'occasione!
Er Trucido
Sabato 14 Gennaio 2012, 15.50.14
6
è ovviamente un refuso, provvedo a correggerlo Sui predicatori mi ero informato al momento in cui scrissi l'articolo di cui ti parlavo e ce n'erano una marea, alcune cose fanno ridere però a pensarci bene fanno anche rabbia perchè mi ha sempre dato fastidio la gente che giudica senza informarsi/conoscere, soprattutto se lo fa a scopo di lucro. Un po' come nel film "La Retata" con Tom Hanks e Dan Haycroid
il vichingo
Sabato 14 Gennaio 2012, 15.44.49
5
@ Er Trucido: si un personaggio il nostro Jimmy davvero interessante! Tante belle accuse al Rock e al Metal, additati di essere satanisti, blasfemi, malvagi, violenti e quan'altro ma anche il signor Swaggart aveve a i suoi scheletri nell'armadio, il che significa che non era tanto una candida colomba. Ti dirò che io sono credente ma tutti questi predicatori moralisti che vanno tanto "di moda" in America proprio non li posso vedere! Ma stiamo divagando, qui il tema è un altro. A proposito: dove si parla di 7th Son The Thasher ha scritto "Only the God die Young"... mi sbaglio o era Good con due "o"??
Er Trucido
Sabato 14 Gennaio 2012, 15.32.15
4
Eh quella foto in particolare raffigura il momento della pubblica ammissione dei suoi reati... Ne avevo parlato nell'articolo sul Parental Advisory, Jimmy The Reptile gli calza a pennello
il vichingo
Sabato 14 Gennaio 2012, 15.25.52
3
Ah Ah ho visto a destra la foto di Jimmy Swaggart e delle suo sceneggiate!! Non so voi ma quel personaggio sinceramente mi fa un po' ridere! Comunque un plauso a The Thrasher! Questo genere di articoli per me sono sempre una cosa gradita! Quasi quasi me lo stampo per leggermelo con calma la domenica
Finntrollfan
Sabato 14 Gennaio 2012, 14.43.51
2
Davvero ben fatto! Anche se il mio disco preferito dei Maiden è TNOTB penso che l'apice a livello di songwriting l'hanno raggiunto con Powerslave!
Celtic Warrior
Sabato 14 Gennaio 2012, 12.04.36
1
Letto tutto, sono senza parole !!! Bello !!!
IMMAGINI
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Grafico che illustra l'approssimarsi della fatidica ''mezzanotte"
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Antico tempio egizio, scenario ideale per la potente 'Powerslave'
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Rappresentazione di Osiride, divinità egizia citata proprio in 'Powerslave'
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Raffigurazione del poema 'Rime Of the Ancient Mariner'
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Una copia del romanzo di Coleridge
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Il libro da cui fu tratta 'The Lonliness Of The Long Distance Runner'
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Ed ecco la locandina del film a sua volta tratto dal libro
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Alessandro Magno
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L'immenso impero di Alessandro
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Il libro che ispirò il titolo 'Stranger In A Strange Land'
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'Il settimo figlio', il libro di Orson Scott Card
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Orson Scott Card
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Mitragliatore su un aereo della II Guerra Mondiale
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Una delle tipiche sceneggiate del predicatore moralista Jimmy Swaggart
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Steve Harris con la piccola Lauren nel video di Holy Smoke
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Locandina del film 'Run Silent, Run Deep'
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Il romanzo originario di 'Run Silent, Run Deep'
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Il palco 'egizio' del World Slavery Tour
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Eddie mummificato nel tour di Powerslave
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Foto promozionale del 1984
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Locandina del World Slavery Tour
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I mitici anni 80
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Iron Maiden in azione
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L'artwork del 'Live After Death', registrato nel 1985
RECENSIONI
72
80
81
81
90
s.v.
s.v.
69
53
90
69
81
75
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99
86
85
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95
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