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SECRETS OF STEEL - # 5 - Epic Metal - Gli anni d'oro
17/03/2012 (7309 letture)
DAL NULLA, NULLA
Ex nihilo nihil fit.
Scomodiamo temporaneamente il poeta Lucrezio, per ribadire quella sorta di "Legge della conservazione di massa" presente, a modo suo, in musica. Come abbiamo visto nel precedente articolo, il grande e multiforme fenomeno dell'epic metal è tutt'altro che nato dal nulla, e i numerosi pezzi del suo ideale puzzle si possono ritrovare, qua e là, frammentati in molta musica precedente agli anni Ottanta. Ma, prima che qualcuno si spaventi, come promesso questa volta lo spazio riservato all'onanismo mentale e alle fantasticherie un po' dietrologiche sarà ridotto al minimo, per dedicarci all'"immersione" vera e propria dentro il "vascello dell'epic metal". Tuttavia "niente fantasiose digressioni" non è un sinonimo di "procedere alla cieca": infatti, per avventurarci più proficuamente e selettivamente tra le profondità della nave, facciamo finta che qualche anima pia avesse già raccolto tutto il materiale che cerchiamo, cernìto per "filoni tematici", e l’avesse stivato prima che il nostro vascello si arenasse sugli abissi oceanici. Esatto: facciamo un bel miscuglio del topos letterario della "ricerca del tesoro" e del cliché del "ritrovamento del manoscritto", tanto caro alla letteratura, basti pensare a "Don Chisciotte", "I Promessi Sposi", il romanzo storico e gotico…

Così come la definizione di "musica epica" non è inequivocabile, anche il concetto stesso di epic metal si presta a differenti e caotiche definizioni. Volendo supplire a questo problema, si può strizzare l'occhio a un compromesso, accogliendo la dicitura " epic metal " nel senso più vasto e generico: una sorta di grande calderone dell'heavy, dal contenuto eterogeneo e differenziato, con denominatore comune i richiami al mondo "epico". In altre parole, tutto l'heavy e il power degli anni Ottanta dalla musica e dalle tematiche epiche, ma senza prerogative stilistiche ferree: le immense differenze che intercorrono, ad esempio, tra i Manilla Road e i Virgin Steele, lo dimostrano palesemente. Si può così evitare di spendere ulteriori parole e perdere altro tempo in classificazioni per compartimenti stagni, e si può iniziare l'immersione negli anni d'oro del genere, ovvero la decade degli Ottanta…

GHIACCIO E FUOCO
Gli ultimi due anni della decade dei '70 avevano lasciato alle stampe i due emblematici lavori citati in precedenza: Full Speed at High Level degli Heavy Load e From the Fjords dei Legend. Tuttavia, questi precoci album del biennio '78/'79 sono "solo" un'avvisaglia, prima che esploda il fenomeno vero e proprio. Ciò non vuol dire che manchi un nesso tra i due momenti –per lo stesso principio di Lavoisier prima espresso, per cui «nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»– e lo si può identificare nel fertile sottobosco della scena hard 'n' heavy americana a cavallo tra i due decenni, terra madre dei primi Cirith Ungol e Manilla Road. Proprio da queste due formazioni nascono due album significativi per l'evoluzione del nascente genere, datati entrambi 1980: Frost and Fire della californiana Torre, e Invasion del power trio del Kansas. Il debutto dei Cirith Ungol, autoprodotto in cinquecento copie e poi ristampato l'anno seguente dall'Enigma, è uno dei più ispirati della intera scena, e rappresenta un freschissimo ponte stilistico tra l'hard rock degli anni Settanta e l'heavy d'Albione; ma sono il richiamo tolkieniano del nome, tratto infatti dall'omonimo bastione agli ingressi occidentali a Mordor ne Il Signore degli Anelli, e le tematiche fantasy a consegnarlo alla storia dell'epic. A partire dal magnifico artwork, preso dalla copertina del romanzo fantasy Stormbringer di Michael Moorcock, l'album presenta numerosi richiami al mondo fantasy, soprattutto nelle prime tre canzoni. L'esordio dei Manilla Road –uscito per la Roadster del leader, cantante e chitarrista Mark Shelton– è invece un prodotto un po' più trascurabile nel progresso verso l'epic, ma nonostante ciò, tra l'acerbo sound hard rock e un po' di grezzura nel songwriting e nell'esecuzione, è rintracciabile l'archetipo delle atmosfere oniriche della voce di Shelton e delle armonie possenti della sua chitarra, per esempio nella battagliera Centurian War Games o nella lunghissima e articolata Empire, che chiude l'album con una sorta di psichedelica epicità. Nel frattempo, dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, la penna di Ronnie James Dio dà sfogo alla sua vena fantasy nei Black Sabbath, cantando così in Neon Knights:

«Invoca le legioni di impavidi,
è di nuovo tempo che ci salvino dagli sciacalli della strada.
Correte, protettori del reame,
guidati dal capitano, navigate per il mare di luci.

Cerchi e anelli, draghi e sovrani,
affascinandoli e incantandoli,
benedetti dalla notte, sacra e rifulgente,
chiamati dal rintocco della campana»


Ma, intanto, entriamo nella prima stiva…

INNI DI BATTAGLIA
Amati o odiati che siano, la vera e propria deflagrazione dell' epic metal si deve a loro: i Manowar. La loro storia nasce a inizio decade nello stato del New York, e il primo frutto del sodalizio tra Ross the Boss e Joey de Maio è il loro demo del 1981, bootlegato; ma è nell'anno successivo che viene pubblicato quello che per molti rappresenta la dichiarazione ufficiale di nascita dell' epic metal : Battle Hymns. L'album, grazie alla voce belluina e acuta di Adams e ai granitici power-chords di Ross the Boss, è storia dell'epic, fatta di muscolose ed epiche atmosfere, che si esprimono al massimo nella finale Battle Hymns, presente anche nel demo:

«Sotto la luce della luna cavalchiamo, diecimila contro altrettanti;
con le spade sguainate alte, i nostri scudisci e le nostre armature splendono.
Gloria a voi, nostra fanteria, ancora coraggiosi sotto la tomba;
facciano tutti giuramento eterno... l'ora di combattere è giunta!

Se ne sono andati i giorni in cui la libertà risplendeva, ora sangue e acciaio incontrano le ossa;
nella luce della battaglia le sabbie del tempo tremeranno.
Quanto fieri stanno i nostri soldati, con la mazza e le catene in mano;
il suono della carica… cavalcano verso la gloria… il meglio del loro abbattuto orgoglio»


La carriera dei Manowar procede a gonfie vele con il successivo Into Glory Ride, denso di atmosfere ossianiche e quasi doomeggianti, che rappresenta probabilmente il punto più alto della loro creatività, insieme ai marmorei Hail to England e Sign of the Hammer del 1984; in linea di massima la qualità si tiene quasi inalterata fino a Kings of Metal del 1988, per poi sprofondare negli anni successivi in manierismo autoreferenziale e pacchiano. Nello stesso anno dell'uscita del demo dei quattro Conan dell'heavy metal, però, vede la luce anche il secondo lavoro degli svedesi Heavy Load, gli stessi dell'acerbo esordio autoprodotto. Si tratta dell'EP Metal Conquest, che riesce benissimo nel ricamare ritornelli anthem in canzoni come Heavy Metal Angel, così come a creare arie più evocative in Heathens from the North. Il combo svedese produrrà poi, nei due anni a seguire, i piacevolissimi Death or Glory e Stronger than Evil, riuscendo a ricavarsi una nicchia del mercato ancora oggi, grazie soprattutto a un immaginario simile (e anzi antesignano) a quello dei Manowar. Tornando nel Nuovo Continente, nel 1984 vedono la luce tre lavori emblematici per quell'ala dell'epic più battagliera e marizale, che poggia le sue fondamenta sull'esaltazione delle gesta guerriere: il maideniano Battle Cry dei californiani Omen, uno dei capolavori del genere, il debutto dei connazionali Brocas Helm, Into Battle, e l'EP Day of the Saxons dei canadesi Witchkiller. Gli Omen pubblicheranno altri due album essenziali, sebbene non al livello del debutto, ovvero Warning of Danger e The Curse, e il loro stile veloce, scandito da ritmiche accelerate e da funambolici fraseggi della chitarra, è per alcuni aspetti simile a quello dei Brocas Helm, caratterizzato però da una tendenza più "medievaleggiante" nelle tematiche. Al contrario, la musica dei Witchikiller si rifà a un mood più sinistro, senza perdere incisività, come nella articolata Riders of Doom, accostabile stilisticamente ai Cloven Hoof dell'esordio (anch'esso epic, a modo suo) e agli oscuri Sinister Angel, che nel 1986 pubblicheranno l'omonimo EP. Non ci si deve dimenticare, però, del culturista Jon Thor, che nel 1985 pubblica, con la sua band Thor, il “muscoloso” Only the Strong, caratterizzato da ritmi possenti e da uno stile quasi epigono dei Manowar, in cui la musica robusta e marziale va per manina con quel becero darwinismo sociale delle strofe «Only the strong shall live, only the strong shall survive» della title track. Ma –per fortuna per qualcuno, purtroppo per qualcun altro– questa è solo la prima delle stive di questo vascello…

NECROPOLI
Ci sono i vincitori, ma anche i vinti. Se annoveriamo tra i primi i “barbari impavidi” (spesso e volentieri dai mutandoni di pelliccia) sopra ricordati, che evocano scenari guerreschi di scontri all'ultimo sangue, non dobbiamo dimenticarci degli "altri". In questa visione allegorica della grande scena epic, si può quindi ricercare quell'"altra sponda", quasi antitetica, rappresentata da band non certo numerose quanto quelle dei "signori della guerra", ma ugualmente fondamentali. In altri termini, l'altra faccia della medaglia dell'epic: oscura, introspettiva, decadente nella sua maestosità, che accorcia spesso le distanze dal doom. Gli araldi di questa essenza epic sono senza dubbio i Manilla Road prima citati, che riescono a sventrare l'attitudine idealizzata dei colleghi, scandagliandone le interiora, superando la loro superficialità spesso pacchiana e scendendo in profondità. Tuttavia quello dei Manilla Road è un percorso che si evolve progressivamente, già dagli albori: nel 1982 pubblicano il buon Metal, più sostanzioso del debutto nella musica e nelle tematiche (Queen of the Black Coast è ispirata all'omonimo romanzo breve del ciclo di Conan, di R.E. Howard), soprattutto negli espisodi di punta, come la title track, Defender e Cage of Mirrors. Nel 1983 vede la luce Crystal Logic, sanguigno lavoro che raggiunge vette di epicità inarrivabili in Flaming Metal System (un inno metal viscerale come pochi) o nella arcana Necropolis; ma in generale la produzione, polverosa al punto giusto, lascia in bocca un retrogusto "apocalittico", che si sublima nella finale Dreams of Eschaton:

«Dentro questo mondo sfocato di sogni –non l'ho mai saputo–
ho visto l'ira calare e rendere pietra l'umanità;
e poi mi sono reso conto che ciò dev'essere la Fine:
un olocausto di fiamme che brucerà Midgard [antico appellativo germanico per mondo umano]
e lo renderà polvere.

Hanno dato più nomi a ciò nel corso degli anni,
ma tutti vogliono dire la stessa cosa: uomini che ardono nelle loro paure.
L'Anticristo giungerà e sorgerà dalle acque:
i Sogni Apocalittici mi hanno mostrato tutto ciò»


L'epopea della band dello "squalo" Mark Shelton continua nel 1985 con Open the Gates, che riesplora i confini della geologia sonora con le sue ritmiche serrate ma allo stesso tempo infuocate di regale epicità: la possente Road of Kings, la ossianica e doomeggiante The Ninth Wave, ispirata al ciclo arturiano ma con riferimenti avvicinabili al richiamo dei Grandi Antichi lovecraftiani dalle profondità oceaniche, la marziana e diabolica The Fires of Mars. Il tema di Atlantide –affrontato anche nel precedente articolo– viene ripreso nel successivo The Deludge, nella title-track (che cita «Plato's tragedy»), ma è l'album nella sua interezza (specie nella mortifera Isle of the Dead e nella plumbea Divine Victim) a sembrare un oceano in un violento uragano, con i power chord e le ritmiche come flutti burrascosi e con la voce nasale di Shelton che sembra provenire, riecheggiata, dall'occhio stesso del ciclone. Anche il successivo Mystification, penalizzato/valorizzato da un mixing quasi casalingo, è un'autentica mazzata sui denti, con Lovecraft (Cthulhu e i Grandi Antichi in Children of the Night) ed Edgar Allan Poe (Hantued Palace che richiama The Fall of the House of Usher e Masque of the Red Death e Mystification, gli omonimi romanzi brevi) a rendere orrorosa e decadente la musica di Shelton & Co. L'altro combo indimenticabile di quest'ala "oscura" dell'epic è costituito dai Cirith Ungol, che nel 1984 danno alle stampe il loro capolavoro assoluto: King of the Dead. Il sound caliginoso della sei corde di Fogle e del gracchio di Baker sprigiona un afflato di incombente disgrazia, di sconfitta del Bene dinanzi alle tenebre di tolkieniana memoria; e nelle cineree –ma epiche fino al midollo– Finger of Scorn, King of the Dead e Cirith Ungol sembra di trovarsi a brancolare per le lande di Mordor. Il successivo One Foot in Hell si differenzia per una produzione più gonfia e più heavy, che però non cela quell'anima "depravata" che si manifesta nei chorus infernali e nei fraseggi eroici di Fogle, in canzoni come la title track o Nadsokor, che richiama l'omonima città della saga di Elric di Moorcock. Ma la schiera di gruppi epic che per tornare in superficie hanno guadato lo Stige (magia, gli Stygian Shore della raccolta US Metal vol. 4!) e l'Acheronte, è più nutrita e vanta anche italica presenza: i Dark Quarterer, che nel 1987 pubblicano l'ispiratissimo e omonimo full length, lega metallica di articolato heavy/doom con atmosfere epiche ed immaginifiche (specie nella monumentale Gates of Hell e nella "argillosa" Colossus of Argil), e i brumosi Run After To, che producono nell'anno successivo un EP dalle tinte epic, ma di sostanza doom (avvicinabile a Paul Chain). Rimanendo in Europa, si accaparrano un posto nella lista anche gli olandesi Angus, con il veloce ma spesso tenebroso Track of Doom, del 1986, lo stesso anno in cui debuttano su LP gli svedesi Candlemass, con l'ossianico Epicus Doomicus Metallicus, seguito l'anno seguente dal capolavoro Nightfall, con il bardo Messiah Marcolin a infarcire con i suoi vibrati la funebre epicità che aleggia. Negli States, invece, mentre continua la carriera doom dei colleghi Trouble (che non esitano certo a inserire momenti epic in canzoni come The Wish o The Tempter), gli Overlorde del New Jersey producono nel 1987 l'omonimo EP, in cui ricompare l'ombra di Edgar Allan Poe nella ferale Masque of the Red Death (romanzo omaggiato anche dai Crimson Glory di Trascendence), evocativa narrazione della peste rossa che si insidia dentro l'abbazia fortificata del Principe Prospero:

«Il Principe degli Idioti, con tutti i suoi mezzi,
e tutte le sue stanze per fuggire la morte…
Mille nomi e tutta la fama per sé,
ma di chi è la colpa per il mortale scherzo?

Quando il pendolo rintoccò,
con un suono greve il tempo avanzò:
il conto alla rovescia, l'ultimo secondo,
dell'ultimo giorno»


Ora, però –senza trincerarci dentro questa affascinante stiva come fossimo Prospero in fuga dalla Morte Rossa e dovessimo saldare ogni serratura con «furnaces and massy hammers»–, prima di essere «lost in necropolis» procediamo con l'ispezione del vascello e degli altri suoi compartimenti…

ACCIAIO MEDIEVALE
Accanto alle orde barbariche e alle "legioni infernali", però, c'è una consistente fetta di band che si discosta da questi due estremi, proponendo tematicamente richiami continui al mondo medievale e cavalleresco. Emblematici, di nome e di fatto, sono innanzitutto i Medieval Steel, quintetto di Memphis, città del blues, ricordati per il loro unico EP omonimo, registrato all'anagrafe nel 1984. La title-track, aperta da una voce narrante baritonale come quella dell'incipit di The Axeman degli Omen, è la quintessenza della loro proposta musicale, melodica grazie all’ugola di Bobby Franklin ed eroica nelle armonie. Un altro capitolo della "materia medievale" è rappresentato dal capolavoro degli Heir Apparent di Seattle, il raffinato Graceful Inheritance, che fonde le arie sontuose di Another Castle e di Keeper of the Reign con il fantasy impetuoso di Dragon's Lair, richiamando in alcuni momenti i Virgin Steele – che non troviamo però in questa stiva. A produrlo è la Black Dragon Records, un’altra deus ex machina della scena epic, produttrice, tra gli altri, anche dei Manilla Road e dei Liege Lord. Proprio quest'ultimi, nomen omen, aggiungono un loro mattone a questa costruzione fiabesca dell'epic più cavalleresco, e si tratta di Freedom's Rise del 1985, un lavoro dall'attitudine power –specie in Dark Tale e Amnesty– ma dall'evidente tessitura epic, che emerge con furore nella nobile For the King e nei cori della battagliera Wielding Iron Fists. La copertina di Betrayer of Kings dei Salem's Wych suggerisce, invece, un mood più tetro, e infatti il sound ruvido della band del Michigan crea atmosfere più cupe ed espressive, ad esempio nella lenta All Hail to the Queen, così come la vena sinistra della sei corde amplifica la forza emotiva della title-track e dà un tocco quasi alla Savatage, in Furor's Reign. Lo stile dei cinque in alcuni momenti richiama anche gli Armored Saint, che tre anni prima debuttavano su full length così:

«Alzate il vostro martello dorato, calatelo come Thor.
Oh!, la nostra forza ci farà vincere,
nessun nemico o rivale fermerà l'energia:
è un errore fatale
provare a sfidare i coraggiosi»


La citazione dei Savatage non è casuale, se si pensa al rifferama tagliente come rasoi che fende l'aria con epica ferocia, accompagnato dalla rocciosa voce del fratello Oliva, in canzoni come The Dungeons Are Calling, Midas Knight, By the Grace of the Witch, e in generale nell'intero The Hall of the Mountain King, la cui title track è preceduta da un intro che fonde Gustav Holst e Edvard Grieg. Sostando nella East Coast, troviamo un'altra band a nome Overlorde, questa volta non del New Jersey ma della North Carolina. La proposta musicale dei cinque, però, si discosta da quella degli omonimi per un'attitudine più melodica ma quadrata, che fa guadagnare loro un posto nella compilation Metal Massacre VII della Metal Blade di Brian Slagel; l'unico EP, Medieval Metal, viene messo sul mercato nel 1987 e presenta come highlight la canzone Keeper of the Flame. L'altro misconosciuto EP che si può inglobare in questo filone è quello degli Heathen's Rage, che esce per la cittadina Rock Dreams, e si distingue per l'acuta voce di Bob Pizzauro, che raggiunge picchi incredibili nel finale "cavalleresco" di Knights of Steel, la più ispirata delle tre canzoni. Altri cavalieri e altri eroi però ci stanno aspettando, mentre affilano le loro spade, fremendo di uscire dalla loro stiva…

SIGNORI DEL REAME
La nostra immersione prosegue ancora verso quell'area dell'epic tendente al medievalismo e al romantico elogio cavalleresco; ma all'ode delle gesta in battaglia in questa nuova stiva troviamo aggiunto un più o meno costante richiamo alla letteratura, in genere fantasy. Primeggiano i raffinatissimi Warlord, autori di una delle gemme di tutta la storia del metal, l'EP Deliver Us: un concentrato di sette canzoni a base di melodia, arrangiamenti di prima qualità e testi a sfondo esoterico/biblico/evangelico, che si elevano a preghiera nella title track Deliver Us, formula conclusiva del Padre Nostro, e che scendono al funereo in Lucifer's Hammer. Questo gioiello confezionato Metal Blade viene seguito l'anno seguente dalla pubblicazione dell'LP ...And the Cannons of Destruction Have Begun, che vede Rich Cunningham sostituire Jack Rucker, ma che rimane nella sostanza un lavoro impregnato di pathos e di ispirazione (quasi) come il precedente. Tocca poi agli Axehammer, combo di Los Angeles che partorisce nel 1987 l'EP Lord of the Realm, in cui già la copertina sembra un richiamo a Tolkien: un biondo soldato contro una figura nera sopra un destriero alato… Eowyn e il Re Stregone? Il lavoro del quartetto è lodevole per il buon livello qualitativo che fa da denominatore comune per tutte le canzoni, benché emergano particolarmente episodi come la title-track, i fulminei accordi della chitarra in Break Down the Walls e il robusto ed eroico incedere di Axehammer. Sempre dal sottobosco di LA, emergono (si fa per dire) i concittadini Dark Age, che pubblicano nel 1984 l'autoprodotto EP omonimo, uno dei pezzi "minori" più robusti del vascello dell'epic, specie nella articolata e mitologica Tales of Medusa (in cui la voce di Robert Stevens –acuti alla Halford a parte– richiama quella dei Legend di From the Fjords), nella velocissima oper Metal Axe, nell'intensa ed epica Warrior e nella narrativa Messanger to Ascheron, che riprende in mano R.E. Howard e l'universo di Conan. Un drago campeggia anche nella copertina dell'unico album dei canadesi Black Knight, oltre che nell'artwork dei Dark Age; questo Master of Disaster è però un album dai cromatismi differenti, i più vividi dei quali sono senz'altro quelli di canzoni come Warlord's Wrath e la lenta Aaraigathor. Caratteristica, invece, la voce baritonale prima citata per gli Omen e i Medieval Steel, che apre tutte le canzoni dell'omonimo LP dei Lords of the Crimson Alliance, prodotto nel 1986 e piacevolmente marmoreo nel sound come pochi altri, in cui si susseguono riferimenti alla mitologia (Zeus e il dio del sonno Morfeo) e al fantasy (The Sorcerer e Dragonslayer); mentre su quest'ultima branca letteraria si soffermano gli Attacker del New Jersey, con il corposo Battle at Helm's Deep del 1985, che rimanda nella title track alla battaglia al Fosso di Helm ne Il Signore degli Anelli:

«Devastando le terre,
i Goblin marciano con superbia impavida;
attraverso la distruzione temprano la loro virtù.
[...] Gandalf brandisce il bastone magico,
divide l'esercito a metà;
Dentro il Fosso di Helm attaccano battaglia»


Sempre dentro una cornice fantasy viene dipinto il quadro del terzo album dei Fates Warning, Awaken the Guardian, ma è un affresco dalle sfumature progressive quasi futuristiche (le stesse dei Crimson Glory), dovute al sound cristallino delle chitarre e della voce limpida di John Arch: ne sono esempi la struggente The Guardian, la cadenzata opener The Sorcess e la stupenda Fata Morgana, ispirata al personaggio del ciclo arturiano. Un'atmosfera simile aleggia anche nel nostrano Irae Melanox, il debutto dei milanesi Adramelch datato 1988, in cui prendono forma articolate composizioni, condite da una raffinata ricerca di melodia da parte dell'ugola di Vittorio Ballerio. Prima di «awake the Guardian», "svegliare il guardiano", però, muoviamo i piedi –anzi le pinne– e ci spostiamo verso un altro compartimento, l'ultimo…

GUARDIANI DELLA FIAMMA
L'ultima stiva in cui entriamo prima di consumare tutte le scorte d'ossigeno, contiene materiale promiscuo, accostato per affinità più fievoli. Il primo grande nome che brilla di luce propria è quello di una band essenziale, la creatura della mente geniale del cantante e tastierista David DeFeis, di patria newyorkese: i Virgin Steele. Dopo l’omonimo debutto autoprodotto, datato 1982, scialbo e trascurabile, l'anno seguente la band pubblica Guardians of the Flame, un capolavoro dell'epic per il suo sound raffinato ma al contempo impetuoso; «barbaro romanticismo» lo definirà DeFeis. A fare da padrone è proprio il suo ego, onnipresente e onnipotente con gli acuti e i vibrati della sua voce, contraltare dei suoi innesti tastieristici e degli sfoggi chitarristici di Starr. Il richiamo al cosmo classico, cristiano e mitologico, rarefatto nel salvifico redentore in The Reedemer e nell'esaltazione classicista del mantenimento perpetuo del fuoco (compito affidato nell'antica Roma alle Vestali, «masters of ancient rites») nella title track, diventa sempre più una costante della produzione della band di DeFeis. Il successivo Noble Savage, infatti, è un lavoro ancora più "limato" nel sound e negli arrangiamenti, raffinatezza che si rispecchia nei rimandi evangelici della stupenda e quasi liturgica Thy Kingdom Come e in Angel of Light, mentre il compromesso «romantico barbarico» si concretizza anche tematicamente nella title track Noble Savage, «selvaggio nobile».

«Sono un selvaggio, sono un re,
Ho combattuto impostori,
Ho conquistato il male»


L'evoluzione artistica dei Virgin Steele ritenta la scalata verso il massimo fulgore raggiunto con Noble Savage, con la pubblicazione del sontuoso Age of Consent, del 1988 –la rinascita degli anni a seguire esce dagli estremi temporali di questa "ricognizione" e non la ritroviamo in questa stiva–, specie nelle punte come l'emotiva Tragedy (in cui emerge il gusto teatrale e melodrammatico dei quattro) e nella insuperabile The Burning of Rome (Cry for Pompeii), soluzione satura di pathos ed epicità. Andando, come si dice in Friulano, «di là de l'aghe» ["al di là del fiume"], e cioè facendo un saltino da New York al New Jersey, troviamo gli Exxplorer, autori di un personale quanto dimenticato album, Symfonies of Steel, che spazia dai richiami manowariani e intransegenti di Metal Detectors alle progressioni alla Virgin Steele in Run for Tomorrow. Ed ecco, tra qualche incrostazione e qualche alga, che emerge l'eterogeneo contenuto della stiva, che solo in poco si lega ai "capigruppo" Steele: i rimandi arturiani dei Commander californiani, con il Rainbow-like High 'n' Might (non a caso vi è una cover di Kill the King), che richiama in alcune atmosfere tastieristiche il teatrale gruppo di DeFeis –ad esempio nell'intermezzo di Die By the Sword – ma che si discosta per alcune ritmiche più "europee"; il gonfio sound dei connazionali Emerald nell'EP Armed for Battle, infarcito di chorus evocativi e sognanti, specie nella curatissima Winds of Doom. Ad una sorta di hard rock dagli spruzzi epici si può avvicinare l'omonimo album degli Hyksos prodotto nel 1982, anche se la sua immaginifica copertina suggerirebbe tutt'altro sound; per fortuna la lunga ed epica The Kings, che fonde una struttura da primi Trapeze alla voce in falsetto di Bradley, scaccia il simil Neil Young della pastorale In the Past, e non fa rimpiangere di averlo trovato in questa nave. La vena onirica e passionale dei Valhalla, materializzata nell'epico acustico di Ship of Dreams e nell'emotiva Looking for the Light, si lega molto di più all'atmosfera steeliana, creando un alone mitologico suggestivo ribadito con forza nella title track; mentre l'approccio alla Riot (e ogni tanto alla Dokken) degli X-Caliber, autori dell'unico album Warriors of the Night, tradisce in buona parte le aspettative che susciterebbe la maestosa copertina, nonostante l'imperiale andatura di The Sword.

La grande scena dell' epic metal –tra l'altro quasi per niente circoscritta geograficamente– nei suoi anni d'oro è stata un crogiolo di gruppi stilisticamente diversi l'uno dall'altro, nonostante i punti di contatto, e l'influenza esercitata dalla veicolazione "di massa" delle tematiche epiche ed eroiche all'interno del ricettacolo metal ha avuto l'effetto di una conflagrazione un po' silenziata, ma la sua onda d'urto si percepisce ancor oggi in tutte le band metal, anche e soprattutto slegate dai canoni stilistici degli anni Ottanta, che ripropongono quelle tematiche. L'ingratitudine verso questa ondata, però, non si manifesta nella denigrazione –al contrario oggi va di moda l'esaltazione dell'"old school"–, ma nel colpevole atteggiamento di indifferenza di buona parte del mercato e degli ascoltatori verso le band "minori", lasciate cadere subito o presto nell'oblio o, meglio, abbandonate alla salsedine e alle alghe. Per fortuna le stive di questo bastimento hanno conservato tutto questo prezioso materiale che altri sommozzatori hanno solo raramente esumato nel corso degli anni, e che è testimonianza martire di quanto più interessante e policromo –rispetto ad una concezione monolitica, con i "soliti" Manowar come unici rappresentanti– sia stato l' epic metal .

DISCOGRAFIA ESSENZIALE 1980-1987:
1980-81
Cirith Ungol – Frost and Fire
Manilla Road – Invasion
Manowar – Demo
Heavy Load – Metal Conquest
Black Sabbath – Heaven and Hell

1982
Manowar – Battle Hymns
Heavy Load – Death or Glory
Manilla Road – Metal
Virgin Steele – Virgin Steele
Hyksos – Hyksos

1983
Manilla Road – Crystal Logic
Manowar – Into Glory Ride
Warlord – Deliver Us
Virgin Steele – Guardians of the Flame
Heavy Load – Stronger than Evil
Queensryche - EP

1984
Manowar – Hail to England
Omen – Battle Cry
Cirith Ungol – King of the Dead
Brocas Helm – Into Battle
Warlord – ...And the Cannons of Destruction Have Begun
Witchkiller – Day of the Saxons
Medieval Steel –
Medieval Steel EP
Dark Age – Dark Age EP
Valhalla – Valhalla EP
Wyzard – Knights of Metal EP
Gotham City – The Unknown
Sinister Angel – Sinister Angel EP

1985
Manilla Road – Open the Gates
Thor – Only the Strong
Attacker – Battle at Helm's Deep
Black Knight – Master of Disaster
Liege Lord – Freedom's Rise
Omen - Warning of Danger
Savatage – The Dungeons are Calling
Fates Warning - The Spectre Within
Exxplorer – Symfonies of Steel

1986
Manilla Road – The Deludge
Cirith Ungol – One Foot in Hell
Virgin Steele – Noble Savage
Heir Apparent – Graceful Inheritance
Lords of the Crimson Alliance – Lords of the Crimson Alliance
Emerald – Armed for Battle
Omen – The Curse
X-Caliber – Warriors of the Night
Fates Warning – Awaken the Guardian
Angus – Track of Doom
Salem's Wych – Betrayers of Kings

1987-88
Manilla Road – Mystification
Manilla Road – Out of the Abyss
Virgin Steele – Age of Consent
Axehammer – Lord of the Realm
Manowar – Fighting the World
Dark Quarterer – Dark Quarterer
Commander – The High 'n' Mighty
Brocas Helm – Black Death
Savatage – Hall of the Mountain King
Overlorde – Overlorde EP
Overlorde – Medieval Metal EP
Adramelch – Irae Melanox
Run After To – Run After To EP
Manowar – Kings of Metal



Delirious Nomad
Martedì 25 Settembre 2012, 22.16.39
24
Uao, non ero mai capitato su questa serie di articoli! Davvero molto esaurienti. A quando ”Secrets Of Steel: U.S. Power ”?
metalhammer
Martedì 25 Settembre 2012, 20.36.35
23
@Sambalzalzal. Guarda che Thor of Valhalla non è l'unico che conosce i mitici Rosae Crucis... Ascoltatevi "Worms of the Earth"!!!Death to False Metal & Fede Potere Vendetta!!!!!
Subhuman
Lunedì 30 Luglio 2012, 15.35.52
22
@sambalzalzal: Scusa, ho visto solo adesso il tuo commento. No, purtroppo non li conosco...
Sambalzalzal
Venerdì 29 Giugno 2012, 10.26.41
21
Articolo veramente ben fatto! Domanda: qualcuno conosce i Morgana LeFay? Ve li consiglio vivamente! ogni album che hanno fatto ed anche la parentesi Le Fay. THOR OF VALHALLA@ perdio, pensavo fossi l'unico ad apprezzare qui sul sito i magnifici Rosae Crucis!!!
Subhuman
Venerdì 29 Giugno 2012, 9.45.27
20
Sarebbe davvero bello parlare di power americano! Chissà...
Northcross1
Martedì 26 Giugno 2012, 18.01.10
19
@Subhuman: Davvero un bell'articolo! Complimenti! Dice bene all'inizio quando scrivi: "Una sorta di grande calderone dell'heavy". Infatti pur essendo un amante del power e dell'Heavy non tutto l'epic mi piace. Sarebbe fantistico un articolo cosi anche sul Power... Magri anche per vedere bene le differenze evolutive da quello made in europa e USA.
Subhuman
Martedì 26 Giugno 2012, 12.50.18
18
Ti ringrazio del commento, Thor; secondo me, però, la disputa annosa e inconcludente sul "true" e "false" metal si può benissimo lasciar fuori da questo spazio, senza che nessuno ne senta la mancanza...
THOR OF VALHALLA
Lunedì 25 Giugno 2012, 15.33.45
17
DAVVERO UN GRAN BELL'ARTICOLO DICO SENZA DUBBIO IL MIGLIORE CHE ABBIA LETTO SU QUESTO SITO!!!!! Sarebbe da fare studiare a scuola a tutti questi poppanti finti metallaruncoli di oggi,fa un certo effetto malinconico vedere che a distanza di 30 anni per fortuna c'è chi si ricorda ancora di gruppi stra sottovalutati che avrebbero meritato più successo come Manilla Road, Dark Quarterer o Cirinth Ungol...dispiace anche che come al solito in Italia in pochi abbiano preso come esempio questi gruppi(a parte i grandiosi Rosae Crucis!) che rappresentano il true metal come doveva e come dovrebbe ancora essere!!!! DEATH TO FALSE METAL!!!! HAIL!!!!
Subhuman
Lunedì 25 Giugno 2012, 12.12.48
16
Mi associo a metalhammer: volendo generalizzare, gli "intenti" dei due filoni sono proprio diversi. Sempre tenendo conto, ovviamente e come ricorda nerchiopiteco, che i generi e le catalogazioni sono comode e utili per chi fruisce della musica, ma sono sicuramente artificiose e spesso con confini labili l'una dall'altra...
nerchiopiteco
Domenica 24 Giugno 2012, 18.48.37
15
metalhammer: non l'avevo mai vista sotto quest'ottica, infatti chiedevo dei bathory per le tematiche più che per lo stile musicale, ma, ti chiedo, non si potrebbe fare lo stesso discorso (denigrare snobbando) con l'epic? Alla fine si può generalizzare parlando di genere, ma ogni band, ogni album e ogni canzone ha una sua storia e funzione.
metalhammer
Domenica 24 Giugno 2012, 18.04.59
14
@il vichingo. Colgo l'occasione per sottolineare che il viking metal differisce dall'epic anche nella visione del mondo: se l'epic è una semplice narrazione in kiave hard n' heavy di eventi fantasy, mitologici o storici, nel viking il ricordo del passato pagano e norreno corrisponde al medesimo obiettivo del black metal: denigrare la civiltà moderna giudaico-cristiana. Solo che il black oltraggia tale civiltà utilizzando simboli cristiani, il viking li snobba ripescando nel nostalgico e pessimistico ricordo della paganità norrena. E' diverso l'atteggiamento. Se proprio vogliamo fare una paragone con l'epic, io ci metterei le band "dark & doom" alla Cirith ungol, Manilla Road, Candlemass, Dark Quarterer, i moderni Wotan, i DoomSword, ecc. che hanno un atteggiamento diverso da quello dei Virgin Steele o dei Manowar (che ho visto al Gods di Milano... Che ganzata... Hail and Kill a tutti!!!!!!!!)
Subhuman
Venerdì 11 Maggio 2012, 19.40.10
13
Ahah, aneddoto molto bello, d.r.i.! Colgo l'occasione per ringraziare tutti per i commenti.
d.r.i.
Venerdì 11 Maggio 2012, 15.31.15
12
Grande!! Hai inserito gli Adramelch!! Ho ancora il loro pre-demo in audiocassetta...io e Franco Avalli da piccoli giocavamo a calcio assieme a Lorenzo Marconi dei Deathrage (abitavamo tutti in zona Washongton). Lorenzo ha anche provato ad insegnami a suonare ma ho capito che le mie erano dita da programmatore e smanettone di pc piuttosto che da virtuoso e la mia carriera è miseramente fallita prima ancora di iniziare!
il vichingo
Venerdì 11 Maggio 2012, 15.25.22
11
Concordo appieno con Metalhammer. Quando hanno sfornato Blood Fire Death, a tutti gli effetti il primo disco Viking, i Bathory hanno miscelato il black/thrash di album come Under the Sign of the Black Mark con sonorità epicheggianti (basta ascoltare "A Fine Day to die" per rendersene conto) ma con l'epic metal americano (ad esempio Cirith Ungol) c'entrano molto poco.
metalhammer
Venerdì 11 Maggio 2012, 14.54.45
10
@nerchiopiteco. Purtroppo definire i Bathory come "epic metal" è errato perchè nascono non dal hard rock settantiano, ma come evoluzione epica del black metal scandinavo. Sono comunque eccezionali.
The Nightcomer
Martedì 20 Marzo 2012, 12.30.17
9
Nell'immagine e nei contenuti, in proporzioni diverse a seconda dei casi, di molti gruppi usciti negli anni ottanta (soprattutto americani), si rinvengono spesso richiami a tematiche epiche. Da quel periodo, come sottolinea giustamente l'articolo, poche proposte sono in qualche modo uscite dell'anonimato. Il sottobosco però, per usare una metafora, a dispetto della scarsa longevità, dei rapidi cambiamenti e dell'ombra provocata da realtà più conosciute, è abbastanza fitto. L'articolo, oltre all'ottima trattazione dei più noti rappresentanti, si addentra anche in questo territorio oscuro e poco esplorato, stimolando così la curiosità del lettore. Molte tra le releases trattate, considerate reperibilità e prezzi, rimarranno ad esclusivo appannaggio dei collezionisti (se si escludono le varie edizioni bootlegate uscite in seguito, per far fronte alla crescente domanda da parte di chi non poteva, o non desiderava, procurarsi gli originali), ma questo non significa che non meritino di essere riscoperte. Internet aiuta (molto materiale è ascoltabile in streaming), ma sono soprattutto articoli come questo a perorare la causa e meritare un sincero complimento.
fabio II
Lunedì 19 Marzo 2012, 14.48.39
8
Sempre molto curati gli articoli di Alberto, per gli Hyksos vale il discorso fatto per i Buccaneer; più iconografia che vero epic. Sul genere più futurista, ma sempre epico, da ricordare anche gli immensi canadesi Sacred Blade di 'Of The Sun+Moon' ( discendenti, a parer mio, dei magici Symphonic Slam, sempre canadesi, di Timo Laine )
BILLOROCK fci.
Lunedì 19 Marzo 2012, 12.37.29
7
Manowar for ever, hail ...
nerchiopiteco
Domenica 18 Marzo 2012, 21.15.17
6
grande articolo e grandissimi gruppi; anche io, come Raven, sono molto legato agli Attacker e mi fa piacere siano stati citati insieme ad altri grandi gruppi (l'album degli X-Caliber lo adoro) che spesso vengono dimenticati, non a torto ovviamente, per altri di maggior blasone. Domanda: inserire i Bathory nella scena PURE EPIC sarebbe troppo una forzatura? magari blood fire death!
Subhuman
Domenica 18 Marzo 2012, 20.40.59
5
@jek: Ho citato Heaven and Hell per Neon Knights, ma più in generale per non dimenticare il contributo più o meno costante che Ronnie James Dio ha apportato a questa "corrente", pur non essendo ovviamente catalogabile come "epic" Grazie dei commenti!
jek
Domenica 18 Marzo 2012, 11.59.03
4
Articolo molto interessante, complimenti ad Alberto. Nonostante sia interessato alle tematice "epic" ho sempre un po' snobbato questo filone metal ad esclusione dei soliti Manowar dei Witchkiller dei Savatage e poco più. Non sono proprio d'accordo nell'inserire come disco essenziale Heaven and Hell se non fosse per il testo della citata Neon Knights, perchè il disco non mi sembra epic, ma puro heavy, comunque opinioni.
Jimi The Ghost
Domenica 18 Marzo 2012, 11.36.39
3
Lucrezio aveva ben intuito il significato della metamorfosi del nulla. Anche in musica. Paradossalmente, nella musica classica, la pausa, che ne esistono 8 tipi ciascuna di durata doppia della seguente, creano il NULLA tra uno spazio musicale e l'altro e, pur non collegate da una legatura esse fanno parte stessa della partitura musicale: sono scritte musicalmente e suonate musicalmente dagli strumenti se pur non udite. Il nulla è matematicamente una componente della musica. Così come aveva compreso John Milton Cage nel 1952, in just for fun, e nella sinfonia ad un solo tono o monotona di Yves Klein. Tutto inizia dal nulla, così come intendeva farci comprendere attraverso una tela bianca, o monocrome, dipinta nel '51 da Robert Rauschenberg amico del compositore Cage. Un non movimento che crea movimento, o meglio non-essere deve non essere niente, come Parmenide volle dimostrare. Grazie per le riflessioni che mi hai offerto Alberto. Ancora una volta sei sempre entusiasmante e completo anche in questo stupendo e brillante tuo articolo. Con ammirazione. Jimi
Raven
Domenica 18 Marzo 2012, 10.53.02
2
Personalmente sono molto legato agli Attacker, peraltro presenti in data base.
Celtic Warrior
Domenica 18 Marzo 2012, 9.08.25
1
Ottimo articolo , i maestosi Manowar , i puri e feroci Manilla Road , i potenti Virgin Steele e i grandi Cirith Ungol sono alcuni dei miei gruppi preferiti in assoluto .
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