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CANAAN - Un mondo insidioso e pericoloso, popolato da entità malevole
01/10/2012 (1644 letture)
Quella dei Canaan è una delle realtà dark (e musicali in genere) del nostro paese che meritano senza dubbio maggior interesse e supporto, di quelle che rompono gli schemi e che trovano forme sempre nuove e conturbanti per suscitare in chi ascolta un vortice di oscure ed intense emozioni. Abbiamo contattato Mauro Berchi (leader della band) ed insieme a lui abbiamo avuto modo soprattutto di approfondire meglio alcuni aspetti legati al sound ed al concept del nuovo album, ma anche allo status del side-project Neronoia, ai progetti per il futuro, ma non solo… Essendo anche proprietario della Eibon Records, Mauro ci ha fornito una dura testimonianza su come, al giorno d’oggi, sia difficile tenere in piedi una piccola etichetta pur essendo animati da una grande passione; una passione che, per forza di cose, col tempo va inesorabilmente scemando... A voi la lettura, non ve ne pentirete!

Metal3K: Il nuovo volto dei Canaan è mostrato in Of Prisoners, Wandering Souls and Cruel Fears, un album che lascia trapelare una cura minuziosa dei dettagli e che immagino abbia richiesto un lavoro di produzione non indifferente. Spiccano in particolare la stratificazione dei suoni, le campionature elettroniche e gli effetti alquanto spinti adoperati sulle voci. Sei soddisfatto del risultato?
Mauro Berchi: Siamo molto soddisfatti. Il disco è più grezzo e imperfetto rispetto ai suoi predecessori, ed è stata una scelta voluta. Per la prima volta da molti anni a questa parte, abbiamo composto i brani di Of Prisoners, Wandering Souls and Cruel Fears suonando tutti insieme in saletta “quasi” come un gruppo vero, cosa che non accadeva da prima delle registrazioni di A Calling to Weakness. Fin da subito le canzoni hanno mostrato un lato “doom” che abbiamo successivamente enfatizzato durante il mixaggio, con stratificazioni e “decostruzioni” spinte al limite (e in alcuni passaggi volutamente oltre questo limite). Siamo in un certo senso tornati alle origini, ed è cosa buona e giusta. Non ho idea di quello che succederà in futuro, ma so per certo che questo disco suona esattamente come avrebbe dovuto e la cosa ci fa piacere.

Metal3K: Nei due anni che separano Contro.Luce da questa nuova uscita, ci sono stati dei cambi di line up. Quali sono le ragioni che li hanno determinati? In particolare, l’aspetto che spicca in modo più evidente è l’entrata nella band di Arianna. Personalmente sono rimasto molto colpito dalle sue qualità canore e dagli influssi benefici del suo innesto nel sound del gruppo. Ti andrebbe di parlarci di lei e di approfondire questi aspetti?
Mauro Berchi: La prima collaborazione con Arianna risale ai tempi di Capitale de la Douleur dei Weltschmerz, disco nel quale lei cantava in alcuni brani. Nel 2011 ci ha prestato la sua preziosa voce per la cover di Houses of Cards degli Zeromancer che abbiamo inciso per la compilation dedicata a Kim Ljung; visto il risultato molto positivo, abbiamo pensato di coinvolgerla in modo più profondo anche sul nuovo disco nel quale ha contribuito in modo notevole alle linee vocali ed alla composizione dei testi. Essendo una semi-professionista, non ha avuto alcun problema ad inserirsi nel tessuto di brani già composti; probabilmente – a fine lavoro – avrebbe preferito sentire la sua voce meno massacrata di effetti, ma sono gli inconvenienti di suonare in un gruppo “dark” e non in uno pop... Per quanto riguarda la mancanza di Matteo, purtroppo la terribile triade “vita & impegni & lavoro” lo ha tenuto lontano da noi per un lungo periodo. Speriamo peraltro che in futuro possa ritornare in pianta stabile nel gruppo – la stessa identica cosa vale anche per Luca (che manca ormai da 6 anni...) e per Gianni (qui purtroppo conta anche la notevole distanza geografica...); non dispero di poter in futuro rimettere insieme tutta la “banda”, anche se la dannata triade continua a cospirare contro di noi.

Metal3K: Contro.Luce era riuscito a scuotere profondamente gli animi e certamente rappresenta un punto cardine della discografia dei Canaan. A parte gli aspetti più evidenti, quali sono i principali punti in comune o di differenza tra quel disco e questo? Secondo le tue aspettative ed i tuoi intenti, l’impatto emotivo dell’ultimo album sarà paragonabile a quello indotto dal suo precursore?
Mauro Berchi: A parte l'uso dell'italiano, l'altra differenza sostanziale sta nelle scelte di arrangiamento e mix. Contro.Luce è più pulito e meno diretto, Of Prisoners, Wandering Souls and Cruel Fears più “ignorante & bastardo” se mi si passano gli aggettivi. Raggiungono in modo soddisfacente il loro scopo, seguendo però strade diverse. Nessuno dei due approcci è stato pianificato a tavolino (cosa che non abbiamo mai fatto per alcun aspetto della nostra musica...) ma sono usciti in modo naturale e senza forzature, figli del modo molto impulsivo che abbiamo di rapportarci con quello che facciamo. Pensiamo molto meno di quanto si potrebbe immaginare e durante i mixaggi prendiamo strade che a priori non avremmo neppure considerato, arrivando a risultati che non sono quelli attesi. Questo è stimolante, anche se sposta la nostra percezione dei brani in maniera drammatica. A posteriori, non cambierei granché né dell'uno né dell'altro; rappresentano bene il momento nel quale sono stati concepiti, e hanno un'anima ed un carattere che li rendono riconoscibili.

Metal3K: La prima parte di questo platter (intitolata “Personas”) si snoda in un’intricata carrellata di personaggi, ciascuno dei quali sembra avere quasi un disperato bisogno di essere ascoltato, di esternare la propria inquietudine. Parlaci di loro, magari soffermandoti in particolare su quelli che maggiormente ti hanno ispirato.
Mauro Berchi: Il mondo di Of Prisoners, Wandering Souls and Cruel Fears è un mondo (immaginario per chi ascolta, molto meno per me.....) insidioso e pericoloso, popolato da entità malevole. Ad ognuna di queste “Personae” – che si impegnano fino in fondo per rivelarsi compagni di viaggio scomodi – è dedicato un brano del primo disco. Si potrebbe eventualmente pensare ad un “concept” (termine forse fuorviante) basato sul ruolo che questi insidiosi personaggi possono avere. Nessuno - o al più lieve - per chi è sereno e rilassato, imprevedibilmente pesante per chi come me ha difficoltà a rapportarsi correttamente con ciò che lo circonda.

Metal3K: La seconda parte, puramente strumentale, merita invece un discorso a parte. Da cosa nasce l’idea e cosa rappresenta per “Prisoners”, sia concettualmente che musicalmente?
Mauro Berchi: Nel secondo disco, le 11 “personae” di cui sopra scoprono che non importa quanto ci si senta forti e prepotenti, si trova sempre qualcuno di peggiore di te e si trasformano a loro volta in prigionieri. E' una sorta di chiusura del cerchio, con il carnefice che prova sulla sua pelle cosa voglia dire diventare vittima. Musicalmente, esistono punti di collegamento stringenti tra i brani dei due dischi. Un orsetto di peluche a chi scopre il segreto.

Metal3K: Siamo rimasti colpiti dall’inquietante copertina e in generale dalle grafiche, molto ben curate e tetramente suggestive. Chi le ha realizzate? L’ambivalenza sembra il tema cardine cui sono ispirate, non è così?
Mauro Berchi: Ho fatto le grafiche con le mie manine sante durante alcune notti insonni durante il mix ad Aprile 2012. Per le pagine di The Lighthouse Keeper, The Mind Eraser e The Pain Sentinel sono stato aiutato da Emanuele Tubertosi (Mabon Creative) che mi ha fornito delle eccezionali tavole a tecnica mista basate sulle personae corrispondenti. La grafica del packaging segue da vicino il titolo del disco – il prigioniero che soccombe alle proprie paure ed il carnefice che trova poi pane per i suoi denti e perisce a sua volta. E anime erranti che vagano senza meta, a mucchi...

Metal3K: Da dove trai la tua ispirazione, quali sono i tuoi gusti e le principali tendenze in campo musicale da cui ti senti (anche solo parzialmente) influenzato?
Mauro Berchi: L'ispirazione principale per Canaan deriva dalla mia incapacità di vivere sereno e dal mio costante e insopprimibile “sentirmi fuori posto” in qualsiasi situazione. Questa mia peculiarità costituisce il 99% della spina dorsale di quello che faccio. A livello strettamente musicale, difficile dire se/come quello che ascolto influenzi il mio modo di comporre. Nonostante un accumulo compulsivo ventennale di dischi finisco per ascoltare quasi sempre le stesse cose, vale a dire power noise (Control, Cazzodio, Human Larvae, Navicon Torture Technologies) dark ambient (Caul, Thomas Koner, Yen Pox), classica contemporanea (Roland Kayn, Luigi Nono), “dark” nell'accezione ampia del termine (Seigmen, Swans, primi Christian Death, vecchi Cure), un po' di “pop contaminato/scurito” (Longview, Dredg, Kent, Soulsavers, Kyte), musica inetichettabile (Teresa11, Firewater, Noise Makers Fifes, Cindytalk), cold wave '80 (For Against, Weimar Gesang, Chameleons, Lowlife), metal “antico” (Celtic Frost e Voivod, più che altro) e qualche mostro sacro (Einstuerzende Neubauten, Cocteau Twins, SPK, Durutti Column). Non saprei davvero dire quanto di questo possa confluire in quello che compongo. Nulla a livello conscio, qualcosa di sicuro a livello inconscio...

Metal3K: Oltre che come musicista, sei anche titolare della Eibon Records. Secondo il tuo ampio punto di vista, quali band e tendenze del momento meriterebbero maggior attenzione e qual è, in particolare, lo stato di salute della scena italiana?
Mauro Berchi: Nel corso degli ultimi anni sono via via passato da una bruciante, completa e incandescente passione ad un tiepido fuocherello che diventa sempre più difficile tenere acceso. Non sento più passione negli ascoltatori, non vedo più interesse, noto pochissima dedizione. È tutto uno scaricamento selvaggio di scoregge digitali che non durano neppure il tempo di un ascolto. Sembra che al giorno d'oggi sia più importante postare su un social network a caso duecento messaggi inutili come le tette su un toro piuttosto che ASCOLTARE qualcosa in modo profondo. Si è inoltre perso il rapporto “fisico” con il disco inteso come oggetto; i dischi sono ormai “entità” astratte che più nulla differenzia da un filmato porno, dalle foto delle vacanze, da un documento con le spese per il cibo del gatto. Per come la vedo io, questo è molto triste e deleterio. Triste perché diminuisce in modo esponenziale il rispetto verso chi la musica ancora la suona e la sente con il cuore e non solo con il mouse. Deleterio perché sembra che nessuno capisca che molte etichette piccole e medie sopravvivono solo se si vende qualche disco. Ai Depeche Mode non importa veramente una minchia se la gente si scarica il disco dal mulo. Tanto continueranno a fare tournée da 150 euro a biglietto piene di gente che va perché “fa figo”. Per le microetichette che stampano 500 copie di un disco invece la differenza tra venderne 250 e venderne 30 è drammatica. Spero perdonerete questo sfogo, inutile come un due di picche con briscola a quadri ma poco male... Come anche in passato, l'Italia continua a farsi rispettare ovunque grazie a mostri sacri e ad un buon ricambio nelle nuove leve. Peccato che quasi tutti siano sepolti sotto quintali di minchiate digitali che fanno sembrare la ricerca di un buon gruppo come quella di una supposta in un merdaio (digitale)...

Metal3K: Qualche anno fa, insieme agli altri membri della band e a Gianni Pedretti, decideste di dar vita ai Neronoia. Quali furono le ragioni che vi spinsero a creare quel side-project ed in cosa doveva distinguersi dalla band d’origine? Qual è attualmente lo status di quel progetto?
Mauro Berchi: A fine 2005, subito dopo le registrazioni di The Unsaid Words, Canaan finì in una sorta di limbo che durò per oltre tre anni. Problemi di lavoro, personali, di salute, cambi di città e altre amenità assortite misero un freno al gruppo – personalmente sono arrivato a dubitare più volte della sopravvivenza stessa della band. Durante quel periodo decisi di incanalare i miei impulsi creativi verso qualcosa di differente. Conoscevo e stimavo Gianni da molti anni, e gli chiesi se potesse essere interessato a fare qualcosa insieme. E così sono nati Un mondo in me (2006) e Il rumore delle cose (2008). Con Neronoia abbiamo sperimentato soluzioni di de-costruzione dei suoni molto inusuali, nonché mixaggi “spinti” che ci hanno aperto prospettive nuove, parte delle quali abbiamo utilizzato anche su Contro.Luce e sul nuovo disco. Al momento Neronoia è in stand-by e non so se riusciremo a fare qualcosa di nuovo. Mi piacerebbe molto, questo è certo.

Metal3K: Un passato di tutto rispetto lega il tuo nome a quello del metal/alternative del nostro paese, non solo per il lavoro svolto nei Canaan e Neronoia in questi anni, ma anche per l’esperienza nei Ras Algethi, che di certo ha lasciato il suo segno indelebile in campo funeral doom. Quali sono i momenti della tua carriera artistica cui ti senti più legato? Cosa, invece, eventualmente non è andata per il verso giusto?
Mauro Berchi: Non guardo quasi mai indietro – trovo che il passato stia bene dove sta, vale a dire in un cassetto chiuso della memoria. Finché riesco, preferisco pensare a quello che deve ancora accadere. Quando sarò vecchio e rincoglionito (ahem, dopodomani?) mi fermerò a pensare a quello che ho fatto negli anni. Non è ancora il momento.

Metal3K: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Potresti darci qualche anticipazione?
Mauro Berchi: Attualmente ci stiamo prendendo una pausa di qualche mese per ricaricare le batterie. Poi ci dedicheremo ad un progetto che abbiamo in cantiere da tempo, vale a dire un doppio 45 giri con 4 cover (Talk Talk, The Sound, De Andrè, Chameleons) ed in un secondo momento cominceremo a lavorare al prossimo disco. Per quanto riguarda invece l'etichetta, sto facendo molta fatica a tirare avanti, vuoi per la pessima situazione delle vendite, vuoi perché trovo pochissime cose che ritengo degne di pubblicazione. Al momento mi sento molto come quell'uomo del proverbio, seduto sulla sponda del fiume che aspetta e guarda l'acqua passare...

Metal3K: A nome della redazione tutta, ti ringrazio per la tua cordialità e disponibilità. Di sicuro, continueremo a seguire il tuo (ed il vostro) lavoro con grande interesse, perché riteniamo che esso rappresenti una delle realtà più attraenti del panorama dark del nostro paese ed, in quanto tale, che meriti di essere valorizzato adeguatamente. A te la parola, concludi pure come preferisci…
Mauro Berchi: Grazie per lo spazio che ci avete dedicato. NOTHING : NEVER : NOWHERE



Ubik
Lunedì 8 Ottobre 2012, 0.37.45
5
me l'ero persa quest'intervista.. Band eccezionale! e naturalmente adoro anche i Ras Algethi
Andy 71
Martedì 2 Ottobre 2012, 11.12.22
4
Grandissimi Canaan,e grazie Mauro berchi,di esistere!
enry
Martedì 2 Ottobre 2012, 10.20.59
3
Band enorme, lontana dalle masse, dalle mode e dalle 'cafonate' electro-goth e goth-metal di tanti, troppi gruppi. Sempre dischi difficili ma di alta qualità, e nel loro sound ci sento anche la tipica lentezza sofferta del miglior Doom. Massimo rispetto per Mauro e per la sua Eibon.
FURIO
Lunedì 1 Ottobre 2012, 22.55.57
2
Grandissimi Canaan, superlativa la Eibon!
Giasse
Lunedì 1 Ottobre 2012, 21.52.02
1
Sempre interessanti gli spunti di Mauro. L'ho amato con i Ras Algethi, lo continuo a seguire con attenzione anche con i Canaan. Ah, sono rimasto stupito nel NON leggere nemmeno un commento sotto questa intervista... Poveri noi...
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Frammento dell'artwork di Of Prisoners, Wandering Souls and Cruel Fears
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Of Prisoners, Wandering Souls and Cruel Fears
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Ras Algethi - Oneiricon
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01/10/2012
Intervista
CANAAN
Un mondo insidioso e pericoloso, popolato da entità malevole
 
 
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