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ROBERTO MESSINA - Prima e dopo i Secret Sphere
02/04/2012 (3161 letture)
In seguito allo split di Roberto Messina con i Secret Sphere, siamo andati ad intervistare -in esclusiva- il cantante per sentire le ragioni di questa separazione dopo oltre dodici anni di carriera e sei album pubblicati insieme. Roberto non si è certo risparmiato, per cui ne è venuta fuori un’intervista che affronta una vasta gamma di temi. Quello che segue è il resoconto di una lunga chiacchierata telefonica con Roberto fatta pochi giorni fa, buona lettura!

Rob: Ciao Roberto, come va?
Roberto Messina: Bene, bene, grazie? Te come stai?

Rob: Tutto ok, tutto a posto. Benvenuto sulle pagine di Metallized.it! Senti, inizierei subito in medias res: l’otto Marzo hai annunciato tramite la tua pagina Facebook, congiuntamente con la band, l’abbandono dopo oltre dodici anni di carriera. Credo vi siate resi conto anche voi, tramite tutte le testimonianze e i messaggi d’affetto che avete ricevuto, che la notizia ha un po’ shoccato, no?
Roberto Messina: Certo, sì, sì.

Rob: Quindi, spiegaci quali sono stati i motivi che hanno portato a questa decisione, immagino, sofferta, no?
Roberto Messina: Sì, sì, sofferta sicuramente, anche perché dodici anni non si cancellano così facilmente. Allora, ti dico che è stata abbastanza improvvisa anche per me che l’ho presa la decisione. Il disco che deve uscire tra poco, lo stavamo registrando ed eravamo alla fine delle registrazioni, quindi io avevo già registrato tutta la voce del disco; diciamo che poi valutando insieme tutte le registrazioni del disco, è lì che è nata un po’ di discussione costruttiva eh, nessuna lite, infatti siamo in ottimi rapporti...

Rob: Scusami se t’interrompo Roberto, ma volevo chiarire questo aspetto, anche se mi sembrava abbastanza chiaro dai vostri rispettivi post che è stata una decisione presa totalmente in amicizia e armonia.
Roberto Messina: Assolutamente. Diciamo che ci siamo messi un po’ a valutare le canzoni prima di fare il mix e il mastering e sorgevano un po’ di dubbi sulla direzione che avevano preso, perché non mettiamo nulla a tavolino, quindi ci troviamo a fare dei cambi di direzione senza nemmeno accorgercene, perché facciamo tutto istintivamente. Ci siamo resi conto che non è che l’album fosse diverso come direzione, però, sicuramente a livello stilistico era differente da quello che avevamo fatto fino ad ora, in particolare per quanto riguarda la voce. Questa cosa ha generato un po’ di discussioni e di dubbi, ma dubbi più che altro di gusto, nel senso che erano cose che potevano essere più belle per me e meno per altri; è nata così proprio la cosa, a livello di differenza di gusti. Si è provato a venirsi incontro, sia a livello di spiegazioni sul fatto che certe cose siano state fatte in un certo modo, e sia una valutazione da parte loro che comprendeva l’accettare anche cose che magari non li convincevano, perché è vero che siamo una band, ma ognuno ha il suo strumento, nel senso che ognuno poi al novanta per cento cura il proprio strumento e poi c’è una visione di gruppo, all’interno del quale la fiducia non è mai venuta a mancare. Diciamo però che eravamo arrivati a una differenza abbastanza forte e, a quel punto, ci siamo accorti che forse non eravamo più sulla stessa lunghezza d’onda a livello artistico. Siccome il disco stava per uscire, si trattava, se avessi accettato di modificare alcune parti delle voci, di tornare in studio dopo una serie di discussioni, fondamentalmente a rifare tutto, e a quel punto la cosa non mi è stata bene, ma non perché io mi sia indispettito, ma perché quello che canto è solitamente quello in cui credo. Se ci fosse stato bisogno solo di qualche correzione, io sono sempre stato disponibile al compromesso, anche perché mi sono reso conto del fatto che collaborando coi Secret, le cose che si fanno insieme sono sempre più belle di quelle che faresti da solo, cioè, accettare di scendere a compromessi con loro è sempre stato costruttivo.

Rob: Certo, certo, e questo credo che sia alla base di ogni gruppo.
Roberto Messina: Esatto, ma di un gruppo che funzione bene. Invece, magari, in un gruppo che non funziona, tu accetti il suggerimento del batterista e poi invece hai fatto una cacata! (risate - ndR) Invece, nel nostro caso, devo dire che ha sempre dato buoni frutti, però non sono stato al fatto di rifare tutto fondamentalmente. Non mi andava di mettere tutto in discussione, anche perché credo molto in quello che faccio, e ho pensato piuttosto è meglio che il disco esca con un altro, ed è finita così.

Rob: Senti Roberto, estendendo questa sincerità a questo disco mai nato, o che per lo meno non nascerà con te alla voce, cosa mi dici dei fan? Nel senso, come credi che avrebbero accolto loro questo modo diverso, da quanto mi dici, d’interpretare il disco?
Roberto Messina: Guarda, è un problema che mi pongo quasi sempre a posteriori, non essendo un venditore, ma più che altro mi ritengo artista, mi sono chiesto solo dopo come la prendevano i fan; non compongo in base a quello che penso piaccia o non piaccia. Diciamo che una volta che ho sentito il disco pronto, penso che i fan l’avrebbero accolto in maniera probabilmente meno immediata, ma al secondo, terzo, quarto ascolto poteva essere qualcosa di duraturo nei loro cuori, diciamola così; nel senso che magari non ti colpisce subito perché non erano melodie fatte apposta per vendere, erano melodie che ti avrebbero conquistato piano piano credo io.

Rob: Quindi, volendo semplificare il tutto, da parte tua c’è stato magari un calo di desiderio di cantare in un gruppo power dove si sa che i cliché, o quelli che si pensa siano cliché, sono molti; non ti divertivi più ad interpretare i pezzi in un certo modo, non rispecchiava più la tua personalità quel modo di cantare, oppure è stato un esperimento in un percorso naturale di crescita di un’artista?
Roberto Messina: Guarda, non è così, nel senso che credo che con i Secret Sphere siamo scesi molto poco a fare cliché davvero.

Rob: Io mi riferivo in particolare al cantante, perché spesso il pubblico si aspetta che spari l’acuto sensazionale, però poi ha meno importanza l’interpretare, il dare un tono di colore, un’impronta personale alla performance.
Roberto Messina: Quello credo e spero di averlo sempre fatto, di mettere la nostra personalità. Anzi, penso che mettere questa dose di personalità, possa essere stato un po’ un limite nel far uscire il gruppo, nel senso che noi, sì siamo molto conosciuti in Italia e anche abbastanza all’estero, però ci sono gruppi italiani che magari marciano di più sul fatto di giocare su alcuni cliché e quindi escono prepotentemente a livello di vendite, concerti, insomma, è tutto molto più facile così. Io credo che dal nostro punto di vista abbiamo sempre messo del personale, e quindi no, non è perché sono uscito dai cliché che mi son stufato di fare power, anzi, non mi sono stufato di fare power, mi sono... in realtà non mi sono stufato per niente di nulla veramente! (risate -ndR) Semplicemente, quello che ho fatto, divertendomi da morire, perché in studio insomma ho fatto veramente cose che mi davano soddisfazione, semplicemente non era più in linea con l’idea del gruppo, tutto lì, però non era nulla di forzato, mi sono stradivertito, e devo dire che forse c’era molto più influenza rock nelle mie linee vocali rispetto al passato, questo lo posso dire, ma non significa che fossi stufo del power, lo facevo a modo mio, semplicemente.

Rob: Potresti dirmi qual era il tuo apporto in termini di songwriting all’interno della band, e quindi quanto possa aver influito la decisione di andare a vivere a Roma e lasciare Alessandria, quindi lasciare la band nel quotidiano?
Roberto Messina: Il songwriting, per quanto riguarda i primi album, era sempre fatto partendo dalle prove, per i primi due album soprattutto (Mistress of the Shadowlight e A Time Never Come - ndR), ma anche nel terzo (Scent of Human Desire - ndR). Dopodiché, si è cominciato molto di più a lavorare sulle idee di Aldo (Lonobile, di cui a breve leggerete l’intervista - ndR) che lavorando al computer buttava giù delle bozze a cui poi ognuno partecipava. Io devo dire, per quanto riguarda me in particolare, negli ultimi tre album -comunque io vivo a Roma da otto anni, quindi è un pezzo che la band va avanti con me a distanza- il mio apporto in termini di songwriting per quanto riguarda gli strumenti era praticamente nullo. Ho sempre fatto semplicemente le mie linee vocali, qualche volta collaborando su suggerimenti di Aldo, per esempio su alcune canzoni in particolare, tipo Mr. Sin che ha scritto totalmente lui anche a livello vocale, come un altro paio nella storia della band le ha fatte totalmente lui anche a livello vocale. Per il resto, una delle cose mi dava proprio più soddisfazione era proprio comporre, quindi ho sempre fatto io le mie linee vocali.

Rob: Mi hai in parte già risposto, ma mi sento di chiederti se non fosse stato possibile mantenere il progetto Secret Sphere in piedi con te ancora alla voce, e magari dare vita a un side project come tutti gli altri componenti del gruppo, a partire da Andrea Buratto con gli Hell in The Club, Aldo con i Death SS, Federico Pennazzato e Gabriele Ciaccia con gli Odd Dimension, Marco Pastorino ha altri quattro gruppi e via dicendo; tu, al di là dell’esperienza con gli Alkemyst, che sono comunque un gruppo power, non hai pensato di registrare un disco solista dove poter dar sfogo alla tua personalità, cercando di provare a registrare qualcosa di diverso dal power e dal tuo modo abituale di cantare?
Roberto Messina: Il motivo per cui non era possibile continuare in questo modo è perché per me i Secret Sphere non erano un progetto, per me era il mio gruppo principale e, nel gruppo principale che ho, non voglio... e questo non per correggerti i termini, ma per farti capire delle sfumature, nel senso, nel mio gruppo principale non voglio “sfogare” nulla, ma creare qualcosa, e per creare qualcosa ci deve essere sintonia, un’energia particolare ecc. ecc.. Quindi, per me non era possibile dedicarmi ai Secret Sphere come se fosse stato un gruppo secondario con cui collabori e fai uscire qualcosa anche se non ne sei convinto al cento per cento...

Rob: Sì, sì, penso di aver capito, e ti dico che apprezzo molto questa tua risposta.
Roberto Messina: Ascolta, con gli Alkemyst collaboro facendo un album ogni due, tre anni. Loro fanno tutto, io collaboro e, anche dove non ci troviamo d’accordo, non significa che ci metto meno importanza, però sono un po’ più fatalista, nel senso come viene, va bene così. Coi Secret avevo un altro tipo d’intenzione; insomma, era il “mio” gruppo, e quindi appunto, o lo faccio fino in fondo come mi sento, oppure è meglio non farlo piuttosto.

Rob: Certo, capisco dalle tue parole che la tua uscita dal gruppo, in seguito al venir meno di quella “sintonia”, se vogliamo dire così, è comunque frutto di una scelta lucida e matura.
Roberto Messina: Sai, il venir meno di una sintonia è un po’ come la fine di una storia d’amore, no? È un po’ triste per tutti. Non è solo il fatto di non pubblicare le linee vocali che ho fatto io; è un po’ anche magari la delusione di non riuscire ad andare oltre un determinato problema, sul quale ci siamo un po’ arenati, nel senso che evidentemente era giunto il momento.

Rob: Cambiando argomento ora, ho sempre pensato che i Secret Sphere negli anni abbiano sempre incarnato diverse “anime” per così dire; voglio dire, fin dal debutto, al di là del filo conduttore che era il power, ho sempre rintracciato diverse influenze: un po’ di hard rock, un po’ di prog, magari su A Time Never Come anche un po’ di thrash e via dicendo; queste correnti mi sono sempre sembrate lo specchio reale di quello che ascoltavate; tu quale genere preferivi? E cosa ascolti anche extra metal?
Roberto Messina: Guarda, per quanto riguarda i primi dischi, eravamo tutti orientati verso il power, e poi ognuno aveva qualche influenza esterna di prog, di thrash come hai colto tu benissimo e di hard rock soprattutto. Io personalmente ascolto molto rock, ma non intendo hard rock, ma a livello di Jeff Buckley, Faith No More, roba vecchia insomma. Di nuovo, le cose che mi piacciono di più sono gli Shinedown e posso nominarti gli Alter Bridge in parte. Diciamo che ascolto molto rock di vario tipo, da quello più duro a quello più morbido, per esempio Jeff Buckley non è duro per niente...

Rob: Una mia curiosità riguarda Scent of Human Desire, album del 2003, dopo essere approdati al colosso Nuclear Blast. Io lo reputo un disco molto coraggioso che a causa di questa sua natura eclettica, spesso è stato tacciato d’incoerenza, nel senso che un pezzo è power, poi quello dopo hard rock ecc., oppure, per esempio basti pensare ai fiati che raramente si sentono in un genere come il power; non pensi che magari questo eclettismo vi abbia portato un po’ a esagerare con le idee, buttando un po’ un’occasione al vento con l’approdo ad una major come la Nuclear Blast che sicuramente si preoccupa molto del fattore vendite, magari a discapito della ricerca artistica. Se è vero quanto ho detto, ti chiedo se rifaresti tu in primis, e come band, le stesse scelte, compresa quella di registrare un album così coraggioso che, lo ricordo, era solo il vostro terzo.
Roberto Messina: Sì sì, sicuramente di fatto è stato così. Nel senso che è uscito un disco più inaspettato del previsto che ha avuto vendite non inferiori eh, ha avuto le stesse vendite degli altri dischi precedenti, però diciamo che col passaggio alla Nuclear Blast ci si aspettava, noi e loro, di incrementarle e non di rimanere sullo stesso numero. È venuto fuori sì, un disco incoerente e di un genere un po’ diverso, ma è uscito fuori abbastanza naturalmente perché in quel periodo molti dei componenti, Aldo, Paco (Paco Gianotti, attuale chitarrista dei Lucky Bastardz -ndR), il biondo, il bassista (Andrea Buratto -ndR) e anche Luca Cartasegna, il nostro ex batterista, erano molto molto orientati verso l’hard rock, quindi, è venuto fuori più orientato verso quel genere in quanto quattro componenti su sei erano più orientati su quel genere, mentre eravamo io e Antonio (Agate - ndR) il tastierista ad essere un pochino più fuori luogo nell’hard rock puro. Diciamo che però è uscito un po’ incoerente, e te lo confermo, per un motivo un po’ particolare: non tanto perché fosse più hard rock, ma perché attraversavamo una fase abbastanza complicata. Eravamo già fermi da quasi due anni, perché l’Elevate Records -la nostra vecchia casa discografica prima della Nuclear Blast- aveva dichiarato fallimento fregandoci tutti i soldi fondamentalmente. Col batterista, Luca, c’era già una differenza di fondo che serpeggiava -infatti quello fu il suo ultimo album con noi-, un po’ come la differenza che c’è stata adesso tra me e la band, e in quel caso c’era già in atto, ma quella differenza che c’era non è stata così forte da creare una rottura prima del disco, e purtroppo si è poi manifestata nella composizione delle canzoni. Questo secondo me ovviamente, è la mia opinione personale, poi magari la band ti darà un’altra versione a seconda dell’opinione dei singoli. Credo che un pochino dell’incoerenza di quel disco, che secondo me c’è, dipenda dal fatto che non c’era una totale coesione all’interno della band. E ti dirò che se ci fosse stata maggiore coesione nel gruppo potevamo anche permetterci di fare una cosa più hard rock magari, ma che avrebbe avuto un impatto diverso, sia sulle vendite che sull’apprezzamento dei fan.

Rob: Ho una curiosità da conoscitore della band, Roberto. La versione acustica live di Where The Sea Ends (che potete ascoltare qui, invece qui la versione originale - ndR) contenuta nulla versione giapponese come bonus track di Heart & Anger, e colgo l’occasione per farti i complimenti per la performance che reputo bellissima, è stata provata oppure è stata improvvisata? Te lo chiedo perché le linee vocali rispetto al pezzo originale sono praticamente stravolte.
Roberto Messina: Eh sì, totalmente improvvisata, sia dal punto di vista vocale che tutto il resto. Calcola che c’è anche un violinista...

Rob: Sì si, infatti il violino è la ciliegina sulla torta di questo pezzo. Come avevo immaginato, e me l’hai appena confermato, l’improvvisazione l’ha fatta da padrone.
Roberto Messina: A livello d’improvvisazione, non so se poi ci sarà una domanda più specifica, se vuoi te lo dico dopo...

Rob: No no, dimmi pure.
Roberto Messina: Bene, allora devo dirti che l’improvvisazione nei Secret Sphere è stata sempre molto importante, e manifesta -secondo me- la passione di fare musica. Per quanto riguarda gli ultimi due album pubblicati, Archetype e Sweet Blood Theory, le linee vocali sono completamente improvvisate in studio. Vuol dire che io sono arrivato in studio senza aver mai sentito i pezzi e senza avere i testi pronti, sono stati composti e cantati in studio.

Rob: Bè, questo ti fa onore dal punto di vista professionale e tecnico. Non deve essere facile ritrovarsi in studio a dover poi improvvisare tutto.
Roberto Messina: C’erano basi assolutamente mai sentite da me, ma non perché gli altri non me le mandassero, ma io ho voluto proprio comporre in questo modo perché mi dava più gusto, ed effettivamente non dico che bisogna sempre improvvisare, però per quei due album ho voluto farlo e mi ha dato un qualcosa in più.

Rob: Ritornando ai tuoi gusti musicali, quando abbiamo parlato della capacità d’interpretare un pezzo con personalità, un pezzo proprio o una cover magari, quanto reputi sia importante questa capacità? Inoltre, vorrei chiederti di fare qualche nome di cantanti a cui ti sei ispirato o che comunque ti hanno influenzato per farti diventare il Roberto Messina che conosciamo.
Roberto Messina: Guarda, interpretare un pezzo a modo proprio, secondo me, è tutto. Nel senso che le canzoni sono belle se le esegui tecnicamente bene, ma se tu le fai con un qualcosa di personale, hanno un qualcosa in più della bellezza perché comunicano. Quindi, ovviamente, se sei tu a comunicare non puoi usare le parole di un altro a livello di codice comunicativo. Devi comunicare con il tuo modo di essere, e quindi se tu non lo trasmetti in una canzone, fondamentalmente non comunichi niente. È sicuramente essenziale interpretare a modo proprio, e credo che sia anche abbastanza difficile non farlo, nel senso che chiunque si esprime liberamente comunica a modo proprio, chi bene e chi male; giusto chi proprio vuole esplicitamente copiare se la va a cercare. Per quanto riguarda gli artisti che mi hanno segnato, sicuramente ti posso dire che agli esordi della carriera coi Secret Sphere ero molto influenzato da Bruce Dickinson, Michael Kiske e anche James LaBrie. Sicuramente come primi cantanti ti posso dire loro, perché mi piacevano proprio su tutti, e ti devo dire che Kiske ho passato proprio l’adolescenza a inseguirlo, mettendo lo stereo a palla a casa mia e cantandoci sopra, poveri vicini! (risate -ndR). Dopo sicuramente le mie influenze si sono un po’ evolute... oddio evolute... loro non li ho mai persi di vista in realtà, però ho cominciato a conoscere nuovi stili e mi hanno influenzato poi anche molti altri cantanti. Gli ultimi che ti ho detto, per esempio, come gruppi: Faith No More, Jeff Buckley, anche i Muse ultimamente mi stanno influenzando, o per lo meno, con influenza io intendo dire ciò che ti emoziona, e se una cosa ti emoziona, non puoi fare a meno di riprodurre qualcosa di quell’emozione nelle cose che fai tu.

Rob: Ora ti tocca la fatidica domanda che faccio sempre ogni qual volta ho il piacere di intervistare un artista italiano: la scena metal tricolore. Se ne parla sempre, spesso più dei suoi difetti, a quanto pare sempre maggiori rispetto ai suoi pregi. Tu con i Secret Sphere hai avuto modo più di una volta di suonare spesso in Europa, se nono negli Stati Uniti, come anche in Italia. Quali sono le differenze con l’Italia, a livello di organizzazione, infrastrutture, promoter, risposta del pubblico ecc. Rispetto al vecchio continente, abbiamo ancora un bel gap da colmare oppure abbiamo fatto qualche piccolo passo in avanti?
Roberto Messina: Eh eh (ride -ndR). Questa è una domanda abbastanza complicata. La prima cosa che mi viene in mente è che in Italia c’è meno partecipazione ai concerti, e questo è molto penalizzante per le band. È per questo che poi si finisce per creare una tribute band per esempio, per avere più date e per avere più pubblico, cosa che io non farò mai. In molti però poi rischiano di farlo, anche perché se viene poca gente ai tuoi concerti, automaticamente poi è più difficile trovare date, i locali sono più restii a dartele, oppure ti pagano di meno e tu non hai sufficienti soldi per pagarti le spese di viaggio. Spesso si tratta di fare concerti in Italia sottocosto, senza nemmeno recuperare le spese. Noi ne sappiamo qualcosa, per esempio l’anno scorso tutto l’inverno abbiamo fatto date in Italia e poche volte siamo riusciti a metterci da parte qualcosa che sarebbe poi servito per investimenti in merchandising e cose del genere. Giusto vendendo i dischi e le magliette, a quel punto rientravi un po’ coi soldi che avevi speso, ma effettivamente è un po’ dura così, è quasi un invito poi ad accettare quei cliché che ti permettono di vendere più copie, ma fondamentalmente non è mai stata la scelta dei Secret Sphere. Noi abbiamo sempre fatto la nostra strada con tutte le peripezie che abbiamo trovato sul cammino, insomma. A livello di organizzazione di concerti, devo dire che per la mia esperienza, a parità di grandezza dei locali, non ho trovato molta più organizzazione all’estero. Diciamo che un locale da trecento persone o un locale che fa musica dal vivo, ti tratta bene in Italia come all’estero, non vedo tutta questa differenza. Poi certo, noi all’estero spesso siamo andati spesso con band più grandi, per ultimi i Gamma Ray, e lì vedi la differenza, ma non tanto perché l’estero sia meglio, ma proprio perché il locale in cui vai è molto più attrezzato e molto più grande, una sala per concerti professionale, e allora lì vedi la grande differenza, sì.

Rob: Parlando di concerti mi è venuto in mente un episodio legato alla vostra storia. Quando facevate da spalla ai Royal Hunt, io credo di essere stato uno dei pochi fortunati ad avervi sentito in una delle poche date di quel tour, perché poi fu interrotto. Mi sono sempre chiesto cosa sia successo, anche perché ricordo che nella data di Caserta il locale era quasi pieno.
Roberto Messina: Sì si, le tre date italiane andarono benissimo. Ci stavamo spostando per andare all’estero, verso la Svizzera. Ci svegliamo la mattina e ci dicono sul tour bus: “ragazzi, il tour è stato cancellato da parte dei Royal Hunt, e quindi dovevamo tornare tutti a casa.

Rob: Praticamente vi arrivò un macigno sulla testa.
Roberto Messina: Si, ma a parte il macigno sulla testa, comunque il tour è un investimento di tempo, di denaro e poi c’hai una carica addosso che non vedi l’ora di salire sul palco. Insomma fu una bella botta, tanto che noi, prima di far annullare il tour vero e proprio, abbiamo sentito il nostro management e abbiamo fatto un’ultima proposta all’ultimo secondo che mi era venuta in mente: gli ho detto, contattate i locali dov’erano previste le prossime date, se a loro sta bene non lasciare la data vuota, anche se non ci saranno i Royal Hunt, noi andiamo comunque, facciamo comunque il tour. Magari non ci sarà lo stesso afflusso di persone, alcuni chiederanno il rimborso del biglietto, ma gli altri si faranno comunque il concerto, sia per il rispetto dei fan e sia per rispetto a noi, però alla fine non era fattibile, perché chi vuole andare a vedere un concerto dei Royal Hunt, magari non sa nemmeno chi è il gruppo spalla, lo scopre sul momento, e probabilmente avrebbero preferito non andare proprio.

Rob: Adesso voglio farti una domanda un po’ “marzulliana”: durante tutti questi anni con i Secret Sphere, immagino che in un rapporto di simbiosi siate cresciuti insieme; pensi di aver dato più tu alla band oppure la band a te?
Roberto Messina: Sicuramente entrambe le cose. Ognuno ha un suo ruolo nel gruppo, che lo voglia o no, anche senza sceglierlo, il suo tipo di personalità gli impone un certo tipo di ruolo. Io ho avuto grandi vantaggi nel lavorare con loro nel fatto che Aldo è molto abile nel tenere i contatti per esempio, quindi fondamentalmente la band è cresciuta molto anche grazie alla capacità di Aldo di contattare vari manager, ti sto facendo un esempio eh, però di questo ho goduto e mi è servito. Per quanto riguarda l’apporto che io ho dato al gruppo, può essere stato secondo me più a livello di personalità, non solo nelle canzoni, nella composizione, ma anche nel mio modo di comportarmi in giro, per aver dato un’influenza positiva a diverse situazioni che magari potevano essere prese con sconforto, come può essere stato veramente la delusione del tour saltato a metà. Il mio carattere è sempre stato molto energico, positivo, quindi credo che il mio apporto, al di là di quello artistico, sia stato più a livello di personalità. Se posso dirlo, ho sempre fatto ampiamente il coglione! (risate -ndR), e questo tira molto su il morale della truppa di solito!

Rob: A proposito di questo tuo ottimismo, mi chiedo se l’hai avuto anche quando a poche ore da un concerto a Milano, la compagnia aerea ti ha lasciato praticamente a piedi a Roma per mancanza del personale di bordo, oppure quando sei stato male all’inizio del tour con i Gamma Ray. In queste circostanze poco felici cos’hai pensato?
Roberto Messina: Bè, ogni tanto partono i bestemmioni eh!, (risate -ndR) anche con tutto l’ottimismo che vuoi! Quando mi hanno cancellato il volo per Milano è stata un’agonia perché non ce l’hanno neanche detto subito, quindi sono stato tutto il pomeriggio in aeroporto ad aspettare il volo in ritardo e, dopodiché, quando ormai mancavano tre ore, ed era impossibile arrivarci in treno o con altri mezzi, questi ci dicono che il volo è stato cancellato... insomma, va bè, cose penose, infatti la gente è letteralmente insorta perché dopo sei ore d’attesa erano tutti esauriti. Io non sono proprio uno di quelli che insulta, ma forse qualche parolaccia gliel’ho detta pure io in quel caso! (risate - ndR). Diciamo che me la sono vista più brutta in altri episodi comunque. Nel tour con i Gamma Ray per esempio, c’è stato un momento in cui il mio passaporto non era valido per entrare in Serbia, quindi sono stato lasciato alle tre di notte alla dogana della Serbia, a piedi in mezzo all’autostrada! (risate -ndR). Ho dovuto aggiustarmi per tornare in Bulgaria e andare all’ambasciata Italiana e farmi rinnovare il passaporto per rientrare in Serbia, cosa che non si poteva neanche fare... insomma è stata abbastanza un’agonia! Però, fanno parte di me anche questi numeri, e poi sono riuscito anche ad arrivare in tempo il giorno dopo per il concerto, quindi mi è andata abbastanza di culo.

Rob: Invece cosa ci dici dei problemi fisici che hai avuto nella prima parte del tour con i Gamma Ray, quando ti ha sostituito Alessandro Conti dei Trick or Treat (nel frattempo divenuto il cantante dei Luca Turilli’s Rhapsody - ndR)?
Roberto Messina: Praticamente a Dicembre 2010 avevo la febbre e la bronchite e si trattava di entrare in studio per registrare Archetype, album che ho cantato con la febbre a 39 e la bronchite. Per una settimana in studio a cantare per otto ore con la febbre è stata abbastanza un’agonia. Questa cosa qui ha fatto sì che stessi ancora peggio dopo, a cantare ci sono riuscito abbastanza tranquillamente. Dopo avevamo un concerto a Bari, e dopo questo concerto mi è venuta la polmonite, cosa che non hanno neanche diagnosticato subito, perché io l’ho curata come una normale febbre. Dopo un mese che questa febbre non passava più mi portano direttamente all’ospedale e mi ricoverano per polmonite. Anzi, in realtà, hanno scoperto che la polmonite stava già passando, era già in fase di guarigione, anche se praticamente era passata da sola, perché nessun dottore me l’aveva diagnosticata e non avevo mai preso nessuna medicina specifica, ma solo l’antibiotico normale per la febbre. Il miracolo l’avevo già avuto e fortunatamente non si è evoluta in morte! (risate - ndR). Comunque mi avevano prescritto di stare tre mesi in casa senza andare al lavoro, “mi raccomando devi stare tre mesi a riposo”, e io ovviamente la settimana dopo sono partito per il tour! (risate - ndR).

Rob: Bene, Roberto. Parlami, a questo punto, del tuo nuovo progetto che hai annunciato. Come s’intitola, di che genere si tratta?
Roberto Messina: Il gruppo si chiama 6008 Days. È un conto alla rovescia, ed ero indeciso se comunicare o meno quello che c’è dietro questo conto alla rovescia, anche perché riguarda un argomento che ritengo essere abbastanza delicato, quindi credo che manterrò il mistero. Comunque, è un conto alla rovescia che è già iniziato il 23 Giugno del 2011, e coincide all’incirca con sedici anni, e dopodiché succederà qualcosa, o almeno si spera. il nome del gruppo si basa su questo concetto che ritengo molto interessante, tanto d’averci costruirci un gruppo sopra. il genere è assolutamente rock, il rock di cui ti parlavo prima, quindi influenze di Jeff Buckley, Muse, Shinedown; nasce con un’influenza tipo Alter Bridge, ma poi si è evoluto come un qualcosa di molto diverso e personale, insomma alla fine è finito per essere una cosa totalmente a sé per fortuna, come ho già detto non voglio copiare nessuna band, semmai voglio prendere la loro capacità di dare emozioni e trasferirla, con i miei mezzi, in canzoni.

Rob: Ma è già coinvolto qualche altro musicista, oppure è ancora in una fase ancora embrionale di reclutamento?
Roberto Messina: Il gruppo è già pronto, tant’è che tra un mese faremo il video, il nostro primo video, ma siamo indecisi se pubblicarlo subito, anticipando l’album che avrà delle tempistiche un po’ più lunghe, credo che ci vorrà ancora un annetto perché l’album esca. A questo punto, visto che c’è un bel po’ di tempo fra un mese e un anno, credo che pubblicheremo prima il video.

Rob: È già prevista qualche data?
Roberto Messina: No no, su quello siamo ancora a zero. Stiamo lavorando sui pezzi, ne abbiamo diciotto, e credo che l’album sarà di sedici pezzi. Ci siamo proprio rinchiusi per lavorare sui pezzi. Qui abbiamo lasciato ben poco d’improvvisato, ma c’è venuto in maniera naturale di lavorare molto sulle canzoni e sul dettaglio, in particolare sui suoni, perché penso che una cosa che penso sia stata abbastanza carente nella mia carriera musicale, con i Secret e non, è stata proprio la ricerca del suono. Abbiamo deciso di sviluppare molto anche questo aspetto, per dare sia un tocco di moderno allo stile della band, e sia un gusto più simile a quello che ascoltiamo attualmente che magari non è per forza fossilizzato sull’hard rock degli anni ’80, appunto per dare uno stile più moderno.

Rob: Benissimo Roberto. Per me è tutto. Ti ringrazio per la tua gentilezza, disponibilità e simpatia. Ti auguro il meglio per il futuro, e spero di risentirti presto dal vivo. Ti lascio la parola per dire tutto quello che vuoi ai lettori.
Roberto Messina: io ringrazio innanzitutto te, perché sei sempre iperdisponibile. Noi Secret non dimenticheremo mai l’accoglienza di quando siamo venuti a suonare al concerto (Contaminazione Rock 2003, Agosto 2003 - ndR) è stato fantastico, meglio di una vacanza. Un grandissimo saluto a tutti i lettori, e spero che la mia decisione di lasciare i Secret Sphere non abbia deluso troppe persone, anche se ti devo dire che magari, in prima persona delude me, perché come ti dicevo, ci tenevo a far uscire quest’album, anche perché sinceramente lo ritenevo, per come ci avevo lavorato sopra, una cosa molto forte. Secondo me aveva un potere molto forte questo album, non era quello che pensavano gli altri, e allora invece di far uscire una cosa disuniti, abbiamo pensato meglio così fondamentalmente.

Rob: Mi è venuto in mente ora che tu comunque sarai presente sul nuovo album con un paio di pezzi se non erro. Queste canzoni che finiranno sul disco rimarranno come le hai registrate tu, a livello vocale?
Roberto Messina: Assolutamente. Io l’album l’ho registrato tutto. Si è deciso di tenere poi un paio di pezzi, uno perché è una bonus track giapponese, ed è il rifacimento attuale di Legend, totalmente re-incisa a livello vocale e strumentale, infatti è cambiata anche in piccole parti, abbiamo messo qualcosa in più di nuovo e di gustoso. L’altra canzone è ancora un’incognita perché dipenderà molto dalla decisione del gruppo se pubblicarla o meno nella versione europea, per cui è ancora in forse.

Rob: Ora non pretendo dei nomi, ma tu sei a conoscenza se i ragazzi sono già alla ricerca del tuo successore?
Roberto Messina: Sì sì, so che si sono mossi e hanno anche ottenuto l’ok da parte della casa discografica per rimandare un pelino l’uscita del disco per fare tutte le cose con calma, per bene. Comunque loro, come anche io quando ne facevo parte, non hanno nessuna intenzione di far uscire il disco con un session, con un cantante “affittato”, pagato per cantare delle parti; sicuramente troveranno qualcuno che s’inserirà perfettamente nella band e che saprà comunicare qualcosa di vero, sono sicuro che andranno avanti su questa linea.

Rob: Perfetto Rob, questa volta è davvero tutto. Ti ringrazio ancora una volta, è stato davvero un piacere per me sentirci.
Roberto Messina: Grazie mille, lo è stato anche per me. Ciao, ci vediamo presto!



Matocc
Mercoledì 4 Aprile 2012, 19.22.13
3
peccato, ho fatto in tempo a vederli a novembre in un locale delle mie parti e devo dire che Ramon ha una grandissima voce... ci avevo scambiato 2 chiacchere e quando mi ha detto che stava a Roma gli ho fatto i complimenti per lo sbattimento... probabilmente anche la distanza può aver inciso, chissà
enrico86
Martedì 3 Aprile 2012, 22.16.42
2
grande ramon....io l'ho sentito anche con gli alkemyst e devo dire che a larghi tratti superava anche le prestazioni con i secret...mi dispiace molto per la sua dipartita.è uno che ci mette davvero se stesso e contribuisce in maniera enorme nella riuscita di molte canzoni
Lizard
Martedì 3 Aprile 2012, 8.33.47
1
Non è facile per niente lasciare il gruppo che hai contribuito a creare e nel quale hai vissuto tanti anni e tante esperienze. E' chiaro che una decisione del genere avviene dopo un processo di maturazione, della quale magari non sei nemmeno pienamente consapevole finché non esplode. In bocca al lupo a Roberto perché ha scelto la strada meno facile. Più che altro, mi viene da pensare quando dice che il suo nuovo progetto è già pronto e che va in tutt'altra direzione musicale... Evidentemente , viste le tempistiche, c'è da pensare che queste cose non siano venute fuori proprio all'ultimo secondo
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Roberto Messina in una foto scattata dal vivo
ARTICOLI
02/04/2012
Intervista
ROBERTO MESSINA
Prima e dopo i Secret Sphere
 
 
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