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DEATHLESS LEGACY
CRAZY BULL - GENOVA

CORREVA L’ANNO - # 9 - 1978
23/10/2012 (4651 letture)
Una forma in costante mutazione, una bestia che cresceva e faceva sentire i suoi ferrei ruggiti con sempre maggior possenza: questo era l'heavy metal alla fine degli anni settanta, provato dalla frustrante concorrenza del punk e continuamente messo in discussione dalla critica incompetente e dalla società perbenista. Man mano che aumentava l'impatto aggressivo, si innalzava anche il coefficiente di rabbia e ribellione insito nei testi: ovvia la reazione scandalizzata dei bigotti, che contribuiva a limitare un movimento comunque indomabile. Il fenomeno punk, che pure aveva toccato i propri apici nel 1977, stava lasciando segni profondi tra i seguaci più giovani ed influenzabili: nelle strade londinesi era molto più facile incontrare ragazzini con la cresta fluorescente piuttosto che novelli metallari, che all'epoca erano ancora più accostabili agli hippy che al prototipo che conosciamo oggi. I Judas Priest erano a tutti gli effetti gli esponenti più significativi della resistenza metallica, coloro i quali avevano ereditato la pesantezza sabbathiana e l'avevano combinata con maggior epicità ed accresciuta dinamica in dischi quali Sad Wings Of Destiny e Sin After Sin, autentici promotori della transizione tra hard rock ed heavy metal. Sulla scia di questi gioielli, i cinque di Birmingham rilasciarono nel 1978 l'altrettanto seminale Stained Class, ancora caratterizzato da un ibrido compatto assoggettabile all'hard'n'heavy, sontuoso progenitore del tipico suono heavy metal, che sarebbe nato di lì a poco. Il quarto album in studio della formazione inglese é ritenuto, non a caso, un lavoro di importanza unica e straordinaria: l'appesantimento prosegue sensibilmente, e si completa attraverso un drumworking sempre più urgente, quello di Les Binks, il quale dà una luminare dimostrazione di lungimiranza in brani come l'opener Exciter, assolutamente incalzante per l'epoca. La scorribanda di doppia cassa detterà nuove regole ed ispirerà nuovi stili: al suo fianco, la coppia Downing-Tipton rende ancor più tosto il riffing di tutto il full length, e affila le sei corde durante le lancinanti sezioni soliste, creando un risultato innovativo. Certo, molti episodi della tracklist restano fortemente tendenti al classico hard rock settantiano (White Heat, Red Hot, Savage), ma é indubbio che il lavoro delle due chitarre e l'interpretazione imponente di Rob Halford al microfono non facciano che anticipare tutto quello che rappresenterà il nucleo portante della musica ottantiana. Il pathos drammatico di Beyond the Realms of Death potrebbe bastare, da solo, a sintetizzare l'efficacia con la quale i Judas Priest spaziavano da incursioni rapide a sfumature più evocative. Un contributo interessante riguardo il peso specifico di Stained Class e, in generale, sulla forza d'urto dell'act di Birmingham, ci giunge da John Ricci, chitarrista dei canadesi Exciter, formazione speed metal che proprio dalla prima canzone di quella release prese il nome: I Priest sono sempre stati la nostra prima ispirazione, perché sembrano avere il giusto mix tra potenza, velocità e pesantezza, ed é quella la stessa formula che manda avanti gli Exciter. Non erano ancora coperti di cuoio e pelle, i futuri Profeti dell'Acciaio, e sfoggiavano insolite tenute dai colori variopinti, fasciati di spandex, calze di nylon o sempre più frequentemente alternandoli a jeans, canottiere ed orpelli stradaioli: un'attenzione più sensibile anche per l'impatto visivo, che completava la resa on the road del five pieces albionico. Tipton si presentava sul palco bardato di pelle rossa, mentre Halford iniziò a sfoggiare denim e un giubbotto in pelle da motociclista, accantonando il vecchio look merlettato.

Le tematiche del disco mescolavano le riflessioni esistenzialiste dei predecessori con un certo scenario fantasy, riscontrabile nell'artwork di copertina, raffigurante la testa di un cyborg metallico, attraversata da una sorta di raggio laser; finalmente, sulla copertina campeggiava ormai ben definito lo storico logo dei Judas Priest. Non mancavano, tuttavia, divagazioni di stampo sociale: la stessa Beyond the Realms of Death era, infatti, una dichiarazione di intenti contro il potere in senso ampio, mentre storie di invasioni, diversità etniche viste con pregiudizio ed ignobili ingiustizie tipiche del genere umano venivano trattate in brani come Invader e Savage. Il tema della morte e dell'invecchiamento rendeva seriosa e cupa Heroes End, ed intanto si accentuava la personalità caratteristica dei due chitarristi: più armonico e classico il tocco di Tipton, più aggressivo quello di Downing. Il tour mondiale di supporto al platter partì in gennaio a West Runton e toccò ben 68 date complessive, concludendosi alla fine del mese successivo nel celebre Hammersmith Odeon di londra: fu la prima esibizione dei Priest in un tempio sacro della musica, nel quale sarebbero peraltro tornati molto frequentemente. A questo show rimane legato un aneddoto colorito: Rob Halford in quel periodo iniziava a portare con sé sul palco una frusta da mandriano, e la sferzò sul pubblico, irritando un fan; questo, offeso, afferò la frusta ed Halford, in tutta risposta, abbandonò il palco, andò a recuperare un estintore e tornò 'armato', per coprire di schiuma le prime file. Alcuni problemi sorsero col gruppo headliner, i Foghat, i quali furono del tutto inospitali con i Priest: da qui, la decisione, da parte dei Nostri, di essere sempre cordiali e gentili con le formazionidi che in futuro li avrebbero supportati. Le prime borchie e le prime catene facevano pian piano capolino sugli indumenti degli altri componenti della band, che nel frattempo si era spostata in Giappone, durante i mesi estivi: nel Paese del Sol Levante, gli inglesi riscossero un succeso inaspettato, ricevendo il calorossissimo supporto dei kids locali. La personalità delle due scintillanti asce gemelle emergeva in maniera sempre più evidente, e la loro interazione era ormai un trademark inconfondibile per l'act britannico. Kenneth Downing era nato a West Bromwich e cresciuto in un quartiere popolare come Yaw Tree, creato apposta per offrire alle famiglie una qualità di vita maggiore: appartamenti, negozi, centri ricreativi ed un paio di pub fecero da cornice ad un'infanzia ricordata con positività, anche perché vi erano tante famiglie e quindi parecchi ragazzini con cui condividere i pomeriggi, giocare a calcio, esplorare canali. Downing aveva lasciato la scuola a 15 anni, senza trovare lavoro, e visto che anche suo padre aveva un impiego soltanto saltuario fu costretto ad andarsene presto di casa (non é dato sapere se fu cacciato o se scappò su iniziativa personale), rompendo per anni i ponti con la madre, i fratelli e le sorelle; il suo idolo era Jimi Hendrix, ed a 16 anni imbracciò la chitarra per emularlo: adorava anche Clapton, Peter Green e Jeff Beck, si lasciò crescere i capelli e iniziò a seguire con determinazione il sogno di diventare una rockstar. Non aveva alcun interesse a trovare un lavoro, amava pescare e godeva di un notevole successo con le ragazze, attratte dai suoi occhioni azzurri e dai lunghi capelli biondi; in famiglia, consideravano il suo atteggiamento 'poco adulto', ed il nostro dovette arrangiarsi da solo. Il primo impatto con i Judas Priest fu negativo, in quanto Kenneth venne considerato incapace ad un primo provino, organizzato per sostituire lo sfortunato diciottenne John Perry, morto -forse suicida- in un incidente d'auto. Il ruolo di chitarrista andò a Ernest Chataway, ma la candidatura di Downing tornò in auge l'anno dopo, ed eravamo ormai nel 1970: col suo stile selvaggio ed aggressivo, contribuì indelebilmente a porre dei cardini imprescindibili nel panorama metal internazionale, velocizzando e rendendo più irruenti i classici stilemi sabbathiani, ancora ancorati ad una matrice hard rock. Glenn Tipton, invece, possedeva un'impostazione più classica, essendo figlio di una pianista, la quale fin dalla tenera età gli aveva fatto studiare pianoforte: il ragazzino, però, non ne era particolarmente attratto, e preferì concentrarsi sulla chitarra che il fratello maggiore Gary stava iniziando a strimpellare. Entrò nei Priest un po' per irrobustire le iniziali carenze tecniche di Downing e un po' perché la band cercava di seguire la lezione dei Wishbone Ash, tra i primi a introdurre le asce gemelle. Tipton era un ragazzo sportivo, aveva praticato calcio, criket, golf e tennis, ed inoltre si era avvicinato alle sei corde abbastanza tardi, a diciott'anni, senza mai prendere lezioni fino ai venti. Eppure era dotato di un tocco morbido e melodico: amava il rock ed il blues dei sixties, frequentava i club per ammirare i suoi idoli dal vivo ed aveva suonato in diverse band locali, prima di entrare nei Judas Priest a metà 1974, dopo aver partecipato ad un tour di supporto ai Deep Purple con la sua Flying Hat Band, un'esperienza da lui stesso definita 'terrificante'. Fece in tempo a registrare l'album d'esordio, e poi si rivelò seminale nella composizione di autentiche pietre miliari quali Sad Wings Of Destiny e Sin After Sin, di importanza straordinaria per l'intera evoluzione del nascente movimento heavy metal. L'azione combinata di Downing e Tipton creò scenari innovativi e rivoluzionari, mescolando l'aggressione tagliente del primo con la fluida musicalità del secondo: la creazione di questo tipico 'suono delle Midlands' proseguì proprio in Stained Class e stava per toccare la completa maturità artistica, avvenuta in Killing Machine.

Pochi concorrenti potevano all'epoca competere con i Preti di Giuda in ambito metallico. Con immane fatica, i decani Black Sabbath cercavano di mantenersi sul mercato, illudendosi di poter ancora cingere lo scettro dei leader: ma non erano più loro, fiaccati dalla tossicodipendenza, dalla crisi di idee e dai conflitti interni che avrebbero portato all'imminente divorzio con lo storico singer Ozzy Osbourne, il folle animatore di tante leggende metropolitane, di tanti concerti zeppi di energia e psicosi. Il singer aveva abbandonato la nave già l'anno prima, per un breve periodo, e dopo essere rientrato obbligò Tony Iommi e soci a rifare da capo i nuovi brani composti in sua assenza col temporaneo sostituto, Dave Walker; anche questo contribuì ad inficiare la resa di Never Say Die, dischetto discreto che, come il predecessore, appariva eccessivamente leggero per gli ex signori dell'heavy-doom, forse troppo melodico, forse troppo banale, di sicuro niente di paragonabile alla produzione passata. Fu l'ultimo atto della line-up storica, un parziale passo falso dal quale urgeva rialzarsi al più presto. Senza Ozzy, la storica formazione britannica rischiava di perdere la sua stessa anima, la quale restava aggrappata al riffing coriaceo di Iommi: il chitarrista iniziò a guardarsi intorno, e forse pensò già da allora a quel folletto dalla voce imperiosa che cantava nei Rainbow, Ronnie James Dio. La band di Blackmore iniziò ad introdurre nel proprio repertorio pezzi più commerciali, accanto ai consueti anthem epici o alle immancabili fast song ed il risultato, Long Live Rock’n’Roll, fu comunque gradevole e capace di risaltare la performances del vocalist di origine italiana. Il confine tra hard rock ed heavy metal era sempre più evidente ed ormai era impossibile non stabilire una demarcazione netta tra il genere dei Preti di Giuda e quello di tante altre band di punta della scena internazionale, come erano ormai divenuti gli AC/DC. Gli scatenati rockers angloaustraliani, sempre trascinati dalle epilettiche corse dello 'scolaretto' Angus Young e dal suo chitarrismo strafottente ed abrasivo, rilasciarono quell'anno ben due album: il valido Powerage, infervorato da pezzi come Rock 'n' Roll Damnation, e l'energico live If You Want Blood You’ve Got It. Queste releases erano pubblicate tra due capolavori unici, per il vetriolico Bon Scott ed i suoi soci: Let There Be Rock e Highway to Hell, che sarebbe arrivato nel 1979, ma si facevano comunque rispettare, e non certo a fatica. Lo stile era quello di sempre: scarno, grezzo, anche ripetitivo rispetto alle ridondanti impalcature del metal, eppure possedeva una presa quasi ipnotica sugli ascoltatori di ogni estrazione. Giunti a questo punto, bisognava giocoforza dividere due ambiti ormai troppo differenti: le nuove pubblicazioni di Scorpions e Thin Lizzy, il sesto disco dei Rush, i lavori solisti dei quattro Kiss o l'ottimo Jazz dei Queen (platter che, come il predecessore News of the World, amalgamava alla perfezione arazzi hard rock, barocchi, evocativi e complessi, a zuccherini gioviali e radiofonici) erano, per quanto succulente alle orecchie di fans e critica, troppo lontane da quello che si stava creando in ambito metal. Pertando, focalizzando la nostra attenzione in modo particolare proprio sulla corrente metallica, tenderemo a trattare con minor approfondimento l'universo parallelo dell'hard rock e del rock'n'roll. Universo che peraltro non smetteva di piangere vittime illustri, capaci di gettare la propria vita in nome di esistenze sfrenate: come Keith Moon, trentaduenne drummer dei The Who, tragicamente morto per overdose il 7 settembre. Di certo non é trascurabile l'esordio omonimo dei Van Halen, un concentrato di pezzi relativamente duri ma al contempo radiofonici: l'approccio gaudioso dei solari californiani ed il chitarrismo squillante di Eddie Van Halen va immediatamente a rinfrescare la scena musicale mondiale, aprendo nuovi orizzonti nel modo di suonare la chitarra. La band era stata fondata dai fratelli Van Halen, appunto, di origine olandese e trasferitisi con la famiglia a Pasadena: Alex era il batterista, ed Eddie il chitarrista; quest'ultimo possedeva una tecnica di base notevole, e nel giro di pochi anni aumentò ulteriormente la propria bravura, andando a figurare tra i chitarristi rock più virtuosi e ponendo nuovi cardini e nuovi stili di esecuzione inerenti il suo strumento. Il lavoro dei due era completato dalla voce aggressiva ed energica di David Lee Roth, un singer perfetto per il feeling godereccio trasmesso dalla formazione americana. A ritmo di tapping, dunque, ci si avvicinava a grandi passi verso i magnifici anni ottanta.



terzo menati
Lunedì 2 Maggio 2016, 21.32.50
22
Jek io pure.
jek
Lunedì 2 Maggio 2016, 20.43.58
21
@rik sono più giovane di te di un anno io ho cominciato nel '79 coi dynasty Kiss
rik bay area thrash
Lunedì 2 Maggio 2016, 14.50.25
20
1978 : l' anno mio di nascita, in ambito metallaro eheh cosa avevate capito? A parte le mie battutaccie, ascoltai del tutto casualmente per radio un brano 'strano' . Capperi ! (in realtà pronunciai un'altra parola meno civile). Che robba è ? Proseguii nell ' ascolto e dissi : grandioso ! mi piace ! Non saprò mai chi fossero o chi era il gruppo ascoltato, ma il secondo brano trasmesso erano nientepopodimeno che i kiss di god of thunder presi da un bootleg live. Poi ac/dc, grand funk railroad, ted nugent, blue oyster cult, accept, riot, van halen ecc ... beh il resto è storia che conoscete tutti. Da li a pochissimo si aprirà un nuovo mondo con l' arrivo della n.w.o.b.h.m ...... e se siamo ancora qui a parlare di heavy metal e perché questa musica va oltre tutto e tutti. Siamo pochi ? Pochi ma buoni !!!! .....aaaahh thrash 'until death ....
Raven
Giovedì 10 Gennaio 2013, 13.56.28
19
Ah, si. Avevo interpretato male la frase "dopo otto anni". No, purtroppo non l'ho sentito, è uno degli innumerevoli dischi che metto nel mucchio di quelli da ascoltare e che poi difficilmente troverò il tempo di valutare
Le Marquis de Fremont
Giovedì 10 Gennaio 2013, 13.50.21
18
Merci Monsieur Raven. Io mi riferivo però, a questa serie di articoli... Comunque vado subito a leggermi le recensioni. Ha per caso sentito il loro ultimo Elegant Stealth? Au revoir.
Raven
Giovedì 10 Gennaio 2013, 13.32.41
17
I WH sono regolarmente presenti nel nostro DB.
Le Marquis de Fremont
Giovedì 10 Gennaio 2013, 13.30.04
16
Ah, finalmente dopo più di otto anni, vengono citati i Wishbone Ash... Naturalmente non dovete spiegarmi che non sono metal ma sono stati i primi ad inserire le due chitarre soliste (o "gemelle" come citato nell'articolo). Quando ho sentito per la prima volta gli Iron Maiden (later, I'm sorry...) mi sono subito venuti in mente gli Ash e se ascoltate bene, non è proprio una bestemmia... Comunque complimenti ancora a Monsieur The Thrasher perche questi articoli sono fortemente evocativi e vado lento perché non riesco a non leggerli minimo tre o quattro volte.... Au revoir.
fabio II
Mercoledì 7 Novembre 2012, 14.39.48
15
Altra band importante da segnalare, tra il '76 e '78, sono i Boston; tra l'altro Tom Scholz fu tra i primi, se non il primo in assoluto, ad usare il JHS Rock Box.
enry
Giovedì 25 Ottobre 2012, 16.02.37
14
Sempre ottimi articoli, anche se per il 1978 devo fare un post non metal. Per me questo è l'anno di 'The Scream' dei Siouxsie and the Banshees, l'inizio del Dark in quel periodo legato a sonorità piuttosto dure ( Metal Postcard, Carcass, Overground sono brani parecchio ruvidi e "metal") e l'inizio della leggenda dell'icona dark Sioux Siouxsie e della sua splendida voce. Sono le classiche eccezioni (anche per il 1981 ho molti dubbi), ma tutto sommato è un disco bello tosto (e per me troppo importante), quindi sono sicuro che mi perdonerete il post poco metal.
jek
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 21.11.22
13
"A ritmo di tapping, dunque, ci si avvicinava a grandi passi verso i magnifici anni ottanta." Frase dell'anno
the Thrasher
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 15.40.12
12
ehehe.. per nostra fortuna, abbiamo scelte dolorose da fare
Delirious Nomad
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 15.32.29
11
Stavo scherzando... sto io stesso provando a organizzare una conferenza sul metal... ho scelto 115 album circa (con alcuni punk, hardcore, grindcore e grunge) e non hai idea dello schifo che mi viene se penso a quello che ho lasciato fuori...
the Thrasher
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 15.25.32
10
@Delirious Nomad: ho menzionato il ''sesto album dei rush'', spiegando poi che da questo momento in poi si accentuerà l'approfondimento sul mondo prettamente metallico, perché parlare a 360 gradi di metal e rock in un semplice articolo senza omettere cose importanti è impossibile; bisognerebbe scriverci un libro! pertanto, come sempre, tenete presente che il mio obbiettivo in 'correva l'anno' è focalizzato sul metal, non sul rock, ed è impossibile elencare tutte ma proprio tutte le singole uscite dell'annata.
Delirious Nomad
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 15.14.36
9
In effetti ho sempre considerato Eddie un chitarrista metal mancato, perchè ad esempio eruption è assolutamente metal, mentre le altre canzoni e gli altri album sono hard rock... in ogni caso penso che se c'è da fare uno sproloquio su un album dei van halen, è proprio questo! Ma insomma, il redattore sei tu, e il mestiere lo fai bene, non c'è di che lamentarsi! Aspetto con ansia il '79 (motorhead, ac/dc...)! ...Ora che ci penso... NON HAI CITATO HEMISPHERES!!!! Sono offeso.
Flip Flop FLap
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 15.12.53
8
Mi pare semmai strana la mancanza di due nomi come Montrose e Riot (ok, nei capitoli precedenti, ma...), assolutamente indispensabili per comprendere l'evolzione del rock duro nella seconda metà degli anni '70.
the Thrasher
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 14.27.12
7
@Delirious Nomad: hai ragione, ma in questa rubrica cerco di soffermarmi sul lato più 'metal' degli anni trattati, e sinceramente faccio fatica a considerare metal i van halen; invece sui judas priest (di cui ancora parlerò parecchio nei prossimi pezzi) e sulle band più prettamente metal ho parecchie cose da dire, cercando di approfondire anno per anno ogni singolo periodo della loro esistenza... inoltre, non è detto che dei van halen non parleremo più minuziosamente nei prossimi articoli...
Delirious Nomad
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 14.17.37
6
Complimenti rino, sempre informato ed efficace! Questa volta però mi permetto una critica: penso che dedicare una buona metà dell'articolo ai priest, dei quali si é già parlato molto prima, e poche righe ai van halen non faccia ben comprendere il peso rispettivo dei due dischi: che stained class sia un album seminale é indubbio, ma mai influente come sad wings of destiny, mentre van halen (il disco), piaccia o no (e non mi piace molto), ha totalmente rivoluzionato il modo di suonare, con un'influenza oltre ogni limite in tutto il metal e l'hard successivi. Perciò a parer mio le parti andrebbero non invertite, ma meglio bilanciate.
fabio II
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 13.29.44
5
Forza Rino che siamo ormai sui bordi della nwobhm! In tal senso quoto il bel commento di Painkiller per quello che riguarda 'Beyond the realms of death'. Va ricordato oltre ai Rainbow la nascita discografica anche dei cugini Whitesnake. Sul fronte americano il debutto dei Van Halen è seminale tanto quanto i Judas in Europa. Sempre in America, vanno sicuramente ricordati gli Styx di 'Pieces Of Eight' ( i ritmi serrati e galoppanti di 'Queen Of Spades' formeranno uno standard ) e, per me, l'immensa cult band The Godz con l'omonimo debutto, un disco capolavoro: real bikers, real hard rocker
Compagno di Merende
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 10.01.35
4
Bell'articolo, ma vi prego, vi scongiuro, non parlate più di punk a meno di non essere davvero informati, grazie e scusate lo sfogo.
Painkiller
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 9.37.11
3
Rino, facendoti i complimenti per l'articolo, non posso che dirmi invidioso...quanto mi piacerebbe provarci
Painkiller
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 9.36.30
2
Stained Class, la leggenda ha inizio!!! Beyond the realms of death viene giustamente considerata la canzone "definitiva" per la nascita dell'heavy metal, con due assoli completamente diversi l'uno dall'altro, uno tipicamente hard rock anni '70, il secondo assolutamente heavy metal!!! Halford piazzò prestazioni live da brivido assurgendo definitivamente al ruolo di metal god!!! Incredibili, per chi la guarda oggi per la prima volta,i le polemiche suscitate dalla copertina, oggetto tanti anni dopo di una causa intrapresa dalla moglie di un senatore americano perbenista, secondo la quale nella testa pelata il gioco di luci evidenziava una lettera S e nel testo di better by you, better than me ascoltato al contrario si poteva sentire Do it! Do it!. La S doveva essere l'iniziale della parola Suicide ed il testo Do it! Do it! un chiaro incitamento al suicidio. Inutile dire che la band venne prosciolta, tra l'altro la canzone era una cover... Se non erro diverse parti di stained class furono scritte a 10 mani, con le parti di chitarra di beyond t.r.o.d. scritte addirittura da Les Binks!
blackie
Mercoledì 24 Ottobre 2012, 3.04.34
1
altri tempi...che difficilmente torneranno...STAINED CLASS o il primo van halen per poi passare a jazz dei queen madonna che dischi..comunque e vero i judas hanno dato l inizio al vero heavy metal sono loro i veri padri.secondo me i black sabbath sono stati i primi a livello di tematiche ma a livello musicale sicuramente i judas.
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