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GODS OF METAL - Day 4, Arena Fiera Milano, Rho (MI), 24/06/2012
18/07/2012 (4401 letture)
Ci si ritrova piuttosto presto stamattina, siamo in cinque amici (tra cui Pafio e mio fratello Verza) e siamo diretti a Rho, destinazione Gods of Metal! Ok, la cosa era nata a novembre 2011 dal sensazionale annuncio della reunion dei Black Sabbath nella formazione originale e conseguente partecipazione come headliner al festival della storica band di Birmingham. Purtroppo la malattia che ha colpito il chitarrista Tony Iommi non lo ha reso possibile e sappiamo tutti come è andata a finire, ma tant'è... il bill della data odierna rimane comunque assai interessante e quindi ci rechiamo verso la venue del concerto carichi e di ottimo umore. Dopo aver parcheggiato il veicolo e essermi spalmato litri di crema solare -primo errore, tra breve capirete cosa intendo- ci dirigiamo verso lo spazio concerti, esibiamo il nostro pit-ticket (bello davvero il braccialetto in plastica di quest'anno) sul quale l'addetto alla vidimazione traccia una tristissima X sul nome Black Sabbath (sigh!) e quindi entriamo. All'ennesimo discorso che sento sull'esigenza di togliere i tappi alle bottigliette esterno un commento sulla cosa di fronte a un poliziotto -secondo errore- il quale mi ferma e si fa consegnare quello della mia bevanda... sono proprio un pollo! Ma fatti pochi metri estraggo il tappo di riserva che mi ero previdentemente infilato in tasca e così posso dirigermi tranquillamente verso il pit. Appena comincio a sudare mi accorgo di aver esagerato con la crema solare; ne ho messa anche sulla fronte ed ora mi è colata sugli occhi provocandomi un bruciore insopportabile che durerà fino a sera (dovrò andarmi a sciacquare ripetutamente e rivolgermi addirittura al personale medico presente durante una pausa tra due gruppi); inoltre avrò gli occhi arrossati che mi faranno sembrare un vampiro per almeno un paio di giorni.
Ma veniamo alle cose interessanti, vale a dire alle esibizioni delle band...

I KILLED THE PROM QUEEN
Situazione tutt'altro che ideale per gli I Killed the Prom Queen che si ritrovano loro malgrado ad aprire il festival al mattino quando l'affluenza è ancora scarsa.
Il set del quintetto australiano spazia da brani come Sharks in Your Mouth a 666, i quali fanno la felicità degli amanti del metalcore più mattinieri che gradiscono la buona prestazione della band. Per scaldare un po' gli animi al momento fin troppo tranquilli Jona Weinhofen (che milita anche nei Bring Me the Horizon) scende tra il poco pubblico presente e suonando la chitarra improvvisa un mini circle-pit riuscendo a coinvolgere alcuni ragazzi; quando lo spettacolo finisce gli applausi sono convinti e la band lascia il posto al prossimo act.

KOBRA AND THE LOTUS
Questa è l'ultima data di un lungo tour intrapreso dai Kobra and the Lotus e il quartetto canadese, fautore di un genere heavy/power vecchia scuola, vuol lasciare un bel ricordo di sé. La frontwoman Kobra Paige si presenta con pantaloni di pelle e viso truccato alla maniera degli Indios della Foresta Amazzonica, ma non è solo l'aspetto fisico ad attirare la nostra attenzione: la biondina infatti dimostra di avere altre qualità e se la cava egregiamente sia dietro al microfono che sulle assi dello stage, dando un'ottima interpretazione dei propri brani con mimica e movimenti del corpo ben studiati. Gli altri musicisti sono tutti di grandissimo livello (in particolare il batterista Lord Griffin Kissack è davvero fenomenale nell'uso della doppia cassa) e le canzoni del loro breve repertorio -tra cui ricordiamo Welcome to My Funeral- sono assai apprezzate dai metallari presenti. Durante il set il bassista Peter Dimov sembra il più agitato e convinto: corre come un pazzo per tutta la performance aizzando gli astanti e invitandoli a fare casino, nonostante il caldo e l'orario non proprio ideale: l'obiettivo è comunque raggiunto, la gente partecipa divertita e dopo aver eseguito l'ultimo brano il combo può ritirarsi dietro le quinte ritenendosi più che soddisfatto. Bravi davvero.

AUGUST BURNS RED
Il sole picchia implacabile quando è il turno degli August Burns Red: la band sale sul palco e inizia lo show con Empire cercando fin da subito di coinvolgere gli astanti con il suo metalcore pesante e ritmato ma non tutti sembrano apprezzare il combo proveniente dalla Pennsylvania; infatti il cantante Jake Luhrs deve stare attento a schivare una bottiglietta vuota lanciata da un paio di contestatori molesti che invece di andarsi a prendere una birra al bar hanno deciso di inveire contro gli americani: contenti loro...
I brani si susseguono e sulla parte centrale di Internal Cannon il singer improvvisa una sorta di balletto, subito imitato da qualche fan che si fa prendere dal tempo della song. L'esibizione del quintetto scorre via risultando abbastanza divertente ma una domanda mi rimane in testa: possibile che il chitarrista JB Brubaker non avesse niente di meglio da mettere ai piedi che quelle tremende infradito?

SETLIST AUGUST BURNS RED
1. Empire
2. The Truth of a Liar
3. Internal Cannon
4. Back Burner
5. Marianas Trench
6. White Washed
7. Composure


DEVILDRIVER
Ora si comincia a fare sul serio... indaffarato negli ultimi preparativi notiamo sul palco una faccia conosciuta: trattasi del bassista Aaron Patrick qui nella sua abituale veste di tour manager (come ricorderete non ha potuto partecipare alle esibizioni del gruppo a causa di seri problemi di salute che lo hanno fermato già da alcuni mesi); il suo sostituto è Chris Towning col quale aveva suonato nei Bury Your Dead.
Sfondo che fa riferimento a Beast, ecco arrivare sulle ultime note dell'intro strumentale i DevilDriver che cominciano subito il macello con le note di End of the Line. Il frontman Dez Fafara -il quale indossa una maglietta del suo mito Johnny Cash- appare subito in grande forma e non si risparmia minimamente alle vocals così come gli altri musicisti ai propri strumenti; con la successiva Horn of Betrayal sembra quasi che ci stia investendo un camion tanto è possente l'impatto sonoro della song... e siamo appena all'inizio! Ogni nota che esce dalle casse è devastante e la band si impegna al massimo: Dez strabuzza gli occhi e ci punta col suo famoso sguardo allucinato, ha il volto paonazzo e la giugulare sembra gli debba uscire dal collo tanto è l'impeto che ci mette, mentre John Boecklin non è da meno nel martellare il suo drum-kit come un forsennato; Dead to Rights ne è un chiarissimo esempio.
Il cantante approva i vari circle-pit che si creano spontaneamente durante l'esibizione dei californiani e invita la platea a cantare il ritornello di I Could Care Less venendo prontamente accontentato. Violenza a palate con Hold Back the Day dove la chitarra di Jeff Kendrick la fa da padrone, quindi si passa a un altro classico della band, la bellissima Clouds Over California. Oltre ai vari focolai di pogo che si formano numerosi segnaliamo il gigantesco wall of death nato su indicazione del capace frontman, che vede la gioiosa partecipazione di un grandissimo numero di metalheads scatenati.
I DevilDriver dimostrano di essere ormai una rodatissima macchina da live show offrendo una prestazione superlativa (a mio parere forse addirittura migliore rispetto al pur ottimo concerto tenuto all'Alcatraz nel 2011): pollice alto per quella che risulterà essere una delle migliori esibizioni della data odierna.

SETLIST DEVILDRIVER
1.End of the Line
2. Horn of Betrayal
3. Head on to Heartache (Let Them Rot)
4. Dead to Rights
5. I Could Care Less
6. Hold Back the Day
7. Not All Who Wander Are Lost
8. Clouds Over California
9. Meet the Wretched


TRIVIUM
Manca poco all'esibizione dei Trivium e alla nostra sinistra notiamo un crocchio di persone: tra queste c'è la nonna del bassista Paolo Gregoletto accomodatasi su una sedia a bordo palco -chissà, viste le chiare origini italiane magari ha approfittato del tour nel Belpaese del nipote per andare a trovare qualche parente- e subito il buontempone di turno fa partire il divertente coro "Granny, granny!" provocando le risate del pubblico. La scenografia riprende l'immagine minacciosa che campeggia sull'ultimo disco della band e il quartetto prende infine posizione sullo stage.
Si parte con In Waves e il leader Matt Heafy appare in palla fin da subito, cantando con tutta la potenza di cui dispone e rivelandosi un frontman assai capace. Corey Beaulieu suona alla grande la sua sei corde e in più coadiuva il singer con i suoi cori e il growl in seconda voce: davvero impeccabile. Ovviamente i musicisti sanno il fatto loro e Nick Augusto è autore di una prova maiuscola, come dimostra ad esempio il drumming della caotica Rain nella quale il batterista pesta come un forsennato. Black viene cantata da tutti i presenti e a metà pezzo Heafy annuncia che è "Headbanging time!" subito obbedito dagli scatenati metallari intervenuti.
È quindi giunto il momento per i Trivium di suonare The Deceived durante la quale si crea un notevole circle-pit su richiesta del singer nippo-americano e il fomento sale addirittura durante la riproposizione di Drowned and Torn Asunder (estratta dal fortunato Ascendancy) che mette a ferro e fuoco la venue meneghina.
Gregoletto al basso dimostra di essere un talento naturale, stendendo infaticabile un impressionante tappeto sonoro con una semplicità disarmante: da rimanere a bocca aperta. L'act proveniente dalla Florida termina il proprio show accomiatandosi con la travolgente Throes of Perdition in cui il cantante alterna growl a clean vocals ribadendo le proprie indubbie qualità: finale col botto! Quindi con Leaving This World Behind in sottofondo la band ci saluta ricevendo i dovuti applausi e libera il palco per i prossimi colleghi...

SETLIST TRIVIUM
1. Intro: Capsizing the Sea
2. In Waves
3. Pull Harder on the Strings of Your Martyr
4. Rain
5. Black
6. The Deceived
7. Dusk Dismantled
8. Drowned and Torn Asunder
9. A Gunshot to the Head of Trepidation
10. Throes of Perdition
11. outro: Leaving This World Behind


LAMB OF GOD
Ed ecco giunto il momento di una delle band più attese dal sottoscritto, i Lamb Of God. L'enorme telone issato sul palco raffigura l'artwork del nuovo album Resolution, uscito ad inizio 2012, e dopo un'intro caotica e confusionaria ecco sedersi dietro alle pelli Chris Adler accolto dal boato della folla, il quale dopo averci salutato si produce nelle potentissime rullate di Desolation; con calma arrivano anche gli altri musicisti giusto in tempo per attaccare con le chitarre ed ecco infine il frontman Randy Blythe che dopo un amichevole "What's up, Milano?" dà il via al massacro: il fomento è già ai massimi livelli, siamo presi da un uragano di note che ci stordisce con la sua forza; la stessa sensazione si ripeterà anche con Ghost Walking, magnifica nella sua carica di rabbia e violenza. Finito il secondo pezzo il cantante decide che è il momento di presentarsi (come se ce ne fosse bisogno): "For those of you who do not know we are Lamb Of God from Richmond Motherfuckin' Virginia!" e dopo aver invitato la gente ad avvicinarsi il più possibile perché -come giustamente ci ricorda- "this is a fuckin' metal show" arriva la solenne Walk With Me in Hell con tutta la sua monolitica pesantezza. L'esecuzione dei brani mi lascia di sasso quanto a precisione sia strumentale che vocale: Blythe urla come un pazzo senza avere un minimo calo per l'intera durata dello spettacolo facendo avanti e indietro sul palcoscenico per tutto il tempo (tra l'altro si concede addirittura una sigaretta durante lo show!), e tenendo conto della tipologia delle song la cosa ha dell'incredibile.
Willie Adler appare piuttosto ingrassato rispetto a qualche tempo fa ma quanto a resa non ne risente affatto e le mitragliate della sua sei corde nelle successive Set to Fail e Now You've Got Something to Die For stanno lì a testimoniarlo. Il cantante è a pochissimi metri da me tanto che posso vedere l'impressionante azzurro dei suoi occhi e il sudore che scende copioso bagnandolo dalla punta dei suoi dread fino alle scarpe; quando si dice dare tutto! Adesso è il momento di qualcosa più old-style con l'apprezzatissima Ruin -estratta dal mitico As the Palaces Burn- che esalta gli intervenuti all'inverosimile con le sue bordate di metallo pesantissimo sparate alla massima potenza: da delirio! Sugli scudi il fenomenale Chris Adler che si cimenta nel precisissimo drumming della coinvolgente Hourglass, perfetto mix di ritmo scatenato e furia che precede The Undertow, mentre quella che sentiamo ora è l'intro recitata dal frontman per un altro pezzo da novanta, la micidiale Omerta.
Una gradita sorpresa è rappresentata da The Number Six, un brano particolare che mi aveva colpito fin dal primo ascolto su disco e che nella riproposizione dal vivo non ha fatto che confermare la sua unicità dando anche il giusto spazio al canuto bassista John Campbell; quindi l'instancabile Randy ci chiede "make some fuckin' noise for the Festival's closing act Ozzy Osbourne!" prima che il telo cada per rivelarne un altro raffigurante un enorme occhio; a questo punto gli americani ci bombardano con il must Laid to Rest nel quale Mark Morton dà degnissima prova delle sue indiscutibili capacità alla chitarra. L'apice viene raggiunto con Redneck (davvero portentosa in sede live) e dalla finale Black Label per la quale nascono un gigantesco wall of death e un altrettanto titanico circle-pit che faranno esclamare "Mamma mia!" ad un ammirato Randy Blythe, il quale si conferma uno dei più capaci e dotati frontman attualmente in circolazione. I Lamb Of God dal vivo fanno paura e la meritatissima standing ovation della folla lo testimonia. Esibizione da incorniciare; per il sottoscritto in assoluto il miglior concerto dell'intera giornata.

SETLIST LAMB OF GOD
1. Desolation
2. Ghost Walking
3. Walk With Me in Hell
4. Set to Fail
5. Now You've Got Something to Die For
6. Ruin
7. Hourglass
8. The Undertow
9. Omerta
10. Contractor
11. The Number Six
12. Laid to Rest
13. Redneck
14. Black Label


BLACK LABEL SOCIETY
Scenografia che ricalca i temi dell'Antica Cina (con tanto di Dragoni e caratteri che riportano alla mente gli ideogrammi tipici dell'Estremo Oriente), sirena sparata nelle casse, annuncio come da copione "Italia, will you please welcome the aaaalmighty Black Label Societyyyy!" e via si comincia: Zakk Wylde irrompe sul palco indossando il copricapo piumato tipico dei condottieri pellerossa e ci bombarda subito a suon di Watt con Crazy Horse scatenando il tripudio generale mentre dietro le pelli Chad Szeliga mena bordate potentissime sul suo drum-kit, facendo roteare in aria le bacchette ad ogni passaggio con una naturalezza semplicemente impressionante; sul finale dell'opener il frontman lancia via il cappello e attacca con Funeral Bell senza lasciare un attimo di respiro alla platea in visibilio. John DeServio suona il basso tirando rabbiose manate sulle corde onde ottenere il dirompente effetto desiderato e gli applausi a fine pezzo sono assordanti, cosa che si ripeterà anche per Bleed for Me: il vichingo canta nel microfono sulla cui asta a forma di croce campeggiano i teschi simbolo della band e dà inizio a numerosi cambi di chitarra (più di mezza dozzina le Gibson imbracciate per l'occasione!); inoltre in maniera molto coreografica sulla rullata finale del brano si batte i pugni sul petto come fosse King Kong.
La performance prosegue energica come non mai e i bikers sul palco si impegnano anima e corpo; il chitarrista Nick Catanese raccoglie e indossa un paio di occhiali lanciatigli da un fan e ad ogni pausa porta la mano sul cuore in segno di riconoscenza verso il pubblico adorante che salta come invasato sulle note dei brani dei BLS (segnaliamo in particolare Parade of the Dead); inoltre Catanese si prodiga nel lanciare plettri in quantità industriale facendo la felicità dei fortunati che riescono ad accaparrarseli. Mentre la folla batte le mani al ritmo dell'intro di Fire It Up sulla nostre teste cadono numerosi palloni gonfiabili neri e bianchi raffiguranti il logo del gruppo -uno dei quali rimarrà purtroppo sulla mia traiettoria visiva per un bel po'- e sul finale della canzone Zakk si prodiga in un lungo assolo distorto della durata di sette minuti (!) che sfocia poi nella coinvolgente Godspeed Hellbound. Non è da meno Suicide Messiah il cui ritornello finale è lasciato ai presenti che lo cantano a squarciagola, prima di passare a Concrete Jungle con il fantastico assolo del gigante biondo il quale finalmente calcia lontano il fastidioso e ingombrante pallone da spiaggia di cui si è detto pocanzi. Chiusura col botto con la stupenda Stillborn e lo spettacolo si chiude con i saluti di rito e un'ovazione più che dovuta; complimenti a Zakk & Co., vi siete meritati un bel goccetto di whiskey... alla salute!

SETLIST BLACK LABEL SOCIETY
1. Crazy Horse
2. Funeral Bell
3. Bleed for Me
4. Demise of Sanity
5. Overlord
6. Parade of the Dead
7. Fire It Up
8. Guitar Solo
9. Godspeed Hellbound
10. Suicide Messiah
11. Concrete Jungle
12. Stillborn


OPETH
Con tutta calma sul finire della intro strumentale composta dai tedeschi Popol Vuh, fanno il loro ingresso sull'enorme struttura gli Opeth. Il leader Mikael Àkerfeldt indossa una t-shirt dei KISS e appare molto tranquillo, così come i suoi compagni. Inizia quindi il concerto degli svedesi che ci propongono la rilassata The Devil's Orchard, la prima di quattro tracce scelte per rappresentare il discusso Heritage; si passa quindi a I Feel the Dark e successivamente alla più movimentata Slither, che come il baffuto singer ci rammenta è dedicata alla memoria di R.J. Dio. Il caldo si fa sentire e Àkerfeldt se ne lamenta molto simpaticamente, interagendo in maniera scherzosa con la platea: esilarante il momento in cui si dice contento di suonare in Italia, patria del suo "idolo" Eros Ramazzotti e applauditissimo quello in cui afferma più verosimilente "I love italian progressive rock, Premiata Forneria Marconi". È il turno di Windowpane e dell'ottima Burden in cui l'ultimo arrivato Joakim Svalberg dimostra tutta la sua bravura alle tastiere, magistralmente coadiuvato da Fredrik Àkesson alla chitarra e Martín Méndez al basso.
Dopo l'esecuzione di The Lines in My Hand il frontman ci domanda "Do you like Death Metal?" e alla conseguente risposta affermativa ci chiede una dimostrazione pratica di headbanging mimato; quindi ci suggerisce di continuare per i prossimi quindici minuti e attacca con Heir Apparent: fantastico il pacatissimo "Thank you" conclusivo pronunciato con tutta la flemma nordica possibile.
Il pubblico apprezza e si sveglia dal "torpore" delle tracce precedenti in quanto gli Opeth da qui alla fine proporranno alcuni dei brani più pesanti della loro discografia come The Grand Conjuration e la graditissima Demon of the Fall nelle quali Mikael Àkerfeldt ritorna allo stile growl dimostrando di non aver perso lo smalto vocale che lo ha sempre contraddistinto in questo genere. Mikael si dice onorato di calpestare le stesse assi dove a breve si esibirà il mitico Ozzy Osbourne e chiude il proprio set con la lunga Deliverance, brano che ci permette di apprezzare ulteriormente l'ottimo drumming di Martin "Axe" Axenrot; siamo così giunti alla fine del concerto della band di Stoccolma che anche in questa occasione lascerà un ottimo ricordo di sé ai fan italiani, accresciuto dall'innegabile simpatia del proprio frontman.

SETLIST OPETH
1. Intro: Through Pain to Heaven (Popol Vuh song)
2. The Devil's Orchard
3. I Feel the Dark
4. Slither
5. Windowpane
6. Burden
7. The Lines in My Hand
8. Heir Apparent
9. The Grand Conjuration
10. Demon of the Fall
11. Deliverance


OZZY OSBOURNE & FRIENDS
In anticipo rispetto all'orario previsto si abbassano le luci e su un gigantesco monitor appaiono le immagini che ripercorrono la carriera di Ozzy Osbourne dagli esordi con i mitici Black Sabbath passando per l'era solista affiancato dal compianto Randy Rhoads, quindi gli anni con Zakk Wylde fino a giungere ai giorni nostri... ed eccolo qui tra il tripudio generale il Principe delle Tenebre che dopo aver interagito col pubblico incitando cori e ovazioni, come consuetudine ordina "Let the madness begin!" facendo esplodere in tutta la sua furia Bark at the Moon! Il fenomenale Gus G. esegue il riff alla perfezione e alla batteria Tommy Clufetos tira bordate micidiali tanto che sembra che le casse debbano esplodere da un momento all'altro: come inizio non ci si può proprio lamentare.
Dico subito che ben presto il Madman accusa cali di voce e tonalità (tra l'altro aveva dovuto annullare una data pochi giorni prima per problemi di salute), ma a ben pochi dei presenti importa davvero: l'emozione di trovarsi di fronte a una delle Leggende Viventi che hanno creato il Metal è troppa e ci offusca la mente. Siamo qui per partecipare a un rito colletivo di cui Ozzy è il cerimoniere e le solenni note di organo della magnifica Mr. Crowley suonate da Adam Wakeman unite alla mimica del cantante sottolineano appunto questa atmosfera che ha in sé un qualcosa di religioso; da lacrime agli occhi l'esecuzione del superbo assolo ad opera del grandissimo chitarrista greco che non sfigura nemmeno in Suicide Solution. Il Prince of Darkness imbraccia l'ormai famosa lancia spara-schiuma e inonda il pubblico -io e il mio amico Pafio sembriamo due pupazzi di neve- e se stesso come è ormai prassi nei suoi live.
Un altro momento di grande trasporto giunge quando ci ritroviamo a cantare tutti assieme il coro di I Don't Know, mentre a seguire troviamo Blasko in evidenza nella intrigante Shot in the Dark. A questo punto il frontman si eclissa per lasciare spazio ai musicisti sul palco i quali si prodigano nell'esecuzione della strumentale Rat Salad di sabbathiana memoria; l'assolo di Gus G. alla sei corde prima e di Clufetos alle pelli poi sono da manuale: quest'ultimo grazie alla barba, la bandana e le trecce somiglia fisicamente in maniera incredibile ad un giovane Bill Ward, che suonò quello stesso drum-solo più di quarant'anni prima su Paranoid.
Si allontana il bassista Blasko, Wakeman imbraccia una chitarra e Ozzy torna sul palco per chiamare a sé "due suoi amici": il vecchio compagno d'avventura Geezer Butler e -con tanto di cappello e occhiali scuri- il riccioluto Slash. I colpi sulla cassa della batteria sono inconfondibili, arriva uno degli inni metal più conosciuti al mondo: Iron Man! Trovare aggettivi per questa meraviglia risulterebbe vano, potete immaginare cosa sia stato trovarsi lì in quei momenti, così come incredibile è sentire la sirena della contraerea squarciare l'aria sapendo che sta per iniziare War Pigs con un Butler in forma strepitosa, attivissimo e scatenato, a differenza dell'ex Guns N' Roses che è invece più statico, come nel suo stile.
Emozione indescrivibile avere Geezer a pochi metri da me mentre esegue la stupenda intro distorta di N.I.B., una delle mie preferite del repertorio dei Sabs.
Accomiatate le due asce Slash e Gus G. è il momento del ritorno sul palco del terzo ospite, Mr.Zakk Wylde, il quale esegue la intro strumentale denominata Jack the Stripper che fa da preambolo alla lisergica Fairies Wear Boots, sempre apprezzatissima da ogni metalhead che si rispetti (e non solo). Uscito Butler riappare Blasko e la band torna al repertorio solista del Madman suonando I Don't Want to Change the World che il barbuto chitarrista biondo dimostra di ricordare alla perfezione per poi passare a Crazy Train al grido di "All Aboooaaaaaaarrdd!"; il signor Osbourne ci rovescia addosso tre secchi d'acqua (quello lanciato al centro è mio!) che vanno a sommarsi agli innumerevoli getti di schiuma con i quali ci ha annaffiato continuamente, accanendosi simpaticamente in modo particolare su fotografi e membri della security vari che si trovano sotto il palco i quali non han potuto far altro che scappare a gambe levate o cercare riparo dai continui attacchi del singer.
Ora Wylde imbraccia una Gibson a doppio manico dal momento che la setlist prevede nientemeno che la struggente ballad Mama, I'm Coming Home, durante l'assolo della quale il frontman abbraccia con affetto sincero l'ex bandmate ricevendo applausi di approvazione: sull'arpeggio finale Ozzy manda un bacio alla platea accompagnandolo a un bellissimo sorriso e questa sarà l'immagine della giornata che porterò per sempre nel cuore; non mi vergogno ad ammettere di essermi emozionato sulle note di questa perla musicale... e non sono l'unico. Applausi a scena aperta per tutti.
Siamo pronti al gran finale: sul palco troviamo tutti gli otto musicisti che prendono parte a una stupenda versione corale di Paranoid; dapprima Gus G., quindi Slash e infine Zakk Wylde si prodigano ognuno in un breve ma intenso assolo rendendo ancora più unica questa esibizione e la platea si ritrova a saltare e cantare sulle note della leggendaria canzone che termina tra il tripudio generale.
Il Madman si dirige al centro dello stage e abbracciato ai suoi compagni d'avventura si inchina con loro per ringraziarci e salutarci; io faccio partire il coro "One more song!" sul quale Ozzy si ferma un attimo tendendo l'orecchio, per poi sparire dietro le quinte con la sua andatura caracollante mentre la crew comincia a smontare scenografia e attrezzature: è davvero la fine della quarta ed ultima giornata del Gods of Metal e anche per noi è tempo di tornare a casa sulle note di Dreamer.

SETLIST OZZY OSBOURNE & FRIENDS
video intro
Ozzy / Blasko / Gus G. / Tommy Clufetos / Adam Wakeman
1. Bark at the Moon
2. Mr. Crowley
3. Suicide Solution
4. I Don't Know
5. Shot in the Dark
6. Rat Salad -incl. guitar solo & drum solo

Ozzy / Slash / Geezer Butler / Gus G. / Tommy Clufetos / Adam Wakeman
7. Iron Man
8. War Pigs
9. Bassically/N.I.B.

Ozzy / Zakk Wylde / Geezer Butler / Tommy Clufetos / Adam Wakeman
10. Jack the Stripper/Fairies Wear Boots

Ozzy / Zakk Wylde / Blasko / Tommy Clufetos / Adam Wakeman
11. I Don't Want to Change the World
12. Crazy Train


---Encore---

13. Mama, I'm Coming Home

Ozzy / Zakk Wylde / Slash / Geezer Butler / Gus G. / Blasko / Tommy Clufetos / Adam Wakeman
14. Paranoid
outro: Dreamer


È stata una giornata lunga e faticosa, mentre ci dirigiamo verso il parcheggio commentando le varie esibizioni si ammassano mille pensieri nella nostra mente, ma alla fine uno prevale su tutti: oggi abbiamo assistito a un qualcosa di unico e forse irripetibile e ognuno di noi potrà dire "io c'ero!".

Foto a cura di: Pafio e Speedthrasher



Painkiller
Lunedì 23 Luglio 2012, 14.32.50
17
Visto che c'ero....ed ho sentito giudizi moolto contrastanti, sulla giornata e sui guns in particolare....
Painkiller
Lunedì 23 Luglio 2012, 14.18.51
16
Gravissimo. Ero curioso di conoscere il giudizio sui guns ed i within temptation
Khaine
Lunedì 23 Luglio 2012, 13.46.32
15
@ Painkliller: non ci siamo andati
Painkiller
Lunedì 23 Luglio 2012, 12.59.48
14
ma un report sulle altre giornate no?
Matocc
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.38.11
13
@ nerchiopiteco : per quanto riguarda l'affluenza ho passato la giornata in 2° fila sotto il palco (tranne per mangiare e andarmi a sciacquare gli occhi) e quindi non ho avuto una visione precisa ma sicuramente per questo 4° giorno da metà pomeriggio in poi c'era veramente tanta gente
Matocc
Venerdì 20 Luglio 2012, 12.33.26
12
@ nerchiopiteco & Lizard: in testa avevo una bandana ed ero tranquillo, ho proprio esagerato con la crema sulla faccia, sono stato bidu io.
Lizard
Venerdì 20 Luglio 2012, 11.31.35
11
Ma lo sai che anche io nel 2009 ho fatto lo stesso gravissimo errore??? Solo che io ci ho aggiunto anche le lenti a contatto.... Risultato, sono rimasto praticamente cieco per un giorno, chiuso in casa con le tapparelle chiuse perché la luce mi uccideva....
nerchiopiteco
Venerdì 20 Luglio 2012, 11.28.13
10
ma nooooo la crema no ahahaah te lo dice uno che d'estate anche in testa se la deve mettere: la prossima volta portati un bel cappello. Ma l'affluenza come è stata?Il primo giorno scarsina e soprattutto 0 banchetti album e merchandise
-Cobray
Giovedì 19 Luglio 2012, 19.21.44
9
@As: Il tuo commento è da incorniciare! Comunque grande bella giornata, davvero. Anche se la prima parte è stata davvero molto "metalcore oriented" il tutto è filato via relativamente liscio. Unica cosa i volumi un po' troppo alti nella prima parte della setlist dei Lamb Of God e degli August Burns Red! Uniche note negative: - i Trivium, davvero insopportabili con i loro coretti melodici (cantati a squarciagola da, guarda un po', solo ragazzine e ragazzi non sopra i 15 anni) e il loro frontman tutto fighetto che non faceva altro che tirare fuori la lingua e sputare per tutto il palco ad ogni frase, manco fosse un lama. - Il primo gruppo, gli I Killed The Promo Queen, davvero mediocri e per niente inerenti alla giornata (un emo-core davvero brutto)! Penalizzati anche dall'orario infame dell'esibizione, bisogna dargliene atto. Fenomenali gli Opeth che, dopo una giornata intera di atteggiamenti "metallari" e "fracassoni" hanno stupito con la loro flemma nordica unica ed incomiabile, suonando pur un Death Metal veramente devastante. Per gli Ozzy and Friends posso dire che, a parte stecche o quant'altro, addirittura sulla "ola", trovarmi davanti il signor Ozzy Osbourne è stata un'emozione davvero spaventosa; mi ha catturato fin da subito con il suo sguardo di ghiaccio (ero in primissima fila), facendomi pensare a quale pezzo di storia si porta dietro questo 60enne casinista (i posti visti, le canzoni cantate, la sua carriera nei Sabbath, gli inizi nei quartieri poveri con un rubinetto al collo). In definitiva, una bella giornata di metal suonato e cantato davvero bene. Da rifare!
Arrraya
Giovedì 19 Luglio 2012, 18.30.39
8
Io non c'ero e volevo chiedere a chi c'era: ma in fin dei conti come versa questo Gods Of Metal? Si respirava aria di decadenza pure qua?
brainfucker
Giovedì 19 Luglio 2012, 16.12.32
7
i black label e ozzy hanno devastato i culi,mentre gli opeth mi hanno fatto venir voglia di strapparmi i peli delle ascelle per passare il tempo in maniera più emozionante.fiero di avergli sbadigliato in faccia.non me ne vogliate,ma dopo il massacro dei black label proprio non ci stavano
AS
Giovedì 19 Luglio 2012, 14.46.18
6
Zakk Wylde DA ABBATTERE al quinto inutile, spocchioso, tronfio,mitomane secondo del suo stupidissimo e antimusicale assolo.
BILLOROCK Fci.
Giovedì 19 Luglio 2012, 12.04.37
5
Scherzi a parte non mi dIpsiacciono nenache i Devildriver ...
BILLOROCK Fci.
Giovedì 19 Luglio 2012, 12.03.48
4
Lamb of god?? mai sentiti,che fanno cristian metal?
Metal Destruscion
Giovedì 19 Luglio 2012, 11.25.24
3
Lamb of God miglior gruppo metal in circolazione da un bel pò di anni!!! Parere mio quindi non scassate i maroni!
BILLOROCK Fci.
Giovedì 19 Luglio 2012, 10.48.58
2
Cazzate... avrei voluto vederlo ozzy and friends, ammetto d invidiarti matocc...
AL
Giovedì 19 Luglio 2012, 8.30.09
1
opeth e lamb of god mi sarebbe piaciuto vederli... ozzy & friends mi sa tanto di baracconata stile "orchestra raul casadei & friends"
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La locandina del Gods of Metal 2012
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