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C’ERA UNA VOLTA - # 1 - Italian Monsters Of Rock, 1993
16/09/2012 (3602 letture)
Ore 11:00, Auditorium Flog di Firenze. Con la mia camicia di flanella a scacchi, jeans neri a vita alta (assolutamente inguardabili), sopracciglia foltissime e una massa di capelli informe sulla testa sono pronta ad affrontare le lunghe ore di attesa prima dell’apertura porte.
È il 20 novembre 1993, e, a Firenze, si svolge un concerto mitico, l’Italian Monster of Rock, con Electrocution, Broken Glazz, Tossic, Strana Officina, Extrema e Steve Sylvester, alcune tra le migliori realtà musicali italiane del tempo. Un evento che, in qualche modo, voleva supplire la fine del Monster of Rock che da quell’anno (escluse le edizioni 1998 e 2004) non ebbe più luogo. Azzardo, ma anche grande dimostrazione d’orgoglio della Rock & Dogs che aveva organizzato, promosso, creduto in questo grande concerto.
Animati da insana passione metallica e da un profondo senso di devozione per la prima fila arriviamo prestissimo, le porte apriranno alle 16:30, fa un freddo porco e si gela, ma il tempo scorre bene tra una chiacchiera e l’altra “…e voi da dove venite? …quali sono i vostri gruppi preferiti? …noi siamo qui solo per la Strana…”. E tra le varie stranezze chi se lo scorda più il tipo secco e lungo che continuava a gridare “C’ho le lumache sotto le ascelleeeee!!!”? A distanza di anni rimane ancora misterioso il significato di questa frase…
Passano le ore, lo spazio davanti all’Auditorium si è riempito, oramai non sentiamo neanche più il freddo perché siamo tutti talmente stretti e ammassati che non ci si può più neanche muovere. E finalmente, quando si aprono le porte, una marea metallosa e capellosa si riversa all’interno del locale. Obiettivo raggiunto, ho un posto in prima fila, proprio davanti alle casse. “Bene - mi dico - così sentiremo meglio!” (che pirla…).

Ore 18:00, gli Electrocution sono i primi a salire sul palco. Non conoscevo la band bolognese che conquista immediatamente tutti con la sua grinta e la sua energia. Death metal molto tecnico, fatto di brani che colpiscono come frustate, attacchi rapidi e folgoranti con vorticosi e velocissimi assoli. La band presenta i pezzi di Inside the Unreal, album uscito proprio in quell’anno, considerato una delle massime espressioni del death metal italiano, fortunatamente ristampato di recente. Davvero una piacevole scoperta. Un concerto pieno di entusiasmo con autentico stupore da parte degli Electrocution per la reazione così positiva e calorosa del pubblico, che acclama la band continuando a stringere mani e chiedere autografi.

È la volta dei Broken Glazz, band torinese del cui fan club io, fierissima, facevo già parte. Un altro di quei gruppi nati in una scena underground davvero molto fiorente e promettente, con tante aspettative e la voglia di crederci. I riferimenti ai Megadeth sono piuttosto espliciti, ma la proposta dei Broken Glazz è davvero travolgente e accattivante, con pezzi thrash molto tecnici, dalle linee piuttosto articolate ma ben calibrati e facilmente fruibili. Il pubblico si scatena sulle note di Lady War, 7.7.2 e gli altri brani tratti dall’album Withdraw From Reality (anche questo ristampato di recente), un perfetto mix di melodia, tecnica e grinta.
A fine concerto Ivan Appino, Luca Balducci e Pier Querio si tuffano contemporaneamente sul pubblico sparendo tra la folla. Li rivedo sorridenti e soddisfatti poco dopo, prima di infilarsi nel retropalco. Un live fantastico e coinvolgente, con un ricordo che rimane nel cuore anche perché quello di Ivan Appino è stato il primo e unico plettro che sono mai riuscita a prendere in tanti anni di onorata carriera concertistica…

Ora l’atmosfera si fa più leggera e goliardica. E’ la volta dei Tossic, la mitica band toscana nota per album quali Il Regno del Cinghiale e Stato Brado.
Davanti alla doppia cassa della batteria troneggia un enorme fallo di pane. Mazza, il vocalist, avanza con la grazia di uno schiacciasassi e diverte il pubblico con brani che incarnano lo spirito demenziale, ma musicalmente ineccepibile della band, Catarro Tricolore, Sarcoma, e la conclusiva, mitica, Cazzi di Pane. Mazza porta sul palco un grande sacco da fornaio pieno di panini a forma di cazzo, e comincia a tirarli in tutte le direzioni. Ho una fame che mi sembra di svenire (sono piantata nella prima fila da diverse ore ormai) e sono davvero tentata di addentarne uno, ma lascio stare. Eppure sembravano così fragranti e croccanti, almeno prima di finire miseramente schiacciati sotto i numerosi anfibi e scarpe da tennis giganti.

È il momento della Strana Officina, molti dei presenti sono venuti solo per loro, e di sicuro le aspettative sono state ampiamente ripagate. Il loro live set è a dir poco emozionante, toccante. Vorrei dire anche commovente, ma la parola sembra stonare nel contesto di un gruppo storico nato verso la fine degli anni ’70 che è considerato tra i fondatori dell’heavy metal italiano. Si sente che la band ci mette tutta l’anima in quel che fa, e molti, me compresa, hanno le lacrime agli occhi quando vengono ricordati i fratelli Fabio e Roberto Cappanera, scomparsi proprio pochi mesi prima in un incidente stradale.
Uno show davvero intenso, con brividi che scorrevano lungo le note di Profumo di puttana, Autostrada dei sogni, Luna Nera. Emozioni forti sia per il pubblico che per Dario e Rolando Cappanera, rispettivamente nipote e figlio di Roberto, con tutto il carico di emozioni nel prendere il posto di due figure così importanti a pochi mesi dalla loro tragica morte.

Ma ora, finalmente, arrivano gli Extrema. Non mi sono mai mossa dalla prima fila, proprio per godermi il loro concerto. Pochi mesi prima li avevo visti live a Torino, di spalla ai Megadeth e Metallica, ed erano stati grandiosi, folgoranti. Il 1993 è sicuramente l’anno d’oro degli Extrema: 15.000 copie per un album, Tension at the Seams, che è un pezzo di storia, miglior metal band italiana nel referendum di Metal Shock, e concerti ovunque, davanti a 30 o 30.000 persone, sempre con la stessa grinta, la stessa voglia di spaccare. I pezzi di Tension at the Seams sono davvero coinvolgenti ed esplosivi, anche se nella resa live si sente la mancanza della chitarra ritmica, ma Gianluca Perotti, energia e grinta e Tommy Massara fanno davvero tutto il possibile per non far notare la defezione del secondo chitarrista.

Finisce lo spazio degli Extrema. Le persone si sono scatenate in un pogo furioso e tra fumo e sudore l’aria si è fatta ormai irrespirabile. Per la prima volta durante la serata noto un certo avvicendamento tra le prime file, molte persone stremate dopo tante ore di musica abbandonano e lasciano lo spazio ad un pubblico appassionato ma meno numeroso per l’ultimo live set della serata, Steve Sylvester con Paul Chain special guest alla chitarra. Il palco viene allestito con i vari ornamenti funebri di scena. In realtà tutta roba rimediata all’ultimo minuto visto che il camion con tutta la strumentazione e la scenografia era rimasto bloccato da qualche parte per la neve. Ci sono anche degli strani involucri, dall’aria molto casalinga, di cui non capisco lo scopo. Un tipo mi dice tutto infervorato che sono delle piccole bombe, ma ad un altro concerto una è esplosa in faccia ad un ragazzo bruciandogli i capelli e le sopracciglia. Guardo con sospetto lo strano oggetto e mi assale un vero terrore, fino a che questi involucri non scoppiano senza recare danni. Meno male… Danni ben peggiori stanno subendo però le mie orecchie. L’acustica del Flog non è il massimo e davanti alle casse, dopo sei ore di concerti, è dura. Ma la mazzata finale arriva proprio con il concerto di Steve Sylvester, con le casse che continuavano a fischiare perforando i miei poveri timpani.
Noto una certa stanchezza nel pubblico, è tardi e la proposta musicale è molto diversa rispetto a ciò che si è sentito finora. L’entusiasmo dell’Auditorium sembra spegnersi di fronte alla musica più gotica e introspettiva di Steve. Fino a poco prima il Flog era tutto un pogo sfrenato, gente catapultata ovunque, energia di riff travolgenti e metallo pesante. Ma di certo, anche se meno immediato, il concerto di Steve Sylvester è stato molto suggestivo ed evocativo, raggiungendo il massimo con la conclusiva Come to the Sabbath.
Tra un fischio e l’altro il concerto termina e Alex Simonini brucia la sua chitarra su una specie di braciere. È finita. Silenzio, anzi no, un fischio assordante continua a ronzarmi nelle orecchie (danno permanente, sono sicura). Acquisto la maglietta e mi avvio verso l’uscita, forse c’è una vaga speranza di trovare un pullman notturno per la stazione.
Panino di rito, con tanta cipolla, presso il camioncino fuori il locale, ma il tipo mi guarda strano perché urlo come una pazza, non sento niente e non so cosa mi ha messo nel panino.
Nessun autobus, ci avviamo a piedi verso la stazione, pieni di entusiasmo ed energie per il concerto vissuto. Chiediamo indicazioni ad un passante «La stazioneeee, capito? Per-la-sta-zio-neeee???» che ci guarda terrorizzato a causa delle mie urla sgraziate, perché dopo sette ore di concerti non ho perso solo l’udito, ma anche la voce! Non capisco assolutamente niente della risposta, ci fa cenno con la mano e ci avviamo, per fortuna nella direzione giusta.
Non ricordo più quanto abbiamo camminato. Google maps oggi mi dice che era un bel pezzo di strada, ma c’era l’estasi del concerto, le emozioni, e la consapevolezza di aver partecipato ad un grande evento. Ho potuto ascoltare band come Electrocution e Broken Glazz, la cui unica pecca è stata forse quella di essere nati in Italia. Non voglio fare discorsi già affrontati mille volte, né scendere in inutili polemiche. Ma c’è una forma di amarezza nel guardarsi indietro e vedere band che avevano grandi potenzialità e tutte le carte in regola, la cui voce si è poi persa tra le leggi di un mercato discografico spietato.
Alcune di queste band hanno continuato per la loro strada, prendendo direzioni diverse, chi sopravvivendo, chi toccando il successo, altre non ci sono più. Alcuni musicisti ci hanno lasciato, non solo i fratelli Cappanera, ma anche Satana, bassista dei Tossic purtroppo scomparso un paio di anni fa per malattia.
Rimangono, anche a distanza di anni, i ricordi e le emozioni. Quelli per fortuna, nessuno ce li toglierà mai.



Daddo
Martedì 7 Luglio 2015, 19.33.36
9
Che ricordi incredibili. Per me fu l'inizio di tutto! Nel novembre del 1993 avevo quasi 16 anni e ascoltavo già un po' di l'Heavy da almeno 3 (dalle medie insomma). Quel giorno per me rappresentò una svolta epocale: fu il mio primo concerto in assoluto! Ricordo un casino assurdo e il volume pazzesco delle casse! La miglior band, anche perché più affine ai miei gusti, fu sicuramente la Strana; le altre, invece, erano un po' troppo estreme per i miei timpani. Ricordo anche lo special che uscì un paio di mesi dopo su un numero di Metal Shock, che custodisco ancora gelosamente. Qualche mese dopo ci sarebbe stato un altro concerto, sulla falsariga di questo, dove si sarebbero esibiti i Sabotage in formazione originale per l'ultima volta. Si svolse a Pistoia (mi pare)...
LAMBRUSCORE
Mercoledì 19 Settembre 2012, 19.58.22
8
Premetto che all'epoca conscevo già da un po' le bands in questione....ma come cazzo si fa a far parte di un fans club? BOO....
IanMorpheus
Martedì 18 Settembre 2012, 23.13.55
7
Bell'articolo rispolverare un paio di band storiche ma ancora attive come gli strana officina gli extrema Steve Sylvester (death SS) per chi come me cominciava ad accostarsi al Sacro Verbo Metal
Mickey
Lunedì 17 Settembre 2012, 20.12.44
6
La Flog è sempre stato il mio posto preferito per i concerti, e ancora oggi ospita nomi piuttosto importanti. Uno dei pochi locali che fa concerti metal, molti hanno chiuso recentemente D:
forbiddenevil
Lunedì 17 Settembre 2012, 14.40.22
5
...fu una grandissima serata, io ero li per i BROKEN GLAZZ (degli amici,essendo io stesso di Torino) e per gli EXTREMA.....è vero che si respirava un'aria nuova per il metal italiano....
Vesper-Jana
Lunedì 17 Settembre 2012, 11.54.22
4
Che bello vedere che alcune delle persone presenti quel giorno si ritrovano ancora oggi su queste pagine.. Dopo quasi vent'anni! Senza camice di flanella e senza scarpe da tennis alte (forse qualcuno senza i capelli lunghi)... ma con la stessa passione!
Sambalzalzal
Lunedì 17 Settembre 2012, 7.38.58
3
Bellissimo articolo e devo dire che di quella serata le bands che mi piacquero di più furono Broken Glazz e Strana Officina... purtroppo insieme agli amici con cui andai dovemmo schiodare prima di Steve S...
anvil
Lunedì 17 Settembre 2012, 6.08.54
2
Bello questo racconto , tutte band coi fiocchi del panorama nostrano .
Lizard
Lunedì 17 Settembre 2012, 1.45.08
1
Patricia mi riporti un pezzo di vita... Quel concerto fu un sogno ad occhi aperti: il sogno che per il metal italiano fosse arrivato il momento del vero salto di qualita' in termini di professionismo. Uno degli eventi cardine degli ultimi vent'anni.
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