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CRYPTIC WRITINGS - # 17 - The Learning - Nevermore
17/01/2012 (3220 letture)
Correva l'anno 1996 quando i thrasher statunitensi Nevermore mettevano al mondo, per il tramite di Century Media Records, quel gioiellino chiamato The Politics Of Ecstasy; il disco, che condivideva il titolo col libro di Timothy Leary, è conosciuto tra i fan della band per l'approccio dissonante e quasi antimelodico alla forma-canzone ma, anche, per il fatto che i testi dei brani sono quasi tutti impegnati, essendo dedicati vuoi a tematiche politico-economiche (The Politics Of Ecstasy, Next In Line), vuoi a riflessioni di natura più filosofica (The Passenger, This Sacrament). The Learning, il brano che chiude l'album, appartiene certamente a quest'ultima specie: il cantante Warrel Dane, autore come sempre di tutti i testi, attraverso la voce di un inusuale soggetto ipotetico (si tratta di una macchina intelligentissima) si pone alcune domande tutt'altro che banali a riguardo della vita, in relazione allo stato avanzato delle moderne tecnologie. Tentare però di riassumere concetti così delicati in poche parole sarebbe fuorviante, oltrechè inutilmente riduttivo: passiamo dunque alla lettura ed all'analisi del testo, partendo dalla prima, emozionante strofa:

I think therefore I am.
I live and so I wonder,
programmed this empath me
And I see no religion
The circle never ends, the purpose never changes face
The circle never lies, but still it hides my life


Penso, dunque sono.
Vivo, dunque mi domando
[chi abbia] programmato questo mio empate
Ed io non vedo alcuna religione.
Il cerchio non finisce mai, il proposito non cambia mai volto.
Il cerchio non mente mai, eppur esso ancora nasconde la mia vita.


Il brano parte da un concetto netto: il soggetto di queste liriche è pensante, si definisce un "empate" (ossia sostiene di avere l'abilità di conoscere le esperienze altrui, siano esse appartenenti ad uomini, luoghi o animali) e, domandandosi chi lo abbia programmato, immediatamente esclude che la risposta debba ricondursi alla religione.

To know I am machine
I learn perchance to dream,
in digitized remorse
I replay your denial, I relive your betrayal
The circle never ends, the purpose never changes face
The learning now begins, my form assuming grace.


Sapendo di essere una macchina
Imparo, forse, a sognare,
[ed] in un rimorso digitalizzato
Io rivedo il tuo rifiuto, rivivo il tuo tradimento
Il cerchio non finisce mai, il proposito non cambia mai volto
L'apprendimento inizia ora, la mia forma assume grazia.


Il soggetto rivela la sua natura meccanica la quale, però, non esclude la capacità (tutta umana?) di sognare. Proprio l'Uomo, che rifiuta a priori la possibilità che una macchina pensante possa essere viva, è l'attore di quel "replay", di quel tradimento perpetrato ai danni della propria creazione, misconosciuta come fosse un figlio illegittimo. In questo contesto, la macchina prende forma ed inizia il vero processo di apprendimento. Per imparare cosa? Stiamo per scoprirlo...

I am conscious antithesis of flesh,
in genetic algorithmic thought I surge.
Searching the waves of memory I enact the sequence
I follow the plan, tripping the hammer again
Searching the waves of memory I establish the weakness
I follow the plan, learning the rhythm of human emotion and thought


Sono l'antitesi cosciente della carne,
Mi sovraccarico tramite un pensiero [di tipo] genetico-algoritmico.
Cercando tra le onde della memoria dò inizio alla sequenza,
Mi attengo al piano, azionando nuovamente il martello.
Cercando tra le onde della memoria, individuo la criticità
Mi attengo al piano, imparando i ritmi dell'emozione e del pensiero umano.


L'obiettivo della macchina è tanto semplice quanto difficile: imparare a pensare come gli esseri umani, scoprire la formula matematica delle emozioni e poterla replicare, esattamente come fosse una sequenza, una macro, un comando, per soddisfare la pulsione quasi ossessiva di sentirsi come il proprio creatore. E' il tentativo di traduzione matematica del procedimento umano di creazione del pensiero e del sentimento, che esplode nella terrificante domanda...

If you cannot linguistically differentiate a person from a computer
Could the computer be internally conscious?
To emulate flesh machines I am learning


Se non puoi distinguere linguisticamente una persona da un computer
[allora] Il computer potrebbe essere internamente conscio?
Sto imparando ad emulare le macchine di carne.


Cosa distingue una persona da un computer, se entrambi condividono la stessa abilità di creare pensieri, di parlare, di avere emozioni? La macchina di ferro è la creazione dell'Uomo ed essa aspira ad essere come il suo creatore, che impara ad emulare tentando di agire come lui: ma la macchina di carne si comporta allo stesso modo, nei confronti del suo genitore, ammesso che vi sia? Che questa metafora sia voluta o meno, ovviamente, non lo possiamo sapere, ma il concetto viene bene o male ripetuto nella strofa successiva.

Isomorphic structure of mind, cellular automata, processed life
Washing the seas of memory I enact the sequence
I follow the plan tripping the hammer again
Seeking emotions in elegies I establish purpose
I follow the plan, learning the rhythm still seductively generalized


Struttura mentale isomorfica, automa cellulare, vita elaborata
Lavando i mari della memoria dò inizio alla sequenza,
Mi attengo al piano, azionando nuovamente il martello
Cercando emozioni nelle elegie, stabilisco un obiettivo
Mi attengo al piano, imparando il ritmo ancora seducentemente generalizzato.


If you cannot linguistically differentiate a person from a computer
Could the computer be internally conscious?
To emulate flesh machines I am learning
download, process, analyze


Se non puoi distinguere linguisticamente una persona da un computer
Potrebbe il computer essere internamente concio?
Sto imparando ad emulare le macchine di carne.
Scarica, elabora, analizza.


La chiusura del brano è poi dedicata al momento in cui macchina e uomo diventano un'unica entità, dando il via all'avvento di una nuova era:

When man and machine become one,
innocence is lost, a new age begun
This raises a question of philosophy
Should machines be considered a conscious entity?

[...]
Machines are still learning to feel
when I have awakened the world will never be the same...

... and my time is soon at hand.


Quando l'Uomo e la macchina diventano una cosa sola,
l'innocenza è perduta, è iniziata una nuova era.
Questo solleva una domanda di filosofia:
Le macchine dovrebbero essere considerate un'entità cosciente?

[...]
Le macchine stanno ancora imparando a provare emozioni
Quando mi sarò risvegliato il mondo non sarà mai più lo stesso...

... e il mio tempo è ormai vicino.


Il significato del pezzo, ora, dovrebbe essere abbastanza chiaro, ma la bontà del lavoro di Dane e soci rileva anche sotto altri, diversi aspetti: se da un punto di vista lirico The Learning ha un significato preciso, le speculazioni che potrebbero conseguire ad una sua attenta lettura potrebbero essere molte (la metafora dell'Uomo -il prodotto- che cerca insistentemente di imitare Dio -il suo costruttore- è solo uno degli esempi possibili).
Si può inoltre imparare più di qualcosa sulle tecniche di scrittura dei testi: per esempio l'uso di una terminologia consona all'ambiente narrativo (quello tecnologico) contribuisce non di poco ad evidenziare implicitamente certi concetti e significati, come quando viene scelto il verbo "replay" -che nel linguaggio comune indica la funzione di "riavvolgere e poi rivedere/risuonare"- attribuendogli implicitamente il significato di "remember", ossia "ricordare", ma anche la scelta di inserire una citazione filosofica all'inizio del brano (Cogito Ergo Sum, ossia I Think Therefore I Am) non può essere casuale, soprattutto perchè tutta la narrazione si basa su questo fondamento (il fulcro del brano infatti è capire se una macchina può esistere in quanto essere vivente: dunque, se una macchina può pensare liberamente, le si può applicare il principio cartesiano?).
Notevole anche l'inserimento della parola "empath", che in Lingua italiana non mi risulta avere una traduzione vera e propria (io ho usato "empate" perchè credo si avvicini molto al significato originario del termine): credo che la sua presenza, considerato che si tratta di una parola molto poco comune anche in Lingua inglese, sia indice della ricerca che è alla base di questo testo, e comunque ne aumenti il valore intrinseco. Perchè il valore della musica si misura anche sulla base dell'utilizzo che di essa se ne fa o se ne può fare: in questo caso abbiamo un brano che, oltre ad offrire un numero considerevole di ascolti, oltre ad offrire decine di spunti di discussione dal punto di vista della tecnica e della musica, ha un testo da brividi e suscettibile di una lettura attenta e di almeno un minimo di ricerca. Non è forse questo un valore aggiunto?



Bubba
Mercoledì 19 Dicembre 2012, 22.12.51
15
*mentre
Bubba
Mercoledì 19 Dicembre 2012, 22.12.08
14
è così difficile considerare l'uomo una macchina? ovviamente dal punto di vista meccanico sappiamo come funziona il corpo umano... il pensiero potrebbe essere la risposta (anche in forma di domanda) agli infiniti dati accumulati dalla mente (non cervello) nell'esperienza dellla vita che caratterizza ogni essere umano, volente o nolente. è così difficile pensare in termini di macchina umana? oppure anche il nostro autonominarci "esseri" è solo una risposta a caso a una domanda cui semplicemente non è possibile rispondere con i dati che abbiamo al momento? perchè la carne può pensare, mantre il metallo no?
Remedy
Martedì 26 Giugno 2012, 11.46.07
13
Dane è uno dei migliori scrittori che la musica abbia mai avuto, pochi cazzi !!
Matteo
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 11.26.53
12
Ottimo articolo, complimenti sinceri all'autore. Da tempo mi chiedevo quando aveste trattato un brano dei Nevermore, viste le indubbie qualità narrative di Warrell Dane. Avete scelto uno dei loro brani migliori (sia per testo che per musica), da quel gioiello di metallo dissonante e ipertecnico che è "The politics of ecstasy". Il testo si inserisce secondo me nella classica tradizione sci-fi, come insegna sopratutto Isaac Asimov, ma anche Phiilp K. Dick, che hanno trattato magistralmente il rapporto uomo-macchina e il possibile conflitto interiore di un automa. Non manca ovviamente il punto di vista personale di Dane, vedi il riferimento alle coercizioni delle religioni. Infine, anche Sentient 6 tratta lo stesso tema simile (non credo sia un sequel comunque) creando un interessante continuum nell'opera della band.
NoRemorse
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 1.21.40
11
Articolo stupendo per 9 minuti e 41 di arte. bravo Khaine, rivoglio i miei Nevermore
Khaine
Martedì 17 Gennaio 2012, 23.28.06
10
@ phantomlord: grazie e benvenuto Si, in effetti "mastodonte" è un aggettivo più idoneo
phantomlord84
Martedì 17 Gennaio 2012, 23.15.08
9
Veramente un bell'articolo, complimenti! Unico appunto: The Politics Of Ecstasy sarebbe un gioiellino? Ma è un mastodonte di metallo pesante!!!! Uno degli album più belli che abbiamo mai ascoltato in vita mia!!
Metal4ever90
Martedì 17 Gennaio 2012, 18.45.29
8
Testo veramente riflessivo ed emozionante! Sono sicuro di poter annoverare i Nevermore tra le migliori band degli anni '90. Complimenti a Khaine
Jimi The Ghost
Martedì 17 Gennaio 2012, 16.01.16
7
.....Hai capito sto Khaine! Gran articolo...come grande The Learning...Jimi TG
Nightblast
Martedì 17 Gennaio 2012, 15.45.06
6
Bellissimo articolo. Nevermore immensi ed unici. Il mondo Metal ha bisogno dei Nevermore, la più grande band dei giorni nostri.
Flag Of Hate
Martedì 17 Gennaio 2012, 15.36.11
5
Bell'articolo e bellissima canzone. I Nevermore riprenderanno l'argomento nell'altrettanto bella Sentient 6 da TGE.
fabio II
Martedì 17 Gennaio 2012, 14.44.27
4
Ottima song, album fantastico; ma soprattutto Khaine credo che sia andato a tirar fuori un argomento molto importante ( complimenti anche a Lizard per il suo intervento ). Se dovessi scrivere tutte le sensazioni che Khaine mi ha provocato con la sua disamina sarei decisamente troppo lungo. Bisognerebbe comunque capire cos'è 'macchina' e cos'è 'umano' in un ottica non tradizionalista; ad esempio inquadrando l'intera vicenda partendo dalla meccanica quantistica che è molto vicina, oggi come oggi, dall'affermare che è la mente a dare una forma agli 'oggetti' che percepisce.
Nikolas
Martedì 17 Gennaio 2012, 14.30.40
3
Si anche second ome c'è un forte rimando al famoso test di Turing... in ogni caso ottimo articolo per un bellissimo pezzo dei leggendari Nevermroe!
Rudolph
Martedì 17 Gennaio 2012, 13.58.22
2
Innanzitutto complimenti per l'analisi, davvero accurata. Io personalmente ho sempre ritenuto la domanda "If you cannot linguistically differentiate a person from a computer could the computer be internally conscious?" una formulazione del test di Turing...
Lizard
Martedì 17 Gennaio 2012, 13.50.00
1
Superba trattazione di uno dei temi base della fantascienza classica: il rapporto tra uomo e macchina. Warrel Dane dimostra che in musica si possono affrontare anche temi filosofici di un certo peso, con risultati strabilianti. Chissà se davvero il futuro è nella fusione tra uomini e macchine (molto cyberpunk) o se nella dominazione di una "specie" sull'altra. Chissà se le macchine penseranno mai come gli uomini o se le combinazioni binarie del loro pensiero accetteranno anche le variabili impazzite del pensiero umano. Chissà se davvero percepiranno l'uomo come Creatore e vorranno assomigliare a lui, o piuttosto lo sentiranno come uno stadio evolutivo inferiore e cercheranno di sopraffarlo o magari rinchiuderlo in uno zoo. Tante domande, una certezza: essere una band di livello superiore significa anche questo.
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Uomo o macchina?
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La creazione dell'automa nel capolavoro 'Metropolis'
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