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DELAIN + TRILLIUM + ALCYON WAY - Rock'n'Roll Arena, Romagnano Sesia (NO), 05/05/2012
10/05/2012 (2453 letture)
Cosa vuol dire essere delle rockstar al giorno d'oggi?
Produrre musica commerciale ed orecchiabile per mere questioni di guadagno ai danni di migliaia di fan che ripongono in te la loro fiducia - spendendo tempo e denaro - dietro alle pubblicazioni dei loro beniamini?
Fare la propria musica atteggiandosi a costanti dannati e comportandosi con spocchia o superiorità nei confronti di quel pubblico che viene a sentirti, dimenticando il fatto che è proprio grazie a loro se in quel momento puoi vivere della tua arte?
Immagino sia una combinazione delle due cose in fondo, dato che come spesso accade tutto il mondo è composto da più tonalità di grigi e non solo dal bianco e dal nero.
Se penso ai
Delain non possono non venirmi in mente le innumerevoli critiche che la band ha ricevuto dai tradizionalisti a causa del sound moderno, orecchiabile e spesso estremamente catchy che li caratterizza; eppure la band che ho avuto modo di vedere il 5 maggio sul bellissimo palco della Rock'n'Roll Arena di Romagnano Sesia è una di quelle che andrebbero prese a modello da molti presunti puristi e da molte pseudo stelle che affollano i palchi di tutto il mondo pretendendo di essere chissà quali Dei scesi in terra.
Non sto parlando del lato tecnico o della proposta musicale in sé (che come ogni cosa può giustamente non piacere) ma del lato umano: l'umiltà negli occhi di questi giovani olandesi, il modo di porsi gentile che hanno verso il pubblico sul palco e sotto, la semplicità con cui una band acclamata dai centosettanta accorsi nel momento esatto in cui conclude lo show scende dal palco e in quell'istante torna umana tra gli umani, abbracciando i fan, parlando con loro di qualsiasi cosa (anche extra-musicale), informandosi se lo show è stato gradito, chiedendo ogni tipo di curiosità sui regali che il pubblico a portato loro, offrendo da bere e da mangiare ai fan più fedeli.
È il modo di porsi che fa la differenza, lo sguardo di una
Charlotte Wessels divertitissima dalla serata che parla e risponde ai singoli fan anche durante lo show, lo stupore del bassista Otto Schimmelpenninck nel notare durante il concerto due scatenati bambini ben al di sotto dei dieci anni avvicinandogli il basso mentre suona per farli sentire più coinvolti... Piccolezze, ma che possono fare la differenza per chi sta sotto il palco.
Ma parliamo della serata.


Arrivo insieme a due amici nell'ampio parcheggio del locale poco prima delle 19, orario d'apertura ufficiale delle porte, che però – come scopriamo sul posto – è stato posticipato alle 20.
Ad attendere all'esterno ci sono appena una ventina di persone e voci parlano di appena cinquanta biglietti venduti in prevendita: non si prospetta una serata trionfale. Certo Romagnano Sesia è particolarmente scomoda se ci si affida ai mezzi pubblici (i concerti finiscono tardi e di treni a quell'ora non se ne parla) però è facilmente raggiungibile in automobile e siccome è sabato le scusanti per gli assenti diminuiscono.
Alle 20.25 circa si aprono finalmente i cancelli e il pubblico può lentamente entrare nell'ottimo locale del Novarese: palco di grandi dimensioni, nessuna transenna, security abituata a gestire il pubblico di un concerto e non di una discoteca qualsiasi e bar con prezzi normali (se proprio posso togliermi un sassolino niente a che vedere con i cinque euro per un bicchiere da 45 cl composto da 1/3 di birra e 2/3 d'acqua che rifilano all'Alcatraz).

HALCYON WAY
Alle 21 in punto sale sul palco questa giovane band americana (eccezion fatta per il singer Steve Braun che pare un po' più attempato), in formazione leggermente rimaneggiata per questo tour europeo con i Delain (mancano infatti il chitarrista ritmico e il bassista Kris Maltenieks sostituito dal giovanissimo Trey Hollingsworth).
La band appare subito carica ed entusiasta e mette in piedi uno show estremamente gradevole, forte del loro ottimo heavy con sfumature progressive e qualche leggera influenza Nu.
La band appare ben coordinata e precisa, il drumming di Ernie Topran è violento ma tecnicamente ineccepibile, mentre il lavoro al basso del già citato Hollingsworth è ben risaltato da suoni stranamente bilanciati per un gruppo che apre la serata.
Alla sei corde Jon Bodan colpisce con una sezione ritmica serrata e rasoiante mentre gli sporadici assoli sono quadrati ed incisivi, il chitarrista inoltre si occupa anche delle harsh vocals con risultati discreti (è l'assente bassista ad occuparsene sul cd, tra l'altro venduto ad appena cinque euro dopo il concerto).
Dietro il microfono invece Steve Braun se la cava egregiamente (ricorda vagamente un La Brie un po' più rude) coinvolgendo il pubblico con cui dialoga moltissimo, anche se esagera con i virtuosismi con l'asta del microfono causando in un'occasione la caduta di quest'ultimo.

TRILLIUM
Dopo un cambio di palco abbastanza rapido salgono sul palco i Trillium, nuovo progetto della mezzosoprano americana Amanda Somerville, accompagnata in questo tour da una band di turnisti per metà tedeschi (tastierista e batterista) e per metà suoi concittadini (vengono da Flint, Michigan, una delle città con il più alto tasso di disoccupazione degli USA).
Ammetto di non essere rimasto troppo colpito dalla proposta dei Trillium su cd, troppo derivativi nonostante l'immensa classe di una cantante esperta e dotata come Amanda.
Nonostante questo lo show dal vivo è risultato davvero gradevole, meno coinvolgente forse di quello degli Halcyon Way ma più ricercato e delicato.
La voce mezzo-sopranile di Amanda è qualcosa di strepitoso, tecnicamente è superiore alla gran parte delle sue colleghe (non a caso insegna anche canto), poi può non entusiasmare a livello timbrico ma vi garantisco che si tratta davvero di una voce di rara classe. La band ha riproposto abbastanza fedelmente i brani dell'unico disco Alloy riuscendo a interpretarli in un modo leggermente più vivace e consono ad una esibizione live (particolare menzione per il chitarrista davvero abile ma scanzonato al punto giusto).

DELAIN
Appena scesi dal palco i Trillium i tecnici preparano lo stage per i Delain scopendo: la scenografia raffigurante l'artwork del neonato We Are The Others (in uscita solo nei primi giorni di giugno a causa dell'ostruzionismo della Warner che ha recentemente acquisito Roadrunner, la casa che produceva i Delain), la batteria piazzata sulla sinistra del palco di Sander Zoer e le due Korg TR di Martijn Westerholt.
Dopo circa quindici minuti un'intro dal sapore vagamente elettronico consenta alla band di entrare sul palco per la primissima canzone: Mother Machine, pezzo estratto dal nuovo disco in realtà non del tutto inedito dal momento che era stato già suonato durante il precedente tour (all'epoca il titolo era Manson e gli arrangiamenti erano leggermente differenti).
Si prosegue subito con Stay Forever, trascinante song estratta da April Rain, la band è in controllo totale (solo Charlotte che sta scaldano la voce non è ancora al top) e i suoni sono ben bilanciati (la batteria è stranamente bassa ma non tanto da rovinare la prestazione, anzi così lascia parecchio spazio al basso).
Segue poi la titletrack del nuovo disco, buon pezzo, allegro e con il classico refrain trascinante made in Delain.
La successiva Go Away inizia a pestare più duro e ho così modo di notare che il bassista Otto è passato dal suo classico sei corde suonato rigorosamente con le dita ad un cinque parecchio aggressivo nel sound suonato anche con il plettro per avere più attacco e frequenze medie; particolare invece il contributo del neo-entrato Bas Maas, il chitarrista olandese in fatti ha un modo di suonare molto più diretto e a suo modo grezzo rispetto a quello del collega Timo Somers, gli assoli vengono re-interpretati (molto bene per altro) e la ritmica risulta più pesante e "cattiva".
C'è tempo anche per tornare indietro al primo disco Lucidity con la bella Sever su cui Charlotte ormai con la voce calda inizia a dare il meglio di sé mostrando dei progressi enormi rispetto all'ultima volta che ho avuto modo di vederla live: capacità polmonare ancora superiore e maggiore controllo della propria voce specialmente nei vibrati.
In Virtue and Vice possiamo sentire anche bene la voce del bassista Otto, chiamato ad occuparsi delle voci harsh e degli sporadici cori (peccato che a metà concerto il microfono, funestato da continui lievissimi larsen, venga abbassato sotto la soglia dell'udibilità).
Si ritorna a We Are the Others con la simpatica Generation Me, canzone dedicata ai social network di cui tutti i membri della band fanno larghissimo uso (in particolar modo Charlotte).
Dopo l'ottima accoppiata Invidia ed April Rain i nostri ci permettono di riposare le orecchie proponendo la ballad See Me in Shadow - contenuta nell'esordio Lucidity – che la band non proponeva dal vivo da diversi anni: prestazione vocale della rossa singer olandese davvero da brividi.
Segue poi la doppietta composta da Are You Done With Me e Get the Devil Out of Me, quest'ultima è l'accattivante singolo che la band ha pubblicato poche settimane fa.
Si prosegue poi con la decisa Shattered, la nuova Babylon (ad un primo ascolto non entusiasmante ma è poco per valutare con obiettività).
Attendevo poi la successiva Sleepwalker's Dream per testare la resistenza di Charlotte, che in questa canzone se la deve vedere con alcuni lunghi passaggi parecchio acuti tutti in voce di testa particolarmente complessi, inutile dire che l'esecuzione è stata perfetta e senza l'ombra di una sbavatura.
Chiudono le nuovissime Electricity e la meravigliosa Not Enough, la band esce rapidamente dal palco, ma il pubblico vuole un bis prontamente concesso: prima Control the Storm estratta da April Rain con le parti intepretate su disco da Marco Hietala riviste da Charlotte per essere adattate alla dimensione live, poi la perfetta closer The Gathering, che permette a tutto il pubblico di sfogare le ultime energie.

Per concludere: questi giovani olandesi hanno messo in piedi uno show gradevole, sincero, coinvolgente e parecchio lungo (prima i loro concerti avevano il difetto di durare davvero poco), non saranno true, non saranno l'originalità fatta musica ma sono nel loro genere tra le band più promettenti dell'intera scena, ragion per cui ve li consiglio caldamente nel caso vogliate rilassarvi ascoltando qualcosa di più spensierato.

SETLIST DELAIN
Mother Machine
Stay Forever
We Are the Others
Go Away
Sever
Virtue and Vice
Generation Me
Invidia
April Rain
See Me in Shadow
Are You Done With Me
Get the Devil Out of Me
Shattered
Babylon
Sleepwalker's Dream
Electricity
Not Enough

Encore:
Control the Storm
The Gathering


Foto a cura di Gianluca Leone "Room 101"



Lontano
Sabato 12 Maggio 2012, 9.47.13
5
Amanda fantastica, Charlotte, Martijn & soci eccezionali. Più tardi quando mi passa il mal di testa e alla cervicale, magari scrivo qalcosa di più (mio figlio m'ha tirata giù dal letto alle 9, e mi sono coricato alle 2...
Room 101
Venerdì 11 Maggio 2012, 0.03.14
4
@Lontano: sì sono con due chitarristi che si alternano a seconda degli show...situazione stranissima
Lontano
Giovedì 10 Maggio 2012, 21.33.29
3
Ma sono tornati in formazione due chitarristi? L'anno scorso c'era il solo Timo (membro da poche settimane e stupendamente a suo agio)
Lontano
Giovedì 10 Maggio 2012, 21.28.30
2
Grazie per la recensione che conferma le mie impressioni quando li vidi l'anno scorso a Parigi (tra l'altro nel video di Get the Devil Out.. ci sono proprio immagini di quel concerto). Domani sera si replica e parto bello carico!
Dave Insane
Giovedì 10 Maggio 2012, 3.21.01
1
sono tornato a casa un pò ubriaco dal lavoro e avevo letto Disdain, alchè dissi tra me e me: finalmente li hanno cagati! invece una volta vista la singer femminile mi sono ripreso e ho capito che era un altro gruppo... peccato
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