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IRON MAIDEN - Adrian Smith, la biografia
24/01/2012 (9503 letture)
Tutte le più grandi band che hanno fatto la storia dell'hard'n'heavy godono di un'alone affascinante di originalità e personalità, quel sound magico che le rende inconfondibili ed inimitabili. Gli Iron Maiden hanno sempre costruito la loro fama sulle grandiosa musicalità delle loro ariose ed ampie sezioni strumentali, oltre che alle celeberrime galoppate di basso, puntando fortissimo sul feeling capace di scaturare dalle sei corde. Un suono pulito e armonioso, cristallino e vivace, fresco, reso tale proprio dalla grande classe e dal gusto melodico dei chitarristi che si sono avvicendati e poi stabiliti al cospetto della Vergine di Ferro. Tra questi, Adrian Smith é sicuramente quello più amato dai fans, estremamente rappresentativo sia per la lunga militanza nella band che per il suo tratto ineguagliabile, morbido ed avvolgente. Dalle carezze delle sue dita sono scaturiti alcuni tra i più grandi classici di un repertorio imponente: canzoni leggendarie, conosciute da tutti e degne a detta di chi scrive di venir fatte ascoltare nelle scuole, sono veri e propri lampi di grandeur, che ancora scintillano all'interno di album epocali e straordinari, messi in fila come una collezione di gioielli in quella decade succulenta intercorsa tra il 1980 ed il 1990. Smith è la classica persona per bene che si cala nei panni di leggenda della musica pesante, un ragazzo tranquillo e in gamba, che mai si é buttato via in eccessi o stronzate: la faccia pulita dell'heavy metal, in barba agli stereotipi ed ai clichè. Una persona comune, dotata però di un grande dono: la sua tecnica di chitarrista, infatti, ha ispirato ed ispira tutt'oggi intere generazioni di musicisti, a testimonianza della bontà del suo lavoro e di ciò che ha contribuito a creare, partendo dai semi originati dal vecchio hardrock settantiano. Tra le molteplici influenze dell'abile guitarist britannico spiccano infatti vecchie glorie come i Thin Lizzy, i Wishbone Ash, Michael Schenker, gli immancabili e blasonati Black Sabbath, Joe Satriani e altri artisti dal tratto più spiccatamente melodico (Gary Moorem Pat Travers, Johnny Winter), che hanno però reso più vario e ampio il suo parco di conoscenze. La sua storia inizia nel febbraio 1957 ad Hackney, nei sobborghi di Londra: Smith é il minore dei tre figli di un decoratore. Nonostante non sapesse ancora suonare, né tantomeno cantare, in età adolescenziale Adrian covava già il sogno di entrare in una band e si propone, pertanto, ad alcuni coetanei, in qualità di singer. A scuola stringe amicizia con un certo Dave Murray: con lui suona in una piccola band locale, gli Stone Free, dopo aver acquistato dallo stesso Murray la sua prima chitarra, uno strumento costatogli appena cinque sterline, riverniciato d'oro e successivamente venduto a dodici, che rappresenta il punto di partenza di una grande carriera artistica. Ben presto Smith fonda fgli Urchin, ai quali presta dita e corde vocali; il fido Murray, però, viene presto attirato dalle sirene degli Iron Maiden, astri nascenti della scena underground londinese: gli Urchin non decollano, ma il Nostro entra comunque nell'orbita della Vergine di Ferro, fresca di debut, nel 1981. Nonostante un suo coraggioso rifiuto iniziale.

La formazione di Steve Harris stava per separarsi da Dennis Stratton e aveva già contattato Adrian Smith l'anno prima, ma il ragazzo, fermamente convinto delle potenzialità degli Urchin, aveva declinato l'offerta; ora, non poteva più rifiutare. Ricorda Bruce Dickinson, futuro vocalist della band inglese: Ho incontrato Adrian la prima volta nel 1981. Io cantavo nei Samson e lui era appena entrato negli Iron Maiden. Con i Samson stavamo registrando il secondo disco ed i Maiden registravano 'Killers' nello stesso studio. Era l'ultimo arrivato del gruppo, ma mi ha immediatamente impressionato il suo modo di suonare la chitarra, Era maledettamente rock and roll anche nel fisico. Era pelle e ossa, tonico e con l'aria un pò sbadata. Ed era anche bello. E' una persona abbastanza malleabile e ha un senso dello humour molto diretto, ama prendersi il suo tempo per riflettere sulle cose e, quando si tratta di suoni, é un vero perfezionista. Quando facevamo i soundcheck insieme bisognava sempre attendere che lui fosse soddisfatto. Come chitarrista, ha uno stile completamente unico e questa é una caratteristica che non ha prezzo. Sembra pigro e casuale nel modo di suonare, ma non é così. Tu non sai mai cosa sta per succedere, ma lui sì. E' un ottimo atleta anche, ama il calcio ed il tennis. L'ingresso negli Iron Maiden sembrava quasi obbligato da qualche congiunzione astrale e, finalmente, si celebrò il matrimonio, giusto in tempo per le session-recording di Killers, album che proseguiva sulla scia del frizzante street-metal degli esordi. Ma il vento stava per cambiare, e il tocco sempre più raffinato e accurato di Adrian Smith, unitamente alla dipartita dal ribelle Di Anno, avrebbe regalato alla Vergine di Ferro una dimensione nuova ed intramontabile. Durante il processo di composizione che avrebbe portato al leggendario The Number Of The Beast, il chitarrista mise in mostra ottime doti di compositore e contribuì ad ampliare lo spettro sonoro della band, che diventava ora ancor più epica, maestosa ed intricata nelle composizioni, grazie sopratutto al vocalism eroico della new entry, Bruce Dickinson, e al chitarrismo fatato della ritrovata coppia Smith-Murray: i duelli squillanti tra le due asce gemelle diventano una sorta di marchio di fabbrica, caratteristica che rendeva torrenziali e straordinari pezzi come The Prisoner, Acacia Avenue, la gigantesca Hallowed Be Thy Name e tutti quelli che sarebbero seguiti negli album successivi, come 2 Minutes To Midnight, Wasted Years, The Evil That Man Do o Moonchild, tutti scaturiti dalla penna sagace di Smith. Il suo stile genera assoli caldi e molto melodici, accurati e particolareggiati nella loro struttura avvolgente, e conferisce ulteriore prestigio agli album che consacrano la leggendaria band inglese: Piece Of mind, caleidoscopio di melodie ancor più fluide che in passato, Powerslave -capolavoro magistrale di potenza, tecnica, melodia ed atmosfera, ma anche ottimo esempio delle liriche colte, intellettuali ed intelligenti da sempre fiore all'occhiello degli Iron Maiden- e Somewhere In Time, quest'ultimo caratterizzato dalla nota svolta tecnologica attribuita all'utilizzo dei sintetizzatori; Smith, che contribuì tangibilmente a questa svolta, non esita a definirlo il suo preferito tra i tanti dischi registrati. Riguardo al suo stile inconfondibile, l'interessato ha in passato affermato: 'Per molti chitarristi, la chitarra é uno strumento di pura aggressione anziché di melodia. C'é sicuramente spazio per l'aggressione, ma la melodia deve contrastarla. Nei Maiden siamo melodici, ma la melodia si sviluppa con suoni molto metal. C'é l'heavy metal, ma insieme c'é la melodia, una melodia tranquilla e facilmente riconoscibile. Quando uno la individua, la memorizza e si innamora degli Iron Maiden, Credo che le persone alla fine si ricordino la melodia e non l'aggressione. Ma ci sono geni della chitarra che sanno andare oltre questi limiti: Steve Vai, Satriani, Jimi Hendrix. Roba geniale. Ma non vorrei essere nessuno se non me stesso. Sognavo di fare rock, e sono una delle persone fortunate che hanno avuto la possibilità di raggiungere quello che volevano fare. L'avanzare dell'età ci rende filosofici, ma una volta salito sul palco sono un ragazzino, senza rete'. Una descrizione fedelissima.

Erano gli anni d'oro per la corazzata britannica, impegnata in tour prolungati e sfiancanti ai quattro angoli del globo, sempre al centro dei riflettori e capace di riscrivere e dettare le coordinate stesse di un genere, l'heavy metal, in prepotente stato di grazia. Adrian Smith stava contribuendo in maniera importante alla storia degli Iron Maiden, firmando in calce gli album migliori della loro epopea e diventando una pedina quasi insostituibile nella fase di vita più intensa della band, che nel frattempo completava la sua evoluzione tecnica spingendosi fino al limite del metal progressivo con l'elegante ed epico Seventh Son of A Seventh Son. Con l'avvento del 1990, però, il chitarrista si addentra in un progetto parallelo, Adrian Smith And The Project, coi quali registra Silver And Gold, e decide clamorosamente di abbandonare la band madre alla vigilia di No Prayer for The Dying: probabilmente il ritorno a sonorità più street-rock non lo rendeva particolarmente felice, anche se qualcuno sosteneva che lo split fosse dovuto anche alla sua volontà di staccare la spina e dedicarsi ad uno stile di vita più tranquillo, dopo tanti anni on the road. A detta dell'interessato, che definì quei giorni come sofferti ed emotivi, fu una piccola indecisione a costargli caro: il rigido Steve Harris non tollerava attimi di riflessione e non esitò ad allontanarlo. Smith riteneva normale l'insorgere di dubbi esistenziali e domande introspettive in concomitanza con l'incedere degli anni, e questo cozzava contro la visione del bassista che -pur ponendosi egli stesso sempre più frequenti interrogativi personali- tendeva a dividere drasticamente il bianco dal nero, senza compromessi: dopo dieci anni di gloria, dunque, la separazione diventò inevitabile, anche se nell'agosto 1992 Adrian Smith tornò sul palco con i vecchi compagni durante il Monster Of Rock di Castle Donnington: una comparsata che fu il primo assaggio degli Iron Maiden a tre chitarre, che regalò ai fans un'inedita versione di Running Free. La vita andava avanti: il Nostro mise in piedi il progetto blues The Untouchables con alcuni amici, componendo diversi pezzi originali, mentre nel 1996 formò gli Psycho Motel, rilasciando due album moderni come State of Mind e Welcome To the World. La vecchia amicizia con Bruce Dickinson, anch'egli nel frattempo uscito dal favoloso mondo di Eddie The Head, si confermò attraverso una collaborazione riguardante un paio di album solisti del singer: i due sarebbero rientrati presto negli Iron Maiden, insieme, per inaugurare in grande stile il nuovo millennio. La band versava in condizioni poco incoraggianti, e la reunion della line-up storica sarebbe stata l'unica panacea per resuscitare la fenice: il cantante affermerà in seguito che non sarebbe mai rientrato nella band senza Adrian Smith, perché senza di lui non sarebbero stati gli Iron Maiden. Una dichiarazione importante ed una fortissima dimostrazione di stima. Gli Iron Maiden, grazie al ritorno suo e di Bruce, ripresero il loro cammino a testa alta, ricominciando a sfornare album di ottimo livello, forse non completamente all'altezza dei classici ma sicuramente gradevoli (e graditi): la reunion, definita dallo stesso Smith come una possibilità fantastica, aveva rimesso in carreggiata una storia meravigliosa. Adrian Smith ha sposato la canadese Nathalie Dufresne, che lo ha reso padre di tre figli ed é stata la sua agente negli anni lontano dai Maiden; la donna é anche co-manager della Sanctuary Records. Nella vita quotidiana, il chitarrista ama pescare e rilassarsi, vivere a contatto con la natura e collezionare chitarre: ne possiede una trentina, la preferita delle quali é una Jackson Stratocaster. Possiede anche una Jackson Soloist a doppio manico ed ha utilizzato anche una Fender Stratocaster, delle Gibson, delle Ibanez e molte altre; possiede anche una Gibson Les Paul goldtop acquistata per 235 sterline a diciassette anni (La miglior chitarra che io abbia mai avuto) e in termini di amplificazione é grande estimatore della Marshall. La seconda volta è ancora meglio della prima: con queste parole, il ragazzo di Hackney spiegò come la maturità ti faccia apprezzare ancora di più tante piccole grandi cose; voltandosi indietro per ammirare ancora una volta la scia dorata impressa a fuoco nella storia dell'heavy metal dagli Iron Maiden, il vecchio mago delle sei corde non potrà che essere fiero di farne parte in maniera tanto significativa.



Silvia
Sabato 6 Maggio 2017, 10.51.45
32
@Christian death rivinus, sì non c'è dubbio che Kai/Weiki abbiamo preso ispirazione da loro! Ma anche nel melodeath si sentono le loro influenze se pensi a Strömblad (fantastico!)/Gelotte o la prima coppia dei Dark Tranquillity Sundin/Johansson (secondo me Martin invece non c'entra niente anche se mi piace molto). Comunque negli anni 80 Adrian non mi colpì tanto, gli preferivo Dave ma credo che fosse perché i suoi assoli erano più "classicamente rock" mentre ora riconosco la grande influenza del blues su Adrian e la apprezzo molto. A dire il vero poi lo stile di un chitarrista non si vede solo dagli assoli, almeno x me che non ho mai amato i funamboli (gusto personale).
Christian death rivinus
Sabato 6 Maggio 2017, 9.57.56
31
Strange of a strange land.....scusate ma e' un errore di tastiera, nell' iphone li corregge in automatico....
Christian Death Rivinusa
Sabato 6 Maggio 2017, 8.49.07
30
Adrian....
Christian Death Rivinusa
Sabato 6 Maggio 2017, 8.47.37
29
L'assolo di strange of a strangland di Adriano in somewere in time e' qualcosa di fantastico, un assolo ritmico e melodico nello stesso tempo Con dave sono la coppia migliore di sempre nel metal, assieme a kk e Tipton dei priest. Poi ci metto anche hansen e weikat dei primi 3 album delle zucche che secondo me hanno preso spunto e ispirazione dai maiden e dai priest
Silvia
Sabato 6 Maggio 2017, 3.08.50
28
Che stile, concordo con Gers quando dice che Adrian è ritmico anche negli assoli, una cosa che secondo me lo contraddistingue da tutti gli altri e che col tempo ho apprezzato sempre più (mi riferisco ai primi 6 album, non so dopo). Forse fra i suoi assoli quello che preferisco è The Number of the Beast, le note giuste al momento giusto senza rincorrere la velocità della luce! Poi vabbè x me non c'è Adrian senza Dave, le loro armonizzazioni sono una delle cose che mi piace di più del suono classico dei Maiden 😊
Christian Death Rivinusa
Venerdì 15 Maggio 2015, 2.02.02
27
il mio preferito di sempre… ..uno dei regali più grandi che mi sono fatto e' stato vederlo dal vivo al suo ritorno ai maiden nel 99 al filaforum di assago..:fantastico concertone… .adrian impeccabile… i sui assoli sono unici
dario
Martedì 9 Dicembre 2014, 16.16.00
26
Uno dei più grandi in assoluto. Il gusto nelle melodie, il tocco e l'estro lo rendono uno dei migliori. Senza ipertecnicismi ha dato vita ad assoli indimenticabili. Veramente un gigante.
Philosopher3185
Lunedì 8 Dicembre 2014, 20.46.06
25
Grandissimo chitarrista,per me è l'Eric Clapton del Metal! tocco pulito,preciso..un sound nitido,grintoso e mai confuso. Per me che sono un Chitarrista,lui rappresenta una grandissima fonte di ispirazione(insieme ovviamente al buon Dave Murray)
Argo
Martedì 10 Aprile 2012, 20.15.44
24
Forse il mio chitarrista preferito di sempre, lo adoro... a 8 anni, quando uscì Somewhere in time e un mio amico/maestro di chitarra me lo fece sentire, rimasi folgorato da questo tipo di musica, e iniziai a suonare la chitarra; Somewhere in time è il parto di Smith, Adrian quindi mi ha in pratica battezzato per il metal. Il suo assolo di Caught somewhere in time è il mio preferito, secondo me il miglior assolo di Adrian nei Maiden. Grande Adrian!!!
AdrianDaveJanick
Giovedì 16 Febbraio 2012, 23.12.59
23
Il miglior chitarrista dell'heavy metal secondo me...
Screamforme77
Venerdì 27 Gennaio 2012, 1.52.40
22
Una vera e propria colonna dei Maiden.Se Harris è il cervello,Dickinson l'energia,lui è il cuore dei Maiden.Oltretutto è anche un ottimo compositore: 22 Acaccia Avenue,The Prisoner,Flight Of Icarus,2 Minutes To Midnight e Wasted Years sono delle vere perle.Secondo me non è un caso sei a mio avviso il periodo meno brillante della carriera dei Maiden(gli anni 90) coincide con la sua assenza ! Up The Irons !!!
Metal4ever90
Giovedì 26 Gennaio 2012, 13.21.26
21
ahahahahaah! Grande Nicko! Quanto me fa ridere!! XD
Celtic Warrior
Giovedì 26 Gennaio 2012, 13.01.18
20
ah ah Grande Khaine
BILLOROCK fci. (Odia Tiago Motta)
Giovedì 26 Gennaio 2012, 12.47.38
19
eh eh ehe mi sa di si...
Khaine
Giovedì 26 Gennaio 2012, 12.45.38
18
Già, e Nicko si sta stoccando le parti intime!!!
Thomas
Mercoledì 25 Gennaio 2012, 18.22.08
17
Guardando la foto recente degli iron... bruce è l'unico a non aver fatto la tinta
Finntrollfan
Mercoledì 25 Gennaio 2012, 12.07.00
16
Grandissimo chitarrista, e dato che anch'io suono la chitarra l'ho sempre venerato! I suoi assoli che mi piacciono di più sono quelli di Run to the hills, The number of the beast e Moonchild
xXx
Mercoledì 25 Gennaio 2012, 10.59.11
15
Grande personaggio, grande chitarrista! Ha una classe e una tecnica da paura. Sarebbe stato bello un maggior approfondimento sui suoi progetti post Iron e progetti paralleli quali A.S.A.P., Psycho Motel. Michael Kiske e Bruce Dickinson...
Painkiller
Mercoledì 25 Gennaio 2012, 9.28.53
14
Dopo la sua dipartita dai Maiden ricordo un articolo in cui venne definito "Mr.Feeling", di lì a poco in parecchi altri articoli comparve questo soprannome che credo sia il modo migliore per definire questo magico chitarrista. Come altri però, non riesco a vederlo lontano da Dave Murray, diverso ma a lui complementare, perchè insieme costituiscono semplicemente la miglior accoppiata di asce della storia insieme a Tipton/Downing. Quanto dichiarato in seguito da Dickinson fu in realtà un vero e proprio "dictat" del cantante, che impose il ritorno di Smith ed il mantenimento di Gers nella line-up (Gers era stato portato nei Maiden proprio da Dickinson, avendo lavorato con lui in tattoed millionaire). Grande grande grande.
BILLOROCK fci.
Mercoledì 25 Gennaio 2012, 8.10.10
13
Smith è il tipico subalterno, schivo e dal profilo basso!! Ma grazie ai suoi giri di chitarra gli Iron sono diventati celebri in tutto il mondo...
brainfucker
Martedì 24 Gennaio 2012, 22.09.10
12
un grande..classe pura!peccato che da un po' di tempo si stia facendo influenzare troppo dalla vena prog di steve..lui è quello rock n'roll cazzo XD
The Thrasher
Martedì 24 Gennaio 2012, 21.05.16
11
ringrazio tutti per i complimenti @toni: sulle canzoni a cuii fai riferimento, intendevo dire semplicente che lui ha contribuito a suonare su quei dischi e quelle canzoni epocali...
jek
Martedì 24 Gennaio 2012, 20.59.52
10
Rinnovati complimenti a Rino. Queste biografie sono sempre molto interessanti. Devo ammettere che come J.T.G. Smith senza Murray non me lo immagino, li vedo un tutt'uno.
Jimi The Ghost
Martedì 24 Gennaio 2012, 20.36.05
9
Un chitarrista nei suoi assoli non dovrebbe mai essere ripetitivo, ricercare la melodia e dovrebbe essere anche carismatico. Adrian Smith in raffronto agli altri aveva sicuramente tutto e di meglio. Plettrata non rapida,ma definibile incisiva e puntuale suonata su di una chitarra che preferisco nelle sue mani: la Strato. Con tutto lo sforzo che posso, ma non riesco ad immaginarlo senza Dave Murray...Sarò di parte, ma questi articoli mi piacciono troppo! Bravo Rino!.......Anche la "foto bollente" mi ha lasciato musicalmente affascinato....Jimi TG
Radamanthis
Martedì 24 Gennaio 2012, 18.21.38
8
Un appunto The thrasher...due parole sulla collaborazione con Kiske in Instyant clarity (1996) debut solista di Kiske potevi spenderle...Tra l'altro l'accoppiata Kiske - Smith ha scritto grandi brani in quell'album (senza contare che c'era anche Kai Hansen a duettare con le sei corde...) Eh eh eh Rino, non si fa...non si fa... ps: comunque, a parte questa GRAVISSIMA mancanza, ottimo articolo
Thomas
Martedì 24 Gennaio 2012, 17.02.54
7
Un grande, adesso mi ascolto Paschendale, bellissima.
Thomas
Martedì 24 Gennaio 2012, 16.59.48
6
L'assolo piu figo di Smith è quello di Strangers in a Strange land...
Metal4ever90
Martedì 24 Gennaio 2012, 16.59.17
5
Quoto Three Pieces, io lo adoro anche per le sue doti di paroliere.
ThreePieces
Martedì 24 Gennaio 2012, 15.21.12
4
smith... il mio preferito *________*
il vichingo
Martedì 24 Gennaio 2012, 14.58.17
3
Quoto Nigthblast. Smith è uno dei chitarristi che più apprezzo nella scena metal (ora che ci penso non ho mai fatto una lista dei miei chitarristi preferiti ....
toni
Martedì 24 Gennaio 2012, 14.20.39
2
ottimo articolo, adrian smith è uno dei chitarristi più rappresentativi nell'ambito metal, tende a scrivere gli assoli prestando molta cura alla melodia. ps: dall'articolo si capisce che The Number of The Beast, Run To The Hills, The Trooper, Aces High, li abbia scritto lui ma non è così, mi risulta che sono tutte di Steve Harris
Nightblast
Martedì 24 Gennaio 2012, 12.46.50
1
Il migiore dei tre senza alcun dubbio...Il genio, il gusto, la tecnica, l'inventiva e la "sperimentazione" dei Maiden passano da Smith...Un suo assolo vale 30 volte gli eccessi ed i tecnicismi sterili di decine di shredder. Assieme a Harris Adrian Smith è l'anima dei Maiden.
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... ed oggi
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Adrian Smith oggi
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