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IRON MAN - Recensione dell'autobiografia di Tony Iommi
22/07/2012 (9235 letture)
Passeggiare in una libreria è uno di quei rari piaceri della vita che sono davvero alla portata di tutti e di cui sembriamo però esserci dimenticati, ormai completamente assorbiti dalla vita virtuale a cui siamo sempre più legati. Eppure, come spiegare il senso di meraviglia, il cuore che batte improvvisamente aumentando i suoi giri, alla semplice vista di un libro inaspettato eppure altrettanto atteso, fosse anche inconsapevolmente? Ecco il resoconto di nottate di lettura dedicate ad uno dei veri miti della musica moderna, un uomo che è un simbolo, uno dei grandi innovatori, o più semplicemente Tony Iommi, il chitarrista dei Black Sabbath.

IRON MAN – L’AUTOBIOGRAFIA DI TONY IOMMI
La mia speranza, ora, è di vivere ancora per qualche anno. Mi piace la vita che faccio adesso, ho una bella casa e una bella famiglia. E sono fortunato perché sono ancora in grado di creare musica e di andare in giro a suonarla, e ho i migliori amici che si possano avere. Ma qualunque cosa accada, c’è una cosa della quale sono assolutamente sicuro. Non darò mai più fuoco a Bill Ward.

Chi non ha mai provato la fortissima tentazione, appena preso un libro in mano, di correre subito alla fine e leggerne le ultime parole per poi cominciare tutto dall’inizio, come in una sorta di flashback? E’ esattamente quello che ho fatto io, quando mi sono trovato questo Iron Man davanti. E’ quasi sconfortante e in un certo senso fin troppo “facile” dire che quanto scritto da Tony Iommi a chiusura della sua autobiografia, rischia di essere del tutto superato dalla realtà. Finito di scrivere nel corso del 2011 e pubblicato per la prima volta a febbraio del 2012, Iron Man si chiude infatti nel momento in cui il progetto di reunion della line up classica sta prendendo le mosse ed i primi contatti tra i quattro sono in corso. Prima cioè che a Tony fosse riscontrato il linfoma che lo sta costringendo a cure faticose e dolorose che hanno messo in forse molto più che la sola reunion ed il nuovo album dei Black Sabbath e prima ancora che i rapporti tra questi musicisti si incrinassero di nuovo, con Bill Ward estromesso (o volontariamente ritirato) da un’operazione che rischia di apparire ora un mero progetto economico. Ma non corriamo troppo in avanti e riprendiamo il corso di questa voluminosa autobiografia di 368 pagine divise in 90 brevi capitoli.
Come avrete capito, è lo stesso Tony a condurci per mano lungo la sua vita, coadiuvato dal giornalista J. T. Lammers, in un percorso lungo e ricchissimo di eventi che, nel bene e nel male, ci raccontano non solo l’esperienza di questo straordinario musicista, ma l’intera epopea dell’heavy metal. Non male, vero? Di fatto Iommi si schernisce abbastanza su questo aspetto, ma sotto sotto rivendica a pieno titolo il proprio ruolo fondamentale ed insostituibile nella creazione di un nuovo suono e di una nuova corrente musicale. Le prime pagine sono tutte rivolte alla propria infanzia ed alla figura dei genitori, entrambi di origini italiane (la madre nata proprio in Italia, a Palermo) ed entrambi persone forti e riservate, molto umili e dedite al lavoro e dal carattere non proprio “facile”. Gustosi gli episodi di cui Iommi ci mette a parte a riguardo della vita a Birmingham e nelle scuole, tra gang e scazzotate ed una casa a metà tra il negozio di alimentari e il centro di aggregazione popolare, nella quale il giovane si sente rinchiuso e stretto e nella quale cresce taciturno e ribelle, intenzionato a dimostrare prima di tutto proprio ai genitori di essere uno in grado di farcela, uno di quelli che nella vita avrebbe combinato qualcosa, a dispetto delle loro previsioni di fallimento.

L’INFANZIA, I PRIMI PASSI, IL SUCCESSO, LA ROTTURA
Turbolento ma ancora lontano dal capire cosa fare di se stesso, il nostro Tony trova definitivamente la sua strada quando incrocia lo strumento destinato a diventare un prolungamento della sua mano (cit.). In realtà, la tradizione familiare prevedeva che il ragazzo imparasse a suonare la fisarmonica e così per lungo tempo si troverà costretto ad “esibirsi” in casa e nel cortile con quello strumento: una lezione che forse si sarebbe rivelata ben più proficua di quello che lui stesso avrebbe immaginato. I primi tentativi con la chitarra sono ovviamente rallentati dal fatto che Iommi è mancino, e all’epoca trovare una chitarra per mancini era un’impresa improba e dai costi elevatissimi; eppure il Nostro non si scoraggia ed inizia anzi subito a suonare sui dischi degli Shadows, suo primo vero amore e di Cliff Richards, cercando poi degli ingaggi, fino all’ingresso in numerose formazioni locali che gli permetteranno di misurarsi sul palco e cominciare a girare, guadagnando qualcosa per tenere buoni i genitori. E’ così che Tony inizia la propria carriera con il primo gruppo importante, The Rockin’ Chevrolets, che si scioglieranno però molto presto. Il passo successivo sono i The Birds & The Bees, con i quali avrebbe dovuto intraprendere il primo tour in Europa:

In quel periodo lavoravo come saldatore in una fabbrica. Il venerdì mattina sono andato a lavorare, il mio ultimo giorno di lavoro, e all’ora di pranzo ho detto a mamma che non ci sarei tornato per il turno di pomeriggio. Ma lei mi ha detto che dovevo tornarci e finire il lavoro per bene. Così ho fatto. Sono tornato a lavoro. E poi mi è crollato il mondo addosso […] C’era questa signora che piegava le lastre di metallo con una macchina e poi io le saldavo assieme. Lei quel giorno non era venuta al lavoro, così mi avevano messo al suo posto […] Non avevo mai lavorato a quella macchina, e non sapevo come usarla. Era una grossa pressa a ghigliottina, comandata da un pedale. Sistemavi la lastra e schiacciavi il pedale, e quella scendeva di colpo, piegando il metallo. La mattina era andato tutto bene. Al ritorno dalla pausa pranzo, ho schiacciato il pedale e la pressa mi è piombata proprio sulla mano destra. Tirando istintivamente indietro la mano, mi sono staccate le punte delle dita […]

E’ la fine. Questo è quello che avremmo più o meno pensato tutti, o quasi. In realtà, è quello che pensava anche lui. Ma mentre è in degenza, Tony riceve la visita del padrone della fabbrica, molto dispiaciuto per quanto successo, che gli regala un EP di Django Reinhardt, fantasmagorico chitarrista jazz belga che suona con solo due dita. E’ la spinta di cui il chitarrista ha bisogno per uscire dalla disperazione ed iniziare la propria leggenda. La forza del carattere di Iommi viene fuori tutta qui, da questi momenti drammatici, nei quali deve architettare un modo per continuare a suonare, costruendosi dei ditali con i tappi del detersivo e poi con del cuoio preso da un vecchio giubbotto (lo stesso che usa tutt’ora e del quale, confessa, è rimasto ben poco). Da qui inizia a sviluppare uno stile del tutto particolare, che gli consente di usare molto il mignolo e meno le due dita centrali. Inizia anche a cercare di formare una “propria” band, finché si trova di fronte proprio Bill Ward, col quale stringerà una amicizia forte e duratura (?) che porta alla nascita dei Rest. Ma tutti conosciamo bene questi primi passi, che porteranno poi all’ingresso di John “Ozzy” Osbourne e Terence “Geezer” Butler ed alla formazione della prima incarnazione di quella che sarà la band leggendaria che tutti conosciamo. Nel mezzo, la breve incursione di Tony nei Jethro Tull e lo spassosissimo racconto della partecipazione del gruppo al Rock’n’Roll Circus messo su dai Rolling Stones, con conseguente nota “acidissima” sia di Tony che di Ian Anderson sulla mitica jam che vide coinvolti gli stessi Stones, Eric Clapton e John Lennon. Inframmezzato dai ricordi della propria vita personale (il primo matrimonio, con John Bonham come testimone, una delle parti più divertenti di tutto il libro) e da centinaia di piccoli e grandi aneddoti, comincia il racconto dell’esperienza con i Black Sabbath e con Patrick Meehan, loro primo manager e grande intrallazzatore. Tra un aneddoto e l’altro, emerge la “verità” di Tony su quegli anni, folli e divertenti ed infinitamente sregolati. Di fatto, se all’inizio le cose vanno più che bene e l’atmosfera nel gruppo è salda e felice, piano piano Tony si sente sempre più isolato: è lui l’uomo da cui deve partire tutto, senza i suoi riff non c’è musica, non ci sono Black Sabbath e questa pressione diventa sempre più forte dopo gli anni felici di Vol. 4. La vena compositiva comincia ad essere meno fertile e gli altri membri del gruppo non sembrano poi molto capaci o disposti a metterci del loro, preferendo andare al pub o a zonzo finché non è lui a tirare fuori qualcosa. Inizia così la fase “sperimentale” che Iommi porta avanti proprio per sollecitare la propria vena compositiva e mentre su Sabbath Bloody Sabbath le cose vanno più che bene (e Butler tira fuori il riff portante di Spiral Architect), la crisi arriva con la causa che il gruppo intenta contro Meehan e con lo stress che le continue riunioni con avvocati e contabili provocheranno in un gruppo di persone evidentemente non capaci di gestire i propri interessi in un momento simile. E’ qui che nasce la frattura tra il gruppo ed Ozzy da un lato e tra Tony e tutti gli altri. Sabotage nasce in questo clima di tensione, e Technical Ecstasy finisce per essere un trip personale di Iommi, praticamente abbandonato dagli altri sia in fase compositiva che in studio di registrazione, alle prese con la carenza di idee e con i propri fantasmi. La morte del padre di Ozzy è l’evento centrale di questo periodo ed il motivo per cui il cantante entrerà nella profonda crisi che porterà al suo primo abbandono. Reclutato Dave Walker il gruppo prova a tirare avanti, tre brani vengono composti, ma le cose non vanno come dovrebbero e si giunge così al riavvicinamento di Ozzy, il quale però è davvero fuori di sé e non offre nessun contributo, rifiutandosi peraltro di cantare i brani scritti con Walker, proprio mentre Iommi continua a non avere nuove idee. Never Say Die è quindi un disco nel quale la stessa band non crede, come non crede più in se stessa e l’amicizia che nasce tra Tony ed Eddie Van Halen è una delle poche note positive di queste pagine (Iommi tra l’altro ammette qui, e per la prima volta, che “probabilmente” i Van Halen li hanno fatti sfigurare e non poco in quel tour). Quel che doveva succedere, succede ed Ozzy saluta definitivamente la compagnia a pag. 183. A pagina 184, proprio Sharon Arden, la futura signora Osbourne, figlia del manager del gruppo, Don Arden, presenta a Tony l’uomo destinato a salvare i Black Sabbath, il compianto Ronnie James Dio.

RONNIE JAMES DIO, I BLACK SABBATH, GLI ANNI DEL DOPO-OZZY
Le differenze rispetto al passato si fanno sentire ed il nuovo entrato non aspetta che sia il chitarrista ad inventare il futuro, ma lo costruisce con lui, passo dopo passo, scrivendo le nuove canzoni con Iommi e contribuendo a creare qualcosa di nuovo ed eccitante, mentre anche Geezer per un periodo se ne va, lasciando il basso proprio al folletto italoamericano. La storia prosegue e lascio che sia Iommi a raccontarvi gli infiniti cambi di line up e le grandi difficoltà che la band attraverserà da qui in avanti, con alti e bassi e con la grande testardaggine di un uomo che non si rassegna a vedere la sua band sempre più ai margini del business, fino al tentativo di Dehumanizer, col ritorno di Ronnie e la prima reunion con Ozzy nel 1998. Altri anni passano ed i Black Sabbath guadagnano definitivamente lo status di icone assolute: grazie al grunge, al successo dello stoner e del doom, i veri figli di quel primigenio riff tombale che apriva Black Sabbath nel 1970. La musica passa in leggero secondo piano, specialmente dopo lo sciogliemento dei Black Sabbath a seguito del fallimentare Forbidden e ricomincia il racconto della vita di Iommi, il rapporto con la figlia Toni-Marie e l’amore con la cantante svedese Maria Sjölholm, la morte dell’amico e compagno Cozy Powell, i dischi da solista, la nascita degli Heaven & Hell e la triste morte di Ronnie James Dio:

Durante quell’ultima tournee, Ronnie soffriva in silenzio. Mi ha detto qualche volta: “ho dei problemi con lo stomaco […]. Gli ho detto diverse volte: “perché non vai a farti vedere da qualcuno?”. E lui: Sì, quando abbiamo finito il tour risolverò la faccenda”. Non ha mai mollato. Ha realmente dato tutto se stesso fino alla fine. Non stava bene, ma saliva sul palco e faceva gli spettacoli, e le sue performance erano impeccabili.[…] Peggiorava rapidamente, grazie al cielo Geezer e Gloria erano a Los Angeles. Sono stati veramente vicino a Ronnie e a sua moglie Wendy, Geezer è stato lì proprio fino all’ultimo […] Un paio di giorni prima del funerale, io e Maria siamo andati a vederlo nella camera ardente. Era disteso nella bara e quando l’ho visto sono scoppiato a piangere. E’ stato davvero difficile, e solo allora mi sono reso conto che se n’era andato.

Gli ultimi due capitoli si rivelano, come scritto all’inizio di questa recensione/articolo, i più vicini ed allo stesso tempo i più difficili da leggere, sapendo oggi cosa ne è seguito. Tony ci rivela i problemi fisici che lo hanno a lungo accompagnato, al di là del sempre presente problema delle dita ed è dura mandare giù il fatto che sia stato più volte sottoposto a controlli, senza che il linfoma fosse mai trovato, come è dura mandar giù tutto il racconto dei primi passi della reunion sapendo cosa sta succedendo in questi giorni, tra tour annullati, un disco a metà, la rottura con Bill Ward e la preoccupazione per la salute di questo grande chitarrista e di questo uomo ombroso anche nello scrivere, in realtà divorato da una pericolosa mania per gli scherzi, anche molto pesanti, ma a cui molti colleghi sono straordinariamente legati. Basta leggere gli attestati di stima di altri personaggi ormai leggendari come Brian May, Eddie Van Halen, James Hetfield, l’amicizia con John Bonham e Robert Plant e tanti altri che si fanno avanti nel corso della narrazione, tra cui un Lemmy sempre molto attento al tema della morte, come d’altra parte da lui stesso rivelato nella sua autobiografia.

TONY IOMMI, L’UOMO
Iron Man è un gran bel libro, il cui stile di scrittura ci dice moltissimo sulla personalità di Iommi e su quella che è stata la sua vita e la storia di un genere musicale ancora oggi in gran parte incompreso e travisato. L’uomo si conferma tutto sommato molto riservato, lasciando che siano gli episodi a parlare, più di quanto si sbilanci lui stesso nel parlare di se stesso e della propria vita. D’altra parte, un testo già abbastanza lungo sarebbe probabilmente risultato indigesto se fosse stato infarcito anche da lunghe speculazioni da cui, giustamente, l’autore preferisce scappare, raccontando “semplicemente” la storia com’è successa dal suo punto di vista. In questo senso, quello che forse manca davvero sono proprio le considerazioni relative ai rapporti personali: non che manchino riferimenti alle persone che hanno occupato un ruolo importante nella vita dell’uomo Iommi, ma sono sempre riferite ai fatti, alle situazioni, mai a quello che lui realmente pensa o prova nei confronti di quelle persone. La sola esclusione a questa norma è relativa ai membri della famiglia: padre, madre, figlia e mogli. L’esempio più eclatante è proprio quello di Geezer Butler: ci si aspetterebbe che i due fossero comunque legati da un’amicizia profonda e che nel testo tutto questo emergesse in qualche modo ed invece niente. Alla fine sembra quasi che in realtà la persona all’interno dei Sabbath a cui Tony è più legato sia proprio Bill Ward, per il quale, al di là degli incredibili e persino violenti scherzi a cui lo sottopone, sembra nutrire un sincero affetto. Ma, sopra a tutto, emerge comunque la solitaria determinazione, la ferrea volontà, il mettere sempre e comunque la band davanti a tutto e tutti. Una riservatezza che comunque ci dice quanto Tony scelga di tenere per se questo tipo di considerazione, aprendosi solo in casi estremi come i divorzi, le rotture o le morti.
Ovviamente, si tratta solo di impressioni che sorgono a posteriori e non tolgono nulla al valore di quanto si legge in questa autobiografia comunque interessante ed estremamente spassosa. Impossibile dare conto dei numerosi aneddoti e dei tremendi scherzi combinati da questo “serioso” signore ed altrettanto impossibile cercare di evocare le sensazioni che la lettura provoca nello svolgimento del testo. Quel che è certo è che, arrivati alla fine, si vorrebbe che la storia non finisse e che qualcuno ci rincuorasse, assicurandoci che ci saranno altri capitoli da aggiungere e che a farlo sarà sempre lui, Tony Iommi, The Iron Man.

RIFERIMENTI
Autore: Tony Iommi con J. T. Lammers
Titolo: Iron Man – Il mio viaggio tra Paradiso & Inferno con i Black Sabbath
Casa Editrice: Arcana Edizioni
Prima Edizione: Febbraio 2012
Genere: Autobiografia
Numero Pagine: 368
Prezzo: 19,50€



Philosopher3185
Mercoledì 10 Dicembre 2014, 11.34.54
16
Una delle migliori biografie che abbia mai letto.Non solo la storia del padre del riff metal,ma anche la storia dei Black sabbath;ci sono troppe biografie dei sabbath che parlano piu' di Ozzy che della band,invece questo libro parla anche dei Black sabbath a 360 gradi.
-Cobray
Giovedì 27 Dicembre 2012, 0.07.23
15
Appena comprato! Non vedo davvero l'ora di leggerlo.
Loke
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 23.42.27
14
Ottimo acquisto (tra l'altro l'ho pagato coi buoni della DoteScuola... Certe volte son soddisfazioni!), un libro a metà tra la sincera autobiografia e, in alcuni punti, il saggio tecnico, anche se mai troppo specifico o complicato. Personalmente non apprezzo molto lo stile "frasi spezzate con un solo concetto", ma credo che con la traduzione italiana si perdano molte chicce rispetto all'originale inglese. Certo, "Io sono Ozzy" è divertente e coinvolgente nettamente di più, entrambi i libri riflettono il carattere dell'autore, riservato e attento Iommi, esagerato e buffone il Madman, ma non sono nemmeno accostabili proprio per questo. Quindi: comprateli entrambi, ed aggiungete pure il nuovo "Black Sabbath - Masters of Reality" a cura di Stefano Cerati, un'analisi approfondita e appassionante della discografia del Sabba Nero nell'epoca Ozzy
Nightblast
Mercoledì 8 Agosto 2012, 8.53.29
13
Grande articolo per un grandissimo uomo e chitarrista...
LadyEvil
Martedì 31 Luglio 2012, 21.12.55
12
presa appena uscita! veramente bella ..la si inizia e non la si molla più fino a quando non si ha finito!emergono tanto aspettio anche alcuni inattesi di Iommi...da avere!
anvil
Martedì 31 Luglio 2012, 14.01.24
11
Bella! , Iommi un icona .
andrea
Mercoledì 25 Luglio 2012, 13.28.34
10
il chitarrista che amo di più, e un uomo con i controcoglioni
dantes
Mercoledì 25 Luglio 2012, 10.51.20
9
... letto tutto in 2 sere. Gran personaggio il buon Tony ... Libro davvero bello, interessante, pieno di anneddoti (stupendo quello del matrimonio di Bonham, mentre Ward poverino a tratti mi ha fatto pena per quello che era costretto a sopportare!! ... di certo era un uomo buono) ... mi aspettavo però davvero molto di più però riguardo ai rapporti umani all'interno della band e soprattutto, più cura ed attenzione verso la "creazione" delle canzoni. Si parlava degli album per inquadrare un tal periodo, ma ci sono davvero pochi riferimenti alle canzoni stesse ... anzi non se ne parla proprio quasi mai ... tante hanno fatto la storia ed a mio parere almeno alcune meritavano legittimi dettagli ... ma forse è giusto che sia solo la musica la "voce" di se stessa ... Speriamo comunque che tutto abbia un seguito e che sia il più positivo possibile ...
jek
Lunedì 23 Luglio 2012, 20.13.33
8
Bella recensione, appena finito il libro che sto leggendo lo acquisterò sicuramente. Adoro Iommi!!
BILLOROCK Fci.
Lunedì 23 Luglio 2012, 19.49.28
7
Mi viene da pensare, chissà se non fosse successo l incidente in fabbrica cosa accadrebbe adesso o se sarebbe un grande chitarrista lo stesso... Pensa te, a fare lo stacanovista l ha preso nel cu... quante volte capita nella vita odierna... porca tro....
BILLOROCK Fci.
Lunedì 23 Luglio 2012, 19.25.06
6
wow ... penso che lo prenderò come lettura estiva da associare a della ottima birra bionda...
Arrraya
Lunedì 23 Luglio 2012, 18.34.30
5
Beh, Sabotage sarà stato creato in un clima di tensione e allora...viva la tensione. Forse il capolavoro vero della band (Anche se è impossibile fare una classifica in tal senso).
Painkiller
Lunedì 23 Luglio 2012, 17.10.49
4
@AL: di Metal God ce n'è uno, e non me lo toccare!
AL
Lunedì 23 Luglio 2012, 15.28.58
3
solo le foto sono da leggenda! ottimo anche l'articolo. Tony veramente un metal god!!
manaroth85
Lunedì 23 Luglio 2012, 15.08.54
2
bellissimo l ho letto in 2 giorni, scritto veramente bene e sopratutto non si sofferma sugli inizi ma anche sul periodo post ozzy e dio...consiglio a tutti!!!!!!!
Sorath
Lunedì 23 Luglio 2012, 12.36.46
1
Ho letto questo libro...e a paragone di Io Sono Ozzy è nettamente migliore. Io Sono Ozzy si concentra solmente su alcol e droga, in questo libro c'è alcool,droga e musica...tantissima musica più tutti i retroscena di ogni album creato in studio dai Sabbath e non solo. Acquisto consigliatissimo per avere, se ce ne fosse ancora bisogno, conferma di quanto quest'uomo sia veramente speciale.
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22/07/2012
Articolo
IRON MAN
Recensione dell'autobiografia di Tony Iommi
 
 
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