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METALCAMP - Day Four & Day Five - Tolmin, Slovenia, 09-10/08/2012
17/08/2012 (2524 letture)
Dopo tre intensi giorni di concerti il Metalcamp sta lentamente giungendo alla sua conclusione, non si può dire che non sia stata una settimana impegnativa, ma sicuramente resta una di quelle esperienze che rimarranno a lungo impresse nella memoria. Ma non è ancora finita, restano ancora gruppi del calibro degli Amon Amarth e dei Sabaton da ascoltare (senza dimenticare tanti altri gruppi minori altrettanto validi) per cui eccovi il riassunto degli ultimi due giorni. A voi la lettura!

DAY 4

GRAND MAGUS
Mio pallino da parecchi anni, i Grand Magus sono, insieme ai Korn, un altro dei principali motivi della mia presenza al Metalcamp. Primo grande gruppo della giornata, la loro performance ha inizio alle 17.30, in pieno pomeriggio, sotto il sole cocente di agosto; non certo il contesto più adatto, ma ai pochi presenti sembra interessare ben poco. Il carisma del singer Janne “JB” Christoffersson è invidiabile: tra una canzone e l’altra sembra quasi divertirsi nell’incitare continuamente il pubblico e l’effetto è quasi quello di una rimpatriata tra vecchi amici. Lasciano il segno canzoni come Hammer of the North e Iron Will, titletrack degli omonimi dischi, ma purtroppo il tempo a loro disposizione è davvero risicato (45 minuti) e vola via troppo in fretta. Il momento dei saluti lascia un po’ l’amaro in bocca proprio per questo motivo. Avremmo voluto tutti vedere di più, ma già era in preparazione il palco per i Korpiklaani.

KORPIKLAANI
Ammetto di aver atteso parecchio la possibilità di vedere dal vivo i Korpiklaani, probabilmente per merito delle ottime cose che avevo sentito dire su di loro in sede live. Una prima considerazione potrebbe riguardare il fatto che presentarsi sul palco nelle condizioni in cui si sono presentati Jonne Jarvela e il chitarrista Cane in un concerto normale sarebbe da fucilazione immediata. I nostri due chitarristi infatti erano vistosamente sbronzi (tanto che Jonne ha parlato in finnico per almeno mezzo show) e suonavano in automatico. Nonostante tutto, sembra che questa sia una delle prerogative dello show della band finlandese: in effetti è stato un concerto festoso ed allegro e la sezione ritmica (questa sana) ha retto bene fungendo da guida agli altri strumentisti. I suoni sono stati buoni e il coinvolgimento del pubblico totale: balli scatenati ad alto tasso alcolico, trenini e piccoli moshpit; un autentico baccanale (senza eccessi) che ha messo una grandissima allegria tra la gente davanti al Main Stage.

EDGUY
Altro concerto che lascia il segno seppur con tempistiche ristrette è quello degli Edguy. Bisogna dire, prima di ogni altra cosa, che il singer Tobias Sammet non era nel massimo della forma a causa dell’incidente capitatogli tre settimane prima durante il Bang Your Head!!! a Balingen, in Germania, quando cadde dal palco fratturandosi il naso e procurandosi una contusione all’anca. In effetti, come da lui stesso ammesso, sembrava quasi un acciaccato Ozzy Osbourne. Certo è che la voce non ha riportato affatto conseguenze: gli acuti invidiabili a cui ci ha sempre abituato sono stati ripetuti senza problemi, a parte per il fatto che i suoni non erano dei migliori. Spesso, infatti, doveva girarsi verso i tecnici per chiedergli di alzare il volume della voce o di abbassare gli strumenti in spia. Anche le sei corde hanno avuto diversi problemi durante la performance, mentre il basso era decisamente troppo alto. Problemi tecnici a parte, la band ha sfoderato l’ennesima grande prestazione: il batterista Felix Bohnke è sempre il solito animale da palcoscenico e la chitarra di Jens Ludwig tirava fuori assoli su assoli. La nuova Nobody’s Hero ha aperto la setlist, seguita dalle eccezionali Tears of Mandrake, Lavatory Love Machine, Ministry of Saints, la sempre divertente Robin Hood, Superhero (durante la quale un tizio travestito da Batman effettuava un crowdsurfing dietro l’altro), la romantica “pussy ballad” Save Me, e la conclusiva King of Fools. Non sono mancate nemmeno le numerose battute che il nostro Tobias è solito fare durante lo show, ma sarebbe davvero impossibile citarle tutte.

HATEBREED
Sul Second Stage è tempo dei Septicflesh, ma per dovere di cronaca mi ritrovo davanti al Main Stage per assistere ad un’ora di assalto degli americani Hatebreed. Band hardcore proveniente dal Connecticut e formatasi nel 1994, qualche anno fa furono per un certo lasso di tempo tra i miei ascolti preferiti, ma col tempo mi ero quasi dimenticato della loro esistenza. L’occasione di vederli dal vivo e rivalutarli è quindi per me ghiotta. Decido comunque di guardarli mentre cerco qualcosa da mettere sotto i denti nell’area del palco e, preso un trancio di pizza a 3,50 €, mi siedo su una panca e assisto a quello che sembra essere a tutti gli effetti uno dei più estremi live del festival. Granitici fino al midollo, i cinque statunitensi portano a casa un concerto davvero notevole dall’alto della loro esperienza. Molto bella la scenografia e davvero pesanti i suoni che si sentivano fin troppo bene anche da lontano. Perdo la fine dello show per andare ad assistere agli ultimi minuti dei Septicflesh, ma allontanandomi dal primo palco posso ritenermi soddisfatto di quanto visto.

SEPTICFLESH
Inizialmente ero convinto di dover perdere almeno una buona metà dello show degli Amon Amarth per poter assistere a quello dei Septicflesh sul Second Stage, per fortuna un cambio di programma ha fatto in modo che i due concerti non si sovrapponessero, cosa che ha fatto sì che davanti al palco occupato dalla band greca ci fosse parecchia gente. Concerto strano quello della band guidata dal singer bassista Seth Anton Siro (tra l'altro grande disegnatore di artwork oltre che musicista, dal momento che ha curato quelli di band del calibro di Paradise Lost, Moonspell, Kamelot, Exodus, The Foreshadowing e molte altre ancora), il symphonic death metal degli ellenici è infatti davvero un ossimoro in musica, come se le due anime della loro proposta cozzassero in modo violento ma senza per questo rovinarsi a vicenda. La parte death infatti è estremamente spinta: la voce di Seth è cattiva al punto giusto mentre le asce dei due chitarristi Christos Antoniou e Sotiris Vayenas hanno svisato riff affilati e violenti come piccole macchine da guerra, mentre dietro le pelli Benardo Fotis mette in luce tutta la sua conoscenza del repertorio di figure estreme. La parte orchestrale è stata tutta pre-registrata e mandata come samples, senza che perdesse di efficacia, anzi, la sincronia per suonare su partiture di questa complessità è tutt'altro che banale. I suoni sono stati discreti ad eccezione del pan laterale eccessivo delle chitarre che impediva di apprezzare appieno il lavoro di una delle chitarre a seconda del lato del palco dove ci si trovava, ma nel complesso si è trattato di un concerto magistrale.

AMON AMARTH
L’immensità di un appuntamento dal vivo con gli Amon Amarth è da tramandare ai posteri. Possono piacere o non piacere, ma è un dato oggettivo la loro grandiosità in un contesto come quello del Metalcamp. Quarti headliner di quest’edizione, gli svedesi dimostrano una volta di più non solo di essere una grande band, ma anche di essere in grado di rimanere sulla cresta dell’onda davvero a lungo. Quanto visto in quest’occasione è il risultato di una lunga attesa; prima di tutto per quanto riguarda la scenografia, fastosa e finalmente ad un livello adeguato per la serata in questione, poi per la capacità degli headliner di catturare quasi all’unanimità il pubblico presente in terra slovena. I fuochi d’artificio e le fiamme emesse dal palco che costantemente impreziosivano l’impatto con le canzoni sono solo una piccola parte di quanto messo in mostra dai Nostri. La voce possente di Johan Hegg è come sempre il mezzo ideale per narrare di divinità pagane e guerrieri nordici e la sua disponibilità a fine concerto è massima (lo si vede infatti fermarsi svariati minuti in più ad applaudire e ricevere a sua volta gli applausi del pubblico), il reparto ritmico martella a più non posso e non lascia scampo a nessuno (ma almeno i suoni sono ben calibrati) e le chitarre svolgono alla perfezione il loro ruolo, donando non solo riff cattivi ma anche la giusta melodia. Indimenticabili sono le nuovissime Destroyer of the Universe e Live Without Regrets, così come Guardians of Asgaard, Cry of the Black Birds e Under the Northern Stars, tratte dagli ultimi lavori in studio. Lo spettacolo regalatoci dagli Amon Amarth è tra i migliori di questi giorni e l’impressione è che i Sabaton dovranno fare non pochi sforzi per riuscire ad eguagliarli su più fronti.

DAY 5

HEIDEVOLK
Il nostro ultimo giorno al Metalcamp inizia davanti al Main Stage per assistere all'esibizione degli olandesi Heidevolk, band simpatica e alla mano che ha saputo mettere in piedi uno show vivace e coinvolgente per il pubblico accorso nonostante la notevole barriera linguistica (i testi sono tutti in lingua madre). Certo l'impatto di due singer (Joris e Mark) rispetto al classico frontman singolo è decisamente maggiore, ma anche gli altri strumentisti – con particolare menzione allo scatenato bassista Rowan – si sono dimostrati non solo abili musicisti ma anche bravi intrattenitori. I nostri hanno prevalentemente portato canzoni estratte dal loro nuovo disco Batavi, pezzi forti di una base pagan granitica ma mischiata ad un lato melodico non trascurabile. Buoni anche i suoni tranne per il volume decisamente troppo basso del microfono di Joris che è risultato abbastanza penalizzato rispetto a Mark. Decisamente un buon modo per cominciare la giornata!

STEELWING
Dopo aver visto gli olandesi Heidevolk, primo significativo gruppo della giornata, è ora degli heavy metallers Steelwing, tra le band più legate agli Eighties che mi sia capitato di vedere in questi giorni, insieme agli sloveni Shutdown. Dotati di immancabili pantaloni di pelle, incuranti quindi del cocente sole pomeridiano che sovrasta Tolmin, i cinque musicisti svedesi sfoderano una performance davvero coinvolgente e piena d’energia. Il cantante si avvale di un’ugola d’oro e sforna acuti su acuti senza perdere terreno man mano che il tempo scorre, i chitarristi sono forse il lato meno interessante della proposta visto che non sembrano dotati di grande originalità compositiva, mentre basso e batteria svolgono il loro compito senza strafare. I tre quarti d’ora a loro concessi si rivelano comunque piacevoli e adatti quantomeno a far partire la giornata nel verso giusto; i suoni non sono infatti niente male e tutto si svolge in un contesto piuttosto amichevole e tranquillo. Momento clou: quando il cantante, cercando di stupire i presenti, scompare dal retro del palco e salta fuori di corsa davanti alle transenne stringendo le mani ai fan in prima fila.

SWALLOW THE SUN
Ammetto che quando a poche settimane dall'inizio del Metalcamp l'organizzazione ha annunciato la presenza degli Swallow the Sun mi sono sentito come un bambino di fronte ai regali di Natale, non pensavo che avrei potuto vedere nel breve periodo la band che mi ha rapito con il nuovo Emerald Forest and the Blackbird (che ho fatto autografare durante il meet and greet con quasi tutta la band che mi ha ringraziato per aver comprato il cd, quando si dice umiltà e rispetto per i fan). Lo show è previsto nel tardo pomeriggio e, come un presagio di ciò che sta per avvenire, il sole viene coperto da una nuvola a pochi minuti dall'inizio del set dei finnici creando l'atmosfera ideale per lo spettacolo che stava per avere inizio. Dopo un ritardo di cinque minuti dovuto ad una D.I box malfunzionante collegata alle tastiere di Aleksi Munter si può cominciare con la titletrack dell'ultimo lavoro, e proseguendo tra pezzi estratti da New Moon e altri dall'ultima fatica come la stupenda Hate, Lead the Way! e la più dolce Cathedral Walls. Il singer Mikko Kotamäki guida la band in modo estremamente teatrale ma distaccato, fumando ogni tanto una sigaretta (indossava tra l'altro una maglietta dei Type 0 Negative, giusto per ricordare i maestri) e sopratutto dando prova della sua capacità di variare registro e stili vocali apparentemente senza battere ciglio. Le chitarre del mastermind Juha Ravio e di Markus Jämsen dipingono arpeggi melodici armonizzati ed effettati in modo sublime mentre la sezione ritmica composta dal batterista Kai Hahto e dal bassista Matti Honkonen, come da marchio di fabbrica, si destreggia tra momenti riflessivi e violente accelerazioni. Concerto da ricordare, dal vivo mettono davvero il gelo addosso questi ragazzi e psicologicamente parlando sono davvero intensi da ascoltare anche in sede live.

SODOM
Terminati anche gli Swallow the Sun, tocca ai thrashers teutonici Sodom fare il loro ingresso sul Main Stage. Ormai storici paladini del genere, i Sodom mettono in mostra un grande stato di forma e un’esperienza oramai ben consolidata; il singer e bassista Tom Angelripper è la solita macchina da guerra di sempre, e sembra anche riuscire a divertirsi parecchio col pubblico. Il poco tempo a loro disposizione non sembra essere un problema per il trio, che mette a ferro e fuoco l’intera area del palco principale con una potenza sovrumana, degna solo dei più grandi. Essendo l’ultimo giorno, le energie rimasteci non sono più molte, ma è impossibile restare impassibile alla carica sprigionata dai Sodom e il pubblico sembra pensarla allo stesso modo producendosi in sfrenati headbanging. Un buon modo di passare pienamente un’ora prima degli ultimi headliner del festival.

PAIN
Sarò sincero, non sono esattamente quello che si può definire un fanatico o un intenditore dell'industrial, però non penso non si possa conoscere un nome come quello di Peter Tägtgren (che conoscerete sicuramente per il lavoro negli Hypocrisy oltre che per la sua fama di grande tecnico di studio). I Pain sono il suo altro progetto solista, nato per mescolare la musica metal con ritmiche elettroniche abbastanza martellanti e ossessive (create però con suoni al limite del dance che pur nella loro ripetitività conferiscono un certo tocco melodico ai pezzi). L'esecuzione è stata portata avanti in modo assolutamente professionale anche se sinceramente non è stata in grado di colpirmi più di tanto, certo è che è stata apprezzata dalla moltitudine di spettatori (molti con la maglietta della band) che scorrazzavano ballando all'impazzata all'interno dell'area del Main Stage. In definitiva si è trattato di un concerto apprezzabile, rilassante ma nulla di più.

SABATON
Arriva il momento da tutti atteso, l’evento conclusivo di questa nona edizione del Metalcamp: l’esibizione dei Sabaton, ultimi headliner e probabilmente i meno importanti da un punto di vista storico essendo presenti sulle scene solo da poco più di un decennio. Ma a volte ci vuole poco a fare la storia e la band svedese è considerabile a tutti gli effetti una big del filone heavy/power moderno. Coi loro testi basati su eventi bellici sia storici che recenti si sono costruiti ben presto un’identità precisa e difatti l’attesa che percepisco prima del loro arrivo è davvero intensa. Preceduti sul palco dall’annuncio delle novità per il prossimo anno da parte dell’organizzazione interna (cambio del nome, ma stessa location), i Nostri dimostrano una capacità davvero notevole di presa sul pubblico, col cantante che scherza continuamente coi propri fans e fornisce una prova vocale davvero coi fiocchi. Tutta la band appare in forma ed è giusto ricordare che non si tratta certo di una formazione rodata negli anni, visto che quattro membri su sei sono entrati appena ad inizio aprile. Tra i momenti più simpatici c’è stato il lancio di una merendina sul palco, in direzione proprio di Joakim Brodén, il quale appena se ne accorge la raccoglie dicendo che “questa è roba per bambini, noi vogliamo altro!”. O ancora, quando sempre Brodén avvista una bandiera svedese tra le prime file e chiede agli uomini della sicurezza di farsela passare, scoprendo poi che sopra c’è una scritta in svedese con un “invito” a mostrare una parte del corpo su cui non batte il sole... E come dimenticare il rutto davanti al microfono, dopo che gli stessi fans lo hanno incitato a scolarsi una birra tutta d’un fiato? Non avendoli mai approfonditi più di tanto non riesco a ricordare con precisione i titoli delle canzoni, a parte Carolus Rex, ma l’impatto più che positivo che hanno avuto su di me mi porteranno a colmare presto le mie lacune. Lo ricorderò come uno dei concerti più divertenti e coinvolgenti dell’intero festival.

FROM THE DEPTH
Trovando cosa molto buona e giusta promuovere il metal tricolore ho volentieri perso la prima mezz'ora del concerto dei Sabaton per assistere alla prova sul Second Stage di questa giovane band di Parma, che nonostante l'età relativamente bassa è già riuscita a pubblicare un disco intitolato Back to Life. Il live si è svolto davanti a poche persone (il pubblico era quasi tutto nell'area del Main Stage) ma è stato piuttosto coinvolgente ed interessante, i nostri fanno power ma a differenza di quanto mi accade sempre più spesso ascoltando questo genere non mi sono affatto annoiato, segno che le idee ci sono anche se per adesso non mi pare abbiano ancora sviluppato uno stile inconfondibilmente loro (nulla di male sono agli inizi). L'unica nota negativa del live (oltre a dei suoni non perfetti) è legata all'atteggiamento del singer Raffaele Albanese: tecnicamente è notevole e ha un timbro e un'estensione adattissimi al genere proposto, ma quando si arriva in un contesto internazionale non ci si possono permettere sceneggiate come un "ci vediamo dopo il concerto" ad uno spettatore che aveva mostrato il dito medio, insultare velatamente chi ha scelto di vedere i Sabaton o parlare in italiano (quando tutti i gruppi sloveni che ho visto hanno parlato in inglese). Nonostante la percentuale di italiani sotto il palco fosse effettivamente molto alta, sono sicuro che non sia facile suonare davanti a poche persone o davanti a gente che ti deride o ti manca di rispetto, ma la credibilità in campo internazionale si guadagna anche con atteggiamenti più professionali. Ad ogni modo si tratta di piccoli dettagli di fronte ad un'ottima prova complessiva, tenete d'occhio i From the Depth se vi piace il genere!

TROLLFEST
Ormai è mezzanotte passata e manca solo una band per chiudere quella che è stata a quanto pare l'ultima edizione del Metalcamp con questo nome e questa organizzazione. Trattasi dei norvegesi Trollfest che quest'anno hanno anche inciso l'inno del festival; gli scandinavi sono fautori di una sorta di grindcore/folk demenziale (sono saliti sul palco vestiti da api) piuttosto tecnico (anche se a vederli da fuori non si direbbe). In effetti ci troviamo davanti a musicisti che pur non prendendosi molto sul serio sono capaci a suonare, sia quelli che si occupano della parte prettamente metal che quelli che curano gli strumenti più folk dell'insieme (fisarmonica e sax). Il cantato di Trollmannen è aggressivo e violento ma nonostante tutto si rivela essere una persona particolarmente simpatica quando presenta. Nulla di eccezionale questi norvegesi ma in quanto ad umanità e rapporto con il pubblico sono stati impagabili e hanno messo in piedi un live gradevole e perfetto per chiudere in allegria una stupenda settimana.

CONCLUSIONI
La settimana trascorsa in Slovenia è stata estenuante, è vero, ma tutto sommato si tratta di un’esperienza indimenticabile. Tra molti alti e pochi bassi bisogna comunque segnalare le note negative: partendo dall’area camping, suddivisa tra VIP Area (con band del Second Stage, personale della security e giornalisti) e area “comune”, entrambe dispongono di pochi servizi igienici e le docce sono gratuite nell’area VIP e a pagamento (2 €) nell’altra area, quest’ultima ben più vasta e brulicante di tende. La security e l’organizzazione più in generale è sembrata approssimativa e non così bene organizzata: alcune incomprensioni iniziali ci hanno fatto perdere parecchi minuti per riuscire a trovare lo spazio che avremmo dovuto raggiungere e dal paese è un gioco da ragazzi entrare nel campeggio sprovvisti di biglietto o di braccialetto, con evidente rischio furti che si innalza esponenzialmente per questo motivo. Alquanto privi di logica sono risultati inoltre i coupon utilizzabili all’interno dell’area festival: per mangiare e bere si è costretti a cambiare i propri soldi in coupon in un minuscolo punto seminascosto vicino al secondo palco e spesso quando si compra ad esempio più di una bevanda per volta ti viene restituito un solo gettone (token) invece che tre. Questi gettoni servirebbero giustamente a farsi restituire l’euro speso in sovrapprezzo (una bottiglia d’acqua a 3 € invece che 2 €) riportando la bottiglia o il bicchiere vuoto in un altro stand apposito, al fine di evitare di spargere rifiuti. Ovviamente questo includeva solo ciò che si comprava lì dentro, per cui di rifiuti “esterni” ce ne sono sempre stati ed era inevitabile. Inghippi organizzativi a parte, c’è da dire che anche i prezzi sono abbastanza esagerati, ma non c’era da aspettarsi di meglio da un festival. Consiglio per chi volesse trascorrere una settimana di festival anche il prossimo anno: portatevi cibo non deperibile (frutta, pane, biscotti) direttamente da casa e vedrete che sentirete il portafogli alleggerirsi con meno rapidità. Un’esperienza da vivere? Alla fin fine è impossibile non restarne affascinati, se si ama la musica metal in tutte le sue forme e la si vuole condividere con i propri amici, se si vuole fare la conoscenza di gente strana e divertente, se si vuole passare una settimana in spensieratezza, questa è la location più adatta! Appuntamento al prossimo anno al Metaldays 2013!

Report di Korpiklaani, Septicflesh, Heidevolk, Swallow the Sun, Pain, From the Depth e Trollfest, a cura di Gianluca Leone “Room 101”.
Report di Grand Magus, Edguy, Hatebreed, Amon Amarth, Steelwing, Sodom e Sabaton a cura di Arturo Zancato “Flight 666”.



Giasse
Lunedì 27 Agosto 2012, 21.20.31
6
From The Depth: conosco personalmente Raffaele Albanese e credo che fosse solo un po' teso, dato che è un ragazzo tranquillo e molto educato. I ragazzi a mio avviso devono ancora crescere molto, ma hanno l'atteggiamento giusto per stare nel mainstram...
AL
Lunedì 27 Agosto 2012, 14.44.17
5
sono stato là il 9. grande serata. amon amarth, hell e septicflesh bravissimi. era la mia prima volta al MC e mi è piaciuto un sacco anche la spiaggia (con trollfest acustici inclusi!). mi han deluso i korpiklaani.. noiosi.. cmq si poteva mangiare e bere birra poco prima dell'ingresso in un chiosco con tavoli e panche a prezzi stracciati.(e facevano pure gli scontrini!).
xXx
Sabato 18 Agosto 2012, 18.17.08
4
Ma....per "pussy ballad" è ciò che intendo io?
Flight 666
Sabato 18 Agosto 2012, 13.16.09
3
@ BILLOROCK: sarà dal 22 al 28 luglio, molto probabilmente sempre a Tolmin, stessa location!
BILLOROCK Fci.
Sabato 18 Agosto 2012, 12.31.42
2
concordo, il wacken trasuda metal da tutti i pori, e cmq vedremo dove e quando sarà il prossimo metalcamp!
hm is the law
Sabato 18 Agosto 2012, 11.06.08
1
Questo raduno in terra slovena prima o poi lo farò, mi attira più di Wacken
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