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QUEEN + PAUL RODGERS - Palalottomatica, Roma, 04/05/2005
07/04/2005 (6582 letture)
I Queen sono senza dubbio uno dei più grandi gruppi rock di tutti i tempi. Uno dei gruppi che “piacciono un po’ a tutti”. Metallari compresi. Cosa succede allora, quando un giorno per caso vieni a scoprire che i Queen vengono in Italia? Ti chiedi come sia possibile, se stai sognando, se il desiderio di ascoltare dal vivo le canzoni che canticchi da quando avevi cinque anni possa realizzarsi. E chi canterà? Freddie è unico, insostituibile. Chi prenderà il suo posto? E allora cominci a pensare a tutte le voci che ti sei sorbito per 14 anni (da quando è morto il grande singer), a tutti possibili “sostituti”. George Michael, troppo impegnato. Robbie Williams, improponibile. Elton John, troppo inadatto. Senza contare le discutibili collaborazioni con Zucchero, i Five e i vari remix. Poi,sul biglietto che hai comprato alla cieca, leggi un nome: Paul Rodgers. Rovisti tra i dischi, guardi su internet e finalmente colleghi mentalmente che il nuovo singer dei Queen (per lo meno per questo tour) è un ex-Free e Bad Company. C’è perplessità nel tuo sguardo, ma anche curiosità. Aspetti ansioso il 4 aprile con il biglietto del concerto (e sogno allegato) nel cassetto. Durante l’attesa scopri anche che John Deacon si è ritirato dal mondo della musica e pensi quasi di aver buttato i soldi (non pochi in effetti, siamo intorno ai 50 euro), ma poi ti rimangi le parole e dici che comunque almeno Roger Taylor e Brian May te li vedrai.
Scusate la prefazione, ma era necessario sfogare quello che il sottoscritto, come molti di voi, ha tenuto dentro durante l’interminabile attesa. Passiamo ora alla cronaca del concerto e soprattutto evitiamo di nominare Freddie Mercury in inutili paragoni.
Lo show è stato in dubbio fino all’ultimo, a causa del lutto nazionale per la morte del Papa (qualcuno ha anche detto: “Se proprio devono suonare, che almeno suonino musica sacra”, dichiarazione che non avrebbe fondamento nemmeno in un asilo nido). Fortunatamente ce la siamo cavata con un coro di qualche “papaboy” presente tra il pubblico e un minuto di raccoglimento (sotto indicazione di un responsabile della Barley Arts che organizzava l’evento).
Il concerto ha inizio con un intro new age subito sostituito da una parte di un brano di Eminem (speriamo si sia trattato di uno sbaglio, altrimenti non si capisce il motivo di una scelta del genere). Ad un tratto entra Paul Rodgers che, camminando sulla passerella che divide il pubblico, intona “Reachin’ Out”, breve introduzione prima dell’apertura del sipario che copre il palco, che avviene con le note del riff di “Tie Your Mother Down”. Brian May è incredibilmente uguale a venti anni fa, Roger Taylor invece è visibilmente invecchiato, queste le prime impressioni. Durante il primo brano non si riesce nemmeno a capire come canti Paul Rodgers, talmente il pubblico in delirio urla a squarciagola: lo si può apprezzare invece nel secondo brano, “A Little Bit Of Love”, tratto dal suo repertorio. Una voce calda, un ottimo bluesman e la gente comincia a familiarizzare con la sua carica di agilità tipiche del blues. La band, composta oltre che dagli elementi citati anche da Jamie Moses alle chitarre, Pino Palladino al basso, e l’immancabile Spike Edney alle tastiere, inizia a sfoderare un grande successo dopo l’altro: “I Want To Break Free”, “Fat Bottomed Girls” e “Crazy Little Thing Called Love” aprono uno strepitoso treno musicale che ripercorre alcune delle tappe più significative della carriera dei Queen. Dopo aver scatenato la folla con i brani citati, ci facciamo un’idea definitiva su come canti Rodgers con la splendida ballata acustica “Seagull”, in cui suona anche la chitarra e duetta con Roger Taylor alle percussioni. Il carismatico singer comincia a piacere alla gente, ma lascia lo spazio sulla passerella a Brian May che interpreta la struggente Love Of My Life” (dedicata a chi non c’è più e non crediamo si riferisse al Papa) e “’39”, brano acustico tratto da “A Night At The Opera”. A seguire, una singolare versione di “Hammer To Fall”, inizialmente solo interpretata con la chitarra (la Red Special, ovviamente) che arpeggia, e cantata (sempre da Brian) con voce soft, per poi esplodere nel finale con Rodgers alla voce. E’ ancora May il protagonista di questa parte di show, con i suoi celebri assoli armonizzati che richiamano “Brighton Rock” e “Now I’m Here” per poi concludersi nell’ottima “Lost Horizon” tratta dal suo primo album solista, “Back To The Light”. Applausi a non finire ovviamente, ma non è finita qui perché ora è Roger Taylor a prendere il testimone e, dopo aver cantato l’inaspettata “I’m In Love With My Car”, scende dalla pedana su cui è posta la batteria e canta in maniera eccelsa “These Are The Days Of Our Lives” (mentre sullo schermo a fondo palco sono proiettate immagini del tour in Giappone del ’75), durante cui il pubblico partecipa molto a livello emotivo, tanto che non sono pochi coloro che a stento trattengono una lacrimuccia. A seguire, “Radio Ga Ga”, cantata sempre da Roger inizialmente con la batteria registrata (proprio quella di “The Works”!) e successivamente suonata interamente dal vivo con Paul Rodgers alla voce. Il pubblico canta ogni canzone, e partecipa emotivamente, anche con canzoni non tratte dal repertorio dei Queen, come “All Right Now”, notevolmente applaudita.
Il gran finale è uno spettacolo nello spettacolo: “A Kind Of Magic” e “I Want It All” scatenano la folla che salta e canta dall’inizio alla fine delle due songs, “Bohemian Rhapsody” inizialmente con… Freddie Mercury alla voce (video e audio tratti dal celebre live di Wembley del 1986) e poi con Rodgers che “duetta” virtualmente con lo scomparso singer durante la parte più hard della canzone; non poteva mancare “The Show Must Go On”, uno dei brani dei Queen più complessi a livello vocale, che Rodgers interpreta in maniera incredibile, segue il duo “We Will Rock You” e “We Are The Champions” durante cui la folla, completamente in estasi, si rende conto che il concerto è praticamente finito e già rimpiange le tante canzoni che non ha ascoltato e chissà quando mai ascolterà. Chiude, come sempre, “God Save The Queen”.
Cosa dire al termine di queste due ore di concerto? Chi voleva vedere i Queen di Wembley o dei primi album, o non è venuto, o ha fatto male a venire. Brian May è uno spettacolo per gli occhi in quanto a tecnica e carisma, Roger Taylor svolge in modo impeccabile il suo dovere e ci dà occasione di renderci conto che dal vivo canta anche molto bene, e i tre turnisti sono professionisti di alto livello. Paul Rodgers è stata la sorpresa della serata: i Queen, o meglio, i due che restano, avevano una grossa responsabilità che gravava sulle loro spalle, perché scegliere un “sostituto” di Freddie sembrava impresa impossibile. Di fatto non hanno preso nessun sostituto, ma piuttosto un grande cantante che al contrario degli altri reinterpreta a modo suo e secondo il suo stile i brani dei Queen, è carismatico sul palco e coraggioso nell’affrontare un repertorio difficilissimo, oltretutto presenta alcuni suoi pezzi riuscendo a coinvolgere un pubblico che non è che fosse lì proprio per lui. La folla lo ringrazia con uno eloquente striscione che recita: “Thanks Paul”. Grazie per averci fatto vedere i Queen dal vivo e per averli aiutati, grazie per aver contribuito in parte alla realizzazione del nostro sogno, grazie per non aver temuto il confronto con Freddie (richiamato alla “vita eterna” da frequenti cori degli spettatori). Ma soprattutto, grazie Queen, e speriamo che, se esiste davvero, Dio la salvi davvero questa “Regina”. Per sempre.

P.S. : Il giorno successivo si legge su alcuni giornali che il concerto è stato un fiasco e che c’era poca gente. Questi commenti (che naturalmente non si riferiscono assolutamente a un qualsivoglia giudizio tecnico o musicale) sembrano piuttosto della cattiva pubblicità per musicisti che si sono rifiutati di rinviare il concerto per via della morte del Papa. Il Palalottomatica di Roma in realtà era pieno, se non altro ne sono testimoni le migliaia di persone che affollavano il palazzetto e che hanno commesso “l’errore” di uscire ad ascoltare dell’ottima musica piuttosto che rimanere a casa a sentire parlare di morte con facile retorica. Sappiamo che anche questo è il giornalismo italiano: manipolato, politico e clericale.



Cristiano
Giovedì 21 Marzo 2013, 12.57.16
3
Ricordi... Bei ricordi! Il mio primo concerto, ricordo ancora quanto ero eccitato ed emozionato. Appena entrò Brian May le mie gambe cominciarono a tremare come mai non avevano tremato, non ci potevo credere, davanti a me c'era il mio chitarrista preferito che scorrazzava sul palco come avesse 20 anni di meno! Bravi anche tutti gli altri ovviamente, Paul se l'è cavata molto bene alla fine
andrea
Martedì 7 Febbraio 2012, 12.05.10
2
io li vidi a firenze, bel concerto, loro bravissimi, bravo anche rodgers (da evitare paragoni con freddie). I giornalisti invece i soliti cialtroni...
BILLOROCK fci.
Martedì 9 Agosto 2011, 19.22.58
1
lo rispetto come uomo e come artista, mi spiace però dire che con i queen non hai niente da spartirci.... !!
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