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SADIST + RIUL DOAMNEI + STARGATE - Day III, Goose Festival, Castello di Zevio (VR), 04/08/2012
13/08/2012 (2536 letture)
PREMESSA
A cura di Nicola Strangis "Khaine"
Una valente realtà del metal italiano (i Sadist).
Una band che pian pianino si sta facendo un nome, non solo nell'underground (i Riul Doamnei).
Un monicker che, almeno su disco, mi era sembrato interessante e che ero curioso di vedere in sede live (gli Stargate).
Un piccolo festival ad ingresso gratuito, con stand gastronomici che offrivano, a prezzi decisamente contenuti, dei semplici (ma buoni) prodotti locali.
Una location decisamente fuori dai canoni del metal (il Castello di Zevio, VR), poco distante dall'uscita di Verona Est e comunque a mezzora di strada da casa mia.
Una compagnia fatta di amici, risate, una bella mangiata e bevuta, la voglia di stare tutti insieme ad un concerto.
Trovatemi un valido motivo per cui sabato quattro agosto non avrei dovuto partecipare alla terza giornata del Goose Festival. La risposta è retorica, perché un motivo -quest'anno- per me proprio non c'era. Stante questa breve premessa, partiamo con la descrizione dei tre concerti che abbiamo visto, che lascio ai miei amici e colleghi redattori, presenti con me in loco: buona lettura!

STARGATE
A cura di Andrea Poletti "Ad Astra"
Ore 21:40 circa, si dà inizio alle danze del Festival e gli Stargate fanno subito capire chi c’è sul palco; canzoni che lasciano il segno, non passano indifferenti come altre mille che puoi ascoltare a un qualsiasi festival: questi ragazzi sanno suonare e la loro prestazione sul palco lo conferma chiaramente, non appena iniziano a pestare su quegli strumenti. I pezzi, anche se di durata consistente, scorrono via tranquilli e si fanno apprezzare; soprattutto il pubblico, all’inizio un po’ statico, si lascia andare durante l’esibizione concedendo applausi meritati ai musicisti. Da rilevare la prestazione del chitarrista Fabio Varratta, che si esibisce in assoli di non facile esecuzione, tutt’altro che scontati. La performance non è perfetta, ma questo è probabilmente dato dall’umidità che pone ostacolo all’esecuzione sulle sei corde, tutto giustificabile in fin dei conti. Il cantante Flavio Caricasole è un ottimo vocalist e tocca tonalità canore molto simili ai primi Circus Maximus, intrattiene il pubblico e, cosa non da poco, si mette di lato, facendo air guitar, durante le lunghe parti strumentali dei brani, quasi come se volesse dire "si è vero, io sono il frontman, ma ora ascoltate che cosa sanno suonare i miei compagni!". Gli altri componenti del gruppo offrono una prestazione da gregari, come probabilmente è giusto che sia, le uniche pecche son date dai suoni impastati all’inizio dello show (le tastiere in certi momenti non si riuscivano a percepire) e dal volume della batteria talvolta troppo alto. Quaranta minuti, sette brani suonati perfettamente e il pubblico partecipe ha ovviamente dato carica ai quattro, che ci han regalato un inizio serata molto power... si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera, giusto?
Che cosa dire in conclusione, se non che siamo di fonte ad una esibizione pregevole, che non mi ha di certo lasciato deluso, la prestazione dal vivo dei pezzi del loro album Beyond Space And Time denota una spiccata vena “à-là Dream…” ma nessuno ne ha colpa. Il prog metal si suona così, per fortuna nostra, ed anche se i padrini sono caduti in un abisso senza luce in Italia possiamo vantare ottime realtà come gli Stargate.
Una volta di più supportiamo l'underground italiano.

RIUL DOAMNEI
A cura di Gianluca Fontanesi "Waste Of Air"
Allora. La scena è questa: da una parte c’è Chein che sta telefonando e sembra attivo come un futuro papà in sala parto; dall’altra, sul palco, spunta un fonte battesimale e l’asta di un microfono che sembra rubata al cancello del villino dell’ottuagenaria di turno. Sento odore di black metal, mi sfrego le mani, modalità demolizione ON con annesso scartavetramento di attributi nel prepararmi a sorbire un futuro strazio. Chein continua a telefonare, dovrebbero assumerlo come tosaerba; non si cura minimamente delle tre birre che bevo alla sua salute per prepararmi al flagello che mi ha appena assegnato. Gli voglio bene ma lo maledico, ah se lo maledico! Il cambio palco è relativamente breve e presto escono alle luci della ribalta cinque elementi vestiti da sacerdote; guardo in alto e noto una chiesa, riabbasso lo sguardo e compare il palco francobollato al luogo di culto. C’è qualcosa che tocca, un gusto malsano che mi strappa un sorriso. Carolina mi rassicura: “Guarda che a questi ho dato 80! Sono bravi!” Cerco di decifrare se il suo sia un atteggiamento ghignante o no, penso che eventualmente maledirò anche lei (uno più uno meno) e continuo a bere pregustando l’apocalisse che scriverò.

Ebbene...

Ebbene...

Ebbene si suona quasi in un luogo di culto e il grande capo fa il miracolo! Contrariamente alle aspettative mi trovo davanti ad un’ottima band! I Riul Doamnei suonano un black metal molto simile agli ultimi Dimmu Borgir; facciamo i penultimi che è meglio: Abrahadabra è solo una formula per provare a far sparire l’ultimo parto dei norvegesi. Dicevo: un black metal sinfonico infarcito da una massiccia dose di parti groove. La formazione è a cinque con voce-chitarra, basso, chitarra, batteria e tastiera. L’unica cosa che si può appuntare loro e l’abuso di riff monocorde con doppia cassa e lo sfruttare poco le due chitarre. Mi spiego: nel 90% dei pezzi le due sei corde fanno la stessa identica cosa; il gruppo suona tracce abbastanza lunghe e di ampio respiro, un qualche arricchimento in questo senso li porterebbe a un livello ancora più alto (parere mio eh). Ottime d’altro canto le linee vocali del cantante per la maggior parte in scream e sempre efficaci: intendiamoci, qui non c’è Vortex per fortuna! La coesione è ottima assieme alla tenuta di palco quasi di una band importante; i suoni sono cristallini anche se un po’ di volume alle chitarre non farebbe male. Stiamo ascoltando del metal, non dei canti gregoriani! La band è accompagnata da due megaposter che rappresentano Cristo in croce (una T) con sotto la scritta “M.A.F.I.A.”; qui ci vuole un crittografo, anche dilettante, ma che il tutto sia l’anagramma di Fatima è lampante come il titolo del disco che stanno suonando. La cosa curiosa? Dopo poche note un poster cade, forse lassù qualcuno sta storcendo il naso? Tutto poi scorre alla perfezione e si può registrare tranquillamente il picco della serata per quanto riguarda le presenze sotto il palco nonostante i successivi Sadist; la gente partecipa alla grande con circle pit ed headbanging. Per i Riul Doamnei si rivela quindi una serata più che positiva anche grazie ad un mini assalto al banchetto del merchandise subito dopo il loro concerto. Me compreso (ora nevica); ma devo dire che la proposta della band è dannatamente buona anche su disco: riescono nel 2012 a suonare black metal in maniera credibile, cosa non affatto facile. Ovvio, la parola inventare è una parola grossa, immensa; ma posso dire che Fatima è moooolto migliore di Abrahadabra?

SADIST
A cura di Carolina Pletti "Kara"
Ed ecco il pezzo forte della serata, i deathster genovesi Sadist, che nel loro live al Goose Fest ci propongono soprattutto pezzi tratti dagli ultimi due capitoli della loro discografia e dal seminale Tribe. I brani suonati live sono un po' diversi ripetto al disco, perché Tommy Talamanca suona contemporaneamente chitarra e tastiera: nei passaggi più complessi di chitarra la tastiera è quindi assente, negli altri punti è la chitarra che si sente di meno, dato che Tommy fa vibrare le corde solo con la mano sinistra mentre con la destra si occupa della tastiera. Per questo motivo il basso, che ha un suono estremamente atipico per il metal e forse più vicino al jazz, ha un ruolo ancor più di spicco che su disco. I brani, di conseguenza, possono sembrare più scarni (per quanto può essere scarno il death metal tecnico!), ma sono altrettanto gelidi e piacevoli da sentire. C'è chi preferisce ascoltare questo genere così complesso su disco che live, per avere la tranquillità necessaria per concentrarsi su tutti i passaggi, ma io non sono del tutto d'accordo con questa visione perché dal vivo posso vedere cosa fanno i musicisti e quindi riesco a godermi la musica ancora di più. E poi c'è da dire che i Sadist live sono sempre impeccabili e che i suoni erano molto buoni e permettevano di gustarsi i loro pezzi senza alcun fastidio. Dal punto di vista della gestione del pubblico e dell'intrattenimento "extra-musicale" devo dire che non sono i numeri uno: il cantante Trevor è l'unico che interagisce con il pubblico e lo fa parlando con il suo stile pacato e calmo, che caratterizza anche i suoi pochi movimenti sul palco (limitati in quest'occasione anche da una tendinite alla gamba destra) e che contrasta con la violenza del suo scream. Per quanto mi riguarda, poco male: la musica dei Sadist coinvolge lo stesso, ed il circle pit che si è scatenato tra il pubblico durante The Attic and the World of Emotions lo conferma.
Durante il live, però, non ho potuto fare a meno di farmi una domanda: dove sono i fan dei Sadist? Il pubblico davanti al palco era entusiasta (tanto che ha chiesto anche il bis) ma piuttosto ridotto. Perché una band come i Sadist, che ha anni di storia alle spalle, una discografia valida, un'alta qualità live ed una certa fama anche all'estero non ha uno zoccolo duro di fan che li segue quando suonano in Italia? Forse i fan del death metal tecnico sono troppo nerd per andare ad un concerto? Ok, questa era una battuta. In ogni caso la mia domanda iniziale rimane senza risposta.

SETLIST SADIST
1. Broken and Reborn
2. Season in Silence
3. The Attic and the World of Emotions
4. Escogido
5. India
6. One Thousand Memories
7. I Feel you Climb
8. Christmas Beat
9. Tribe
10. Tearing Away

--- ENCORE ---

11.Sometimes they Come Back


CONCLUSIONE
A cura di Gianluca Fontanesi "Waste Of Air"
Come ha giustamente detto Chein (nome in codice “Lo Smilzo”) poco fa, la serata è stata ottima e con prezzi da paese dei balocchi: 3 euri una birra, 3.50 un panino e 4 un piatto di carne e polenta sono un invito a nozze a cui nessuno ha resistito! L’ingresso era gratuito e la musica ottima (impianto decisamente sopra le righe) nonostante fosse di tre generi totalmente differenti fra loro; poi aggiungiamo anche una chioma rossa che al finire del tutto si aggirava per i tavoli raccattando bicchieri vuoti; no, Carolina non è una collezionista di campioni di saliva, ma con 20 cadaveri di birra te ne regalavano una! Tutto molto bello quindi, specialmente quando si è tra amici; conosciuti da poco ma come se li avessi al tuo fianco da una vita. Grazie ragazzi!
Ps: il pensiero malvagio è d’obbligo. E’ stata la mia prima volta coi Sadist, spesso sento dire loro di tutto, che sono ovunque, che hanno rotto le palle e bla bla bla... Forse è perché sanno suonare? Meditate assieme a Chein, che sta ancora telefonando: lo vedete girare?

Tutte le foto a cura di Vincenzo-Maria Cappelleri



L.addotto
Martedì 14 Agosto 2012, 13.30.06
2
SE Tribe e seminale io sono gesuccristo..... Dove sono le recensioni dei Sadist?
aliceinhell
Martedì 14 Agosto 2012, 10.25.35
1
ke sfiga!!!nn ci sono potuta andare,ci tenevo a vedere sia gli Stargate,sia I Sadist!!i Riul Doamnei li ho già visti e li trovo personalmente ridicoli,se gli è caduto pure il poster un motivo ci sara'
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La locandina della manifestazione
ARTICOLI
13/08/2012
Live Report
SADIST + RIUL DOAMNEI + STARGATE
Day III, Goose Festival, Castello di Zevio (VR), 04/08/2012
 
 
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