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ROCKY ROCKETZ MANAGEMENT - Fai per la Scena ciò che vorresti che la Scena facesse per te
13/02/2012 (2002 letture)
E' possibile amare la musica alla follia? Al punto che ad essa dedichi tutto il tuo tempo libero, tutte le tue energie, i tuoi soldi, le tue amicizie, i tuoi contatti? Anche in un territorio completamente arido di appassionati e di operatori del settore? Si, è possibile. Jack ed Enrico, anima e corpo di Rocky Rocketz Management, ne sono la prova vivente. Li abbiamo incontrati in una birreria vicentina, con la scusa di analizzare le cause della morte artistica della città del Palladio, flagellata dalla miseria concertistica e stuprata da una quasi totale mancanza di interesse verso la musica (di qualunque genere) da parte del "popolo della notte", una situazione che forse non conosce rivali in tutto il resto dello Stivale. Ma ora basta commentare... a voi il resoconto della nostra lunga chiacchierata!

Khaine: Molto bene ragazzi, direi di iniziare presentandovi al nostro parco lettori, dicendo chi siete, cosa fate come agenzia per la scena metal ecc.
Jack: Allora, noi siamo Jack ed Enrico della Rocky Rocketz Management, ci occupiamo della programmazione di date di gruppi sia italiani che stranieri, per il territorio nazionale e qualcosina anche per l'estero (per quello che riguarda la Germania e l'est Eutopa).

Khaine: In quanti siete, solo voi due?
Jack: Siamo in "due più uno", nel senso che abbiamo un'altra persona che ci dà una mano sporadicamente, che si occupa principalmente dell'area della Toscana e del centro Italia.

Khaine: Questo è un primo lavoro per voi?
Jack: No, assolutamente, noi abbiamo il nostro lavoro, facciamo le nostre otto o nove ore giornaliere, come colletti bianchi e, nel tempo libero, ci dedichiamo alla causa del rock, facendo quel che possiamo.

Khaine: Per quale motivo una persona che lavora otto ore al giorno si sbatte, organizzando concerti in tutta Italia e saltuariamente all'estero, per avere un ritorno economico che è prossimo allo zero, visto che questo non è neanche un secondo lavoro?
Jack: Perchè siamo talmente innamorati che non riusciamo a farne a meno.

Khaine: Però voi potreste fruire della musica, come dei semplici ascoltatori che la sera, quando vanno ad un concerto, bevono dieci birre al locale di turno e ascoltano la musica.
Jack: Si, ma ci sono alcune band che meritano una certa considerazione, secondo noi; alcune agenzie lo fanno solo per un ritorno economico, non ci credono...

Khaine: Dici che lo fanno solo per lavoro, senza neanche un pò di passione?
Jack: No, magari hanno anche la passione, però magari lo fanno come primo lavoro, quindi senza un ritorno economico non riescono a lavorarci con un certo criterio, come invece facciamo noi, con una certa passione e la voglia di fare. Lì subentriamo noi!
Enrico: In sostanza noi lo facciamo più che altro per passione.

Khaine: Vorreste farlo per lavoro, come lavoro principale?
Jack: Mamma, pagherei oro per farlo come lavoro principale! Io pagherei per farlo come lavoro, è che purtroppo, per come siamo messi ora, è troppo un casino... in Italia, ti dico, sono sei anni che lavoriamo come Rocky Rocketz, e negli ultimi sei anni un trenta per cento dei locali in cui lavoravamo hanno chiuso, su base nazionale. Sono tantissimi, è una percentuale altissima!

Khaine: Son dati abbastanza preoccupanti.
Jack: Si, perchè finchè la gente perde molto tempo nelle chiacchiere virtuali, si sbatte poco per andare a concerti e si scarica dischi uno dopo l'altro, questo è quello che ci meritiamo. Quindi di conseguenza i club sono costretti a fare cover band e schifezze affini, perchè in qualche modo tutti devono lavorare, tutti devono sopravvivere.

Khaine: Ovviamente il locale fa il suo lavoro, che è anche quello di avere "il segno più" a fine serata, e non "il segno meno". Chi è che non lo farebbe?
Jack: Certo, poi loro devono pagare i dipendenti e tutto il resto. Secondo me, comunque, si tratta di una colpa condivisa.

Khaine: Bon. Ora però noi dobbiamo spiegare ai nostri lettori il motivo per cui questa sera ci siamo trovati qui, in birreria, a parlare.
Jack: Principalmente per far capire alle persone che chi lavora in un'agenzia di booking non è semplicemente una persona che vuole guadagnarci, ma è una persona che ha fede in quello che fa, e la fede ti porta a fare delle stronzate colossali e a perdere un sacco di soldi.

Khaine: Bene. Questo è il simbolo della passione!
Jack: E' uno sbattimento pazzesco. E poi... vedi, l'agenzia di booking non è un concetto inarrivabile. Chiunque abbia un minimo di passione può fare qualcosa, per il suo Paese e per la sua città.

Khaine: Cosa fa l'agente di booking, parlando papale papale?
Jack: Noi abbiamo un roster di band italiane: non sono band grossissime, eccetto alcune punte di diamante, però la maggior parte sono band di fascia media, che partono da zero, ed in cui noi vediamo qualcosa di buono e che cerchiamo di spingere il più possibile, al fine di farle suonare ovunque, perchè effettivamente meritano di farlo. Poi, per il resto, lavoriamo spessissimo con band straniere, che ci chiedono una mano in Italia, noi facciamo d'appoggio, come per i Nashville Pussy, come è stato per tante altre band, perchè noi non trattiamo un solo genere (come il metal) ma spaziamo ad esempio dall'hardcore allo stoner, allo sludge...

Khaine: Fate quello che vi piace!
Jack: Esattamente!

Khaine: Se domani viene fuori il gruppo symphonic metal che ti piace, tu lo fai?
Jack: Dubito che mi piaccia, però in caso si, lo faccio! (ridiamo, ndr)

Khaine: Ora, io voglio essere un pò provocatorio. La verità è che noi siamo qui in seguito ad uno scambio di messaggi avvenuto su facebook in cui, sulla base di un articolo di un giornale locale in cui si diceva che a Vicenza in pratica non ci sono più locali in cui si può suonare, io sostenevo che i vicentini se la meritano una situazione così (e qui abbiamo iniziato a discutere). Questo lo dico per informare la nostra audience: ma la domanda è, tra i locali che sono aperti a Vicenza, quanti fanno suonare la sera? Quali sono le ragioni del disagio? Vicenza era una città che, per quanto piccola, aveva due o tre locali in cui si suonava...
Jack: Vicenza è una città che ha avuto una scena pazzesca, negli anni 90, per quel che riguarda il punk e l'hardcore. A Vicenza tutti quanti facevano punk, tutti quanti facevano hardcore, e tu in qualunque pub del cazzo potevi suonare e fare dei pienoni assurdi. Adesso non è più così, perchè c'è una difficoltà generica del pubblico ad andare ai concerti. Il pubblico preferisce andare al bar, andare magari in discoteca al sabato sera e via dicendo. In città è rimasto in piedi un locale soltanto, che è l'Art Cafè Live, son dei ragazzi che si sbattono ma fanno una fatica assurda a tirare a campare, quindi sono obbligati a fare delle scelte di comodo, come fare delle serate hip hop o delle serate con dj set. Aveva iniziato a fare dei bei concerti sul garage/punk il Giradischi a Thiene, ma i vicini gli hanno rotto i coglioni perchè alle 11.00 di sera infrasettimanali c'era ancora musica, quindi basta... altri posti? Non mi viene in mente niente, Vicenza è questo. C'è l'e20 a Montecchio Maggiore, l'ex-Cantieri, che è un altro posto dove riesco a fare delle cose, ma saltuariamente.
Enrico: A ben vedere l'altro posto che fa regolarmente dei concerti, ma di tutt'altro genere, è l'House Of Blues, ma fanno robe acustiche al pomeriggio, è proprio una cosa che non centra minimamente coi nostri discorsi. Di rock vero e proprio, che non sia acustico, c'è l'Art Cafè ma poi nient'altro.

Khaine: Parliamo del Sabotage. Il Sabotage è un locale di Vicenza che è partito da zero, è riuscito a costruirsi un buon giro di clienti ma poi, negli ultimi tempi, ha perso un pò di pubblico, incolpevolmente. La colpa della situazione vicentina, cioè del fatto che non ci sono concerti (non solo quelli metal, proprio non ci sono concerti! Non ci sono concerti pop, non ci sono concerti rap, non ci sono concerti di musica classica ecc), è imputabile almeno in parte al tipo di persona che c'è a Vicenza? E soprattutto, questa situazione, la si può vedere estesa, voi che aete un'esperienza a livello nazionale, anche al resto d'Italia, oppure è una peculiarità del solo suolo vicentino?
Jack: Guarda, il problema fondamentale è che chi sta dall'altra parte, organizzando concerti o gestendo locali, ha il terrore di osare, perchè ha paura di perdere soldi, perchè fondamentalmente non c'è trippa per gatti. E' difficile che una persona si faccia avanti e si proponga dicendo: "Ok ragazzi, io ho una data in mano, ho questo gruppo che è una figata, ok, lo conosciamo in pochi, però è veramente una band con le palle. Io vorrei farla qua in Italia, diamoci una mano tutti quanti". Ma tu non puoi fare una band straniera, che giustamente pretende i suoi soldi, e poi trovarti davanti cinquanta persone a serata. Questo è veramente il delirio! Perchè la gente non ha curiosità. Allora, vuoi continuare ad ascoltarti i tuoi Metallica o Iron Maiden, che continuano a propinarti da anni la stessa immondizia? Ok, fai pure quello. Però non è quello la vita reale. Scendi in campo, mettiti in discussione, vai a vederti un concerto.
Enrico: Vorrei aggiungere una cosa. Vicenza è sempre stata molto chiusa (Montanelli la definiva "la canonica d'Italia"), ma adeso c'è questa brutta abitudine, da parte di alcuni, che vanno in giro a dire che "mi piace la cover band". Non è vero, è una cosa sbagliata in partenza, non ti piace la cover band degli Iron Maiden, ti piacciono gli Iron Maiden. Allora, anzichè andarti a vedere tutte le cover band che saltano fuori, vai a vederti un gruppo che fa musica propria. Se ti piacciono le cover band, l'anno prossimo andrai a vederti la loro cover band, se hanno fatto successo.

Khaine: Sono d'accordo. Questo è un aspetto molto importante, difatti l'ultima domanda che ho preparato per quest'intervista è dedicata a questo argomento. Ora, io vi devo domandare, stante il fatto che la situazione in cui versa la provincia di Vicenza può esistere anche in altre province d'Italia, che cosa si può fare per cambiare?
Jack: Vicenza ha bisogno di osare un pò di più, da parte dei locali. Io non posso dare la colpa alla gente, perchè alla fine i locali (e qui mi sto riferendo a locali un pò più piccoli, che si possono raffrontare con le persone, creando un'atmosfera quasi familiare) dovrebbero essere i primi a fare cultura, a curarsi della loro clientela. Quando vedi i classici ragazzi di diciotto anni dovresti prenderli e dirgli "oh, ragazzi, ora c'è questo in giro. venite qui, facciamo festa insieme, beviamoci una birra, divertiamoci tutti quanti assieme". Io così ho fatto al Sabotage per anni, prendevo la gente e gli dicevo "la settimana prossima ho quel gruppo lì, li conosci? No? Ma ti fidi di me? Vieni qua, che ci divertiamo, ci beviamo una birra tutti assieme e restiamo soddisfatti." E magari a fine serata gli compravano il disco o la maglietta. Così dev'essere, non si può pretendere che piova la manna dal cielo, perchè non è così! Tutti quanti, sia chi ha un locale sia la gente, devono entrare in una mentalità più propositiva, non è colpa ne dell'uno ne dell'altro, è colpa di entrambi.
Enrico: E' vero, manca un pò una certa voglia di scoperta da entrambe le parti, pare ci sia la volontà di accomodarsi su certe cose.

Khaine: Certamente è più facile sedersi ed ascoltare ciò che già si conosce.
Jack: Si, è normale che poi ci si ritrovi a guardare le solite cover band, e che le cover band tra di loro si facciano una guerra dei poveri. Ogni città ha almeno quattro o cinque cover band dei Maiden o dei Metallica.

Khaine: E questa è gente che fa solo quello, solo cover, non gente che fa sia cover che canzoni proprie, che magari è agli inizi...
Jack: Si, è gente che fa solo quello, ed io preferisco supportare chi fa musica propria, che deve pagarsi una sala prove, uno studio di registrazione, deve pagarsi gli spostamenti e magari prendersi cinquanta euro nonostante i pienoni, suonando per una birra e un panino.

Khaine: Mi stavo domandando voi, come agenzia, cosa guadagnate dall'organizzazione dei concerti.
Jack: Allora, questo è comunque un lavoro, un'attività che impiega del tempo, della fatica e dei costi attivi, che cerchiamo di fare in modo che vadano a pari coi costi passivi.

Khaine: Posso chiederti quali sono questi costi attivi, così da rendere il tutto più chiaro ai nostri lettori?
Jack: Tu pensa a tutte le telefonate che possiamo fare, alle mail, a preparare le mailing list, a fare la promozione degli eventi.

Khaine: Se devi stampare dei volantini, chi te li paga?
Jack: Quelli ce li paghiamo noi, se dobbiamo spedirli ai locali i costi li sosteniamo noi, la promozione è tutta a carico nostro.

Khaine: Alcuni gestori di locali con cui ho parlato mi hanno confessato che spesso le band chiedono troppi soldi rispetto al numero di persone che portano sotto forma di pubblico, che alcuni promoter chiedono troppi soldi rispetto al risultato live delle loro band e via dicendo... insomma, gira tutto intorno ai soldi! Quali sono le problematiche vostre, di voi che organizzate i concerti, con i locali?
Jack: Il discorso è che a me non basta di chiamare il locale e fissare una data. Io voglio avere la garanzia che quando un gruppo va a suonare, ed ha delle esigenze, queste vengano soddisfatte. Perchè magari è in un tour di trenta date, perchè magari viene dagli Stati Uniti o dal Canada e sta facendo il giro dell'Europa, allora io pretendo che il locale gli metta a disposizione quello che richiede. Questi gruppi non è che abbiano delle pretese assurde, magari hanno bisogno delle pile per il pedale, o magari ti chiedono un sigaro o quel qualcosa in più che non è nulla di particolare ma è calore! Questa è gente che quando parte magari lascia la moglie e i figli a casa, certe richieste non vengono fatte per essere pretenziosi: escluse le richieste tecniche, spesso queste vengono fatte per cercare calore umano. Tu quando li accogli devi accoglierli bene: offrigli una birra, dagli da mangiare. Il fonico deve essere amichevole con loro, dev'essere a loro disposizione e, d'altra parte, anche loro devono essere educati perchè io non lavoro con chi rompe i coglioni. Io lavoro con gruppi che sono alla mano, che sanno cosa vogliono.

Khaine: Quella sui fonici è una bella osservazione. I concerti, tre volte su quattro, suonano di merda... ma perchè certi fonici non sanno fare il loro lavoro? Chiaro che non è sempre così, io conosco dei fonici bravissimi (uno di questi fa parte della nostra redazione), ma allora qual'è il problema?
Enrico: Perchè alcuni si improvvisano, o non hanno magari l'esperienza. Si improvvisano, magari escono anche fuori da una scuola.

Khaine: Forse non gli piace neanche il tipo di musica che stanno ascoltando...
Jack: Io ho fatto il fonico per cinque anni al Sabotage ed in un altro paio di posti. Dal punto di vista del fonico il cinquanta per cento dei suoni lo fa la band, se i suoni di base son buoni il fonico lavora bene. Quando fai band di un certo calibro i suoni son per forza di cose buoni. Poi c'è da dire che il fonico non deve fare i suoni secondo il suo gusto, ma secondo il gusto della persona che sta facendo suonare: se fai un gruppo tipo cantautorato italiano devi avere dei suoni brillanti e puliti, se fai un gruppo metal punti di più sui medi e sugli alti.

Khaine: Ora vorrei farvi una domanda su un tema che a me sta molto a cuore, non solo da ex-musicista. C'è un fenomeno che si chiama "pay to play", perchè le band pagano per suonare di spalla o in apertura ad altre band. Questo è un fenomeno per cui, se io posso suonare con i Black Sabbath, i Metallica o gli Iron Maiden, allora è ovvio che spendo i miei x-mila euro per farmi pubblicità, perchè suonare con queste band ovviamente mi dà prestigio, quindi sono ben disposto a pagare questa mazzetta, questa tangente all'operatore di turno. Quando però si parla di band che non mi portano poi tutta questa visibilità, ossia la maggior parte dei casi, voi come agenzia come vi comportate?
Jack: Ti dico, a noi non è mai capitato che una band emergente ci chiedesse di pagare per suonare con band più importanti...

Khaine: Ma non è la band emergente, è l'agenzia che dice alla band "se tu vuoi suonare con gli XYZ, allora devi"...
Jack: Non è vero, è la band emergente che si propone all'agenzia perchè ha dei contatti interni e allora l'agenzia dice "guarda, se vuoi suonare ti faccio pagare". Ma secondo me il problema non è di chi chiede, ma di chi dà. Moralmente è assolutamente sbagliato, sia da una parte che dall'altra, però da parte delle band... beh, dovrebbero essere loro i primi a dire "no". Perchè anch'io posso chiederti: "Oh, se ti metto una merda in bocca, tu te la mangi?", ma poi sei tu a decidere se rispondermi di si o di no.

Khaine: Però molte band dicono "io coi miei soldi ci faccio quello che mi pare, se voglio spendere 6.000 € per andare in tour con lui son cavoli miei".
Jack: Secondo me c'è anche un discorso di ingenuità, di continuare a perseguire il grande sogno del rock'n'roll, soprattutto quando hanno una certa età e sono molto giovani, vivendo di speranze e false promesse, illusioni, e ci credono perchè hanno buon cuore! Loro hanno voglia di fare, hanno voglia di spaccare il culo e di fare il disastro: poi arriva il primo coglione che gli dice, "ascolta, vuoi fare il tour con questi?", che magari sono un gruppo dei tuoi idoli, con cui sei cresciuto. Ti dicono "tira fuori la grana, ti faccio suonare di spalla", poi quel concerto a te non servirà a nulla perchè comunque la gente che va a vedersi il gruppo non va a vedere te, anzi, gli rompi pure le palle, perchè risulti come quello che ha rubato tempo agli headliner, è questo che spesso il pubblico pensa. Poi qui in Italia il fenomeno non è così diffuso come si vuol far credere.

Khaine: No no, è diffusissimo.
Jack: No, non credere, non è così diffuso. Forse è diffuso nella scena metal e basta.

Khaine: Scusa, si chiama Metallized, io conosco e parlo solo di quello, haha!
Jack: Io no, però nella scena stoner, nella scena doom non è così diffuso. E allora facciamoci delle domande: perchè la scena metal è vista come una nicchia? Cazzo, mi sembra di essere al mercatino delle pulci, dove arrivano le band e ciascuno sta lì a parlar male dell'altro, rubandosi le briciole reciprocamente. Ma non è questione di briciole, è questione che l'unione fa la forza! Come le band, i gestori dei locali e tutto il resto.
Enrico: Sempre al proposito del pay to play, vorrei ricordare che comunque il gruppo quella sera fa una prestazione per il locale. Allora non è la band che deve pagare, tutt'al più va lì per una birra e un panino.

Khaine: Guarda, io non sono mai stato un bigotto in vita mia. Io, in tutta la mia vita, non ho mai pagato per suonare dal vivo, non ho mai suonato gratis, qualcosa l'ho sempre presa, ma non è questo il punto. Per me ci può anche stare, ed io stesso lo farei, che l'organizzatore di un festival o concerto mi chiede di suonare al suo evento partecipando in parte alle spese; se la richiesta è relativa ad una cifra accettabile, su un ragionamento di condivisione della spesa io ci sto, però ad una sola condizione: poi a fine serata facciamo i conti, vediamo quanti soldi abbiam tirato su e dividiamo in proporzione anche i guadagni.
Jack: Nicola, a me è successo che una band di Vicenza mi chiedesse quanti soldi volevo per suonare di spalla ad un determinato gruppo. Io li ho presi, li ho accompagnati al banco, ci siamo bevuti una birra e gli ho detto che avrebbero suonato, ma non li ho mica fatti pagare! Ma è così che funziona. Loro ci tenevano particolarmente a suonare sotto quel gruppo, e per altro non erano neanche degli sconosciuti ma dei clienti fissi del Sabotage.

Khaine: Ok ragazzi, ultima domanda sulle cover band, e poi basta. Le cover band sono un'opportunità commerciale da sfruttare oppure no? E, in ultima analisi, se le cover band sono un'opportunità da sfruttare, uccidono la scena oppure no?
Jack: Adesso ti dico una cosa, c'è un'agenzia famosa che si è fatta un nome fittizio e fa solo cover band.

Khaine: Qual'è quest'agenzia?
Jack: Non te lo dico.

Khaine: Tanto lo scopro prima o poi!
Jack: Scoprilo! Comunque è un nome fittizio, creato apposta per vendere cover band. Ti dirò, per campare ci ho pensato anch'io a farlo, però non ho la faccia tosta di riuscire a portarlo fino in fondo.

Khaine: Tu invece, Enrico, cosa dici?
Enrico: Se lui non ha la faccia da culo, io ancora meno, haha!

Khaine: Ok ragazzi, dai, volete lasciare un messaggio ai lettori del sito?
Enrico: Vi reputate fan della musica, del rock, del metal, del punk, dell'hard rock o quello che è? Andate a concerti. E' questo il modo giusto per supportare le band, la scena, affinchè continuino ad esserci nuovi gruppi, affinchè possano esserci nuovi dischi.
Jack: Io posso solo dirvi di non avere paura delle patenti ritirate, piuttosto dormite in macchina fuori dal locale!

Su queste lievi note, trascorse alcune birre, decidiamo di spegnere i microfoni. Avete visto? Jack ed Enrico son brave persone, limpide nel loro agire ed appassionate negli intenti, è proprio di questa gente che la scena metal ha bisogno. Se vi ritrovate in queste caratteristiche, se anche voi amate la nostra bella musica, non abbiate timore e, in qualche modo, cercate di sostenerla attivamente, anche solo come spettatori partecipando ai concerti, comprando cd, magliette o facendo quello che vi pare, ma comunque interagendo concretamente con la comunità metal e rock. E' questa l'unica strada per la salvezza ed espansione della scena...



PaulThrash
Martedì 21 Febbraio 2012, 12.09.50
9
E' sempre bello sapere che c'è gente così... quindi andiamo avanti a seguire l'underground, lamentiamoci con dovuta pacatezza perché è comunque giusto lamentarsi (ma poi passiamo ai fatti) e cerchiamo di scoprire il bello che sta dietro alle più piccole e umili realtà... le rockstar, personalmente, non mi vanno a genio, soprattutto in virtù del fatto che il 99% di chi fa metal in Italia lo fa esclusivamente per passione, lasciamo il tornaconto alle cover/tribute band... supporto alla scena, yeah!!!
BILLOROCK fci.
Mercoledì 15 Febbraio 2012, 14.12.19
8
Alla fine è una ruota che gira, passano gli articoli e i temi, ma il problema allo stato attuale è sempre il solito.....
BILLOROCK fci.
Martedì 14 Febbraio 2012, 21.14.13
7
Ahi ahi, putroppo siamo alle solite, è vero in parte è colpa di tutti noi se tutto va a rotoli, cè un mah perchè cè sempre un mah !! ovvero, non è facile supportare tutto queste nuove band, per me ce ne troppe, in altro i social network, face minchia, you tube ecc apro l utente a mille possibilità per ottenere ciò che vuole, se non sbaglio gente è fallita la catena del Blockbuster, per il noleggio dvd, rendiamoci conto... è l eccesiva modernità in più ci aggiungi e la crisi e i lo stress e altre menate simili, tutto va a rotoli... fuck it all !! Bravo Khaine bel articolo, ciao Jimi tg...........
Jimi The Ghost
Martedì 14 Febbraio 2012, 19.55.19
6
Wow, che bella intervista! Wow che bella realtà. Subito un plauso ai principi espressi dai ragazzi. Sono d'accordo con Savior. Credo che la musica ha bisogno di essere sostenuta dagli stessi musicisti con una visione indipendente, ma supportata sin dal principio dai proprio sostenitori che, ascoltando quella band nei mille e mille live a prezzi sostenuti, ne decreta, poi, la possibilità di entrare nel circuito della registrazione e del mercato musicale. Insomma un meccanismo al contrario....un bottom up. Vivono gli organizzatori, i locali...vive la musica live...si abbatte la pirateria si abbattono il controllo delle grandi etichette....Molti musicisti indipendenti, duramente, ci stanno provando...Bravo Khaine!. Jimi TG
Savior
Martedì 14 Febbraio 2012, 19.14.37
5
Bellissima intervista! Da musicista posso dire che il problema oggi è che la musica interessa poco. Anche a chi suona..che poi magari scarica a manetta e ai concerti non ci va... Sulla solidarietà tra musicisti...beh credo sia una mera pia leggenda. Non dico altro per non essere provocatorio, ma io NON ci credo. E nemmeno mi interessa avere ai miei concerti gente che viene "per solidarietà" alla scena.
NeuRath
Martedì 14 Febbraio 2012, 17.07.54
4
Però... riguardo al "pay to play" prima dice che non gli è mai capitato, e un paio di risposte dopo racconta l'aneddoto di una bad che gli chiede appunto di pagare per suonare... sarà un lapsus!
Richard
Martedì 14 Febbraio 2012, 12.15.28
3
Ci sono comunque delle "oasi felici".... Vicino a Bergamo (Trezzo) c'è il LIVE CLUB , a 50 metri il KM 33, a 150 metri l'AMIGDALA THEATRE , a 5 km il BLOOM di Mezzago... Finchè c'è vita...
fabio II
Martedì 14 Febbraio 2012, 11.37.11
2
Bene Khaine, ed io che pensavo che in Veneto fosse meglio che qui in Emilia, e invece mi descrivi Vicenza come una ghost town; se non una canonica. Sono desolato.
Lizard
Martedì 14 Febbraio 2012, 11.31.41
1
Fondamentale... Non c'è niente da fare. Comprare i dischi, comprare le magliette, andare ai concerti. Non per una fantomatica "solidarietà"... Ma perché è divertente, è l'essenza stessa del rock. Stare a casa ad ascoltare i dischi è bellissimo, dà enormi soddisfazioni. Ma scendere in mezzo alle persone, scoprire che la stessa passione anima tutti i presenti... Urlare assieme... Condividere qualcosa cazzo. Possibile che siamo diventati così chiusi ed egoisti da volerci sempre tenere tutto dentro e non dare mai niente verso l'esterno? Ma davvero non vi divertite ad andare ad un concerto, anche di livello underground? Possibile che sia sempre meglio fare altro? Non ci credo. Non pensavo che a Vicenza la storia fosse questa, ma sì, anch'io credo che il cortocircuito inizi dalla gente, ma si colleghi poi subito ai gestori dei locali ed anche alle band, di conseguenza. L'analisi di Jack ed Enrico, ed anche la tua Khaine, mi sembrano assolutamente consequenziali e quindi il problema si rivela in realtà affrontabilissimo e, per molti versi, a portata di mano anche individuale. E' così difficile credere in qualcosa e spendersi per essa, solo per il piacere di farlo?
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