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RACCONTARE IL MITO - # 25 - Black Sabbath, Cross Purposes Tour, Palasport di Firenze, 23/05/1994
05/02/2012 (4997 letture)
FIRENZE, 1994
Uno dei principali eventi che scandiscono il tempo per i giovani (e meno giovani) metallari è l’atteso arrivo in edicola delle riviste specializzate. Un momento emozionante, in grado di catapultarti una volta al mese sulla ribalta internazionale, all’interno di un mondo fantastico di cui cominciavo sempre più a sentirmi parte dopo sette anni di onorata carriera metallara. La fame di notizie, inizialmente soddisfatta con la lettura della gloriosa testata H/M, mi spinse ad affiancarle anche la storica rivista rivale, Metal Shock. E’ proprio sulle pagine di quest’ultima che mi fiondavo regolarmente alla pagina dei concerti, sperando in qualche tour che occasionalmente facesse tappa nella mia città. Non ricordo su che numero particolare apparse LA notizia, ma ricordo che, appena lessi Black Sabbath, la mia testa cominciò a girare. Non nascondo che si tratta in assoluto della mia band preferita, lo è sempre stata, sempre lo sarà. Al gruppo di Tony Iommi devo l’ingresso in questo mondo, grazie al riff maestoso, epico e misterioso di Headless Cross, il primo album metal (assieme ad Appetite For Destruction dei Guns n’ Roses) che abbia mai posseduto. Aspettavo questo momento spasmodicamente, dopo aver perso la loro esibizione con Ronnie James Dio al Monsters of Rock di Bologna del 1992 (probabilmente, uno dei più belli mai organizzati), in supporto all’album Dehumanizer. Nel frattempo, le strade tra il gruppo e lo storico cantante si erano nuovamente separate, a causa di uno show celebrativo tenuto dalla line up originale, con Ozzy e Bill Ward, che Ronnie non aveva affatto gradito. Fu così che Iommi e Butler rimisero assieme la band richiamando Tony Martin e, per la prima volta, Bobby Rondinelli alla batteria, per la scrittura di uno dei loro album "tardi" di più alto livello, Cross Purposes. Di supporto, i Black Sabbath ci offrivano un pacchetto ben più che interessante: i Cathedral di Lee Dorrian, allora appena reduci dalla pubblicazione dello strepitoso The Ethereal Mirror e dell’altrettanto strepitoso EP Statik Majik; infine, ad aprire lo show, una nuova band che stava facendo scalpore nell’underground, più che altro a causa dell’inedita formazione con due bassisti, i Godspeed, i quali stavano promuovendo il loro primo album. Più insolito fu invece scoprire che la location designata era l’Auditorium Flog, storico locale cittadino che offriva però una capienza massima di circa mille persone: effettivamente, anche in piena epopea grunge (il corpo di Kurt Cobain sarebbe stato trovato di lì a pochi giorni) pareva lecito aspettarsi qualcosa di più per un gruppo del livello dei Sabs. Ad ogni modo, ciò che realmente conta è che dovevamo esserci ad ogni costo. Fu infatti quasi immediato l’acquisto del biglietto (che conservo ancora). Si trattava anche di coronare un piccolo sogno: vedere due delle mie band preferite di sempre, gli Iron Maiden (di cui vi ho parlato nel precedente articolo) ed i Black Sabbath nell’arco di poco più di un anno. Fu così che per qualche mese attendemmo, con aspettative che si alzavano sempre di più, questo vero evento. La prima notizia che ci arrivò nel frattempo, sempre via Metal Shock, fu anche la più ovvia: a causa della "enorme" prevendita (si ragionava di quasi quattromila biglietti) la location fu spostata dall’Auditorium Flog al più accogliente Palasport.

Memori dell’esperienza dell’anno prima, rinunciammo a presentarci in loco sin dalla mattina e preferimmo arrivare ai cancelli del Palasport solo nel tardo pomeriggio, evitando così una lunga e noiosa giornata di cazzeggio. Stipati in fila come da prammatica, con le solite inutili e devastanti cariche che venivano da dietro, attendemmo il momento dell’apertura dei cancelli. Stavolta, le cose si svolsero in maniera un po’ meno traumatica ed intorno alle sette le porte si aprirono consentendo il deflusso verso la rampa che conduce all’ingresso vero e proprio. Al solito, il cordone di polizia e carabinieri stazionava proprio alla fine della suddetta rampa, praticamente bloccando di nuovo la fila. Fu così che mi trovai in una posizione estremamente scomoda, con il muretto di protezione ad altezza ginocchio, le solite testine di vitello che spingevano da dietro ed un salto di tre metri nel vuoto che si apriva sotto di me. Ad ogni carica cercavo di aggrapparmi a qualcuno per evitare di ritrovarmi in volo, per una ventina di minuti tra le più lunghe della mia vita.
Finalmente, riuscimmo a passare indenni anche la perquisizione e, dopo la solita corsa a perdifiato, io e mio fratello raggiungemmo la platea e ci fiondammo alle transenne, in prima fila, mentre il nostro amico, anche stavolta, decideva di rimanere sulle gradinate, timoroso del pogo e della sua non inarrivabile altezza, che gli impediva spesso la visuale. Era fatta.

GODSPEED
Ora: non chiedetemi grandi approfondimenti sui Godspeed, meteora tra le più evanescenti che abbiano mai calcato le scene. Di fatto posso solo dirvi che questi americani del New Jersey hanno realizzato un unico album, Ride (peraltro non brutto), addirittura per la Atlantic Records, proprio nel 1994. La loro proposta resta a tutt’oggi abbastanza incatalogabile: la presenza dei due bassi, uno distorto ed uno in clean, essenzialmente forniva una spinta ritmica non indifferente che, specialmente dal vivo, dava una dinamica potente e "grassa" ad un heavy/sludge arrembante, dalle forti tinte urbane e moderne. Famosi essenzialmente per aver partecipato assieme a Bruce Dickinson al tributo Nativity in Black, per una più che brillante versione del classico Sabbath Bloody Sabbath, i Nostri quella sera svolsero più che degnamente il ruolo di opener. Piuttosto potenti e per niente intimoriti dall’assoluta indifferenza con cui vennero accolti, i Godspeed si avvalevano di un singer che, a memoria, ricordava come vocalità una sorta di Perry Farrell (Jane’s Addiction) più aggressivo e puntarono molto sull’impatto, uscendone alla fine da vincitori, nel loro piccolo, lasciando il pubblico piuttosto soddisfatto. In particolare fu la cruenta e psichedelica My Brother a farsi notare: una canzone lunghissima con un finale cacofonico quasi di matrice free jazz/industrial sullo stile tipico di band anni 70 quali Hawkwind e Stooges, che scosse le fondamenta del Palasport in un’orgia sonica piuttosto impressionante, anche a causa dell’estenuante onda di feedback che risuonò nell’aria per almeno tre, quattro minuti buoni al termine dell'esibizione. Buon antipasto.

CATHEDRAL
La band di Lee Dorrian è da sempre un mio pallino personale, uno dei pochissimi gruppi di cui ho praticamente tutto in versione originale comprato all’uscita o poco dopo. Devo dire, però, che il debut Forest of Equilibrium mi aveva letteralmente terrorizzato all’epoca. Pur essendo un fan sfegatato di Black Sabbath, Trouble e Candlemass e pur conoscendo già sia i Napalm Death che diversi altri gruppi death metal, in quel lontano 1991 non ero davvero pronto ed abbastanza esperto per apprezzare fino in fondo la tenebrosità e le agghiaccianti atmosfere di quel capolavoro assoluto. Confesso che fu proprio grazie a questa esibizione, ben tre anni dopo, che riuscii davvero ad entrare nel mondo della band inglese, catapultandomi di lì a poco all’acquisto della loro discografia, che considero senz’altro una delle pagine più belle della storia dell’HM. Proprio in quel periodo, i Cathedral attraversavano un periodo non felicissimo, a causa dell’uscita dal gruppo di Mark Wharton (batteria) e, soprattutto, Adam Lehan (chitarra). I due furono sostituiti per questo tour da Victor Griffin e Joe Hasselvander, entrambi ex-Pentagram, per quella che avrebbe dovuto essere una collaborazione storica e definitiva. Purtroppo le cose non andarono come previsto e le identità e le personalità dei due nuovi arrivati entrarono velocemente in conflitto con quelle dei membri originali del gruppo, tanto che Griffin lascerà velocemente i Cathedral, seguito poi a ruota anche da Hasselvander. Ma quella sera niente di tutto questo sembrò funestare un’esibizione a dir poco clamorosa. I Cathedral diedero veramente il meglio di loro stessi su quel palco, con una cattiveria ed una possanza che ancora oggi risuonano nella mia testa. Impossibile definire l’onda d’urto che ci colpisce con l’ingresso on stage della band e le prime devastanti note di Enter the Worms, una vera mazzata in pieno volto. Dorrian catalizza su di sé tutta l’attenzione del pubblico, giocando con il cavo del microfono nelle classiche pose dello strozzamento e colma l’aria con il suo growl acidissimo e perfido. La marziale melodia introduttiva di Cosmic Funeral toglie il fiato, per lasciare poi posto ad uno dei riff più potenti e coinvolgenti ai prodotti dal gruppo di Coventry. Fortunatamente, la più rockeggiante e scherzosa Midnight Mountain, assieme a Twilight Autumn, spezzano la cappa plumbea dell’esibizione, consentendoci di riprendere fiato e prepararsi alla catarsi di A Funeral Request, breviario di sette minuti dell’intera discografia della band, sulla cui accelerazione centrale qualche pazzo ha anche il coraggio di accennare ad un pogo tra i più lenti mai visti durante un concerto. Chiudono Violet Vortex e Ride, il cui video aveva impazzato anche sulle onde di Videomusic e qui il pogo parte davvero, mentre Dorrian porta a conclusione il suo show impiccandosi col cavo del microfono, come da programma. Quaranta minuti di devastazione doom ai massimi livelli. Impossibile immaginarsi allora che quasi vent'anni dopo avrei scritto la recensione di un loro album!

SETLIST CATHEDRAL
1. Enter the Worms
2. Twilight Autumn
3. Cosmic Funeral
4. Midnight Mountain
5. A Funeral Request
6. Violet Vortex/Ride


BLACK SABBATH
Dopo l’esibizione dei Cathedral, cominciamo davvero a renderci conto di cosa sta per aspettarci e l’esaltazione raggiunge livelli quasi isterici, tanto che, rompendo gli indugi, anche il nostro amico capisce che è il momento di lasciar perdere le paure e ci raggiunge sotto palco. L’attesa dev'essere molto provante non solo per noi, a dire il vero: improvvisamente, mentre sono strenuamente aggrappato alla transenna, sento come una serie di calci provenire da dietro, all’altezza del polpaccio. Non si tratta di calci dati con intenzione, ma insomma, sono piuttosto fastidiosi, quindi mi giro minacciosamente (si fa per dire) ma non vedo assolutamente nessuno, dirigo quindi lo sguardo verso il basso e mi rendo conto che in mezzo alla gente, del tutto indifferente, un ragazzo si sta agitando in terra, in preda a delle convulsioni. Finalmente anche altri si accorgono della situazione e si crea uno spazio che attira l’attenzione anche dei membri della security. Riusciamo ad alzare lo sfortunato ragazzo, probabilmente in pieno attacco epilettico e lo facciamo passare al di sopra delle transenne, dove lo attende un medico. Proprio mentre un robusto uomo della security prende in carico il corpo, però, uno spasmo improvviso della gamba del ragazzo mi regala una piacevolissima anfibiata dritta nel setto nasale: una botta che ricordo ancora vividamente e che mi lascia un bel taglio sanguinante, che rattoppo alla meglio. Se non altro, il colpo ha l’effetto di scuotermi dalla catarsi e ne approfitto per dare un’occhiata in giro: la platea del Palasport è gremita quasi fino in fondo ed anche le gradinate più vicine al palco ribollono della nera marea metallara. Gran bello spettacolo. Ovviamente, come purtroppo accade sempre in questi casi, un furbone ha approfittato dello scompiglio provocato dal malore del ragazzo per fregarmi il posto in prima fila. Visto che non ho alcuna intenzione di essere transigente sulla questione, lo spintono ben bene fino a riprendere il posto e, fortunatamente, il tipo capisce l’antifona e si fa più in là. In compenso, mi ritrovo accanto un fotografo che, per almeno metà concerto, ogni qual volta mi azzardo ad alzare il braccio, mi prega gentilmente di abbassarlo per consentirgli di fare le sue stramaledettissime foto. Posso dirlo ora a distanza di quasi vent’anni e senza alcun rancore? Mavaffanculo, simpaticissimo rompicoglioni. Finalmente l’attesa finisce ed i Black Sabbath prorompono sul palco, anticipati da una intro registrata (sulla rete ho trovato il riferimento di Supertzar, brano di Sabotage; sinceramente non ricordo affatto questo particolare). Le danze iniziano davvero con l’inaspettata Time Machine tratta da Dehumanizer e si tratta di una grandissima partenza!! Martin è grandioso nell’interpretazione dei brani del suo Maestro e la band appare ben più che in palla. Con mia gioia infinita, mi ritrovo proprio davanti al baffuto riffmaker per eccellenza, Tony Iommi. Credo di non aver staccato gli occhi dalle sue dita per tutta la durata del concerto, quindi chiedo scusa se non sono in grado di offrire troppi particolari dell’esibizione, perché in quell’ora e quaranta di concerto non sono stato su questo Pianeta, ma in un altrove solo mio, dominato da una Gibson "diavoletto" nera con le croci in madreperla sul manico. Irrompe Children of the Grave e qui Martin dimostra di saper tenere anche i brani di Ozzy, seppur con una interpretazione che ovviamente non ha niente della malefica impronta originale del Madman. E’ ancora Iommi a dominare, coadiuvato da un band che viaggia a mille, grazie ad un Butler tarantolato ed al solidissimo drumming di Bobby Rondinelli, in grado di rinverdire i fasti di Cozy Powell e Vinnie Appice con un gusto ed una fantasia sinceramente inaspettati. E’ senz’altro lui la vera arma in più di questa esibizione, assieme ad una scaletta che è una continua alternanza tra passato e presente, mentre l’intera discografia della band viene saccheggiata con nostro enorme gaudio. Children of the Sea, The Mob Rules ed Into the Void se ne vanno lasciandoci esterrefatti, ma è con When Death Calls, strepitosa semiballad tratta da Headless Cross che il concerto raggiunge uno dei suoi climax assoluti, mentre il barbutissimo tastierista Geoff Nicholls offre una robusta prestazione ai cori, aiutando un Martin in pieno stato di grazia. E’ una ridda di classici quella che segue, nella quale i brani tratti da Cross Purposes si intervallano ai brani della prima parte della carriera dei Sabs, con le sole Neon Knights (qua Martin sembra un po’ soffrire) ed Heaven And Hell a riprendere l’era Dio. Segue Symptom of the Universe, brano tritaossa, vero capolavoro di quel gran disco che è Sabotage (il primo dell'era Ozzy da me posseduto) suonato per intero perfino nella sua conclusione melodica. Arriva il tempo per l’assolo di Bobby Rondinelli, a cui seguono l’attesissima –da me- Headless Cross e l’assolo di Iommi, che spezza un po’ il ritmo consentendo di rifiatare (molto meglio quello di Rondinelli, a dire la verità). Arriviamo così alla chiusura del concerto, con l’immancabile Paranoid che sfuma in Heaven And Hell, seguita dall’imprescindibile Iron Man e da una trionfante Sabbath Bloody Sabbath. Un’ora e trentasette minuti di pura goduria, al cospetto della Storia. Nessun dubbio che questo sia stato uno dei concerti più belli che abbia mai visto, sicuramente superiore all’imbarazzante concerto della reunion al Gods of Metal del 1998, con un Ozzy già vocalmente impresentabile, che costrinse il gruppo ad abbassare ulteriormente la tonalità delle canzoni. Ma di questo parleremo un’altra volta.
In realtà, parlando con altre persone presenti quella sera ho raccolto anche opinioni contrastanti sull’esibizione dei Sabbath ed in particolare sulla prova di Tony Martin, come parrebbe testimoniare anche il Cross Purposes Live, album dal vivo estratto da questo tour, nel quale Martin si fa sentire piuttosto sottotono e costretto spesso ad abbassare gli acuti nelle canzoni. C'è chi ha addirittura preferito di gran lunga l’esibizione dei Cathedral a quella degli headliner. Ovviamente, io ho raccontato la mia versione dei fatti, attendendo eventualmente i commenti di altri che, come me, furono presenti a quell’evento straordinario, il cui ricordo mi accompagna indelebile da quasi vent’anni e che costituisce senza dubbio uno dei pilastri su cui ho costruito la mia esperienza musicale.

SETLIST BLACK SABBATH
1. Supertzar
2. Time Machine
3. Children of the Grave
4. Children of the Sea
5. I Witness
6. The Mob Rules
7. Into the Void
8. When Death Calls
9. Guitar intro/Black Sabbath
10. Neon Knights
11. Psychophobia
12. The Wizard
13. Cross of Thorns
14. Symptom of the Universe
15. Drum Solo
16. Headless Cross
17. Guitar Solo
18. Paranoid/Heaven And Hell
19. Iron Man
20. Sabbath Bloody Sabbath



klostridiumtetani
Giovedì 14 Settembre 2017, 15.40.53
30
A me l'era Martin è sempre piaciuta, hanno sfornato dei dischi veramente belli (come quasi sempre d'altronde) , ma ritengo che se ne parli troppo poco . D'accordo, Ozzy è Ozzy, Dio non si discute e Gillan non ha bisogno di presentazioni, ma i dischi fatti con Martin non sfigurano affatto, anzi.
Rob Fleming
Giovedì 14 Settembre 2017, 12.08.02
29
Con la scusa di andare a trovare un compagno di classe che studiava a Firenze colsi l'occasione di andare a vedere questo concerto anche perché avrei potuto apprezzare anche i Cathedral. I Godspeed li avevo proprio rimossi. I Cathedral ricordo che dapprima mi lasciarono stupito perché me li sarei immaginati più ieratici ed invece Lee Dorian era un folletto, ma alla finefecero egregiamente il loro dovere. Dei Black Sabbath che dire? Che innanzi tutto a differenza di Reggio Emilia suonarono Paranoid. Per il resto dopo tutto questo tempo rammento un bel concerto, ove Martin si dimostrò un campione. Ma devo ammettere che non avrei mai pensato che addirittura fosse concerto da entrare nel mito. A questo punto mi spiace non ricordarmi meglio quella serata. In ogni caso, bellissima rubrica
Lizard
Giovedì 23 Febbraio 2012, 15.08.45
28
Beh... Magari tra dieci anni faranno una reunion... O magari viene fuori che era tutta una finta come per i Judas non si può mai sapere nella vita.
AL
Mercoledì 22 Febbraio 2012, 11.29.50
27
purtroppo Martin mi ha sempre fatto cagare altrimenti sarei venuto.. con i Cathedral poi che figata! gruppo che purtroppo non sono mai riuscito a vedere e non vedrò mai più...
BILLOROCK fci.
Sabato 11 Febbraio 2012, 10.56.14
26
" Going home, late last night.....suddenly i got a fright....Yeah i looked through the window and i surprised whtat i saw ?! the Fairy wear boots and dancing with the dwarf.......AAALLLLRIGHT NOW.....
Orso
Venerdì 10 Febbraio 2012, 18.31.53
25
@PaulThrash@Vittorio Toh guarda chi si rivede è vero siamo sempre noi a spaccare i... Grandi Sabs!
fabio II
Venerdì 10 Febbraio 2012, 14.38.23
24
Ciao Undercover! Lizard: è una 'logica' (?!) conseguenza di quello che ti insegnano alla scuola elementare; e li che cominciano a far competere gli individui. W i Pink Foyd! testo riassunto in poche parole: Hey teacher, leave those kids alone; you're another HOLE in the wall!
Undercover
Venerdì 10 Febbraio 2012, 14.23.34
23
Fatto in ritardo un po' dopo i 18 eheh era il 2001 e cavolo la mia fortuna era il lettore cd sempre al mio fianco... avevo di tutto dietro, devo dire che una sera rivivemmo il periodo della pre-adolescenza ascoltando "Whigfield - Saturday Night" e con quattro risate fu spassoso
Lizard
Venerdì 10 Febbraio 2012, 14.09.55
22
@Vittorio: a quanto pare @Fabio: no infatti... direi proprio che non è in quello che si può cercare ispirazione!
fabio II
Venerdì 10 Febbraio 2012, 13.58.10
21
Ahahah Lizard! beh se rinchiudi persone e imponi disciplina non puoi pretendere molto, come se la gente dovesse essere ispirata da quello
Vittorio
Venerdì 10 Febbraio 2012, 13.52.27
20
Saverio, Orso, Paulthrash...Ma siamo sempre i soliti tre o quattro sul web? XD
Lizard
Venerdì 10 Febbraio 2012, 13.46.38
19
Caro Fabio, vedo che il livello di CULtura era comune ovunque in caserma
fabio II
Venerdì 10 Febbraio 2012, 12.34.38
18
Caro Lizard invece a me il militare toccò nell'89, e le radio trasmettevano in contunuazione 'Anthoer Day in Paradise': la trovavo una presa per il culo enorme! Per fortuna c'ereno anche 'Le Ore' nei cassetti PS: la canzone era a nome P.Collins per i più giovani che fortunatamente, magari, non ricordano
Lizard
Venerdì 10 Febbraio 2012, 11.45.24
17
Si scoprono gli altarini eh?? non approfondirò il passato (remoto) elettro-pop nei commenti di un articolo sui Black Sabbath, ma... Ne avrei delle belle
Elluis
Venerdì 10 Febbraio 2012, 11.18.26
16
Ce l'ho quel cd di Midge Ure, è bellissimo, anzi Breathe è uno dei pezzi meno belli dell'album: è stato uno dei primi dischi non metal che ho comprato e devo dire che per me è stata un'autentica rivelazione.
Lizard
Venerdì 10 Febbraio 2012, 10.55.16
15
@Elluis: io invece il militare l'ho fatto nel 1997/98 e ricordo maledettamente bene "Breathe" di Midge Ure. Ricordo anche "Disposable Heroes" che cantavo dentro di me tutte le mattine durante l'alzabandiera, ma questo è un altro discorso
Elluis
Venerdì 10 Febbraio 2012, 10.25.16
14
@Lizard quello che dici è incredibilmente vero !! Per questo mi ricordo che Nord Sud Ovest Est degli 883 è del 1993 e me lo ricordo perchè ero a militare, e quando ero in caserma di servizio, dalla radiolina si sentiva di continuo, insieme a "What is love? Baby don't hurt me", e "All that she wants" degli Ace of Base e un altro paio !!
Raven
Venerdì 10 Febbraio 2012, 10.16.28
13
non preoccuparti, abbiamo roba anche molto precedente
PaulThrash
Venerdì 10 Febbraio 2012, 10.14.17
12
Sì ma cazzo Raven, potevi dirmelo prima che andassi a leggere anche solo il report dei Coroner del 1992?!?!?!? Ma non lo so, avevo 10anni quell'anno, stavo ancora pensando alla NBA e a quanto erano fighe le LA Gears con le lucine che si illuminavano quando toccavi terra... un po' di rispetto per noi giovani, perbacco!
Raven
Venerdì 10 Febbraio 2012, 10.09.18
11
Paul, mi sa che la rubrica raccontare il mito potrebbe provocarti attacchi di bile. Non leggere le puntate precedenti
Lizard
Venerdì 10 Febbraio 2012, 9.42.40
10
Ma sai... Nord Sud Ovest Est ha segnato la vita di molti, purtroppo la musica è comunque un veicolo per i ricordi spesso ed anche la pessima musica riesce in questo intento! Anzi, a volte anche in maniera più efficace
PaulThrash
Venerdì 10 Febbraio 2012, 9.35.15
9
Come non odiarvi un po'?!?!? Probabilmente nel 1994 stavo ancora pensando agli 883.........
Khaine
Giovedì 9 Febbraio 2012, 23.46.50
8
Orso, grazie a te del passaggio
Orso
Giovedì 9 Febbraio 2012, 21.56.56
7
Senza dubbio uno dei concerti più belli della mia vita: strepitosi sia i Cathedral che i mitici Sabbath (scaletta clamorosa!)...grazie per il bellissimo ricordo brother\m/
Lizard
Lunedì 6 Febbraio 2012, 14.44.38
6
Troppo buono Celtic Warrior XD
Celtic Warrior
Lunedì 6 Febbraio 2012, 13.18.32
5
Porca miseria licenziate Lizzard mi sta facendo consumare un botto di carta , c è la crisi e che cavolo !!!!
Lizard
Domenica 5 Febbraio 2012, 17.21.48
4
Grazie si' fu una scaletta grandiosa, che solo con Martin era possibile imbastire. Anche per ragioni nostalgiche ho sempre apprezzato moltissimo la discografia con questo splendido singer e penso che ancora raccolga troppo poco rispetto ai propri meriti.
Metal4ever90
Domenica 5 Febbraio 2012, 17.17.06
3
Che scalettone!!! Sav, ti invidio!
Vittorio
Domenica 5 Febbraio 2012, 16.59.03
2
Grande Saverio!
Subhuman
Domenica 5 Febbraio 2012, 12.08.19
1
Che bel racconto! Non ti invidio granché le pedate e il naso, per il resto decisamente sì Comunque, volendo forzare a tutti i costi: "God knows as your dog NOSE"
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Il biglietto originale del concerto
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# 9 - Metallica, Milano, 1992
23/08/2010
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# 8 - Death, Milano, 1995
16/08/2010
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# 7 - Cradle Of Filth, Biella, 1994
09/08/2010
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# 6 - Guns N` Roses, Torino, 1992
02/08/2010
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# 5 - KISS, Losanna, 1983
26/07/2010
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# 4 - Sepultura, Milano, 1993
19/07/2010
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# 3 - Clash Of The Titans, Firenze, 1990
12/07/2010
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# 2 - AC/DC, Nettuno, 1984
06/07/2010
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# 1 - Iron Maiden, World Slavery Tour, 1984, Bologna
 
 
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