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DEATHLESS LEGACY
CRAZY BULL - GENOVA

CORREVA L’ANNO - # 8 - 1977
09/10/2012 (5398 letture)
Universalmente riconosciuto come 'l'anno del punk', il 1977 portò con sè profonde rivoluzioni e relative reazioni, finendo per diventare una delle annate più controverse della storia del rock. Il punk, in realtà, poggiava le proprie radici all'inizio dei seventies, e già col debutto omonimo dei Ramones aveva iniziato a circolare con sempre più insistenza all'interno della cultura giovanile: musicalmente era una corrente sporca, grezza, strafottente e guascona, rabbiosa ma anche allegrotta in molti casi, e sposava il prepotente spirito anarchico che ne animava i nichilistici sostenitori. Il fenomeno attecchì principalmente nel tessuto urbano londinese, coinvolgendo adolescenti per lo più benestanti che si dichiaravano insofferenti nei confronti delle regole, della società e del prossimo: un movimento che aveva poco da spartire col malessere vero e radicato del proletariato e della bassa borghesia, quella da cui provenivano per esempio i Black Sabbath, che aveva originato la nascita dell'heavy metal. Il punk era distruttivo, sregolato, sosteneva una ribellione totale, mentre l'heavy metal possedeva un'anima più introspettiva, razionale, quasi filosofica. Entrambi contestavano una realtà decadente ed ingessata, ma in maniera molto diversa: anche musicalmente, il punk sembrava azzerare tutta l'evoluzione tecnica che col rock prima ed il metal poi aveva dato il via ad una crescita stilistica evidenziata in composizoni sempre più elaborate e complesse. I giovani rachitici con le creste variopinte, l'abbigliamento shockante e le borchie fino al gomito sembravano voler gettare tutto dalla finestra, calpestando gli ideali costruttivi e la musica avanzata che fino a quel momento aveva rappresentato il cavallo di battaglia delle generazioni controcorrente: in poco tempo, il punk assorbì gran parte dei sostenitori più giovani dell'heavy metal, che venne dato per spacciato. Non vi erano più locali per suonare, i vecchi pionieri dell'hard rock come Black Sabbath e Deep Purple venivano bollati come dinosauri e la tradizione hard'n'heavy sembrò improvvisamente superata, vittima della sua stessa ampollosità. In pochi potevano tenere testa ad una fine che sembrava irreversibile: gli stessi Black Sabbath si erano dissolti nei loro stessi eccessi e, dopo il non eccellente Technical Ecstasy, sparirono dagli studios per un annetto buono. I ragazzini che difendevano strenuamente la loro passione senza lasciarsi contagiare dalla moda del momento erano veramente pochi, e chi li sosteneva sembrava una mosca bianca; così il compito di tenere alta la bandiera dell'heavy metal passò nelle mani salde dei Judas Priest, proprio loro, che già con Sad Wings Of Destiny (1976) avevano iniziato a velocizzare ed epicizzare la proposta sabbathiana. Le camicie floreali ed i pantaloni a zampa stavano progressivamente lasciando spazio a jeans ed abiti più stradaioli, andando di pari passo con l'accresciuta aggressività sonora, evidente nel nuovo disco Sin After Sin; un album non rivoluzionario come il predecessore, che ne riprendeva lo stile e l'opera di passaggio tra hard rock ed heavy metal, contribuendo a definire ulteriormente le nuove direzioni stilistiche. L'opera presentava un artwork di copertina gotico e misterioso, un tempio davanti al quale si scorgeva la sagoma di una figura femminile; i testi erano oscuri, sinistri, esistenziali, profondi e a tratti deprimenti, ma tremendamente realisti nonostante qualche concessione all'ideologia fantasy e a sfumature oniriche. I Nostri si presentavano sul palco ancora in una tenuta profondamente differente da come potremmo immaginare oggi: vestivano infatti calze di nylon, spandex, foulard, stoffe di chiffon e cappellacci steffon molto trasandati.

Frustate dinamiche come Starbreaker, Dissident Aggressor o Sinner esaltavano tutta la potenza della produzione priestiana e l'affilato spessore delle chitarre gemelle di Glenn Tipton e KK Downing, mentre la voce acuta e aspra di un ottimo Rob Halford dominava ogni pezzo, a cominciare dalle tre sferzate sopracitate e per concludere con la struggente ballata bluesy di Last Rose of Summer, senza dimenticarsi della velocissima ed epica Let Us Prey / Call For The Priest, un brano aperto da un set di melodie vocali e trainato da un riffing rapido e tagliente. La batteria picchiava con urgenza e le chitarre duellavano alla grande: é proprio in brani come questo che si trovava il seme primigenio dell'heavy che conosciamo oggi. Il futuro bassista e cantante dei Venom, il feroce Cronos, ricorderà in seguito: 'Quando uscì Sin After Sin venne soprannominato Riff After Riff. C'erano talmente tanti riff fighi su quell'album! Ascoltare i primi Judas Priest mi riporta dritto alla fine della mia adolescenza'. Il tour di supporto al disco partì ad aprile, in Scandinavia, e dopo una data finlandese si spostò in Inghilterra, dove ebbe un grande successo da parte di pubblico e critica: i consensi furono trionfali, nonostante nell'esibizione londinese fosse esplosa una rissa tra buttafuori e fans; stando al racconto di Derek Oliver, allora giovane spettatore ed in seguito firma di Kerrang, gli uomini della security avrebbero iniziato a picchiare a sangue i ragazzi più scalmanati, davanti a tutti, con una brutalità incomprensibile. Salutata la Madrepatria con uno show al Victoria Theater datato 22 maggio, i Judas Priest si spostarono in America, debuttando sul suolo a stelle e strisce il 17 giugno, precisamente in Texas: i giovani britanici, abituati all'oppressivo e claustrofobico ambiente della bassa società natia, rimasero sorprendente impressionati dall'apertura mentale americana e dallo stile di vita rilassato del Nuovo Continente. In particolare Halford, ragazzo gay cresciuto tra la diffidenza ed i pregiudizi, potè respirare finalmente un'aria più salubre, e questa positività di fondo trovò riflesso nelle ottime performances complessive della band, dinamica e convincente serata dopo serata. Per due date, i Nostri fecero da supporto ai già iconici Led Zeppelin, i quali sembravano annoiati a morte: Halford ricorderà di averli visti suonare con sufficienza, quasi per routine, mentre si esibivano in Stairway To Heaven per la milionesima volta. La band, ormai stabilizzatasi con Les Binks alla batteria, salutò gli USA a fine agosto e tornò in Europa, supportando questa volta gli AC/DC prima di tornare in studio a novembre. Con Sin After Sin i Preti di Giuda mantenevano vivo e vegeto il movimento hard'n'heavy tradizionale, ed anzi lo traghettavano verso un'evoluzione che nessuno avrebbe potuto prevedere e soprattutto che nessun'altro avrebbe potuto compiere: a loro va il merito straordinario di aver preservato questa tipologia musicale nel momento in cui i detrattori ne cantavano il requiem, rinvigorendola anziché portandola a compromessi. L'azione irriverente del punk, tuttavia, non era indifferente: mentre i The Clash pubblicavano il loro esordio, i terribili Sex Pistols rilasciarono l'oltraggioso singolo God Save The Queen in contemporanea al Giubileo d'Argento della Regina Elisabetta, e a ottobre lanciarono il dissonante debutto Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols, un concentrato di schitarrate disordinate e approssimative, cucite con linee vocali dissacranti e cacofoniche. Anche l'avvento congiunto di new wave e disco music davano filo da torcere ai seguaci fedeli del rock'n'roll, che però potevano trovare sempre conforto presso gli integerrimi AC/DC, una garanzia: Let There Be Rock era infatti un album duro, ancor più del predecessore Dirty Deeds Done Dirt Cheap, pur riprendendone i tradizionali stilemi schietti ed abrasivi, privi di orpelli. Angus Young sgambettava come un folletto in crisi epilettica sui palchi di mezzo mondo, sciorinando pezzi dal riffing basico ma ipnotico e la voce gracchiante di Bon Scott catalizzava l'adrenalina a diecimila watt attraverso scariche di energia come la titletrack, Dog Eat Dog o Go Down. Altra ottima pubblicazione fu Draw The Line degli Aerosmith, un platter nel quale le chitarre si amalgamavano mescolando hard rock, blues, spruzzate di funky e citazioni al r'n'r di Beatles e Rolling Stones. In pochi si accorsero della pubblicazione di un album stilisticamente non impeccabile, ma storicamente importante: Motorhead. Lo Snaggletooth, ibrido tra un cinghiale, un cane feroce ed un gorilla, già campeggiava sull'oscuro artwork di copertina, mentre Lemmy Kilmister esalava i primi rozzi ruggiti della sua carriera con i Motorhead, dopo il divorzio dagli Hawkind e qualche assaggio di prigione: come detto, il platter non era eccelso, ma ha un ruolo-chiave per capire come nasce lo stile metal'n'roll del leggendario combo londinese. Lemmy amava il blues e le composizioni qui presenti lo dimostrano; tuttavia, la voglia di prendere il mondo a calci nel culo era già spiccata, così che il singer e bassista di origine gallese già iniziava ad estremizzare la propria radice sonora. Kilmister stesso non fronteggerà mai il punk come sonorità 'rivale', anzi, ne ingloberà l'attitudine menefreghista e l'irruenza di base, compattando e delineando un modus operandi personalissimo e riconoscibile.

Ben più raffinati, i Queen risposero al punk con un disco di hard rock classico, News of the World, che però rinunciava in gran parte alle strutture più ampollose alle quali ci avevano abituati May e Mercury; inni da stadio come We Will Rock You o We Are The Champions, frammenti di malinconia struggente ed edulcorata, tracce più pimpanti (Sheer Heart Attack, puro r'n'r) e toccanti esercizi di melodia sognante (Spread Your Wings) disegnavano una tracklist non certo commerciale o tecnicamente scarna, anzi, ma permettevano al fruitore medio di godere d'uno stile né troppo pomposo (come quello delle releases precedenti) né troppo grossolano (come quello imperante del punk). Un album che quindi si rivela una sorta di toccasana, un'altra boccata d'ossigeno per permettere all'hard'n'heavy di non marcire nel dimenticatoio. Oltre al discreto esordio omonimo dei Quiet Riot del promettente guitarist Randy Rhoads e alle positive pubblicazioni di band consolidate della scena rock e prog (Rush, Uriah Heep, Ufo, Alice Cooper, Thin Lizzy) si segnalava anche l'uscita di Cat Scratch Fever, selvaggio terzo album di Ted Nugent, sguaiato cantore e chitarrista di un suono verace e primordiale, che anche nell'impatto visivo voleva portare un alone animalesco all'interno della società moderna: sembrava quasi un cavernicolo, Nugent, mentre si dimenava in perizoma, riproponendo show dopo show le sue performances provocanti e irrispettose. I Kiss continuavano a produrre dischi in serie, ma Love Gun non fu certo all'altezza degli episodi precedenti, abbastanza scialbo e banalotto: anche le luccicanti prostitute newyorkesi sembravano necessitare di un periodo transitorio, prima di tornare a farsi sentire, e lo stesso Alive II era meno ispirato del predecessore. Fu anche un anno tragico, per certi versi, quel 1977: un drammatico incidente aereo avvenuto nel Mississippi uccide diversi componenti dei Lynyrd Skynyrd, minando di fatto la carriera di questa band. A conti fatti, dunque, l'unico vero passo in avanti in direzione metallica fu quello compiuto dai Judas Priest: sebbene anche gli AC/DC venissero spesso catalogati come 'heavy metal', é chiaro che i futuri bikers di Birmingham fossero, al tempo, gli unici veri esponenti di quello che oggi chiamiamo metal, e che allora non era ancora vissuto con religiosa riverenza. c'erano però i primi barlumi di speranza, dettati dal clangore di quelle chitarre: tanti giovani stavano già accogliendo quei testi e quelle scorribande come qualcosa di particolare, quasi uno stile di vita, che si discostava dal semplice ascolto di dischi. Gli stessi Priest ne stavano definendo le coordinate e ne avrebbero creato anche tutto un immaginario contiguo, costituito dal vestiario in pelle e dall'orgoglioso senso di militanza; sarebbe bastato qualche anno, forse qualche mese, per far assurgere l'heavy metal al rango epico ed altolocato che oggi gli conferiamo. Il punk andò spegnendosi lentamente, per qualcuno, già nel breve volgere di quel 1977: avrebbe ispirato ancora e non poco, ma si sarebbe ben presto ridimensionato, lasciando emergere prepotentemente quel genere -l'heavy metal, appunto- che sembrava essere stato messo definitivamente all'angolo.



Lorgon
Sabato 15 Marzo 2014, 22.05.32
13
Il marchese dice un pò di falsità storiche: Bowie altro che pop, a partire dal 77 inizia la trilogia di Berlino che sono i suoi album meno diretti, con molte strumentali, influenzate dal kraut rock e che saranno influenti per la new wave e persino il post punk, quindi su Bowie ha toppato. Sul fatto che la dance imperversava vero, sul punk sono gusti, ma forse molti non possono capire da cosa era nata la rivoluzione rock, proprio per l'enorme giro di soldi, l'ampollosità di un certo prog, gli stadi strapieni e l'elogio delle star. Il punk voleva ritornare alle origini del rock e togliere questo genere "che era divenuto una grande truffa" dalle major, mostrando che tutti potevano comporre e suonare musica. Poi sappiamo che anche il punk fu inglobato nel sistema, ma fu una ribellione importante anche per il metal ed in un certo senso svecchiò il rock che oramai si stava autoesaltando e stava autoindulgendo in produzioni faraoniche.
unknown
Giovedì 13 Marzo 2014, 15.07.01
12
Marchese e il fenomeni punk da solo non basta a renderlo un anno interessante?
Steelminded
Sabato 22 Febbraio 2014, 5.59.14
11
Mi sa che c'ha ragione il marchese...
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 9 Gennaio 2013, 14.24.28
10
Questa serie di articoli è veramente eccellente anche perché riesce a dare un'idea della situazione soprattutto Inglese, di quegli anni. In questo articolo si avverte, in modo palpabile, la difficoltà di raccontare il 1977, in effetti un anno veramente scarso dal punto di vista musicale. Mi dispiace per Unia, ma ha perso poco. Il progressive dei King Crimson, VDGG e Genesis era ormai andato, imperversava la dance (è l'anno di Saturday's Night Fever, con i Bee Gees!?!) e sopratutto quella musicaccia punk di band di deficienti, stridulanti e musicalmente incapaci. Come ho detto in un post precedente, Judas Priest, Aerosmith o Motorhead erano semisconosciuti, gli AC/DC una band di chiassoni e i Kiss di travestiti glam. I Queen, erano diventati pop, come Bowie. Animals dei Pink non mi piacque per niente. Mi ricordo che passai di brutto al jazz, sopratutto ECM, su musicisti come Pat Metheny, Jan Garbarek, Keith Jarrett, Terje Rypdal, Weather Report, ... Ah, dimenticavo: si salvavano i Kraftwerk... Au revoir.
Unia
Venerdì 12 Ottobre 2012, 15.55.44
9
Già! Non c'erano solo i punks che spopolavano i putridi sobborghi di New York o Londra, con nomi del calibro di Ramones, Clash... Il 1977 doveva essere un'ottima annata per l'evolversi del metal, ovviamente assieme ai Preti, ai Black Sabbath... Molto importante è anche News of the World dei Queen!!! Davvero bello! Ma perché non sono nata in quegli anni...
Painkiller
Giovedì 11 Ottobre 2012, 13.45.36
8
gennaio '77, vedeva la luce l'album più "metal" e progressivo dei Pink Floyd, ANIMALS. Un capolavoro assoluto, che si contrapponeva allo spirito punk grazie ad un perfetto mix tra le atmosfere "da viaggio lisergico" dei primi album e le tematiche e gli assoli molto "metal" ereditati dai gruppi hard rock dei primi anni '70.. Johnny Rotten a quei tempi girava con una maglietta riportante lòa scritta "io odio i Pink Floyd"...
Elluis
Giovedì 11 Ottobre 2012, 11.39.38
7
Che annata il '77 ! Da Motorhead a Let There Be Rock a Never Mind the Bollocks, da Sin After Sin a Alive II (nella foto tra l'altro la versione modificata per il mercato tedesco e austriaco, con le "S" squadrate). Grandissimi dischi !
the Thrasher
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 20.51.35
6
ehehe grazie a tutti dei complimenti e dei commenti, ragazzi!
jek
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 20.39.56
5
Altro mattoncino del mitico Rino
Cristiano
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 18.50.17
4
Ottimo articolo! Comunque la canzone Sheer Heart Attack dei Queen direi che è molto più punk che r'n'r
csi70
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 18.09.22
3
articolo molto interessante, complimenti..in quell'anno escono anche grandi dischi di altri generi: "Seconds out" dei Genesis, "Exodus" del Bob, "trans europe express", "heroes" "lust for life"..
Delirious Nomad
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 16.55.29
2
Ancora un anno fantastico per la musica: oltre a grandi dischi punk (never mind the bollocks mi piace sempre) uscirono il favoloso "a farewell to kings" dei rush e "on stage" dei rainbow... e tutti gli altri. Sempre bravo Rino, forza che arriviamo al 2012!
fabio II
Mercoledì 10 Ottobre 2012, 12.24.12
1
Aneddoti interessanti e dischi immortali da parte del buon Rino, nè aggiungo uno che per molti merita di passare agli annali: l'omonimo debutto dei Legs Diamond, fascinosa creazione tra echi Purpoliani e class-rock; ma addirittura adatto e precursore del prog-metal, perlomeno in canzoni come Can't find love
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Correva l'anno - 1977
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