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SECRETS OF STEEL - # 4 - Epic Metal - Le Radici
19/02/2012 (6640 letture)
IL VASCELLO INCAGLIATO
Dopo le tre precedenti puntate dedicate al vasto fenomeno della NWOBHM, che scosse dalle fondamenta tutto il mondo dell'hard 'n' heavy, è ora di spostarsi nel mondo dell'epic metal. Prendiamo in prestito il galeone dipinto nella copertina di Kingdom Come dei Sir Lord Baltimore, per raffigurare metaforicamente e pittoricamente la scena: un relitto incagliato nei fondali del profondo oceano metallico. Chi l'ha affondato? Cosa si è salvato? Com'è stato costruito? Proprio a quest'ultima domanda si dovrà per prima trovare risposta. Si sfati innanzitutto il mito dei Manowar creatori del cielo e della terra in sei giorni: per quanto la loro attitudine da signori della guerra e da strenui difensori della fede metal (oggi mera pacchianeria) sia diventata in qualche modo ieratico e intoccabile simbolo di trueness, non si può circoscrivere a loro tutta la grande scena epic. Appunto per ciò, in questa ipotetica immersione subacquea all'interno del relitto dell'epic, proprio a quegli scompartimenti incrostati di alghe (ricolmi di album spesso lasciati cadere nell'orwelliano "buco della memoria") ci si rivolgerà per ritrovare la "vera" essenza del metal epico, meno vicina ai riflettori e al grande seguito, ma, rispetto al luogo comune radicato nella mente di molti ascoltatori, molto più consistente e sostanziosa. Mitologia, epica, storia, esoterismo, religione, cinema, richiami letterari al fantasy e all'horror: molto di più rispetto al cliché del guerriero barbaro culturista. Ma quando e dove ha origine questo genere così misterioso e poco definito? Quindi: qual è stato il processo di carpenteria che ha preceduto il varo di questa nave? La prima tappa di questo viaggio sarà proprio ricercare, con i fatti e la logica, come sia stata costruita questa nave. Nessuna immersione verso il relitto, per ora: solo teoria e un po' di opinabile fantasia, come quando si vorrebbe trovare la ricetta segreta di qualche prodotto. Tenete pure da parte la bombola, la zavorra, le pinne e tutto l'occorrente per l'immersione: lo useremo la prossima volta! Promessa da marinaio.

"EPIC" TRA LETTERATURA E CINEMA
L'atteggiamento comune di associare l'epic metal unicamente all'immaginario "barbarico", è, come detto prima, sostanzialmente sminuente, e non tiene conto del vasto sfondo culturale da cui le band epic metal hanno attinto. Infatti, non è assolutamente da trascurare tutta la tradizione, millenaria, che precede quella certa letteratura ottocentesca e novecentesca, ispiratrice di molte saghe cinematografiche emblematiche per la scena. Questa antichissima tradizione letteraria si lega a doppio filo con la storia, il folklore, la mitologia e i costumi dei popoli in cui è sorta: basterebbe pensare all'area mesopotamica dell'Epopea di Gilgamesh e dell'Antico Testamento, alla tradizione storica e letteraria dell'antica Grecia (i capolavori Iliade ed Odissea, la Teogonia di Esiodo, il mondo mitologico e l'universo creato dai grandi tragediografi) e della Roma repubblicana ed imperiale (in particolare l'Eneide di Virgilio), al vasto mondo letterario e mitologico celtico, anglosassone (Beowulf), norreno (Edda poetica) e germanico, così come al filone del ciclo arturiano e a tutta la letteratura cavalleresca. Da tutto questo calderone immenso, liquidato – non si potrebbe altrimenti – in poche righe, si forma, con gradienti differenti a seconda delle band, una parte del background culturale dell'epic. Comunque, ritornando ai barbari, l'influenza della letteratura heroic fantasy del maestro Robert Ervin Howard, creatore del personaggio di Conan, è assolutamente primaria, specie se si pensa alle due rivisitazioni cinematografiche di Conan the Barbarian e Conan the Destroyer, rispettivamente del 1982 e del 1984, interpretate dal giovane Arnold Schwarzenegger. Dalla figura eroica, impavida, possente e nobile del protagonista, all'ambientazione fantastica nell'età del ferro (da cui la canzone dei Manowar Secret of Steel e il titolo di questa rubrica), il ciclo di storie di Conan, uscito tra il 1932 e il 1936 nella rivista Weird Tales (insieme agli illustri colleghi, primo tra tutti Lovecraft), rappresenta un modello epico importantissimo. Le due rivisitazioni cinematografiche, però, sono a loro volta punta dell'iceberg di una tradizione cinematografica ben più solida: lo swords and sorcery, ispirato all'omonima corrente letteraria codificata dagli scritti di R.E. Howard, di Fritz Leiber, di Michael Moorcock, di Clark Ashton Smith e di Lord Dunsany. La simil-formularità delle trame di questi film, quasi tutti caratterizzati dal tipico eroe protagonista dal fisico sviluppatissimo e dalla tipica donzella fascinosa in pericolo, si può notare in molti highlights del genere: The Beatmaster del 1982, Hercules del 1983, con Lou Ferrigno, o Red Sonja del 1985, nuovamente con l'inossidabile Schwarzennger. La figura eroica nel cinema, però, ha origini più longeve, rappresentate dai film della grande tradizione peplum, le imponenti produzioni degli anni '50 e '60 ispirate alle grandi vicende bibliche, mitologiche e storiche. Ma, dopo tutto questo Caos teogonico (a proposito di Esiodo!) di nomi, autori, poemi e film, è ora di togliere il grasso dal brodo, traendo spunto dalla musica "epica" stessa… a cominciare da quella classica.

"EPIC" NELLA MUSICA CLASSICA
Il concetto di musica "epica" non è di facile definizione, tantomeno oggettiva, e lega con nodi più o meno stretti due aspetti distinti: la composizione vera e propria, e ciò che le fa da "contorno", ossia la tematica. Ricercare all'interno dell'evoluzione musicale un "iniziatore" di questa è ancora più ostico, e condurrebbe a perdersi fino ai lontani giorni degli aedi e rapsodi greci, cantori che accompagnavano con la cetra i racconti di gesta eroiche. Meglio accorciare di molto il lasso temporale e arrivare ai momenti ben più vicini della musica cosiddetta classica. Si possono qui ritrovare molto più facilmente i semi della musica epica, sparsi in differenti quantità tra diversi compositori e composizioni. Impossibile non pensare subito al celebre Wagner, esempio perfetto di come sposare col miglior risultato le due componenti prima citate: l'intensità tragica delle narrazioni del ciclo dell'Anello del Nibelungo, imperniata sul vasto panorama mitologico germanico e norreno, fusa con la maestosità e potenza espressiva del possente impianto orchestrale. Composizioni come la Marcia Funerale di Sigfrido ne il Götterdämmerung (Il Crepuscolo degli Dei, Twilight of the Gods – titolo ripreso per esempio dagli Helloween e dai Virgin Steele), o la notissima Cavalcata delle Valchirie, farebbero rabbrividire e inginocchiare una buona percentuale di band metal con pretese epiche. Facendo un po' di facile dialettica, e cercando di ricondurre tutto ad una definizione, possiamo prendere in prestito dal grande Woody Allen questa esilarante citazione, tratta da Misterioso omicidio a Manhattan, espandendola a tutto l'ambito dell'epic metal e della musica epica:

«Non posso ascoltare troppo Wagner... già sento l'impulso ad occupare la Polonia!»

Si potrebbe quindi aggettivarla come una musica maestosa, emotiva, impetuosa e carica di pathos, e di esempi nella musica classica ve ne sono parecchi: la tremenda carica "escatologica" dei Dies Irae di Mozart e di Verdi, le cannonate di sfondo alla Marsigliese nella Overture 1812 di Čajkovskij, il sinistro andamento e l'inquietante melodia dei tromboni nel primo movimento della Terza Sinfonia di Mahler, l'astrologia e cosmologia nella sinfonia I Pianeti di Holst (chiedete a John Williams se la conosce!), la famosissima O Fortuna, contenuta nel prologo dei Carmina Burana di Orff. Ma, come si vedrà, è proprio questa dicotomia presente all'interno della musica epica, tra musica e tematica, che permette di ricondurre all'ambito "epico" composizioni che non per forza hanno la trionfalità di The Hall of the Mountain King di Edvar Grieg, anzi, e viceversa includere altre con tematiche lontanamente avvicinabili all'epica. E' proprio una certa parte del progressive rock a darcene dimostrazione…

LA FONTANA DI SALMACE
Se è stato possibile ricercare nella musica classica germi di epicità che poi ritroviamo nell'epic metal, è possibile cercarli anche all'interno del grande calderone del progressive rock? Certo che sì, se invece di un grandangolare montiamo un teleobiettivo: si tratta di peculiarità meno appariscenti e immediate, ma comunque interessanti, sempre per l'intento sopra descritto di ricostruire tutto ciò che ha preceduto e che ha legami con l'immaginario epico. Mentre nella musica classica le due componenti – musica e tematiche – spesso e volentieri trovavano unità, questa amalgama è ben più difficile da ritrovare nel rock progressivo, di cui possiamo apprezzare la componente "epica" quasi unicamente nelle tematiche. La grande attrazione verso composizioni raffinate, ricercate nelle armonie e nelle melodie, in molte band accompagna una profonda attenzione alle tematiche e alle liriche, rarefatte e auliche, con solide fondamenta culturali. La tematica più avvicinabile all'epic è sicuramente la mitologia: in modo palese la troviamo riproposta dai Genesis in The Fountain of Salmacis, che narra dell'incontro, sublimemente narrato nelle Metamorfosi del latino Ovidio, tra una ninfa di Diana, Salmace, intenta a bagnarsi dentro il suo specchio d'acqua, e il bellissimo Ermafrodito. Costei, infatuata profondamente di costui, gli si getta addosso e prega gli dei di potersi unire a lui in eterno, e così i due vengono trasformati in un'unica creatura, sia uomo sia donna.

«Ermafrodito: "Via da me, fredda donna
La tua sete non è la mia"
Salmace: "Niente ci separerà,
Ascoltatemi, o Dei!"
Una calma irreale scese dal cielo,
e poi i loro corpi vennero stranamente uniti
per sempre destinati ad essere uno solo»


L'intero concept Oceans, del 1977, dei tedeschi Eloy, è incentrato sulla mitologia greca, in particolare sulla cosmogonia e teogonia (la figura di Poseidone, innamorato della bella Clito, il Caos iniziale e il Logos), ma soprattutto sullo splendore e sulla scomparsa di Atlantide: la fantastica isola di cui narra Platone tra le righe del Timeo e, ancora più esplicitamente, in Crizia. La vicenda di Atlantide viene ripresa anche nella suite che occupa intera il lato A dell'album Atlantis, ad opera dei progsters olandesi Earth & Fire, che narra l'intera storia della città sprofondata, dai suoi albori alla sua distruzione per mezzo dei quattro elementi: terra, fuoco, aria e acqua. Un altro richiamo alla mitologia greca è rappresentato da Icarus (Borne on Wings of Steel), sublime canzone dei Kansas dall'album Masque, che canta, come da titolo, la gioia del volo di Icaro, il leggendario figlio di Dedalo che fuggì dal labirinto di Minosse volando grazie ad ali costruite dal padre, ma, avvicinandosi troppo al sole, precipitò e morì. L'impatto emotivo travolgente, segnato delle squisite linee vocali intramezzate dai riff della sei corde di Livgren, è uno dei rari esempi progressive rock del connubio tra le due fatidiche componenti. Lo stesso si può dire per la tolkieniana/norrena In the Realm of Asgaerd, degli inglesi Asgaerd (il cui nome, "castello degli dei", deriva dalla mitologia nordica), dall'intenso ritornello, sognante e aulico. Non a caso gli ultimi esempi che abbiamo davanti sono di prog dalle palesi tinte hard rock: ci stiamo piano piano avvicinando, come per anabasi, alla "unità" delle due componenti…

IL COMPLEANNO DEL MAGO
Tra i primi gruppi hard rock ad inserire tematiche fantasy nei loro testi – seppure meno di quanto sembri a prima vista – sono sicuramente gli Uriah Heep. Nonostante sia stato lo stesso David Byron a scongiurare di non intravedere forzatamente nei loro testi chissà quali allegorie, è impossibile non soffermarsi sulle copertine di Roger Dean su Demons and Wizards e The Magician's Birthday, piccoli manifesti di fantasy/fiabesco. Anche la musica, nonostante i richiami fiabeschi siano inframezzati da sani e "terreni" episodi blues, testimonia in alcuni brani questi connotati fantastici: il mago dispensatore di saggezza dalla sua abitazione dentro la montagna in The Wizard; la cromatica descrizione del risveglio e dei movimenti del demone dell'arcobaleno in Rainbow Demon; l'arrivo del male (istigatore di incubi e portatore della spada di Ade) durante il Magician's Birthday e il duello tra i due, con vittoria finale dell'amore e del bene. Parlando di copertine, la possanza dei guerrieri vichinghi in cima ad un cocuzzolo innevato, ritratta da Frank Frazetta per il secondo full length dei Dust, Hard Attack, è probabilmente la massima espressione dell'epicità fatta copertina. Sfortunatamente, se la musica è riconducibile in qualche modo ai due barbuti e muscolosi combattenti per la sua impetuosità, le tematiche non vi hanno nulla a che fare. A meno che non si voglia pensare che i cavalli – che metaforicamente sembrano indicare la distanza tra le persone – siano in How Many Horses un riferimento alle scorrerie dei Sassoni (?!?). Anche la band capitanata da Ritchie Blackmore, i Rainbow, ha sfruttato per bene l'immaginario epico, grazie alle allusive liriche di Ronnie James Dio, consegnando alla storia tre album dai molti richiami fantasy: la potente entità sopra la montagna (Prometeo portatore di luce, "come down with fire", o Gesù?) in Man on the Silver Mountain; l'impianto fiabesco/medievale/astrologico (l'"year of the fox" è l'anno in cui nascono coloro che cercano risposte) che accompagna il tema della ricerca e del dubbio in Temple of the King; il potente stregone che obbliga i suoi schiavi a costruire una faraonica e altissima struttura (una piramide? La torre di Babele?) per nove anni, e successivamente precipità dalla sua sommità, nella maestosa Stargazer, una sorta di Kashmir "occidentalizzata" e resa barocca; la consacrazione del peccato carnale e dell'occultismo dentro le antichissime mure di Babilonia, nella epica e orientaleggiante Gates of Babylon. Il tema del mago, ricorrente in molta musica metal di oggi – soprattutto power –, è presente anche nella ipnotica suite The Necromancer dei Rush, ricolma di descrizioni fortemente aggettivate del negromante, personaggio di derivazione tolkieniana:

«Brandelli di tela nera come la tempesta, nel cielo nuvoloso;
il Negromante veglia con i suoi magici occhi prismatici.
Egli vede tutte le sue terre ed è già a conoscenza
dei tre invasori indifesi
intrappolati nella sua tana...»


Nuovi richiami esotici sono rintracciabili, sempre nella produzione del trio canadese, nella bellissima Xanadu, ispirata al poema di S.T. Coleridge "Kublai Khan"; nelle lyrics di Neil Peart, il protagonista trova la via per l'immortalità, che però conduce la sua esistenza in un millenario e triste peregrinare per i luoghi beati di Xanadu, la splendida città dell'imperatore Kublai Khan descritta anche da Marco Polo, ora per lui una opprimente prigione. In tutte queste significative composizioni possiamo ritrovare molti richiami al fantasy, alla magia, al fiabesco, ma questo percorso in salita verso l'epic metal per come lo conosciamo, non è certo completato…

L'ESTREMA RESISTENZA DI ACHILLE
La prima linea "epica" dell'hard rock degli anni Settanta, quella più avvicinabile al sound e alle tematiche dell'epic della decade successiva, è composta da meno nomi. Primi sicuramente sono i Led Zeppelin, per la loro commistione di furia belluina, a suon di cavalcate e acuti di Plant, e tematiche epiche: di tutto il loro seminato, si possono raccogliere alcuni frutti, davvero significativi per questa ricerca. Cronologicamente, il primo, e il più celebre, è rappresentato da Immigrant Song, evocativa opener di Led Zeppelin III. Impeto guerriero, desiderio di potere e di conquista, resa dei nemici, concentrate in un minutaggio brevissimo:

«Siamo giunti dalle terre innevate e ghiacciate,
dal sole di mezzanotte dove scorrono le sorgenti d'acqua bollente.
Il martello degli dei guiderà le nostre navi a nuove terre,
per combattere l'orda, cantando e urlando: "Valhalla, sto arrivando"»


L'epopea epic per il Dirigibile non si arresta al 1970, ma continua in Presence, 1976, album aperto dalla poderosa Achilles Last Sand. La canzone, nonostante la cripticità dei testi e dei riferimenti al viaggio in Africa Nord-Occidentale, è senza dubbio una delle massime espressioni dell'hard rock epico: la galoppata del basso di Jones e il palm-muting di Page, andamento che farà la fortuna – alcuni anni dopo – degli Iron Maiden, accompagnata alle linee vocali drammatiche ed intense di Plant, sembra fare da sottofondo a uno scontro iliaco. Il lato epico meno barbarico-guerresco degli Zeppelin si manifesta, invece, nelle due dichiarazioni d'amore per l'universo fantasy creato dal maestro J.R.R. Tolkien: The Battle of Evermore, da Led Zeppelin IV, commovente narrazione, accompagnata dal mandolino di Page, di un'intensa battaglia tra il bene e il male, con riferimenti tolkieniani (la Regina della Luce, Galadriel; il Principe della Pace, Aragorn o Frodo; il Signore Oscuro, Sauron) e mitologici, sebbene le allusioni si possano interpretare a piacere, e farle arrivare siano a richiami biblici ed esoterici. L'altro episodio è la spensierata ballata Ramble On, da Led Zeppelin II, che richiama l'avventura di Frodo, il suo girovagare per le lande disperate di Mordor e l'incontro con Gollum, anche se altri riferimenti sono meno chiari. Sotto la scorza di fuzz e rifferama al vetriolo, anche l'anima dei Sir Lord Baltimore prima citati presenta una piccola essenza "epica": l'omonima canzone dal debutto Kingdom Come, non a caso, è una distorsione, dal gusto quasi "imperiale", del Padre Nostro, nella formula "thy kingdom come, thy will be done":

«O venga, venga il mio regno,
e sia fatta la mia volontà.
Venga il mio regno!

Destami, paradiso indicibile;
enorme fenice, sii le mie ali;
correte, aurighe dorate!
Alzatevi tutti: onore al Re dei Re!»


Il trio americano ci ha lasciato anche un'altra chicca, che chiude il secondo album: la acerba Caesar LXXI, reazionaria e maestosa lode a Giulio Cesare, al suo genio militare, alla sua lungimiranza politica, malvista e invidiata dal senato suo nemico. Ritornando ai grandi episodi epici dell'hard rock degli anni Settanta, va sicuramente citata Emerald dei Thin Lizzy, canzone che chiude lo stupendo Jailbreak, in cui le evocative parole di Lynott inneggiano al forte sentimento patriottico irlandese, manifestato in una violenta ribellione contro gli "overlords", a logica i feudatari inglesi sul suolo d'Irlanda. L'Éire sarà nuovamente tributato dal magico combo nella commovente Roisin Dubh (Black Rose) , che vede passare in rassegna svariati riferimenti culturali (letterari, tradizionali, geografici, mitologici e artistici) tipicamente irlandesi, il tutto condito dal tocco magico delle epiche chitarre del duo Moore-Gorham. Dall'altra parte del Mare d'Irlanda, invece, tra i fumi di Birmingham, trovano consistenza discografica gli episodi più dark dell'hard 'n' heavy epico dei '70, racchiusi tra i solchi di Sad Wings of Destiny. La vera e propria codificazione dell'heavy metal che i Judas Priest stendono qui, vede i suoi pilastri poggiare su un gusto gotico e dark, che imprime di sinistra bellezza gli episodi più epici. Tralasciando il malefico incedere di The Ripper – chiaro riferimento a Jack lo squartatore –, i fraseggi di granito della coppia Tipton-Downing in Tyrant, amalgamati alla perfezione con gli scambi di battute tra oppressore/oppressi recitati da Halford, dipingono un quadretto estremamente epico:

«"Piangi per noi oppressi nella paura,
in manette e in catene siamo ghermiti;
soffocata la libertà nel terrore in cui viviamo,
da quando il Tiranno è salito al trono."

"Non proverò pietà,
finché sovrano di questa terra:
ritirate le vostre lagne e i deboli lamenti,
oppure soffrirete e sarete annientati da questa mia mano"»


Sulle stesse coordinate si mantengono le successive Genocide e Island of Domination, legate da un filo conduttore anche alla precedente Tyrant, con il continuo sottofondo tematico della guerra, dell'oppressione, del potere. Sebbene caratterizzata da riflussi gotici nuovi e caratteristici, l'epicità delle composizioni raggiunta in queste canzoni ci fa volare, sulle Tristi Ali del Destino, fino in Scandinavia…

DAI FIORDI
Perché la Scandinavia? La risposta è da ricercare in due band, che nell'ultimo biennio degli anni '70 producono due lavori epic metal fondamentali, prima ancora che il genere venga codificato. I primi sono gli Heavy Load, power trio della Svezia, che nel 1978 debutta con Full Speed at High Level, oggi chimera per collezionisti. L'aggressivo e acerbo sound, caratterizzato da un songwriting in molti punti ancora grezzo, va a nozze con tematiche epiche e mitologiche, ereditate dal folklore norreno, e coronate nella stupenda copertina, che richiama l'atmosfera fiabesca dell'artwork di Rising, con l'alba color arancio che ricama la silhouette di poderosi castelli. La band, che nella decade successiva produrrà altri lavori emblematici del genere, riesce ad infondere epicità nel suo primitivo muro di suono grazie alle intense melodie della chitarra e dei refrain nell'avventuriera Moonlight Spell, e grazie ai toni drammatici degli assoli finali di Caroline, triste ballata amorosa. Il momento più riuscito del platter, però, è sicuramente la conclusiva Son of the Northen Light, con molta probabilità la più autentica concezione epic metal di tutti gli anni Settanta: l'inno cantato dalla sguaiata voce di Ragne Wahlquist è in tutto e per tutto un'ode guerriera dai richiami vichinghi, con moltissime analogie con Immigrant Song (provare il confronto dei testi in inglese), anche se è possibile qui ritrovare un atteggiamento ideologico anticristiano che suona assolutamente nuovo:

«Thor sta percorrendo i cieli di nuovo,
ascolta il tuono, senti il dolore.
Quando odiamo l'urlo pagano,
estraiamo le nostre lame,
e i Cristiani periranno.
[…]
Valhalla penso che ti raggiungerò,
penso che tornerò da te.
Giungeremo dalla terra
del sole di mezzanotte.
[...]
Il vento sta sussurrando racconti del passato,
di come combattemmo, di come vincemmo.»


L'altro nome "illustre" è quello dei Legend, formazione triangolare del Connecticut (sì, a ventimila leghe dalla Scandinavia…) mai uscita dall'ambiente underground (anche se verrà coverizzato dagli Slough Feg anni dopo, su Twilight of the Idols), che nel 1979 pubblica From the Fjörds, anche esso pezzo introvabile, fortunatamente ristampato. Rispetto al sopracitato debutto degli Heavy Load, alla sua foga barbara si sostituisce un mood più oscuro, più introspettivo (e ben più raffinato), volto ad esplorare il mondo mitologico e fantasy, più che gli aspetti idealizzati dello scontro tra mondo pagano e cristiano. Il risultato è un album molto più curato, dove i fraseggi onirici della chitarra del leader Kevin Nugent si insinuano tra i groove del basso di Fred Melillo, creando intrecci heavy-prog articolati, strutturati su riff solidi e ruvidi. Il riferimento alla Scandinavia non è certamente geografico, essendo la band squisitamente originaria del Nuovo continente, ma tematico: dal nome dell'album agli eloquenti titoli delle canzoni, i riferimenti alla terra genitrice di grande mitologia non si sprecano affatto. Capolavori come la misteriosa The Golden Ball – narrata da una voce calma e di timbro basso, simile a quella di un cantore – e la oscura Agains the Gods, si alternano ai richiami fantasy di The Wizard's Vengeance e di The Destroyer; ma è l'atmosfera ossianica che trasuda da tutte le note di From the Fjords a innalzarlo a monumento dell'epic "primordiale".

Ed è proprio sul finire di questa decade, che negli USA iniziano ad aggregarsi i nuclei di quelli che saranno, negli anni a seguire, i grandi araldi dell'epic metal, che, completato questo percorso piramidale dalle radici alla pianta, potremo finalmente incontrare nel prossimo artic… L'avete pronta l'attrezzatura da immersione o no?!?



fabio II
Venerdì 24 Febbraio 2012, 11.46.18
32
Ciao Billo, i Broker... mamma mia che disgrazia mondiale! no no era solo per dire che non ho velleità da collezionista, compro e compravo quello che secondo me è ed era interessante a prezzi accettabili; poi oggi che c'è internet puoi ascoltare di tutto gratis, tanto è sempre lì a tua disposizione tanto quanto un disco. Certo che sono rimasto all'antica e se posso compro, ma non è così determinante per conosce musica; è andato quel periodo. La ricerca invece rimarrà sempre attuale
BILLOROCK fci.
Venerdì 24 Febbraio 2012, 11.07.19
31
Sei un Broker della musica ?!! eh ehehe ciao fabio ll
fabio II
Venerdì 24 Febbraio 2012, 10.54.50
30
Ah dimenticavo, anche a me piacciono i dischi integri, ma ti assicuro che averli comprati a 99 cent e vederli venduti oggi a cifre talvolta astronomiche..beh non è male!
fabio II
Venerdì 24 Febbraio 2012, 10.49.40
29
Purtroppo non conosco gli Earth & Fire ( dov'è finito il Vento?!) e per questo ho ringraziato il bravissimo Alberto, vedrò di rimediare. Per quel che concerne W.Rossi, ho fatto la similitudine con Piero Piccioni perchè essendo un napoletano ( almeno credo visto che in 'Diamond For The Kid', si legge Napoli Kid Music ) volevo premiare i ritmi caldi e latini, 'Mediterranean Romance' appunto, che sono propri anche della nostra cultura, molto più del rock.
Giovanni Loria
Giovedì 23 Febbraio 2012, 20.21.04
28
dimenticavo solo una cosa Fabio... visto che hai nominato gli Earth & Fire, il loro primo lp è ottimo, un progressive variegato con belle chitarre e passaggi quasi funk (un po' a'la Babe Ruth), quelli dopo sono per i miei gusti meno convincenti, più aderenti ad un certo progressivo pastorale vagamente Genesis che non mi convince troppo... ma nel dubbio tre, quattro loro dischi ce li ho comunque, che potevo fare, li ho visti nei negozi durante gli anni non potevo mica lasciarli al gatto no?
Giovanni Loria
Giovedì 23 Febbraio 2012, 20.15.43
27
si effettivamente il secondo di Walter Rossi è un disco abbstanza sperimentale, a me 'La Strada Del Sol', ma anche 'Malaguena' ricordano il jazz rock spagnoleggiante di Al Di Meola... su quel disco c'è anche la strappalacrime 'You Got Me Believing', una progressiva 'Ride The Wind' ma pure un paio di brani imbarazzanti, come il calypso di 'Silowhet' o una 'Mediterranean Romance' con l'assolo di fisarmonica... insomma ci sono brani che valgono 10 e altri orrendi! bene bene, mi fa piacere che ci siano dei conoscitori appassionati di Grande Musica... l'unica cosa su cui non andiamo d'accordo sono i dischi con l'angolo tagliato, li ODIO, da ragazzo li compravo ero meno selettivo, negli anni me li sono ricomprati quasi tutti in condizioni Mint, sempre vinile naturalmente... riguardo ai Charlee poco da dire, un discone naturalmente da avere in DUPLICE copia perchè le copertine sono due (quella con le facce e quella col medaglione)... comunque bando alle ciance non rubiamo spazio all'ottimo articolo di Alberto.
fabio II
Giovedì 23 Febbraio 2012, 16.46.16
26
Grande Giovanni credo che siamo sulla stessa lunghezza d'onda, grazie, conosco anche i Charlee, ho avuto la fortuna di fare incetta di dischi negli States tanti anni fa; sai quando giravano quelli bucati in copertina, oppure tagliati nello spigolo. Anche a me piacciono parecchio tutti i brani da te menzionati PS: la copertina di 'Six strings nine lives' con il manico sporgente della Gibson è fantastica! e li c'è 'La strada del sol' che assomiglia parecchio alle cose di Piccioni;L anzi mi viene sempre in mente il brano di 'in viaggio con papà' di Sordi e Verdone quando si arrampicano al tramonto sulla rupe
Giovanni Loria
Giovedì 23 Febbraio 2012, 14.00.44
25
bravo Fabio, Walter Rossi è davvero un chitarrista eroico, soprattutto per me che adoro l'hard rock degli anni 70 ed i chitarristi pieni di feeling al'la Gary Moore. i suoi primi tre dischi solisti sono imperdibili, ed il pezzo che citi è davvero splendido... epico, melodico, sinfonico, emozionale e progressivo... anche 'Willie Johnson' da quel terzo lp si muove sulle stesse coordinate, anche se forse 'High Stakes' è la mia preferita. se ti capita, e se già non lo conosci, ti suggerisco l'album dei CHARLEE, il gruppo di Walterino nostro prima di diventare l'apprezzato solista che pochi conoscono e che invece avrebbe meritato miglior sorte
fabio II
Giovedì 23 Febbraio 2012, 13.36.27
24
Si Giovanni, in effetti i Centaurus ( a proposito è uscito il nuovo Beggars & Thieves, credo ) erano d'impostazione prettamente Zeppeliniana, li ho messi come termine di confronto proprio per far capire come i Buccaneer erano una band epica solo per i testi e l'iconografia ( una sorta di Runnning Wild ante litteram, dai ritratti interni della cover ), che è poi il tema principale dell'articolo. Una chicca invece prettamente epic è 'Silent I Wait' del chitarrista canadese Walter Rossi, sempre segnalato come imperdibile nel libro; ma anche lui era un artista poliedrico, basti pensare che aveva certi brani che non erano lontani Piero Piccioni. Era una scena realmente incestuosa e non ben definita, e proprio per questo di capitale importanza, a mio avviso, quella dei mid'70
Giovanni Loria
Martedì 21 Febbraio 2012, 19.58.21
23
il libro è sempre lo stesso, con una introduzione scritta in francese ed in inglese dall'autore Denis Meyer. poi (lo dico per chi non ce l'ha ovviamente) c'è una lista, ricca ma ben lungi da essere completa, di gruppi hard rock (in senso molto, molto largo) completa di discografie, dal 1968 al 1980, con i Manilla Road, effettivamente un po' fuori luogo, inseriti sulla base del primo album che è, se non ricordo male, del 79. un libro pionieristico, pubblicato ai tempi in cui Enfer, che lo patrocinò, era una delle mihgliori riviste d'Europa, negli anni 80. si, il paragone con i Granmax è calzante, soprattutto quelli del secondo, e migliore album. i Centaurus li ho sempre visti un po' Zeppeliniani, derivativi, il primo lp pubblicato dalla mitica Azra fra l'altro, nonchè una delle prime stampe private americane (la versione in vinile trasparente) che si sono viste in Italia. riguardo i 45 giri, la versione ufficiale è che sono stati inseriti nella prima tiratura dell disco dei Buccaneer assieme alla famigerata 'mappa del tesoro'... sono propenso invece a credere che siano stati buttati dentro qualche copia dell'album a mo' di bonus dai musicisti stessi, che probabilmente all'epoca hanno venduto/regalato/spedito alle radio l'album per conto loro, non potendo suppongo contare su una vera distribuzione. saluti, e scusate il lungo e tedioso 'pippone'.
The Nightcomer
Martedì 21 Febbraio 2012, 19.42.21
22
Alberto, per i Buccaneer volendo si combina: ho l'album.
Subhuman
Martedì 21 Febbraio 2012, 19.13.08
21
Grazie a tutti per i commenti! Il libro a cui vi riferite l'avevo trovato tempo fa in internet e l'avevo sfogliato... anche quella versione era francese. Mai sentiti i Buccaneer, li cercherò!!
fabio II
Martedì 21 Febbraio 2012, 17.38.21
20
Ah Jimi dimenticavo il mio però è in francese
fabio II
Martedì 21 Febbraio 2012, 17.12.47
19
Ciao Giovanni, si anch'io ho la copia in vinile ( Privateer se no ricordo male, la label ) senza però il 45 gg di cui parli....Beh i punti di contatto con i Manilla ci sono, cioè giusto un'infarinatura; ma forse il paragone più prossimo per quel che mi riguarda, è un hard ad ampio raggio assimilabile ai Centaurus di L.Merlino ( quello ho la copia in picture ); qualcosa forse anche dei Grandmax ( altro gruppo da culto su cui puntava lo stesso libro ). Senza dimenticare alcuni accenni south/rock. PS: Ciao Jimi!! Si! il libro è proprio quello
Jimi The Ghost
Martedì 21 Febbraio 2012, 16.57.33
18
@Giovanni Loria: Io ho il libro, in inglese, curato da Denis Meyer, parlate di quello vero?
Giovanni Loria
Martedì 21 Febbraio 2012, 16.50.09
17
fra l'altro è un gran bel libro quello a cui fai riferimento... ricordo che quando lo comprai mi diede un grande impulso verso la ricerca dei dischi di cui parlava, soprattutto di quelli fotografati... beh erano anni in cui girando per negozi o viaggiando i dischi si trovavano... sia chiaro, sopra c'è un po' di tutto, dall'hard rock alla psycadelia, dal blues al progressive, a dischi che nel 1969, 70, 71 potevano essere considerati molto 'heavy', ma che oggi farebbero ridere (o magari piangere) coloro che non amano certe sonorità più 'antiche'...
il vichingo
Martedì 21 Febbraio 2012, 16.48.17
16
Beh, complimenti ad Alberto. Questi articoli interessanti, scritti bene e con un'evidente conoscenza dell'argomento sono sempre cosa gradita. Secondo me il valore aggiunto di Metallized sono proprio questi articoli di approfondimento, piacevoli da leggere e sufficientemente esaurienti. Penso proprio che me lo stamperò per leggermelo con calma, alla sera, con un bicchierino di idromele alla mano
Giovanni Loria
Martedì 21 Febbraio 2012, 16.41.25
15
@Fabio II: ce l'ho anch'io quel libro (con Jimmy Page in copertina), ed effettivamente il paragone tra Buccaneer e Manilla Road è posto in forma di quesito, di ipotesi. quesito al quale io, avendo il disco, risponderei di si, ovviamente riferendomi soltanto ai Manilla dei primi due album e del postumo 'Mark Of The Beast'. l'album dei Buccaneer è infatti un buon lavoro di hard rock, che di epico ha i testi, i 'nomi' dei musicisti, che si rifanno al mondo dei pirati, ma anche alcune componenti musicali. fra l'altro la prima versione di quell'album contiene due 45 giri come bonus e la presunta 'mappa di un tesoro'... tutto molto affascinante. in cd girava un bootleg fatto in Italia intorno al '93, da una fantomatica 'Limited Records' uscito in 1000 copie, che ho conservato perchè il vinile lo trovai un paio di anni dopo. saluti a tutti.
fabio II
Martedì 21 Febbraio 2012, 13.58.20
14
Grande articolo davvero! scritto con destrezza e molto romanzesco; bravissimo Alberto. Poi mi ha portato a 'conoscere' gli Earth Fire, che andrò ad ascoltare. Per chi è interessato aggiungo una altra band seminale ( con tanto di galeone sulla cover, come da incipit del pezzo ); i Buccaneer del Tennessee, un oscuro trio ( i nomi fantasiosi erano William Bonney, Lord Vendetta e Madjack ) raffigurati come pirati, su cui Hard Rock Anthology '68-'80 curato da Enfer spergiurava ritenendoli l'archetipo dei Manilla Road ( personalmente la ritengo falsa, anche perchè il disco è dell'80 quindi concomitante ). Comunque se avete voglia d'indagare magari qualche ristampa in cd è uscita
Ian "Loki God of Fire"
Lunedì 20 Febbraio 2012, 20.09.48
13
Bell'artcolo ben fatto menzioni pure gli Uriah Heep immortale band i Raimbow con il mai dimenticato Dio (RIP) ai Juda's ... ancor prima di Manowar e Virgin Steel
Kalyth
Lunedì 20 Febbraio 2012, 17.24.46
12
Chapeau, articolo completo, esaustivo e mai noioso. C'è da studiare qui, conosc pochissimo dei gruppi pre-anni '80!
Raven
Lunedì 20 Febbraio 2012, 16.47.52
11
Inserita in data base le recensione dei Legend.
AL
Lunedì 20 Febbraio 2012, 15.47.49
10
grandissimo articolo! bravo davvero! molto interessante!
The Nightcomer
Lunedì 20 Febbraio 2012, 13.40.39
9
Da tempo aspettavo questo articolo. Bravissimo Alberto! Non che fossi all'oscuro delle tue potenzialità, anzi, ma leggere queste righe mi ha lasciato senza fiato. Quoto i commenti entusiastici di tutti, con particolare accento sulle parole, a mio avviso davvero significative, contenute nell'intervento n. 4 di Giovanni. Una trattazione così esaustiva, documentata e ricca di spunti ha senz'altro comportato un'enorme mole di lavoro. Solo pensando ai riferimenti letterari c'è carne al fuoco che metà basta! Comunque ho molto apprezzato la scelta di ricostruire, partendo dalle origini, e secondo un ordine ben preciso, le varie tappe che hanno dato vita ad un genere imho tra i più suggestivi nella musica (le cui tematiche secondo me si sposano perfettamente, soprattutto per quanto concerne rock e metal). Per aver citato autori come R.E. Howard, C.A. Smith, H.P. Lovecraft e Lord Dunsany (dei quali ho letto diversi libri), nonché gruppi quali Legend, Heavy Load ed Eloy meriti un applauso, ma è tutto l'articolo a risultare stimolante e piacevole; oltre ad essere ordinato e ben scritto, fa venir voglia di approfondire i molti spunti in esso contenuti, ed è questo secondo me l'aspetto più importante (nonchè uno tra i maggiori meriti dell'autore).
Lizard
Domenica 19 Febbraio 2012, 22.36.05
8
Si legge avidamente, ricchissimo di spunti e di particolari interessanti. Ancora una volta si conferma che le radici di un movimento musicale vanno ricercati molto in profondità e che la "spia" della pacchianeria nasconde spesso contenuti di altro livello.
jek
Domenica 19 Febbraio 2012, 20.12.04
7
Complimenti Alberto, ottimo articolo.
Master
Domenica 19 Febbraio 2012, 19.38.57
6
articolo che ho letto veramente volentieri, bellissimo!
Khaine
Domenica 19 Febbraio 2012, 14.39.07
5
Alberto la sa molto lunga!
Celtic Warrior
Domenica 19 Febbraio 2012, 14.35.49
4
Bello !! l ho letto molto volentieri .... c è sempre da imparare !!!!!
nerchiopiteco
Domenica 19 Febbraio 2012, 13.47.04
3
Complimenti, non era facile scrivere un articolo di questo tipo in modo ordinato e dettagliato dal momento che ogni singolo spunto citato meriterebbe di essere approfondito con enciclopedie infinite: dalla Teogonia di Eschilo a Wagner, praticamente la storia dell'uomo! Quanto all'aspetto "culturismo" non è comunque da sottovalutare, anzi soprattutto per gli antichi era di fondamentale importanza: kalòs kai agathòs dicevano
Giovanni Loria
Domenica 19 Febbraio 2012, 13.38.30
2
un articolo davvero ottimo, scrtto molto bene e culturalmente ricchissimo. da lodare l'ampia e appassionata ricerca storica compiuta in campo sia letterario che prettamente musicale, tesa a dimostrare, giustamente, che l'Epic Metal non è nato dal nulla ma ha trovato terreno fertile nelle creazioni dei decenni, se non dei secoli, precedenti. una maturità descrittiva sorprndente per un giovanissimo come Alberto, che, proprio come certi dischi di grande spessore, è davvero anni avanti, se non a tutti, a molti altri. attendo con malcelata impazienza la seconda parte.
Jimi The Ghost
Domenica 19 Febbraio 2012, 13.05.20
1
Tutto d'un fiato. Si legge proprio bene. Ho apprezzato molto la coesione con la musica classica. Una buona occasione per rimembrare le origini solide della musica. Poi, che dire, l'Ouverture 1812 di Čajkovskij, utilizzata nel film da "V for Vendetta" per scuotere gli animi silenziosi dei civili inermi. Il tuo scritto mi riporta all' Egmont opera 84 di Beethoven, quel condottiero fiammingo che ispirò l'opera di Goethe. Bello, Bello. Sei sempre entusiasmante Alberto!
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Epic Metal: molto più di un semplice sottogenere
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