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SUMMER BREEZE - Introduzione e Day One, Dinkelsbuhl, Germania, 16/08/2012
27/08/2012 (3629 letture)
Tutte le volte che mi ritrovo immerso in un fiume di gente (che siano concerti, partite di pallone, maratone o altro ancora, non importa), il cervello mi si sintonizza immancabilmente su due concetti apparentemente antitetici: il flusso di cassa che tali fenomeni sono in grado di generare e la passione che spinge migliaia di persone a voler vivere la medesima situazione.
Se per stilare un preciso bilancio economico/finanziario servirebbe però chiarire molte variabili, per ragionare sulla passione è invece sufficiente concentrarsi sui principali driver che spingono ognuno di noi alla presenza. Ed è da qui che vorremmo partire per l’odierna disamina (anche considerando, in modo poco romantico – concedetecelo –, che è proprio dai bisogni che si generano i non trascurabili proventi….).

Il Summer Breeze, giunto alla sua quindicesima edizione, fa parte di quei momenti dell’anno solare che non possono essere ridotti al semplice asse musicale, ossia che non rappresentano solo ed esclusivamente una dimensione allargata di quello che comunemente chiamiamo “concerto”. Un festival open air, in sé, si trascina un codazzo di giustificazioni e liturgie che li trasformano in eventi irrinunciabili, nonostante i format siano rimasti identici da circa trent’anni.
Serenamente: il Summer Breeze non ha né il blasone né la dimensione del Wacken e del Metalcamp anche se, anno dopo anno, gli organizzatori hanno conquistato la fiducia di decine di migliaia di metallari con un’organizzazione impeccabile e con un bill sempre migliore bilanciato nelle varie correnti tematiche. Un esempio della grande attenzione alla clientela è, ad esempio, la puntualità: in tre giorni è capitato spesso di essere al limite dell’anticipo, piuttosto che in ritardo, condizione che di certo non è comunemente riscontrabile in qualunque concerto vogliate frequentare nel belpaese e che non penalizza (per non dire “favorisce”) le band posizionate negli slot notturni. Altro piccolo ma importante tassello di questa tre giorni tedesca (che divengono quattro considerando anche il conciso “ingaggio” del mercoledì) è rappresentato dalla gestione dei flussi di ingresso ed uscita sempre rapidi e attenti (ma attenzione a non presentarsi alle porte del Summer Breeze con qualsivoglia oggetto di vetro).
Prima di scendere nei dettagli delle prestazioni artistiche torniamo però ai principi di un ferragosto passato nella “rumorosissima” ed affollata pianura di Dinkelsbuhl: di certo, e questo mi fa pensare che le esibizioni siano davvero solo una piacevole “scusa”, il principale movente va ricondotto nello spirito di branco e nella voglia di rimanere costantemente connessi con una libertà di intenti, di opinioni, di abbigliamento, di alimentazione, ecc… che nel quotidiano molti non si possono permettere.
Di questa stregua è abbastanza chiaro che il cuore pulsante di un qualunque festival metallico è rappresentato dal campeggio, luogo in cui si passa la maggior parte del tempo.
Carolina Pletti “Kara” ci suggerisce qualche piccola malizia per “sopravvivere” in un simile accampamento.

SUMMER BREEZE - GUIDA ALLA SOPRAVVIVENZA PER NEOFITI
Com'è bello il campeggio al festival metal. O anche: com'è economico. E quanto si pena se non si è adeguatamente preparati! Ma non disperate: ecco qui per voi una semplice guida da tenere alla mano in tutte le occasioni di festival (Summer Breeze e non solo) per semplificarvi la vita e rendere la vacanza più rilassante.

Must Have
1- La moka. Altrimenti vi sfido a resistere fino alle 4 di mattina per i concerti.
2- Maschera antigas. Utile per non soffocare nella polvere e per andare in bagno la mattina (i tedeschi ci tengono alla puntualità). Se non ce l'avete no problem: la vendono alle bancarelle.
3- Stomaco di ferro. Utile per sopportare il cibo pesantissimo, i fiumi di birra, la vista di uomini in costume da Borat.
4- Nastro americano. Utile per riparare la tenda dopo che qualcuno ci ha camminato sopra, per sigillare gli avanzi del vostro cibo in modo che non siano invasi dai topi, per essere alla moda attaccandoselo sui capezzoli, come misura d'emergenza contro vicini troppo rumorosi.
5- Raffreddore. Protegge dai cattivi odori ed è utile quindi se la vostra tenda è sottovento rispetto ai wc chimici, se decidete di andare in paese prendendo il bus navetta, se il vostro vicino pensa che la colazione ideale per cominciare la giornata dopo una sbronza sia a base di cipolla fritta nel burro. Se non ce l'avete non disperate: non portatevi dietro la giacca ("con questo caldo è impossibile che faccia tanto freddo la sera, no?") ed entro il secondo giorno sarete perfettamente attrezzati!

Achtung!
1- I tedeschi non capiscono la nostra intima necessità di mangiare salame ogni qual volta ci troviamo all'aria aperta. Tantomeno capiscono la nostra incapacità di fare a meno di quello di casa, che necessita di una sberla di coltello da 20 cm per essere preparato al consumo. Non ci sarà modo di corromperli o convincerli, il coltello sarà prontamente confiscato ed il salame dovrete mangiarlo a morsi. Inutile provarci.
2- Non accettate cibo dai vicini di tenda, anche se si tratta della bistecca più buona del mondo: è un trucco per farvi sentire in debito in modo che non rompiate le scatole se poi strillano tutta la notte o ascoltano musica elettronica su stereo alimentati da rumorosissimi generatori. Perché al Summer Breeze, al campeggio, la gente ascolta la dance.
3- Se vi invitano a partecipare ad un "giochino molto divertente" chiamato flunky ball, non fatelo. Comporta correre e bere birra a collo, dopo un paio d'ore starete collassando da qualche parte anche se sul palco suona il vostro gruppo preferito.

No
1- Otto di mattina. "Magari vado a farmi la doccia, che è presto e ci sarà poca fila!". No.
2- "Perchè mi dici di non camminare sul pantano vicino ai bagni? Sarà solo fango!". No.
3- "Ok, questo laghetto avrà anche l'aspetto di una pozzanghera, ma se ci fanno il bagno loro senza prendersi la leptospirosi vorrà dire che anch'io posso tuffarmici, no?". No.
4- "Questa cosa nella lattina verde la bevono a colazione, quindi sarà limonata, no?". No.
5- "Intanto parcheggiamo, poi piantiamo la tenda con calma che tanto ci sarà ancora posto". No.
6- "Beh dai, è tutto il giorno che bevono e fanno casino, tra un'oretta saranno stanchi e andranno a dormire, no?". No.

I CONCERTI
Bene.
Fatta chiarezza su un primo tema di contorno (ben lungi dall’essere trascurabile), tuffiamoci in quello che ha offerto il Summer Breeze dal lato artistico nella giornata del 16 di agosto. Va subito premesso che, nonostante fossimo in tre più un fotografo, la copertura totale è risultata un’impresa irraggiungibile, vista la contemporaneità tra Main/Pain Stage (l’area concerti all’aperto) e il Party Stage (la tensotenda in cui sono generalmente confinati i gruppi più estremi e meno mainstream) e la necessità di godere di momenti di riposo senza i quali sarebbe impossibile “tirare” dalle undici di mattina fino alle quattro del giorno successivo. Di seguito ciò che abbiamo seguito con attenzione.

OBSCURE SPHINX
Viene dato ufficialmente il fuoco alle polveri con l'esibizione dei vincitori del New Blood Award: tocca ai polacchi Obscure Sphinx il ruolo di apripista, con il loro post metal dalle svariate influenze. Certo, sin dalle prime note la proposta del quintetto si dimostra particolare: guidati da una carismatica Wielebna dalla versatile vocalità, che esteticamente ricorda moltissimo una certa Lisbeth Salander, i nostri scolpiscono strutture mastodontiche a colpi di otto corde, effetti elettronici e ritmiche fangose ed avvolgenti. I brani sono strutturati ed ipnotici, perpetrandosi per tempistiche elevate, tanto che la band si limita solamente ad un paio di estratti dal debutto Anaesthetic Inhalation Ritual, raccogliendo un deciso consenso del pubblico grazie alla trascinante Nastiez.

BE'LAKOR
Ritornano per quest'edizione del festival gli australiani Be'Lakor, presentando per l'occasione il terzo full lenght Of Breath And Bone. Rispetto alla prestazione offerta un paio d'anni fa nella stessa sede, continuamente ostacolata da difficoltà con la strumentazione e ritorni spaccatimpani nelle casse spia, in quest'occasione la band si dimostra impeccabile: i volumi sono settati in modo adeguato e la band suona come su disco, con la differenza che i musicisti si dimostrano dinamici ed energici. Infatti, nonostante la giovane età, i nostri dimostrano di essersi fatti le ossa e di saper tenere il palco più che decentemente. Vista la lunghezza media dei brani, la setlist è ridotta e pesca brani da Stone's Reach, full lenght che ha consacrato i Be'Lakor a livello internazionale, e dall'ultima fatica Of Breath And Bone. Le nuove composizioni, in particolare, risultano più coinvolgenti in sede live che su disco, lasciando cadere quell'impressione di già sentito che aleggiava durante l'ascolto.

SETLIST BE'LAKOR:
1. Venator
2. Remnants
3. Fraught
4. Sun's Delusion


MÅNEGARM
Il mio primo concerto e la mia prima delusione per questo Summer Breeze, non tanto per colpa della band in sé quanto per la pessima qualità del suono. I viking metallers svedesi suonano purtroppo sul Pain Stage, che sembra creare serie difficoltà ai fonici dato che un concerto su tre di quelli che ho visto su questo palco (dal nome azzeccatissimo) avrà suoni da non buoni a pessimi. Nel caso dei Månegarm, come già successo per altre band, la cassa della batteria è esageratamente amplificata e nei momenti più serrati copre gli altri strumenti e diventa intollerabile, e le chitarre si sentono a tratti, anche a seconda di come soffia il vento. Non sono riuscita a godermi per niente questo concerto, anche per via del nervoso: è almeno dal 2009 (non posso parlare dalle edizioni precedenti perché non c'ero) che il Pain Stage ha questo terribile impianto con le casse a terra, sicuramente difficile da gestire per i fonici (anche perché la torre del mixer è rialzata, situazione che rende l’ascolto dei tecnici ben diverso da quello del pubblico), e la cosa va a discapito delle esibizioni. Dato che ormai il Summer Breeze è uno dei festival metal più grandi e conosciuti della Germania, sarebbe anche il momento di rinnovare l'attrezzatura e fornire il Pain Stage di un impianto migliore! A parte questo, il concerto di per sé non è andato male: i Månegarm sono pieni di energia ed i loro fan davanti al palco, forse meno esigenti di me, sembrano più che coinvolti dal loro show. Oltre ad alcuni classici come I evig tid e a brani tratti dall'ultimo album come Nattväsen, ci vengono proposte alcune nuove composizioni che spiccano subito per il cantato inglese. Da quel che sono riuscita a sentire mi sono parsi estremamente epici e più heavy del solito. Attendo con curiosità il nuovo album e spero di poterli rivedere presto in condizioni migliori.

GLORIOR BELLI
Ai parigini l’onere di aprire la rassegna sul Party Stage, compito non facilissimo a causa di una certa freddezza del pubblico che, combinata con il black metal dalle tinte southern dell’ultima release – molto gettonata all’interno della setlist –, stride con la potente luce che penetra dalle “ali” del tendone in cui si esibiscono. J. ce la mette tutta per sciogliere il pubblico ma, a fronte di una buona prestazione tecnica (che peraltro migliora con il passare dei minuti grazie ad una più attenta regolazione della front line), il suo incedere deciso non fa breccia, complice anche l’esagerata staticità dei compagni ed un look non proprio accattivante (leggasi canotta bianca da muratore). La fedeltà rispetto alle release è buona, soprattutto per quanto riguarda il vocalism e la sezione ritmica, e lo spirito fangoso espresso fin dagli esordi risulta assolutamente mantenuto: per questo motivo sono per la promozione di questa insolita black band che conferma quanto di buono la Francia continua a produrre nel settore.

AGRYPNIE
Il Party Stage si dimostra ancora una volta il palco più adatto ad ospitare le band che necessitano di una certa intimità per la propria esibizione: tra queste non potevano mancare gli Agrypnie, crepuscolare creatura di Torsten Hirsch. I nostri giocano in casa ed il calore del pubblico tedesco nei loro confronti lo dimostra, ma la band prova presto che le ovazioni sono meritate. L'esibizione si apre sulle note di Figur 109-3, tratto da 16[485], che sfuma nella marziale Der Tote Trakt, mostrando un comparto ritmico serrato e possente. Le sette corde delle due asce sono roboanti e definite, i synth invece dilatano le atmosfere rendendole impalpabili ed eteree.
Ottima presenza scenica per tutti i componenti della band, in special modo per il frontman che non resta fermo per un solo attimo: tra headbanging e gestualità varie trova sempre il modo di amplificare l'effetto uditivo mediante una canalizzazione visuale delle emozioni. Volendo a tutti i costi trovare un difetto nell'esibizione degli Agrypnie, o meglio un punto che potrebbe non incontrare il gradimento di tutti gli ascoltatori, questo risiede nella vocalità di Torsten Hirsch: non essendo il suo un vero e proprio scream, ma piuttosto un pulito molto sporcato che viene esasperato in sede live, questo potrebbe far storcere il naso ai più schizzinosi. C'è anche da dire che un timbro di questo tipo si adatta particolarmente bene alla proposta post black della band, risultando in un connubio scarnificante per la propria portata.

SETLIST AGRYPNIE:
1. Figur 109-3
2. Der Tote Trakt
3. Augenblick
4. Gnosis
5. Morgen


ALCEST
Ciò che temevo fin dalla news d’annuncio della presenza dei francesi al Summer Breeze 2012 si realizza. Neige e soci mi piacciono molto meno rispetto ad altre occasioni (Lonato 2010, Retorbido 2011), anche se non è propriamente colpa della band: gli Alcest non sono infatti un gruppo adatto ad un grande festival, dato che per entrare in sintonia con la loro musica sognante e trasognata è necessario un tempo non compatibile con l’incedere rapido e preciso che tali situazioni impongono, e difatti la previsione non viene smentita. Innanzitutto non è facile seguitare ad una realtà crescente come quella dei locali Agrypnie, soprattutto se si sceglie di iniziare lo show con il singolo di apertura di Les Voyages De L'Âme(Autre Temps) che con il suo incedere delicato deterge tutto il sudore sin d’ora profuso sotto il Party Stage. Neige comincia con poco volume al microfono, condizione che costringe il banco mixer ad aggiustare (verso l’alto) la posizione delle regolazioni in corrispondenza del clean vocalism; tale situazione, che per esperienza posso definire piuttosto consueta, finisce per penalizzare i momenti di screaming (Percées De Lumière, ad esempio) che finiscono per coprire quasi completamente l’esemble sonoro. Dal lato visivo gli Alcest sono poi quanto di più statico possa esistere nel panorama musicale, ma ciò non costituisce novità: i tre frontmen (Neige, Zero e Indria) non muovono un passo e rimangono fissi e frontali alla platea quasi come fossero statue di sale. Zero è comunque un compagno d’armi perfetto per il mastermind Neige, sia dal lato strumentale, sia da quello vocale, con una accuratezza davvero invidiabile. Inutile dire che Indria non è Teyssier, aspetto indiscutibilmente non trascurabile, dato che il sound dei francesi dipende fortemente dal moto perpetuo del quattro corde: la precisione c’è, ovviamente, tuttavia sono i colori (e dunque il pathos) ad essere in difetto. Primo boato (di libidine) quando viene presentata Les Iris, unico estratto dal capolavoro Souvenirs D’Un Autre Monde; secondo boato (di sconforto) quando viene annunciato l’ultimo brano. Dire che gli Alcest si siano comportati male sarebbe una stramberia, anche se la condizione in cui si sono dovuti esibire – va detto – non costituisce affatto l’habitat naturale degli shoegazer francesi. Ripeto: meglio in un club al chiuso e con un timing maggiore (ragion per cui mi si gelano i polsi a pensare al tour prossimo venturo di supporto ai Katatonia).

EPICA
Gli Epica sono uno di quei gruppi che si amano o si odiano (ci metterete un attimo a capire da che parte sta il sottoscritto): i loro set sono sempre molto curati e ben costruiti, e la musica perfettamente intonata rispetto all’immagine un po’ “tamarra” che gli stessi cercano di celare dietro all’infantilismo iconografico della Simmons. Sul palco principale del Summer Breeze non si fa eccezione, anche se a riguardo della scaletta (priva di molti successi del passato) avrei qualcosa da ridire: la sezione strumentale si muove con perizia, ma una certa “grezza granulosità” nelle distorsioni chitarristiche leva impatto e potenza. Stessa sorte quando a far saltare sui talloni l’intera arena concerti ci si mettono le orchestrazioni, a tratti nauseabonde: l’effetto è quello di coprire con i campionamenti gli interventi live, cosa che danneggia non poco la performance (e che in sé distrugge il concetto nativo di “concerto”). La voce di Simone (che non è quella di Tarja, intendiamoci) si dilunga spesso in giochi complicati peggiorano la digestione dei brani di recente fattura (Monopoly On Truth, ecc…), mentre l’harsh di Mark Jansen è ben lontano da quello dei giorni migliori. Con il passare del tempo anche le movenze sul palco diventano stantie, forzate ed un po’ troppo teatrali. Passano titoli quali Unleashed, Martyr Of The Free World, Sancta Terra (il pezzo meglio interpretato) ma in definitiva tutto scorre con lentezza e fatica. Anche la proverbiale bellezza di Simone, fasciata in un abito nero piuttosto anacronistico, mi pare appassire sotto il sole di Dinkelsbuhl… Forse sarò io a sopportarli poco (l’avevate capito da soli?), ma davvero ho visto una band esageratamente concentrata sull’aspetto visuale a discapito di ciò che realmente conta. Per me bocciati.

DIE APOKALYPTISCHEN REITER
Con i Die Apokalyptischen Reiter ci si avvicina agli slot che contano di questa prima giornata del Summer Breeze. I tedeschi sfruttano pienamente il fattore “campo” e si presentano sul palco agghindati di tutto punto (il tastierista Dr. Pest ha la solita maschera sadomaso, mentre Fuchs sfoggia una mise rossa – che poi abbandonerà – completata da ridicolissime bretelle) pronti a mandare in delirio decine di migliaia di fan accorsi per il loro spettacolo. Wir Sind Das Licht (da Licht del 2008) apre le danze mostrando i Die in grandissimo spolvero. Revelation, Unter Der Ache e Freide Sei Mit Dir mostrano la volontà di realizzare un set per aficionados pescando indistintamente da tutte le uscite, anche datate. Unico esemplare del recente Moral & Wahnsinn resta difatti l’overture Die Boten. Lo show si dipana tra fuochi, altalene catenate e siparietti piuttosto “tanz”, mentre tra il pubblico è una gara a raggiungere le prime file (volando sulle teste altrui, ovviamente). Volk-Man e Ady si muovono con velocità lungo tutto il fronte di attacco, ma le vere schegge impazzite sono Dr. Pest e Fuchs che attirano gli sguardi perplessi di chi non conosce le abitudini live della band tedesca. Adrenalin, Der Adler e Der Weg rendono sempre più piacevole la setlist anche se è con Seemann che esplodono anche le ultime fila. Nel frattempo molti si sono spostati al capezzale del Main Stage per la performance dei Behemoth, ma gli occhi sono comunque catalizzati sul megaschermo centrale. Lasciando perdere la tecnica un po’ approssimativa e certe trovate un po’ troppo “caciarone”, va detto che con i Die Apokalyptischen Reiter ci si diverte sempre. E così è anche al Summer Breeze 2012.

BEHEMOTH
It feels good to be alive!

È con questo inaspettato inno alla vita che Nergal ammutolisce il pubblico urlante dopo una decina di minuti di concerto al Summer Breeze (prima di ripartire, sparato, con la magnifica Conquer All). Senza voler fare facili retoriche sono queste le parole più mirabolanti che ho sentito nella mia carriera metallica: Nergal, demone incarnato sotto umane spoglie, che ringrazia di essere ancora su questa terra dopo la paura per la terribile malattia che lo ha costretto ad un trapianto di midollo; il tutto accade tra fumate di ghiaccio secco, luci rosso fuoco e richiami demoniaci che capeggiano in ogni dove. Ma veniamo al set. I Behemoth si presentano al Summer Breeze 2012 colmi di energia. Lo show, che pesca dalle varie release prediligendo comunque la seconda parte della carriera (quella più “tecnica”, per capirci), è immediatamente segnato: il folletto di Gdansk ed i suoi compagni si presentano con una decisione ed una dinamicità da far invidia alle band più giovani. Orion e Seth fasciano perfettamente le ali del demone Nergal, proteggendo il loro Signore dagli occhi indiscreti della Germania. Il suono è potentissimo ed il malefico growl risuona in tutta la pianura circostante: l’ipervelocità imposta da Inferno non permette tregua, ma nonostante ciò i cordofoni si amalgamano senza nessun inciampo per tutta l’ora abbondante dedicata a questo insano rito. La mise dei quattro polacchi è ineccepibile: adorni come degli oscuri sacerdoti, Nergal & soci procedono nella loro liturgia imponendo best sellers come Demigod, Conquer All, Christians To The Lions e, naturalmente, Slaves Shall Serve! Non sono mancati all’appello titoli dell’ultimo Evangelion quali Ov Fire And Void e Lucifer, mentre da The Apostasy giunge una devastante At The Left Hand Ov God in cui i tre frontmen si ritrovano avvolti tra le fiamme dei candelabri che avvolgono i rispettivi microfoni. Molto scenografico anche l’incipit di Christians To The Lions quando vengono arse due enormi croci rovesciate che circondano il fronte del palco, in segno di totale devozione al maligno. Dal lato esecutivo vanno notati i pregevoli i chorus forniti da Orion e Seth; un po’ sporco, ma adatto al contesto, il mastodontico lavoro del guitarism che fa da contraltare alle rasoiate chirurgiche di Inferno, i cui tamburi sono parsi però esageratamente plasticosi (in perfetto stile Evangelion). Alla fine dello spettacolo tutti ne vorrebbero ancora. Stando alle urla i Behemoth escono dal primo giorno come incontrastati vincitori; stando alle mie orecchie… pure…

ELUVEITIE
Finito il concerto dei Behemoth cerco di dirigermi al Pain Stage più velocemente possibile per raggiungere una posizione che mi permetta di vedere qualcosa, ma purtroppo lo stretto spazio davanti al palco è già affollatissimo e posso considerarmi fortunata se da dove sono riesco a vedere il megaschermo! Gli Eluveitie non li ho praticamente visti, ma almeno li ho sentiti bene: questa volta i fonici sembrano sapere il fatto loro ed i suoni non sono male. La loro performance è buona, i brani risultano sorprendentemente simili a quello che si sente dal disco, cosa che non mi aspettavo visto il massiccio lavoro di post-produzione al quale vengono sottoposti gli album degli svizzeri, caratterizzati da un suono estremamente nitido e livellato in cui ogni strumento è perfettamente incastrato al suo posto senza sbavature. Anche Chrigel mi sembra in forma: il suo growl è meno potente che su disco, ma considerando che quando non canta suona i flauti e che quindi non ha neanche un attimo per prendere fiato credo che la cosa sia fisiologica. La cosa che mi ha stupito in negativo, invece, è la scaletta: innanzitutto i nostri scelgono di suonare quasi solo brani tratti da Helvetios (con l'eccezione di Uis Elveti, Inis Mona e Kingdom Come Undone). Seconda cosa, suonano a stretta distanza sia A Rose for Epona che Alesia, le due "pecore nere" della loro discografia (si tratta di ballad in cui la voce principale è quella femminile). Non ho gradito la scelta, anche perché Anna Murphy alla voce se la cava, ma non come su disco. Se avessero suonato al posto di almeno una delle due qualche altro classico, magari un brano più movimentato, il concerto mi sarebbe piaciuto di più.

SUBWAY TO SALLY
Semisconosciuti in Italia, grandissimi in Germania, i Subway to Sally sono tra i pionieri del mittelalter rock. Appena una settimana fa ho assistito al loro esibizione al M'era Luna Festival, concerto che mi è piaciuto talmente da farmi venire voglia di rivederli subito. Purtroppo ho avuto una parziale delusione: la scaletta presentata è esattamente la stessa, con tanto di medesime mosse da parte del cantante e medesimi effetti speciali, i suoni sono meno definiti (questo perché l'impianto del Main Stage del M'era Luna è una bestia al confronto con quello del Summer Breeze), e soprattutto Eric Fish è oggi assolutamente senza fiato! Siccome solo la settimana scorsa la sua performance era stata impeccabile, sono sicura che si sia trattata di una defaillance temporanea, chissà, magari dovuta alla gran quantità di polvere e ai campi appena tagliati che nel frattempo causano una reazione allergica anche a me e al mio ragazzo. Il concerto in sé non è stato male, ma tutt'altra cosa rispetto a quello di cui vi dicevo: Eric Fish, a causa della sua condizione, non è riuscito a trasmettere la stessa energia nella folla, ed il fatto che la scaletta fosse la stessa identica mi ha disturbato. I Subway to Sally sono una band con 20 anni di carriera alle spalle e con parecchia esperienza live, dato che sono in tour di continuo, quindi non credo che cambiare un paio di brani nella setlist sarebbe costato loro troppo sforzo. In ogni caso, se siete interessati ad avere maggiori dettagli sulla loro performance, vi rimando al mio articolo sul in uscita tra qualche giorno!

GHOST BRIGADE
C'è grande attesa per la prova dal vivo dei Ghost Brigade, formazione in continua ascesa che dimostra di essere in una fase di transizione tra il depressive rock delle origini e la deriva più doomy del recente Until Fear No Longer Defines Us. Come previsto, l'esibizione è incentrata sulle cadenze grevi dell'ultima fatica, concedendosi qualche passaggio malinconico per Isolation Songs, ma non sufficiente a spazzare via l'atmosfera plumbea che caratterizza le recenti composizioni. Lo show è decisamente energico e coinvolgente, con la band partecipe durante l'esecuzione (batterista compreso, cosa che non è dato vedere molto spesso) ed al tempo stesso inappuntabile nella riproposizione dei brani. Svettano su tutti il drummer Veli-Matti Suihkonen, piovra che non perde occasione per creare massicci pattern sulle percussioni, ed il cantante Manne Ikonen, abilissimo sia nel growl che negli inserti di pulito. Quando i finlandesi propongono Breakwater, dal cui testo deriva il titolo dell'album, il pubblico si scatena al ritmo del pesantissimo finale, scuotendo la testa a più non posso. La nostalgica Soulcarvers funge da commiato con il proprio solenne finale: uno alla volta i componenti della band abbandonano il proprio strumento poggiandolo contro l'amplificatore, mentre i restanti musicisti ripetono in loop il giro conclusivo, fino a terminare il brano tra i ritorni e gli echi. In definitiva i Ghost Brigade si confermano una realtà da tenere d'occhio: il loro songwriting è semplice ma di grande presa, in grado di coniugare la melodia con ritmiche molto cupe, coadiuvato dalla grande energia della band on stage.

SETLIST GHOST BRIGADE
1. Lost In A Loop
2. Traces Of Liberty
3. Breakwater
4. Into The Black Light
5. My Heart Is A Tomb
6. Clawmaster
7. Soulcarvers


FARSOT
Le esibizioni nei palchi principali sono ormai terminate, ma la proposta del Summer Breeze non s'interrompe fino a tarda notte, dando la possibilità a chi non è ancora stanco di seguire gli show più di nicchia fino all'alba. Tra le band più glaciali di quest'edizione ci sono anche i tedeschi Farsot, autori di due pregevoli lavori in cui il black si apre a contaminazioni e spunti ricercati. Lo spettacolo è introdotto da un breve tema strumentale, dopo il quale il vocalist 10.XIXT raggiunge la band on stage. Subito qualcosa non quadra: il frontman è immobile per la maggior parte dell'esibizione, sfoderando un timbro marcio e poco incisivo. La prestazione del quintetto è sì buona dal punto di vista musicale, ma dannatamente statica per quanto riguarda la presenza sul palco; manca totalmente di coinvolgimento, insomma. I brani di Insects, già ostici nel loro lento incedere e faticosi da digerire su disco seppur coinvolgenti una volta metabolizzati, vengono pertanto raddoppiati in pesantezza in sede live. Fortunatamente la terza e conclusiva riproposizione dei Farsot tocca IIII, ripescando una Thematik: Trauer che nessuno si sarebbe mai atteso. Nei suoi venti minuti il brano è dinamico, imprevedibile, trascinante, riuscendo a risollevare le sorti di un'esibizione su cui il giudizio non era del tutto positivo. Certo la band ha delle buone carte in studio, se solo curasse maggiormente la resa dal vivo dei propri brani sicuramente potrebbe aumentare la propria visibilità e raggiungere un numero maggiore di ascoltatori.

SETLIST FARSOT
1. Intro
2. Withdrawal
3. Adamantine Chains
4. Thematik: Trauer


OUTRO
Che altro dire…
La prima giornata si chiude con fatica ma grande soddisfazione. Ora c’è una notte da vivere al Summer Breeze, magari proprio dentro a quel campeggio di cui vi parlavamo qualche riga sopra. Pensavate fosse solo un affaire di musica?
No no no… State connessi!

CREDITS
Guida alla sopravvivenza e report di Månegarm, Eluveitie e Subway To Sally a cura di Carolina Pletti “Kara”.
Report di Obscure Sphinx, Be'Lakor, Agrypnie, Ghost Brigade e Farsot a cura di Giovanni Perin “Giomaster”.
Intro, outro e report di Glorior Belli, Alcest, Epica, Die Apokalyptischen Reiter e Behemoth a cura di Massimiliano Giaresti “Giasse”.
Foto a cura di Cristina Mazzero.



Giasse
Lunedì 27 Agosto 2012, 21.24.31
6
I GB sono una band assolutamente da vedere. Io ho assistito a 3 loro concerti e in ognuno sono migliorati...
Flight 666
Lunedì 27 Agosto 2012, 21.22.51
5
Una guida alla sopravvivenza utile per tutti i festival: dopo essere stato al Metalcamp mi ci ritrovo in pieno! Bei gruppi comunque, avrei tanto voluto vedere i Ghost Brigade...me li ero già persi quando al Wacken avevano suonato in contemporanea agli Iron Maiden!
Mimi
Lunedì 27 Agosto 2012, 18.33.34
4
Siete stati chiari: divertimento assicurato, campeggio a parte....
xAlex
Lunedì 27 Agosto 2012, 14.27.06
3
Straquoto la guida sono andato al SummerBreeze 2 anni fa...stesse situazioni!!ihhiih E' un festival straorganizzato e molto vario musicalmente parlando, spero di tornarci prima o poi...possibilmente non in tenda XD
Lizard
Lunedì 27 Agosto 2012, 14.23.07
2
Mi piego dalle risate Comunque, per molte cose, tra Francia e Germania non c'è grossa differenza.... Non ho provato il flunky ball per fortuna!!!!
HeroOfSand_14
Lunedì 27 Agosto 2012, 14.10.39
1
Di questi gruppi elencati conosco solo gli Epica, visto che non sopporto il black-death metal ma...la guida alla sopravvivenza è spettacolare, complimenti!!! Mi chiedo solo come è possibile che dei cosiddetti metallari, ad un ritrovo di metal diciamo estremo, ascoltando dance!! questo è inconcepibile, immaginavo se proprio un pò di questa nuova moda dubstep o cose cosi...
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La locandina del Summer Breeze 2012
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