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La line-up di 'Fear Of The Dark'
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Iron Maiden, 1992
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Foto promozionale col nuovo singer
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La band nella seconda metà dei nineties
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Blaze Bayley
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IRON MAIDEN - The Voice Of The Beast, # 3
01/02/2012 (5189 letture)
Gli anni novanta piombano in casa Iron Maiden con la grazie di un ciclone: prima un incompiuto e poco riuscito ritorno allo street metal degli esordi, quindi un tentativo di rinsavita, il successo planetario ma l'incapacità di confezionare un nuovo disco da leggenda, costantemente rallentati dall'ispirazione calante, dall'obbligo di adeguarsi al music business moderno (rimpinzando le tracklist di filler e riempitivi), dai contrasti con Bruce Dickinson che, dopo il 1992, abbandona la Creatura al proprio destino; addio, dunque, agli scenari epici e maestosi, alle digressioni su faraoni e condottieri macedoni, addio alle leggende ed alle citazioni letterarie, a favore di scritti più introspettivi, cupi o attuali, troppo spesso incentrati sulla ricerca interiore o sul banale argomento bellico: non mancheranno lasciti di grandeur, certamente, però il profilo tenuto dalla leggendaria Vergine di Ferro nei tre album che vanno dal 1992 al 1998 sarà certamente più basso rispetto alla sontuosa decade precedente, nella quale la corazzata britannica aveva detenuto la leadership assoluta, assieme a pochi altri colossi. L'aureo splendore lirico e musicale che aveva illuminato la volta celeste dell'heavy metal nel corso degli anni ottanta stava andando incontro ad un necessario e biologico periodo di svecchiamento, aggiornamento: quello che rimane è costituito da dischi comunque piacevoli e contenenti momenti importanti e degni di nota, nessun vero scivolone -come invece é capitato a tanti illustri colleghi- ed un affetto ancora una volta inossidabile da parte dei fans, anche se il trattamento riservato al povero Blaze Bayley non é stato dei migliori: il cantante, una delle persone più ammirevoli della scena -un gran simpaticone, ma anche capace di chiudersi in improvvisi momenti di cupezza, peraltro ripetutamente colpito da sfortune e sventure nel corso della sua vita- é stato fin troppo criticato, anche se gli va dato atto di aver interpretato con passione, energia ed entusiasmo linee vocali costruite prevalentemente sulla timbrica di Dickinson, senza mai demeritare: una prova d'orgoglio, un segno lasciato nella gloriosa storia di questa band e il sogno avverato, e poi tristemente naufragato, di un fan scatenato, un ragazzo che si é sempre nutrito di puro e sano heavy metal. L'ingresso di Janik Gers in vece di Adrian Smith, infine, ha portato un approccio più schietto e rockato, leggermente inferiore al prodigioso tocco fatato tipico del grande chitarrista di Hackney.

1992, FEAR OF THE DARK. Nel 1992 la Vergine di Ferro fa un parziale retrofront, smentendo il ritorno allo street-rock degli esordi -coinciso con No Prayer for The Dying- e confezionando un prodotto controverso come Fear of The Dark, in cui trovano spazio sia brani tradizionalmente epici e maestosi che altri dal profilo molto più basso e rockeggiante, spesso considerabili veri e propri filler. Anche la prova vocale di Dickinson, qui più aspra e meno ridondante di un tempo, generò differenti opinioni in seno ai fans della storica formazione britannica. In ogni caso, il disco rappresenta un passo avanti rispetto al predecessore e contiene una buona manciata di pezzi avvincenti ed emozionanti: dal punto di vista tematico, la band opta ancora per testi di varia natura ma che, rispetto al glorioso passato, privilegiano maggiormente l'attualità e la quotidianità piuttosto che le celebri ispirazioni storico-letterarie. Anche nel caso di Be Quick Or Be Dead, per esempio, si affontano argomenti inediti per questo moniker, come la corruzione imperante all'interno del music business: l'opener, una delle canzoni più frenetiche ed irruenti scritte dagli Iron Maiden, denuncia il rischio che si corre nel fidarsi di individui meschini e sempre pronti a fregare le band fino all'ultimo centesimo; tuttavia, se si è costretti a lavorare con tali soggetti -chiosa lo stesso Dickinson- é meglio imparare ad essere più scaltri di loro (Tienili d'occhio: o sei veloce o sei morto). Curioso il riferimento alle torri d'avorio, sedi dei discografici, simbolo di potere utilizzato sovente anche dal contemporaneo Chuck Schuldiner (Death), un altro che proprio in quel periodo non le mandava certo a dire ai Signori della musica. From Here To Eternity, un brano rock dal tiro discreto, riprende e conclude la saga della prostituta Charlotte, già protagonista di Charlotte The Harlot e 22 Acacia Avenue, la quale ritorna in sella alla sua motocicletta: i doppi sensi sessuali, tesi ad enfatizzare il triangolo donna-moto-uomo (Si innamorò della sua macchina oleosa, si piegò per pulirgli il pedale d'accensione), rendono il testo affatto impegnativo, completamente debitore di quel rock'n'roll sguaiato e divertente ereditato dagli AC/DC. Riferimenti alla guerra emergono nell'epica e solenne Afraid To Shoot Strangers, un emozionante crescendo piano-forte che sfocia in melodie stupende e fa il verso all'indimenticata Hallowed Be Thy Name: per alcuni, il pezzo tratta della Prima Guerra del Golfo, e vede la band schierarsi contro il conflitto fra la coalizione ONU e l'Iraq; per altri, è semplicemente un manifesto anti-bellico in senso generale (Provando a giustificare a noi stessi le ragioni per andare: dovremmo vivere e lasciar vivere, dimenticare o perdonare), anche se ovviamnente l'interpretazione migliore é quella espressa dai diretti interessati: Bruce Dickinson ha infatti affermato che il brano parla di un soldato che, impegnato nella Guerra del Golfo, non vorrebbe uccidere nessuno, riconoscendo nell'avversario nient'altro che un ragazzo come lui. Eppure é costretto a uccidere per poter sopravvivere (Il regno del terrore e della corruzione deve finire, e noi sappiamo che in fondo non esiste altro modo: nessuna fiducia, nessuna ragione, niente più da dire): un tema affrontato innumerevoli volte anche nella letteratura nazionale di tanti Paesi, come anche i più frammentari ricordi scolastici di ognuno di noi potrebbero confermare.

Fear is The Key, un heavy rock sinistro ed inquietante, dotato di piacevole chorus melodico, si concentra sul problema dell'AIDS ed é, in sostanza, una critica del fatto che l'attenzione di massa non si è mai spostata su questo morbo prima che colpisse personalità eccellenti come Freddie Mercury o Magic Johnson (e non interessa a nessuno finché qualcuno famoso muore): quanto era limitato a persone che vivevano in condizioni estremamente degradanti, oppure riguardava tossicodipendenti e omosessuali, dell'AIDS non fregava nulla a nessuno, mentre a inizio anni 90 la paura di questo nuovo virus era balzata alle stelle. Al tempo stesso la canzone é una triste constatazione del declino definitivo di una cultura, quella sessantottina, che promuoveva il sesso libero: Mi ricordo quando ne abbiamo fatte di ogni genere, ricordo che pensavamo che la passione non avesse un prezzo: nel cuore della notte un incendio di corpi. La sensazione era quella di aver perso la libertà: Ora viviamo in un mondo d'incertezze, la paura è la chiave per il tuo futuro. Discreta e profonda é anche Childhood's End, una melodia cristallina ed epica che esplode in una galoppata conclusiva, tipicamente maideniana; qui si parla di sofferenza e mancanza di cibo, assenza di speranza e possibilità per molte popolazioni nel mondo: delle lacune gravi, stridenti col qualunquismo di quelle genti civilizzate che, invece, tendono a dare per scontato la certezza del benessere. A riguardo Dickinson dichiarò che non c'é più nessun posto al mondo dove gli esseri umani possono restare bambini, rilasciando anche un'altra pesante affermazione: in dieci anni abbiamo fatto sparire del tutto acqua, aria, sole: devi essere fuori di testa per voler dare la vita a dei figli quando guardi come é ridotto al momento il Pianeta. Un concetto attuale ancora oggi, che trova riscontro nelle parole della canzone: le malattie e la fame, la sofferenza e il dolore, l'agonia della guerra: per quanto tutto questo ancora durerà? La prima vera e propria ballad della formazione di Steve Harris, Wasting Love, un pezzo lento e malinconico, piuttosto che d'amore narra di quelle persone sole che iniziano a saltare da un letto all'altro, senza dare o ricevere ciò che stanno cercando; continuano ad inseguire la persona della propria vita e si danno un gran da fare, ma riescono solo a collezionare relazioni a breve termine, con le quali cercare di colmare la mancanza d'affetto di cui sono vittime: Trascorri i tuoi giorni pieno di vuoto, trascorri i tuoi anni pieno di solitudine, sprecando l'amore in una carezza disperata, ombre notturne che si muovono; sogna fratello, finchè puoi, sogna sorella, spero che lo troverai: tutte le nostre vite, coperte rapidamente dalle sabbie del tempo. Si muovono le sabbie e le linee sono nella tua mano, nei tuoi occhi vedo il desiderio, ed il pianto disperato che lacera la notte. Semplice e priva di fronzoli, Chains Of Misery é uno dei molti pezzi semplicemente gradevoli del full length, canzoni orecchiabili ma incapaci di lasciare tracce profonde nella grande discografia degli autori; altrettanto elementare il testo che, secondo Dickinson, parla di quel diavoletto che siede permanentemente sulla nostra spalla e ci induce, a volte, a comportamenti stupidi e inspiegabili che, senza motivo apparente, vanno a rovinare una situazione sentimentale molto positiva: C'é un matto nella coda del tuo occhio, gli piace ficcare il naso nella tua luce, vuole correre sulla strada con noi due. Un mondo di ombre e pioggia, ha visto che cos'è l'amore e vuole ripagarti con i sensi di colpa. Molto modesta e musicalmente priva di nerbo, dal ritmo stantio e rockegiante, é The Apparition: un fantasma sceglie di apparire ad una persona, e a questa fornisce una serie di buoni consigli; indirettamente, diventa un insieme di considerazioni sul mondo da parte di Harris, che denuda qui sentimenti, angosce e preoccupazioni: Non voltare mai le spalle a un amico, perché puoi contare i veri amici sulle dita di una mano. Durante la vita ci saranno quelli che ti inganneranno, ci saranno quelli che ti deluderanno; c'è qualcuno là fuori che sarebbe pronto a morire per te, eh? Non l'avrei detto. Vivi la tua vita con passione, ogni cosa che fai, falla bene. In un mondo di confusione la gente non dice mai quello che pensa, se vuoi una risposta diretta vattela a cercare. Puoi crearti la tua fortuna, ti crei il tuo destino, credo che ne hai il potere se lo vuoi: puoi fare ogni cosa che vuoi se ti impegni un pochino di più; un po' di fede si perde lungo la strada. Siamo qui per qualche ragione? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, sapere cosa succede quando moriamo. Spero che la mia vita non sia un caso aperto e chiuso. Percezione extra sensoriale, vita dopo la Morte, telepatia: può l'anima continuare a vivere e viaggiare attraverso lo spazio ed il tempo?

Più accattivante e coinvolgente é Judas Be My Guide, forse uno dei migliori brani "secondari" del platter, ammorbidito da valide melodie strumentali e vocali: esso esamina il lato oscuro di ognuno di noi con un testo ironico sul mondo in rovina, in cui dominano la morte ed il buio interiore. La figura di Giuda é quella che rappresenta ognuno di noi, alfieri di un costume indirizzato al guadagno. cerchiamo di vendere ogni cosa, anche noi stessi, senza che nient'altro importi: Luci spente, viviamo nell'oscurità; nessun dubbio, tutto é in vendita, il mondo intero sta bruciando: preghiamo Dio per un mondo migliore. Dickinson affermò, a riguardo, che quando questa tendenza diventerà abbastanza forte da essere padrone del mondo, saremo fottuti: che la condizione si sia realizzata? Il rock sempliciotto di Weekend Warrior, molto simile a quanto udito nel disco precedente, fotografa il mondo degli hooligans, soffermandosi sulla violenza che circonda il mondo del calcio; un brano contro il tifo violento di quegli estremisti che hanno la partita, l'insulto e lo scontro con i rivali come unico scopo di vita, con una morale assai convinta nelle parole di Bruce Dickinson: quando tornano ai loro lavoretti, ti rendi conto che non sono niente. Non meno pungente il testo del brano: Ribelle ieri, scemo domani. Chi prendi in giro facendo il duro? Cerchi di scappare dal percorso del gregge, ma nessuno ti ascolta e quindi devi tornare indietro. Sei un guerriero del fine settimana quando sei nel branco, ma è finita, guarda come ti sei ridotto! E' tutto una sbruffonata quando sei fuori con gli amici, siete persone differenti quando attraversate i cancelli [...] Dopo tutto è solo una partita, o no? Prima di giungere alla pomposa titletrack, dunque, annotiamo dunque la presenza di un unico brano ad ispirazione cinematografica o letteraria, cosa che rompeva in maniera forte con la tradizione maideniana: The Fugitive. Un riff aggressivo ed efficace introduce la traccia, che alterna passaggi melodici e malinconici a ruggenti inasprimenti musicali: la traccia si rifà all'omonima serie televisiva degli anni sessanta (della quale verrà anche registrato un film nel 1993), nella quale un noto chirurgo viene ingiustamente accusato dell'omicidio della consorte e riesce a fuggire dalla polizia grazie ad un rocambolesco incidente del furgone che lo stava trasportando al fresco; sospinta da un bella sezione solista, inizia la fuga del protagonista (Sono malato e stanco di correre, la fame e il dolore, una fermata per guardarsi intorno poi corro ancora: essere nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, Essere sospettato di un omicidio, questo era il mio crimine. Sono un fuggitivo, cacciato come se fosse un gioco; mi guardo sempre intorno, mi guardo sempre alle spalle, sarò sempre un bersaglio da attaccare. Mi sposterò sempre, sarò sempre in fuga, aspettando di essere sotto il tiro di una pistola carica), inseguito da un federale ma determinato a consegnare alla giustizia il vero omicida: se proverò la mia innocenza un giorno, dovrò prenderli tutti e fargliela pagare; sono un fuggitivo, cacciato come se si trattasse di un gioco, sono un fuggitivo, ma devo essere riabilitato. Il full length é concluso in grandissimo stile dalla titletrack Fear of The Dark, dunque, il pezzo migliore del lotto e forse l'unico degno di collocarsi accanto agli immortali classici del passato: un arpeggio struggente e melodico, le folate esplosive di melodia galoppante, i chorus epici, gli assoli pazzeschi ed i fraseggi avvolgenti, un ritmo trascinante ed emozionante e tutto quant'altro caratterizzava la produzione ottantiana degli Iron Maiden é riscontrabile in questa composizione, ancor'oggi amatissima dai fans e puntualmente riproposta in sede live. E' la storia di un uomo che cammina di notte in un parco e, con l'aumentare del buio, diventa paranoico, perché la sua immaginazione gli fa vedere cose inquietanti. La canzone simboleggia dunque le paure che si configurano nella nostra testa: il terrore della morte (il buio), il chiedersi cosa c'é dopo o, più semplicemente, la paura del buio in senso letterale, quella che ci attanaglia quando abbiamo la sensazione di aver visto o sentito qualcosa di anomalo, di non essere soli: A volte, quando hai paura di guardare nell'angolo della tua stanza, hai avuto la sensazione che qualcosa ti stesse osservando? Sei mai stato solo di notte, convinto che qualcuno ti camminasse alle spalle, e quando ti sei voltato non c'era nessuno? E se cammini più velocemente é difficile voltarsi di nuovo, perché sei sicuro che ci sia davvero qualcuno. Hai guardato film dell'orrore la notte prima, discusso di streghe e folclore; l'ignoto ti sconvolge, forse la tua mente ti sta giocando qualche brutto scherzo, senti qualcosa e di colpo gli occhi vedono delle ombre che danzano dietro di te. Paura del buio, paura del buio, ho costantemente paura che ci sia qualcosa vicino, ho una fobia che lì ci sia sempre qualcuno. Curiosamente, Bruce Dickinson dichiarò che Steve Harris aveva davvero paura del buio. Il singer, dopo un tour estenuante affrontato senza troppo entusiasmo, lascerà clamorosamente la band per dedicarsi alla sua attività solista, aprendo un periodo di polemiche e grandi incertezze.

1995, THE X FACTOR. L'addio di Dickinson trascina la Vergine di Ferro in un periodo tribolato e spesso considerato secondario nella leggenda della band britannica, ma che obiettivamente ha goduto di alcuni sprazzi di luce non indifferenti. L'ingresso in formazione di Blaze Bayley e l'approccio più introspettivo della band alle proprie canzoni sfocia in testi molto oscuri, pesanti, e melodie cupe, potenti e solenni, ricondicibili anche al difficile momento personale vissuto da Steve Harris dopo la separazione dalla moglie e la morte del padre. Il primo disco con il nuovo cantante, che é anche quello con più riferimenti cinematografici o letterari tra tutte le uscite maideniane del decennio, é aperto da una canzone gigantesca e marziale, intrisa fino al nucleo di quell'alone oscuro di cui sopra, Sign Of The Cross, probabilmente ispirata al romanzo di Umberto Eco Il Nome Della Rosa (1980): un canto gregoriano, le strofe sinistre e potenti, una mirabile esplosione di melodia in coda ed uno splendido assolo di chitarra contribuiscono a far sì che questo diventi il miglior pezzo maideniano degli anni novanta. Riferimenti a Dio e al senso di colpa, legato alla passione terrena (Perchè allora Dio mi protegge ancora? Anche quando non lo merito, anche se ho la fortuna di avere una forza interiore; molti la chiamerebbero penitenza. Perchè devo affrontare tutto questo da solo? Continuando a dubitare, pregando Dio che non mi faccia vivere, dentro la mia testa sento la paura che incomincia a sorgere), unitamente al ritornello (Il segno della croce, il nome della rosa, un fuoco nel cielo) permettono di accostare il brano al capolavoro di Eco, anche se non mancano interpretazioni simboliche secondo le quali si narra di un peccatore perseguitato dall'inquisizione, o di una riflessione interiore sulla fede e sull'esistenza di Dio. Piacevole é anche Lord Of The Flies, ispirato all'omonimo romanzo di William Colding (Il Signore Delle Mosche, pubblicato nel 1954 e portato su pellicola nel 1963 e nel 1990); l'opera originaria é un viaggio all'interno della natura umana, che lascia prevalere la legge del più forte quando gli istinti più animali e selvaggi prevalgono in ragazzi lasciati vivere lontano dai divieti, dall'educazione e da uno stile di vita sociale (Voglio solo sentire come siamo forti, non abbiamo bisogno di un codice di moralità; mi piace l'emozione mista alla rabbia, si tira fuori l'animale). Altro brano eccellente é Man On The Edge, trascinante riferimento al film del 1993 Falling Down (in Italia, Un Giorno Di Ordinaria Follia) di Joel Schumacher, nel quale un uomo giunto al limite della sanità mentale tenta di gettarsi dal tetto di un palazzo: nel ritornello viene ripetuto proprio il titolo del film (Falling Down). Spinto alla pazzia dagli stress quotidiani, il protagonista impazzisce e, pur mantenendo dei lati umani, inizia a seminare il panico nella sua città, Los Angeles. La ritmica incalzante e la buona performance vocale di Blaze arricchiscono la composizione, un'altra delle carte vincenti del disco. L'inquietante Fortunes of War é una riflessione sugli effetti tragici di ogni guerra su chi la combatte, anche dopo il ritorno a casa: ricordi, voci, paure e incubi si rincorrono per il resto dell'esistenza, nonostante i sopravvissuti tentano di dimenticare gli orrori incontrati (Sono segnato per tutta la vita, ma non è la mia carne ad essere frita; come posso affrontare da solo il tormento, le scene vivide e tutti gli incubi ricorrenti?). Il pezzo si prolunga lento e decadente, ed esplode in un'emozionante crescendo melodico dall'impatto trascinante, da brividi. Paure ed ombre di un passato sofferente, mai affrontato e superato del tutto, reggono l'intelaiatura tematica di Look For The Truth, canzone non imprescindibile ed imbevuta di malinconia e sofferenza: Tutti i dubbi e le paure che non ho mai saputo affrontare ora tornano ancora una volta; io sto sprofondando per incontrarmi con loro. Le paure sono dentro ciascuno di noi, le mie si svegliano e mi fronteggiano dritte in piedi. Anche The Aftermath é una riflessione sulla guerra e sulle sue conseguenze, posta attraverso delle domande retoriche sull'effettiva necessità di essa. Forse é stata ispirata dalla poesia omonima di Siegfried Sassoon (poeta di guerra britannico, 1886-1967) e decolla in uno sferzante finale melodico. Il difficile momento interiore vissuto da Steve Harris emerge palese in Judgement Of Heaven, composizione nella quale si affronta il tema delicato del senso della vita, ancora una volta, toccando in simultanea riferimenti al suicidio, alla depressione, al destino, a Dio ed all'accettazione del passato, delle decisioni prese nel corso della vita; dal punto di vista musicale, é ancora predominante una pregevolissima sezione melodica, abbinata ad un chorus vocale azzeccatissimo. Sentire gli Iron Maiden alle prese con sonorità tanto cupe e argomenti così pesanti e deprimenti fa parecchio effetto, sopratutto contemplando il contrasto con le care vecchie tematiche letterarie, mitologiche, storiche: il processo continua in Blood On The World's Hands, un canto di angoscie ed impotenza di fronte alle crudeli e implacabili sorprese di un mondo con le mani sporche di sangue; alcuni hanno letto nel pezzo dei riferimenti celati alla guerra in Bosnia-Erzegovina (1992-1995), ma é molto più facile che si tratti di versi applicabili, in generale, ad un qualsiasi periodo storico. Una piccola eccezione all'andazzo "negativo" del full length é rappresentato da The Edge Of Darkness, che si rifà al film di Francis Ford Coppola Apocalypse Now, a sua volta ispirata dal romanzo breve Heart Of Darkness di Joseph Conrad (1902). Nel film, un capitano dell'esercito americano ha il compito di rintracciare con la sua truppa un colonnello disperso nella giungla: quest'ultimo, impazzito, si é eletto sovrano di tribù di nativi. La canzone, come la poesia ed il film, criticano i conflitti armati ed esaminano l'animo umano, i comportamenti degli uomini in situazioni estreme (come la guerra, appunto) ed a contatto con gli orrori più indicibili: in questo contesto, l'essere umano svela i suoi istinti più brutali. Blaze canta dal punto di vista del capitano, il quale narra gli eventi in cui viene coinvolto; come diversi altri brani del platter, si apre lenta e decadente, prima di esplodere in valide aperture melodiche e vocali. 2 AM -forse il pezzo meno coinvolgente del lotto- é la storia di un individuo qualunque, il quale torna a casa dal lavoro alle due di notte e si siede davanti alla TV, interrogandosi sul senso della vita e sul bisogno di lasciarsi tutto alle spalle; questi argomenti, evidentemente importanti per Harris in quel periodo, fanno ancora capolino in The Unbeliever, che tratta tematiche di fede, accettazione di se stessi, dei peccati e delle colpe da espiare (senti che hai perso la tua autostima e il rispetto di te stesso, che cosa ci si può aspettare? Tutta la vita, sono fuggito per tutta la vita, ho cercato di nascondere tutta la mia vita). The X Factor resta il più ispirato dei due album partoriti nell'era-Bayley, contenendo un maggior numero di canzoni di qualità.

1998, VIRTUAL XI. La band inglese torna sulle scene, nel 1998, con un altro disco cupo come il predecessore, anch'esso molto criticato nonostante la presenza di alcuni brani eccellenti, come la celebre opener Futureal, roboante racconto di un individuo talmente immerso nella realtà virtuale da non riuscire a distinguere la finzione dal mondo reale: un tema attualissimo ancor'oggi, a distanza di lustri, vista la situazione di tanti adolescenti che vivono emozioni ed amicizie (presunte) in stretta simbiosi con i social network. L'atipica The Angel And The Gambler, uno dei pezzi meno maideniani di sempre a causa della presenza marcata di tastiere fortemente settantiane, racconta la storia di un uomo poco affidabile, definito da Steve Harris come una canaglia ed un trafficone, per redimere il quale viene inviato, invano, un angelo. Un pò di speranza filtra dall'energico crescendo di Lightning Strikes Twice, una canzone positiva che, a detta dello stesso Harris, si può leggere in molti modi diversi ed incita al mai dire mai: E' il rombo del tuono che ti spaventa, é il fragore delle nuvole che detengono la paura; mi siedo in un angolo da solo, ritorno indietro alla mia infanzia, e mentre aspetto cerco una risposta per tutte le cose che girano nella mia testa. Mentre la luce minacciosa si avvicina, c'è un cane che ulula solitario nel parco; tutte le persone si mettono al riparo, la tempesta è quasi qui. Solo Dio sa. Stai seduto da solo, guardando come il vento sta soffiando sulle cime degli alberi. Il cielo si illumina tutto, forse un fulmine colpisce due volte. Un brano trascinante, vocalmente e musicalmente, forse uno dei più sottovalutati del disco in oggetto. Sicuramente, uno dei momenti salienti dell'opera coincide con la spettacolare The Clansman, traccia regina della tracklist, col suo sapore celtico, il pathos in levare, le vocals eroiche e le melodie mozzafiato che la band arrocca attorno ad un testo coraggioso e, finalmente, ispirato dalla storia, dalla cinemataografia, da kolossal epici e densi di onore e valori come Braveheart e Rob Roy, dalla lotta per l'indipendenza degli antichi clan scozzesi (XIII secolo) dal dominio inglese. Il pezzo é altrettanto epico, l'ennesimo crescendo di emozioni e vocals incalzanti, attraverso cui gli Iron Maiden ci trascinano nelle verdeggianti terre di Scozia, cantando la voglia di riscatto di un intero popolo, costretto a combattere per evitare che il suo mondo gli venga strappato via. Le melodie di chitarra si fanno sublimi e il ritornello Freedom! ci si collega in maniera evidente e diretta all'intramontabile urlo -Libertà!- di Sir William Wallace/Mel Gibson: È giusto credere nel bisogno di essere libero, e quando è il momento morire senza chiedere il perché; non puoi vedere cosa fanno, ci stanno schiacciando, stanno prendendo la nostra terra, che appartiene ai clan. È un tempo attraversato dalla paura, una terra percorsa dal cambiamento; gli antenati potrebbero sentire quello che ora sta accadendo, si rivolterebbero nelle loro tombe, si vergognerebbero tutti, perché la terra della libertà é stata ridotta in catene. Ho giurato di difendere e lotteremo sino alla fine, ho giurato che non mi prenderanno mai vivo; so che resisteremo e lotteremo per la nostra terra. Ho giurato che i miei figli nasceranno liberi. Blaze Bayley canta, in When Two Worlds Collide, di due mondi che si scontrano, causando morte e distruzione (quando due mondi si scontrano, ecco la rabbia e il dolore di tutti coloro che rimangono; due mondi si scontrano, chi rimarrà vivo non avrà nessun posto per nascondersi): andando più a fondo tra le parole, potrebbe trattare delle enormi diversità tra i due "mondi" nei quali ha vissuto (Wolfsbane ed Iron Maiden), delle difficoltà affrontate per calarsi nel nuovo ruolo e della volontà di restare sé stesso, mantenendo i piedi per terra nonostante l'incarico pesante affidatogli; ancora una volta il gancio melodico posto nella sezione centrale e la buona prova vocale del singer rendono il brano molto piacevole ed orecchiabile. The Educated Fool é la narrazione in prima persona di una crisi, un cambiamento, col desiderio di vivere qualcosa di nuovo, ma anche la sete di risposte riguardo l'ignoto; dotato del consueto finale melodico a briglia sciolta, é un classico brano introspettivo scritto da Harris, come si evince nel verso voglio incontrare mio padre nell'aldilà, attraverso il quale il bassista voleva comunicare come le risposte sul senso della vita diventino sempre più traballanti con l'incedere dell'età, anzichè semplificarsi. Harris é anche l'autore di Don't Look To The Eyes Of A Stranger, canzone lenta e molto decadente in avvio, nella quale esprime tutte le sue paure di padre: il dover insegnare ai figli a non fidarsi delle persone, una cosa da lui considerata triste, molto triste, poiché lui stesso a soli dieci anni si recava da solo in bus allo stadio, per tifare l'amato West Ham: il mondo era più sicuro, allora. La sezione melodica posta in coda gode di ritmi veramente dinamici e veloci, dal profilo non popriamente tipico per questa band. La conclusiva Como Estais Amigo è un passaggio assai singolare e, forse, discutibile, un lamento struggente lontano dagli standard maideniani, che tratta della guerra per il possesso delle isole Falkland (o Malvines, 1982), combattuta tra Inghilterra e Argentina e conclusasi con la resa del paese sud-americano; Blaze dichiarò di essere contrario alla guerra in generale, anche perché un suo caro amico fu ucciso proprio in quel conflitto; sosteneva anche che era impossibile, secondo lui, combattere contro un popolo amichevole e genuino come quello argentino, e che durante il tour del precedente album The X Factor aveva voluto visitare il monumento ai caduti che si trovava nei pressi dell'hotel in cui la band alloggiava. Tornato nella sua stanza, il singer si mise a riflettere sulla questione, e su come possa essere successa una simile tragedia, e scrisse una poesia su un foglio di carta, che venne successivamente ritrovato e fattogli recapitare proprio durante le fasi di songwriting di Virtual IX: Se dovessimo dimenticare loro ed il sacrificio che hanno compiuto, torneranno a farci visita ancora malvagità e tristezza; danzeremo alla luce del sole, berremo il vino della pace, le nostre lacrime saranno di gioia. Terremo la bestia al guinzaglio, basta lacrime, basta lacrime, dovessimo vivere cent'anni, Amigos, basta lacrime.



il vichingo
Domenica 5 Febbraio 2012, 10.03.24
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Ha ha ha Trujillo... l'uomo fantasma
xXx
Domenica 5 Febbraio 2012, 9.59.45
55
SI, il ruolo di Trujillo è recuperare le banane...Ma che ruolo ha??? Dai, non aveva voce in capitolo Jason Newsted e pensate davvero ce l'abbia lo scimmione? I Metallica sono James Hetfield e Lars Ulrich, qualcosa, a malapena, fa sentire Kirk e basta. Mica stiamo parlando di Cliff Burton...stiamo parlando di Trujillo!!! Comunque questo articolo sui Maiden è molto bello e ben curato e parla di un'era un pò grigia della band ma con la grande classe che hanno ne sono usciti vittoriosi anche in quel periodo. A me non risulta nessun vero e proprio passo falso dei Maiden nella loro discografia, anche Virtual XI ovvero il loro punto più basso ha in sè delle canzoni stupende che valgono l'acquisto del disco. La scelta di prendere Blaze fu coraggiosa (a mio parere errata...cazzo, c'era Michael Kiske tra i candidati...non l'han preso perchè non inglese si dice...) ma comunque ha data alla band due dischi validi (soprattutto X Factor, ottimo per molte ragioni) e alcune canzoni stupende. Non a caso Sign of the cross è la loro più bella traccia (e intendo di TUTTA la loro immensa discografia). Up the Irons sempre!!!
Nightblast
Domenica 5 Febbraio 2012, 0.49.10
54
Trujillo ha un ruolo nei Metallica??? E pensare che non me ne ero mai reso conto...
Radamanthis
Domenica 5 Febbraio 2012, 0.42.41
53
Beh, se dobbiamo parlare di artwork non si può non citare Seventh son...quello è prima ancora, e di gran lunga dfavanti, al pur bellissimo Powerslave!
Ian "criminal mind"
Sabato 4 Febbraio 2012, 20.18.28
52
quindi arrivederci al 4 episodio con il ritorno di Bruce Dickinson con Brave new world comunque X factor ha un buon artwork conservo ancora il vinile da collezione a mio avviso come grafica secondo solo a powerslave complimenti a the thrasher
gianmarco
Sabato 4 Febbraio 2012, 20.15.34
51
A me piacciono sia The X Factor che Virtual XI. Fear Of The Dark è anch'esso bello. Aspetto il finale della disamina. Grandi come sempre
Ian "criminal mind"
Sabato 4 Febbraio 2012, 20.06.17
50
Blaze Bayley è sicuramente un buon singer dotato purtroppo incompreso e non capace di saper sostituire Bruce Dickinson quindi rimasto come il "brutto anatroccolo" dei Maiden non ha saputo farsi suo il "ruolo" come ha fatto pee esempio Robert Trujlio nei Metallica il treno dellasvolta della vita passa una volta sola
brainfucker
Venerdì 3 Febbraio 2012, 11.18.51
49
secondo me the X factor è un grande album penalizzato da dei suoni merdosi(cazzo non si sente mezza chitarra!!),poi apprezzo pure fear of the dark che tra l'altro è stato uno dei miei primissimi dischi metal..mo piango
BILLOROCK fci.
Venerdì 3 Febbraio 2012, 7.48.32
48
Don t look into the eyes of a strangers....
Screamforme77
Venerdì 3 Febbraio 2012, 1.36.35
47
Anche questo gran bell'articolo,ma Virtual XI non mi pare abbia un sound così scuro.Quoto Nightblast sia nel commento 38 che nel commento 2.Effettivamente nelle atmosfere di The Final Frontier,ci sono molti rimandi a Virtual XI.Provate ad ascoltare Starblind per esempio.
nerchiopiteco
Venerdì 3 Febbraio 2012, 1.03.38
46
@Undercover: quando parlavo di insulto mi riferivo proprio a quei pregiudizi, da chi difende e chi critica a priori e quando si parla di Maiden escono fuori come funghi @The Thrasher: il periodo bayley purtroppo viene addirittura snobbato, quasi come se non fosse mai esistito e quindi neanche se ne parla, ma come hai ben detto nell'introduzione di The X Factor costituisce un interessante periodo di introspezione che meritava di essere approfondita e che ovviamente, per chi non ha grand iinteressi per i Maiden, dice poco o nulla.
Er Trucido
Venerdì 3 Febbraio 2012, 0.15.58
45
Mah, sarà, ma per me i primi sette dischi dei maiden sono inarrivabili anche per i Maiden stessi. I dischi di Blaze e quelli della reunion hanno qualcosa di interessante subissato da un minutaggio sempre enorme. Comunque in questi anni ho imparato che ognuno sui Maiden ha un'opinione diversa che li spinge ad amarli ed a rattellare per loro. Forse è questo il loro segreto
Radamanthis
Giovedì 2 Febbraio 2012, 23.58.11
44
Quoto il post n. 35 di Nightblast nella sua interezza e sottolineo che, al di là dei gusti, è innegabile musicalmente parlando che i Maiden del nuovo millennio siano una spanna sopra ai Maiden degli esordi. Poi possono aver perso qualcosa a livello di energia, di spontaneità, ma la musica che han proposto è semplicemente come il buon vino: invecchia e migliora!
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 23.53.25
43
@nerchiopiteco: grazie per i complimenti! nessun problema, afronterò senza pregiudizi nè paraocchi anche l'ultima fase di carriera.. sinceramente credevo che la più controversa fosse quella trattata in questo aritcolo, xk personalmente ho sempre sentito molti consensi post-reunion e ben pochi che, come me, apprezzano anche l'era bayley...
Undercover
Giovedì 2 Febbraio 2012, 23.51.05
42
@Nerchiopiteco non sono insulti ma constatazioni di fatto, non facciamo passare per insulto qualcosa che non lo è, al limite l'insulto nei confronti della musica è l'atteggiamento di chi con pregiudizio sputtana una band o la difende sino alla morte non andando oltre il suo essere assoggettato a un nome, quello è un insulto.
nerchiopiteco
Giovedì 2 Febbraio 2012, 23.47.23
41
starshining ha perfettamente ragione quindi è inutile scambiarsi insulti gratutiti del tipo "tu li difendi a priori solo perchè si chiamano Maiden" o "tu li critichi a priori solo perchè te stanno antipatici"! Nel complesso mi aspettavo di più dalle ultime opere ma ho trovato molti buoni spunti, soprattutto in sede live, e credo che alcuni pezzi, se suonati 20 anni fa avrebbero avuto altre considerazioni..... complimenti per l'articolo The Trasher, anche per l'analisi dei testi che molti ahimè tralasciano. Purtroppo ti stai addentrando nell'epoca più discussa dei Maiden ed al prossimo giro sono Ca*** tuoi ahahahahah!! Non vedo l'ora che esca
Undercover
Giovedì 2 Febbraio 2012, 23.41.29
40
@The Thrasher ha colto il messaggio, Nightblast hai completamente frainteso cio che ho detto XD
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 23.41.17
39
grazie della segnalazione denny, ho già provveduto a correggere il lapsus!
Denny
Giovedì 2 Febbraio 2012, 23.34.36
38
Piccola correzione, The Best of the Beast e' stato pubblicato nel 1996 e non nel 1998... Comunque ottimo lavoro!
Denny
Giovedì 2 Febbraio 2012, 22.59.28
37
@The Thrasher: sulla tua competenza e obbietivita' non ho dubbi...
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 22.52.51
36
quoto in toto Nightblast. i paragoni coi metallica non sono fini a sè stessi, ma soltanto un esempio per capire che ognuno può avere diversi giudizi e considerazioni di uno stesso disco.. nessuno vuole dire che siano meglio gli uni o gli altri, e credo che Undercover possa confermare cio
Nightblast
Giovedì 2 Febbraio 2012, 22.37.47
35
Signori scusate...Continuo a leggere paragoni con quanto prodotto dai Maiden e quanto dai Metallica, cosa di per sè gi fuori luogo, in quanto: 1) non mi sembra che i primi a differenza dei secondi abbiano mai pubblicato dischi come Load e Reload e dichiarato di aver chiuso con il Metal per poi tornare a mangiare nel piatto dove avevano da poco sputato; 2) la qualità degli album prodotti dai Maiden negli anni '90 è inferiore a quanto da loro proposto negli anni'80 ma una spanna superiore al 90% delle uscite dello stesso genere.3) non ho ancora trovato un "pincopallino" capace di fare quanto fatto dai Maiden con The X Factor, cioè riuscire a cambiare drasticamente pur mantenedno la coerenza e la capacità di scrivere grandi e coinvolgenti canzoni...chi ha detto Sign of the Cross???; 4) qui nessuno detiene l'assoluta verità, ma scusa Undercover, dire che i Maiden del 2000 siano indifendibili è na gran minchiata. Possono non piacere, ed io per primo non mi trovo d'accordo con alcune loro scelte, vedansi gli arpeggioni ad inizio brano, o quelle cagate di parti pseudo prog che di prog non hanno nulla, ma i Maiden di oggi non sono solo questo, cazzo...Ascoltate For the greater good of God, o The Talisman e ditemi se non vi esaltate...5) dico questo, e parlo da musicista adesso: i Maiden, da X Factor ad oggi, con la sola eccezione di Virtual XI, a livello compositivo sono migliorati 100 volte rispetto ai Maiden degli anni '80. Naturalmente ci sono le dovute eccezioni, ma le strutture dei brani dalla reunion in poi risultano meno prevedibili, più studiate e decisamente meno uguali tra loro. Nota bene: non sto parlando della validità di un pezzo bensì della sua composizione. Il fatto che tutto sia iniziato da X Factor fa riflettere no?
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 22.08.59
34
grazie Denny! Secondo me il prossimo sarà l'articolo più polemico di tutti, proprio x la presenza di dischi come brave new world, capolavori per alcuni e mezze pippe per altri.. mentre dei dischi con blaze si abbastanza concordi mi pare di capire, nessuno li considera merde totali e nessun altro li venera come gioielli, però tutti affermiamo che contengono momenti posiotivi, che magari -con un pò piu di cura, come per virtual IX- avrebbero potuto suonare ancora meglio...
Denny
Giovedì 2 Febbraio 2012, 22.04.06
33
Complimenti per l'articolo, ora aspetto con ansia l'articolo relativo agli anni 2000 e i commenti, secondo me ne leggeremo delle belle... UP THE IRONS!
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 22.03.52
32
e aggiungo: ovviamente è impossibile giudicare qui, in questa sede, se il pinco pallino che ritiene final frontier o load un bel disco sia un sostenitore obiettivo o che parla ''solo perchè sono dei mammasantissima'': è impossibile xk non possiamo valutare le conoscenze, il grado di obiettività e il metro di giudizio di una persona che non conosciamo (e forse non potremmo farlo nemmeno con qualcuno che conosciamo)... a meno che questo non sia un bimbominkia che scrive W I MAIDEN, ascolta solo fear of the dark e non sa manco chi siano i judas priest o i black sabbath, ovviamente
Undercover
Giovedì 2 Febbraio 2012, 22.02.44
31
Ecco hai centrato il punto con quest'affermazione: " un giudizio è indiscutibile, se privo di pregiudizi".
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 21.59.37
30
@Undercover: il tuo discorso fila, ma ripeto quanto detto prima, che è difficile dire di possedere la verità assoluta; per esempio, io TFF lo trovo monotono, non mi entusiasma (e qui siamo d'accordo), mentre death magnetic sono tra quelli che lo valuta un buon ritorno dei metallica a buoni livelli thrash.. non è questione di intoccabilità, o di storia, semplicemente il disco mi piace.. sicuramente ci sono quelli che difendono band storiche per partito preso ma, secondo me, sono ancor di più quelli che si divertono a dar loro addosso proprio xk fa figo (non mi riferisco ovviamente a te o a qualcuno in particolare): x es in molti criticano tantissimo i due dischi con blaze, ma secondo me sono per certi versi molto molto belli. quello che voglio dire è semplice e forse è la stessa cosa che dici tu: un giudizio è indiscutibile, se privo di pregiudizi, e io giudico sempre a prescindere dal fatto che la band sia storica o che ci sono affezionato.. per cui è tollerabile che ci siano persone a cui FF piace, e non solo perchè targato iron maiden, è comprensibile. idem per brave new world, load, jugulator, lulu o qualsiasi altro disco di quelli considerati 'minori'..
Undercover
Giovedì 2 Febbraio 2012, 21.50.31
29
@The Thrasher forse è stato troppo ampio il raggio d'azione che ho erratamente coperto, il mio non era un "voi" generale quanto indirizzato a una frangia comunque molto ampia di fan delle grandi realtà metal che diciamocelo, in più di un'occasione hanno dimostrato di calarsi pure le cagate più colossali perché portano un monicker a loro sin troppo caro, parlare di "Death Magnetic" come un buon ritorno thrash dei Metallica o pensare anche lontanamente che "Final Frontier" sia un disco buono a prescindere dal gusto personale è essere poco obbiettivi di fronte ad album che se fossero stati prodotti da "Pinco" e "Palla" avrebbero bombardato di epiteti poco carini, dai diciamocelo con sincerità, ad alcuni i "mammasantissima" non li si può toccare se no ci stanno male e lo dico da uno che ha sia i primi Metallica, sia i Maiden sino a "The X-Factor" originali non quello che se li scarica, se non ho comprato altro è perché li ho ritenuti poco validi e non credo di essere il solo, però ogni volta che si dice qualcosa più sui Maiden che sui 'Tallica sui quali il salvabile da ventanni è sin troppo poco e sono indifendibili sotto certi aspetti, ecco le barricate delle frasi: Sono i padri del metal, sono la storia etc... etc... sono d'accordo con tutto, li amo e rispetto per ciò che han fatto in passato, fai una cazzata adesso e non nel 1980 da me prendi la bastonata, non esiste la storia va beh ma sono i Maiden mi hanno dato tanto quindi va bene così, è una presa per il culo verso tutte le band che sono state prese a randellate senza motivo, mi sbaglio? Sto discorso non ti fila per nulla? E' opinabile? Sicuramente. Discutibile? Altrettanto. Montato sul nulla? Non direi e lo sappiamo entrambi.
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 21.31.26
28
@Undercover: quello che voglio dire é che la tua opinione può essere questa, e ok, però dire che chi invece ama questi dischi è poco obiettivo o un babbeo che ''necessita in maniera ossessivo compulsiva di avere tale realtà in vita'' è un pò denigrante nei nostri confronti (cioè di me e di quelli come me che amano quei dischi), non credi?
Undercover
Giovedì 2 Febbraio 2012, 21.28.21
27
@The Thrasher infatti è la mia opinione non legge però è un'idea che col tempo si è consolidata data la pochezza della proposta di questi Maiden disco dopo disco, poi de gustibus.
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 21.20.35
26
numero 13, sorry
The Thrasher
Giovedì 2 Febbraio 2012, 21.19.52
25
@Undercover: al commento numero 3 dici che gli anni 2000 sono stati la rinascita''solo per chi necessita in maniera ossessivo compulsiva di avere tale realtà in vita'' però secondo me non puoi arrogarti il diritto di dire questo rispetto a chi ha apprezzato quegli album; per me BNW è un signor disco, e i successivi sono discreti, ma a me può piacere e ad altri no.. quoto il commento numero 20 di starshining
BILLOROCK fci.
Giovedì 2 Febbraio 2012, 21.15.26
24
Vichingo: eeh sapessi le mie coronarie ieri...mmhhh!! Va beh dai, ci sono gli Iron Maiden...a rinfrancarci,,,
il vichingo
Giovedì 2 Febbraio 2012, 20.57.19
23
@ Billo e Radamanthis: certo che prendere quattro pere in casa con il Palermo...
Radamanthis
Giovedì 2 Febbraio 2012, 20.44.48
22
Hola Billo...la difesa della Beneamata è come le gambe d'una zoccoloa: aperta a tutti...vabbè, sorvoliamo su quell'argomento perchè mi sa che quest'anno non avremo molte soddisfazioni...speriamo di trovarle altrove!
BILLOROCK fci.
Giovedì 2 Febbraio 2012, 20.31.04
21
Grande Radamanthis , !! ps: non ci siamo per niente in difesa eh...
starshining
Giovedì 2 Febbraio 2012, 20.21.08
20
basta bastaaaaa bastaaaaaaaaaa, è inutile sostenere pareri assoluti sul rock , tutti pezzi creati in buona fede saranno apprezzati da qualcuno e non graditi da altri, ci sarà chi li considererà capolavori e chi li troverà indigesti. il punto è che non esiste nulla di propriamente bello o propriamente brutto, è solo una questione di gusti e di attitudine , di metodo di ascolto e di sensibilità differenti.
Radamanthis
Giovedì 2 Febbraio 2012, 19.45.31
19
Sono uno dei pochissimi a cui è piaciuto e piace ancora Final frontier (vedasi pure i miei post sotto la rece dell'ultimo disco dei Maiden) quindi quoto Nightblast.
BILLOROCK fci.
Giovedì 2 Febbraio 2012, 19.04.28
18
Beh soggettivamente parlando questo è il periodo artistico che meno amo dei Maiden, però ogni periodo ha sempre un suo valore e quindi i loro veri fan fanno bene a trarre del positivo in tutti i loro lavori.... this the number of the beast...
Celtic Warrior
Giovedì 2 Febbraio 2012, 17.28.50
17
Grande commento il n 14 di Nighttblast lo quoto .
Undercover
Giovedì 2 Febbraio 2012, 17.17.53
16
Ok è una visione molto bella e decisamente totalmente inobbiettiva, ho capito che certe realtà non si possono toccare, comprendo l'aspetto live sul quale è difficile obbiettare per il resto siete (perché non sei il solo) disposti a perdonare veramente di tutto ad alcune realtà. Mi chiedo poi perché si riesce a demolire gente che suona metalcore in maniera anche valido se si parla in tali termini di un disco come "FF" con produzione scadente, idee scandalose, varianti "prog" che le può definire solo Harris in quel modo perché fanno oggettivamente cagare se le si pensa anche solo lontanamente accostabili al "prog"? Perché sono gli Iron Maiden? E' la conferma che l'obbiettività davanti a certi nomi va letteralmente a farsi fottere. Non ho mai negato che il disco possa piacere e magari con venti-venticinque minuti in meno di musica avrebbe anche un senso compiuto, c'è addirittura chi dice che "Saint Anger" sia un discone (e contenti loro) ma non esageriamo.
il vichingo
Giovedì 2 Febbraio 2012, 17.11.47
15
Beh insomma non sono molto d'accordo con te Undercover. Certo Final Frontier e A Matter of life and death sono delle cagate pazzesche ma Brave new world e Dance of death sono dei dischi più che discreti. Per me nel periodo 2000-2003 i Maiden sono momentaneamente rinati, mostrando di avere ancora la capacità di scrivere buone canzoni. Capacità che, a quanto pare ascoltando l'ultimo Final frontier, hanno definitivamente perso.
Nightblast
Giovedì 2 Febbraio 2012, 17.10.24
14
@undercover: premetto che considero FF il Virtual XI con Dickinson, ma se solo fosse stato più curato nei suoni ed avesse avuto due brani in meno in scletta sarebbe stato eccome un gran disco...I Maiden tombe non ne hanno mai avute perchè non sono MAI morti e quindi non hanno mai avuto necessità di rinascere...Sono cambiati, hanno avuto alti e bassi come è normale che sia, ma ci hanno sempre dato grandissimi album. Inoltre ad oggi sono la migiore live band dell'intero mondo musicale...
Undercover
Giovedì 2 Febbraio 2012, 17.01.36
13
@Nightblast FF cosa sarebbe Final Frontier? Spero d'aver capito male, perché è una bestemmia anche solo mettere la parola capolavoro a un anno luce di distanza da quella porcheria immonda. Per me i Maiden sono morti con "The X-Factor"... ciò che viene dopo è veramente poca cosa... reuniono o meno con Dickinson. Non dico che avessero dovuto stopparsi definitivamente ma neanche riesco a incensare lavori che al massimo raggiungono una stentata e alle volte regalata sufficienza più per l'affetto/amore/ciò che cazzo si vuole per la band e non per il valore reale delle prove. Gli Anni Novanta sono stati la Tomba Dei Maiden, il post-duemila la rinascita solo per chi necessita in maniera ossessivo compulsiva di avere tale realtà in vita.
Nightblast
Giovedì 2 Febbraio 2012, 16.52.58
12
Dal 1992 ad oggi, oltre a dischi meravigliosi (FF è un capolavoro mancato, purtroppo) i Maiden ci hanno regalato delle gemme di rara bellezza: Fear of the Dark, Sign of the Cross, The Clansman, Ghost of the navigator, The Nomad, Dance of Death, Paschendale, For the Greater Good of God, Lord of Light, The Legacy, Starblind e The Talisman...Da notare che si tratta praticamente di canzoni che superano quasi tutte gli 8 minuti...Le suite Maideniane sono uniche e dimostrano quanto grande sia questa band immortale.
il vichingo
Giovedì 2 Febbraio 2012, 16.33.26
11
Sinceramente io ho apprezzato moltissimo Fear of the Dark, nonostante tutte le critiche che ricevette all'epoca. Certo è un grandino sotto ai capolavori maideniani degli anni 80, ma si tratta senza dubbio di un gran disco, con delle canzoni che hanno fatto storia (Fear of the Dark, Fear is the key, Be quick or be dead). Gli album con Blaze Bayley invece non mi sono mai piaciuti, ancora oggi non riesco a capire se non mi piacciono a causa della presenza di Bayley o al cambio di sound della band.
xutij
Giovedì 2 Febbraio 2012, 15.24.45
10
Grande articolo. Una piccola precisazione : Magic Johnson è,si malato di HIV, ma è ancora vivo
AL
Giovedì 2 Febbraio 2012, 14.33.42
9
momento basso della carriera dei Maiden.. causato principalmente da Harris che ha chiamato Blaze a cantare.. del periodo Blaze salvo clansman e Fortunes of war; the angel and the gambler la più brutta canzone della loro carriera; Fear of the dark invece è modesto di suo a parte la title track e Afraid che invece mi piacciono molto...
Bloody Karma
Giovedì 2 Febbraio 2012, 13.52.55
8
sono contento che molti apprezzano ed amano TXF...un disco lontano dai classici standard dei maiden, ma cupo e malinconico, pieno di pezzi da scoprire lentamente nel tempo...certo la produzione non era il max, ma è un disco da riscoprire...FOTD non mi esalta molto nemmeno, ma è innegabile che alcuni pezzi che spaccano ci sono (Be Quick Or Be Dead), mentre odio a morte la title-track...VXI invece è un lavoro che possiede idee interessanti, ma sviluppate malissimo ed accompagnate da una produzione indegna ed un bayley disastroso...
Radamanthis
Giovedì 2 Febbraio 2012, 11.57.22
7
Forse questo può essere considerato il periodo più cupo della storia dei Maiden ma anche in questi anni la abnd ha partorito veri capolavori, su tutte Sign of the cross che è, in assoluto, la più bella canzone dei Maiden (a mio parere della loro intera discografia). Ma come non citare brani quali Man on the edge, Edge of darkness, Unbeliever o The aftermath (da X Factor) o brani quali Lightning strikes twice, The clasman o Futureal. Poi su Fear of the dark è ancora un altro discorso a parte che segna la fine del matrimonio Bruce - Iron e probabilmente il tutto ne risente da quest'aria che certamente non doveva essere delle migliori. Comunque ogni album dei Maiden ha qualcosa di magico e vale la pena ascoltarli tutti perchè poi, si amano tutti!!!!
leonardo
Giovedì 2 Febbraio 2012, 10.02.41
6
non so cosa darei per avere il sound di virtual xi su TFF , dovrebbero chiamare il buon blaze (che sicuramente ne sarebbe felice ) e riregistrare The X Factor con un suono decente e magari con un paio di bonus tracks da virtual. sarebbe una cosa giusta nei suoi confronti , e pure interessante
Painkiller
Giovedì 2 Febbraio 2012, 9.39.52
5
Aggiungo solo che se al posto di due/tre brani finiti nella tracklist definitiva di X-FACTOR fossero state inserite le tre b-side del singolo di Man on the edge (Judgement day, I live my way, justice of the peace) forse oggi parleremmo di capolavoro.....ho fatto l'esperimento cambiando un po' la tracklist, l'effetto è assicurato...grande album...
Painkiller
Giovedì 2 Febbraio 2012, 9.36.30
4
Fear of the dark fu una vera mazzata per me, una delusione totale. No prayer for the dying era stato un album certamente diverso dagli standard maideniani perchè molto diretto e "rock", ma aveva comunque diverse canzoni dal ritmo sostenuto e un suono "live" eccezionale, insomma, le chitarre suonavano alla grande. Fear of the dark invece, oltre a presentare un suono spompatissimo (peccato che il grandissimo Martin Birch abbia "macchiato" la sua carriera con questo errore) era un intero album di Filler. Faccio parzialmente eccezione per l'opener, che ha un solo centrale bellissimo e che se fosse stata prodotta meglio sarebbe stata perfetta, non c'è una canzone che non si brutta o scontata. La stessa title track mi ha sempre saputo di riciclo di vecchie idee ed è stata vergognosamente inserita nella set list del somewhere back in time tour. The X Factor invece è un un bell'album per me, certo alcune melodie lente ad inizio di ogni canzone suonano un po' ripetetive e qulche filler c'è ma canzoni come Man on the edge, edge of darkness o unbeliever rappresentano una bellla evoluzione dell songwriting Maideniano. E se 2.A.M offre una struggente prova di Bayley e distrugge, al confronto, l'innervosente wasting love, Sign of the Cross è semplicemente LA MIGLIOR CANZONE dei Maiden post seventh son. Virtual XI fu un deciso passo indietro anche se l'acolto più volentieri di Fear of the dark, e l'approccio più soft, meno cupo e meno heavy non si addiceva di certo ai Maiden. The Clansman fa sicurament eccezione anche se in qualche passaggio è scontata quanto fear of the dark ed è certamente un gradino sotto Sign of the cross. Da lì in poi i Maiden della reunion hanno sicuramente suonato degli ottimi album, di alto livello secondo me, anche se l'unico CAPOLAVORO degno dei fasto ottantiani è Paschendale.
Markus
Giovedì 2 Febbraio 2012, 9.31.30
3
Peggio Virtual XI o l'ultimo Final Frontier? a confronto sia FOTD che TXF appaiono come capolavori!
Nightblast
Giovedì 2 Febbraio 2012, 9.12.02
2
I Maiden non hanno mai sbagliato un colpo...indubbiamente X Factor e Virtual XI hanno segnato un periodo di cambiamento significatico, cosa causata sia dall'ingresso di Blaze sia dall'indurimento della vena compositiva unica cegli anni '80. Al contempo X Factor rimane un disco assolutamente meraviglioso che mostra come i Maiden abbiano saputo cambiare rimanendo sempre loro, ed esprimere sensazioni oscure e malinconiche. Un disco molto influenzato per certi versi, fondamentalmente nelle atmoefere decadenti, con le dovute proporzioni da Draconian Times dei loro conterranei Paradise Lost, che ci sonsegna i Maiden introspettivi, malinconici ma decisamente epici e battaglieri. Un album meraviglioso, che grazie alla voce cupa e roca di Blaze rappresenta uno dei punti più alti della carriera dei Maiden, anche grazie ad un songwriting si un pò snaturato ma decisamente ottimo. Virtual XI, un album fatto di fretta con un pessimo suono, ma che presenta ottime composizioni eccezione fatta per la ciofeca chiamata Angel & the gambler...Si passa dal mood oscuro di Lighting strike twice alle galoppate di Clansman e World collide mantenendo comunque alto il livello delle composizioni. Purtroppo la voce di Blaze qui risulta spesso fuori posto, essendo un disco per certi versi forse troppo "aperto" che male si sposa con la timbrica oscura del singer. Virtual XI a conti fatti è un buon disco che sarebbe potuto essere ottimo. Ricordiamoci anche del brano Virus, ottimo esempio di old Maiden in versione "moderna"...In ultimo vorrei ricordare come alcuni dei dischi post reunion acclamati da tutti come capolavori, in primis dal sottoscritto, presentino moltissime affinità con quanto fatto dai Maiden nei '90...AMOLAD ad esempio, contiene brani grandiosi come Greater Good of God e Lord of Light che ricordano tantissimo il mood oscuro di X Factor; Mother of Mercy potrebbe essere la versione nuova di Lightning strikes twice, mentre Paschendale la continuazione più slow di Edge of Darkness...Questo per sottolineare come in fondo i Maiden, anche in un periodo di cambiamento, criticati da molti, fossero rimasti sempre coerenti scrivendo comunque ottimi brani e pubblicando ottimi album.
eddie
Giovedì 2 Febbraio 2012, 1.05.39
1
il punto piu basso della carriera maidiana...anche se sono molto affezionato a the x factor(che lo giudico un gradino superiore a fear of the dark)
IMMAGINI
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Locandina del film tratto dal romanzo di Eco
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Umberto Eco (Alessandria, 1932)
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Il romanzo 'Lord of The Flies' di William Golding
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Il film tratto dal libro
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Locandina del film 'Falling Down', che ha ispirato 'Man On The Edge'
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Il poeta Siegfried Sassoon
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Locandina del film Apocalypse Now, che ha ispirato 'The Edge Of Darkness'
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Il romanzo breve di Joseph Conrad alla base del film di Coppola
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Joseph Conrad
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Locandina del film 'Braveheart', probabile fonte di ispirazione di 'The Clansman
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Le Higlands scozzesi
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Spiragli delle isole Falklands
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Steve Harris in azione dal vivo
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Antiche mura scozzesi
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Janik Gers, 'erede' di Adrian Smith
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Murray e Gers in azione
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Ancora Blaze
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L'artwork del primo best of della band, rilasciato nel 1996
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La band con Blaze Bayley
RECENSIONI
72
80
81
81
90
s.v.
s.v.
69
53
90
69
81
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71
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86
85
99
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